patata in Abruzzo
Conclusioni
Tirando le somme si puo affermare che la pataticoltura abruzzese
manifesta elementi di debolezza individuabili in costi di produzio-
ne talora elevati, soprattutto per la totale dipendenza dall’este-
ro per l’approvvigionamento del seme, estrema polverizzazione
fondiaria, e ancora modesta aggregazione (che rende le azien-
de scarsamente competitive sui mercati, soprattutto rispetto a
quanto richiesto dalla GDO). Per contro, si opera in un ambiente
altamente vocato, ancora salubre, situato lontano da grandi inse-
diamenti urbani e industriali, che consente di coniugare in manie-
ra ottimale la qualita con la salvaguardia dell’agro-ecosistema. E,
pero, solo nella valorizzazione del prodotto finito che potra essere
vinta la sfida della concorrenza estera (francese in particolare) e
del mercato globalizzato.
Infine, € significativo concludere con quanto si legge nell’epilogo
alle /struzioni per la coltivazione delle patate pubblicate, come si é
detto, dalla Reale societa economica dell’Aquila nel 1817 presso
la tipografia Rietelliana: “questa pianta adunque da un salubre e
vigoroso alimento agli uomini, ed agli animali; é la piu feconda di
tutte; esige di poco apparecchio per rendersi adattata al cibo; esi-
ge di poche cure e fatiche agrarie sia prima della semina sia nella —
carriera della sua vegetazione, sia questa gia terminata. Cresce Confezioni pronte per essere inviate
egualmente bene sotto climi freddi, temperati e caldi; e percio alla GDO
sembra fedele, invisibile compagna dell’uomo, ed uno dei doni
piu: benefici della Provvidenza a lui reso abitante, e disperso per Tipiche confezioni di patate per il consumo.
tutto il Globo”. ll colore, spesso, identifica anche
la destinazione d’uso
‘385
paesaggio
Patata in Emilia-Romagna
Introduzione
La patata fu introdotta a Bologna nel 1657 dallo studioso Giacin-
to Ambrosini, che la coltivd nell’orto botanico della citta per stu-
diarne le caratteristiche morfologiche e le proprieta salutistiche.
Inizialmente la sua coltivazione incontro una certa resistenza, in
quanto gli agricoltori ne ritenevano difficile l’introduzione nell’ordi-
namento colturale allora maggiormente diffuso, basato su canapa
e cereali. Tra l’altro, all’epoca, erano anche molto diffusi i pregiu-
dizi provenienti dalla cultura francese che riteneva le patate un
cibo malsano, apportatore addirittura di lebbra.
Cenni storici
Il pi. tenace assertore della coltivazione della patata a scopo uti-
litario fu Pietro Maria Bignami, agronomo e proprietario di fondi
rustici nel Bolognese. Dopo alcuni anni di esperienze, nel 1733
egli presento ai signori dell’Assonteria d’Abbondanza (struttura
annonaria dell’Antico governo di Bologna) i risultati delle sue at-
tivita di campo, attraverso un opuscolo dal titolo Le patate, sud-
diviso in cinque capitoli (“Cosa sia la patata”, “Dove allignano”,
“Coltivazione”, “Usi”, “Dove si coltivano”). La possibilita di colti-
vare le patate nel Bolognese fu successivamente confermata dal
docente di storia naturale Monti e dal botanico Brunelli, ai quali
l’Assonteria d’Abbondanza si era rivolta per un parere scientifico
sull’argomento.
Ad ogni modo, inizialmente la patata nell’alimentazione umana
tardo ad affermarsi, mentre comincio a trovare ben presto un’am-
Attacco larvale di dorifora Foto R. Angelini
patata in Emilia-Romagna
pia diffusione come alimento per il bestiame, cosi come riportato
nel trattato dell’abate bolognese Giovanni Antonio Pedevilla, nei
Principi di agricoltura ad uso della gioventu (1789), nel capitolo
“De’ prati, pasture e foraggi”. All’inizio dell’Ottocento l’illustre
agronomo bolognese Filippo Re, negli Elementi ai agricoltura,
descrivendo |’agricoltura emiliana tra Bologna e Reggio, parlava
anche delle patate, classificandole tra le piante foraggere.
Nel 1817 lo stesso Filippo Re pubblico il Saggio sulla coltivazione
e su gli usi del pomo di terra, in cui, dopo aver ripercorso la storia
del tubero attraverso le esperienze di agronomi, botanici e scien-
ziati che in precedenza ne avevano sperimentato l’uso e la col-
tivazione, descriveva i primi tentativi di conservazione dei tuberi
durante l’inverno (“... deponendoli in ambienti asciutti, avvolti con
strati di foglie secche o fieno oppure paglia”) e dava indicazio-
ni sull’uso della patata nella panificazione e sull’utilizzazione dei
tuberi nell’alimentazione per il bestiame, oltre a fornire una tratta-
zione completa e molto dettagliata delle agrotecniche necessarie
per la coltivazione della patata in Italia.
In quegli anni anche Giovanni Francesco Contri, successore di
Filippo Re alla cattedra di agricoltura dell’Universita di Bologna,
scrisse la sua /struzione agli agricoltori della Provincia di Bologna
sul coltivamento e gli usi de’ pomi di terra, a seguito della Circola-
re del cardinale Carlo Opizzoni, emanata per promuovere e diffon-
dere la coltivazione delle patate tra i contadini, soprattutto nelle
zone di montagna dove frequente era la scarsita di cibo. Nel suo
opuscolo, il Contri evidenziava che lo sviluppo della coltivazione
della patata avrebbe portato un grosso vantaggio alla provincia
bolognese, rendendola indipendente dall’obbligo di approwvigio-
narsi di cibo dagli altri stati, con cid riconoscendo a questa so-
]387
paesaggio
lanacea un importante ruolo come alimento, soprattutto in anni
di carestie, insieme ai due cereali allora piu ampiamente diffusi,
frumento e granoturco. Nel testo intitolato Delle varieta dei pomi
di terra, il Contri descrisse, inoltre, alcune varieta di patata colti-
vate all’epoca, tra cui le pil. conosciute erano la Grossa bianca, la
Rossa lunga, la Gialla di scorza tendente al nero, soffermandosi
anche sugli aspetti agronomici e sulle principali pratiche coltura-
li (scelta del terreno, concimazione, rotazioni, piantagione, lavori
dopo la nascita, raccolta, conservazione). Non mancavano, infine,
informazioni sull’uso dei tuberi, basate anche su alcuni “esperi-
menti”, condotti dallo stesso Contri, sulla possibilita di utilizzare
la farina di patate per la panificazione, con precisi confronti sulla
qualita della fecola e dell’amido rispetto alla farina di frumento,
relativamente alle perdite di peso, al contenuto in acqua ecc.
Importanza economica della patata in Emilia-Romagna
Dalla meta dell’Ottocento, superate in buona parte le resistenze
verso la patata, la situazione muto radicalmente e la coltivazio-
ne di questa pianta subi un incremento notevole nella provincia
di Bologna, raggiungendo, in questo periodo, circa 1000 ha. Nel
1866 il Berti-Pichat, nella sua opera /stituzioni scientifiche e tec-
niche ossia Corso teorico e pratico di agricoltura, riassumendo
le vicende relative all’introduzione e alla diffusione delle patate,
sottolineava l’insegnamento, giunto piu volte durante gli anni di
Carestia, di non trascurare tale coltura.
Foto R. Angelini
patata in Emilia-Romagna
Nel corso dell’Ottocento, pertanto, le patate si affermarono in ma-
niera stabile nel territorio bolognese, come comprovano anche i
dati produttivi di quegli anni, a partire dal periodo 1851-60, in cui
furono registrate produzioni di oltre 25.000 gq, che superarono gli
80.000 nel quinquennio 1870-74 e oltrepassarono i 100.000 nel
1883. Il Bignardi, nella sua /ntroduzione della patata nel bologne-
se (1965), rievoco la storia dell’introduzione della patata in Italia e
nella citta di Bologna attraverso la citazione di vari personaggi che,
a partire dalla fine del Cinquecento e fino agli inizi dell’Ottocento,
cercarono con tenacia e determinazione di promuovere e inserire la
coltivazione delle patate negli ordinamenti colturali, all’epoca basati
prevalentemente sui cereali e su colture da fibra come la canapa.
All’inizio del Novecento, in particolare durante gli anni della Prima
guerra mondiale, nella provincia di Bologna la produzione di pa-
tata raggiunse i 160.000 q e super i 430.000 q nel 1931 su una
superficie coltivata di circa 4900 ha, concentrati soprattutto nei
comuni di San Lazzaro, Ozzano e Castel San Pietro (area pede-
collinare) e nei comuni di Castenaso, Budrio, Granarolo, Medici-
na, Molinella e San Giovanni in Persiceto (piena pianura).
Dalla fine degli anni Trenta e fino alla conclusione della Seconda
guerra mondiale si registro il maggiore incremento della coltiva-
zione della patata nel Bolognese, anche a causa della crescente
richiesta di cibo da parte delle popolazioni rurali e urbane, ma fu
durante gli anni Cinquanta che la coltura subi una profonda evo-
luzione, frutto dell’introduzione di grosse innovazioni nel settore
agronomico e in quello tecnico-meccanico. Nella stessa epoca
incomincid a diffondersi l’uso di tuberi-seme certificati provenienti
dall’estero (soprattutto dall’Olanda), che si affiancarono ai mate-
riali di propagazione cosiddetti “uso seme” prodotti in piccoli are-
ali dell’Appennino bolognese.
Negli anni Settanta anche in Emilia-Romagna si registro un drasti-
co ridimensionamento delle superfici coltivate a patata, passate
dai 14.500 ha del 1964 ai 9500 ha del 1974, con una produzione
pro-
di circa 2,2 milioni di quintali di tuberi, dei quali quasi la meta
dotti nella provincia di Bologna (fonte ISTAT).
prin-
In quegli anni si potevano distinguere, nel Bolognese, due
dell’ep oca di maturaz ione:
cipali tipologie produttive, a seconda
a nei
una precoce (circa il 15% della produzione totale), ottenut
aso, Idice, e
comuni pedecollinari di San Lazzaro, Ozzano, Casten
Castel
una piu tardiva, tipica dei comuni di Budrio, Pieve di Cento,
a nord della via Emilia e in
D’Argile e altri, localizzati comunque
pennino , poi (soprat tutto nei
parte a ridosso della stessa. Sull’Ap
Montan o, Tole, Monghi doro,
comuni di Castel d’Aiano, Gaggio
una patata dal
Loiano, Pianoro e San Benedetto), si produceva
Le varieta piu coltivat e erano:
gusto particolare molto apprezzato.
ec e, sopratt utto, Primura .
Majestic, Bintje, Bea, Jaerla, Kenneb
cializ zata preval enteme n-
La produzione di Bologna era commer
al consum o fresco. La
te in Italia e destinata quasi totalmente
389
paesaggio
collocazione sul mercato aweniva principalmente attraverso la
cessione dei tuberi a operatori commerciali privati o tramite il
conferimento a organismi associativi. Tra questi, nei primi anni
Settanta assunsero particolare rilievo le cooperative, le quali ri-
uscirono a sviluppare un sistema di gestione delle patate molto
efficiente (basato sulla lunga conservazione dei tuberi), finalizzato
a una graduale immissione del prodotto sul mercato per limitare
la caduta dei prezzi nei periodi di maggiore offerta. Fu in que-
sti anni che nacquero la Cooperativa produttori patate (1970) e
la Cooperativa produttori ortofrutticoli di Altedo (CORAM), che
svilupparono un efficientissimo servizio di stoccaggio, utilizzan-
do impianti frigoriferi e anche un impianto di surgelazione per la
conservazione di prodotto trasformato. Le due cooperative arri-
varono a controllare, in poco tempo, circa il 40% della produzione
pataticola bolognese.
Nello stesso periodo venne istituita la Borsa patate di Bologna,
cui venne assegnato il compito di formulare il prezzo piu attendi-
bile del prodotto, sulla base dell’incontro tra domanda e offerta.
La posizione di dominanza della provincia di Bologna a livello
regionale nel comparto pataticolo era dovuta sia all’innata vo-
cazione produttiva delle aree coltivate, sia alla presenza di una
moderna ed efficace rete di strutture per la commercializzazione,
sia alla presenza di una competente classe imprenditoriale privata
e di cooperative assai qualificate. Tra la fine degli anni Settanta e
linizio degli anni Ottanta furono fondate le prime Associazioni di
produttori pataticoli (ASSOPA e ASSPE), che hanno significati-
vamente contribuito a sviluppare il concetto di imprenditorialita
e di economia di sistema in questo comparto fino ad arrivare a
Campi prova per il diserbo della patata
a Medicina (BO) Foto R. Angelini
patata in Emilia-Romagna
sottoscrivere, nel 1982, il primo accordo interprofessionale delle
patate.
Negli anni Ottanta, sull’Appennino tra Castel d’Aiano e Tole, inizio
a diffondersi anche la moltiplicazione dei tuberi-seme, con l’isti-
tuzione delle zone chiuse necessarie per il controllo sanitario dei
tuberi prodotti. Quasi contemporaneamente, nel 1981, fu fondato
a Budrio il [Link]. (Centro di documentazione della patata), con lo
scopo di diffondere la cultura di questa pianta. Tra le altre attivita,
il [Link]. cura, ancora oggi, la pubblicazione del “Gazzettino della
patata”, periodico specializzato, con ampia diffusione tra gli ope-
ratori del settore.
Nel 1996 é stato costituito, su iniziativa della regione Emilia-Ro-
magna, |’Osservatorio economico sulla patata, coordinato dal
[Link]., con il compito di rilevare l’andamento dei prezzi e lo stato
delle colture, a livello nazionale e internazionale, e di divulgarli set-
timanalmente agli operatori commerciali e agli addetti del com-
parto. Grazie alle esperienze di promozione e valorizzazione dei
prodotti tipici maturate durante gli anni Settanta e Ottanta con il
marchio “Patata Nostrana”, era intanto nato, nel 1992, il Consor-
zio per la patata tipica di Bologna, che si doto ben presto di un
“Disciplinare di produzione e di commercializzazione” con il quale
riusci ad affermare il concetto di lotta integrata per la produzione
di campo e |’utilizzo della tecnica di conservazione mediante |’au-
silio delle basse temperature in sostituzione dei trattamenti chimi-
ci/fisici con antigermoglianti.
L’evoluzione dei sistemi di confezionamento, con |’uso sempre
piu. frequente di contenitori di piccole dimensioni (2-2,5 kg e an-
che meno), ha determinato poi un notevole miglioramento qualita-
Foto R. Angelini
paesaggio
tivo del prodotto, ma ha anche comportato un impegno notevole
- riguardo ai materiali utilizzati per le confezioni, sempre piu fun-
as ar zionali e sofisticati. Sebbene la produzione prevalente di patata
nel Bolognese sia quella per il consumo fresco, sono presenti sul
territorio anche due industrie di trasformazione specializzate nel
prodotto cubettato e nella preparazione di stick, purea, gnocchi e
altre tipologie di prodotto trasformato.
ll Consorzio promuove anche attivita di ricerca e sperimentazio-
ne, finanziando studi innovativi e funzionali al sistema pataticolo
e, attraverso le associazioni dei produttori, partecipa alla vali-
dazione di nuove varieta nazionali (Soprattutto di quelle idonee
alla coltivazione biologica), cura l’aggiornamento della tecnica
agronomica e studia le caratteristiche organolettiche e gli utiliz-
zi culinari delle varieta da consumo fresco coltivate a Bologna.
Nel 1999 il Consorzio ha lanciato la patata al selenio, esempio
significativo di valorizzazione nutrizionale e commerciale del pro-
dotto. Ultima iniziativa, in ordine di tempo, della regione Emilia-
Romagna é l’istituzione del marchio QC (Qualita Controllata) che
“individua le produzioni agroalimentari ottenute attraverso me-
todologie di produzione integrata, che rispettano |l’ambiente e la
salute dell’uomo, quindi con I’impiego ridotto dei prodotti chimici
e l’impiego razionale e ottimale delle tecniche agronomiche e di
allevamento per garantire le migliori caratteristiche qualitative e di
salubrita”. || marchio QC é€ attribuito a gran parte della produzione
della provincia di Bologna, previa l’applicazione, in campo e in
post-raccolta, delle tecniche definite nei Disciplinari regionali di
produzione integrata, compresi i controlli sanitari per la ricerca dei
residui di fitofarmaci.
Foto R. Angelini
patata in Emilia-Romagna
In particolare, nelle fasi di lavorazione in magazzino si procede
all’identificazione del prodotto da sottoporre a marchio QC e Foto R. Angelini
all’annotazione dell’azienda agricola produttrice, alla separazione
dello stesso rispetto a quello tradizionale, alla conservazione in
ambienti adeguati, al mantenimento della rintracciabilita fino alla
singola confezione, tramite un registro di lavorazione e un codi-
ce riportato sull’etichetta di ogni confezione. Ovviamente, tutte le
operazioni sono sottoposte a rigorosi controlli lungo tutta la filiera
produttiva da parte di organismi di controllo accreditati a norma
UNI EN 45011.
Mediamente, la produzione commercializzata con |l’applicazione
del marchio QC (proveniente prevalentemente dall’areale bolo-
gnese) é di circa 300.000 q ed € rappresentata in massima parte
dalle varieta Primura, Agata e Vivaldi.
Ambiente di coltivazione
Le condizioni ambientali (Suolo e clima) riscontrabili in Emilia-Ro-
magna, in particolare nella provincia di Bologna, sono particolar-
mente idonee per la coltura della patata. | suoli sono fertili, pro-
fondi, mediamente dotati di sostanza organica e con una buona
capacita drenante. Fin dai primi anni dell’Ottocento il Contri sot-
tolineava la predilezione della patata per i “fondi bassi, gia liberati
dalle acque ed alzati dalle alluvioni dei fiumi”, ovvero i terreni di
bonifica tipici della pianura padana, in particolare del Bolognese.
Le alterazioni avvenute nel tempo, su questo suolo, hanno dato
poi origine a zone pianeggianti, costituite da sedimenti alluvionali
trasportati e depositati dai fiumi e da torrenti originari dell’ Appen-
nino e tutt’oggi attivi.
Foto R. Angelini
paesaggio
Diversi processi chimici, fisici e biologici hanno contribuito alla
formazione pedologica dei terreni del Bolognese, caratterizza-
Res ti da tessitura medio-fine, pH subalcalino, buona dotazione dei
ig principali elementi nutrizionali per la patata, come il potassio. Lo
stesso caratteristico appoderamento del territorio, con appez-
zamenti di piccole-medie dimensioni, orientati secondo la linea
di massima pendenza utile a uno sgrondo naturale delle acque,
rende questi terreni particolarmente idonei per la coltivazione
della patata.
Dal punto di vista morfologico, i suoli dove viene coltivata la pa-
tata si presentano in gran parte pianeggianti, ma comprendono
anche alcune aree collinari. Quanto alla loro composizione, la
Carta dei suoli della regione Emilia-Romagna li distingue in suoli
San Martino, suoli Ascensione, suoli Medicina, suoli Massumati-
co, suoli Cicogna, suoli Galisano e suoli San Giorgio, tutti ricon-
ducibili a caratteristiche di buona profondita e buon drenaggio,
con pH moderatamente alcalino e discreta presenza di sostanza
organica. La tessitura e leggermente variabile, ma tendenzial-
mente si presenta fine in superficie e media negli strati pil pro-
fondi.
Dal punto di vista idrologico, il territorio bolognese é ben fornito,
per la presenza sia di torrenti e fiumi naturali (Idice, Reno, Gaia-
na, Fossatone, Quaderna, Rido, Sillaro, Samoggia, Savena ecc.)
sia di Canali artificiali appositamente costruiti (canale Emiliano-
Romagnolo) e di fonti idriche per fornire acqua alle coltivazioni,
in caso di bisogno, nel periodo primaverile-estivo, durante le fasi
colturali di maggiore esigenza delle piante.
Negli anni piu recenti la patata si € estesa anche in alcune provin-
ae noeln ce limitrofe come Ferrara e Ravenna. Soprattutto in quest’ultima
, area la coltura ha trovato condizioni pedologiche e fitosanitarie
molto favorevoli, per la presenza di terreni fertili e poco sfruttati.
Dal punto di vista climatico la pianura bolognese é caratterizzata
da temperature primaverili tiepide a partire da fine febbraio-inizio
marzo, ideali per garantire un’idonea germogliazione dei tuberi
seminati in questo periodo. Durante lo stadio di massimo svilup-
po vegetativo, concentrato nei mesi compresi tra aprile e giugno,
le temperature raggiungono facilmente i25-28 °C, che favorisco-
no la formazione e l’accrescimento dei tuberi e una loro regola-
re maturazione. Le precipitazioni, ben distribuite durante l’anno,
permettono una buona preparazione del terreno per la semina e
sono generalmente sufficienti per le esigenze idriche della coltura
durante tutto il ciclo, in particolare nelle fasi di maggiore fabbi-
Sogno (primo accrescimento vegetativo, inizio tuberificazione e
accrescimento dei tuber).
ll periodo estivo, nel quale vengono effettuate le raccolte della
patata, € caratterizzato da clima prevalentemente secco e caldo,
che favorisce una maturazione ottimale dei tuberi, con la forma-
zione completa della buccia.
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