LEOPARDI
LEOPARDI
La modernità o età moderna è un’epoca caratterizzata dalla rivoluzione scientifica e dalla critica.
Leopardi è alla ricerca del vero, lui distrugge ciò che prima era considerato vero ossia mette in discussione
tutto, ma anche i suoi ragionamenti, che sono per lui veri, vengono distrutti.
Leopardi era ateo, non era credente perché pensava che fosse una scorciatoia, infatti durante la sua intera
vita sarà sempre alla ricerca.
“Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”
Questo verso proviene da un canto molto lungo, caratteristico di questo periodo.
Si capisce l’urgenza di questa domanda dalle virgole, dalla ripetizione di parti di frase e dal “dimmi”.
Lui spera di avere le risposte, ma in realtà sa che non le avrà, visto che la luna è silenziosa.
Da questa domanda si può ipotizzare che dopo Leopardi chiederà il senso della sua esistenza/vita perché
nella sua soffre.
Leopardi scrive già che la luna è silenziosa, questo ci fa capire la sua grande modernità perché la luna
rappresenta la natura distante, quindi l’uomo è solo, in un universo indifferente dalla usa esistenza.
Leopardi cerca il fine dell’uomo o il compito, dice che il compito dell’uomo è continuare a porsi domande,
indagando la realtà.
Quindi lui è consapevole di vivere una vita senza senso, obbligata a continuare a cercarlo, un senso.
BIOGRAFIA
Nel 1798 nasce a Recanati, un piccolo borgo all’interno dello stato della chiesa.
In questo periodo nello Stato Della Chiesa c’era molta censura.
Nato in un contesto nobiliare, figlio di Conte Monaldo e Adelaide Antici, questi nobili però avevano solo il
titolo, non avevano soldi.
Madame Destale chiedeva uno svecchiamento della letteratura Italiana, lei chiedeva un’influenza
romantica.
Il padre si considerava un letterato, mentre la madre era arida/ fredda/ anaffettiva, la famiglia di Leopardi
era composta da 10 figli, di cui solo 5 arriveranno all’adolescenza.
Carlo e Paolina sono due dei fratelli a cui è molto legato, con loro vivrà un’infanzia felice e in salute, già in
questa età creava storie per i fratelli.
L’educazione Leopardiana fu affidata a precettori, però in poco tempo Leopardi supera i maestri e già a 10
anni riusciva a scrivere fluentemente in Latino e Italiano.
Leopardi abbraccerà il cattolicesimo bigotto, e avrà una formazione accademica erudita.
- Una persona erudita ha la capacità di padroneggiare le nozioni di un determinato ambito
- Una persona colta invece ha la capacità di usare le sue conoscenze a tuttotondo
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Leopardi dopo aver superato i maestri si istruirà con la biblioteca del padre (15 mila volumi), composta da
libri classici, greci e di autori contemporanei.
“studio matto e disperatissimo” -> dal 1809 al 1816 Leopardi userà la biblioteca del padre studiando tutto
ciò che poteva, Leopardi accumula una conoscenza enciclopedica, diventa Filologo dei classici.
Leopardi traduce molti autori, scrive poesie dette “puerili”.
L’anno 1815/1816 è un anno importante perché inizia a soffrire del morbo di Poot, una tubercolosi ossea,
che li causerà una gobba, molti dolori neuropatici e problemi di vista.
La visione che Leopardi avrà della vita si inclinerà con il proseguire della malattia.
Si allontanerà dai fratelli e questo peggiorerà ancor di più la sua situazione.
Nel 1816 ci saranno le “conversioni”:
- Passaggio dall’erudizione al bello -> capisce che i suoi studi precedenti li può utilizzare ad arrivare a
una sensibilità poetica che a sua volta lo può portare a diventare un grande poeta.
Leopardi leggera autori anche contemporanei, come Foscolo, e si renderà conto quanto il mondo
culturale attorno a lui sia soffocante e noioso, però in questo momento non vede una via d’uscita.
Scrive un articolo di risposta a quello di Madame Destale, allontanandosi dal romanticismo
europeo.
- Nel 1816 Leopardi crescendo romperà il rapporto con il padre, con cui cercava una complicità
contro la madre, con cui aveva un brutto rapporto. Il padre era un conservatore.
Giordani poi visiterà anche Leopardi, nel 1819 poi Leopardi tenterà la fuga, ma verrà fermato dal
padre, portandolo a maturare un grande senso di sconforto.
- Leopardi avrà la terza conversione “dal bello al vero”, Leopardi maturerà rielaborando un proprio
sistema filosofico, comprendendo che la realtà è dolore, pensa al “solido nulla” (Foscolo).
Pietro Giordani
Nel 1817 incomincia un’amicizia con Pietro Giordani, una figura importare nella lotta tra romanticisti e
classici, ponendosi dalla parte dei classici, anche se, dopo aver letto Shakespeare, si ricrederà un po’.
Giordani e Leopardi diventano molto amici e si scrivono epistolarmente, Pietro Giordani lo incoraggerà a
scrivere e a uscire, in alcune di queste lettere Leopardi descriverà la sua sofferenza, sapendo che Giordani
lo potrà capire. Pietro Giordani diventerà una figura paterna e un mentore per Leopardi.
Primo amore
Leopardi si innamorerà della cugina Gertrude, il primo suo amore, però era più grande e già promessa in
sposa, Leopardi vivrà sempre un amore Platonico, solo spirituale che non avrà mai un risvolto pratico.
Nel 1818 scrive un discorso contro il romanticismo, e incomincia a scrivere canzoni civili, in cui Leopardi
valorizza i valori civili.
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Nel 1826 va a Firenze incontra Manzoni, Leopardi verrà accolto nel salotto letterario Viessaux, qui stringerà
amicizie culturali importanti per il suo futuro, a causa del clima freddo si sposterà a Pisa, dove troverà un
clima caldo e si troverà talmente bene che incomincerà nuovamente a scrivere poesie, dette canti Pisano-
Recanatesi, tra questi vi sarà “A Silvia”, “La quiete dopo la tempesta”.
Tornerà a Recanati, però nel 1830 riesce ad andarsene grazie a una colletta fatta dai suoi amici, con cui si
trasferirà a Firenze e incomincerà anche una collaborazione con una casa editrice.
Incontrerà Antonio Ranieri, diventeranno grandi amici.
Si innamora della contessa Fanny Targioni Tozzetti, a lei verrà dedicato il ciclo di Aspasia, un insieme di
testi d’amore.
Nel 1831 verranno pubblicati i primi Canti, dedicati agli amici di toscana.
Leopardi, Ranieri e sua sorella (Paolina, stesso nome della sorella di Leopardi), vanno a vivere insieme a
Napoli, in questo stesso periodo Ranieri e Leopardi cercano un editore per pubblicare l’Opera Omnia, ossia
un insieme di tutte le opere autorizzate dall’autore, ma vengono censurati dai Borbone.
Negli ultimi anni della vita di Leopardi scriverà opere satiriche, contro gli altri artisti e i Borbone.
Circa nel 1836/1837, i tre si trasferiscono a Torre Annunziata.
Nel 1837 Leopardi muore per insufficienza respiratoria, per poco veniva seppellito in una fossa comune.
La letteratura contemporanea era molto caratterizzata dalla descrizione dell’età dell’oro per l’umanità e la
sua successiva corruzione.
Leopardi dagli scritti contemporanei capisce che gli autori del suo tempo erano caratterizzati dalla
spontaneità e dall’illusione che gli consentiva di andare avanti.
Per Leopardi è la natura che dona all’uomo l’illusione, ed è la storia e il progresso ciò che ha corrotto
l’umanità.
Entrambi i neoclassici e i romantici vedono il passato come un qualcosa che è stato idealizzato.
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Sensismo
Dal 1819 al 1823, quando Leopardi tenta la fuga, va a Roma e si allontana dalla politica e dal cattolicesimo,
si avvicinerà al sensismo, una forma di pensiero vicina all’illuminismo francese, per cui la conoscenza parte
dai sensi, che comportano la conoscenza e la coscienza, c’è una forte visione materialista e atea.
Il sensismo cambierà la visione di felicità e di ricerca del piacere, è un piacere concreto che poi si espande
anche al piacere astratto.
L’uomo è felice perché durante la sua vita rincorre ossessivamente il piacere, e quando lo raggiunge
continua a cercarlo, non è mai sazio perché la felicità è contemporanea.
Leopardi dirà che si è molto più felici prima della felicità stessa, egli dirà che l’uomo è infelice non perché ha
abbandonato uno stato di felicità eterna, ma perché l’uomo è infelice per natura.
Per Leopardi la natura non odia l’uomo, ma a lei non importa nulla di esso, questo è peggio perché con
questa teoria l’uomo non è nemmeno considerato.
La valutazione che ha Leopardi sulla civiltà non è né negativa e né positiva, secondo lui l’uomo ha capito
che alla natura non importa niente di lui e ne ha preso consapevolezza quando è cresciuto e maturato.
Leopardi dice che il periodo del Medioevo è stato il periodo principale di inconsapevolezza, solo durante
l’illuminismo e la rivoluzione scientifica l’uomo ha preso coscienza.
Il giudizio che Leopardi ha del suo tempo è molto negativo perché secondo lui la ripresa del passato
comporta anche l’incoscienza umana.
Lo studio della letteratura antica porta Leopardi ad avere una visione distaccata del mondo, incomincia a
scrivere le “operette morali”, poi quando si trasferirà a Firenze e quando conoscerà Ranieri e andrà a vivere
con lui e la sorella, avrà un’altra evoluzione.
Verso la fine della sua vita, Leopardi reinterpreta il suicidio, con un’accezione negativa.
Interpreterà il suicidio in chiave titanica, analizzano l’Ortis, dove il titano non vuole lasciarsi vivere, ma
compie il gesto del suicidio per arrivare alla propria libertà individuale.
Leopardi capisce che l’uomo per sopportare il suo destino si deve appoggiare agli altri uomini, infatti
all’uomo serve affetto per continuare a vivere.
La poetica leopardiana
Nel 1818 Leopardi scrive il discorso di un italiano intorno alla poesia romantica.
In questo periodo c’era una diatriba tra romantici e classici, si chiedeva di svecchiare la cultura italiana, ma
in risposta si diceva che la cultura italiana era perfetta così.
Leopardi scrive un articolo prendendo le distanze dal romanticismo, ma questo non verrà mai pubblicato,
anche se alcune sue stanze hanno un’influenza romantica.
Lui però rifiuta la parte romantica che si allontana dalla realtà, lui pensa che la poesia romantica si sta
avvicinando a diventare una poesia di idee, per lui la poesia deve esse corporale, materiale e fantastica.
La poesia per Leopardi è fantastica perché suscita un sentimento attraverso l’immaginazione
Leopardi in questo momento sta capendo che il piacere che può dare la poesia può essere anche
fisico, attraverso l’illusione.
Il romanticismo è la prima corrente moderna, perché prende davvero vita dalla consapevolezza di
inadeguatezza.
L’uomo quindi si rifugerà nell’interiorità per fuggire alla realtà, la poetica parlerà dell’interiorità, della
ragione.
La poesia dell’ultimo leopardi non è più sentimentale, ma sarà la fusione tra l’elemento demistificatorio,
illusorio e filosofico.
Fase più completa di poetica
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Lo zibaldone (di pensieri)
Opera monumentale di Leopardi, l’origine del termine è gastronomica, vuole dire piatto con molti elementi
che non si amalgamo.
Lo Zibaldone è stato fondamentale per ricostruire il pensiero di Leopardi.
Nel 1817 inizia la composizione dello Zibaldone -> un’opera miscellanea (opera con molti testi diversi), non
destinata alla pubblicazione, verrà pubblicata solo a fine 800’ dopo che Carducci vinse un caso contro la
famiglia di Leopardi. È un libro di schizzi e bozze con cui si potrà capire il pensiero di Leopardi, tra cui anche
alcune sue opere in prosa, come l’Infinito.
La Maggior parte degli scritti è del 1820, ma i primi non sono datati.
Lo Zibaldone è scritto in modo molto diverso dalle opere pubblicate, infatti i suoi scritti nello Zibaldone sono
“più facili”.
L’antico
Le cose antiche rendono più forti, sono più profonde e sono più sublimi.
L’idea di antico porta a un’idea indefinita, molto simile all’infinito, la vaghezza dell’antico di porta piacere
Le cose moderne non provocano questa sensazione
Esempio torre moderna e antica.
Il sublime nasce dall’indefinito dell’immensità
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Indefinito e finito
Ci sono sensazioni che piacciono solo perché sono indefinite.
C’è l’accenno alla sua poesia, l’Infinito, ce contrasto tra definito e indefinito.
Leopardi è contrario agli scritti Manzoniani, perché per lui questo non ha riferimenti con l’infinito.
Parole poetiche
Appunti che Leopardi scrive, non è un ragionamento, sono degli schizzi, visto che Leopardi scriveva i testi
scegliendo parola per parola, lo zibaldone è un serbatoio di parole.
Ricordanza e poesia
Le immagini vaghe e indefinite non vengono solo dall’immaginazione del poeta, ma vengono richiamate da
altre poesie, imitazione degli antichi.
Questa parole prese dai poeti del passato non cambiano la loro natura poetica, per Leopardi recuperare i
poeti del passato non viene preso solo lo stile, ma anche le parole, per avvicinarsi ancora di più al pensiero
del passato.
La rimembranza
Nel 1828, il ricordo è poetico perché la realtà non può esserlo.
Passi zibaldone
Il secondo passo a pagina 32-> testo in cui Leopardi descrive la madre.
Passo uno, due e tre pag. 36 -> tre testi in cronologia differente, in cui si legge il cambiamento di pensiero di
Leopardi.
Si parla della natura, dove si legge che la natura è un insieme di processi meccanici, a cui non importa nulla
dei propri figli, non perché li vuole male, ma perché è indifferente ad essa.
OPERETTE MORALI
Insieme di dialoghi a cui Leopardi lavora a partire dal 1824, parla di molte tematiche, senza l’influenza
poetica, scritta in prosa, viene descritta come una prosa “arida” dove è presente uno sguardo distaccato.
Le operette sono 24.
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Leopardi parla della storia dell’essere umano, li descrive come esseri caratterizzati sempre dà noia, gli Dei
hanno provato ad aiutare gli uomini, ma senza risultati.
Leopardi parla delle illusioni degli uomini, che lo rendono insensibile e distaccato.
Il Cantico del gallo silvestre di Leopardi è presentato come la traduzione di un antico cantico ebraico. La
vicenda ruota attorno a un gigantesco gallo selvatico che, con il suo canto, sveglia gli uomini e li invita a
prendere coscienza della realtà: la vita è piena di sofferenza e gli esseri umani sono destinati all’infelicità. Il
gallo interroga il Sole sull’esistenza della felicità, ma l’universo sembra negarla, destinato invece a sparire
nel nulla. Il sonno appare come un rimedio temporaneo, mentre l’unica vera pace sembra essere la morte.
Infine Leopardi evoca un “silenzio nudo” e una “quiete altissima” che riempiranno lo spazio dopo la fine
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dell’universo, in un quadro cupo e cosmico, dove il contrasto tra la vita effimera e l’infinito porta alla
riflessione sull’ineluttabilità della sofferenza.
Il venditore di almanacchi
Almanacco -> una specie di calendario
Nel 1832, tra le ultime operette morali.
Dialogo tra il venditore di almanacchi e un passante.
Il tema è il passare della vita e del tempo.
Il passante rappresenta Leopardi, mentre il venditore è l’uomo comune.
Il modo di procedere del passante deriva dal metodo di Socrate, usando la maieutica.
Uno come leopardi fa fatica a fare arrivare gli uomini alla sua verità, ma poi è inutile perché loro torneranno
alla loro verità passata.
Il passante smonta le convinzioni del venditore, come il fatto che gli anni passati non sono tutti felice e
ripetibili.
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Il fatto che un uomo comune parla di Dio, vuole dire che vive in un’illusione suprema.
Non voglio rivivere il passato, ma voglio vivere una vita che non conosco, perché mi illudo che sia migliore.
ancora la teoria del piacere.
il venditore è 20 anni che fa quel lavoro, e non vorrebbe vivere nessuno degli anni precedenti.
I CANTI
Leopardi vuole recuperare la poesia di Omero.
La raccolta poetica che Leopardi ci ha lasciato rappresenta una selezione dei suoi testi più significativi.
Prima edizione del 1831 con 23 testi, la seconda edizione del 1835 co 39 testi, poi l’edizione del 1845,
curata da Ranieri su indicazione di Leopardi con la Ginestra.
La vera poesia di Leopardi è quella degli antichi, ma oggi non è possibile perché l’uomo si è allontanato
dalla natura.
Dal punto di vista di Leopardi la poesia è una delle massime espressioni di sé stesso che l’uomo ha.
Leopardi rende la poesia molto moderna, perché l’IO Lirico, conduce la stessa poesia, rendendo la
soggettività fondamentale, l’IO lirico diventa autobiografia di Leopardi, per lui l’esperienza poetica deriva
da un ricordo, su cui può riflettere.
Leopardi rinnova la lirica anche dal punto di vista formale, lui fa “quello che vuole”, prevale l’endecasillabo
sciolto, Leopardi scrive canzoni senza vincoli dal punto di vista formale.
Nella modernità però l’IO lirico era solo considerato una piccola voce nella poesia.
Leopardi usa un criterio metrico, tematico e cronologico, per organizzare i canti, i primi 5 testi sono canzoni
civili, dove viene criticata la realtà contemporanea; poi ci sono le canzoni dei suicidi; poi ci sono gli idilli
(infinito, alla luna, il sogno e la vita solitaria) dove si tratta la poesia del vago e dell’infinito; a partire da A
silvia la grande stagione dei canti pisano recanatesi, dove si parla di poesia di pensiero caratterizzata da
un’indagine filosofica; poi ci sono le poesia sepolcrali e infine il tramonto della luna e la ginestra, che hanno
contenuti di carattere universale vita e morte.
Gli ultimi testi sono schizzi di poesie mai completate.
Leopardi all’inizio aveva una sintassi molto complessa e un registro molto alto, ma con il tempo tenderà a
semplificare. Leopardi usava termini non utilizzati rendendoli interessanti dal punto di vista poetico.
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Quando saffo si avvicina alla riva e mette il piede, l’acqua si ritrae
Tema del paesaggio
Saffo si chiede il perché della sua sofferenza, si chiede che cosa possa aver fatto da bambina che abbia
portare le parche a filare il suo filo di grigio.
I pensieri di Saffo sono legati alla fanciullezza
Saffo si getta dalla rupe, chiude dicendo che il suo prode ingegno ce l’avrà qualcun altro, ossia la morte,
Saffo non rinnega il suo ingegno.
Questo suo suicidio è un atto di coraggio
L’infinito
Scritto nel 1819
Nell’infinito la componente naturale è molto presente.
La parte lirica e soggettiva sono fuse insieme, questa danno spazio all’interiorità.
Questo è un esempio di testo con endecasillabi sciolti, perché gli lascia una grande libertà metrica.
Il concetto di infinito e tensione verso ciò che non si conosce -> romanticismo
Vi è una scelta lessicale all’insegna della semplicità.
Le enjabama tende ad andare oltre, quindi da un senso di infinito.
C’è una forte asimmetria nei versi per indicare un’esperienza al di là della normale poetica
Deittico -> pronome/aggettivo dimostrativo
Leopardi vuole superare una siepe che lo divide dall’infinito, vuole superare il limite.
In questo periodo si sta ancora illudendo che oltre i Recanati c’è qualcosa di diverso dalla sua quotidianità
Il naufragio per Leopardi è l’illusione di andare oltre il limite umano.
in questo testo Leopardi riflette sul fatto che vorrebbe perdersi nella serenità dell’infinito.
Alla luna
La luna è un elemento che ricorre molto all’interno dei testi di Leopardi.
Collegamento ultimo canto di Saffo, lei sta guardando la luna, paesaggio armonico e dolce.
Siamo in un paesaggio notturno, mondo romantico
Testo molto più malinconico
Leopardi soffre nel momento in cui compone la poesia e quando ha vissuto quest’esperienza, Leopardi è
alla ricerca di conforto da parte della luna.
Leopardi si rivolge alla natura, cerca delle illusioni.
Il paesaggio è spesso disarmonico rispetto all’io lirico.
Leopardi si rende conto che dopo un anno non è cambiato nulla, l’angoscia ce ancora e la natura è sempre
quiete.
A Silvia
Scritto nel 1827, in periodo in cui riprende in mano il discorso poetico.
I canti pisano recanatesi si possono distinguere in due parti: componente delle teorie e soggettività e
riflessione sul pensiero filosofico di Leopardi.
Silvia era Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, con questo testo Leopardi affronta il tema
delle illusioni e il fatto che la natura dono solo illusioni.
Leopardi introduce nel testo un parallelismo tra Slivia e Leopardi, ma lui è vivo al contrario di Silvia.
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Leopardi prova a immaginare ciò che stava pensando la ragazza, ciò con cui si illudeva, come Leopardi che
quando era ragazzo pensava a ciò che era fuori da Recanati.
Silvia = creatura della foresta, nome più musicale di Teresa.
Ci anticipa la morte stessa di Teresa, Leopardi parla del tema del suono e del fatto che il canto di Silvia era
perpetuo nel ricordo di Leopardi.
Dice che quando Silvia filava aveva la vaga idea dell’avvenire in testa.
Indiadi -> ripetizione di due aggettivi con lo stesso significato.
Consunzione -> tubercolosi
Riga 43: Il fior degli anni tuoi -> in morte a fratello Giovanni di Foscolo
Leopardi è il primo che ci parla, parla di una realtà a cui siamo tutti vicini, c’è la paura collettiva della morte
di un giovane.
Vi è anche la morte delle illusioni.
C’è una personificazione della Luna, c’è un parallelismo tra il pastore e la luna, ma questo è solo apparente.
Il pastore si chiede il perché del suo vagare e anche il perché del vagare della luna.
Leopardi fa riferimento a un testo di Petrarca dove racconta di un vecchio che sta provando ad andare a
Roma a piedi.
L’andamento sintattico è fortemente paratattica, per l’accostamento di immagini e verbi.
Se per Foscolo il nulla eterno era la fine, per Leopardi il nulla corrisponde all’oblio e l’annullamento
sensoriale.
La luna è vergine perché pura, intatta (mai vista).
Il pastore dice che gli animali non soffrono come gli uomini, gli animali secondo il pastore dimenticano il
danno, la fatica, la percezione della morte e la percezione consapevole.
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La noia c’è solo quando ce consapevolezza.
Il giorno in cui si nasce porta dolore e sventura.
Leopardi è tornato molte volte sui suoi pensieri, lui infatti fa ipotesi e non avrà mai risposte certe.
L’unica certezza che ha è la sofferenza.
Prima si parla della fanciulla, poi dell’anziana, poi del contesto, poi tutti incominciano a tornare a casa
ripensando al giorno passato.
Il falegname sta lavorando oltre orario per potersi godere il sabato tranquillo.
Quando arriverà la domenica saranno tutti tristi perché penseranno che il giorno dopo dovranno tornare a
lavorare.
La scelta di “codesta”, indica l’età in fiore presente a noi, non a quella che stava vivendo Leopardi, perché
essa è passata.
La seconda strofa è dipartita, la prima parte è fino al 31, questa comprende tutte le domande che possono
rappresentare il senso di sollievo derivato dalla fine della tempesta.
La seconda parte della seconda strofa è complicata sintatticamente, a contrasto con la semplicità della
prima parte.
Uscir di pena e diletto fra noi -> senso della vita
Uno dei testi di leopardi più sarcastici
Ginestra
È considerata il testamento spirituale di Leopardi.
Leopardi condensa nella Ginestra le tematiche più importanti scritte da lui.
Leopardi in questo testo ha un’idea molto alta del compito di ogni intellettuale.
Uno fra i temi più importanti della Ginestra è la proposta sulla società.
Per lui il suicidio non era un bene, e gli uomini fra loro dovrebbero aiutarsi e consolarsi, senza scappare con
la morte.
Leopardi parla della catena sociale.
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La sintassi è molto involuta, Leopardi torna alla “lingua dei morti”.
Gli uomini preferiscono le tenebre alla luce.
Tenebre -> illusione, religione
La luce -> la ragione
La ginestra è un fiorellino giallo molto delicato, molto comune, nel testo viene detto che Leopardi ha visto
questi fiorellini sulle pendici del Vesuvio.
La ginestra si accontenta sempre della sua posizione, si accontenterebbe anche dei deserti.
La ginestra si trova anche in contesto di desolazione, si fa riferimento al concetto del grande passato
dell’impero di Roma.
Leopardi parla della bella e ricca civiltà di Pompei ed Ercolano che sono diventate spazio di desolazione,
dopo l’eruzione solo la Ginestra è rimasta.
LE MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE -> termine usato dal cugino di Leopardi, era un letterato di grande
spessore, scrisse un testo molto simile a Manzoni, egli era portavoce del progresso scientifico.
La natura in ogni momento può distruggere l’uomo -> collegamento all’ islandese.
Un uomo che sta male o è povero non finge di non esserlo pe conservare le apparenze, ma lascia apparire
senza vergogna sé stesso, mendicante e bisognoso di salute e ricchezza.
Leopardi mostra il comportamento di coloro che fingono la loro felicità e illudono gli altri allo stesso modo.
La natura nobile -> non finge di essere ciò che non è, ma ammette sé stessa
Il titanismo di Leopardi si trova nei versi 111-112-113
Leopardi non incolpa gli uomini della loro condizione, ma riconosce la colpa della natura, Leopardi
riconosce la condizione comune degli uomini.
Onesta intellettuale -> quando una persona è coerente con i suoi principi, quando una persona è disposta
anche a fare un passo indietro pur di riconoscere i propri errori.
Si è in grado di fare un passo indietro solo quando si conosce l’errore.
La ginestra si piega perché accetta la propria posizione, non solleva il capo perché si ritiene eletto, protetto
e centrale, cerca nella terra una consolazione.
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