LUIGI PIRANDELLO
Nasce ad Agrigento nel 1867, da genitori economicamente agiati: il padre era
commerciante di zolfo. Pirandello intraprende gli studi letterari (il padre
desiderava una carriera da avvocato). Inizia alla Facoltà delle lettere a
Palermo, poi si sposta a Roma e infine in Germania. 1894 si sposa con
Antonietta Portolano, da cui avrà 3 figli. 1903 dopo un problema economico
dovuto all’allagamento della miniera di zolfo di famiglia, Antonietta perderà
l’equilibrio psicologico e nel 1919 verrà ricoverata in una clinica. 1897 viene
nominato professore all’Istituto superiore di Magistero a Roma. Tra i suoi
romanzi più celebri ci sono Il fu Mattia Pascal (1904), Uno, nessuno e
centomila (1926). Tra i suoi testi teatrali spiccano Sei personaggi in cerca
d’autore (1921) ed Enrico IV (1922). Pubblica anche numerose raccolte di
novelle. 1925assume la direzione artistica del Teatro d’Arte di Roma e crea
una compagnia. 1925 aderisce al fascismo, ma critica le decisioni di
Mussolini, specialmente le leggi raziali del 1938. 1934 riceve il Premio Nobel
per la Letteratura. Muore a Roma nel 1936.
IDEE E POETICA
Pirandello nasce tra due crisi. Queste caratterizzano la poetica di Pirandello
su 3 basi: il Soggettivismo, il Relativismo e la poetica dell’Umorismo. Il
soggettivismo sarebbe l’idea che l’uomo percepisce le cose non per come
sono, ma per come appaiono, quindi la visione della realtà cambia in modo
personale. Il Relativismo sarebbe il rifiuto dell’identità: ci spiega che ogni
individuo non è “uno” ma ha molteplici personalità. Quando l’uomo diventa
consapevole di questa condizione, precipita nella follia. La poetica
dell’Umorismo si basa sul sentimento del contrario che attraverso l’uso della
ragione coglie la verità dietro i comportamenti degli uomini e svela
l’irrazionalità della vita.
NOVELLE PER UN ANNO
È una raccolta di novelle che vengono pubblicate singolarmente su quotidiani
e riviste. In seguito raccolte in volumi fra il [Link] progetto iniziale
prevedeva 365 giorni, suddivise in 24 volumi, ma ne vengono pubblicati solo
15 per un totale di 211 novelle. I racconti si basano su casi singolari che
attirano l’attenzione e rilevano le contraddizioni della vita. Sono ambientate in
Sicilia-Roma. Sono brevi descrizioni che hanno un ritmo incalzante. La
caratteristica principale è quella che il racconto inizia già nel mezzo della
storia: il narratore offre molti particolari spiazzanti. Abbiamo il rifiuto del
narratore onnisciente mentre sceglie una visuale sempre più soggettiva e la
focalizzazione è interna.
IL FU MATTIA PASCAL
È un romanzo e viene pubblicato prima a puntate nel 1904, poi in volume nel
1910. L’edizione definitiva avvenne nel 1921. Il protagonista è Mattia Pascal,
un antieroe, addirittura privo di identità. Rappresenta un inetto in tutto. Mattia
è un bibliotecario che vive in Liguria, dopo aver vinto una bella somma di
denaro al casinò di Montecarlo. Scopre leggendo il giornale che nel suo paese
è creduto morto. Decide di fuggire dal suo lavoro monotono e dalla sua
famiglia opprimente, e di cambiare vita. Si trasferisce a Roma con il nome di
Adriano Meis e si innamora di Adriana, ma quando vuole sposarla scopre di
non poterlo fare poiché non possiede i suoi documenti che attestano la sua
nuova identità. Si rende conto di non esistere e ritorna in Liguria, dove scopre
di essere stato dimenticato dalla famiglia e dai compaesani. La sua vita può
proseguire solo nella condizione di un “fu” cioè di un uomo la cui esistenza
non è più realtà. I temi principali sono: l’esistenza individuale che è prigioniera
nelle forme sociali; assenza di valori certi e di verità assolute. Il narratore è
interno poiché il protagonista racconta in prima persona la propria vita. La
scrittura è caotica come lo è Pirandello, nella vita mescola passato, presente,
racconto e commento. La narrazione dei fatti si fonda con il flusso dei pensieri
di Mattia, che commenta ironicamente le vicende.
UNO, NESSUNO E CENTOMILA
È un romanzo, viene pubblicato prima in rivista nel 1925 e poi in volume nel
1926. Il protagonista è Vitangelo Moscarda ed il suo dramma inizia quando la
moglie gli fa notare un’imperfezione del naso di cui non se ne era mai accorto.
Questa ingenua osservazione sconvolge Vitangelo che si convince che
qualsiasi persona può vedere in lui una persona diversa rispetto all’immagine
che egli ha di sé stesso. Comprende quindi di non essere uno, ma centomila
persone, sempre differente a seconda di chi lo osserva. Per distruggere il suo
vecchio io inizia a spendere il patrimonio del padre e compie gesti inspiegabili,
che lo fanno ritenere pazzo. Dopo essersi incolpato di un’aggressione mai
avvenuta ai danni di Anna Rosa, costruisce come prova di pentimento uno
ospizio per i poveri. Qui si ritira in una nuova vita nella natura come un
“nessuno” privo di ogni elemento di identità. Temi principali sono la
dissoluzione dell’io, scomposto in diverse versioni di se: da uno a centomila,
fino a nessuno; Il Relativismo pirandelliano, per cui non c’è nulla di sicuro; e il
contrasto fra le forme e la vita. Il narratore è interno e racconta le vicende in
prima persona, commentandole e rivolgendosi anche al lettore. per la lingua e
lo stile lui usa un monologo interiore.
COSI E (SE VI PARE)
Il genere rappresenta un dramma teatrale. Pubblicato nel 1917. I personaggi
principale sono: il signor Ponza (un impiegato pubblico); Lina/Giulia, la moglie;
la signora Frola, la madre di Lina. La trama racconta di un arrivo in città di una
famiglia molto strana agli occhi di tutti, composta dal signor Ponza, la moglie e
la suocera. Il signor Ponza tiene chiusa in casa la moglie, dichiarandola morta
e dichiarando anche di essersi sposato con Giulia. Questa vicenda continuò
fin che il caso non finì in tribunale e i due danno versioni totalmente differenti;
l’unica persona dove poteva dire la verità era la moglie; la quale si presentò
con il viso coperto e dichiarò: “io sono colei che mi si crede”; in sostanza, con
questa frase, la verità non si potette mai accertare. La frase rappresenta
l’immagine della verità. In questo modo viene distrutta l’ansia di verità dello
spettatore dove si immaginava una rappresentazione oggettiva. Qui la verità è
inaccessibile. Il tema principale è il relativismo dove non esiste una verità
unica e le opinioni possibili sono infinite e mutevoli.
SEI PERSONAGGI IN CERA D’AUTORE
Questo genere rappresenta un dramma teatrale. Venne pubblicata nel 1921. I
personaggi principali sono: il padre, la madre, il figlio, la bambina, la figliastra,
il giovinotto. La trama racconta che mentre si svolgevano delle prove da parte
di una compagnia di Attori, compaiono sul palcoscenico sei personaggi che
implorarono gli Attori di dare voce al loro dramma familiare. Il capocomico
accetta. Gli Attori cercano di rappresentare la vicenda dei personaggi, ma si
trovano in grande difficoltà poiché il loro racconto appare disordinato; anche i
stessi personaggi non si riconoscevano nella messinscena. Il finale della
vicenda è tragico: la bambina affoga, il giovanotto si spara. Anche questa
conclusione non svela però se la vicenda dei personaggi sia realtà o finzione.
I temi principali sono: il dolore senza rimedio, e la tragedia del vivere; il
metateatro (il teatro che rappresenta se stesso); l’impossibilità del teatro di
rappresentare la vita autentica: ogni “forma” che si vuol esprimere la irrigidisce
e la falsifica.