Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
7 visualizzazioni4 pagine

Cesare

Il documento analizza la crisi della Repubblica romana nel I secolo a.C., evidenziando come l'ambizione personale di leader come Pompeo, Crasso e Cesare abbia portato alla concentrazione del potere e alla fine della Repubblica. Attraverso eventi storici come l'attraversamento del Rubicone da parte di Cesare e la sua successiva ascesa al potere, si tracciano paralleli con situazioni politiche moderne, dove leader autoritari emergono in tempi di crisi. La morte di Cesare e le conseguenze politiche che ne seguirono dimostrano come il potere possa generare conflitti e instabilità, un tema che continua a essere attuale.

Caricato da

linke.mattia6
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
7 visualizzazioni4 pagine

Cesare

Il documento analizza la crisi della Repubblica romana nel I secolo a.C., evidenziando come l'ambizione personale di leader come Pompeo, Crasso e Cesare abbia portato alla concentrazione del potere e alla fine della Repubblica. Attraverso eventi storici come l'attraversamento del Rubicone da parte di Cesare e la sua successiva ascesa al potere, si tracciano paralleli con situazioni politiche moderne, dove leader autoritari emergono in tempi di crisi. La morte di Cesare e le conseguenze politiche che ne seguirono dimostrano come il potere possa generare conflitti e instabilità, un tema che continua a essere attuale.

Caricato da

linke.mattia6
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

...

Ma i senatori non capirono che la fine del loro potere era segnata proprio dalla scelta di un
"vincitore" a cui loro stessi attribuivano poteri straordinari.

Nel I secolo a.C. la Repubblica romana attraversò una profonda crisi politica e sociale: le istituzioni
tradizionali, come il Senato e le magistrature, faticavano a governare un territorio sempre più vasto,
mentre cresceva l’ambizione personale di singoli uomini che cercavano il potere grazie all’esercito
e alle ricchezze. Il controllo delle legioni divenne decisivo e la Repubblica iniziò a perdere il suo
equilibrio, favorendo l’ascesa di figure come Pompeo e Crasso.

Il processo contro Verre mostrò chiaramente questa crisi: la corruzione dei governatori provinciali e
l’incapacità delle istituzioni di garantire giustizia alimentarono la sfiducia nello Stato e crearono un
clima favorevole all’emergere di leader carismatici come Pompeo e Cesare, che si presentarono
come risolutori della crisi ma contribuirono anche all’indebolimento della Repubblica.

Nel 67 a.C. il Senato affidò a Pompeo poteri straordinari contro i pirati tramite la legge Gabinia:
con una flotta enorme e un grande esercito, egli riuscì a liberare il Mediterraneo. Grazie alle sue
vittorie militari e ai comandi eccezionali ricevuti, divenne uno degli uomini più influenti di Roma,
pur non avendo seguito il tradizionale cursus honorum. Crasso, invece, costruì la propria fortuna
politica grazie alla sua immensa ricchezza e al prestigio ottenuto reprimendo la rivolta di Spartaco,
diventando una figura decisiva negli equilibri della tarda Repubblica.

Nel 66 a.C. la lex Manilia affidò di nuovo a Pompeo pieni poteri per combattere Mitridate, re del
Ponto, che minacciava le regioni protette da Roma. Dopo varie campagne militari e tradimenti
interni, Mitridate si suicidò nel 63 a.C., rafforzando ulteriormente il prestigio di Pompeo.

Giulio Cesare, grande generale e politico, emerse come protagonista assoluto: conquistò la Gallia,
vinse nelle guerre civili, divenne dittatore a vita e avviò importanti riforme, fino a essere assassinato
alle Idi di marzo del 44 a.C. Dopo la congiura di Catilina, Cesare si alleò con Crasso e Pompeo
formando nel 60 a.C. il primo triumvirato, che gli permise di diventare console e di varare riforme
favorevoli ai veterani, ai ceti popolari e ai suoi alleati. Ottenuto il comando delle Gallie, avviò
grandi campagne militari, conquistando il territorio e rafforzando enormemente la propria fama, che
diffuse anche attraverso i Commentarii.

Durante la sua assenza, la situazione a Roma peggiorò: violenze tra fazioni, un Senato sempre più
debole e la rottura tra Cesare e Pompeo dopo la morte di Giulia. Pompeo si avvicinò all’aristocrazia
e favorì il ritorno di Cicerone dall’esilio, preparando lo scontro finale.

A questo punto noi osserviamo dinamiche simili anche nella storia moderna: vediamo come in
periodi di crisi economica e politica, come nell’Italia di Mussolini o nella Germania di Hitler,
emergano leader che concentrano il potere riducendo il ruolo delle istituzioni democratiche.
Notiamo che anche oggi, in diversi Stati, figure come Vladimir Putin rafforzano il potere esecutivo
giustificando queste scelte con la necessità di stabilità e sicurezza. Confrontando questi casi con
Cesare, affermiamo che la concentrazione del potere nasce spesso da crisi reali, ma comporta
sempre il rischio di limitare la partecipazione politica e l’equilibrio istituzionale.

Nel frattempo Cesare e gli altri triumviri tentarono di mantenere l’alleanza con nuovi accordi, come
quello di Lucca nel 56 a.C., che prorogò il comando di Cesare in Gallia e assegnò nuove province a
Pompeo e Crasso. Tuttavia l’intesa si incrinò: Pompeo restò a Roma come difensore del Senato e,
dopo la morte di Crasso in Oriente, la tensione aumentò. Nel 52 a.C., in seguito a violenti disordini
cittadini, Pompeo fu nominato console senza collega, ottenendo poteri eccezionali per contrastare
Cesare.
In Gallia, Cesare continuò le sue campagne: esplorò la Britannia e affrontò la grande rivolta guidata
da Vercingetorige, che si concluse con la resa di Alesia nel 52 a.C. La Gallia divenne provincia
romana e, secondo gli storici, la guerra causò enormi perdite umane e la progressiva assimilazione
del mondo celtico in quello romano.

Cesare intendeva proporre la sua candidatura al consolato, ma il senato decise di contrastare le sue
aspirazioni: i candidati alle magistrature dovevano essere presenti in città per essere eletti. Cesare,
quindi, avrebbe dovuto lasciare le sue legioni a nord del fiume Rubicone e chiese però che anche
Pompeo sciogliesse il suo esercito, ma il senato respinse la proposta. Cosí, la notte del 10 gennaio
del 49 a.C. attraversó il Rubicone con le sue legioni, pronunciando “alea iacta est” (“il dado é
tratto”); ció comportava a una chiara effrazione delle leggi e, dunque, una nuova guerra civile.

L'attraversamento del Rubicone da parte di Cesare nel 49 a.C. può essere visto come un esempio di
come un leader possa prendere una decisione drastica e irreversibile per raggiungere i propri
obiettivi, paragonabile a decisioni di leader politici o militari attuali che scelgono azioni drastiche,
anche violando norme o leggi. La storia di Cesare mostra come la politica e il potere possano essere
usati per raggiungere obiettivi personali, portando a conflitti e instabilità. Un esempio riferito
all'attualità del momento potrebbe essere il caso di politici come Matteo Salvini e Silvio Berlusconi
in Italia, o Donald Trump negli Stati Uniti, che hanno preso decisioni che hanno portato a instabilità
e polemiche.

 Matteo Salvini: la sua gestione della crisi migratoria e le sue posizioni sull'immigrazione
hanno creato tensioni tra i cittadini e con l'Unione Europea.
 Silvio Berlusconi: le sue vicende giudiziarie e le sue posizioni politiche hanno creato
instabilità e polemiche in Italia.
 Donald Trump: le sue decisioni sulla politica estera e interna hanno creato tensioni con altri
paesi e all'interno degli Stati Uniti.

Sostenuto dai suoi numerosi simpatizzanti, Cesare avanzò verso la capitale senza però incontrare
resistenza. Pompeo, impreparato e senza capacità dii organizzare una difesa, fuggì con parte dei
senatori in Macedonia, mentre Cesare si recò immediatamente nella Penisola iberica, dopo aver
conquistato quella Italica. Nel 48 a.C., i due si affrontarono e Pompeo venne sconfitto a Farsalo,
allora lui scappó in Egitto contando sull’aiuto di Tolomeo XIII, che però lo fece uccidere. Cesare lo
ritenne una dimostrazione di viltà e quindi spodestò Tolomeo. Non è escluso che fosse stato
influenzato da Cleopatra, di cui era infatti innamorato. Lei stessa fu così incoronata regina
d’Egitto e fatta sposare al fratello minore Tolomeo Neotero XIV.

Rientrato a Roma, Cesare accentrò tutti i poteri: pontefice massimo, imperator, pater patriae
(“padre della patria”), ma soprattutto dittatore a vita, che lo rendeva sacrosanctus. Gli furono
costruite statue e coniate monete. Tuttavia, la sua affermazione faceva prevedere una gestione
dello stato sostanzialmente “monarchica”.

Cesare si comportó con magnanimità: concesse la cittadinanza e lo sviluppo, si impegnó a


migliorare il governo delle province, razionalizzare il sistema delle distribuzioni gratuite di grano e
dare inizio a grandi opere pubbliche, come il Foro di Cesare. A molti proletari, infine, garantí
nuove colonie, fondate proprio per questo scopo.

In questo periodo nacque il calendario romano. Il termine “calendario” deriva da kalendae e


indicava, in origine, il libro che riportava le scadenze dei crediti. Romolo definí il primo in assoluto
di 10 mesi di 30 e 31 giorni, da marzo (Martius) a December. Poi, Numa Pompilio vide che questo
calendario non coincideva con il ciclo delle stagioni: introdusse i mesi di gennaio (Ianuarius) e
febbraio (Februarius), portando il totale a 12 mesi. Era un calendario lunare di 354 giorni. Ma anche
esso comportava sfasamento. Fu Cesare, nel 46 a.C., ad attuare una significativa riforma e creare un
nuovo calendario solare di 365 giorni, diviso in 12 mesi e detto “giuliano”. Una particolarità di
questo calendario, era che aveva un giorno supplementare ogni quattro anni, infatti è proprio dal
calendario giuliano che poi deriva l’espressione: “anno bisestile”. Infine, furono ribattezzati
“luglio” (Iulius) e “agosto” (Augustus) e una nuova riforma fu compiuta da papa Gregorio XIII,
soltanto nel 1582: togliendo periodicamente alcuni anni bisestili. Venne così definito il calendario
“gregoriano", utilizzato ancora oggi dalla maggior parte dei Paesi.

Plutarco racconta la morte di Cesare soffermandosi soprattutto sul modo in cui avvenne l’assassinio
e sul suo significato. Cesare fu ucciso durante una seduta del Senato, quando i congiurati si
avvicinarono a lui fingendo di presentargli una richiesta. In realtà quello era il segnale per iniziare
l’attacco.

Il primo a colpirlo fu Casca, e da quel momento Cesare cercò inizialmente di difendersi. Tuttavia,
quando si accorse che tra i congiurati c’era anche Bruto, una persona a lui molto vicina, smise di
reagire e si lasciò colpire. Questo gesto mostra quanto il tradimento lo avesse colpito più della
violenza stessa.

Secondo Plutarco, tutti i congiurati parteciparono all’uccisione, come se si trattasse di un rito, per
condividere la responsabilità dell’atto. Cesare morì ai piedi della statua di Pompeo, suo antico
rivale, e questo dettaglio ha un forte valore simbolico. La morte di Cesare, però, non riportò la
Repubblica alla stabilità, ma aprì una nuova fase di conflitti e guerre civili

PARTE MIA

Dopo l’uccisione di Cesare, i congiurati non ottennero il risultato sperato: l’esercito restò fedele ai
suoi comandanti, soprattutto Marco Antonio, e il senato evitò cambiamenti per timore di una guerra
civile. Antonio propose un accordo che garantiva l’impunità agli assassini e il rispetto delle
decisioni di Cesare, incluso il testamento che nominava Ottaviano erede e prevedeva donazioni a
popolo e soldati. Ai funerali esplosero rivolte popolari e i cesaricidi fuggirono in Oriente, mentre il
senato apparve incoerente: assolse gli assassini ma celebrò Cesare come divinità.

Ottaviano tornò a Roma e, non ricevendo i beni da Antonio, vendette le proprie ricchezze per
distribuire il denaro promesso, ottenendo grande consenso e l’appoggio di Cicerone. Antonio cercò
poi di prendere la Gallia Cisalpina, ma lo scontro con Decimo Bruto e le truppe del senato portò alla
battaglia di Modena (43 a.C.), in cui fu sconfitto e costretto a rifugiarsi con Lepido. La morte dei
consoli lasciò un grave vuoto di potere.

Il senato tentò di controllare Ottaviano, ma lui marciò su Roma, si fece eleggere console e in
seguito si accordò con Antonio e Lepido formando il Secondo triumvirato, dotato di poteri
eccezionali. I triumviri usarono le proscrizioni per eliminare avversari politici, tra cui Cicerone, e
sconfissero Bruto e Cassio a Filippi.

A questo punto noi riteniamo importante collegare questi eventi a ciò che accade oggi.
Guardiamo al Medio Oriente e osserviamo come Israele attacchi la Palestina dichiarando di colpire
Hamas; sosteniamo però che vengano distrutti anche edifici civili e colpite figure critiche come
giornalisti, scrittori e attivisti. Indichiamo in Refaat Alareer una figura simile a Cicerone, poiché
scrive sulla situazione della propria patria e viene ucciso. Pur riconoscendo che i contesti siano
diversi, affermiamo che il nucleo del problema resti lo stesso: persone eliminate per le loro idee e
prese di posizione pubbliche.

Dopo Filippi, i triumviri congedarono parte dell’esercito e distribuirono terre ai veterani: Ottaviano
espropriò proprietà in Italia, mentre Antonio riscosse tributi in Oriente. Scoppiò una rivolta guidata
da Fulvia e Lucio Antonio contro Ottaviano; questi vinse a Perugia senza farli uccidere, ma
incendiò la città. Per evitare una nuova guerra civile, i triumviri si incontrarono a Brindisi e divisero
le province tra Oriente, Occidente e Africa, accordandosi anche con Sesto Pompeo. L’alleanza fu
rafforzata da matrimoni politici, come quello tra Antonio e Ottavia e tra Ottaviano e Scribonia.

FINE PARTE MIA

la giovinezza di Cesare: come molti aristocratici romani fu educato alla politica internazionale
attraverso viaggi e servizio militare in Asia Minore. Durante un viaggio fu catturato dai pirati, ma
una volta liberato organizzò una spedizione e li fece arrestare. Tornato a Roma, avviò la sua carriera
politica e tra il 58 e il 50 a.C. conquistò la Gallia, spingendosi fino al Reno e alla Britannia, e
sottomettendo definitivamente il territorio dopo Alesia.

Rientrato in Italia, attraversò il Rubicone dando inizio alla guerra civile, sconfisse Pompeo a Farsalo
e lo inseguì fino in Egitto, dove questi venne ucciso. Cesare affidò il regno a Cleopatra, che divenne
sua alleata e amante, e dalla quale ebbe un figlio, Cesarione. Tornato a Roma, Cesare sconfisse
ancora i repubblicani in Africa e in Spagna, celebrò numerosi trionfi, ma fu assassinato alle Idi di
marzo del 44 a.C.

Quando Pompeo tornò a Brindisi nel 62 a.C., il suo enorme bottino fece temere che volesse
abbattere la Repubblica e instaurare una monarchia. In realtà sciolse l’esercito e chiese soltanto al
Senato la ratifica delle decisioni prese in Asia e la distribuzione di terre ai suoi veterani.

Antonio, invece, si stabilì ad Alessandria con Cleopatra e, invece di combattere i Parti, riorganizzò
l’Oriente creando nuovi regni in Siria, Armenia e Cirenaica e formando una federazione di
monarchie sotto l’influenza della regina egizia. A Roma, però, la propaganda di Ottaviano sfruttò la
situazione per presentarlo come traditore, mentre lui costruiva la propria immagine di difensore
dello Stato e dei valori tradizionali.

Il colpo decisivo alla reputazione di Antonio arrivò quando Ottaviano rese pubblico il suo
testamento: vi si affermava che lasciava ai figli avuti da Cleopatra le province orientali come
fossero proprietà personali. Il Senato lo dichiarò nemico della patria e nel 32 a.C. Ottaviano
ricevette l’incarico di muovere guerra contro Cleopatra. Nel 31 a.C., dopo il blocco navale in Epiro,
Antonio tentò di forzare l’uscita dal golfo di Ambracia ma subì una pesante sconfitta ad Azio;
Cleopatra fuggì con alcune navi e Antonio la seguì. Nel 30 a.C. le truppe di Ottaviano assediarono
Alessandria e, credendo Cleopatra morta, Antonio si suicidò. Cleopatra, per evitare d’essere fatta
prigioniera dei romani e resa schiava, si tolse la vita facendosi mordere da un aspide (questo
secondo la tradizione, ma è Più probabile abbia bevuto un mix di oppio e ciquta).

Grand Tour moderno: tra XVII e XVIII secolo i giovani nobili europei viaggiavano per completare
la propria formazione culturale, soprattutto in Italia. Venezia, Roma e Napoli erano mete
fondamentali, e le scoperte di Pompei ed Ercolano aumentarono l’interesse per la Penisola. Con il
tempo, grazie allo sviluppo dei trasporti e delle condizioni economiche, questi viaggi d’élite
lasciarono spazio al turismo di massa, che dal Novecento è diventato un settore economico centrale.

Potrebbero piacerti anche