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LEOPARDI

Leopardi è una figura centrale della letteratura italiana, noto per la sua genialità e il suo pensiero profondo, che affronta temi come il senso della vita e la condizione umana. La sua vita è segnata da malattia e incomprensione, ma la sua opera riflette una ricerca incessante della verità e una critica alla modernità e al progresso. Nonostante le difficoltà, Leopardi ha influenzato profondamente la letteratura, con una poetica che combina bellezza e verità, rifiutando le illusioni romantiche.

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LEOPARDI

Leopardi è una figura centrale della letteratura italiana, noto per la sua genialità e il suo pensiero profondo, che affronta temi come il senso della vita e la condizione umana. La sua vita è segnata da malattia e incomprensione, ma la sua opera riflette una ricerca incessante della verità e una critica alla modernità e al progresso. Nonostante le difficoltà, Leopardi ha influenzato profondamente la letteratura, con una poetica che combina bellezza e verità, rifiutando le illusioni romantiche.

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LEOPARDI

Lui NON ERA DEPRESSO, Manzoni ERA DEPRESSO.


Leopardi era una personalità geniale, molto avanti rispetto ai suoi tempi, per questo era incompreso, la sua
vita non è stata facile a causa di una malattia che lo ha portato a grandi problematiche.
Leopardi è stato titanico, ossia un eroe caratterizzato da una grande forza che usa per combattere le
avversità della vita, anche se conosceva la sua inevitabile sconfitta.
Leopardi è la figura più importante della letteratura italiana, è quasi considerato un filosofo in certi aspetti.
Leopardi usa una lingua “artificiale”, era una lingua poetica aulica molto alta, nonostante la lingua molto
difficile non lascia indifferenti coloro che la leggono.
Leopardi porta ragionamenti molto attuali, egli ci induce a riflettere su questioni molto scomode e
profonde, come il senso della vita, il senso dell’essere umano, il senso del dolore, il senso del mondo, il
senso del rapporto con la natura, il mito del progresso e l’allontanamento dell’uomo dalla natura.

La modernità o età moderna è un’epoca caratterizzata dalla rivoluzione scientifica e dalla critica.
Leopardi è alla ricerca del vero, lui distrugge ciò che prima era considerato vero ossia mette in discussione
tutto, ma anche i suoi ragionamenti, che sono per lui veri, vengono distrutti.
Leopardi era ateo, non era credente perché pensava che fosse una scorciatoia, infatti durante la sua intera
vita sarà sempre alla ricerca.

“Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”
Questo verso proviene da un canto molto lungo, caratteristico di questo periodo.
Si capisce l’urgenza di questa domanda dalle virgole, dalla ripetizione di parti di frase e dal “dimmi”.
Lui spera di avere le risposte, ma in realtà sa che non le avrà, visto che la luna è silenziosa.
Da questa domanda si può ipotizzare che dopo Leopardi chiederà il senso della sua esistenza/vita perché
nella sua soffre.
Leopardi scrive già che la luna è silenziosa, questo ci fa capire la sua grande modernità perché la luna
rappresenta la natura distante, quindi l’uomo è solo, in un universo indifferente dalla usa esistenza.
Leopardi cerca il fine dell’uomo o il compito, dice che il compito dell’uomo è continuare a porsi domande,
indagando la realtà.
Quindi lui è consapevole di vivere una vita senza senso, obbligata a continuare a cercarlo, un senso.

BIOGRAFIA
Nel 1798 nasce a Recanati, un piccolo borgo all’interno dello stato della chiesa.
In questo periodo nello Stato Della Chiesa c’era molta censura.
Nato in un contesto nobiliare, figlio di Conte Monaldo e Adelaide Antici, questi nobili però avevano solo il
titolo, non avevano soldi.
Madame Destale chiedeva uno svecchiamento della letteratura Italiana, lei chiedeva un’influenza
romantica.
Il padre si considerava un letterato, mentre la madre era arida/ fredda/ anaffettiva, la famiglia di Leopardi
era composta da 10 figli, di cui solo 5 arriveranno all’adolescenza.
Carlo e Paolina sono due dei fratelli a cui è molto legato, con loro vivrà un’infanzia felice e in salute, già in
questa età creava storie per i fratelli.
L’educazione Leopardiana fu affidata a precettori, però in poco tempo Leopardi supera i maestri e già a 10
anni riusciva a scrivere fluentemente in Latino e Italiano.
Leopardi abbraccerà il cattolicesimo bigotto, e avrà una formazione accademica erudita.
- Una persona erudita ha la capacità di padroneggiare le nozioni di un determinato ambito
- Una persona colta invece ha la capacità di usare le sue conoscenze a tuttotondo

1
Leopardi dopo aver superato i maestri si istruirà con la biblioteca del padre (15 mila volumi), composta da
libri classici, greci e di autori contemporanei.
“studio matto e disperatissimo” -> dal 1809 al 1816 Leopardi userà la biblioteca del padre studiando tutto
ciò che poteva, Leopardi accumula una conoscenza enciclopedica, diventa Filologo dei classici.
Leopardi traduce molti autori, scrive poesie dette “puerili”.
L’anno 1815/1816 è un anno importante perché inizia a soffrire del morbo di Poot, una tubercolosi ossea,
che li causerà una gobba, molti dolori neuropatici e problemi di vista.
La visione che Leopardi avrà della vita si inclinerà con il proseguire della malattia.
Si allontanerà dai fratelli e questo peggiorerà ancor di più la sua situazione.
Nel 1816 ci saranno le “conversioni”:
- Passaggio dall’erudizione al bello -> capisce che i suoi studi precedenti li può utilizzare ad arrivare a
una sensibilità poetica che a sua volta lo può portare a diventare un grande poeta.
Leopardi leggera autori anche contemporanei, come Foscolo, e si renderà conto quanto il mondo
culturale attorno a lui sia soffocante e noioso, però in questo momento non vede una via d’uscita.
Scrive un articolo di risposta a quello di Madame Destale, allontanandosi dal romanticismo
europeo.
- Nel 1816 Leopardi crescendo romperà il rapporto con il padre, con cui cercava una complicità
contro la madre, con cui aveva un brutto rapporto. Il padre era un conservatore.
Giordani poi visiterà anche Leopardi, nel 1819 poi Leopardi tenterà la fuga, ma verrà fermato dal
padre, portandolo a maturare un grande senso di sconforto.
- Leopardi avrà la terza conversione “dal bello al vero”, Leopardi maturerà rielaborando un proprio
sistema filosofico, comprendendo che la realtà è dolore, pensa al “solido nulla” (Foscolo).

Pietro Giordani
Nel 1817 incomincia un’amicizia con Pietro Giordani, una figura importare nella lotta tra romanticisti e
classici, ponendosi dalla parte dei classici, anche se, dopo aver letto Shakespeare, si ricrederà un po’.
Giordani e Leopardi diventano molto amici e si scrivono epistolarmente, Pietro Giordani lo incoraggerà a
scrivere e a uscire, in alcune di queste lettere Leopardi descriverà la sua sofferenza, sapendo che Giordani
lo potrà capire. Pietro Giordani diventerà una figura paterna e un mentore per Leopardi.

Primo amore
Leopardi si innamorerà della cugina Gertrude, il primo suo amore, però era più grande e già promessa in
sposa, Leopardi vivrà sempre un amore Platonico, solo spirituale che non avrà mai un risvolto pratico.
Nel 1818 scrive un discorso contro il romanticismo, e incomincia a scrivere canzoni civili, in cui Leopardi
valorizza i valori civili.

Leopardi fuori da Recanati


I primi testi di leopardi sono gli “idilli”, tra cui Infinto, Alla Luna e La Sera Al Dì Li Festa
Nel 1822 Leopardi avrà il consenso di uscire e andare a Roma dagli zii materni, a Roma trova lo stesso clima
soffocante che aveva ai Recanati, trovando anche un paese corrotto -> delusione.
Leopardi vorrà cercare un modo di sostentamento, non poteva fare il soldato come Foscolo, lui cercherà di
vivere delle sue opere, ma dopo 5 mesi a Roma tornerà a Recanati, la delusione sarà talmente forte che
non scriverà più poesie a causa del fatto che per farlo serviva un coinvolgimento spirituale che voleva
evitare.
Nel 1824 incomincerà a scrivere le Operette Morali in cui Leopardi rifletterà sulla vita, criticando gli uomini
del suo tempo, composte da testi anche del 1830.
Nel 1825 Leopardi va a Milano, collaborando con la casa editrice Stella che accetta alcuni suoi commenti e
traduzioni, scrive anche una piccola enciclopedia sui letterati.

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Nel 1826 va a Firenze incontra Manzoni, Leopardi verrà accolto nel salotto letterario Viessaux, qui stringerà
amicizie culturali importanti per il suo futuro, a causa del clima freddo si sposterà a Pisa, dove troverà un
clima caldo e si troverà talmente bene che incomincerà nuovamente a scrivere poesie, dette canti Pisano-
Recanatesi, tra questi vi sarà “A Silvia”, “La quiete dopo la tempesta”.
Tornerà a Recanati, però nel 1830 riesce ad andarsene grazie a una colletta fatta dai suoi amici, con cui si
trasferirà a Firenze e incomincerà anche una collaborazione con una casa editrice.
Incontrerà Antonio Ranieri, diventeranno grandi amici.
Si innamora della contessa Fanny Targioni Tozzetti, a lei verrà dedicato il ciclo di Aspasia, un insieme di
testi d’amore.
Nel 1831 verranno pubblicati i primi Canti, dedicati agli amici di toscana.
Leopardi, Ranieri e sua sorella (Paolina, stesso nome della sorella di Leopardi), vanno a vivere insieme a
Napoli, in questo stesso periodo Ranieri e Leopardi cercano un editore per pubblicare l’Opera Omnia, ossia
un insieme di tutte le opere autorizzate dall’autore, ma vengono censurati dai Borbone.
Negli ultimi anni della vita di Leopardi scriverà opere satiriche, contro gli altri artisti e i Borbone.
Circa nel 1836/1837, i tre si trasferiscono a Torre Annunziata.
Nel 1837 Leopardi muore per insufficienza respiratoria, per poco veniva seppellito in una fossa comune.

A Pietro Giordani. L’amicizia e la nera malinconia – Pag. 9


Viene dall’Epistolario.
Lettera a Pietro Giordani.
Scrive questa lettera nel 1817, in questo momento sta leggendo molta della letteratura a contemporanea,
questo è un momento in cui si mette in contatto con il pensiero contemporaneo.
Leopardi ha un epistolario privato, quindi non destino al pubblico e alla pubblicazione.
Datato nell’aprile del 1817, anno in cui Leopardi conosce Pietro Giordani.
Dal testo si capisce che per Leopardi non c’è niente più poetico di qualcosa di vago.
Leopardi fa emergere un circolo vizioso per cui ogni volta che parla con qualcuno di Recanati prova la noia e
decide di continuare a studiare.

Il “sistema di pensiero” Leopardiano


Il sistema di pensiero di Leopardi non è caratterizzato da una sistematizzazione, per questo non è
considerato completamente un filosofo.
Lo stesso Leopardi parla delle sue teorie, però non ama presentarsi come un filosofo, infatti lo Zibaldone,
che parla del suo metodo, non era destinato alla pubblicazione.
La poetica o il pensiero di un letterato è caratterizzato dagli argomenti presenti nei suoi testi e dalla
corrente a cui appartiene.
Leopardi non era molto apprezzato dalla letteratura contemporanea, perché durante la sua vita aveva
pubblicato solo quattro libri, e i suoi contemporanei non potevano capire il suo pensiero.
Dopo la sua morte, la sua opera Omnia è stata posta nell’indice dei libri proibiti per molto tempo.
Solo a partire dal 1900 si ha la rilettura positiva di Leopardi, grazie anche alla pubblicazione dello Zibaldone.
In questo periodo la critica connette a Leopardi il pessimismo storico.

La letteratura contemporanea era molto caratterizzata dalla descrizione dell’età dell’oro per l’umanità e la
sua successiva corruzione.
Leopardi dagli scritti contemporanei capisce che gli autori del suo tempo erano caratterizzati dalla
spontaneità e dall’illusione che gli consentiva di andare avanti.
Per Leopardi è la natura che dona all’uomo l’illusione, ed è la storia e il progresso ciò che ha corrotto
l’umanità.
Entrambi i neoclassici e i romantici vedono il passato come un qualcosa che è stato idealizzato.

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Sensismo
Dal 1819 al 1823, quando Leopardi tenta la fuga, va a Roma e si allontana dalla politica e dal cattolicesimo,
si avvicinerà al sensismo, una forma di pensiero vicina all’illuminismo francese, per cui la conoscenza parte
dai sensi, che comportano la conoscenza e la coscienza, c’è una forte visione materialista e atea.
Il sensismo cambierà la visione di felicità e di ricerca del piacere, è un piacere concreto che poi si espande
anche al piacere astratto.
L’uomo è felice perché durante la sua vita rincorre ossessivamente il piacere, e quando lo raggiunge
continua a cercarlo, non è mai sazio perché la felicità è contemporanea.
Leopardi dirà che si è molto più felici prima della felicità stessa, egli dirà che l’uomo è infelice non perché ha
abbandonato uno stato di felicità eterna, ma perché l’uomo è infelice per natura.
Per Leopardi la natura non odia l’uomo, ma a lei non importa nulla di esso, questo è peggio perché con
questa teoria l’uomo non è nemmeno considerato.

La valutazione che ha Leopardi sulla civiltà non è né negativa e né positiva, secondo lui l’uomo ha capito
che alla natura non importa niente di lui e ne ha preso consapevolezza quando è cresciuto e maturato.
Leopardi dice che il periodo del Medioevo è stato il periodo principale di inconsapevolezza, solo durante
l’illuminismo e la rivoluzione scientifica l’uomo ha preso coscienza.
Il giudizio che Leopardi ha del suo tempo è molto negativo perché secondo lui la ripresa del passato
comporta anche l’incoscienza umana.

Lo studio della letteratura antica porta Leopardi ad avere una visione distaccata del mondo, incomincia a
scrivere le “operette morali”, poi quando si trasferirà a Firenze e quando conoscerà Ranieri e andrà a vivere
con lui e la sorella, avrà un’altra evoluzione.
Verso la fine della sua vita, Leopardi reinterpreta il suicidio, con un’accezione negativa.
Interpreterà il suicidio in chiave titanica, analizzano l’Ortis, dove il titano non vuole lasciarsi vivere, ma
compie il gesto del suicidio per arrivare alla propria libertà individuale.
Leopardi capisce che l’uomo per sopportare il suo destino si deve appoggiare agli altri uomini, infatti
all’uomo serve affetto per continuare a vivere.

La poetica leopardiana
Nel 1818 Leopardi scrive il discorso di un italiano intorno alla poesia romantica.
In questo periodo c’era una diatriba tra romantici e classici, si chiedeva di svecchiare la cultura italiana, ma
in risposta si diceva che la cultura italiana era perfetta così.
Leopardi scrive un articolo prendendo le distanze dal romanticismo, ma questo non verrà mai pubblicato,
anche se alcune sue stanze hanno un’influenza romantica.
Lui però rifiuta la parte romantica che si allontana dalla realtà, lui pensa che la poesia romantica si sta
avvicinando a diventare una poesia di idee, per lui la poesia deve esse corporale, materiale e fantastica.
La poesia per Leopardi è fantastica perché suscita un sentimento attraverso l’immaginazione
 Leopardi in questo momento sta capendo che il piacere che può dare la poesia può essere anche
fisico, attraverso l’illusione.
Il romanticismo è la prima corrente moderna, perché prende davvero vita dalla consapevolezza di
inadeguatezza.
L’uomo quindi si rifugerà nell’interiorità per fuggire alla realtà, la poetica parlerà dell’interiorità, della
ragione.
La poesia dell’ultimo leopardi non è più sentimentale, ma sarà la fusione tra l’elemento demistificatorio,
illusorio e filosofico.
 Fase più completa di poetica

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Lo zibaldone (di pensieri)
Opera monumentale di Leopardi, l’origine del termine è gastronomica, vuole dire piatto con molti elementi
che non si amalgamo.
Lo Zibaldone è stato fondamentale per ricostruire il pensiero di Leopardi.
Nel 1817 inizia la composizione dello Zibaldone -> un’opera miscellanea (opera con molti testi diversi), non
destinata alla pubblicazione, verrà pubblicata solo a fine 800’ dopo che Carducci vinse un caso contro la
famiglia di Leopardi. È un libro di schizzi e bozze con cui si potrà capire il pensiero di Leopardi, tra cui anche
alcune sue opere in prosa, come l’Infinito.
La Maggior parte degli scritti è del 1820, ma i primi non sono datati.
Lo Zibaldone è scritto in modo molto diverso dalle opere pubblicate, infatti i suoi scritti nello Zibaldone sono
“più facili”.

La teoria del piacere


Secondo Leopardi, l’uomo è caratterizzato da una ricerca naturale e infinita del piacere, cessa solo quando
l’uomo muore.
Questo desiderio non è per un piacere specifico, ma per un piacere totale, che però non potrà mai essere
realizzato.
 Quindi l’infelicità dell’uomo è causata dalla sua stessa natura.
Leopardi inoltre ci dice che gli antichi e gli infanti riescono a essere meno infelici grazie all’immaginazione
che crea delle illusioni.
 Gli antichi erano meno infelici perché vivevano di grandi illusioni come i miti.
 Gli infanti sono meno infelici perché vivono in mondo nuovo.
 Le illusioni sono temporanee, non eliminano permanentemente l’infelicità.
Leopardi prova a dare una risposta a questa ontologica infelicità dell’uomo.
Zenduct -> tensione verso l’infinito, il desiderio stesso.
In Leopardi è presente una componente titanica, soprattutto nell’ultima fase l’atteggiamento è molto
titanico.

Il vago, l’indefinito e le rimembranze della fanciullezza


Per Leopardi la fanciullezza è l’età dell’uomo dove dice che si può ignorare e illudersi, infatti ci dice che ai
bambini tutto fa provare un piacere vago e indefinito che tende all’infinito, perché non hanno la concezione
di realtà.
La rimembranza è il ricordo, molto legato alla fanciullezza, esso è molto legato alla poesia
Leopardi dice che da grandi ci confrontiamo con più cose e abbiamo pensieri più grandi, non come i fanciulli
e quindi abbiamo un piacere limitato e definito.
 Quando proviamo un piacere vago da adulti, ogni volta succede perché stiamo rimembrando
qualche episodio della fanciullezza.
 Rimembro grazie a episodi del presente
Per suscitare il bello bisogna usare immagini vaghe e indefinite.
Il ricordo della fanciullezza è vago e indefinito.

L’antico
Le cose antiche rendono più forti, sono più profonde e sono più sublimi.
L’idea di antico porta a un’idea indefinita, molto simile all’infinito, la vaghezza dell’antico di porta piacere
 Le cose moderne non provocano questa sensazione
Esempio torre moderna e antica.
Il sublime nasce dall’indefinito dell’immensità

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Indefinito e finito
Ci sono sensazioni che piacciono solo perché sono indefinite.
C’è l’accenno alla sua poesia, l’Infinito, ce contrasto tra definito e indefinito.
Leopardi è contrario agli scritti Manzoniani, perché per lui questo non ha riferimenti con l’infinito.

La teoria della visione


La visione di qualcosa non chiaro o troppo grande per essere compreso produce piacere
Visione più specifica per immagini poetiche per eccellenza, queste richiamano a una forma di
indeterminatezza.
Divisi in oggetti colpiti dalla luce e oggetti caratterizzati da vastità.
La luna sarà uno dei grandi soggetti Leopardiani, la sua luce porta un grande contesto di indeterminazione.
La luna non mostrandosi sempre porta un grande elemento poetico.
In questo testo sono presenti molte immagini usate nella poesia di Leopardi.

Parole poetiche
Appunti che Leopardi scrive, non è un ragionamento, sono degli schizzi, visto che Leopardi scriveva i testi
scegliendo parola per parola, lo zibaldone è un serbatoio di parole.

Ricordanza e poesia
Le immagini vaghe e indefinite non vengono solo dall’immaginazione del poeta, ma vengono richiamate da
altre poesie, imitazione degli antichi.
Questa parole prese dai poeti del passato non cambiano la loro natura poetica, per Leopardi recuperare i
poeti del passato non viene preso solo lo stile, ma anche le parole, per avvicinarsi ancora di più al pensiero
del passato.

Teoria del suono


Se non capisci da dove deriva un suono, la tua immaginazione proverà a capire da dove viene.
Quando l’immaginazione prova a capire da dove proviene il suono, l’io si allontana dalla realtà e questo è
piacevole, puoi scappare dalla realtà.
Quando Leopardi capisce che la vita oltre Recanati non è come immaginava smette di scrivere poesia
perché non ha più nulla con cui illudersi.
La notte contribuisce al non vedere, quindi la nostra immaginazione “lavora” di più

La rimembranza
Nel 1828, il ricordo è poetico perché la realtà non può esserlo.

Passi zibaldone
Il secondo passo a pagina 32-> testo in cui Leopardi descrive la madre.

Passo uno, due e tre pag. 36 -> tre testi in cronologia differente, in cui si legge il cambiamento di pensiero di
Leopardi.
Si parla della natura, dove si legge che la natura è un insieme di processi meccanici, a cui non importa nulla
dei propri figli, non perché li vuole male, ma perché è indifferente ad essa.

OPERETTE MORALI
Insieme di dialoghi a cui Leopardi lavora a partire dal 1824, parla di molte tematiche, senza l’influenza
poetica, scritta in prosa, viene descritta come una prosa “arida” dove è presente uno sguardo distaccato.
Le operette sono 24.

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Leopardi parla della storia dell’essere umano, li descrive come esseri caratterizzati sempre dà noia, gli Dei
hanno provato ad aiutare gli uomini, ma senza risultati.
Leopardi parla delle illusioni degli uomini, che lo rendono insensibile e distaccato.

Dialogo della Natura e di un Islandese – pag. 52


Scritto nel 1824.
Siamo di fronte a un testo che rimanda a una favola.
Il soggetto è un islandese, perché al tempo l’Islanda era un paese poco visitato e vive in un contesto
caratterizzato da un ambiente molto difficile.
L’Islandese era un uomo che viaggiava nel mondo, era arrivato a un posto mai toccato dall’uomo, in questo
punto vede la personificazione della natura.
L’Islandese inizia dicendo che stava scappando dalla natura, la natura stessa si presenta a lui dicendo che
sta scappando da lei. -> la natura è beffarda
La natura dice all’islandese che è andato in uno dei posti in cui poteva trovare più facilmente la natura.
La natura chiede all’islandese perché scappa da lei, lui dice che sta cercando di vivere una vita semplice e
tranquilla, però senza stare con le mani in mano.
L’Islandese dice che appena provò a scappare e vivere una vita semplice e tranquilla, qualcuno cercherà di
ostacolarlo, allora lui capisce di dover uscire dalla società.
L’Islandese dice che vivendo in questo modo, ha scoperto che il caldo estremo dell’estate e il freddo
dell’inverno rigido sono insostenibili per la vita.
L’Islandese pensa che andando da un’altra parte potrebbe stare meglio.
L’Islandese dice alla natura tutti i problemi che ha vissuto per vivere il suo desiderio.
L’Islandese dice che la natura è stata il suo ostacolo maggiore durante il suo viaggio.
Durante la giovinezza l’uomo si perde, dove sembra possibile illudersi, però dura molto poco
L’islandese chiude con un’immagine, dice che se lui fosse invitato a casa di qualcuno, che però non vuole
prendersi cura di lui, l’islandese si chiede perché sia stato invitato.
L’islandese si chiede se mai qualcuno potrà mai raggiungere la felicità, però a questa domanda non ci sarà
mai una risposta.
Si racconta che l’islandese sia stato mangiato da due leoni oppure che sia stato fatto cadere da un vento e
sotterrato da un mausoleo di sabbia che l’ha fatto diventare una mummia, essa esposta in seguito in un
museo.
Alla fine del testo, con l’abbassamento del registro, Leopardi fa provare un sorriso ironico al lettore, questo
sarà il sorriso ironico di Leopardi nelle operette morali.

Il cantico del gallo silvestre – pag. 60


Fatto nel 1824, nello stesso periodo in cui è stato scritto il dialogo tra la natura e l’irlandese
Nichilismo -> il mondo non ha senso, per il gallo l’unico obbiettivo della vita è morire, paradosso.
 Se il mondo si spegnesse non se ne accorgerebbe nessuno, ci sarebbe il nulla
Il gallo dice che la mattina è una metafora per la nascita e la giovinezza, mentre la sera è metafora per la
vecchiaia e la morte.
Il mattino è meno “pesante” perché si hanno prospettive per la giornata

Il Cantico del gallo silvestre di Leopardi è presentato come la traduzione di un antico cantico ebraico. La
vicenda ruota attorno a un gigantesco gallo selvatico che, con il suo canto, sveglia gli uomini e li invita a
prendere coscienza della realtà: la vita è piena di sofferenza e gli esseri umani sono destinati all’infelicità. Il
gallo interroga il Sole sull’esistenza della felicità, ma l’universo sembra negarla, destinato invece a sparire
nel nulla. Il sonno appare come un rimedio temporaneo, mentre l’unica vera pace sembra essere la morte.
Infine Leopardi evoca un “silenzio nudo” e una “quiete altissima” che riempiranno lo spazio dopo la fine

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dell’universo, in un quadro cupo e cosmico, dove il contrasto tra la vita effimera e l’infinito porta alla
riflessione sull’ineluttabilità della sofferenza.

Dialogo di Plotino e Porfirio


Scritto nel 1827, in questi anni scrive A Silvia
Leopardi affronta il tema del suicidio, molto legato alla sua vita.
Nel 1822 -> bruto minore -> il suicidio di Bruto è un suicidio civile e titanico -> rinnegando tutti i valori
repubblicani che sosteneva -> è titanico perché rinnegava i valori che sosteneva
Nel 1823 -> l’ultimo canto di Saffo -> all’interno delle canzoni civili-> Leopardi si ispira a una poetessa
d’amore estremamente sofferente che si è suicidata per essere stata respinta -> si diceva che saffo fosse
brutta e storpia -> Da Saffo e l’isola di Lesbo deriva l’amore saffico.
- Leopardi recupera la tradizione di Saffo, più in particolare prima di lanciarsi dalla rupe
- Il suicidio di Saffo è causato dall’esclusione, Saffo si sentiva esclusa dall’amore e dalla vita
- Il suicidio titanico è l’affermazione dell’individuo sulla natura.

È un dialogo tra due filosofi neoplatonici, siamo nella parte conclusiva.


Porfirio vuole suicidarsi, ma Plotino prova a dissuaderlo.
Plotino rappresenta la concezione Leopardiana, durante il testo si potranno notare delle contraddizioni nel
discorso di Plotino.
Leopardi usa il “;”, dove noi useremmo la “,”, così per creare delle pause.
Per quanto l’uomo si sia allontanato dal suo stato primitivo, dentro di lui è presente ancora la scintilla che
ha animato l’uomo antico da sempre, Plotino si aggrappa alla natura primitiva di Porfirio.
Plotino si aggrappa al senso dell’animo di Porfirio per dissuaderlo.
Viene detto che l’uccidersi è un atto razionale, ma il non continuare la vita è contro razionale.
Leopardi sa che una persona sapiente vive la vita in un modo stabile, ma questo modo di vivere bisogna
mantenerlo nonostante le sventure della vita e nonostante gli ostacoli che ci creiamo da soli.
Viene ribaltata la prospettiva dei canti di saffo, dove il messaggio è di mantenere la vita per non causare
ulteriore dolore a coloro che mi piangeranno.
L’animo del sapiente deve essere stoico, forte duro e rigido, nonostante ciò il suicido non deve essere un
atto di liberazione, ma …
La sapienza deve essere usata per contrastare gli ostacoli della vita, non per privarci di essa, così da non far
soffrire i miei cari, il far soffrire i parenti è da barbari (non umano) e da egoisti.

L’ultima parte è una parafrasi della ginestra.


Leopardi cerca il senso della vita, per lui sono i rapporti tra uomini il vero senso di essa

Il venditore di almanacchi
Almanacco -> una specie di calendario
Nel 1832, tra le ultime operette morali.
Dialogo tra il venditore di almanacchi e un passante.
Il tema è il passare della vita e del tempo.
Il passante rappresenta Leopardi, mentre il venditore è l’uomo comune.
Il modo di procedere del passante deriva dal metodo di Socrate, usando la maieutica.
Uno come leopardi fa fatica a fare arrivare gli uomini alla sua verità, ma poi è inutile perché loro torneranno
alla loro verità passata.
Il passante smonta le convinzioni del venditore, come il fatto che gli anni passati non sono tutti felice e
ripetibili.

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Il fatto che un uomo comune parla di Dio, vuole dire che vive in un’illusione suprema.
Non voglio rivivere il passato, ma voglio vivere una vita che non conosco, perché mi illudo che sia migliore.
 ancora la teoria del piacere.
il venditore è 20 anni che fa quel lavoro, e non vorrebbe vivere nessuno degli anni precedenti.

I CANTI
Leopardi vuole recuperare la poesia di Omero.
La raccolta poetica che Leopardi ci ha lasciato rappresenta una selezione dei suoi testi più significativi.
Prima edizione del 1831 con 23 testi, la seconda edizione del 1835 co 39 testi, poi l’edizione del 1845,
curata da Ranieri su indicazione di Leopardi con la Ginestra.
La vera poesia di Leopardi è quella degli antichi, ma oggi non è possibile perché l’uomo si è allontanato
dalla natura.
Dal punto di vista di Leopardi la poesia è una delle massime espressioni di sé stesso che l’uomo ha.
Leopardi rende la poesia molto moderna, perché l’IO Lirico, conduce la stessa poesia, rendendo la
soggettività fondamentale, l’IO lirico diventa autobiografia di Leopardi, per lui l’esperienza poetica deriva
da un ricordo, su cui può riflettere.
Leopardi rinnova la lirica anche dal punto di vista formale, lui fa “quello che vuole”, prevale l’endecasillabo
sciolto, Leopardi scrive canzoni senza vincoli dal punto di vista formale.
Nella modernità però l’IO lirico era solo considerato una piccola voce nella poesia.
Leopardi usa un criterio metrico, tematico e cronologico, per organizzare i canti, i primi 5 testi sono canzoni
civili, dove viene criticata la realtà contemporanea; poi ci sono le canzoni dei suicidi; poi ci sono gli idilli
(infinito, alla luna, il sogno e la vita solitaria) dove si tratta la poesia del vago e dell’infinito; a partire da A
silvia la grande stagione dei canti pisano recanatesi, dove si parla di poesia di pensiero caratterizzata da
un’indagine filosofica; poi ci sono le poesia sepolcrali e infine il tramonto della luna e la ginestra, che hanno
contenuti di carattere universale vita e morte.
Gli ultimi testi sono schizzi di poesie mai completate.
Leopardi all’inizio aveva una sintassi molto complessa e un registro molto alto, ma con il tempo tenderà a
semplificare. Leopardi usava termini non utilizzati rendendoli interessanti dal punto di vista poetico.

L’ultimo canto di Saffo


Una canzone dove viene affrontato il tema del suicidio.
Si rifà alla poetessa Saffo, una delle voci più importanti della letteratura classica, intorno alla poetessa vi
sono molte leggende e credenze, in questo testo parlerà Saffo, però parlo in prima persona plurale.
Si pensa che il “noi” si usi per riferirsi a Saffo, Leopardi e la sofferenza esistenziale dell’uomo.
In questa canzone e in tutti i testi di Leopardi la componente del paesaggio è molto presente.
Saffo si sente esclusa dalla natura, pensa che visto che era brutta e storta la società non la accettava, dando
la colpa alla natura, questo porterà al suicidio come unico modo di affermazione.

Non c’è uno schema metrico.


La luna sta calando, fra un po' è giorno, la natura è bellissima, c’è serenità che però viene interrotta dalla
voce di Saffo.
L’armonia della natura non ha spazio per Saffo, e lei si sente esclusa -> tema esclusione deriva dal
romanticismo.
Leopardi non è romantico, ma risente dei romanticisti del periodo in cui vive
Nelle ultime due stanza il discorso viene spostato nella soggettività di Saffo, si dice che la sua vita è
dolorosa, e questo si ricollega alla dolorosa vita d tutti gli uomini.
(cerca sta fottuta parafrasi santo dio)
Quando uno vive è ospite della vita,

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Quando saffo si avvicina alla riva e mette il piede, l’acqua si ritrae
 Tema del paesaggio
Saffo si chiede il perché della sua sofferenza, si chiede che cosa possa aver fatto da bambina che abbia
portare le parche a filare il suo filo di grigio.
I pensieri di Saffo sono legati alla fanciullezza
Saffo si getta dalla rupe, chiude dicendo che il suo prode ingegno ce l’avrà qualcun altro, ossia la morte,
Saffo non rinnega il suo ingegno.
Questo suo suicidio è un atto di coraggio

L’infinito
Scritto nel 1819
Nell’infinito la componente naturale è molto presente.
La parte lirica e soggettiva sono fuse insieme, questa danno spazio all’interiorità.
Questo è un esempio di testo con endecasillabi sciolti, perché gli lascia una grande libertà metrica.
Il concetto di infinito e tensione verso ciò che non si conosce -> romanticismo
Vi è una scelta lessicale all’insegna della semplicità.
Le enjabama tende ad andare oltre, quindi da un senso di infinito.
C’è una forte asimmetria nei versi per indicare un’esperienza al di là della normale poetica
Deittico -> pronome/aggettivo dimostrativo
Leopardi vuole superare una siepe che lo divide dall’infinito, vuole superare il limite.
In questo periodo si sta ancora illudendo che oltre i Recanati c’è qualcosa di diverso dalla sua quotidianità
Il naufragio per Leopardi è l’illusione di andare oltre il limite umano.
in questo testo Leopardi riflette sul fatto che vorrebbe perdersi nella serenità dell’infinito.

Alla luna
La luna è un elemento che ricorre molto all’interno dei testi di Leopardi.
Collegamento ultimo canto di Saffo, lei sta guardando la luna, paesaggio armonico e dolce.
Siamo in un paesaggio notturno, mondo romantico
Testo molto più malinconico
Leopardi soffre nel momento in cui compone la poesia e quando ha vissuto quest’esperienza, Leopardi è
alla ricerca di conforto da parte della luna.
Leopardi si rivolge alla natura, cerca delle illusioni.
Il paesaggio è spesso disarmonico rispetto all’io lirico.
Leopardi si rende conto che dopo un anno non è cambiato nulla, l’angoscia ce ancora e la natura è sempre
quiete.

A Silvia
Scritto nel 1827, in periodo in cui riprende in mano il discorso poetico.
I canti pisano recanatesi si possono distinguere in due parti: componente delle teorie e soggettività e
riflessione sul pensiero filosofico di Leopardi.
Silvia era Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, con questo testo Leopardi affronta il tema
delle illusioni e il fatto che la natura dono solo illusioni.
Leopardi introduce nel testo un parallelismo tra Slivia e Leopardi, ma lui è vivo al contrario di Silvia.

Nell’andamento del testo vi è una fusione della prosa e della filosofia.


L’esperienza e il ricordo di Leopardi sono caratterizzanti del testo, questo ricordo riporta Leopardi a quando
Silvia canticchiava e Leopardi la sentiva mentre studiava.

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Leopardi prova a immaginare ciò che stava pensando la ragazza, ciò con cui si illudeva, come Leopardi che
quando era ragazzo pensava a ciò che era fuori da Recanati.
Silvia = creatura della foresta, nome più musicale di Teresa.

Ci anticipa la morte stessa di Teresa, Leopardi parla del tema del suono e del fatto che il canto di Silvia era
perpetuo nel ricordo di Leopardi.
Dice che quando Silvia filava aveva la vaga idea dell’avvenire in testa.
Indiadi -> ripetizione di due aggettivi con lo stesso significato.
Consunzione -> tubercolosi
Riga 43: Il fior degli anni tuoi -> in morte a fratello Giovanni di Foscolo

Leopardi è il primo che ci parla, parla di una realtà a cui siamo tutti vicini, c’è la paura collettiva della morte
di un giovane.
Vi è anche la morte delle illusioni.

Canto notturno di un pastore errante dell’Asia


Dimensione lirica e soggettiva, ambientato durante la notte.
Il pastore rappresenta l’uomo in generale, il pastore è un riferimento spirituale/religioso, il pastore è
rappresentato come una guida, colui che ha le risposte, ma nel canto lui non ha nessuna risposta.
Il pastore è errante, perché vaga/ nomade, il pastore sbaglia, infatti rappresenta la condizione umana.
Il pastore è dell’Asia perché rispetto all’Europa e alle Americhe, l’Asia poteva rappresentare qualcosa di
esotico e poco conosciuto, soprattutto nel contesto Leopardiano.
Durante la lettura si notano tutte le domande esistenziali di Leopardi, si chiede quale sia il senso della vita, il
pastore cercherà nella luna le risposte alle sue domande.
Viene recuperato il tedio, mancanza di stimoli, sofferenza dell’uomo.
Quando la luna non risponde il pastore chiederà alle sue pecore.
Qui la luna è lontanissima, diversa da Alla Luna e L’Ultimo canto di Saffo.

C’è una personificazione della Luna, c’è un parallelismo tra il pastore e la luna, ma questo è solo apparente.
Il pastore si chiede il perché del suo vagare e anche il perché del vagare della luna.
Leopardi fa riferimento a un testo di Petrarca dove racconta di un vecchio che sta provando ad andare a
Roma a piedi.
L’andamento sintattico è fortemente paratattica, per l’accostamento di immagini e verbi.
Se per Foscolo il nulla eterno era la fine, per Leopardi il nulla corrisponde all’oblio e l’annullamento
sensoriale.
La luna è vergine perché pura, intatta (mai vista).

Leopardi parla del parto, e di come è faticoso.


Il ruolo dei genitori nella visione Leopardiana è quello di sostegno, Leopardi si chiede perché far nascere i
bambini se poi devo sostenerli nel dolore della fatica della vita.
Anadiplosi -> ripresa dell’ultima parola del verso alla fine del verso successivo -> crea continuità
Leopardi si chiede il senso dell’universo, la sua funzione. -> all’inizio della sua carriera Leopardi ha scritto un
testo astronomico
Da una prospettiva grande (universo) si va a una piccola prospettiva (vita).
Il pastore ora sposta il suo sguardo su qualcosa di fronte a lui, il gregge.

Il pastore dice che gli animali non soffrono come gli uomini, gli animali secondo il pastore dimenticano il
danno, la fatica, la percezione della morte e la percezione consapevole.

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La noia c’è solo quando ce consapevolezza.
Il giorno in cui si nasce porta dolore e sventura.

Leopardi è tornato molte volte sui suoi pensieri, lui infatti fa ipotesi e non avrà mai risposte certe.
L’unica certezza che ha è la sofferenza.

Il sabato del villaggio


Composto nel 1829, molto noto.
Struttura perfettamente dipartita, è divisa in due parti ben definite, non sono simmetriche, ma dal punto di
vista tematico c’è una parte idillica fino al verso 37.
La prima parte descrive un sabato sera che si collega alla domenica, descrive ciò che Leopardi vedeva dalla
sua finestra.
Leopardi non è il primo a descrivere un sabato sera, Foscolo lo aveva fatto prima di lui.
Leopardi si rivolge ai giovani, colore che possono ancora illudersi con il sabato sera.

Prima si parla della fanciulla, poi dell’anziana, poi del contesto, poi tutti incominciano a tornare a casa
ripensando al giorno passato.
Il falegname sta lavorando oltre orario per potersi godere il sabato tranquillo.
Quando arriverà la domenica saranno tutti tristi perché penseranno che il giorno dopo dovranno tornare a
lavorare.
La scelta di “codesta”, indica l’età in fiore presente a noi, non a quella che stava vivendo Leopardi, perché
essa è passata.

La quiete dopo la tempesta


(Fai anche l’analisi)
Scritto nel 1829.
Fa riferimento alla parte idillica, comprendendo tutta la prima strofa.
Viene descritto un borgo a Recanati dopo che la tempesta è passata.
Siamo nell’ambito semantico della quiete e della felicità nella prima strofa, causato dalla fine del
temporale.
Poi c’è il tema semantico del ritorno o ciclicità.

La seconda strofa è dipartita, la prima parte è fino al 31, questa comprende tutte le domande che possono
rappresentare il senso di sollievo derivato dalla fine della tempesta.
La seconda parte della seconda strofa è complicata sintatticamente, a contrasto con la semplicità della
prima parte.
Uscir di pena e diletto fra noi -> senso della vita
Uno dei testi di leopardi più sarcastici

Ginestra
È considerata il testamento spirituale di Leopardi.
Leopardi condensa nella Ginestra le tematiche più importanti scritte da lui.
Leopardi in questo testo ha un’idea molto alta del compito di ogni intellettuale.
Uno fra i temi più importanti della Ginestra è la proposta sulla società.
Per lui il suicidio non era un bene, e gli uomini fra loro dovrebbero aiutarsi e consolarsi, senza scappare con
la morte.
Leopardi parla della catena sociale.

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La sintassi è molto involuta, Leopardi torna alla “lingua dei morti”.
Gli uomini preferiscono le tenebre alla luce.
Tenebre -> illusione, religione
La luce -> la ragione
La ginestra è un fiorellino giallo molto delicato, molto comune, nel testo viene detto che Leopardi ha visto
questi fiorellini sulle pendici del Vesuvio.
La ginestra si accontenta sempre della sua posizione, si accontenterebbe anche dei deserti.
La ginestra si trova anche in contesto di desolazione, si fa riferimento al concetto del grande passato
dell’impero di Roma.
Leopardi parla della bella e ricca civiltà di Pompei ed Ercolano che sono diventate spazio di desolazione,
dopo l’eruzione solo la Ginestra è rimasta.
LE MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE -> termine usato dal cugino di Leopardi, era un letterato di grande
spessore, scrisse un testo molto simile a Manzoni, egli era portavoce del progresso scientifico.
La natura in ogni momento può distruggere l’uomo -> collegamento all’ islandese.

Si parla del secolo in cui vive leopardi, in seguito lo chiamerà padre.


Leopardi dice che piuttosto che valorizzare il secolo in cui vive morirebbe e si farebbe odiare da tutti.
Leopardi dice che ogni intellettuale è illuso di essere in un secolo di progresso, invece stanno partecipando
a un regresso.
Leopardi pur di non venir meno ai suoi principi, agiva anche se non era ben tollerato e di conseguenza
faceva molta fatica a pubblicare le sue opere.
Leopardi era caratterizzato da una grande integrità morale, nonostante sappia che non andava incontro ad
alcuna ricompensa.
Leopardi dice che il saggio è colui che ride guardando con distacco tutto il resto.
Invettiva nei confronti del secolo che ha la colpa di aver rinnegato la luce (=ragione), si fa riferimento al
titanismo di Leopardi, che piuttosto di non esser considerato integro delle sue convinzioni vuole morire
odiato da tutti.

Un uomo che sta male o è povero non finge di non esserlo pe conservare le apparenze, ma lascia apparire
senza vergogna sé stesso, mendicante e bisognoso di salute e ricchezza.
Leopardi mostra il comportamento di coloro che fingono la loro felicità e illudono gli altri allo stesso modo.
La natura nobile -> non finge di essere ciò che non è, ma ammette sé stessa
Il titanismo di Leopardi si trova nei versi 111-112-113
Leopardi non incolpa gli uomini della loro condizione, ma riconosce la colpa della natura, Leopardi
riconosce la condizione comune degli uomini.

Onesta intellettuale -> quando una persona è coerente con i suoi principi, quando una persona è disposta
anche a fare un passo indietro pur di riconoscere i propri errori.
Si è in grado di fare un passo indietro solo quando si conosce l’errore.

La grande consolazione è la social catena.

La quarta e quinta strofa si concentrano sull’uomo


La fragilità dell’uomo prima era rappresentato dalla formichina, poi viene rappresentata dal villanello

La ginestra si piega perché accetta la propria posizione, non solleva il capo perché si ritiene eletto, protetto
e centrale, cerca nella terra una consolazione.

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