_patate nella...
predica
tanto che non poté far altro che riportare nel suo scritto cid che
un altro religioso, il milanese P. Glicerio Fontana, aveva dedicato
alla patata (che, nel suo Dizionario universale economico rustico,
occupa ben 67 pagine del XVI tomo). A quei tempi era abbastanza
frequente che un testo gia dato alle stampe venisse incluso in una
nuova pubblicazione di altro autore, per lo pili citandone almeno la
fonte. Questo é cid che, invece, il Dalle Piane si esime dal fare, con
ogni probabilita impunemente, non essendovi allora alcuna legge
a protezione della proprieta letteraria; e se questo veniva tollerato
tra confratelli, € strano che lo fosse anche dagli stampatori.
Istruzioni di don Luigi Della Bella ai “Villici” veronesi
Tra i parroci di campagna non troviamo solo degli esecutori di
iniziative provenienti dai superiori, bensi anche chi, da pari a pari,
senti il bisogno di informare i colleghi delle parrocchie vicine sul-
la nuova pianta. Ne fu un tardivo esempio don Luigi Della Bella,
parroco di Arbizzano, in provincia di Verona, con un suo opusco-
lo del 1816 che si rifa, arricchendolo di notizie aggiuntive, a un
modesto scritto anonimo, di 16 paginette, comparso sempre nel
Veronese circa quarant’anni prima, con il semplice titolo A Villici,
dove l’ignoto autore, a prova dell’approssimazione delle sue in-
formazioni, quegli incavi del tubero che ospitano i germogli e che
poi vennero da tutti chiamati occhi definisce alquanto grossola-
namente “buchi”.
Tra Veneto e Friuli circolarono, dal 1816 in poi, due trattatelli sulla
patata, accomunati dal fatto di essere entrambi, se non proprio
anonimi, almeno semianonimi, in quanto in ambedue | casi |’auto-
re viene indicato con delle iniziali che permisero solo successiva-
mente di risalire al nome. Si tratta della /struzione sulla coltivazione
ed usi dei pomi di terra o sia patate, la cui dedica termina appunto
con le due lettere B.A., e di Coltivazione delle patate, o pomi di
terra, ne’ campi montuosi denominati zappativi di V.S. riordinata
ed accresciuta da G.A.T.
In entrambi i casi le sigle, B.A. e G.A.T., rendono i testi alquanto
misteriosi, e appare lecito chiedersi a che cosa sia dovuta questa
segretezza o quanto meno riservatezza, cosi insolita in opere del
genere. Ma da quando si é riconosciuto nella sigla B.A., come au-
tore del primo opuscolo, il nome di Bartolomeo Aprilis, si posso-
no immaginare le ragioni di tale prudenza. II friulano Bartolomeo
Aprilis, infatti, laureato in medicina a Padova, di nobile casato e
ricco possidente, era implicato in attivita irredentistiche tanto da
dover riparare a Istanbul per sfuggire alla polizia austriaca. Non
sarebbe stato certo prudente citarne il nome a piene lettere in un
opuscoletto dedicato a un rappresentante della potenza occu-
pante, qual era il “Signor Cav. de Torresani-Lanzfeld, |.R. Consi-
gliere di Governo e regio deputato nella provincia del Friuli”. Cosi
come non si volle coinvolgere in pericolosi sospetti di tal fatta il
revisore, per cosi dire, della seconda pubblicazione, il sacerdote
119
Storia e arte
Giacomo Antonio Talamini, cui corrisponde esattamente la sigla
G.A.T., come chiarisce il professor Contri, di cui si € detto.
Sembra che il Cernazai, altra personalita friulana interessata ai va-
ri problemi dell’agricoltura locale, che viene citato nella prefazione
a questo secondo libretto, abbia fornito il testo al sacerdote con
l’incarico di adattarlo all’ambiente di montagna. Lo sponsor, di-
ciamo cosi, della seconda pubblicazione aveva comundque capito
che solo un parroco di quelle zone alpine in cui si voleva diffon-
dere la coltivazione della patata avrebbe usato, per un argomento
cosi insolito, un linguaggio capace di essere recepito dai fedeli, e
ne incaricd quindi don Talamini. Era infatti noto che quest’ultimo
avesse parlato della patata in una sua Memoria sull’agricol/tura del
SuUO paese.
Gia nel titolo si accenna, come si é€ visto, ai campi “Zappativi”,
ovvero quegli appezzamenti in cui era frazionata la proprieta in
montagna, che per la pendenza del terreno e per le ridotte dimen-
sioni non potevano essere lavorati con |’aratro a traino animale,
bensi solo a forza di braccia, utilizzando la zappa e la vanga, di
Cui con precisione viene descritto l’uso quando vengano impie-
gate per coltivare le patate. Tutto il trattatello 6 poi redatto in uno
stile asciutto, incisivo, quasi telegrafico, ma non per questo meno
esatto e chiaro, e non scevro da accenni umanitari e sociali.
Si potrebbe pensare in questo caso che anche per la patata si sia
ricorso a una forma di collaborazione tra il mondo laico e quello
consacrato, non rara, del resto, la dove trono e altare avevano
ripreso ad andare d’accordo, come nel Veneto, tornato sotto il
dominio austriaco dopo la parentesi napoleonica. Cid viene quasi
ufficializzato da una copia del primo opuscoletto semianonimo,
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patate nella... predica
sulla Cui copertina figura ancora ben chiara la raccomandazione
al parroco di Martellago (Venezia), vergata di pugno da un soler-
te “I e R Cancelliere del Censo” (con sede a Noale, Venezia), di
esporne ai fedeli il contenuto riguardante la nuova coltivazione,
“per vincere il pregiudizio che ancora vi sussiste”.
Il marchigiano don Giuseppe Bertoletti detto “il patata”
dai suoi parocchiani
Consci che ben altre testimonianze saranno sfuggite alla nostra
ricerca, e altre sono state tralasciate in questa rapida carrellata,
= ofL PF.
ci sembra di non poterla chiudere degnamente, se non citando eee
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oe ag
il necrologio pubblicato dal “Giornale di Agricoltura del Regno
d'Italia” (anno VI, vol. XI, 1869), che qui volentieri riportiamo:
“Marche (Sasso-ferrato) Omaggio al Parroco Patata: omaggio di
riconoscenza a Don Giuseppe Bertoletti, di Colle della Noce, Villa
di Sasso-ferrato, il quale spiro nel bacio del Signore il 17 maggio
1869, dopo aver arricchito i suoi popolani e il Contado colla col-
tura da lui introdotta della patata, del gelso e dell’industria serica
con tanto beneficio dei poveri, i quali per riconoscenza lo chiama-
rono ‘patata’ nome che gli sopravwvive in attestato di gratitudine di
eT
ae
a
a
LL
quel bene che tutti usufruirono. (L. Tartufari)”.
Un semplice ma spontaneo, e quindi commovente, attestato di eeeenEse
es
gratitudine che dovrebbe essere esteso a tutti quei parroci che,
dalla pianura ai monti, parteciparono a questa laboriosa impresa
per debellare il tenace pregiudizio verso la patata, una pianta che,
cosi lontana dalla sua patria d’origine, non solo in Italia ma nel
mondo si sarebbe dimostrata di enorme utilita, tanto da non po-
terla piu pensare assente dalle nostre economie globalizzate.
Storia e arte
Confessione di un adoratore delle patate
Questa é la storia del mio rapporto con la patata: tanti piaceri e un
complesso di colpa.
Cominciamo con la mia infanzia, gastronomicamente felice. Dei
miei primi anni a Parma ricordo i memorabili panini imbottititi di
prosciutto di Langhirano e di salame di Felino (piu tardi, in giro
per I’Italia, ho dovuto ripetutamente spiegare che Felino e una
localita, non un gatto).
Fra i salumi della mia terra c’era anche il mitico culatello, soprat-
tutto come oggetto di desiderio. Ne feci conoscenza quella volta
che zio Pippo si alzo da tavola e ricomparve dopo poco tenendo
religiosamente in braccio, come un neonato, quel paffuto salume.
Dalla parsimonia con cui ne taglio qualche fetta e dalla rapidita
con cui lo fece sparire, capii che non lo riponeva in cantina ma in
cassaforte.
Ricordo poi le scaglie di formaggio parmigiano rubate in cucina:
forse la piu ecumenica fra le ghiottonerie infantili. E a proposito di
universalita nelle predilezioni alimentari, come dimenticare il puré
di patate: alzi la mano un ex bambino che non ha preferito quel
tenero passato a tutte le cotolette, e polpette, e fettine piene di
Foto R. Angelini
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_adoratore delle patate_
nervetti, e dolciastre bistecche di cavallo, insomma la detestata
“ciccia” (mi piacerebbe leggere il Saggio di qualche autorevole
pediatra sulle ragioni che, fino a una certa eta, fanno preferire la
pappa alla pietanza).
Andai pazzo anche per le crocchette di patate e gli gnocchi con-
diti con il sugo rosso. Invece non amai i tortelli di patate, cucinati
fuori dall’Emilia: preferivo i nostri tortelli di erbette che contribuivo
a confezionare, tagliando rettangoli di sfoglia con l’apposita ro-
tellina.
Il mio incontro con le patate lesse (poi divenute cult) avvenne cosi.
Tornavo da un lungo viaggio, la casa era deserta (moglie e figlio
erano in vacanza lontano), mestamente spoglio anche il frigorifero.
Ma era sera avanzata, ero stanco e non avevo voglia di andare al
ristorante. Lunico alimento che scovai in un ripostiglio era un cesto
di patate. Ma non sapevo come cucinarle. L'unica raggiungibile te-
lefonicamente era mia sorella e non ho pit dimenticato la sua ricet-
ta: metti le patate in una pentola d’acqua fredda. Non sbucciarle!
Lasciale bollire una mezz’ora abbondante senza sale perché se no
si sfaldano. Quando sono pronte - e come faccio a saperlo? — infili
uno stuzzicadenti e valuti la morbidezza. Sbucciale a mano e non
con il coltello. Poi filo d’olio, sale e un’ombra di prezzemolo.
Fu amore a prima vista e, siccome giravo il mondo come inviato
speciale, mi trascrissi “patate lesse” in tutte le lingue. Dai pommes
de terre bouillies francesi alle gekochte Kartoffein tedesche, alle
boiled potatoes britanniche, alle patatas cocidas spagnole, fino
alle otvarnyn kartofelem russe e alle tu dou cinesi.
Questa fissazione delle patate lesse mi costo un complicato in-
cidente politico negli anni Sessanta alla frontiera fra Ungheria e
Unione Sovietica. Il gendarme russo esamino la mia agendina e
si insospetti all’elenco di patate nelle varie lingue, compresa la
sua. Mi sequestro |’agenda e mi ordino di entrare con la mac-
china in un recinto. Qui dei poliziotti cominciarono a frugare nel
baule mentre altri infilarono un grande specchio a rotelle sotto la
macchina per controllare che non ci fossero fagotti tra balestre e
ammortizzatori.
Certamente mi sospettavano un narcotrafficante con patate im-
bottite di coca. Dopo un’ora tentarono di capire la mia spiegazio-
ne in inglese: il medico mi aveva prescritto patate lesse, otvarnyn,
e non per esempio fritte: zharenyi. A sentir parlare di patate fritte,
un poliziotto disse che erano molto meglio (/uchshe) di quelle bol-
lite. Si mise a ridere e capi che ero un maniaco e non un contrab-
bandiere.
Ho detto all’inizio che le patate mi hanno creato un senso di col-
pa. Questo: sono invecchiato senza saper fare un’iniezione. In
altre parole non mi sono mai allenato a piantare la siringa in una
patata, storico equivalente di una natica.
Bisogna che mi decida a lavare questa macchia.
ite
Patata nei modi di dire, nei proverbi,
negli aforismi e nel linguaggio figurato
ms
Alcuni modi di dire
La frase si presta a tali doppi sensi che, poco tempo fa, uno spot
© Spirito di patate televisivo con Rocco Siffredi, attore pornografico, € stato sospe-
© Avere le patate in bocca so. Pero é proprio cosi: la patata piace. E piace cosi tanto che e
addirittura l’ingrediente che rimane pil: spesso sulla bocca della
e E una patata bollente
gente.
® Sacco di patate Qualcuno é pronto a giurare sia proprio quello il posto che si me-
© Sei proprio una patata! rita. Lo sappiamo tutti: nella gastronomia nazionale e internazio-
nale é apprezzata in qualsiasi salsa. Ma la patata e stata capace
© Fare le gomme con le patate
di andare oltre, entrando a far parte della nostra terminologia e del
© Idem con patate nostro linguaggio abituale. Scagli la prima pietra quell’innamorato
© Naso a patata a cui non é mai capitato di dire alla sua bella “patatina mia”. Puo
sembrare una delle tante frasi da Bacio Perugina e in effetti € solo
un modo come un altro per scambiarsi effusioni, volendo fare |
teneri. Magari ci puo stare perfino che qualcuno preferisca usare
la fragolina al posto della patata. A patto non usiate la pesca, in
sostituzione di altra frutta: significa rompiscatole.
A pensarci bene, nella versione italiana di Pulp Fiction i due rapi-
natori si chiamano affettuosamente |’uno con |’altro usando termi-
ni come “carotina” e “zucchina” che, almeno in italiano, suonano
cosi strani da non essere stati tradotti: un po’ per la difficolta, e
un po’ perche una coppia gia stravagante poteva avere nomignoli
privati quantomeno bizzarri. Resta un film americano, tant’é che
zucchina e carotina non sono entrati nell’uso italiano dei vezzeg-
giativi. Ecco, sicuramente la patata é pill popolare di questi due
ortaggi. Ma non pensate questo sia “spirito di patate!”. Si dice
Foto R. Angelini
patata nei modi di dire
quando si vuole indicare una battuta spiritosa non riuscita, perché
il distillato alcolico che si ricava dalle patate é insipido. Anche se
in Polonia, Russia e Finlandia, si produce e si esporta la vodka a
base di patate o cereaii.
Altro modo di dire é quello di “avere le patate in bocca”, volendo
indicare che qualcuno sta parlando in modo non chiaro. Si tira in
ballo la patata anche quando si parla di argomenti imbarazzanti,
caldi, tant’e che in questo caso il tubero diventa “bollente”. Op-
pure quando qualcuno é maldestro nel fare le cose, lo si apostrofa
esclamando “sei proprio una patata!”. Che dire di chi sembra un
“sacco di patate”? Pare calzi a pennello nella descrizione di chi
€ goffo, semplice e sciocco. La metafora trae origine dall’informe
rotondita del tubero commestibile, secondo Gianfranco Lotti e il
suo Dizionario degli insulti.
A guardare il pelo nell’uovo, il termine raramente indica la protu-
beranza alla base dell’alluce; quella dolorosa sporgenza ben nota
anche come “cipolla”, che in fondo si riferisce all’alluce valgo. Ma
tra i modi di dire ce n’e un altro ancora, sinonimo di stringere la
cintura. Si scrive kartoffelkuren e ormai e un’espressione diventa-
ta comune tra chi rammenta un’operazione finanziaria fatta sotto
il governo di Schluter, in Danimarca.
Forse ricorderete. Avvenne nell’anno di grazia 1986, durante le
“ferie della patata”; periodo festivo che capita in autunno. Si trat-
ta di una settimana in cui vengono chiuse le scuole e i bambini
rimangono a casa per aiutare nella raccolta delle patate. Durante
questa settimana, venne attuata un’importante manovra finanzia-
ria. E accadde che il primo e ultimo governo guidato dal parti-
to conservatore danese decise di tagliare le spese come mai e
Foto R. Angelini
Storia e arte
nessuno prima aveva fatto. Non solo, perché venne aumentato
pure il costo dei prestiti al consumo e per l’acquisto delle case.
La manovra fu chiamata “la cura della patata” appunto, contro il
Alcuni proverbi deficit.
Che sia di pasta gialla o di pasta bianca, poco o nulla importa se
La patata da pili forza quando é cotta
invece pensiamo ad alcune invenzioni che ha facilitato. Una per
con la scorza
tutte quella della fotografia a colori, nata anche grazie alle patate.
Cruda, arrosto oppur lessata benedetta | fratelli Lumiére, infatti, usarono la fecola di patate per mettere
la patata a punto, nel 1904, le lastre Autochrome, antenate delle pellicole
V’é mei 6na patata buida ’n co che fotografiche moderne.
negota doma Che dire dei sovietici, che si diceva facessero “le gomme con le
patate”? Non era una battuta che circolava fra gli studiosi di chi-
U’amore non é una patata
mica industriale negli anni Trenta del secolo scorso.
Tutto vero. Tanto che la frase é riemersa dalle ceneri, come un’ara-
ba fenice, dopo che la Commissione europea ha autorizzato la
produzione di patate geneticamente modificate che serviranno a
usi industriali, grazie alla maggiore quantita di amido contenuto
nei tuberi.
Cercando tra i modi di dire, se ne trova uno che tira in ballo per-
fino un difetto. Si tratta del detto: il “naso a patata”. In fondo si
tratta di una crescita eccessiva della parte cartilaginea della pun-
ta del naso, ovviamente di forma praticamente sferica. Visibile
soprattutto di profilo, pud essere notato anche frontalmente se
il naso é largo. Altri dettagli spiegherebbero |’origine del neo in
questione, ma rischierei di dilungarmi in chiacchiere senza ag-
giungere poi niente di cosi importante pili di quanto vi abbia gia
Foto R. Angelini
4~~’
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patata nei modi di dire _ Sat
detto. Ecco che pero forse mi troverei a spiegarvi, in concreto,
un altro detto: “idem con patate”. Un modo di dire che passa
per il canale popolare ed economico delle patate, risaputamente
prodotti di basso prezzo, che, quindi, aggiunte a una pietanza,
certamente non la arricchiscono. II detto poco gentile ha Origine
nelle trattorie germaniche economiche, quelle da poco prezzo,
dove veniva servito un piatto unico. Qui, mentre un commensale
mangiava, !’altro che gli era accanto, ironicamente diceva idem,
lo stesso, chiedendo di aggiungere un contorno praticamente a
costo zero: le patate, appunto.
Lo sapevate che “la patata da piu forza quando é cotta con la
scorza”? Gli risponde un altro proverbio: “cruda, arrosto oppur
lessata benedetta la patata”. Gli fa eco “belin come butta a pata-
ta”? Tipica espressione genovese per dirvi di stare in campana,
con gli occhi bene aperti, allerti, attenti. Anche se un genovese
dice belin ogni tre per due, non trattandosi di un semplice inter-
calare, ma di uno stile di vita. Ovviamente, dato che per belin si
intende l’organo genitale maschile, viene da pensare se i geno-
vesi non debbano riflettere su un disagio che neppure Sigmund
Freud, in preda ad un picco ormonale, potrebbe interpretare. ||
punto e pero che I’intercalare é tale, e non si riferisce per forza a
“quello”.
Ora, dopo averne fatte di cotte e di crude, viene da chiedersi dav-
vero se valga la pena appellarsi a un proverbio, secondo cui “L’é
mei Ona patata buida ’n cé che negota doma”. Modo di dire in
dialetto bergamasco che suggerisce: “E meglio una patata bollita
oggi che niente domani” e, in fondo, fa il verso al piu. celebre “E
meglio un uovo oggi che una gallina domani”: entrambi consiglia-
no in sostanza di cogliere |’attimo. Magari riflettendo per esempio
sul proverbio “l’amore non é una patata”, che si usa per descrive-
re l’innamoramento come una perla rara da trovare e coltivare, e
non come le patate, facili da reperire.
Comunque, gira che ti rigira, siamo arrivati a parlare del termine
patata o patatina, riferendoci al nome della “cosa”. Proprio cosi: il
pit: desiderato e bramato degli “oggetti” ha almeno 800 modi per
essere chiamato, se solo non pensate alla patata che trovate nel
menu di Mc Donald’s.
Vetimologia dell’insulto “patata” ci aiuta a ricostruire l’origine
dell’espressione figurata per indicare l’organo genitale femminile,
che nel Napoletano e in Calabria viene detto patanella, diminutivo
di patana o “patata”.
Metafore e nomignoli relativi alla natura della donna, si sa, si Sono
ispirati anche alla prugna, alla castagna, alla susina e alla ballotta
(castagna lessata con la buccia). Anche se tra tutti i frutti la brigna
@ quella che pare somigli di pit alla vulva, con quel taglio tra la
picula e il fondo del frutto.
Fate vobis. Ma usate il nomignolo “patatina” solo quando vi riferi-
te al genitale di una bambina.
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Patata magica tra tradizione, superstizione
e rimedi popolari
Kyi = Kartolieln
Fig5
Per la sua affermazione relativamente recente, la patata non ap-
partiene alle piante rivestite di carattere simbolico e magico del
mondo classico, medievale e rinascimentale. Fu tuttavia utilizzata
nella farmacopea popolare successiva occupando anche un po-
sto di un certo rilievo in magia per esempio per scacciare | diavoli,
come troviamo in pratiche molto diffuse in Africa, dove si utilizza-
vano le radici della pianta conosciuta dagli stregoni come “patata
Sie platteweifce Frakterr tol:
dolce e selvaggia” (umnyanja), in Asia, nel Sudamerica e in vasti
Die rethe Frikharteid.
territori della Russia.
Patate volanti contro i diavoli
Mességué nel suo volume Ce soir, le diable viendra te prendre
(Parigi, 1968) incentrato su un’indagine riguardante gli antichi
segreti degli stregoni delle Antille, riferisce di una casa stregata
che due religiosi tentarono di liberare attraverso parole e rituali
Cristiani. Una volta che essi uscirono dalla casa “attraversando il
cortile videro dirigersi verso di loro delle patate volanti. Quando
stavano per colpirli deviarono e vennero a schiacciarsi ai loro pie-
di”. Le manifestazioni cessarono quando i proprietari della casa