Metodi Per L'Analisi Dei Circuiti: AI Ircuiti Ai Rafi
Metodi Per L'Analisi Dei Circuiti: AI Ircuiti Ai Rafi
Nel seguito vengono illustrati, mediante esempi, alcuni tra i metodi più utilizzati per l'analisi dei
circuiti elettrici. Il problema che si vuole risolvere è il seguente: assegnato il circuito elettrico e le
grandezze impresse dai generatori indipendenti presenti, in generale funzioni qualunque del tempo,
si vuole calcolare l'andamento temporale delle correnti e delle tensioni in tutti i rami del circuito. Si
suppone per semplicità che tutti i componenti siano dei bipoli, potendosi ricondurre a questa ipotesi
mediante l'introduzione di circuiti equivalenti dei componenti a più di due terminali. Gli esempi
illustrativi si riferiscono, per semplicità, a circuiti in regime stazionario (o regime di corrente conti-
nua o DC), definito dalla condizione d/dt ≡ 0. In tal caso, ogni grandezza nel circuito si suppone
tempo-invariante.
- Legge di Kirchhoff delle Tensioni per una maglia (LKTm): per ∑ vr = 0 (1.b)
ogni maglia la somma algebrica delle tensioni di ramo è nulla. r ( RAMI )
Scriviamo le equazioni LKC e LKT utilizzando il grafo associato al circuito. Supponiamo che il
grafo abbia N nodi e R rami orientati. Con riferimento al grafo di figura 1.b, N = 4 (A, B, C, D) e R
= 6. Si scelga ad esempio il nodo D come nodo di riferimento per le tensioni e si indichino con eA,
eB ed eC le tensioni dei nodi A, B e C rispetto al nodo di riferimento (eD = 0). Le equazioni LKTr e
LKCn assumono allora la forma rispettivamente delle (2.i) e ([Link]):
ramo 1 v 1 = e B − e A
ramo 2 v 2 = e B − e A
ramo 3 v 3 = e B − e C
LKTr: (2.i)
ramo 4 v 4 = e C
ramo 5 v 5 = −e C
ramo 6 v 6 = e A
(una equazione per ogni ramo, quindi in generale R equazioni in cui compaiono R tensioni di ramo
ed N − 1 tensioni di nodo; nell’esempio in oggetto possiamo quindi scrivere 6 LKTr in cui compaio-
no 6 tensioni di ramo ed 3 tensioni di nodo)
nodo A − i1 − i 2 + i 6 = 0
LKCn: nodo B i1 + i 2 + i 3 = 0 ([Link])
nodo C − i 3 + i 4 − i 5 = 0
(una equazione per ogni nodo, meno quello di riferimento, quindi in generale N − 1 equazioni in cui
compaiono R correnti di ramo; nell’esempio in oggetto possiamo quindi scrivere 3 LKCn in cui
compaiono 6 correnti di ramo). È ovviamente possibile scrivere una ulteriore LKCn applicata al no-
do di riferimento ( − i6 – i4 + i5 = 0), ma è facile mostrare che è una combinazione lineare delle pre-
cedenti N − 1. Infatti, tale equazione si ottiene sommando le ([Link]) cambiate segno.
Si noti che le (2.i) e le ([Link]) sono R + N − 1 equazioni in 2R + N − 1 incognite (tensioni di ramo,
tensioni di nodo e correnti di ramo): per risolvere il circuito dobbiamo aggiungere ancora R equa-
zioni, e precisamente i modelli dei componenti.
Le ([Link]) sono state scritte considerando positive le correnti
uscenti nei nodi e negative quelle entranti. La matrice dei coef- −1 −1 0 0 0 1
ficienti del sistema ([Link]) prende il nome di matrice di inciden-
A= 1 1 1 0 0 0
za ridotta. Indicata con A, essa ha dimensioni (N − 1)×R;
nell’esempio in oggetto possiamo quindi scrivere la seguente 0 0 −1 1 −1 0
matrice 3×6:
che ci permette di rappresentare il sistema ([Link]) nella forma A i = 0, avendo indicato con i il vettore
colonna delle R correnti di ramo ordinate secondo la numerazione dei rami. Con le convenzioni
v 3 0 1 − 1 e B − e C
v = = ATe = e B =
v 4 0 0 1 eC
e
v 5 0 0 − 1 C − eC
v 6 1 0 0 eA
Se si utilizzano convenzioni diverse nella scrittura delle LKCn e delle LKTr, o non si rispetta
l’ordine predefinito di rami e nodi, la matrice di incidenza A è comunque definibile e le LKCn rap-
presentabili nella forma A i = 0. Tuttavia le LKTr divengono v = M e, dove M è una matrice costan-
te di dimensioni R× (N − 1) la cui relazione con AT è comunque definibile, ma più complicata.
La LKT può essere enunciata considerando le maglie del circuito (secondo la formulazione 1.b).
Per questo, introduciamo il concetto di albero T associato ad un grafo G:
1. T è un sottografo di G con tutti i nodi e una parte dei rami; ogni ramo conserva la sua orienta-
zione;
2. T è connesso;
3. T non ha maglie: c’è un solo percorso che collega ogni coppia di nodi.
Ovviamente, ad ogni grafo è associato più di un albero. Comunque, ogni albero T ha N − 1 rami. I
rami di G appartenenti a T sono chiamati rami dell’albero, mentre i rimanenti sono chiamati rami
del coalbero (e sono R − N + 1). Se aggiungiamo un ramo del coalbero a T , creiamo una maglia che
è formata da rami dell’albero e da quell’unico ramo del coalbero (maglia fondamentale). Per ogni
ramo del coalbero, possiamo ripetere l’operazione formando ogni volta una maglia diversa, indi-
pendente da tutte le altre(*). Si può allora dimostrare che il numero di maglie indipendenti di un cir-
cuito (cioè l’insieme delle maglie fondamentali) è pari ai rami del coalbero, e precisamente R − (N
− 1) = R − N + 1.
(*)
Un insieme di m maglie si dice indipendente se le m equazioni ottenute applicando la LKT ad ognuna di esse sono
linearmente indipendenti (cioè la matrice dei coefficienti è di rango massimo). Pertanto, una maglia è indipendente da
altre se la relativa equazione LKT è indipendente dalle equazioni LKT delle altre.
Applicando la LKTm alle maglie fondamentali così definite (nell’ordine specificato dalla numera-
zione dei rami di coalbero che definiscono le maglie e orientando le maglie secondo la corrente dei
rami di coalbero che definiscono le maglie) si ottiene il seguente sistema di equazioni lineari in cui
compaiono solo le tensioni di ramo:
mf (1,2) v1 − v 2 = 0
LKTm: mf (5,4) v 5 + v 4 = 0 ([Link])
mf (6,4,3,2) v 6 − v 4 − v3 + v 2 = 0
(una equazione per ogni maglia indipendente quindi in generale R − N + 1 equazioni in cui com-
paiono R tensioni di ramo; nell’esempio in oggetto possiamo quindi scrivere 3 LKTm in cui com-
paiono 6 tensioni di ramo) Si noti che le ([Link]) e le ([Link]) sono R equazioni in 2R incognite (tensioni
di ramo e correnti di ramo): per risolvere il circuito dobbiamo aggiungere ancora R equazioni, e
precisamente i modelli dei componenti.
Le ([Link]) sono state scritte considerando i versi di riferimento
associati con la convenzione da utilizzatore e scegliendo come
verso di percorrenza della maglia fondamentale quello del ramo 1 −1 0 0 0 0
di coalbero che la definisce. La matrice dei coefficienti del si-
B= 0 0 0 1 1 0
stema ([Link]) prende il nome di matrice delle maglie fondamen-
tali. Indicata con B, essa ha dimensioni (R − N +1)×R; 0 1 −1 −1 0 1
nell’esempio in oggetto possiamo quindi scrivere la seguente
matrice 3×6:
che ci permette di rappresentare il sistema ([Link]) nella forma B v = 0, avendo indicato con v il vetto-
re colonna delle R tensioni di ramo ordinate secondo la numerazione dei rami(o). Nell’esempio in
oggetto possiamo quindi scrivere
(**) 1 D 4
Questa costruzione delle maglie fondamentali può sembrare compli-
cata. In effetti, per i circuiti planari, cioè senza rami sovrapposti, la de- 2 5 C
terminazione delle maglie fondamentali è intuitivamente legata al bordo
delle regioni di piano racchiuse dai rami del circuito. La situazione è A E
decisamente diversa per i circuiti non planari come quello in figura. Si
6
noti che il ramo 7 si sovrappone ai rami 2 e 3 ma non ha nodi in comune 3
con essi. Analogamente per il ramo 8. Il grafo presenta N = 6 nodi e R =
9 rami. Le maglie fondamentali sono quindi R − N + 1 = 4. Per determi- F
narle definiamo un albero, ad esempio (1,2,3,4,9), e di conseguenza il 8
coalbero (5,6,7,8). Le maglie fondamentali, individuate aggiungendo un 7 9
ramo di coalbero alla volta all’albero, sono quindi:
(5,4,1,2), (6,4,1,3), (7,9,3,1), (8,9,3,2) B
(o)
Si noti che le colonne di B corrispondenti agli indici di ramo dei rami di coalbero (in questo caso 1, 5, 6) formano,
per costruzione, una matrice identità il cui determinante (unitario) garantisce che B è a rango massimo, ovvero che le
LKTm scritte in questa forma sono indipendenti.
−1 1 0
−1 1 0
1 −1 0 0 0 0 0 0 0
0 1 −1
BA = 0
T
0 0 1 1 0 = 0 0 0
0 0 1
0 1 −1 −1 0 1 0 0 0
0 0 −1
1 0 0
Il sistema viene quindi chiuso dalle seguenti equazioni costitutive dei componenti(*):
v1 = E
v2 = R 2 i2
(R = 6 equazioni costitutive dei componenti in v3 = R 3 i3
cui compaiono come incognite R = 6 tensioni di (3)
v4 = R 4 i4
ramo ed R = 6 correnti di ramo)
i5 = I
v6 i6 = 0
Il sistema costituito dalle equazioni (2.i), ([Link]) e (3), dove sono note le grandezze E, I, R2, R3, ed R4, costituisce un si-
stema di 15 equazioni nelle 15 incognite del problema che sono rispettivamente eA, eB, eC, v1, v2, v3, v4, v5, v6, i1, i2, i3,
i4, i5, i6. Il sistema di equazioni risolvente è non lineare per la presenza del diodo che è un componente non lineare (ulti-
ma delle (3)). Il procedimento illustrato è completamente trasferibile su un computer e la soluzione (o le soluzioni, poi-
ché in generale, essendo il sistema non lineare, può esistere più di una soluzione) può essere ottenuta numericamente. In
questo caso la soluzione può essere ottenuta eliminando la non linearità del sistema, considerando separatamente i due
casi possibili: diodo in conduzione (i6 > 0, v6 = 0) oppure diodo interdetto (i6 = 0, v6 < 0).
Diodo in conduzione. Ponendo v6 = 0 nelle (2.i) ed eliminando contemporaneamente l'ultima equazione delle (3) che è
diventata una identità, si ottiene un sistema di 14 equazioni lineari nelle 14 incognite eA, eB, eC, v1, v2, v3, v4, v5, i1, i2, i3,
i4, i5, i6, la cui soluzione è la seguente:
E + R3I
eA = 0 , eB = E , eC = R 4
R3 + R4
E − R4I E+ R 3 I E+R 3 I
v1 = E , v 2 = E , v 3 = R 3 , v4 = R 4 , v 5 = −R 4 , v6 = 0 (4)
R 3 +R 4 R 3 +R 4 R 3 +R 4
E −R 4 I E E E −R 4 I E+R 3 I E −R 4 I
i1 = − − , i2 = , i3 = , i4 = , i5 = I , i6 = −
R 3 +R 4 R 2 R2 R 3 +R 4 R 3 +R 4 R 3 +R 4
Affinché la soluzione trovata non contraddica l'ipotesi di diodo in conduzione deve essere i6 ≥ 0 e quindi deve essere:
E ≤ R4I (5)
(*) v = 0, i ≥ 0
Come caratteristica del diodo si è indicato, per semplicità di scrittura, v i = 0, invece del più corretto
i = 0, v ≤ 0
e A = −E + R 4 I , e B = R 4 I , e C = R 4 I
v1 = E , v 2 = E , v 3 = 0 , v 4 = R 4 I , v 5 = − R 4 I , v 6 = − E + R 4 I
(6)
E E
i1 = − , i2 = , i3 = 0 , i 4 = I , i5 = I , i6 = 0
R2 R2
Affinché la soluzione trovata non contraddica l'ipotesi di diodo interdetto deve essere v6 ≤ 0 e quindi deve essere:
E ≥ R4I (7)
Dal confronto della (5) con la (7) si vede che, una volta assegnati i valori di E, I ed R4, una sola delle due soluzioni è
accettabile.
(°)
In generale, si dice circuito lineare un circuito che contiene solo componenti lineari (generatori pilotati compresi) e
generatori indipendenti. Un circuito lineare quindi ha un sistema risolvente costituito solo da equazioni lineari.
Tale relazione è l’enunciato del Principio di Sovrapposizione degli effetti: In una rete lineare
univocamente solubile la corrente in un generico ramo (effetto) è uguale alla somma algebrica del-
le correnti che vi sarebbero prodotte dai singoli generatori indipendenti presenti nella rete se agis-
sero separatamente. Lo stesso vale per le tensioni di ramo e di nodo.
Risolvere una rete lineare utilizzando il principio di sovrapposizione degli effetti significa scomporre la rete originaria in
tante rete parziali quanti sono i generatori indipendenti, calcolare la corrente nei rami per ognuna di queste reti, e som-
mare algebricamente le correnti parziali. Si calcoli ad esempio la corrente i nella resistenza R1 della rete di figura (a
sinistra). Indicando con i' ed i'' le correnti nei due circuiti a destra, si ha i = i' + i''. La prima è la rete che si ottiene da
quella originaria, annullando la corrente impressa del generatore indipendente di corrente, la seconda quella in cui è
annullata la tensione impressa dal generatore indipendente di tensione. La figura illustra il concetto mostrando, nel con-
tempo, in che modo si attua l’annullamento dei generatori: i generatori indipendenti a tensione impressa nulla sono e-
quivalenti a cortocircuiti (v = 0 per entrambi i bipoli), i generatori indipendenti a corrente impressa nulla sono equiva-
lenti a circuiti aperti (i = 0 per entrambi i bipoli).
R1 R2 I = R1 R2 0 + R1 R2 I
i i' i''
E E
I+ i i' I + i''
Risolvendo si ha i' = E/(R1 + R2) ed i'' = − R2I/(R1 + R2) e quindi si ottiene: i = (E − R2I)/(R1 + R2). Chiaramente questa
procedura di soluzione richiede la soluzione di un numero di circuiti pari al numero di generatori indipendenti presenti
nella rete iniziale. Pertanto può essere conveniente solo se tali circuiti sono più semplici da risolvere della rete iniziale.
Con riferimento all’ultimo esempio si noti infatti che R1 ed R2 non sono né in serie né in parallelo nello schema iniziale;
tuttavia, nel primo circuito semplificato R1 ed R2 sono in serie, mentre nel secondo sono in parallelo, ed in entrambi i
casi possono essere sostituite con un solo resistore equivalente.
Quando il numero dei nodi N del circuito è piccolo, è possibile e conveniente utilizzare il metodo
delle tensioni di nodo per scrivere un sistema risolvente contenente le tensioni di nodo incognite
del circuito. Ad esempio, si considerino nuovamente le (2.i), ([Link]) e (3):
(*)
Come noto, condizione necessaria e sufficiente per l’invertibilità di una matrice è che il suo determinante sia non
nullo. Nel caso in cui T non sia invertibile (det T = 0) il circuito si dice non-univocamente solubile. Nel seguito si assu-
merà che tutti i circuiti trattati siano univocamente solubili. Questa situazione, che matematicamente è causata dalla non-
indipendenza delle equazioni, è solitamente il risultato di un eccesso di idealizzazione nel modello del dispositivo fisico
studiato. Ad esempio, è certamente possibile collegare in serie o in parallelo due generatori reali. In tal caso tuttavia è
essenziale considerare le resistenze interne (spesso trascurate in prima approssimazione) per ottenere un circuito univo-
camente solubile. Infatti se in un circuito sono presenti due generatori indipendenti di tensione in parallelo, con la stessa
tensione impressa E, è impossibile determinare le correnti circolanti su di essi (la LKT sulla maglia da essi formata porta
alla identità: 0 = E − E). Analogamente, se in un circuito sono presenti due generatori indipendenti di corrente in serie,
con la stessa corrente impressa I, è impossibile determinare le tensioni su di essi (la LKC sul nodo in comune porta alla
identità: 0 = I − I).
−i1 − i 2 + i 6 = 0
(N − 1 = 3 equazioni LKCn in cui compaiono i1 + i 2 + i 3 = 0 ([Link])
come incognite R = 6 correnti di ramo)
− i3 + i 4 − i5 = 0
v1 =E
v 2 =R 2 i 2
(R = 6 equazioni costitutive dei componenti in v 3 =R 3 i 3
cui compaiono come incognite R = 6 tensioni di (3)
v 4 =R 4 i 4
ramo ed R = 6 correnti di ramo)
i 5 =I
v 6 i 6 =0
Per ogni ramo è possibile sostituire le relazioni (2.i) nelle relazioni costitutive dei componenti (3). Tale sostituzione
porta ad un sistema contenente un numero di equazioni pari a R + N − 1, in altrettante variabili (tensioni di nodo e cor-
renti di ramo). Nell’esempio in oggetto otterremo quindi il seguente sistema di 9 equazioni nelle incognite eA, eB, eC, i1,
i2, i3, i4, i5, i6:
−i1 − i 2 + i 6 = 0
(N − 1 = 3 equazioni LKCn in cui compaiono i1 + i 2 + i 3 = 0 ([Link])
come incognite R = 6 correnti di ramo)
− i3 + i 4 − i5 = 0
eB − e A = E
eB − e A = R 2 i 2
(R = 6 equazioni costitutive dei componenti in eB − eC = R 3i3
cui compaiono come incognite R = 6 correnti di (8.i)
eC = R 4 i 4
ramo ed N − 1 = 3 tensioni di nodo)
i5 = I
eA i6 = 0
Infine, per tutti i componenti controllati in tensione (in questo esempio i rami 2, 3, 4 e 5), è possibile esplicitare le cor-
renti e sostituire le equazioni costitutive nelle LKC [i2 = (eB – eA)/R2, i3 = (eB – eC)/R3, i4 = eC/R4, i5 = I]. Tale sostituzio-
ne porta ad un sistema contenente un numero di equazioni pari a N − 1 + (Numero di componenti non controllati in
tensione), in altrettante variabili (correnti di ramo o tensioni di nodo). Nell’esempio in oggetto otterremo quindi (dato
che il diodo ed il generatore di tensione non sono controllati in tensione) il seguente sistema di 5 equazioni nelle inco-
gnite eA, eB, eC, i1, i6:
e B − eA
− i1 − + i6 = 0
R2
e B − e A e B − eC
(N − 1 = 3 equazioni LKCn) i1 + + =0 ([Link])
R2 R3
e B − eC e C
− + − I =0
R3 R4
Riassumendo, per applicare il metodo delle tensioni di nodo ad un cir- R equazioni LKTr v=Me
dove v è il vettore delle tensioni di ramo (dimensione R), i è il vettore delle correnti di ramo (dimensione R), e è il vetto-
re delle tensioni di nodo (dimensione N − 1), M è una matrice costante R × (N − 1) ed A è una matrice costante (N − 1)
× R.
La (10), che mostra la relazione tra la tensione vBA, le tensioni e la corrente impresse dei generatori
e le resistenze dei rami stessi; viene anche indicata col nome di Teorema di Millman, e può essere
estesa ad un numero qualsiasi di generatori reali in parallelo.
Supponendo, ad esempio, che i dati del problema siano: E1 = 110 V, E2 = 105 V, E3 = 0 V, R1 = 0.5
Ω, R2 = 0.5 Ω, R3 = 5 Ω, I = 3 A dalla (10) si ottiene vBA = 103.1 V e sostituendo nelle (9) i1 =
13.8 A, i2 = 3.8 A, i3 = − 20.6 A.
i1 i3 R3
i2 i4 I
c b
E a
R2 R4 i5
i6
A D
Figura 2.a
Le LKTm ([Link]), le LKCn ([Link]) e le relazioni costitutive (3) costituiscono un sistema di 2R equazioni, risolvendo il quale
è possibile calcolare le 2R incognite tensioni e correnti di ramo.
−i 1 − i 2 + i 6 = 0
(N − 1 = 3 equazioni LKCn in cui compaiono come i1 + i 2 + i 3 = 0 ([Link])
incognite R = 6 correnti di ramo)
− i3 + i4 − i5 = 0
v1 = E
v2 = R 2 i2
(R = 6 equazioni costitutive dei componenti in cui v3 = R 3 i3
compaiono come incognite R = 6 tensioni di ramo ed R (3)
v4 = R 4 i4
= 6 correnti di ramo)
i5 = I
v6 i6 = 0
Infine, per tutti i componenti controllati in tensione (in questo esempio il ramo 5) o in corrente (in questo esempio i
rami 1, 2, 3, e 4), è possibile sostituire le equazioni costitutive nelle LKTm ed LKCn. Tale sostituzione porta ad un si-
stema contenente un numero di equazioni pari a R + (Numero di componenti non controllati né in tensione né in corren-
te), in altrettante variabili (tensioni o correnti di ramo). Nell’esempio in oggetto otterremo quindi (dato che il diodo è
l’unico componente presente non controllato né in tensione né in corrente) il seguente sistema di 7 equazioni nelle inco-
gnite v5, v6, i1, i2, i3, i4, i6:
−E + R 2 i 2 = 0
(R − N + 1 = 3 equazioni LKTm) −R 2 i 2 + R 3 i 3 + R 4 i 4 − v 6 = 0 (3.i)
−R 4 i 4 − v 5 = 0
−i1 − i 2 + i 6 = 0
(N − 1 = 3 equazioni LKCn) i1 + i 2 + i 3 = 0 ([Link])
− i3 + i 4 − I = 0
(equazione costitutive dei componenti non v6 i6 = 0 ([Link])
controllati né in tensione né in corrente)
dove v è il vettore delle tensioni di ramo (dimensione R), i è il vettore delle correnti di ramo (di-
mensione R), B è una matrice costante (R − N + 1) × R ed A è una matrice costante (N − 1) × R. Il
sistema risolvente contiene dunque 2R equazioni in 2R incognite. Tuttavia, se tutti i componenti
sono controllati in tensione o in corrente è possibile sostituire le caratteristiche nelle LKT ed LKC,
giungendo ad un sistema risolvente di R equazioni in R incognite.
Una differente semplificazione del sistema risolvente ([Link]), ([Link]), (3) che prende il nome di me-
todo dei tagli fondamentali (o metodo delle correnti di maglia) si può ottenere osservando che le
LKC permettono di esprimere la corrente in ciascun ramo di albero come una combinazione lineare
delle correnti sui rami di coalbero. Infatti, dato che l’albero associato al grafo è, per definizione,
privo di maglie, è sempre possibile associare ad ogni ramo d’albero una superficie chiusa (superficie
di taglio) che intersechi, oltre ad esso, solo rami di coalbero. L’insieme dei rami intersecati da tale
superficie chiusa prende il nome di taglio (la rimozione del taglio separa il grafo in due sotto-grafi
non connessi).
Se tra i rami che costituiscono il taglio è presente
un solo ramo di albero, il taglio prende il nome di
taglio fondamentale relativo a quel ramo e a 1 B 3 C
quell’albero. In figura 2.b sono illustrate le tre
superfici che individuano i tre tagli fondamentali 2 4 5
associati ai tre rami di albero (2, 3, 4). Dai tagli
fondamentali [2, 1, 6], [3, 6], [4, 5, 6] è possibile A 6 D
ricavare le (11) applicando la Legge di Kirchhoff
delle Correnti su tali superfici (LKCt). Figura 2.b
tf [2,1,6] − i1 − i 2 + i 6 = 0
(N − 1 = 3 equazioni LKCt in cui
compaiono come incognite R = 6 cor- LKTt tf [3,6] i 3 + i 6 = 0 (11)
renti di ramo)
tf [4,5,6] − i 4 + i 5 − i 6 = 0
(una relazione per ogni ramo di albero quindi in generale N − 1 relazioni che esprimono le N − 1
correnti di albero in funzione delle R − N + 1 correnti sui rami di coalbero; nell’esempio in oggetto
possiamo quindi scrivere 3 relazioni che esprimono le 3 correnti di albero i2, i3 e i4 in funzione delle
3 correnti sui rami di coalbero i1, i5 e i6)
i 2 = −i1 + i 6
(N − 1 = 3 equazioni LKCt in cui
compaiono come incognite R = 6 cor- i 3 = −i 6 (8.i)
renti di ramo)
i 4 = −i 6 + i 5
Con le convenzioni utilizzate ed avendo scritto le equazioni nell’ordine specificato dalla numera-
zione dei rami (1, 2, 3, 4, 5, 6,…) e le (12.i) possono essere rappresentate tramite la matrice delle
maglie fondamentali come i = BT ic, dove T indica l’operazione di trasposizione, i il vettore colonna
delle R correnti di ramo ordinate secondo la numerazione dei rami ed ic il vettore colonna delle R −
Infine, per tutti i componenti controllati in corrente (in questo esempio i rami 1, 2, 3, e 4), è possibile sostituire le equa-
zioni costitutive nelle LKTm. Tale sostituzione porta ad un sistema contenente un numero di equazioni pari a R − N + 1
+ (Numero di componenti non controllati in corrente), in altrettante variabili (tensioni di ramo o correnti di coalbero).
Nell’esempio in oggetto otterremo quindi (dato che il diodo ed il generatore di corrente non sono controllati in corrente)
il seguente sistema di 5 equazioni nelle incognite v5, v6, i1, i5, i6:
E − R 2 (−i1 + i 6 ) = 0
(R − N + 1 = 3 equazioni LKTm) v 5 + R 4 (− i 6 + i 5 ) = 0 ([Link])
v 6 − R 4 (− i 6 + i 5 ) + R 3 i 6 + R 2 (− i1 + i 6 ) = 0
(equazione costitutive dei componenti non i5 = I
([Link])
controllati in corrente) v6 i6 = 0
(*)
Come si è già osservato precedentemente le righe di BT corrispondenti agli indici di ramo dei rami di coalbero (in
questo caso 1, 5, 6) formano, per costruzione, una matrice identità. Le corrispondenti equazioni (i1 = i1, i5 = i5, i6 = i6)
sono identità (irrilevanti) se si utilizzano per le correnti sui rami di coalbero gli stessi simboli delle correnti di ramo.
In alternativa si possono utilizzare simboli diversi per le cor-
renti sui rami di coalbero; ad esempio: ja B − jc C
i1 = ja, i5 = jb, i6 = jc jb
Gli indici a, b, c fanno riferimento alle maglie fondamentali a c b
definite dai rami di coalbero 1, 5, 6. Le variabili ja, jb, jc pren-
dono il nome di “correnti di maglia”. Infatti utilizzando le jc − ja jc jb − jc
A D
(12.i) si deduce che ogni corrente di maglia scorre solo sui
rami che definiscono la maglia stessa.
dove v è il vettore delle tensioni di ramo (dimensione R), i è il vettore delle correnti di ramo (di-
mensione R), ic è il vettore delle correnti dei rami di coalbero (dimensione R − N + 1), B è una ma-
trice costante (R − N + 1) × R detta matrice delle maglie fondamentali e Q è una matrice costante R
× (R − N + 1) detta matrice dei tagli fondamentali (Q è uguale a BT se si utilizzano le convenzioni
definite precedentemente ed avendo scritto le equazioni nell’ordine specificato dalla numerazione
dei rami).
N
i v
L ⇔ N
i v E0 L'
B B
Figura 3 Teorema di Thevenin
Dimostrazione: poiché il bipolo L è controllato in corrente (data la corrente è possibile determinare
la tensione ai terminali), è possibile, ai fini del calcolo della tensione v, sostituire al bipolo N un
generatore di corrente indipendente la cui corrente impressa i coincide con la corrente assorbita dal
bipolo L.
A A
i i
v ⇔ i
v
N L L
B B
Dato che il bipolo L è lineare, è possibile applicare il principio di sovrapposizione degli effetti. In
particolare, consideriamo due circuiti: nel primo azzeriamo i generatori indipendenti in L (e indiche-
remo tale bipolo con L', nel secondo azzeriamo il generatore indipendente di corrente (come già
visto, i generatori indipendenti di tensione nulla sono equivalenti a cortocircuiti, i generatori indi-
pendenti di corrente nulla sono equivalenti a circuiti aperti.).
A A A
i i i' i''
i
v L v' L' v'' L
B B B
Si ha: i = i' + i'' , dove i' ed i'' sono le correnti nelle due sottoreti
e v = v' + v'' , dove v' ed v'' sono le tensioni nelle due sottoreti
si passa al teorema di Norton. Si noti che una delle due ipotesi è sempre corretta, se il bipolo è lineare. Infatti la caratte-
ristica è in generale h i + k v = s, con h e k non contemporaneamente nulli (altrimenti il circuito non è univocamente
solubile: la matrice Tableau contiene una riga di zeri e quindi non è invertibile)
(*)
Per comodità di notazione si utilizzano (tipicamente) per le variabili circuitali gli stessi simboli già definiti. Ovvia-
mente le correnti in figura 4.c (bipolo L a vuoto) hanno valori diversi da quelle in figura 1 (bipolo L collegato al diodo).
Infine il valore della corrente i6 viene ottenuto risolvendo il circuito illustrato nella
D'
figura 5, ottenuto sostituendo il bipolo L con il suo circuito equivalente di Thevenin.
Si ritrova quindi che sono possibili due casi: diodo interdetto oppure diodo in Re
conduzione. Se il diodo è interdetto allora la corrente i6 è nulla e la tensione vA'D', che
essendo nulla la tensione sulla resistenza Re (corrente nulla) coincide con − E0, deve E0
essere minore od uguale a zero, da cui si ricava ancora la relazione (7). Se il diodo è i6 A'
in conduzione allora la corrente i6 è pari a − E0/Re e deve risultare maggiore od ugua-
le a zero, da cui si ricava ancora la (5). Figura 5
E − R4I
Se E = 24 V, I = 4 A, R2 = 2 Ω, R3 = 12 Ω, R4 = 8 Ω, risulta E0 = − 8 V ed v6 = 0 , i6 = − = 0 .4 A
il diodo è in conduzione. Quindi dalla soluzione del circuito di figura 5 e R3 + R4
dalle leggi di Kirchhoff per il circuito di figura 1 si ottiene: i 4 = I − i 6 = 3.6A , v 4 = R 4i 4 = 28.8V
È da notare che la soluzione del circuito di figura 1 in cui sono presenti solo i 5 = I = 4A , v 5 = − v 4 = −28.8V
componenti privi di memoria, si ottiene mediante relazioni algebriche (in i 3 = −i 6 = −0.4A , v 3 = R 3 i 3 = −4.8V
ogni istante), a partire dai valori che in quell'istante hanno le eccitazioni del v 2 = E = 24V , i 2 = v 2 / R 2 = 12A
sistema (cioè le grandezze impresse dei generatori indipendenti).
v1 = E = 24V , i1 = i 6 − i 2 = −11.6A
Teorema di Norton
Ipotesi. Sono dati due bipoli, L ed N collegati come illustrato nella figura 6. Il bipolo L è una rete
lineare e controllato in tensione, mentre il bipolo N può essere qualsiasi, anche non lineare.
Tesi. Limitatamente alla corrente i ed alla tensione vAB alla porta, il circuito che si ottiene sostituen-
do il bipolo L (quello lineare) con un generatore di corrente ed un bipolo L' collegati in parallelo, è
equivalente in ogni istante al circuito originale. Il bipolo L' si ottiene dal bipolo L annullando le
grandezze impresse dei generatori indipendenti di tensione e di corrente eventualmente presenti (il
bipolo L' è lo stesso che interviene nel teorema di Thevenin). La corrente impressa Ic del generatore
di corrente di Norton è pari al valore della corrente i alla porta del bipolo L quando la tensione vAB è
nulla (si noti che il verso positivo di Ic è arbitrario: una volta scelto il verso positivo il valore di Ic è
pari alla corrente i se la freccia punta verso il terminale dove la corrente i esce da L, è pari invece a
−i se la freccia punta verso il terminale dove la corrente i entra in L)
A A
i i
N v L N v L'
Ic
⇔
B B
Figura 6 Teorema di Norton
i i
v v L
N v L
⇔
B B
Dato che il bipolo L è lineare, è possibile applicare il principio di sovrapposizione degli effetti. In
particolare, consideriamo due circuiti: nel primo azzeriamo i generatori indipendenti in L (e indiche-
remo tale bipolo con L', nel secondo azzeriamo il generatore indipendente di tensione (come già
visto, i generatori indipendenti di tensione nulla sono equivalenti a cortocircuiti, i generatori indi-
pendenti di corrente nulla sono equivalenti a circuiti aperti.).
A A A
i i' i''
v v L v v' L' v'' L
B B B
Si ha:
i = i' + i'', dove i' ed i'' sono le correnti nelle due sottoreti:
e
v = v' + v'', dove v' ed v'' sono le tensioni nelle due sottoreti:
È evidente tuttavia che v' = v e che v'' = 0. Inoltre, applicando la LKC alle due sottoreti otteniamo
(si ricordi che per ipotesi L è controllato in tensione):
i' = IL' (v') = IL' (v)
i'' = IL (v'') = IL (0)
dove IL' ( ) ed IL' ( ) rappresentano le caratteristiche dei bipoli L' ed L, rispettivamente. Infine, defi-
nendo Ic = IL (0) = i| L in cortocircuito si ottiene:
i = IL' (v) + Ic
che è proprio la caratteristica del bipolo equivalente mostrato in figura 6. Il teorema di Norton, co-
me enunciato, è valido in regime qualsiasi. In particolare, in regime stazionario (corrente continua)
si ha che “Un circuito lineare L con due terminali controllato in tensione è equivalente a un bipolo
(bipolo di Norton) formato da un generatore indipendente di corrente Ic in parallelo con un resistore
Re, in cui Ic è la corrente di cortocircuito tra i terminali e Re è la resistenza vista ai terminali quando
i generatori indipendenti sono spenti”. Infatti, poiché il bipolo L è lineare e controllato in tensione,
la sua relazione costitutiva è esprimibile per ipotesi come IL' (v) = v/Re. Questo è sufficiente a defi-
nire univocamente il valore di Re. Risulta infatti:
Re = v/IL' (v) = (vAB /i)Generatori Indipendenti di L Spenti
Si noti che tale espressione coincide con quella trovata nel teorema di Thevenin. Infatti, applicando
il teorema di Norton al bipolo di Thevenin in regime stazionario si ottiene l’equivalenza mostrata in
figura, valida se Ic = E0 / Re, ovvero se E0 = Re Ic.
← Figura 7.c
i5 La soluzione del circuito di figura è immediata notando che:
I i5 = I
D' i4 = I + Ic
C
i3 i4 D i3 = Ic
R4 i2 =E/R2
R3 Ic i1 = − Ic − E/R2
R2 La valutazione di Ic si ottiene applicando la LKT alla sequenza
A ABCDA:
B
i2 A' 0 = − R2 i2 + R3 i3 + R4 i4
E i1 0 = − E + R3 Ic + R4 (I + Ic)
Figura 8
Si ritrova quindi che sono possibili due casi: diodo interdetto oppure diodo in conduzione. Se il diodo è interdetto allora
la corrente i6 è nulla e la tensione vA'D', che coincide con la tensione sulla resistenza Re, cioè con −Re Ic, deve essere
minore od uguale a zero, da cui si ricava ancora la relazione (7). Se il diodo è in conduzione allora la corrente i6 è pari a
− Ic e deve risultare maggiore od uguale a zero, da cui si ricava ancora la (5).
i1 K:1 i2 i4 i1 i2 i4
R0 R R0 R
v2
E0 E E0 Kv2 Ki1
E
i3 i3
v1 = Kv 2
(R1 = 2 caratteristiche dei componenti della sottorete P) ([Link])
v3 = −E 0 + R 0 i3
Le LKTm, le LKCn e le caratteristiche della sottorete S costituiscono un sistema di 2 R2 equazioni in cui compaiono le 2
(R1 + R2) tensioni e le correnti di ramo di tutta la rete:
(R2 − N2 + 1 = 1 equazioni LKTm per la sottorete S) v2 − v4 = 0 (14.i)
i 2 = −Ki1
(R2 = 2 caratteristiche dei componenti della sottorete S) ([Link])
v 4 = Ri 4 + E
Se i dati sono E0 = 100 V, E = 12 V, K = 10, R0 = 0.5 Ω, R = 0.1 Ω, si ottiene i1 = − 1.905 A, i2 = 19.05 A, i3 = − 1.905
A, i4 = − 19.05 A, v1 = 100.9 V, v2 = 10.09 V, v3 = − 100.9 V, v4 = 10.09 V.
Modificando la topologia del circuito risulta inoltre possibile applicare anche gli altri metodi ai
circuiti non connessi. A tale scopo, si consideri il grafo di figura 10.a: in assenza di informazioni sui
componenti presenti sui rami potremmo definire due riferimenti (più in generale, uno per ogni sotto-
rete connessa). La difficoltà in tal caso è dovuta al fatto che, mentre per il primo riferimento (Ref 1)
possiamo annullare la tensione del nodo corrispondente, per il secondo riferimento (Ref 2) la ten-
sione del nodo corrispondente è incognita (rispetto al primo riferimento). Dal grafo di figura 10.a è
inoltre chiaro che non c’è scambio di corrente tra le due sottoreti. Consideriamo ora il grafo di figu-
ra 10.b, in cui si è inserito il ramo 5 tra i nodi di riferimento delle due sottoreti (e dunque se ne è
lasciato uno solo per tutta la rete). Il ramo 5 è un taglio fondamentale e dunque i5 = 0 (e non c’è
scambio di corrente tra le due sottoreti).
3 3
1 2 4 2
1 4
5
Ref 1 Ref 2
A i1 i2 B i4 A i1 i2 B i4
R0 R R0 R
v2 v2
E0 Kv2 Ki1
E E0 Kv2 Ki1
E
i3 D C i3 D C
ERef i5
i5
(o)
Si noti che è fondamentale applicare le Leggi di Kirchhoff ad ogni sottorete separatamente. In caso contrario, con
riferimento alla figura 19.b, detti R = 4 i rami del circuito e N = 4 i nodi, si scriverebbe sbagliando R − N + 1 = 1 equa-
zioni LKTm ed N − 1 = 3 equazioni LKCn. Come si vede dalle (13) e (14) si sono applicate invece 2 LKTm e 2 LKCn.