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Loghi Delle Patate) e Articoli Prodotti Con Questo Alimento, Oltre - Eee Alla Possibilita, Ovviamente, Di Comprare Ottime Patate Fresche

Il documento esplora la storia e la cultura della patata in Europa, evidenziando musei dedicati come il Frietmuseum in Belgio e il Kartoffelmuseum in Germania. Viene anche menzionato il museo di Budrio in Italia, che celebra la coltivazione della patata e il suo impatto gastronomico. Infine, si discute l'introduzione della patata in Europa e il suo legame con figure religiose come Santa Teresa d'Avila.

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Loghi Delle Patate) e Articoli Prodotti Con Questo Alimento, Oltre - Eee Alla Possibilita, Ovviamente, Di Comprare Ottime Patate Fresche

Il documento esplora la storia e la cultura della patata in Europa, evidenziando musei dedicati come il Frietmuseum in Belgio e il Kartoffelmuseum in Germania. Viene anche menzionato il museo di Budrio in Italia, che celebra la coltivazione della patata e il suo impatto gastronomico. Infine, si discute l'introduzione della patata in Europa e il suo legame con figure religiose come Santa Teresa d'Avila.

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musel della patata

Tra le curiosita: la patata piu. grande al mondo e il negozio dove


€ possibile acquistare gadget (da non perdere la maglietta di
Marilyn Monroe con indosso un vestitino di iuta tappezzato dai : . ,
Foto R. Angelini

loghi delle patate) e articoli prodotti con questo alimento, oltre — . eee
alla possibilita, ovviamente, di comprare ottime patate fresche _—
dell’Idaho.

L’introduzione, nella meta del Cinquecento, della patata in Europa


ha segnato indelebilmente le abitudini gastronomiche del Vecchio
continente, tanto che la migliore patata fritta si ritiene sia quella
belga.
In uno dei piu antichi quartieri di Bruges, e precisamente in un
elegante edificio del XIV secolo, chiamato Saaihalle e situato
in Viamingstraat 33, si trova dal 2008 il Frietmuseum, il museo
delle patate fritte. Lidea e nata da Eddy Van Belle che, con
suo figlio, ha gia al suo attivo la fondazione del museo della
cioccolata.
La vocazione del museo é didattica e illustra la storia sia della
pomme dé terre, sia della sua frittura e dei differenti condimenti
che abitualmente l’accompagnano. | visitatori possono ammira-
re la collezione di macchinari utilizzati per la coltivazione, la rac-
colta, la pulizia e la frittura delle patate e come esse sono state
oggetto d’interesse nelle arti, nella musica e nei film.
La visita si snoda su tre livelli: al pianterreno viene ripercorsa
l’emozionante storia del tubero, la cui presenza sembra attesta-
Patate peruane
Foto R. Angelini

200
Storia e arte

ta nella regione delle Ande probabilmente 2000 e piu anni prima


della Conquista; il primo piano é dedicato in particolare alla storia
Foto [Link]
delle patate fritte e della loro origine belga; infine, nelle cantine
medievali, dopo aver cosi sollecitato l’appetito, le si possono fi-
nalmente degustare.
Da non perdere il Kartoffelmuseum, che si trova in Grafinger
StraBe, a Monaco di Baviera. La patata in Germania e una vera
e propria istituzione culinaria, al punto che Federico II di Prussia
(1712-1786), sovrano illuminato, promosse |’introduzione della
patata in Germania. Aperto nel 1996 da Otto Eckart, e l’unica
galleria al mondo che studia esclusivamente questo tubero co-
me protagonista nella storia dell’arte. La famiglia Eckart, tra l’al-
tro, fu la fondatrice della Pfanni, la prima societa produttrice di
polvere secca di patate che permise, anche a chi non possede-
va particolari doti culinarie, di preparare un ottimo pure, con la
sola aggiunta dell’acqua.
Dipinti a olio, acquerelli, incisioni, disegni, litografie, stampe, pit-
ture su vetro, hanno tutti come tema la patata.

Musei in Italia: il museo di Budrio


In Italia, la patata € celebrata a Budrio, nel museo ideato da Mario
Pasquali. Questo tubero, infatti, sié ben adattato nel nostro Paese,
Patate native (Peru)
cosi da diffondersi dalle zone pianeggianti a quelle montane. D’al-
Diverse varieta di patate native peruane tronde, il territorio emiliano comincid molto presto a occuparsene:
(Museo del Centro Internazionale della
Patata di Lima, Peru)
Foto R. Angelini
a
Valle PaaohaksSenq’an
ina Paqopa a Alq’a ;Pitta ===
Yana Acero Su "

Ak 9 Atacama
ee ~——

Puma Makin

= =I ee
| _
ve i=asI lon
| =| re 2wos!
SWURKLD
musei della patata

le sue proprieta furono osservate nell’orto botanico dell’ Universita


bolognese nei primi anni del Seicento, dove il botanico Giacinto
Foto R. Angelini
Ambrosiani la descrisse come pianta medicamentosa, ma ancora
non alimentare.
Il museo é€ stato inaugurato nel 2008, |’anno internazionale della
patata, anche per segnalare un importante traguardo per le azien-
de della zona che operano in questo settore.
La collezione é divisa in tre sezioni: la prima é dedicata alle mac-
chine pianta e scava patate; la seconda agli attrezzi utilizzati per
la raccolta e la terza agli irrigatori, tutti strumenti fondamentali per
la coltivazione.
Gli arnesi esposti sono, in parte, realizzati da agricoltori-mecca-
nici o da artigiani locali, che hanno sfruttato il loro ingegno per
risolvere problemi di natura pratica, costruendo pezzi unici, molto
spesso con materiali di recupero. é€ il caso, per esempio, di una
macchina piantapatate degli anni Sessanta in cui vengono uti-
lizzati i porta saponette come contenitori dei tuberi da piantare,
mentre le ruote sono quelle di una carrozzina.
Per ogni strumento viene sempre ricordato il costruttore: cosi la
macchina piantapatate del 1967 e opera della famiglia Giuliani di
Budrio, che si é servita di ruote di bicicletta, inferriate e gomma;
mentre il tagliapatate, che a seconda della grandezza del tubero
Museo del Centro Internazionale della
consentiva di tagliarlo in due o piu parti, si ricorda essere opera Patata di Lima (Pert)
di Dino Mioli.

Patata nel presepe andino


Foto R. Angelini
Storia e arte

Patate nella... predica


| rapporti con la Chiesa, tra luci e ombre
L’argomento che ci proponiamo di trattare in questo scritto non
@ che l’ultimo anello di una serie di rapporti che, in un quadro
piu vasto, legarono la nuova pianta, fin dal suo primo apparire in
Europa, alla fede religiosa allora diffusa in tutto il Vecchio mondo.
Ne accenniamo brevemente perché cio che andremo a esporre
appaia piu chiaramente nel suo complesso.

Santa Teresa d’Avila mangiava patate


| primi tuberi di patata arrivarono in Spagna, e quindi nell’Europa
meridionale, piu precisamente a Siviglia, il solo porto spagnolo al
quale, per disposizione regale, dovevano approdare tutti | navigli
provenienti dal Nuovo mondo, per poterne meglio controllare i ca-
richi di oro e di altre possibili merci preziose, gia note nel Vecchio
continente, e non certo per sorvegliare i traffici di patate, ancora
del tutto sconosciute: queste vi arrivarono quasi clandestinamen-
te, alla spicciolata. E infatti non si sa chi ve le abbia introdotte né,
con esattezza, quando cid sia avvenuto.
Ma proprio a Siviglia, nel 1576, abbiamo le prime notizie su di
esse dai registri dell’Hospital de la Sangre della citta, gestito, co-
me tante altre opere caritative, da religiosi. E ne abbiamo notizia
addirittura da una delle figure di spicco della Chiesa cattolica,
pure in Spagna e sempre in quegli anni, la fondatrice della rifor-
ma dei carmelitani, santa Teresa d’Avila, la quale ne parla in due
lettere, datate 1578, con cui ringrazia la superiora del monastero
di quell’ordine a Toledo, che le aveva inviato qualche tubero di

Foto P. Barone
_patate nella... predica

patata, evidentemente gia prodotto e raccolto in una delle prime


coltivazioni in suolo europeo.
Si potrebbe dubitare che si trattasse della vera patata, bensi della
batata, o patata dolce, con cui per molti decenni si continuo a fare
. . . . . Xx

Patata nei testi di autori


=

confusione, come dimostra spesso la prima letteratura italiana in ecclesiastici


proposito. Dubbio giustificato, perché la patata dolce, che cresce
nelle zone rivierasche dell’America centrale e insulare, fu conosciu- ® Il sacerdote Giovanni Battarra di Rimini
ta certamente prima della vera patata, che gli Spagnoli incontraro- pubblica, nel 1778, la sua Pratica
no solo piu tardi, dal 1538 in poi, quando cominciarono ad avven- agraria distribuita in vari dialoghi,
turarsi nell’interno dei Paesi andini. E le lettere di Teresa d’Avila, di una serie di dialoghi tra un padre e i
quarant’anni dopo, ci tranquillizzano, quindi, su questo punto. suoi due figli su argomenti di agraria,
In Italia il primo accenno sicuro alla patata appare in un lavoro il dodicesimo dei quali é dedicato alla
coltivazione della patata. Il testo ebbe
edito postumo nel 1625, del padre vallombrosano Vitale Magazzi-
numerose ristampe fino al 1854
ni, defunto nel 1606, data alla quale bisogna dunque far risalire la
priorita della documentazione italiana certa su questo argomento. © Dello stesso spirito e altrettanto
E vediamo come |’autore — anche lui, guardacaso, un consacra- fortunati furono i Calendari dodici ossia
to — parli della nuova pianta quasi con semplicita e naturalezza: corso completo di agricoltura pratica
“[...] Si piantano in buon terreno fresco e umido, le patate portate (1793), opera del proposto Marco Lastri
nuovamente qua di Spagna e Portogallo dalli reverendi Padri Car- di Pistoia, dove si descrivono le opere
melitani Scalzi”, dove quel “nuovamente” sta per recentemente e i giorni dell’anno agrario, compresa
oppure, se si vuole, pud significare come novita. la coltivazione del tubero
Da altre fonti sappiamo che santa Teresa d’Avila fu grande misti- © II milanese P. Glicerio Fontana aveva
ca, si, ma anche ottima organizzatrice pratica e conoscitrice della dedicato alla patata, nel suo Dizionario
psiche umana, tanto che, per l’espansione della sua riforma in universale economico rustico, ben
Italia, aveva individuato nel suo confratello padre Nicolo Doria la 67 pagine. Il testo viene riportato per
persona piu adatta allo scopo, per le sue buone capacita impren- intero dal sacerdote ligure Nicolo Dalle
ditoriali. Costui, infatti, di chiara origine genovese, si era straor- Piane nella sua /struzione economica
dinariamente arricchito in Spagna con la mercatura, al punto da sui pomi di terra (1793)
poter concedere prestiti allo stesso re, ed era passato poi alla vita © Con una circolare del 1817 il cardinale
Foto R. Angelini Opizzoni di Bologna sollecitava
i parroci a leggere e a diffondere tra
i fedeli una /struzione agli agricoltori
della provincia di Bologna sul
coltivamento e gli usi del pomo di terra,
opuscoletto che il professor Contri
dell’universita felsinea aveva scritto su
invito del cardinale stesso

segue

[Link] a idey
Batata o patata dolce
monastica con il nome di Nicold di Gest Maria. Egli inizio la sua
opera partendo proprio da Genova, dove la Repubblica gli con-
continua
cesse una chiesetta dedicata a sant’Anna, ai margini della citta,
© Don Luigi Della Bella, parroco di che divenne cosi il primo convento riformato in Italia. E se egli qui
Arbizzano (Verona), con un suo gettd il seme della riforma teresiana, che poi condusse con suc-
opuscolo del 1816 si rifa, arricchendolo cesso contro la resistenza dei confratelli romani (che, di riforme,
di notizie aggiuntive, a un modesto non ne volevano sapere), contemporaneamente nell’orticello di
scritto anonimo comparso sempre nel cui la chiesetta era dotata vennero piantate anche le prime patate
Veronese circa quarant’anni prima, con in suolo italico; forse non proprio da lui, incaricato di ben altri pro-
il titolo A Villici, dedicato alla coltura blemi, ma dai due fratelli che lo accompagnarono nell’impresa, i
della patata quali magari se n’erano portati qualche tubero nelle bisacce. E
chissa che non lo abbiano fatto proprio su suggerimento della
© Tra Veneto e Friuli circolano, da! 1816
stessa santa Teresa. CiO avvenne nel 1584, cioé ventidue anni
in poi, due trattatelli sulla patata. Si
prima della morte di padre Magazzini, che quindi ne venne a co-
tratta della /struzione sulla coltivazione
noscenza in quel lasso di tempo, durante il quale la novita pote
ed usi dei pomi di terra o sia patate e
diffondersi verso sud, lungo il litorale di levante, fino in Toscana,
di Coltivazione delle patate, o pomi di
ed egli ebbe modo di parlarne come di notizia, per quei tempi,
terra, ne’ campi montuosi denominati
decisamente fresca, ma gia da lui sperimentata.
zappativi di V.S. riordinata ed
Anche tenendo conto dell’anello mancante, cioe una traccia scrit-
accresciuta da G.A.T.
ta della vicenda, questa ricostruzione non sembra troppo azzar-
data ma ragionevolmente verosimile.

L’arcivescovo di Bologna e i vescovi di Ancona e Molfetta


incoraggiano Ia coltura delle patate
Tornando al mondo cattolico, se le prime tracce storicamente ac-
certate della diffusione dell’umile tubero in Europa e in Italia sono
legate, come si é visto, all’intervento di personalita eminenti del
ISTRUZIONE cristianesimo, per arrivare a quei rappresentanti del basso clero in
genere, che sono propriamente l’argomento di questo capitolo, il
SULLA COLTIVAZIONE
passo non fu certo breve: il percorso duro parte del XVIII e tutto il
E SUGLI USI XIX secolo. Se volessimo ripercorrerlo anche in fretta, lungo di es-
so incontreremmo, oltre al cardinale Carlo Opizzoni, arcivescovo
DEI POMI DI TERRA
di Bologna (di cui parleremo pit avanti), altri due uomini di chiesa,
oO BIA come il vescovo di Ancona monsignor Bacher, che propugno la
coltura della patata bisestile, e quello di Molfetta, Giuseppe Ma-
ESAS
BeAST he ria Giovene, teorico ante /itteram della coltivazione invernale della
patata in Puglia.
EDIZIONE SECONDA. Ma incontreremmo soprattutto pit: d’uno di quegli abatini sette-
centeschi, del cosiddetto clero secolare, tra i quali di un certo
valore fu l’abate Carlo Amoretti, un poligrafo che non disdegno
di parlare dell’umile tubero, come al contrario fece il suo stesso
editore che, stampando l’opera omnia dell’abate, stimd disdice-
vole includervi proprio il trattatello sulla patata, giudicato favore-
UDINE volmente dai successivi critici.
Newra Trrocraria Venprame
Incontreremmo, poi, sacerdoti a tutti gli effetti, spesso veri studiosi
184 6.
in abito talare, come Berardo Quartapelle e Nicola Onorati Colu-
mella, tutte figure meritevoli, la cui opera, perd, mai giungeva ai veri
destinatari, cioé i contadini, e se anche vi fosse arrivata la materia

110]
patate nella... predica

era esposta in forme troppo complicate per poter essere da loro


recepita. Solo qualche “possidente” un po’ pit illuminato avra letto
qualcuna di queste opere, per lo pil: guardandosi bene dal tra-
smetterne i contenuti ai propri coloni, a lui bastando i redditi sicuri
ricavati dalla cerealicoltura, specie in pianura, senza rischiare nulla
in novita. E comunque gli stessi contadini sarebbero stati poco
disposti ad accettarle, tali novita, convinti com’erano da secolare
diffidenza che cio che veniva loro proposto dal padrone era solo
a suo vantaggio, e quindi a loro danno. In Italia, infatti, come il sa-
cerdote Giovanni Battarra di Rimini scriveva, la situazione era assai
diversa che non “in Inghilterra dove non vi é casupola di contadini
che non abbia almeno una sufficiente raccolta di libri agrari che leg-
aN.
a 2,
A ‘
*
gono o fanno leggere ai loro figli e famigli”. Ed €esu questo esempio
che egli immagina di pubblicare, nel 1778, una serie di dialoghi tra
un padre e i suoi due figli su argomenti di agraria, dedicandone
il dodicesimo, di alcune paginette, alla coltivazione della patata.
L’idea ebbe successo, tanto che questa Pratica agraria distribuita
in vari dialoghi venne ripetutamente ristampata fino al 1854.
Dello stesso spirito e altrettanto fortunati furono i Calendari dodici
ossia corso completo di agricoltura pratica, opera del proposto
(altro grado della gerarchia ecclesiastica) Marco Lastri di Pistoia,
nella quale vengono descritti le opere e i giorni dell’anno agra-
rio, compresa la coltivazione della patata. Editi la prima volta nel
1793, vennero ristampati a piu riprese fino al 1834.

Foto R. Angelini
Storia e arte

Ci si pud a questo punto domandare perché proprio il clero in


genere, ai suoi vari livelli, si occupasse tanto attivamente di un
argomento cosi... terra terra come la patata. La societa del tempo
era ancora articolata nei ben noti tre stati, al secondo dei quali,
il clero, erano state devolute — dall’epoca in cui gli appartenenti
al primo, i detentori del potere, erano analfabeti — le competenze
culturali, retaggio dei monasteri medievali che nei loro scriptoria le
avevano non solo conservate e tramandate, ma anche sviluppate.
Esattamente come all’arrivo della patata in Europa, questa prero-
gativa era ancora a tal punto salda che istruzione, scuole, collegi,
biblioteche, studi e ricerche ecc. erano in mano al clero, malgrado
l'interruzione napoleonica. Della cultura spicciola, soprattutto nel-
le campagne, continuava a occuparsi ancora il basso clero.
In tale situazione il cardinale Opizzoni di Bologna si rese conto
che, per la diffusione della pataticoltura presso il ceto rurale, cio
che mancava era la fase del passaggio dalle conoscenze teoriche
all’applicazione pratica, e cid poteva avwvenire solo con il decisivo
coinvolgimento del parroco: quasi sempre lui stesso proveniente
dal contado, egli si trovava a quotidiano contatto con i problemi
dei parrocchiani, che in certe situazioni (per esempio nel corso del-
le frequenti carestie) non era esagerato definire di sopravvivenza.
In una famosa circolare del 1817, in cui si riconosceva, appunto,
come anche chi si occupava dei problemi ultraterreni, dell’anima,
dovesse in certe circostanze tenere conto anche di quelli terreni,
del corpo, qualora essi fossero di comune vantaggio, il porporato
bolognese (ma di origine lombarda) ufficializzava in un certo senso
questo salto di qualita che doveva subire la diffusione della nuova
coltura. Con tale lettera, infatti, isuoi subalterni venivano sollecitati
a leggere e a diffondere tra ifedeli una /struzione agli agricoltori del-
la provincia di Bologna sul coltivamento e gli usi del pomo di terra,
un opuscoletto che il professor Contri dell’universita felsinea aveva
scritto allo scopo in forma chiara e piana, su sollecitazione del car-
dinale stesso, e di cui una copia veniva allegata alla missiva.

Don Michele Dondero e don Nicolo Dalle Piane, pionieri


della patata in Liguria
A dire il vero, non é che in Italia nessun appartenente alla classe de-
Stinataria della lettera del cardinale Opizzoni non avesse mai pen-
Sato anche da sé a tale problema, e a come risolverlo in proprio.
Anche tra i parroci vi furono quelli che — chi informandosi, chi “sco-
piazzando” e chi facendo ristampare interi testi altrui senza nem-
meno citarne la fonte o l’autore — diedero alle stampe degli scritti
Sulla patata ad usum delphini, ovvero dei propri parrocchiani.
Cid dovette accadere, per esempio, una prima volta a Roccataglia-
ta, un povero paesello sperduto dell’Appennino ligure, ad opera
del parroco don Michele Dondero, che resse quella parrocchia dal
1778 al 1813, il quale non fu uno sprovveduto pretuncolo adeguato
alle trascurate condizioni in cui aveva trovato la sua nuova sede.

Me]
patate nella... predica

Anzi, non digiuno di medicina, studiata a Genova, egli si diede su-


bito da fare per migliorare le condizioni di vita dei suoi parrocchiani,
introducendo in quelle contrade la coltivazione della patata con
peiito successo da poter concludere cosi una sua comunicazione:
[...] da vent’anni a questa parte si sono rese stabili 20 circa famiglie
che andavano vagando e che erano per espatriare e altre 20 circa
Si sono rimpatriate con I’introduzione delle patate”. Un notevole ri-
sultato, quindi, soprattutto dal punto di vista sociale, raggiunto ben
quarant’anni prima della circolare del cardinale bolognese, grazie
alliniziativa di un parroco che evidentemente non aveva perso
tempo a scrivere opuscoletti, ma si era affidato alla parola e so-
prattutto all’esempio pratico, come quando consumd in pubblico
un piatto di patate per convincere i propri fedeli che il nuovo frutto
della terra non era velenoso, bensi nutriente e saporito.
Un bell’esempio di quei preti di campagna per i quali i Tedeschi
avevano coniato il nomignolo, scherzoso ma non irriverente, di
Knollenprediger, predicatori dei tuberi, ché evidentemente anche
nei paesi di lingua tedesca, sia cattolici sia protestanti, era stata
intrapresa questa via per la diffusione della patata, ivi facilitata dal
clima. Il fatto che i parroci di allora, al di qua e al di la delle Alpi,
avessero la funzione svolta oggi dai mass media, ci viene testi-
moniato da un quadro del pittore tedesco J.B. Pflug, che, vissuto
dal 1765 al 1866, conobbe direttamente questa realta, tanto da
dedicare al soggetto ben due dei suoi dipinti, diversi tra loro solo
per qualche particolare, catalogati con la medesima didascalia.
In entrambi egli ritrae un sacerdote che, non dal pulpito ma ap-
poggiato a un bancone che potrebbe essere quello di un’osteria,
legge a voce alta da una gazzetta rivolgendosi a un gruppetto di
ascoltatori, vario ma attento: leggeva forse qualcosa sulla patata?
Solo con una certa difficolta possiamo immaginare che | parroci
parlassero della patata addirittura dallo stesso pulpito dal quale
avevano commentato il Vangelo, e quindi possiamo piu facilmente
pensare che cid awenisse in qualche luogo non consacrato, forse
nella canonica o piuttosto nell’osteria, che spesso era vicina alla
chiesa, costituendo entrambe i punti d’incontro delle comunita
agricole, per lo pil. analfabete; esse si completavano quindi, cia-
scuna secondo le proprie competenze, nella diffusione delle infor-
mazioni, e insieme erano attive nella funzione che piu tardi venne
assolta specialmente dalla stampa quotidiana, mano a mano che
questa veniva favorita dal progredire dell’alfabetizzazione. E cer-
to, pero, che l’occasione offerta da una messa, di avere insieme
un folto gruppo di quella popolazione maschile piu direttamente
interessata all’argomento, era assai attraente, e non escludiamo
che essa venisse anche effettivamente utilizzata, confondendo
con sancta simplicitas il sacro con il profano.
Un esempio di tale saggio compromesso fu quello dei parroci ligu-
ri, che decisero di far seguire al termine di ogni messa un Discorso
sulla agricoltura e sopra le arti che esercitansi nelle parrocchie (Atti

113
Storia e arte

della Societa Economica di Chiavari, 1864). Ancora, nel 1793 fu


sempre un sacerdote ligure, Nicolo Dalle Piane, a dedicare una
OSSIA
sua /struzione economica sui pomi di terra “ai molto rev. Parochi
Rurali del Dominio della Serenissima Repubblica di Genova”; in
oo iHugk tale opera viene citato un certo P. Geremia Fanelli di Vernazza, che
LA SOCIETA PATRIA nel suo “Giornale del Parroco” di vent’anni prima, cioé del 1773,
gia parla della nuova pianta. Questa annotazione ci fa risalire ai
A’ M. REVV. PAROCHI RURALI
tempi del parroco di Roccatagliata, che si confermano, quindi,
DEL DOMINIO
trai piu interessati alla solanacea e trai piu interessanti per la sua
Piles: storia in Italia, la quale sembra cominciare proprio da Genova.
aieaaa gO Ai ea Ae ial E strano, tuttavia, che nessuno di tali autori faccia riferimento allo
DI GENOVA. scritto di Vitale Magazzini, forse perché non ligure, e al suo accen-
no ai carmelitani spagnoli. Ma non bisogna dimenticare che, da
quella prima testimonianza fino al riaccendersi dell’attenzione ver-
so la solanacea, in tutta la Penisola si ebbero per la nuova coltura
oltre centocinquant’anni di assoluto disinteresse, sulle Cul cause
non possiamo dilungarci in questa sede. A ogni modo, anche al
rinnovarsi dell’interesse, la diffusione delle conoscenze rimane di
carattere libresco e si arresterebbe sulle labbra dei parroci rurali,
se questi non si ingegnassero e non si impegnassero a tradurle in
Aes cccaneae una forma parlata, anche dialettale, accessibile prima agli orec-
Be chi e poi alla mente dei rurali stessi. Lopera di Nicolo Dalle Piane
Convaparavanidhe puo essere vista come un’anticipazione dell’iniziativa del cardinale
Opizzoni, in quanto anch’essa fornisce una fonte specifica ai col-
leghi delle parrocchie rurali, che la devono utilizzare dal loro pulpi-
to. Non sappiamo con quale autorita il Dalle Piane lo abbia potuto
fare, percheé, a quanto ci consta, egli non era un porporato, né era
abbastanza esperto in questa particolare branca dell’agricoltura,

Foto P. Barone

M4]

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