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Il documento descrive diverse specie di piante infestanti e loro caratteristiche, tra cui il Chenopodio bianco, la Coda di topo, l'Eliotropio selvatico, e altre. Ogni pianta è accompagnata da informazioni sul nome, la morfologia, l'habitat e l'uso culinario o medicinale. Viene evidenziata l'importanza ecologica e culturale di queste piante, nonché il loro impatto sulle coltivazioni agricole.

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Il documento descrive diverse specie di piante infestanti e loro caratteristiche, tra cui il Chenopodio bianco, la Coda di topo, l'Eliotropio selvatico, e altre. Ogni pianta è accompagnata da informazioni sul nome, la morfologia, l'habitat e l'uso culinario o medicinale. Viene evidenziata l'importanza ecologica e culturale di queste piante, nonché il loro impatto sulle coltivazioni agricole.

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flora spontanea

Chenopodio bianco o farinello comune (Chenopodium album).


Dalle parole greche khen = oca e podion = piede derivano il nome
di questa pianta e quello della famiglia cui appartiene (Cheno-
podiacee): il chenopodio, infatti, presenta foglie che nella forma
ricordano le estremita di tali uccelli. | termini “bianco”, album e
“farinello” contemplano, invece, la presenza su tutti gli organi di
microscopiche sferette bianche che, disidratandosi, assumono
aspetto di grumi di farina. La notevole adattabilita ai campi col-
tivati e la taglia ragguardevole fanno di questa specie una delle
piu diffuse e pericolose infestanti. A queste prerogative negative
si contrappongono notevoli proprieta culinarie, poiche, come nel
congenere buon Enrico, le foglie giovani rappresentano un ot-
timo surrogato dello spinacio. Specialmente nei campi siciliani
€ molto diffusa anche un’altra specie simile: il farinello rosso
(Chenopodium rubrum), il cui nome allude al colore dei fusti.
a OF Te pS 5

Coda di topo (Phieum pratense). Questa specie deve il nome o farinello comune
Chenopodio bianco
italiano alla forma dell’infiorescenza (pannocchia spiciforme),
sottile e lunga come la coda del topo. || suo nome scientifico,
coniato da Aristofane, si riferisce invece a una graminacea palu-
stre seminata per allestire prati. Tipica componente dei prati di
montagna, la coda di topo si trova solo nella pataticoltura delle
valli alpine, in particolare nell’anno successivo alla rottura del
prato per far posto alla coltivazione della solanacea. Si tratta di
una graminacea, e quindi ha fusto cavo (culmo) e nodoso; le fo-
glie hanno una guaina che avvolge il fusto, e sono dotate di una
lamina nastriforme alla sommita. Si riproduce sia tramite semi,
sia tramite gemme radicali perennanti. Il seme e strettamente
saldato all’interno del frutto (cariosside); quest’ultimo é rivesti-
to da due glume, ognuna delle quali € sormontata da un lungo
mucrone. || complesso frutto-glume costituisce una spighetta
minuscola e cornuta alla sommita. Coda di topo

' ee E
Eliotropio selvatico (Heliotropium europaeum). Ovidio ci rac-
b
conta, nelle sue Metamortosi (libro IV), la triste storia della ninfa
3
Clizia, innamorata del dio Apollo, a sua volta invaghitosi della
mortale Leucotoe. Clizia per gelosia denuncio l’amore dei due
a
al padre di Leucotoe, Orcamo, il quale puni sua figlia facendol
que-
seppellire viva. Percio Apollo non volle pit: vedere Clizia, e
meta, nutrendo si solo di lacrime e rugiada, e se-
sta vago senza
senza
guendo con lo sguardo il dio che guidava il carro del Sole,
a toccarlo. La sofferen za la porto a consumar si e a
mai riuscire
e pic-
trasformarsi in una pianta di eliotropio, i cui fiori, bianchi
e, sono
coli, riuniti su infiorescenze a forma di coda di scorpion
infatti,
sempre rivolti verso il sole. Il nome della pianta deriva,
greche hélios = sole e trepomai = mi volgo. Pa-
dalle due parole
Eliotropio selvatico
rente della ruvida borragine, che da il nome alla famiglia comune
vellutate.
(Boraginacee), |’eliotropio ha pero foglie morbide e

Jots
coltivazione

Equiseto 0 coda di cavallo (Equisetum). Simili nell’aspetto a


minuscoli alberi di Natale, queste piante prive di fiori e di semi
si moltiplicano per mezzo di spore o di tuberi e rizomi. Le spore
si formano in particolari organi claviformi posti all’estremita su-
periore di un fusto vuoto, siliceo e privo di foglie: siffatte piante
somigliano molto ai turioni d’asparago e caratterizzano la fase
riproduttiva della specie. Dopo la forma riproduttiva, effimera e
transitoria, dalla stessa radice nasce una forma vegetativa che
ha la classica forma ad albero di Natale, anch’essa priva di fo-
glie, ma con rami talmente sottili da sembrare crini di cavallo (da
cui il nome Equisetum): sono queste le piante che si trovano nei
campi di patata. In particolare due specie sono molto diffuse:
equiseto dei campi (E. arvense) ed equiseto massimo (E. tel-
mateja). Nel primo la lunghezza dei rami diminuisce procedendo
dalla base verso |’apice della pianta; andamento inverso si rileva
af)
nella seconda specie.
Equiseto 0 coda di cavallo
Falsa ortica (Lamium). Le foglie rugose rendono queste piante
simili a quelle di ortica, ma non uguali (“false”), dal momento che
non sono urticanti. Il termine Lamium viene ripreso anche nel
nome moderno della famiglia (Lamiacee), mentre la sua vecchia,
ma non desueta, denominazione, sovente e a torto snobbata, é
Labiate. Con entrambi i sostantivi si fa riferimento a caratteristi-
che dei fiori, e in particolare alla loro corolla, con i petali saldati in
labbra (Labiate), visibili alla sommita di una gola (Lamiacee). Le
piante di questo raggruppamento hanno fusto quadrangolare; le
foglie contengono oli essenziali e i fiori, riuniti in spighe fogliose,
sono ricchi di nettari per gli insetti pronubi. Nei campi di patata si
trova quasi sempre la falsa ortica reniforme (L. amp/lexicaule) e
E& meno frequentemente la falsa ortica purpurea (L. purpureum).
Zee . | nomi delle due specie si riferiscono alle foglie: reniformi nella
Falsa ortica prima, purpuree nella seconda.

Fumaria o fumosterno (Fumaria officinalis). Laspetto nebulo-


so delle foglioline grigio-verdastre giustifica il nome di questa
specie; in verita, secondo alcuni il nome ha etimo differente: c’é,
infatti, chi sostiene che il fumo a cui il nome fa riferimento é
quello che si sprigiona dal terreno quando si estirpa la pian-
ta. Sebbene appartenga alla famiglia delle Papaveracee, essa
€ completamente diversa dai papaveri, nella morfologia e nel
modo di vegetare. Caratteristici, infatti, sono i fiori, di colore rosa
€ raccolti su infiorescenze a racemo, con i quattro petali della
corolla disposti in modo irregolare. Anche il frutto @ dissimile
dalle capsule di papavero, in quanto costituito da un achenio
- globoso contenente un unico seme. La specie é molto diffusa in
F Te? tutta Italia e spesso, specialmente nei comprensori meridionali,
Fumaria o fumosterno € associata a un’altra specie dai fiori biancastri, la fumaria bian-
ca (F. capreolata).

516 |
flora spontanea

Galinsoga ispida (Galinsoga ciliata). || nome di quest’erba e un


omaggio a Martinez Galinsoga, medico e naturalista che fu at-
tivo presso la corte spagnola nel XVIII secolo; ispida e ciliata
sono termini equivalenti, e si riferiscono alla densa peluria che
ricopre le foglie e i fusti di queste piante. La specie appartiene
alla famiglia delle Composite, detta anche delle Asteracee. En-
trambi questi nomi sono attualmente usati dai botanici, anche se
il secondo, ripreso dal genere Aster, negli ultimi tempi e quello
piu diffuso; il primo é tuttavia piu caratterizzante, perche si riferi-
sce al particolare tipo di infiorescenza (capolino), che sembra un
unico fiore ma che, in realta, 6 un composito di molti fiorellini. Da
ogni fiore matura un piccolissimo frutto ad achenio che contiene
al suo interno un solo seme; |’achenio, nero e a forma di cono,
porta alla sommita un pappo di piume, derivante dalla trasfor-
mazione del calice del fiore stesso.

Giavone comune (Echinochloa crus-galli). Lorigine del nome Galinsoga ispida


italiano é@ incerta; il binomio latino, invece, deriva dalle parole
greche echino = riccio, chloe = erba, crus = zampe e galli = of
gallo, con riferimento all’infiorescenza (pannocchia digitata) che 2
ae ; Ky ave
é irta (aristata) come un riccio e ha la forma di una zampa di
gallo. Fra le graminacee estive é quella piu diffusa nei campi di
patata, in tutti gli ambienti della penisola, ed e infestante piu
dannosa nelle risaie. Come tutte le graminacee ha foglie formate
da una guaina che abbraccia il fusto e una lamina libera a forma
di nastro. Diversamente dalle altre graminacee, pero, manca di
ligula. La sua riproduzione é affidata esclusivamente al seme,
che @ racchiuso fermamente nel frutto a cariosside, il quale, a
sua volta, é@ inserito all’interno di brattee: il complesso frutto-
brattee forma una spighetta, e molte spighette costituiscono la NGS VIAN
pannocchia.
Giavone comune

Loglietto (Lolium multiflorum). Un tempo non molto lontano


questa graminacea, nota anche con il nome di Lolium italicum,
costituiva l’essenza principale dei prati lombardi che andavano
par-
sotto il nome di “marcite”, per via di un sistema di irrigazione
Nell’ambito della
ticolare, ottenuto per scorrimento superficiale.
per
famiglia delle Graminacee (= Poacee), il loglietto si distingue
la lucentezza delle foglie e per la presenza di due estroflessio-
Nella
ni (orecchiette o auricole) alla base della lamina fogliare.
tramite semi; in
forma infestante si riproduce prevalentemente
puo avvalersi anche di
natura, pero, Oocome essenza da prato,
svernare senza
gemme radicali, che consentono alla specie di
l’anno successivo
subire danni e di ricacciare dal cespo radicale
ogni frutto (ca-
a quello di nascita. Come nelle altre graminacee, '
da brattee; frutto
riosside) contiene un solo seme ed é protetto
spighette, nel genere Loglietto
e brattee formano la spighetta, e molte
Lolium, costituiscono un’infiorescenza a spiga.

po
coltivazione

Millefoglie (Achillea millefolium). || nome italiano di questa spe-


cie scaturisce dalla forma delle foglie, con la lamina suddivisa in
tanti segmenti stretti che la fanno apparire come un insieme di
piccole foglioline. La specie € conosciuta anche con il nome di
“stagnasangue”, perché in passato veniva usata per curare le
ferite, fermando le emorragie: anche il centauro Chirone, secon-
do la leggenda, la utilizzO a questo scopo, per guarire le ferite
dell’eroe Achille, al quale € dedicato il nome latino. E una spe-
cie molto radicata, oltre che nella terra, anche nelle vicissitudini
umane: impiegata come ingrediente nelle cure di bellezza, era
usata inoltre per scacciare il malocchio e come talismano con-
tro le malignita del sesso opposto. Tipica componente dei prati
permanenti, si trova come infestante della patata quasi esclusi-
vamente nelle coltivazioni delle vallate alpine, dove trova condi-
zioni ambientali ottime per la sua riproduzione.

Nappola (Xanthium). Composita vigorosa, con radice e fusto


tenaci, ha capolini ovoidali, contenenti ognuno due semi (ache-
ni), ricoperti esternamente di aculei, tramite i quali i semi si ag-
grappano ai supporti piu disparati, e in particolare al mantello
degli ovini, per essere trasportati e diffusi su vasti territori (nei
pascoli australiani questa infestante é ritenuta un vero flagello).
Pianta conosciuta da tempi remoti, era impiegata per la prepa-
razione di decotti usati per tingere i capelli di biondo: da questo
deriva il suo nome (in greco xanthos = biondo). Attualmente il
suo impiego fitoterapico riguarda |’estrazione della xantostru-
marina, sostanza tossica che perd, opportunamente dosata e
impiegata, ha proprieta antispasmodiche, diuretiche, analgesi-
che, antireumatiche, antibatteriche e antimicotiche. La specie
di nappola piu diffusa é la nappola italiana (x. italicum), ma
‘ al Centro-Sud si trova spesso anche la nappola spinosa (x.
Nappola spinosum).

Ortica minore (Urtica urens). Conosciuta e utilizzata sin dall’an-


tichita, € tanto “integrata” nella societa umana da essere con-
siderata la regina delle piante officinali. Vortica é@ sfruttata per
le sue peculiarita industriali (orevalentemente tessili), Culinarie
(preparazione di minestre e di paste) e fitoterapiche (proprieta
emostatiche, astringenti e depurative). E anche decantata nella
prosa e nella poesia di ogni tempo: dal Decameron di Boccaccio
alle tragedie di Shakespeare (The Tragedy of Coriolanus), dalle
favole di Andersen (/cigni selvatici) alle moderne canzonette,
co-
me in quella famosa di Enzo Jannacci che recita “Faceva
i palo
nella banda dell’Ortica / faceva il palo perché I’era il so
meste’”.
Si distingue da qualsiasi altra pianta per le prerogative
: = be =p urticanti,
che le sono valse il nome (dal latino urere = bruciare), dovute
Ortica minore agli
acidi contenuti in una microscopica ampolla alla base dei peli
che ne ricoprono le foglie.

518 |
flora spontanea

Pabbio (Setaria). Tra le graminacee estive il pabbio si rico-


nosce per le pannocchie setolose (da cui il nome botanico),
ovoidali o quasi cilindriche. Le setole derivano da fiori abortiti
che non riescono a fruttificare; dai fiori fertili hanno origine,
invece, frutti (cariossidi) a forma di piccolissime (lunghe poco
piu di 1 mm) gocce lisce e lucide. Come le altre graminacee,
le foglie hanno una parte basale che inguaina il fusto, e una
lamina terminale nastriforme e lanceolata. Le piantine giovani
hanno fusto compresso e in parte adagiato sul terreno; da
adulti i fusti sono ginocchiati alla base ed eretti nel tratto ter-
minale. Come infestanti si trovano frequentemente tre specie
di pabbio: il pabbio comune (Setaria viridis), il pabbio rossa-
stro (Setaria glauca) e il pabbio verticillato (Setaria verticil-
lata). \| primo ha setole giallastre, il secondo setole rossastre,
il terzo cariossidi e setole inserite a ciuffetti (verticillati) sulla
pannocchia.

Poligono convolvolo (Polygonum convolvulus = Fallopia con-


volvulus). Sul fusto di questa specie vi sono nodi evidenti; esso
é volubile e si avvolge a qualsiasi supporto, morto o vivo, come
le piante di patata, che imbriglia in una fitta rete asfissiante:
queste caratteristiche sono valse alla specie il nome comune
italiano (dal greco polys = molti e gony = ginocchi, nodi) e l’ag-
gettivo specifico latino (da convolvere = avvolgere). Il termine
Fallopia, invece, riprende il nome di un naturalista italiano del
XVI secolo (Gabriele Falloppio), al quale la pianta é dedicata. Le
foglie hanno un picciolo pronunciato e una lamina cuoriforme.
| fiori sono minuscoli, riuniti in spighe fogliose che si trovano
alla sommita dei rami. La specie si riproduce solo tramite semi;
questi ultimi sono neri e un po’ rugosi, hanno forma di dardo
con tre facce, e sono lunghi poco pit di 2 mm. Negli stadi gio-
vanili il poligono convolvolo viene spesso confuso con il comu-
ne vilucchio.

Poligono degli uccellini (Po/ygonum aviculare). || fusto di que-


sta specie, come quello del poligono convolvolo, é nodoso. La
presenza di nodi caratterizza infatti un’intera famiglia di piante,
le Poligonacee, a cui appartengono le suddette specie e quella
rap-
descritta a seguire. II riferimento agli uccellini (aviculare) si
ione che i volatili hanno per i suoi
porta alla spiccata predilez
hanno fusti adagiati in parte sul terreno,
semi. Le piante adulte
an-
con rami che formano a volte lunghe catene nodose, giustific
con cui questa infestant e € conosciu ta,
do l’altro nome comune
molto pic-
centonodi. Le foglie del poligono degli uccellini sono
a. | fiorellini
cole, hanno picciolo assai corto e lamina lanceolat
ognuno un
sono minuscoli, di colore bianco o rosa, e maturano
di punta di freccia, tramite il quale la Poligono degli uccellini
piccolissimo seme, a forma
specie si riproduce.

Hig
coltivazione

Poligono nodoso (Polygonum lapathifolium). In questo caso la


nodosita del fusto, gia segnalata per le due specie congener!
appena illustrate, viene ribadita e rafforzata di significato dal
termine “nodoso”; |’aggettivo latino /apathifolium sottolinea,
invece, la similitudine morfologica fra le foglie di questo poligo-
no e quelle di un’altra poligonacea: il lapazio. Le piante adulte
hanno portamento eretto. Le foglie hanno forma simile a quel-
le del poligono degli uccellini, ma sono piu grandi e con una
macchia scura a forma di V al centro della lamina. Come gli altri
poligoni, la pianta si moltiplica solo per mezzo di semi. Questi
ultimi sono scuri, compressi, tondeggianti e discoidali, con le
due facce concave. Quest’ultima caratteristica dei semi serve
per distinguere questa specie da un’altra morfologicamente si-
mile, la persicaria (Polygonum persicaria), che ha semi della
stessa forma complessiva, ma con le due facce convesse.

Pomidorella o erba morella (So/anum nigrum). Tra le infestanti


qui descritte la pomidorella € una delle piu dannose, in quanto
fisiologicamente molto simile alla patata, con la quale ha in
comune la famiglia (Solanacee) e il genere botanico (Solanum).
Per questo motivo, e per una spiccata tendenza dell’infestante
a nascere in un lungo periodo di tempo tra la fine della prima-
vera e l’estate, la specie é di difficile controllo, anche con mez-
zi chimici. Il nome latino, del genere e della famiglia, ne rimarca
le proprieta medicinali, dovute a molti composti, fra i quali la
solanina: tendenzialmente velenosa, questa sostanza puod ri-
sultare benefica se ben dosata e impiegata (il nome di queste
piante deriva, infatti, dal latino solamen = sollievo). Il termine
nigrum, associabile a “morella”, si riferisce al colore nero delle
bacche, le quali, tranne che per il colore e le dimensioni ridotte,
sono simili a quelle del pomodoro.

Ravanello selvatico (Raphanus raphanistrum). |nomi di questa


crocifera ci vengono direttamente dal mondo romano: Plinio la
descrive spesso, e ne rivela le proprieta culinarie e afrodisia-
che. Ma gia gli Egizi dei faraoni e Democrito ne decantavano
le virtu; anche nel mondo cinese antico il ravanello selvatico
aveva importanza come alimento, soprattutto per le sue virtu
terapeutiche. Le piante adulte, dal tipico odore di rapa, hanno
notevole stazza, con radice grossa e fibrosa, fusto robusto,
e
foglie dalla lamina profondamente incisa, con nervature
evi-
denti. | fiori sono costituiti ognuno da quattro petali disposti
a croce (da qui il nome della famiglia); sono generalmente
di
colore bianco e venati di violaceo: alcune sottospecie,
pero,
hanno fiori gialli o violacei. | frutti sono cilindrici-allungati,
e si
‘a presentano come un festone di salsiccia, ovvero
con stroz-
Ravanello selvatico zature delimitanti dei segmenti che contengono
ognuno un
seme.

920
flora spontanea

Renaiola comune (Spergula arvensis). E una pianta minuta e


con rami prostrati che si allungano in tutte le direzioni, tanto da
dare |’impressione che la pianta intera sia sparsa sul terreno; é
questo, forse, il significato del suo nome latino (da spergere =
spargere qua e la). D’altro canto, la sua preferenza per i terreni
sabbiosi si evince dal nome italiano. Rara in Italia, € molto te-
muta come infestante nei seminativi del Centro-Nord europeo,
dove é conosciuta e coltivata da tempi remoti. | suoi semi sono
stati rivenuti nello stomaco di una mummia (l’uomo di Tollund)
risalente al 350 a.C., ritrovata una sessantina di anni fa in una
torbiera danese. | fiorellini sono costituiti ognuno da cinque
petali bianchi che, come in molte altre piante appartenenti alla
stessa famiglia (Cariofillacee), sono disposti a formare piccole
stelle. |semi sono piccolissimi, simili a piccole lenticchie scure,
e sono contenuti in capsule coronate alla sommita.

Renaiola comune
Scagliola (Phalaris). || nome “scagliola” riunisce un insieme di
specie graminacee con piccoli frutti (cariossidi), racchiusi tra
due lucide scagliette erbacee (glumette) che hanno ispirato
il nome di queste piante, coniato nel | secolo a.C. da Plinio
il Vecchio (da phalaros = lucente). Oltre che dalle glumette,
le cariossidi sono avvolte da due glume e sono riunite in in-
fruttescenze (pannocchie spiciformi) ovoidali o cilindriche.
Nei campi di patata dell’ltalia centro-meridionale si trovano
spontanee tre specie: la scagliola cangiante (Phalaris bra-
chystachys), la scagliola minore (Phalaris minor) e la sca-
gliola sterile (Phalaris paradoxa). || nome della prima si riferi-
sce alla corta spiga e alle glumette particolarmente cangianti;
la seconda é cosi detta per le sue cariossidi (minor rispetto a
quelle delle altre due); la terza, che é la piu diffusa, e strana
<5 >
(paradoxa) perché presenta glume con reste apicali, assenti
Scagliola
nelle altre specie.

Senape selvatica (Sinapis arvensis). Molto simile di aspetto


al ravanello selvatico, la senape selvatica, appartenente alla
medesima famiglia (Crucifere), differisce da esso per il colore
dei fiori, sempre gialli, e per le foglie, meno incise di quelle
rava-
dell’altra specie. Anche i frutti sono diversi da quelli del
sono
nello, essendo privi di strozzature. | semi, globosi e scuri,
inseriti su una membrana ialina (replo) avvolta da due brattee
liberi di
coriacee, che si separano a maturita lasciando i semi
senape selvatica , come il ravanell o, e
cadere sul terreno. La
sin dai tempi antichi e fino a pochi
stata utilizzata in cucina
rionali.
anni fa, quando si trovava comunemente nei mercati
italiana, e al Centro- Sud convive
E diffusa in tutta la penisola
la senape asl J
nelle coltivazioni di patata con una specie simile,
denomin ata perché presenta semi Senape selvatica
bianca (Sinapis alba), cosi
generalmente di colore chiaro.

Daa
coltivazione

Sorghetta o melghetta (Sorghum halepense). Nella pataticoltura


settentrionale, specialmente dove la coltivazione della solanacea
viene ripetuta per piu anni sullo stesso appezzamento, oO dove
segue una coltura di mais, si trova di frequente questa grami-
nacea spontanea. E molto persistente, perché ha la possibilita
di riprodursi sia tramite semi sia per via vegetativa, per mezzo
di rizomi sotterranei: nel primo caso invade l’appezzamento in
modo uniforme; nel secondo crea delle chiazze di infestazione
folte e circoscritte. Si tratta di piante che in passato erano spesso
impiegate come foraggio, e che, particolarmente su terreni ben
concimati, sono molto lussureggianti, con fusti tenaci e foglie na-
striformi verdi, con una vistosa striscia chiara centrale. | semi, che
come in tutte le graminacee sono saldamente racchiusi all’interno
di cariossidi (frutti), derivano da fiorellini privi di petali veri e propri,
e riuniti su ampie pannocchie poste all’estremita dei rami.

Spinaciastra comune (Emex spinosa). || nome latino di questa


pianta si riferisce alla sua collocazione botanica, tolta (ex) dal
gruppo dei romici e identificata con genere a parte (= Emex). L’ag-
gettivo latino e il nome comune italiano si riferiscono, invece, alla
spinosita dei frutti. Questi ultimi, riuniti in folti glomeruli lungo i
rami, racchiudono fermamente i semi al loro interno e derivano
da fiori poco appariscenti, tipici anche delle altre piante apparte-
nenti alla stessa famiglia, le Poligonacee. Il nome della famiglia,
gia menzionato nella descrizione dei poligoni, mette in rilievo la
nodosita dei rami degli individui adulti. Il fusto e i rami sono di
colore verde chiaro, striato di rosso, e spesso sono adagiati sul
terreno. Le foglie hanno picciolo lungo e lamina a forma di punta
di lancia. Si tratta di una specie tipica delle zone mediterranee, e
yc é 27
in Italia si trova nelle regioni meridionali, soprattutto lungo i litorali
e nelle zone piu aride.
Spinaciastra comune
Stramonio comune (Datura stramonium). Come l’erba morella e
la patata stessa, appartiene alla famiglia delle Solanacee, e percio
contiene alcaloidi che la rendono una delle piante piu. velenose
dello scenario floristico mondiale. In particolare, le sue proprie-
ta narcotiche e ipnotiche sono note sin dall’antichita, ed erano
Sfruttate specialmente dagli indigeni americani durante i loro riti
iniziatici; la specie é infatti originaria dell’America centrale e fu
importata nel Vecchio continente dopo la Spedizione di Colom-
bo come essenza ornamentale, poi diffusasi in tutta Europa e
Asia. Anche in Italia sono riconosciute queste sue peculiarita:
lo testimoniano alcuni nomi dialettali (erba del diavol), alcuni dei
quali ne sottolineano anche l’odore sgradevole di topo (erba ratti
in Liguria, erba topisera in Piemonte, caca puzza fetente e
Ae fetusa
NEA Se ; in Campania). Essa, pero, @ nota anche per i suoi bei fiori imbuti-
Stramonio comune formi (tromba dal giudezz in Emilia) e per i suoi frutti spinosi (noce
spinosa in Toscana e pomo spinoso nel Veneto)

522 |
flora spontanea

Vilucchio comune (Convolvulus arvensis). Sfrontato e invaden-


te é il vilucchio, per quel suo intrufolarsi fra la vegetazione delle
altre piante, grazie alle foglie a forma di punta di lancia che ne
agevolano l’intrusione e al fusto volubile che, con le sue spire,
avvolge qualsiasi altra pianta, invischiandola fin quasi a soffo-
carla. II vilucchio € munito di apparato radicale rizomatoso, tra-
mite il quale si riproduce; un ulteriore metodo di riproduzione é
affidato a grossi semi (3 mm), scuri e rugosi. Questi ultimi sono
contenuti in capsule globose e appuntite derivanti dalla matura-
zione di fiori imbutiformi (le campanelle), spesso decantati dai
poeti: “Primavera vien danzando / vien danzando alla tua porta.
/ Sai tu dirmi che ti porta? / Ghirlandette di farfalle, / campanelle
di vilucchio / quali azzurre, quali gialle; / e poi rose a fasci e a
mucchi” (Angiolo Silvio Novaro).

Visnaga maggiore (Ammi majus). La pianta adulta assume la


classica struttura delle Ombrellifere (0 Apiacee), cosi chiama-
te perché formano infiorescenze tipo ombrelle, con molti raggi
di uguale lunghezza, che partono tutte dallo stesso punto alla
sommita dei rami. All’estremita superiore di ogni raggio origina-
no altri raggi piu corti che portano in cima fiorellini biancastri. |
fiori si trasformano in piccoli frutti (mericarpi) accoppiati (diache-
ni), contenenti ognuno un seme. La visnaga predilige le stazioni
aride e sabbiose: il suo nome scientifico, infatti, deriva dal latino
ammos = sabbia. II fusto é robusto e tenace, le foglie sono simili
nella forma a quelle del sedano, e percid la specie € conosciuta
anche con il nome volgare di “sedano” o “prezzemolo selvati-
co”. La sua distribuzione geografica interessa le regioni italia-
ne centro-meridionali, con una maggiore frequenza nei campi
di patata primaticcia, dalla Sicilia alla Puglia, passando per la
Campania.

Zigolo infestante (Cyperus rotundus). Simile di aspetto com-


plessivo a una graminacea, in realta questa specie appartiene
alla famiglia delle Ciperacee, caratterizzata da piante con fu-
sto pieno e generalmente a sezione triangolare, differenti dal-
le graminacee, che invece hanno fusto vuoto e con sezione
circolare. Predilige le zone umide, come il congenere papiro
-
(Cyperus papyrus). Si trova piu’ spesso nei terreni alluviona
pud sviluppa re facilmen te i tuberetti e i rizo-
li sciolti, dove
nelle
mi radicali tramite i quali si riproduce, dal momento che
he italiane difficilm ente la pianta riesce a
condizioni climatic
germinab ile. Questo tipo di riproduz ione porta
maturare seme
di
a una diffusione a chiazze 0, come si suol dire, a macchia
re dai margini dell’ap pezzame nto per poi
leopardo, a comincia
puo inte-
penetrare piu in profondita, e nei casi piu gravi l’erba
come accade in alcune localita pugliesi
ressare tutto il campo,
e campane.

1523
coltivazione

Gestione delle malerbe

Evoluzione delle tecniche colturali


Interventi erbicidi
La tecnica colturale adottata nei confronti di questa coltura parti-
Per il diserbo della patata si rendono colarmente sensibile alla competizione delle malerbe si € ulterior-
necessari numerosi interventi erbicidi mente affinata nel corso degli ultimi anni, prevedendo una semina
a causa della limitata competitivita anticipata e una maggiore distanza tra le file per migliorare la pez-
della coltura e della recrudescenza zatura dei tuberi e anche il controllo delle malerbe stesse.
delle infestazioni di graminacee Il contenimento delle infestanti deve essere integrato da misure
e dicotiledoni. Si inizia dall’assolcatura agronomiche di carattere preventivo, come una rotazione alme-
autunnale e si continua con no quadriennale che preveda preferibilmente la coltivazione del
applicazioni di pre-semina di glifosate, frumento in precessione, oltre a escludere le altre solanacee. Non
intervenendo poi in post-semina sono da trascurare inoltre le fertilizzazioni organiche, o in alterna-
0 post-rincalzatura con prodotti tiva coltivazioni da sovescio, insieme a un’equilibrata concima-
residuali a base di pendimetalin, zione minerale.
flufenacet, metazaclior e del pili recente La preparazione anticipata del terreno nell’autunno precedente
clomazone, addizionati di metribuzin € necessaria per le particolari esigenze relative alla struttura del
e aclonifen. La serie dei trattamenti suolo; la minuziosa sistemazione dei terreni al fine di favorire il
in post-emergenza va poi completata deflusso delle acque in eccesso é ugualmente indispensabile per
con applicazioni singole o frazionate gettare le basi di un’ottimale coltivazione. Nei terreni argillosi, in
di metribuzin in miscela con i numerosi particolare, |’aratura estiva non pud essere abbandonata nell’in-
graminicidi fogliari 0, pil efficacemente tento di ridurre i costi di gestione.
ancora, con il pil completo rimsulfuron Determinante risulta |’eliminazione chimica delle malerbe dal letto
di semina con il ricorso ad applicazioni di devitalizzanti sistemici
come glifosate.
La lentezza con la quale la coltura compie le prime fasi vegetative
€ quindi raggiunge la piena copertura del terreno é uno dei princi-
pali motivi per cui si deve instaurare una corretta tecnica colturale

co panel ne

Intervento di diserbo chimico

Intervento di rincalzatura meccanica effettuata


a 90 cm di interfila

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