Domande su Suspiria (Guadagnino, 2018)
Location
Come si è arrivati alla scelta del Grand Hotel Campo dei Fiori come
location principale? (vediamo la clip)
«Allora, quando Guadagnino e il suo team hanno cominciato a cercare la
location, l’idea era chiara: serviva un posto che avesse un’anima, qualcosa che
non potessi ottenere costruendo un set in studio. E il Grand Hotel Campo dei
Fiori, abbandonato da decenni, era praticamente un personaggio già pronto.
L’albergo era immenso, tutto in stile liberty, ma in condizioni da brivido: soffitti
crollati, pavimenti rovinati, detriti ovunque, stanze fredde e silenziose.
Entravi lì dentro e capivi subito perché sarebbe stato perfetto: i colori naturali
dell’abbandono — grigi spenti, beige sporchi, legni scuriti — erano esattamente
i toni che voleva Guadagnino per il suo film, molto diversi dal technicolor acceso
dell’Argento del ’77.
Niente rosso brillante, niente blu elettrico: qui si cercava un’estetica anni ’70 più
sporca, reale, quasi depressa. L’hotel ce l’aveva già addosso. »
L’hotel era abbandonato da anni: che tipo di interventi sono stati fatti
per renderlo “girabile”? (vediamo la clip)
«Poi, certo, l’hanno trasformato parecchio.
- Molti dettagli liberty erano troppo decorativi per la visione modernista del film,
quindi sono stati coperti o ridisegnati.
- L’atrio, per esempio: il pavimento originale era un mosaico pieno di arabeschi
— bellissimo, ma non adatto. Lo hanno rifatto completamente con un finto
marmo geometrico, ispirato all’architettura modernista.
- E le colonne, per esempio: erano tonde, ornate, molto eleganti. Le hanno
rivestite con nuove strutture e ridipinte in modo semplice e squadrato, come se
fossero fatte di un marmo verde scuro. Niente più riccioli, niente più angioletti:
un look più moderno, più severo, più in linea con l’energia un po’ rigida e
inquieta della Markos Academy.
- Il famoso pavimento in legno era un disastro: tutto ondulato, pieno di strati di
resina, praticamente irrecuperabile. Nessuna azienda voleva restaurarlo. Alla
fine lo hanno fatto a mano: una famiglia di restauratori ha passato giorni interi a
pulire, incollare e rimettere insieme ogni pezzo. Il risultato lo vedi nel film:
sembra nuovo, ma con quell’imperfezione viva che nessun set costruito avrebbe
potuto replicare.
- E poi c’era il gigantesco sipario. Quella tenda enorme che si vede nelle scene
di danza è fatta con 150 metri di velluto della Dedar, una casa di tessuti di
lusso. Praticamente un regalo, perché hanno fornito il materiale quasi gratis solo
per amore del progetto. Avere quel velluto sul set ha dato una qualità che non
puoi ottenere con un tessuto qualsiasi»
Quali ambienti del film appartengono davvero all’hotel e quali invece
sono set ricostruiti (camere, cucina, sala prove, stanza degli
specchi…)?
«Allora, nel film c’è un mix bellissimo tra ciò che appartiene davvero al Grand
Hotel e ciò che invece è stato costruito da zero. L’hotel fa da guscio: corridoi,
scale, certi saloni e alcune camere sono proprio quelli originali, anche se spesso
“ripuliti” per togliere un po’ di liberty e avvicinarli allo stile modernista che
voleva il regista.
Ma gli ambienti più iconici non esistevano affatto.
- La sala prove, per esempio, è reale come spazio, ma è stata trasformata
completamente: pavimento restaurato a mano, sipario enorme aggiunto,
colori ridisegnati.
(mostra foto set)
- La cucina delle streghe è un set ricostruito dentro l’hotel, ispirato alle
cucine moderniste anni ’20 e ’30, con quel famoso tavolone costruito
apposta.
(mostra foto set)
- L’ufficio di Klemperer? Totalmente inventato: hanno preso una stanza
spoglia e l’hanno riempita con mobili d’epoca e duemila libri autentici portati
da Berlino.
(fase comica.. Luca: ma percheee da berlino!?1, era necessario? Non
andavano bene i nostri libri? Ale: Ehhh bho… che te devo dire, gli andava
cosi!)
(mostra foto set)
In pratica l’hotel dà l’anima e la struttura, ma quasi tutti gli ambienti memorabili
sono stati creati, modificati o reinventati all’interno. Ed è proprio questa fusione
a dare al film quella sensazione di mondo reale… ma distorto.»
Solitamente quando si gira quanto è importate avere una location
reale e quanto una scenografia ricostruita?
Risposta libera di Alessandro
Effetti, coreografie e prostetica
Nella scena della ballerina che si contorce durante la coreografia: come
sono state realizzate queste deformazioni? Quanto c’è di prostetico e
quanto di digitale? (Vediamo la clip)
Risposta libera di Alessandro che spiega cosa sono le protesi, perché si
prediligono ai vfx, chi li crea, perché magari ci vuole tempo a indossarle, che
effetto producono?
Il personaggio della Madre Markos: prostetica, digitale o un mix?
(vediamo la clip)
Alessandro continua a spiegare le protesi
Nel film si vede questa stanza piena di specchi, come si fa a riprendere
una scena del genere senza comparire nello sfondo dello specchio, si
viene semplicemente rimossi in post produzione oppure cè qualche
tecnica? (vediamo la clip)
Alessandro spiega a ruota libera
La stanza degli specchi esiste in loco o è stata interamente creata in
studio?
«La stanza degli specchi non esisteva: è stata progettata e costruita da zero. E
lo stesso vale per le stanze rituali e il sabba, ricavati trasformando la grande
loggia dell’hotel in un ambiente chiuso e inquietante. »
Fotografia e tecnica
L’immagine ha un look da cinema di 40 anni fa: che tipo di pellicola,
ottiche o trattamenti sono stati usati? (vediamo la clip)
Alessandro spiega magari che tipi di camere ci sono per girare, che non si usa
piu la pellicola, o solo pochi registi lo fanno, si fa tutto in digitale, è il formato e
l’ottica che varia (etc). Poi spiega a ruota libera l’importanza della fotografia,
cosa trasmette, come si capisce se la fotografia è fatta bene.
Sceneggiatura e ispirazione
In cosa la sceneggiatura di Guadagnino si discosta da quella originale
di Argento? (Clip film argento)
Alessandro parla a ruota libera (analisi breve della trama)
I due Suspiria raccontano la stessa storia o sono due riletture di uno
stesso mito?
Alessandro parla a ruota libera
Come si scrive una sceneggiatura, quanto tempo prende?
Alessandro parla delle sue esperienze professionali in merito
Oltre ad Argento, ci sono altre opere o riferimenti esoterici che hanno
influenzato la scrittura?
«Sì, il film non si ispira solo a Dario Argento. C’è un lato esoterico molto più
ampio. Per esempio, torna il mito delle Tre Madri di Thomas De Quincey, (foto
ritratto) ma qui diventa una riflessione sul potere femminile. Ci sono poi
riferimenti all’antropologia dei riti, dove il corpo e la danza diventano strumenti
magici, quasi di trasformazione (foto).Si sente anche l’influenza della psicologia
junghiana: l’idea dell’ombra, del trauma collettivo, della mente unica del gruppo
(immagine danza nude filo rosso).
E tutto questo si mescola alla Berlino degli anni ’70, dove politica ed esoterismo
si intrecciano per raccontare un potere nascosto, quasi rituale.»
Struttura narrativa
La divisione del film in atti è un omaggio a Tarantino o nasce da
un'esigenza narrativa diversa?
«Il film è diviso in sei atti e un epilogo perché non si vuole essere solo un horror:
è costruito come un racconto in capitoli, quasi un romanzo o un dramma
teatrale. Gli atti servono a orientare lo spettatore dentro i diversi livelli della
storia: l’arrivo di Susie, le dinamiche interne, il percorso del dottor Klemperer, e
infine l’esplosione rituale che porta al rito finale.
E tutto questo è legato al contesto storico di quegli anni, nel pieno del German
Autumn, un periodo segnato dal terrorismo della RAF, dai rapimenti, dalla paura
costante. Guadagnino usa questo clima non come semplice sfondo, ma come
specchio dell’Accademia delle streghe: fuori c’è una società che vive nel caos,
dentro c’è un potere occulto che controlla tutto.
Il film rievoca quella Berlino con i notiziari, le proteste, la tensione nelle strade e
persino la ricostruzione del Muro di Berlino e di interi palazzi intorno al set.
Quindi la divisione in atti ha senso proprio perché si raccontano due storie
parallele — la storia politica e quella esoterica — e gli atti permettono di farle
convivere e dialogare. È un modo per dirci: ogni capitolo svela un pezzo diverso
dell’incubo.»
Perché ome struttura classica ci sono i famosi 3 atti? Quale è la logica?
(immagine cerchio diviso in 3)
Alessandro parla a ruota libera
Musica e suono
Le musiche di Thom Yorke dialogano molto con i gesti e il respiro: ci
sono connessioni precise tra motivi sonori e scene specifiche?
(vediamo la clip)
«Hai presente quando un film “respira”? Quando suono, corpo e immagine
sembrano appartenere allo stesso organismo? Qui, la colonna sonora di Thom
Yorke (cantante della storica rock band inglese Radiohead, la piu famosa è
“Creep” …che fa … so fucking specialll per capirci) fa proprio questo — e ci sono
momenti in cui lo senti forte come un pugno nello stomaco. Ad esempio c’è la
scena di danza/rituale volk, legata alla coreografia rituale, in cui il brano “Volk
appunto” è senza voce, fatto di synth distorti, rumori inquieti, pulsazioni
meccaniche che sembrano tremori d’anima. Quella musica non sta sotto le
immagini: le muove. I corpi delle ballerine rispondono come se fossero condotti
da un battito interno. In quel momento la danza diventa rito, e Yorke ne è il
cuore pulsante.
All’opposto: ci sono scene più intime, più lente, in cui Yorke usa “Suspirium”,
una melodia al piano con flauto e voce quasi sussurrata. È minimalista, fragile,
malinconica — e quando la ascolti senti la paura, la fragilità, la solitudine.
Funziona come un respiro che viene da dentro il film. (vediamo la clip)
Quindi perché funziona? Yorke ha costruito la colonna sonora come un unicum,
con sintetizzatori analogici, distorsioni, rumori improvvisi e suoni ambientali.
Molte tracce sono pensate per contaminare lo spazio del film, come fossero
entità invisibili che influenzano il ritmo. Non è una musica di “spavento facile”:
non punta al jump scare. È una musica di inquietudine, è l’oscillazione tra
rassicurante e disturbante. »
Ho sentito che ci doveva essere una specie di cameo fantasma di David
Bowie, ma che poi è stato tagliato, ma in che senso? (immagine faccia
Bowie)
«Durante la preparazione del film, Guadagnino aveva raccontato che Suspiria
conteneva un piccolo omaggio nascosto a David Bowie. Non un cameo,
ovviamente, ma una presenza simbolica. In una delle prime versioni della
sceneggiatura, c’era una scena di danza costruita su un brano di David Bowie.
L’atmosfera doveva essere ambigua, sospesa, quasi ipnotica e la scelta era
ricaduta su Bowie perché Guadagnino e Thom Yorke vedevano in lui una forma
di “magia moderna”, un artista che lavorava molto sul corpo, sull’identità, sulla
trasformazione.
Secondo Guadagnino, Bowie rappresentava il cambiamento di forma, la dualità
identitaria e la rottura delle regole che sono anche i temi della scuola di danza
del film. Era perfetto per un sottotesto occulto, ma contemporaneo.
La scena poi è sparita, quando iniziarono le prove e la struttura musicale prende
forma, Thom Yorke propone un linguaggio sonoro completamente nuovo: niente
canzoni pop, niente riferimenti esterni, tutto deve essere rituale, interno,
organico. A quel punto, la presenza di Bowie, anche solo come citazione
musicale, rompeva la magia.
Così Guadagnino ha deciso di tagliare la scena, il brano di Bowie non viene più
usato, la sequenza non compare più, e della sua esistenza rimane solo un
piccolo aneddoto raccontato da alcuni membri della produzione.
Il “senso” rimasto nel film, anche se Bowie non appare, è l’idea che Bowie
rappresentava, quindi la trasformazione, l’identità fluida, l’ambiguità dello
sguardo. È come se Bowie fosse stato un genitore spirituale non accreditato
della sensibilità estetica del film. »
BONUS: Cast e direzione degli attori
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