APULEIO
VITA:
Nasce nel 125 d.C. e muore nel 170 d.C. vive in un’epoca in cui Roma si
trova in un periodo di prosperità. È nato a Madaura, nella attuale Algeria;
segue diversi studi filosofici e poi si accosta ai riti misterici, diventando
membro del culto di Iside (misteri Eleusini) e di Asclepio (misteri di Asclepio).
RITI MISTERICI: miti che nascono in Grecia e si diffondono a Roma, durante
il I e il II secolo d.C., che prevedevano dei riti di iniziazione per far entrare a
far parte di quel culto religioso. Erano quasi sempre riti orientali legati alla
speranza di una vita dopo la morte argomento che la religione romana non
aveva mai esaminato.
Dal punto di vista culturale questa è un’epoca di crisi, quindi i romani avevano
bisogno di religioni che proponessero messaggi di salvezza i romani si
rivolgono ai credi orientali che hanno queste proposte.
Apuleio risente di quest’epoca perché vive in un’epoca culturale dove la gente
non trovava più le risposte alle domande esistenziali nella religione romana,
nonostante la prosperità dell’impero. Diventano quindi sempre più famose
altre religioni c’era bisogno di risposte spirituali e di misticismo (entrare in
contatto con le divinità)
APOLOGIA
Apuleio inoltre fu un abilissimo conferenziere: andava in giro a fare
conferenze per dimostrare le sue capacità oratorie e fece molti viaggi. In uno
dei suoi viaggi andò a Oea (l’odierna Tripoli) andò a trovare un amico che
aveva studiato con lui (Ponziano); conobbe la madre di Ponziano che si
chiamava Pudentilla e la sposò. Quando l’amico Ponziano morì, i parenti della
donna accusarono Apuleio di averla ingannata e convinta a sposarlo con dei
riti magici per avere l’eredità. L’accusa di magia era accusa di atti illegali per
cui Apuleio subì un processo. Noi siamo a conoscenza di ciò perché tra i vari
scritti che ci sono arrivati di Apuleio, esiste un’opera che si intitola Apologia.
Apuleio ottenne di potersi autodifendere, di pronunciare davanti ai giudici il
discorso di difesa da cui molto probabilmente ne è uscito vincitore.
PERCHÉ LO HANNO ACCUSATO DI MAGIA? Il suo misticismo verso culti
orientali lo ha avvicinato alla magia.
LE METAMORFOSI-L’ASINO D’ORO
È l’unico romanzo latino che ci è arrivato intero, è formato da 11 libri un
numero un po’ inconsueto per le opere che sono state tramandate.
Il titolo Asino d’oro venne dato da Sant’Agostino, per dire che è una bella
opera. Perché l’asino? Perché nel testo è presente un asino il protagonista
Lucio si è trasformato in asino attraverso una pozione magica che lui utilizza.
Dopo ci sono una serie di peripezie fino a quando Lucio non si ritrasforma in
uomo e diventa membro del culto di Iside e di Osiride rito di iniziazione.
Esisteva già un’opera a cui probabilmente Apuleio si è ispirato di uno scrittore
greco che viene chiamato Pseudo-Luciano (chiamato così perché gli è stata
falsamente attribuita) attraverso la sua opera Lucio o l’asino. Si dice che
questo Pseudo-Luciano sua volta si era ispirato a un’opera analoga di un certo
Lucio di Patre che però è andata perduta.
La trama di Apuleio e di Pseudo-Luciano è simile e anche il protagonista di
Apuleio si chiama Lucio. L’opera di Apuleio presenta però delle parti
innovative, come la favola di Amore e Psiche.
TRAMA: Lucio, uno studente greco, compie un viaggio e va a nord della Grecia
(Tessaglia); è stato invitato a casa di una coppia e si accorge che la padrona di
casa è in realtà una maga. Lucio, dopo aver iniziato una storia con la serva
della casa che si chiama Fotide le chiede in nome della relazione che loro
hanno se gli fa provare uno degli unguenti della padrona per potersi
trasformare in gufo (simbolo della saggezza). Fotide per errore unge Lucio con
un altro unguento e lui si trasforma in asino (simbolo della grossolanità). Lui è
così fisicamente un asino ma mentalmente è ancora Lucio (ha ancora il
ragionamento e la sensibilità della persona). La servetta gli dice di stare
tranquillo perché lei conosce l’antidoto (mangiare delle rose), ma la notte
arrivano dei briganti che rubano tutto, compreso l’asino. Nel posto dove è
stato portato Lucio sono presenti altri rapiti, tra cui una ragazza che è stata
rapita la vigilia delle nozze e mentre si dispera una donna cera di consolarla
raccontandogli una favola (Amore e Psiche). I briganti cedono l’asino a diversi
padroni, finché non lo portano a Corinto nel circo dove lui deve, durante lo
spettacolo, unirsi a una donna destinata a essere poi mangiata dalle belve.
Lucio è così terrorizzato che scappa in riva al mare e prega Iside che lo salva
perché la dea gli dice di andare in un certo posto dove ci sono le rose da
mangiare. Lucio si ritrasforma in uomo e a quel punto entra nel culto di Iside
e una volta giunto a Roma presso il sacerdote di Osiride, Lucio diventerà lui
stesso sacerdote di Osiride.
LA STORIA SI PUÒ LEGGERE SU DUE LIVELLI:
FABULA MILESIA: storia accattivante, popolare, un po’ scabrosa, con
elementi magici, divertimento.
ALLEGORIA DI UN PERCORSO DI INIZIAZIONE RELIGIOSA: la divinità
lo riscatta, gli mostra l’antidoto ma Lucio deve dimostrare la sua fedeltà
perenne a Iside e poi a Osiride.
La storia è raccontata in prima persona alla fine si racconta che il sacerdote
di Osiride sta aspettando uno che andrà da lui e che è un madaurenzis, cioè
uno di Madaura identificazione fra Lucio e Apuleio.
AMORE E PSICHE:
Il mito di Amore e Psiche racconta la storia di una delle tre figlie del re
dell’Anatolia. Psiche non solo era la più bella delle tre, ma anche la più bella
del mondo. Si dice che chiunque la vedesse rimanesse colpito dalla sua
bellezza. Fu questo il motivo per cui la dea Venere s’ingelosì: non accettava
che una mortale fosse più bella di lei.
Gli uomini, invece di adorare Venere nei sui templi, si recavano nel luogo in
cui viveva Psiche per contemplarne la bellezza. Non sopportando più tale
affronto, Venere chiese al figlio Amore di trovarla e scoccare una delle sue
frecce affinché si innamorasse dell’essere più orribile al mondo.
Amore, obbediente come sempre, fece ciò che sua madre gli ordinò.
Tuttavia, si punse accidentalmente con la freccia destinata a Psiche. A causa
di ciò, se ne innamorò follemente.
Il dio dell’amore non si era mai innamorato, pertanto non sapeva cosa fare.
Non ebbe altra scelta che chiedere l’aiuto di Apollo, dio della luce e della
verità. Il mito di Amore e Psiche racconta che nemmeno il dio Apollo sapeva
cosa fare. Ritenne che, prima di tutto, fosse meglio levare di torno tutti i
pretendenti della ragazza. Con il suo potere, fece in modo che gli uomini
provassero solo ammirazione per Psiche, ma non Amore. Così, finì che tutti
lusingassero la sua bellezza, ma nessuno volesse sposarla.
Le due sorelle di Psiche erano già sposate, mentre lei no. Suo padre, afflitto da
tale sventura, chiese aiuto agli dei. Apollo sapeva che il sentimento di Amore
doveva rimanere segreto per non suscitare l’ira di Venere. Quindi consigliò al
padre di Psiche di condurla su una montagna lontana e di lasciarla lì.
Il padre ne fu rattristato, ma obbedì alle istruzioni di Apollo. D’altronde, era
un dio saggio e sicuramente sua figlia sarebbe stata felice. Il mito di Amore e
Psiche narra che una volta raggiunta la montagna, la ragazza pianse
inconsolabilmente, finendo per addormentarsi. Al suo risveglio si trovò in un
bellissimo giardino, accanto a un bellissimo castello. Una voce la invitò a
entrare, a indossare degli abiti meravigliosi e a mangiare cibi deliziosi.
La stessa voce che l’aveva guidata le disse che il suo sposo l’avrebbe
raggiunta quella sera. Tuttavia, lo avrebbe fatto al buio e per nessun motivo
lei avrebbe dovuto guardarlo in faccia. Se ciò fosse accaduto, i due si
sarebbero separati per sempre. Doveva fidarsi di lui, perché senza fiducia, non
ci può essere amore.
La ragazza si sentì lusingata da tutte quelle attenzioni. Dopo aver trascorso la
notte con il novello sposo, cominciò a innamorarsi sempre più di lui. Tuttavia,
qualcosa continuava ad affliggerla. Non vedeva le sorelle da troppo tempo e le
mancavano. Lo sposo cercò di desisterla, ma lei era più che determinata a
volerle incontrare. Alla fine accettò, ma la avvisò di non parlare mai di lui alle
sorelle.
Le sorelle arrivarono a palazzo e si mostrarono subito invidiose per le
ricchezze e per l’amore emanato dagli occhi di Psiche. Fecero ricorso a tutti
gli stratagemmi per infondere il sospetto nel cuore di lei. Le dissero che,
forse, il suo sposo era in realtà un orribile mostro.
Narra il mito di Amore e Psiche che la giovane seguì il consiglio delle sorelle:
scoprire il vero volto del suo sposo. Quando quella notte accese la luce, vide
che era il bellissimo Amore a giacerle accanto. Mentre lo guardava, l’olio della
lampada colpì Amore. Egli, ferito e turbato, si allontanò da lei e andò a
cercare sua madre. Disse che non avrebbe mai più rivisto Psiche.
Pentita per il suo atto di sfiducia, Psiche cercò Venere per rimediare all’errore
commesso. Venere la sottopose a prove estremamente difficili e non adatte a
un essere umano. Tuttavia, alcune formiche, un cespuglio di rose e un’aquila
la aiutarono a superarle. Alla fine, Venere le chiese di recarsi negli inferi e
portarle un po’ della bellezza di Persefone, padrona e signora di quel luogo.
Persefone si commosse sentendo la storia della giovane e le consegnò una po’
della sua bellezza chiusa in uno scrigno. Dopo molte vicissitudini, Psiche riuscì
a tornare, ma prima di consegnare lo scrigno volle un po’ di quella bellezza
tutta per sé. Fu così che aprì lo scrigno; e subito ne fuoriuscirono dei fumi
narcotici e cadde addormentata. Nel frattempo, Amore, che l’aveva perdonata
e seguita di nascosto fino a quel momento, la risvegliò dal sonno magico.
Amore implorò gli dei di acconsentire al matrimonio tra lui e Psiche.
Accettarono e fecero bere l’ambrosia a Psiche affinché divenisse immortale. Di
fronte a tale situazione, Venere cedette e accettò il matrimonio. Il mito di
Amore e Psiche narra che da allora si amarono per sempre.