NIETZSCHE
IL RUOLO DELLA MALATTIA
Nel passato la malattia di Nietzsche ha rappresentato un argomento di cui si è servita la critica per
screditare il suo pensiero. La malattia finiva per gettare un’ombra funesta sui prodotti della sua
speculazione, a causa del pregiudizio positivistico secondo cui una filosofia dovuta a una mente
malata è anch’essa malata. In seguito la situazione è radicalmente modificata, si è iniziato a
valorizzare la malattia di Nietzsche, scorgendo in essa una condizione favorevole alla sua creatività
filosofica. In altri termini sarebbe in virtù della sofferenza e della solitudine che Nietzsche ha potuto
attingere un punto di vista abissale e anticonformista sul mondo.
IL RAPPORTO CON IL NAZISMO
Il nome di Nietzsche è stato associato per lungo tempo alla cultura nazifascista, al punto che si è
giunti a parlare del nazismo come di un esperimento-nietzschiano. Questa lettura è stata agevolata
dalle operazioni messe in atto dalla sorella di Nietzsche, la quale ha contribuito ha diffondere
l’immagine del fratello come teorico e promulgatore di una palingenesi reazionaria dell’umanità.
Tuttavia la tradizione diffusa di una sorella maledetta intenta ad aggiungere inni antisemiti o proto
nazisti al discorso del fratello, ha finito per assumere i tratti di una vera e propria leggenda. Nel
processo di nazificazione del pensiero di Nietzsche la sorella ha avuto le sue responsabilità, ma
attribuire alla sorella la totale responsabilità della nazificazione di Nietzsche risulta eccessivo.
Bisogna ammettere che nei testi editi e inediti di Nietzsche si trovano spunti anti-democratici e anti-
egualitari atti a favorire perlomeno una lettura reazionaria, o di destra. Le interpretazioni
nazifasciste, sono state radicalmente contestate nel secondo dopoguerra, nel corso di un vistoso
processo di de-nazificazione che ha trovato la propria espressione filologica nell’edizione critica
delle opere di Nietzsche.
LE CARATTERISTICHE DEL PENSIERO E DELLA SCRITTURA DI NIETZSCHE
Il pensiero di Nietzsche risulta caratterizzato da una critica radicale della filosofia dell’Occidente,
che si traduce in una distruzione programmatica delle certezze del passato. Quest’opera di
demolizione polemica del passato non si risolve in un semplice rifiuto delle teorie e dei
comportamenti tradizionali, in quanto mette a capo alla delineazione di un nuovo tipo di umanità. Il
pensiero di Nietzsche è programmaticamente asistematico, anche quando egli progetta opere che
hanno l’apparenza della sistematicità o dell’organicità. Dietro il sistema, Nietzsche scorge infatti un
desiderio di impadronirsi della totalità del reale che egli denuncia come illusorio e votato
all’insuccesso.
OPERE
L’opera di Nietzsche viene convenzionalmente suddivisa in alcune fasi, che rappresentano le tappe
di un pensiero in divenire che riunisce in se stesso rottura e continuità.
-gli scritti giovanili del periodo wagneriano-schopenhaueriano
-gli scritti intermedi del periodo “illuministico” o “genealogico”
-gli scritti “del meriggio” o “di Zarathustra”
-gli scritti degli ultimi anni o del tramonto
IL PERIODO GIOVANILE
La nascita della tragedia dallo spirito della musica è un’opera composita, in cui coesistono
filologia, filosofia, estetica e teoria della cultura. L’ispirazione dominante dello scritto è però di tipo
filosofico. Il motivo centrale della Nascita della tragedia è la distinzione tra apollineo e dionisiaco.
Con questa coppia di opposti Nietzsche intende indicare i due impulsi di base dello spirito e
dell’arte greci:
-l’apollineo, che scaturisce da un impulso alla forma e da un atteggiamento di fuga di fronte al
divenire, si esprime nelle forme limpide e armoniche della scultura e della poesia epica.
-il dionisiaco, che scaturisce dalla forza vitale e dalla partecipazione al divenire, si esprime
nell’esaltazione creatrice della musica e della poesia lirica.
In contrasto con la filologia dominante e con l’immagine dell’Ellade, Nietzsche insiste sul carattere
originariamente dionisiaco della sensibilità greca, portate a scorgere ovunque il dramma della vita e
della morte e gli aspetti orribili dell’essere. Tant’è vero che l’apollineo nasce proprio come
conseguenza di una visione dionisiaca dell’esistenza e dal tentativo di sublimare il caos nella forma.
Gli stessi dei olimpici non sono altro che una creazione umana, un sostegno per “sopportare” la
caducità dolorosa dell’essere umano. In un primo tempo, l’impulso apollineo e l’impulso dionisiaco
convissero separati e opposti. In un secondo tempo i due impulsi si armonizzarono tra loro, dando
origine a capolavori sublimi. Infatti la grande tragedia manifesta un perfetto accoppiamento tra
apollineo e dionisiaco. Nell’arte successiva, la sintesi tra dionisiaco e apollineo viene messa in forse
dal prevalere dell’apollineo, che trionfa sul dionisiaco fin quasi a soffocarlo. Questo processo di
decadenza si concretizza nella tragedia di Euripide e attinge la sua espressione paradigmatica
nell’insegnamento razionalistico e ottimistico di Socrate, con il quale si compie l’uccisone delle
profondità istintuali della vita. La decadenza della tragedia funge così da spia rivelatrice della
decadenza della civiltà occidentale nel suo complesso e trova il proprio simbolo nell’opposizione
irriducibile tra spirito dionisiaco e spirito socratico, ossia tra uomo tragico e uomo teoretico.
La celebrazione nietzschiana dello spirito tragico e dionisiaco coincide con una forma di
celebrazione della vita che, non può venir definita né pessimista né ottimista, in quanto tende a porsi
al di là sia del pessimismo sia dell’ottimismo. Da ciò discende il problema dei rapporti tra Nietzsche
e Schopenhauer. Infatti se da Schopenhauer Nietzsche deriva la tesi del carattere doloroso
dell’essere, di Schopenhauer respinge la celebrazione dell’ascesi. Per Nietzsche la vita è dolore,
lotta, distruzione, crudeltà, incertezza, errore. Essa non ha ordine né scopo; il caso la domina e i
valori umani non trovano in essa garanzie precostituite. Due atteggiamenti sono allora possibili:
-il primo è quello della rinuncia e della fuga, che mette capo all’ascetismo
-il secondo è quello dell’accettazione della vita così com’è. È l’atteggiamento che mette capo
all’esaltazione della vita e al superamento dell’uomo.
Di fronte a queste due possibilità, la scelta di Nietzsche è quella di essere un discepolo di Dionisio,
poiché egli rappresenta l’incarnazione di tutte la passioni che affermano la vita. Il mondo è per
Nietzsche una sorta di gioco estetico e tragico, costituito dalla lotta tra gli opposti primordiali della
vita e della morte. Soltanto l’arte riesce a comprenderlo veramente. Da ciò la natura metafisica
dell’arte e la sua funzione di organo della filosofia. L’esaltazione della tragedia si accompagna alla
sua concezione della civiltà come processo di decadenza dovuto al progressivo imporsi dello spirito
antitragico. Tutto ciò sfocia nell’ideale di una rinascita della cultura tragica incentrata sull’arte e
sulla musica, di cui il filosofo scorge in Wagner un’incarnazione emblematica.
STORIA E VITA
Nietzsche scrive le quattro Considerazioni inattuali, in cui l’auspicata rinascita della cultura
tragica, si traduce in un’opera di critica della cultura contemporanea. Nella seconda delle
Considerazioni inattuali Nietzsche si schiera apertamente contro lo storicismo e lo storiografismo,
sostenendo che l’eccesso di storia indebolisce le potenziali creatrici dell’uomo, fino a trasformarsi
per lui in una vera e propria malattia. Non a caso l’uomo del XIX secolo soffre di una coscienza
epigonale ed è propenso a ritenere che non si dia alcunché al di nuovo sotto al sole: per questo è
restio a impegnarsi per ciò che sa essere caduco e passeggero. La cultura storicista inoltre, favorisce
l’idolatria del fatto e fa dell’uomo il risultato di un processo necessario, costretto a incurvare la
schiena e chinare la testa dinanzi alla potenza della storia e alla dialettica razionale che la
costituisce. Sentendosi dunque in balia del passato, l’uomo risulta incapace di creare qualcosa di
nuovo nel presente e, nella sua impotenza, finisce per accontentarsi di una sorta di comunismo della
storia. Secondo Nietzsche, nella vita è indispensabile il fattore oblio, innanzitutto perché senza una
certa dose di incoscienza non c’è felicità e, perché per poter agire efficacemente nel presente
occorre saper dimenticare il passato. Il fatto che non ci siano né felicità, né azione senza una
componente di oblio non significa che la storia, la quale si fonda sulla memoria, sia sempre nociva
per la vita. La vita deve essere l’ottica entro la quale rapportarsi alla storia, per instaurare un
rapporto proficuo con il passato. Secondo Nietzsche, la storia appartiene al vivente per tre aspetti
che lo caratterizzano: essa gli occorre in quanto è attivo e ha aspirazioni, in quanto persevera e
venera, in quanto soffre e ha bisogno di liberazione. A questi tre possibili tipi di rapporto dell’uomo
con la storia corrispondono tre specie di storia e di storiografia: esse sono la storia monumentale, la
storia antiquaria e la storia critica.
-la storia monumentale è propria di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri che non
scorge nel presente: essa compete quindi a chi è attivo e nutre aspirazioni. Le potenzialità negative
di questa specie di storia sono la tendenza ad abbellire il passato cancellandone alcuni accadimenti,
oppure stimola il coraggioso alla temerarietà e l’entusiasta al fanatismo.
-la storia antiquaria è propria di chi guarda al passato con fedeltà e amore, al punto da riconoscersi
frutto ed erede di una tradizione che lo giustifica: esse compete quindi a chi persevera e venera.
L’aspetto negativo di questa specie di storia, è la sua tendenza a mummificare la vita, ossia nella
sua propensione a paralizzare l’agire e a ostacolare ogni progetto di cambiamento.
-la storia critica è propria di chi guarda al passato come a un peso da cui liberarsi per poter vivere :
essa compete a chi soffre e sente la necessità di rompere con il passato, allo scopo di rifarsi
daccapo. L’aspetto negativo di questa storia risiede nella presunzione di poter recidere il passato
con il coltello, dimenticandosi che noi siamo il risultato delle scelte delle precedenti generazioni.
Tutte e tre le specie di storia si dimostrano valide, a patto però di non essere utilizzate in modo
esclusivo, in caso contrario generano solo erbacce, ossia atteggiamenti unilaterali e malsani. Tali
atteggiamenti si possono correggere solo in virtù di un approccio alla storia che integri tutte e tre le
possibili tipologie di rapporto con essa.
IL PERIODO ILLUMINISTICO
L’opera Umano, troppo umano segna l’inizio di un nuovo periodo del filosofare nietzschiano, che
si vuole definire illuministico. Tale periodo risulta caratterizzato dall’esplicito ripudio dei maestri di
un tempo. Questo mutamento mette capo all’abbandono della metafisica da artista e al
privilegiamento della prospettiva della scienza rispetto a quella dell’arte e della metafisica.
Nietzsche rivolta tutto: la scienza, la riflessione critica, la diffidenza metodica assumano la guida,
invece la metafisica, la religione e arte vengono sottoposte a giudizio, non valgono più come modi
fondamentali della verità. L’arte in particolare, viene considerata come il residuo di una cultura di
stampo mitico. Nietzsche diviene quindi illuminista e dedica la prima edizione di Umano, troppo
umano a Voltaire. Illuminista non perché dotato della fiducia settecentesca nella ragione e nel
progresso, ma perché impegnato in un’opera di critica della cultura tramite la scienza. Per scienza il
filosofo non intende l’insieme delle scienze particolari, bensì un metodo di pensiero in grado di
emancipare gli uomini dai pregiudizi e dagli errori che gravano sulle loro menti.
Il nuovo procedimento di pensiero proposto da Nietzsche si configura come un metodo critico e
storico-genealogico: critico perché eleva il sospetto a regola di indagine, storico-genealogico perché
si fonda sull’idea che non esistano realtà statiche, ma che ogni convinzione sia l’esito di un
processo che è necessario ricostruire per poterne salvare l’autentica natura. Il metodo nietzschiano
si articola in due fasi principali:
-in primo luogo procede attraverso un’analisi storico-concettuale che mostra come quei valori e
quelle nozioni che vengono generalmente ritenuti eterni appartengano in realtà a determinati
contenuti storici
-in secondo luogo si serve di una critica demistificante attraverso la quale rivela che, al disotto della
presunta assolutezza di quei valori e di quelle nozioni, vi sono motivazioni e interessi umani.
Nietzsche parla del proprio metodo come di una chimica delle idee e dei sentimenti, alludendo con
questa espressione sial al suo aspetto demistificante, sia al suo carattere dialettico. In questo senso il
sapere genealogico studia non soltanto la genesi dei valori, delle idee e dei sentimenti, ma il loro
intero sviluppo. La filosofia illuministica e genealogica di Nietzsche si concretizza nelle figure del
viandante, o dello spirito libero e della filosofia del mattino. Il viandante è colui che grazie alla
scienza riesce a emanciparsi dalle tenebre del passato, inaugurando una filosofia del mattino, basata
sulla concezione della vita come transitorietà e come libero esperimento, privo di certezze
precostituite.
La critica della metafisica trova la sua espressione più compiuta nella teoria della morte di Dio,
annunciata nella Gaia scienza. per comprendere il significato ’dell’espressione morte di Dio,
occorre tenere presente che per Nietzsche Dio è sostanzialmente:
-il simbolo di ogni prospettiva oltremondana che ponga il senso dell’essere al di là dell’essere
-la personificazione delle certezze ultime dell’umanità, ossia di tutte le credenze metafisiche e
religiose elaborate per dare un senso alla vita.
Il primo punto è connesso alla convinzione Nietzschiana secondo la quale Dio e l’oltre-mondo
hanno storicamente rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. Il secondo
punto è la conseguenza della concezione nietzschiana della metafisica. Secondo il filosofo,
l’immagine di un cosmo ordinato e benefico è soltanto una costruzione della nostra mente,
realizzata al fine di sopportare la durezza dell’esistenza. In altri termini, di fronte a una realtà che
risulta verificabilmente contradittoria, disarmonica, crudele e non provvidenziale, gli uomini, per
poter sopravvivere, hanno dovuto convincere sé stessi e i loro figli che il mondo è qualcosa di
logico, di benefico, di provvidenziale. Dinanzi allo sguardo disincantato del filosofo, le metafisiche
e le religioni si palesano per quello che sono, cioè decorazioni della realtà e menzogne millenarie,
formulate dagli uomini per riuscire a sopravvivere. La coscienza di vivere in un mondo finalmente
sdivinizzato è così radicata in Nietzsche da spingerlo a ritenere superflua ogni ulteriore
dimostrazione della non esistenza di Dio. Per Nietzsche l’idea di Dio è confutata dalla realtà stessa,
cioè dall’essenza malefica e caotica del mondo. Del resto, all’origine dell’idea di Dio c’è la paura
dell’uomo di fronte all’essere.
Nella Gaia scienza l’autore drammatizza il messaggio della morte di Dio nel celebre annuncio di un
folle uomo. Come il platonico mito della caverna, anche questo passo nietzschiano contiene una
ricca simbologia filosofica. L’uomo folle è il filosofo-profeta, le risa ironiche degli uomini del
mercato rappresentano l’ateismo ottimistico e superficiale dei filosofi dell’ottocento, la difficoltà di
bere il mare, di cancellare l’orizzonte e di separare la terra dal proprio sole è un’allusione al
carattere arduo e sovraumano dell’uccisione di Dio, il precipitare nello spazio vuoto, la mancanza di
un alto e di un basso, il freddo e la notte esprimono il senso di vertigine e di smarrimento che segue
allo svanire di certezze e punti di riferimento assoluti, la necessità di divenire dèi noi stessi per
apparire degni dell’azione più grande è un richiamo al fatto che per sopportare la morte di Dio
l’uomo deve farsi superuomo, il giungere troppo presto dell’uomo indica che la coscienza della
morte di Dio non si è ancora concretizzata in un fatto di massa, le chiese chiamate sepolcri di Dio
alludono alla crisi moderna delle religioni.
La morte di Dio costituisce si un trauma, ma solo in rivelazione a un uomo-non-ancora-super-uomo
che proprio in virtù di questo trauma può divenire tale. La morte di Dio coincide dunque con l’atto
di nascita del superuomo. Soltanto chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto
del crollo degli assoluti è ormai maturo, per varcare l’abisso che divide l’uomo dal superuomo. Il
superuomo ha dietro di sé la morte di Dio e la vertigine da essa provocata, ma ha davanti a sé il
mare aperto delle possibilità connesse a una libera progettazione della propria esistenza al di là di
ogni struttura metafisica data. Secondo l’analisi di alcuni studiosi, il discorso nietzschiano intorno
alla morte di Dio, più che l’espressione di un convincimento di tipo teorico, sarebbe il risultato di
una contestazione di tipo storico. Tuttavia, il fatto che la tesi della morte di Dio non si argomenta
secondo le modalità della metafisica, implica la sua irriducibilità a un semplice enunciato di critica
della cultura, poiché la tesi in esame si configura come frutto di una persuasione filosofica e di una
consapevolezza epocale. In ogni caso per Nietzsche l’uomo può diventare superuomo soltanto dopo
essere passato sul cadavere di tutte le divinità. Una sola è l’alternativa possibile: O il mondo è caos
dionisiaco e Dio non esiste e il superuomo ha senso; o Dio esiste il mondo non è più caos dionisiaco
e il superuomo cessa di avere senso. Il che significa che l’universo nietzschiano è tale solo se si
fonda sul presupposto di un mondo sdivinizzato cioè inequivocabilmente ateo. L’ateismo di
Nietzsche vuole essere così radicale che egli non contesta soltanto Dio, ma anche su ogni suo
ipotetico surrogato, ben conscio che gli uomini tendoni inevitabilmente a crearne altre. Tant’è che
Nietzsche racconta di uomini che si mettono ad adorare un asino, il quale constata come il
passaggio dall’uomo al superuomo sia lento e difficile. l’asino è il simbolo di ogni sostituto
idolatrico di Dio e allude probabilmente alle varie forme dell’ateismo positivo dell’Ottocento. Il
fatto che Nietzsche è in qualche passo dei frammenti inediti accenni ad altre possibili modalità di
intendere Dio non contraddice quanto abbiamo detto. Quando si sostiene che Dio è definitivamente
morto, per Dio si intende infatti, ciò che storicamente è stato concepito come tale, ovvero l’essere
metafisico e il valore dei valori.
Coincidendo con il venir meno delle certezze metafisiche, la morte di Dio rappresenta il tramonto
definitivo del platonismo che per Nietzsche è la metafisica per eccellenza dell’occidente. Ciò è
storicamente avvenuto attraverso un processo che Nietzsche nello scritto intitolato crepuscolo degli
idoli, scandisce in sei tappe:
- Con Platone e con la filosofia greca, si ritiene che il mondo vero sia attingibile da parte dei
saggi;
- Con il cristianesimo, il mondo vero viene promesso ai virtuosi;
- Con il kantismo, il mondo vero viene ritenuto indimostrabile ed è ridotto a un obbligo o a un
postulato morale;
- - Con il canto del Gallo del positivismo, il mondo vero viene decisamente prospettato come
inconoscibile;
- Con la filosofia del mattino, il mondo vero si rivela un’idea inutile e superflua ormai
confutata.
- Con la filosofia di Zarathustra all’eliminazione del mondo vero dell’aldilà si affianca
l’eliminazione del mondo apparente dell’aldiquà, ovvero la definitiva sconfitta di ogni
prospettiva metafisico – dualistica che faccia del nostro mondo la copia negativa di un altro
mondo.
IL PERIODO DI ZARATHUSTRA
Con l’opera intitolata così parlò Zarathustra. un libro per tutti e per nessuno si apre la terza e
decisiva fase del filosofare nietzschiano. Una fase che comincia laddove si conclude la filosofia
del mattino e si raggiunge la consapevolezza propria della filosofia del meriggio che con
l’eliminazione del mondo vero è stato tolto di mezzo anche il mondo apparente. Dopo la morte
di Dio si prospettano due possibilità, quella dell’ultimo uomo e quella del superuomo. Nietzsche
non ha dubbi: attraverso le parole di Zarathustra insegna il superuomo, mostra l’abiezione
dell’ultimo uomo. Zarathustra non è il superuomo, ma soltanto il suo profeta. Perché essendo
stato il primo a tradurre la morale in termini metafisici, è anche il primo ad accorgersi
dell’errore della morale. Considerati dal punto di vista concettuale, i temi base dell’opera sono
in sostanza 3: il superuomo, la volontà di potenza e l’eterno ritorno.
Quello del superuomo è senz’altro il motivo più noto e volgarizzato del pensiero di Nietzsche,
ma anche uno dei più complessi e controversi. in linea generale, possiamo dire che il superuomo
è un concetto filosofico, di cui Nietzsche si serve per esprimere un modello di uomo in cui si
concretizzano i temi di fondo del suo pensiero. Il superuomo non può che stagliarsi
sull’orizzonte del futuro. infatti, sebbene Nietzsche si sforzi di trovare nel passato i precursori
individuali o collettivi del superuomo, il superuomo è irriducibile a tali modelli. Il superuomo è
piuttosto il nuovo tipo di uomo, cioè un essere radicalmente altro rispetto a quello che ci sta di
fronte. Volendo evidenziare la differenza tra il superuomo e l’uomo, l’espressione Übermensch
si può tradurre con oltre-uomo, utilizzando il prefisso über, per indicare un uomo oltre l’uomo,
cioè un uomo che si colloca al di là di ogni tipo antropologico dato. Il superuomo nietzschiano,
che non va confuso con un esteta di tipo d’annunziano o con un’identità biologica di tipo
darwiniano, non è l’uomo al superlativo, ma un uomo diverso da quello che conosciamo: un
uomo oltre l’uomo, capace di creare nuovi valori e di rapportarsi in modo inedito alla realtà.
Nietzsche presenta il superuomo come il senso della terra e come il fautore di un anti-idealistica
fedeltà al mondo. Questa rivendicazione della natura terrestre del superuomo fa tutt’uno con
l’accettazione totale della vita che è propria dello spirito dionisiaco. nel primo discorso di
Zarathustra, intitolato delle tre metamorfosi, Nietzsche descrive la genesi e il senso del
superuomo alla stregua di una libertà che libera sé stessa, per approdare a un innocente e
creativa affermazione della vita. Le tre metamorfosi dello spirito sono:
- Il cammello rappresenta l’uomo che porta i pesi della tradizione che si piega di fronte a Dio
e alla morale, all’insegna del tu devi
- Il Leone rappresenta l’uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici all’insegna dell’io
voglio e nell’ambito di una libertà che ha ancora una connotazione negativa
- Il fanciullo rappresenta l’oltre uomo, cioè quella creatura non risentita, nella sua innocenza
ludica, sa dire sì alla vita e inventare sé stessa al di là del bene e del male, a guisa di spirito
libero
Il superuomo nietzschiano rappresenta una élite di individui superiori che si distingue dalla massa
per le proprie caratteristiche e il proprio modo di essere. Questo concetto non si estende a tutta
l’umanità, ma si riferisce a una minoranza di individui che si elevano al di sopra delle convenzioni e
delle autorità tradizionali. Nietzsche critica l’ideologia politiche del suo tempo, come lo statalismo,
la democrazia parlamentare e il socialismo, senza però proporre un progetto politico definito. Il suo
messaggio fondamentalmente riguarda temi filosofici più ampi, come l’accettazione della vita e la
critica delle illusioni metafisiche.
Nietzsche presenta la teoria dell’eterno ritorno dell’uguale ovvero della ripetizione eterna di tutte le
visioni del mondo, come il pensiero più profondo e decisivo della propria filosofia. La dottrina
dell’eterno ritorno costituisce il punto più difficile e criticamente controverso dell’intera filosofia di
Nietzsche. Infatti ci sono diversi ipotesi interpretative:
- Forse si tratta di una certezza cosmologica, come lascia credere Nietzsche stesso, il quale in
alcuni punti della sua opera sembra perfino inseguire l’obiettivo di una spiegazione
scientifica di essa.
- Oppure un’ipotesi sull’essere, che funge da schema etico o da nuovo imperativo categorico,
il quale prescrive di amare la vita e di agire come se tutto dovesse ritornare.
- Oppure è l’enunciazione metaforica di un modo di essere dell’essere, che l’uomo può
incarnare solo nella misura in cui accetta la vita.
Ognuna di queste interpretazioni rivela che la questione dell’eterno ritorno, rappresenta il problema
oggettivamente più complesso della storiografia nietzschiana. Le difficoltà relative al concetto di
eterno ritorno e ai suoi rapporti con la decisione umana non escludono comunque che la funzione di
questa teoria, risulti sufficientemente chiara: Porsi nella prospettiva dell’eterno ritorno significa
escludere alcuni principi e difenderne altri. Da ciò la doppia portata, polemica da un lato e
propositiva dall’altro. collocarsi nell’ottica dell’eterno ritorno vuol dire innanzitutto rifiutare la
concezione lineare del tempo come catena di momenti in cui ognuno ha senso sono in funzione
degli altri. evidentemente, una dottrina di questo tipo ha come presupposto l’impossibilità della
felicità nell’esistenza, poiché in una simile prospettiva temporale nessun momento vissuto ha in sé
un significato pieno e autosufficiente. ma credere nell’eterno ritorno dell’uguale significa anche:
- Ritenere che il senso dell’essere non stia fuori dell’essere ma nell’essere stesso
- Disporsi a vivere la vita e ogni attimo di essa come coincidenza di essere e di senso
Ovviamente, il tipo di uomo capace di decidere l’eterno ritorno non può esserlo individuo risentito
dell’occidente, il quale soffre la scissione tra assenze ed esistenza e concepisce il tempo come una
tensione angosciosa verso un compimento sempre di là da venire, ma è un oltre uomo, capace di
vivere la vita come un gioco creativo e avente in sé il proprio senso appagante.
L’ULTIMO NIETZSCHE
Le opere nietzschiane dell’ultimo periodo sono dominate dal tema della critica della morale del
cristianesimo. Esaurito in così parlò Zarathustra la parte costruiti dal suo pensiero Nietzsche, entra
in una serata polemica con il proprio tempo e, si propone di distruggere definitivamente le credenze
dominanti, per far posto all’avvento di un nuovo pensiero, finalizzato alla creazione del superuomo.
Come si è detto, il tema dell’accettazione della vita porta il filosofo a polemizzare aspramente
contro la morale e il cristianesimo, considerati come le tipiche forme di coscienza e di azione
attraverso le quali l’uomo è giunto a porsi contro la vita stessa. secondo Nietzsche, la morale è
sempre stata considerata come un fatto evidente, che si autoimpone all’individuo. Tanto è vero che
in ogni scienza della morale esistita fino a oggi, è sempre mancato il problema stesso della morale:
è mancato il sospetto che ci potesse essere qualcosa di problematico. Il primo passo da compiere,
come Nietzsche afferma nella prefazione alla genealogia della morale, è pertanto quello di mettere
in discussione la morale stessa. Nietzsche intraprende un’analisi genealogica della morale, al fine di
svelarne l’origine psicologica. Nietzsche ritiene infatti che i pretesi valori trascendenti della morale
la morale stessa, non siano altro che la proiezione di determinate tendenze umane, che il filosofo, ha
il compito di svelare nei loro meccanismi segreti. anche la cosiddetta voce della coscienza, da cui la
morale procederebbe, non è altro che la presenza in noi delle autorità sociali dalle quali siamo stati
educati. la risulta essere la voce di alcuni uomini nell’uomo. In altre parole la moralità è l’istinto del
gregge nel singolo, ovvero il suo assoggettamento a determinate direttive fissate dalla società. I
valori etici ad esempio, considerati dal punto di vista storico – psicologico, non sono altro che
risultato di determinate prospettive di utilità per il mantenimento del rafforzamento delle forme di
dominio umano. Tuttavia, mentre in un primo momento la morale era l’espressione di
un’aristocrazia cavalleresca e risultava improntata ai valori vitali della forza, della salute, della
fierezza, della gioia (morale dei signori), in un secondo momento, appare improntata ai valori anti –
vitali del disinteresse, dell’abnegazione, del sacrificio di sé (morale degli schiavi). Come si spiega
la vittoria della morale degli schiavi su quella dei signori, Nietzsche risponde perché la morale dei
signori originariamente comprendeva in sé non solo l’etica dei guerrieri, ma anche quella dei
sacerdoti. e se il guerriero si rispecchiava nelle virtù del corpo, il sacerdote perseguiva invece le
virtù dello spirito. Ma poiché la natura è irresistibile, il sacerdote non poter fare a meno di provare
verso il guerriero un certo risentimento, ovvero una segreta invidia e un latente desiderio di rivalsa.
E non potendo dominare la cassa dei guerrieri sul proprio terreno, la casta sacerdotale cercò di
affermare sé stessa elaborando una tavola di valori antitetica a quella dei cavalieri. al corpo si
anteposi così lo spirito, all’orgoglio l’umiltà, alla sessualità la castità e così via. Questo
rovesciamento di valori caratterizza soprattutto il popolo ebraico, che Nietzsche identifica come il
popolo sacerdotale per eccellenza. Questo tipo di morale si trasforma in una vera potenza e mette
capo al cristianesimo: umiliata dai romani, la Giudea capovolge i valori del mondo antico e
conquista Roma attraverso la religione che è il frutto di un risentimento dell’uomo debole verso la
vita. Il cristianesimo storico dell’occidente Nietzsche scorge infatti il simbolo della vita che si mette
contro la vita. Poiché ha inibito gli impulsi primari dell’esistenza e ha corrotto le sorgenti naturali
della gioia e del piacere mediante la nozione di peccato , il cristianesimo storico ha prodotto un tipo
d’uomo malato e represso , in preda a continui sensi di colpa che avvelenano la sua esistenza
Infatti , l’uomo cristiano al di là della maschera di serenità , è psichicamente un’auto – tormentato ,
il quale nasconde in sé un’aggressività rabbiosa contro la vita e uno spirito di vendetta contro il
prossimo. A tutte le negazioni della morale e del cristianesimo, Nietzsche contrappone la più
risoluta ed entusiastica affermazione della vita. Da ciò la sua proposta di una radicale
trasvalutazione dei valori. La trasvalutazione proposta da Nietzsche va intesa come un nuovo modo
di rapportarsi ai valori, che non vengono più concepiti come entità metafisiche auto sussistenti, ma
come libere proiezioni dell’uomo e della sua anti – ascetica volontà di potenza.
LA VOLONTA’ DI POTENZA
Nietzsche identifica la volontà di potenza con l’intima essenza dell’essere ovvero con il carattere
fondamentale di ciò che esiste. più in particolare, la volontà di potenza si identifica con la vita
stessa, intesa come forza espansiva e auto – superantesi. la molla della vita non sono gli impulsi
autoconservativi, nella ricerca del piacere, ma la spinta all’auto – affermazione. questo costitutivo
espandersi della vita, trova la propria espressione più alta del superuomo, che non è über solo
perché è oltre l’uomo del passato, ma anche perché la sua essenza consiste nel continuo
oltrepassamento di sé. dire che la vita è autopotenziamento significa dire che la vita è
autocreazione, cioè libera produzione di sé medesima al di là di ogni piano prestabilito.
Dalla concezione nietzschiana della vita come autocreazione segue che l’arte, non è soltanto una
forma della vita, ma la sua forma Suprema. Poiché la volontà di potenza trova la propria espressione
ultima nel superuomo, l’artista può essere definito come una prima visibile figura dell’oltre uomo.
inizialmente Nietzsche aveva esaltato l’arte. nella fase illuministica ne aveva denunciato i limiti. in
seguito torna a rivalutarla. tanto più che egli la considera, un’espressione di forza e di pienezza.
l’essenza creativa della volontà di potenza si manifesta nella produzione dei valori, che non sono
proprietà delle cose, ma proiezioni della vita e condizioni del suo esercizio. Da ciò l’essenza
interpretativa della volontà di potenza, che si configura come la forza con cui nel corso della storia
gli uomini progettano e instaurano valutazioni e interpretazioni. tale forza trova il proprio apice
nella creazione superomistica di nuovi valori e nel tentativo di dare un senso all’insensatezza
caotica del mondo. Da questo punto di vista, la volontà di potenza ha il proprio culmine
nell’accettazione- istituzione dell’eterno ritorno, ovvero nell’atto tramite il quale il superuomo si
libera dal peso del passato e redime il tempo. Questa redenzione del tempo coincide a sua volta con
l’apoteosi del divenire, ossia con l’atto mediante il quale il divenire, in quanto eternizzato, riceve il
sigillo dell’essere.
La volontà di potenza di cui parla Nietzsche non ha solo le valenze teoriche che abbiamo appena
messo in evidenza, Ne esistono anche altre, ben più crude e storicamente funeste. sono le valenze
connesse al concetto della volontà di potenza come sopraffazione e dominio. Nel concetto
nietzschiano di volontà di potenza albergano aspetti anti – democratici e anti – egualitari, che fanno
parte della componente reazionaria del suo pensiero. Componente che spinge Nietzsche a
individuare il soggetto della volontà di potenza non in un’umanità democratica vivente in modo
libero, ma in una specie aristocratica di spiriti dominatori e cesarei.
Il nichilismo costituisce uno dei motivi più rilevanti della riflessione di Nietzsche.
- In una prima accezione, Nietzsche intende per nichilismo la volontà del nulla, ovvero ogni
atteggiamento di fuga e di disgusto nei confronti del mondo concreto.
- In una seconda accezione Nietzsche adopera il termine nichilismo per indicare il movimento
storico da lui riconosciuto per la prima volta e di cui egli compendia l’interpretazione più
essenziale nella breve sentenza: Dio è morto.
Nietzsche intende per nichilismo la specifica situazione dell’uomo moderno e contemporaneo che,
Non credendo più nei valori supremi di Dio, né in un senso o in uno scopo metafisico delle cose,
finisce per avvertire, lo sgomento del vuoto e del nulla. l’origine del nichilismo per Nietzsche è da
collegarsi al fatto che, l’uomo si è dapprima immaginato dei fini assoluti e delle realtà trascendenti,
ma in seguito, avendo scoperto che tali fini e oltre – mondi non esistono e che l’essere non è né uno
né vero né buono, è piombato nell’angoscia nichilistica. Anzi, quanto più l’uomo si è illuso, tanto
più è rimasto deluso, come testimonia il caso dell’individuo post – cristiano, che, avendo smesso di
credere nell’aldilà, non può fare a meno di soffrire un terribile senso di vuoto. l’equivoco del
nichilismo moderno, risiede nel fatto che esso identifica la mancanza di fini e strutture metafisiche
razionali e provvidenziali. In altre parole, l’equivoco del nichilismo consiste nel dire che il mondo,
non avendo quella serie di significati forti che i metafisici attribuivano, non ha alcun senso. In
realtà, i significati non esistono come strutture metafisiche date, ma come prodotti della volontà di
potenza, la quale, affrontando il caos dell’essere, gli impone i propri fini. questo mostra come
Nietzsche, pur essendo un nichilista radicale, lo sia in modo tale da superare il nichilismo stesso. il
nichilismo appare a Nietzsche soltanto uno stadio intermedio, ovvero un no alla vita che, attraverso
l’esercizio della volontà di potenza, prepara il grande sì a essa. del resto Nietzsche, sia pure in modo
disorganico, propone un’elaborata articolazione tra diversi tipi nichilismo. egli distingue, tra
nichilismo incompleto e nichilismo completo.
- Il nichilismo incompleto è quello in cui i vecchi valori vengono distrutti, ma i nuovi che vi
subentrano hanno la medesima fisionomia dei precedenti
- Il nichilismo completo e il nichilismo vero e proprio. esso può rappresentare un segno di
debolezza o di forza. nel primo caso sia il nichilismo passivo che si limita a prendere atto del
declino dei valori e a crogiolarsi nel nulla. Nel secondo caso si ha il nichilismo attivo che si
esercita come forza violenta di distruzione. Nietzsche chiama nichilismo estremo quella
forma di nichilismo attivo che distrugge ogni residua credenza in qualche verità di tipo
metafisico, o verità in sé.
In riferimento al fatto che il nichilismo estremo crea spazio per nuove possibilità e, esce allo
scoperto, Nietzsche parla anche di nichilismo estatico. Il nichilismo attivo, estremo o estatico
raggiunge la propria completezza, cioè diviene classico, quando passa dal momento distruttivo al
momento costruttivo, ovvero quando si rende conto che il senso, non essendo dato, deve essere
inventato. In conclusione dal punto di vista di Nietzsche, progettare di vivere senza certezze
metafisiche assolute non significa distruggere ogni senso o norma, ma responsabilizzare l’uomo
affinché si ponga come fonte di valori e di significati. accettare il rischio la fatica di dare un senza
cause del mondo dopo la morte delle antiche certezze delle vecchie fedi.
Nell’ultimo Nietzsche assistiamo a una radicalizzazione del suo prospettivismo. Con questo termine
egli intende la teoria secondo cui non esistono solo cose o fatti, ma solo interpretazioni
circostanziate di cose o di fatti. Ne segue che il mondo non ha un senso ma innumerevoli sensi
virgola che corrispondono ad altrettante interpretazioni formulate da angoli e prospettici diversi.
Dell’arresto, anche la certezza del cogito cartesiano, è semplicemente una formulazione della nostra
abitudine grammaticale. Affermando che il mondo è caos e che l’interpretazione è ciò che dà forma
umana al caos, Nietzsche sembra concordare con Kant il quale assimila il molteplice della
sensibilità a un caos ordinato delle categorie dell’intelletto. in realtà, tra il prospettivismo
nietzschiano e il criticismo kantiano esistono numerose differenze, riassumibili nel fatto che, mentre
per Kant esiste un’unica e immutabili chiavi di lettura della realtà, pernice esistono molteplici e
mutevoli punti di vista sul mondo. Alla base di ogni interpretazione stanno bisogno interessi
collegati all’istinto di conservazione e la volontà di potenza. Nietzsche aveva affermato che le
cosiddette verità sono soltanto illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria. ora puntualizza
che la conoscenza e la logica sono invenzioni per porre sotto controllo il caos multiforme
dell’esperienza quotidiana. la stessa idea dell’io del soggetto come sostanza unitaria permanente e
come causa ultima dei nostri atti è soltanto una finzione, anzi la prima finzione, a partire dalla quale
sono state elaborate tutte le altre finzioni.