Riassunto L'Emilio di J.J.
Rousseau
Pedagogia Generale
Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA)
18 pag.
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Vita di Rousseau.
Nasce a Ginevra nel 1712, e dopo pochi giorni sua madre muore.
Fugge da Ginevra nel 1728 e si presenta a madame de Warens, dalla quale risiede per alcuni anni e si
converte poi al cattolicesimo.
Viene accolto all’ambasciata di Francia, soggiornando a Parigi poi si trasferisce a Lione e poi di nuovo a
Parigi.
Nel 1745 conosce Therese Levasseur dalla quale poi avrà il suo primo figlio.
Nel 1750 entra in conflitto con l’ambiente culturale dell’epoca (ovvero con l’ambiente Illuminista) perché
scrive il Discorso delle Scienze e delle arti in quanto andava contro gli ideali illuministi al quale anche lui
aveva aderito, ma nonostante ciò viene premiato dall’Accademia di Digione.
Nel 1755 pubblica il Discorso sulle origini dell’ineugualianza e vince di nuovo il premio dell’accademia. In
realtà scrive questi discorsi per mettersi in mostra nel suo ambiente e per emergere rispetto agli altri.
Dopo una serie di trasferimenti nel 1760 apre a Parigi la Nuova Eloisa.
Nel 1762 viene pubblicato ad Amsterdam il Contratto Sociale.
A Parigi, l’Emile è posto in vendita e viene condannato dal Parlamento di Parigi. Rousseau colpito da
mandato di cattura, previene l’arresto lasciando Montmorency e si reca in Svizzera.
Nello stesso periodo, il Contratto Sociale e l’Emile sono vietati e requisiti anche a Ginevra. Espulso da Berna
si trasferisce dal re di Prussia come dipendente.
Condannano l’Emile e viene emessa la lettera pastorale dell’arcivescovo di Parigi contro il romanzo.
Nel 1756 si reca a Strasburgo, poi decide di raggiungere Parigi e dopo l’Inghilterra. A fine dicembre è a
Parigi sotto la protezione del principe conti.
Nel 1766 si trasferisce a Londra e l’anno successivo il re di Inghilterra Giorgio III gli concede una pensione.
Parte e ritorna in Francia, in casa del principe Conti.
Nel 1778 si trasferisce dal marchese De Girardin dove muore il 2 luglio.
Nel 1794 i suoi resti vengono portati al Panteon.
Emilio o dell’educazione
Rousseau propone ai lettori una originale fusione di narrazione e riflessione filosofica e pedagogica fondata
sul principio che “l'uomo è naturalmente buono” ed è la società che lo corrompe. Nella sua opera
precedente, "Il contratto sociale", egli sostiene che bisognerebbe rinnovare la società anche da un punto di
vista politico ma con "L'emilio" intende sottolineare che nulla si può fare se non si parte dall'educazione che
serve a creare uomini nuovi in una società nuova; è questa la riflessione che lo induce a scrivere il romanzo.
L'opera è divisa in cinque parti corrispondenti alle cinque fasi fondamentali che ripercorrono l'educazione
del giovane Emilio, allievo immaginario, seguito da un precettore che è interpretato dallo stesso Rousseau.
La peculiarità dell'Emilio e causa del suo grande successo sta nel fatto che si presenta come un trattato
pedagogico anche se, quando viene scritto, la pedagogia non esiste ancora come branca autonoma del sapere;
inoltre è caratterizzato da idee e consigli concreti tanto da sembrare un manuale pedagogico, il quale tratta
temi tutt'oggi moderni.
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L'emilio ovvero dell'educazione (titolo originale Émile ou De l'éducation) è un noto e diffuso
romanzo pedagogico scritto dal filosofo Jean-Jacques Rousseau e pubblicato nel 1762, in lingua
Francese.
Il romanzo è unico ma al suo interno è diviso in 5 libri.
Trama
Rousseau assume la vita del giovane Emilio come un modello pedagogico. L'educazione del ragazzo si
svolgerà a contatto con la natura, lontano dagli influssi della vita sociale. Emilio dovrà essere quindi formato
da un precettore sia come uomo che come cittadino per riuscire ad affrontare i pericoli inflitti dalla
civilizzazione. L'educazione di Emilio durerà venticinque anni durante i quali il precettore gli presenterà una
serie di esperienze con lo scopo di fargli raggiungere la maturità; il maestro avrà il compito di tenere lontano
dal bambino qualsiasi forma di corruzione, applicando però un'educazione negativa e quindi lasciando che
l'allievo compia da solo le sue esperienze e apprenda solo quando ne avverte il bisogno. Il precettore dovrà
adeguare il sapere alle diverse età del ragazzo e cercherà di far raggiungere ad Emilio la capacità di avvertire
in modo naturale i propri limiti. In particolare all'inizio dell'adolescenza Emilio dovrà imparare un lavoro
manuale e gli verranno impartite un'educazione culturale, religiosa, sessuale e morale. Il precettore potrà
lasciarlo libero solo nel momento in cui sarà convinto che Emilio sarà un buon precettore per la sua prole ed
un modello per i suoi cittadini.
Il ruolo del narratore
Il vero protagonista dell'opera è lo stesso Rousseau che allo stesso tempo è narratore-pedagogista
e personaggio reale poiché incarna il ruolo del maestro. L'autore, quando narra, privilegia la forma
del dialogo grazie alla quale si rivolge ai lettori proponendo teorie e idee a sfondo pedagogico.
Tutto ciò si traduce in azioni concrete quando Rousseau, in veste di maestro, costruisce scenari e
fornisce occasioni di scoperta e invenzione al suo allievo immaginario, il quale dovrà risolvere ogni
problema con l'aiuto delle proprie sole conoscenze. Rousseau, in entrambi i ruoli, rende chiaro
l'obiettivo dell'opera: se si vuole cambiare l'uomo per cambiare la società, bisogna cominciare col
cambiare l'educazione.
Struttura dell’opera:
Libro Primo: Educazione della prima infanzia (0-5 anni)
Si apre illustrando il “gran principio della bontà originaria dell'uomo” (conditio sine qua non) e della sua
successiva degenerazione nei rapporti sociali.
Il presupposto antropologico: l’uomo come essere neotenico.
L’uomo, in quanto essere costituitivamente fragile per natura, se venisse lasciato solo, verrebbe soffocato dai
pregiudizi, dall’autorità, dalla necessità, dall’esempio, cioè da tutte quelle istituzioni sociali in cui si trova
sommerso. In questo modo, egli avrebbe una vita stentata, quasi arboscello cresciuto per caso in mezzo a una
strada”.
Per questo Rousseau sostiene che la crescita del bambino sia da ricondurre all'educazione.
L’educazione dell’uomo comincia dalla nascita «Noi cominciamo ad istruirci nell’atto stesso in cui
cominciamo a vivere; la nostra educazione ha inizio con la nascita e il nostro primo precettore è la nutrice. Si
spiega così come la parola “educazione” avesse per gli antichi un significato che per noi non ha più:
“allevamento”»
Tutto ciò che abbiamo quando nasciamo ci viene fornito dall'educazione, impartita da "tre maestri": la
natura, gli uomini e le cose. La natura provvede allo sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi;
gli uomini all'uso che ne facciamo; le cose all'acquisizione dell'esperienza e degli oggetti. Tra queste l'unico
controllo esercitabile si realizza nell'educazione degli uomini, in quanto quella della natura non può essere
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influenzata dall'agire umano e quella delle cose solamente in parte. Se i contributi di queste 3 educazioni si
contraddicono, l’alunno sarà educato male.
La natura come Physis= essenza
La meta (il fine) dell’educazione è la natura (come Physis= essenza), perciò occorre armonizzare le tre forme
di educazione. La definizione che limita la natura alle abitudini conformi dalla natura stessa non è che una
vuota perifrasi.
Per poter prendere pienamente parte della società in cui vive, il giovane dovrà assecondare in
modo armonico i suoi tre maestri, ponendo maggiori attenzioni alle due educazioni su cui ha più
controllo. Rousseau poi, elenca una serie di errori pratici dell'educazione tradizionale, come l'uso
delle fasce che limitano la libertà di movimento, le cure e le precauzioni eccessive, le lusinghe e le
minacce.
Le donne sono fondamentali per l’educazione del bambino, in particolare la madre, ma questo si è
dimenticato, (tanto che scrive: se il Creatore avesse voluto confidarla agli uomini, avrebbe dato loro anche
il latte per nutrire i fanciulli).
Critica il ricorso alle balie le quali badano più ai propri interessi che alla giusta formazione del
carattere del bambino, infatti, il primo allevamento e il nutrimento del bambino dovrebbe essere
responsabilità esclusiva della madre, vista da Rousseau come colei che porta armonia e felicità
durante lo sviluppo del neonato.
L’azione educativa si fonda sull’anima sensitiva dell’uomo, sulle disposizioni primitive dell’uomo, cioè sulla
sua anima sensitiva. Infatti, “nasciamo dotati di sensibilità e, fin dalla nascita, riceviamo impressioni diverse
dagli oggetti che ci circondano”.
Quattro massime per educare i fanciulli secondo natura
1. Occorre permettere che adoperino tutte quelle forze di cui la natura li fornisce e di cui non sono certo
in grado di abusare;
2. Bisogna aiutarli e supplire a quanto manca loro d’intelligenza e di forza in tutto ciò che concerne i
bisogni fisici;
3. Bisogna, nell’aiuto che si dà loro, limitarsi a quanto realmente utile, senza nulla concedere al
capriccio o al desiderio irragionevole (che non nascono dalla natura);
4. Bisogna studiare con cura il loro linguaggio e i loro segni, onde poter distinguere in un’età in cui non
sanno ancora dissimulare, ciò che nei loro desideri deriva immediatamente dalla natura e ciò che
deriva dall’opinione.
Ruolo della natura nell’educazione della prima infanzia.
“Osservate la natura e seguite la strada che vi addita: essa esercita i bambini senza tregua, ne tempra il
carattere con prove di ogni specie, insegna loro per tempo che cosa siano pena e dolore”.
La successiva crescita del bambino dovrebbe essere affidato ad un supervisore, il precettore, che
Rousseau indica nella figura del padre, ma il padre se troppo impegnato a portare avanti gli
interessi della famiglia non può farlo allora deve affidare il figlio ad un suo amico stretto.
Il ruolo dell’educatore nella prima infanzia:
• Scegliere gli oggetti che vengono mostrati al bambino;
• Deve offrire al bambino le sensazioni in un ordine adeguato;
• Deve concedere al bambino la libertà più autentica e non farlo cadere nell’arbitrarietà, stimolandolo
a fare di più con le sue forze che con l’aiuto degli altri;
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• Deve mettere il bambino a contatto con le maschere e con animali spiacevoli, per non averne più
paura.
Alcuni elementi di puericultura
• Le cure materne devono essere improntate alla massima amorevolezza;
• Immergere i bambini nell’acqua gradualmente sempre più fredda;
• Curare l’igiene del bambino;
• Non fasciare il bambino in pannolini rigidi, ma lasciarlo libero di muoversi;
• Riporre il bambino in una grande culla imbottita, dove si possa muovere a suo agio e senza pericolo;
• Il bambino va fatto muovere spesso, trasportandolo da un punto all’altro per fargli valutare le
distanze;
• Il bambino deve esercitare la sua nascente dentatura su supporti morbidi e non su materiale duro;
• Non vezzeggiare né picchiare il bambino quando piange.
L'educazione naturale va condotta in mezzo alla natura, dove l'ambiente rinvigorisce il corpo e
l'anima, e la società non può esercitare il suo effetto corruttore. Nella storia il filosofo
suggerisce che l'educatore deve provvedere affinché Emilio non contragga abitudini e vizi che
lo rendono schiavo, cosa molto probabile se rimane in città. Saranno propedeutiche lunghe
camminate e spostamenti, con lo scopo di acquisire il senso dello spazio e della distanza. Si dà
ampio spazio al tema dell'apprendimento del linguaggio. Prima di saper parlare il bambino
comunica attraverso il linguaggio del corpo, dei gesti, con la mimica del volto e il pianto; solo
gradualmente, seguendo le tappe dello sviluppo, il bambino imparerà ad usare le parole.
Compito dell'educatore sarà quello di non forzare tale apprendimento: usare poche parole che
corrispondano ad oggetti da poter mostrare, sono da evitare correzioni puntigliose ed
eccessive perché il bambino si correggerà da solo nel sentir parlare correttamente l'educatore,
i bambini di campagna sanno calcare bene la parola col giusto tono senza strascicare
la r perché nessuno si sforza di ascoltarli con pazienza, è bene che inizino a parlare quando
sono pronti in modo che il bambino prima comprenda il significato e solo dopo usi la nuova
parola corrispondente quando invece si ha fretta di vederli parlare accade l'inverso.
Rousseau sostiene che nella prima età:
• Non bisogna aver fretta di far parlare il bambino;
• E’ necessario parlare sempre correttamente davanti ai fanciulli, con articolazioni ben scandite e
ripetute, utilizzando parole che facciano riferimento solo ad oggetti sensibili;
• Il bambino deve imparare a parlare facendosi capire, anche a distanza, misurando la voce sullo
spazio che lo separa dai suoi interlocutori;
• Non bisogna stordire il bambino con un fiume di parole che non comprende;
• Il bambino deve imparare ad articolare chiaramente le parole e non a bisbigliare;
• L’educatore deve insegnare ai bambini a parlare innanzitutto agli uomini.
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Secondo libro: L’educazione dei sensi (6-11 anni)
«Che si deve pensare di un’educazione che sacrifica il presente per un avvenire incerto, che sovraccarica il
fanciullo di catene di ogni specie e comincia col renderlo infelice, per preparargli in un lontano futuro non so
che presunta felicità, di cui forse non ne godrà mai?»
L’adultismo: i grandi spesso fanno l’errore di considerare i bambini in questa fascia di età già come dei
piccoli uomini, non capendo che: «L’umanità ha il suo posto nell’ordine delle cose; il fanciullo ha il proprio
nell’ordine della vita umana; bisogna considerare l’uomo nell’uomo e il fanciullo nel fanciullo. Assegnare
a ciascuno il suo posto e mantenervelo, ordinare le umane passioni in modo rispondente alla natura
dell’uomo»
L’infanzia rientra nell’ordine naturale: «La natura vuole che i fanciulli siano fanciulli prima di essere uomini.
Se si sovverte quest’ordine, produrremo frutti precoci, che non avranno maturità né sapore e non tarderanno
a guastarsi; si avranno sapientoni in tenera età e bambini vecchi decrepiti»
In questo libro poi si parla della saggezza.
La saggezza umana: «In che cosa consiste dunque? Non certo nel diminuire i nostri desideri e neppure
nell’ampliare le nostre facoltà.
Occorre invece diminuire l’eccesso dei desideri rispetto alle facoltà e ridurre a perfetta uguaglianza il
potere e la volontà.
Soltanto allora, trovandosi tutte le forze in azione, sarà assicurata la pace dell’anima e l’uomo si sentirà in
armonia»
Rousseau sostiene che gli uomini devono essere umani con gli altri, che la saggezza non esiste fuori
dall’umanità. Amate l’infanzia: favorite i giochi, le gioie, le amabili inclinazioni».
L'unico modo possibile per favorire la felicità di un individuo consiste nell'educarlo a valutare i suoi
desideri a seconda delle sue possibilità. Il precettore non dovrà intervenire direttamente, ma dovrà
fare in modo che Emilio percepisca i propri limiti autonomamente; il metodo del precettore è
dunque definito inattivo, la sua educazione negativa consiste nel rimuovere le cattive influenze,
non nel fornire nuovi precetti. Inoltre, le situazioni in cui il giovane allievo di Rousseau dovrà
apprendere saranno situazioni concrete, predisposte dall'educatore che agirà nell'ombra, dando al
fanciullo l'impressione che le sue esperienze siano casuali.
Libertà e autonomia nel fanciullo da 6 a 11 anni.
La libertà è uno dei principi alla base del romanzo, dove tutto dipende da essa.
Libertà non è un esercizio di autorità, ma fa veramente la propria volontà solo chi non ha bisogno di
accrescere la potenza del proprio braccio con quella del braccio altrui: ciò porta che il primo di tutti i beni
che ne ricava non è l’autorità, ma la libertà.
Libertà entro i limiti della natura:
La libertà, il potere si estendono entro i limiti delle forze naturali e non oltre; tutto il resto non è che
schiavitù, illusione, prestigio.
L’esercizio della libertà naturale:
«Niente è ridicolo come un bambino altezzoso, niente suscita tanta pietà quanto un bambino continuamente
oppresso dalla paura. Dal momento che con l’età della ragione comincia la servitù civile, perché farla
precedere anche dalla servitù privata? Consentiamo che almeno un periodo della vita sia libero da questo
giogo che non ci è imposto dalla natura, e lasciamo all’infanzia l’esercizio della libertà naturale, che tiene
lontano il fanciullo almeno per qualche tempo, dai vizi che si contraggono nella schiavitù»
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La libertà come fulcro dell’educazione dell’infanzia:
«L’uomo realmente libero vuole ciò che può e fa ciò che gli piace. Ecco la mia massima principale. Si tratta
solo di applicarla all’infanzia e da essa ne discendono tutte le regole dell’educazione»
«La felicità dei fanciulli come degli uomini consiste nell’uso della libertà; ma nei fanciulli questa libertà è
limitata dalla debolezza. Chiunque fa ciò che vuole è felice, se basta a se stesso, ed è quanto accade all’uomo
che vive nello stato di natura»
Critica la società in cui vivono gli uomini perché li porta ad uno stato di minorità in quanto la società ha reso
l’uomo più debole, non solo privandolo del diritto che aveva sulle proprie forze, ma anche facendogliele
diventare insufficienti.
Negli uomini nascono due tipi di dipendenza quella dalle cose, propria della natura, e quella dagli uomini,
propria della società.
La dipendenza dalle cose, essendo estranea ad ogni valutazione morale, non nuoce affatto alla libertà e non
genera vizi.
La dipendenza dagli uomini, in quanto fondata sull’arbitrio, genera vizi di ogni sorta ed è per opera sua che il
padrone e lo schiavo si corrompono a vicenda.
La dipendenza dalle cose nell’educazione del fanciullo:
Fate che il fanciullo esperimenti soltanto la dipendenza dalle cose ed avrete seguito l’ordine naturale nel
processo della sua educazione. Ad ogni suo capriccioso atto di volontà opponete unicamente ostacoli fisici o
punizioni che nascano dalle azioni stesse; non è necessario vietargli di agire male, basta impedirglielo. Solo
l’esperienza e l’impotenza debbono servigli di legge.
Rapporto fra volontà e potere:
E’ una disposizione naturale dell’uomo considerare come suo tutto ciò che è in suo potere. Così al fanciullo
cui basta volere per ottenere, considera l’universo come sua proprietà e tutti gli uomini come suoi schiavi.
Non fare ragionamenti con i bambini:
Ragionare con i bambini era la grande massima di Locke, ma da parte di Rousseau, non c’è nulla di più
sciocco di quei bambini coi quali si è ricorso ai ragionamenti. Tra tutte le facoltà dell’uomo, la ragione, è
quella che si sviluppa più difficilmente e più tardi. Il capolavoro di una buona educazione è fare un uomo
ragionevole, quindi non si può pretendere di educare un fanciullo per mezzo della ragione, in quanto questo
significa cominciare dalla fine, ovvero assumere come strumento il risultato dell’opera.
Un’educazione specifica dell’infanzia:
L’infanzia ha modi di vedere, di pensare, di sentire esclusivamente suoi e non ci sta nulla di più sciocco
volerli cambiare con dei modi che riguardano quelli degli uomini adulti. A che cosa servirebbe la ragione a
quell’età? La ragione ha il compito di tenere a freno la forza e il fanciullo non ha bisogno.
Imponendogli un dovere che non sentono, vengono indotti a una ribellione contro la vostra tirannia e a
rifiutarvi il loro affetto; insegnerete loro a diventare falsi, menzogneri, dissimulatori, per estorcere
ricompense o sottrarsi ai castighi. Trattando l’educando secondo la sua età metterà in pratica il concetto di
saggezza ancora prima di sapere di cosa si tratti.
Molto importante è anche la singolarità del fanciullo per capire quale sia il regime morale più adatto a lui.
Ogni spirito ha la sua forma peculiare, secondo la quale ha bisogno di essere guidato; per far sì che l’opera
del precettore abbia successo. Bisogna osservare con prudenza scrutare a lungo la natura, osservare l’allievo
prima di dirgli la prima parola; in modo che possa mostrare in piena libertà i germi del suo carattere e
vederlo per intero.
Colui che intende educare qualcuno deve aver prima formato se stesso ed aver portato in sé il modello che
vuole proporre all’allievo. Mentre il fanciullo è ancora privo di cognizioni il precettore ha tutto il tempo di
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predisporre ciò che è intorno a lui in modo tale che i suoi primi sguardi sono colpiti da quegli oggetti che per
lui è bene vedere.
L’ambiente che favorisce l’educazione del fanciullo è l’ambiente agreste, in quanto è lontano dalla città e
lontano dai vizi. Inoltre in un villaggio il pedagogo sarà molto più libero di predisporre a proprio piacimento
l’ambiente adatto al fanciullo; la sua reputazione, i suoi discorsi, il suo esempio avranno un’autorità che in
città gli è preclusa; essendo egli utile ad ognuno, tutti faranno del loro meglio per favorirlo e cercheranno di
guadagnarsi la sua stima, e anche se non riusciranno ad astenersi dai propri vizi, eviteranno di dare scandalo,
fondamentale per la realizzazione del suo scopo.
Al fanciullo non bisogna mai comandargli nulla per non fagli sentire il peso dell’autorità, ma piuttosto il
peso della necessità in quanto è in essa la realtà delle cose.
In questa fascia dell’educazione la più importante regola è non di guadagnare tempo, ma piuttosto di
perderne perché il periodo più pericoloso della vita umana è quello che va dalla nascita ai dodici anni.
Questo è il periodo in cui germogliano gli errori e i vizi, senza che esista strumento per eliminarli; ma questo
lo si offre quando le radici sono ormai così profonde che è troppo tardi per estirparle.
Il fanciullo deve imparare dall’esperienza: non bisogna impartire alcuna sorta di lezione verbale ma deve
ricevere insegnamenti solo dall’esperienza. Non bisogna infliggetegli alcuna sorta di punizione, poiché
ignora che cosa significhi essere colpevole.
Il fanciullo non saprà cosa è la lettura se non dopo i 12 anni, in quanto insieme ai libri sono il flagello
dell’infanzia, cosa che fino ai dodici anni non può che annoiarlo, in quanto sarà utile solo dopo questa età. Il
fanciullo non imparerà nulla a memoria, neppure le favole, neppure quelle del La Fontaine perché le parole
delle favole non sono le favole, come le parole della storia non sono la storia.
Piuttosto è necessario fare leva sull’interesse immediato in quanto è il solo il solo che fa compiere grandi e
sicuri progressi. Emilio spesso riceve biglietti brevi, chiari e scritti bene, dal padre dalla madre per invitarlo
a pranzo o per una passeggiata, ma lui non sa leggere così si sforza per decifrarli e delle volte chiede aiuto
altre volte no, quindi non ha bisogno di sussidi didattici per imparare.
La prima educazione deve essere un’educazione negativa in quanto non consiste nell’insegnare la virtù o la
verità, ma nel tutelare il cuore dal vizio e la mente dall’errore.
L’educazione negativa consiste nel non insegnare nulla all’allievo e non insegnandogli nulla gli occhi del suo
intelletto si aprirebbero alla ragione, creando un miracolo dell’educazione. Rousseau scrive: «Se poteste non
far nulla e nulla lasciar fare agli altri, se poteste condurre il vostro allievo sano e robusto all’età di dodici
anni, senza che sappia distinguere la mano destra dalla sinistra, fin dalle vostre prime lezioni gli occhi del
suo intelletto si schiuderebbero alla ragione; senza pregiudizi, senza abitudini, nulla vi sarebbe in lui che
possa contrastare l’effetto della vostra opera. Ben presto diverrebbe tra le vostre mani il più saggio degli
uomini e così, cominciando col non far nulla, avreste realizzato un miracolo di educazione»
Come promuovere l’educazione negativa?
• Essere ragionevoli e non ragionare con l’allievo, meno che mai per indurlo ad approvare ciò che gli
riesce sgradevole;
• Esercitare il suo corpo, i suoi organi, i suoi sensi, la sua forza fisica, ma conservare inoperosa la sua
anima fin quando sarà possibile;
• Eliminate ogni sentimento che nasca prima della facoltà del giudizio;
• Respingete le impressioni estranee, per impedire al male di nascere, non vi affrettate ad esigere il
bene prima del tempo, poiché esso non è mai tale finché la ragione non lo rischiara;
• Considerate ogni dilazione come vantaggiosa: lasciate che nei fanciulli maturi la fanciullezza.
La natura umana e l’amore di se:
La massima incontestabile è che i primi impulsi naturali sono sempre buoni: non esiste alcuna forma di
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perversità originaria nel cuore umano; non si trova un solo vizio di cui non si possa dire come e perché sia
penetrato. La sola passione naturale nell’uomo è l’amore di sé o amor proprio in senso lato. Questo
amor proprio, in se stesso e relativamente a noi, è buono e utile e poiché non comporta necessariamente
rapporto coi nostri simili, sotto questo rispetto esso è per natura eticamente neutro, ma diventa buono o
cattivo per i modi e per le circostanze in cui viene applicato. Fin quando non si sviluppa la ragione il
fanciullo deve utilizzare il suo amor proprio unicamente a quanto richiede la natura e allora non potrà che
fare bene.
Libro terzo: L’educazione dell’intelletto (12-15 anni)
Grazie alla curiosità che contraddistingue questa fase dello sviluppo, Emilio è spinto ad esplorare il mondo,
oltre al suo corpo, ora, inizia a svilupparsi anche il suo spirito ed è per questo motivo che il precettore deve
dare importanza alle esperienze dirette incentrate sull'esplorazione dell'ambiente.
In questo libro c’è necessità di trovare un equilibrio fra bisogni e forze:
Tutto il corso della vita che precede l’adolescenza è caratterizzato dalla debolezza, ma vi è un momento, a
dodici anni, in cui le forze oltrepassano i bisogni e il giovane animale cresce, anche se rimane debole in
senso assoluto, diventa forte in senso relativo. «Come uomo sarebbe molto debole, come fanciullo è invece
fortissimo».
La debolezza dell’uomo proviene dal divario che esiste tra la sua forza e i suoi desideri. Sono le nostre
passioni che ci rendono deboli, in quanto per soddisfarle ci vorrebbero più forze di quante ce ne ha date la
natura Diminuire i desideri equivale dunque ad accrescere le forze.
L’esperienza giustifica l’equilibrio fra necessità e forze: nelle campagne ragazzi grandi e grossi lavorano la
terra, zappano, maneggiano l’aratro, si caricano sulle spalle un botticello di vino e guidano il carretto con il
padre; si potrebbero scambiare per uomini fatti, se la voce non li tradisse. Anche nelle città giovanissimi
operai e fabbri e artigiani e maniscalchi sono quasi così robusti come i loro padroni. Ma qui non si tratta
soltanto di forze fisiche, ma la forza e capacità della mente che li dirige.
L’eccedenza di forze nella terza infanzia dovrà essere utilizzata per esperienze che un giorno potranno
servirgli e che verranno messe nelle braccia, nella mente e in se stesso. E’ il tempo di lavorare, di istruirsi, di
studiare, e notate che non è il precettore a fare questa scelta ma è la natura stessa che la indica. L’esuberante
fanciullo di oggi farà provviste per l’uomo debole di domani. Il maestro allenerà Emilio a cercare in sé
stesso i mezzi di indagine e a non ricorrere ad altri, egli dovrà trovare da solo le soluzioni ai problemi.
Al precettore non interessa insegnare ad Emilio tutto il sapere quindi occorre utilizzare un criterio di scelta
per le cose che si debbono insegnare e per il tempo più adatto ad apprenderle. Non importa affatto sapere
tutto, ma solo ciò che è utile sapere. L’ignoranza non ha mai fatto del male, l’errore è pericoloso, l’uomo non
si smarrisce per ciò che non sa, ma per ciò che crede di sapere. Il primo strumento dell’intelletto è la
curiosità ben diretta: Istinto anima le diverse facoltà dell’uomo, L’attività del corpo, cerca di svilupparsi,
mentre quella dello attività dello spirito che cerca d’istruirsi. Prima i fanciulli sono irrequieti solo
fisicamente, poi diventano curiosi, e questa curiosità ben diretta è il movente che agisce nell’età
dell’intelletto. Si devono però distinguere le inclinazioni che provengono dalla natura e quelle che
provengono dall’opinione. Il desiderio di benessere e l’impossibilità di soddisfarlo pienamente inducono il
fanciullo a ricercare senza tregua nuovi mezzi che contribuiscono a raggiungere questa soddisfazione.
Questo è il primo principio della curiosità, principio naturale nel cuore umano, ma lo sviluppo avviene solo
in proporzione delle passioni e delle conoscenze.
Rousseau sostiene che il fanciullo deve utilizzare autonomamente la ragione e deve abituarsi ad osservare
con attenzione i fenomeni della natura così da renderlo curioso ma, per far sì che questa curiosità non si
affievolisca, non bisogna soddisfarla. L’allievo non deve sapere nulla dalla bocca del precettore, ma deve
sapere solo ciò che comprende da solo, per esempio la scienza non deve essergli imparata ma da lui scoperta.
Se così non sarà allora l’allievo non ragionerà più e non sarà più che lo zimbello di opinione altrui.
Anche la geografia e l’astrologia deve essere insegnata tramite l’esperienza diretta e non attraverso l’uso
delle carte o dei mappamondi.
Per la geografia si parte mostrandogli direttamente la realtà, affinché sappia almeno di che cosa si parla.
(descrizione della passeggiata nella foresta di Montmorency ).
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Per l’astrologia mostrare come il sole giunga da levante a ponente: i suoi occhi glielo insegnano o se non lo
capirà sarà perché è troppo banale e gli sfugge oppure è stupido.
Con l’allievo bisogna essere freddi, fare discorsi chiari e precisi, non perdersi in descrizioni, poesie, belle
immagini perché non è il caso di fare appello al sentimento e al gusto. Le nozioni che si apprendono in modo
autonome sono molto più utili e durature di quelle che vengono insegnate, facendo in questo modo abituiamo
la nostra ragione a non sottomettersi a quella degli altri, in modo tale da non farla impigrire e farla sforzare di
trovare idee e creare strumenti. L’allievo così non deve chiedere l’aiuto degli altri se non dopo aver capito la
sua insufficienza e ogni volta veda un nuovo oggetto, lo guarda assorto e solo dopo un po’ che l’ha osservato
si possono porre alcune domande per portarlo alla risoluzione.
E’ a favore della razionalità teoretica e tecnica in quanto sia la statica che l’idrostatica non devono essere
insegnati all’interno dei laboratori, dove ci sono troppi macchinari, ma deve essere Emilio stesso a costruire
le macchine solo dopo aver intravisto l’esperienza per caso, preferendo strumenti imperfetti ma con una
chiara idea di come dovrebbero essere e delle operazioni che ne dovranno risultare. Facendo in questo modo
si somma l’arte alla natura diventando molto ingegnosi e così facendo si inchioda il fanciullo sui libri
facendolo lavorare in officina. Diverrà filosofo credendo di essere solo operaio.
Le esperienze fatte dai fanciulli devono essere legate l’una all’altra da qualche rapporto deduttivo perché
proprio mediante questa concatenazione riescono restare nella mente. Nella ricerca delle leggi della natura, si
comincia sempre dai fenomeni più comuni ed evidenti l’alunno deve considerarli come fatti e non
spiegazioni.
(Rousseau fa l’esempio della spiegazione della caduta di un grave, facendo ragionare Emilio sul fenomeno
della caduta di una pietra che il precettore tira in aria con un movimento della mano)
Rousseau odia i libri: insegnano solo a parlare di quello che non si sa. Si narra che Ermete scolpì su alcune
colonne gli elementi delle scienze, per mettere le sue scoperte al riparo da un cataclisma. Se avesse
provveduto ad imprimerle con cura nelle menti degli uomini, vi si sarebbero conservate per tradizione.
Cervelli ben preparati sono i monumenti in cui si scolpiscono le conoscenze umane. Per lui quindi tutto ciò
che il fanciullo apprenderà dovrà essere collegato ad uno scopo concreto, per questo motivo la
lettura non verrà particolarmente incoraggiata. Solamente un libro viene consigliato: La vita e le
straordinarie, sorprendenti avventure di Robinson Crusoe di Daniel Defoe, il romanzo narra di
uomo che da solo, con le proprie forze, riesce a sfuggire a situazioni complicate e superare le
avversità delle vita, premiando quell'autonomia e capacità di risoluzione che in Emilio si vogliono
promuovere, sviluppare.
Quando i fanciulli cominciano a conoscere il valore del tempo Occorre abituarli a spenderlo in cose utili, ma
di un’utilità che risulti evidente alla loro età, accessibile alle loro giovani menti. E’ bene insegnargli tutto ciò
che è utile alla sua età cosichè il suo tempo ne sarà interamente assorbito.
Emilio verrà iniziato al lavoro, e l'attività che più avvicina l'uomo al suo stato di natura, è quella
della falegnameria. L'artigiano lavora con le proprie mani, è indipendente dalla fortuna e dagli
uomini, dipende solo dal suo lavoro ed è per questo da considerarsi libero. Per Rousseau lavorare
è un dovere indispensabile per l'uomo sociale, ricco o povero che sia. Un'ora di lavoro permette di
insegnare ed apprendere molto di più di quanto potrebbe fare un'intera giornata di spiegazioni
teoriche. Per Rousseau non bisogno lavorare solo per necessità ma anche per onore inoltre non
esige da Emilio uno speciale talento, bensì un mestiere, un vero mestiere, un’arte puramente meccanica, in
cui le mani lavorano più della testa e che non conduce alla ricchezza, ma consente di farne a meno. La
principale preoccupazione dev’essere quella di tenere lontano dallo spirito del fanciullo tutti i rapporti sociali
che non sono alla sua portata. Ma quando la concatenazione delle conoscenze costringe a mostrargli la
reciproca dipendenza degli uomini, anziché presentarla dal punto di vista morale, prima puntate tutta
l’attenzione verso l’industria e le arti meccaniche, che rendono gli uomini utili gli uni agli altri.
Per formare bene un giovane bisogna formare la sua capacità giudizio in modo tale che si elevi
dalla massa: facendogli conoscere la realtà delle cose, fargli vedere le cose come le vediamo noi,
in modo tale da capire la differenza tra opinione e verità.
Emilio alla fine della terza infanzia:
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• Ha fatto i primi passi sulla via della scienza, ma il precettore non gli ha permesso di andare troppo
lontano;
• Costretto ad imparare da sé, fa uso della propria ragione e non di quella degli altri, capisce “a che
scopo” fa ciò che fa e “perché” crede ciò che crede;
• Possiede poche cognizioni, ma quelle che ha sono veramente sue e non c’è nulla che sappia a metà;
• Ha uno spirito universale aperto, intelligente, preparato a tutto, istruibile
• E’ un ragazzo laborioso, temperante, paziente, costante, pieno di coraggio.
Libro Quarto: La Seconda Nascita (15-18 anni)
Per Emilio è giunto il momento di conoscere e comprendere la società, di compiere una sorta di seconda
nascita, in cui verrà educato alla morale religiosa, ai sentimenti e alla coesistenza tra le persone.
Il precettore sarà molto attento a non favorire in Emilio l'insorgere precoce e incontrollato delle passioni,
aiutandolo ad evitare le occasioni che potrebbero tentarlo. Questo comporterà la necessità di un'educazione
sessuale che permetta al giovane di conoscere la natura del corpo umano, parlandogli con semplicità e
chiarezza, così che in lui non nasca il sospetto che gli si voglia nascondere qualcosa facendo insorgere la
voglia di sperimentare. Rousseau espone successivamente il tema della religione, egli sostiene che le diverse
religioni non sono altro che variazioni del Credo fondamentale; Emilio, quindi, non verrà educato ad una
religione specifica, ma sarà messo nelle condizioni di poter scegliere con l'uso della ragione la propria.
L’adolescenza è una seconda nascita e al tempo stesso un momento di crisi:
Noi nasciamo due volte: l’una per esistere, l’altra per vivere; l’una per la specie, l’altra per il sesso.
L’uomo, in generale, non è fatto per restare nella fanciullezza. Ne esce nel momento in cui lo ha
stabilito la natura e così si genera un momento di crisi, benché breve, ha conseguenze che durano a
lungo.
Gli indizi della seconda nascita:
«Come il mugghiar del mare precede da lungi la tempesta, così questa tempestosa rivoluzione si annuncia
col rumoreggiare delle passioni nascenti: un sordo fermento avverte che il pericolo è vicino»
Il giovane Emilio è “in tempesta”, eccone gli indizi:
• Cambiamenti repentini dell’umore;
• Crescita della barba sulle guance;
• Cambiamenti nel timbro della voce;
• Gli occhi si fanno più espressivi e gli sguardi più vivi;
• Aumento della sensibilità senza sapere ciò che si sente;
• Irrequietezza senza ragione.
Le passioni sono i principali strumenti della nostra conservazione e se qualcuno vuole impedirgli di nascere,
sarebbe folle, quanto colui che vuole annientarle. Le passioni hanno una sorgente naturale, le passioni
naturali sono molto limitate, sono strumenti della nostra libertà e tendono a conservarci. Tutte quelle che ci
distruggono hanno altra origine: non provengono dalla natura ma siamo noi stessi a procurarcele.
La prima passione dell’uomo quella innata è l’amore di sé. L’amore di sé è sempre buono, sempre conforme
all’ordine naturale. Poiché a ciascun individuo è affidata la propria conservazione, dobbiamo amarci più di
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ogni altra cosa e, come immediata conseguenza di questo sentimento, non possiamo non amare ciò che ci fa
bene alla nostra conservazione.
L’amore di sé, prende in considerazione solo noi stessi, è contento quando i nostri veri bisogni sono
soddisfatti. (Nascita delle passioni affettuose)
L’amor proprio, implica il confronto con gli altri, non è mai contento né potrebbe esserlo, perché questo
sentimento ci porta a preferire noi stessi agli altri e pretende che anche gli altri ci preferiscano a loro, e
questo è impossibile. (Nascita delle passioni dell’odio)
Ciò che rende buono l’uomo è avere pochi bisogni e poco confronto con gli altri.
Ciò che lo rende cattivo è avere molti bisogni e tenere molto conto dell’opinione degli alti.
L’uomo ama dopo aver giudicato, preferisce dopo aver confrontato. Vogliamo credere che l’amore sia cieco,
perché ha occhi migliori dei nostri e vede rapporti che noi non possiamo scorgere. La preferenza che si
accorda vuole essere contraccambiata: l’amore deve essere reciproco. Per essere amati, bisogna diventare
amabili.
In questo libro Rousseau capisce che è giunto il momento di cambiare metodo, perché a differenza dei
fanciulli che nel loro cuore se nascono passioni sono state messe e create dagli adulti, nel cuore del giovane
nascono malgrado non lo si voglia.
Le cause del passaggio dalla fanciullezza alla pubertà spesso si scambiano per dei fattori fisici ma in realtà
alla base vi sono fattori morali. Gli insegnamenti della natura sono tardivi e lenti, quelli degli uomini sempre
prematuri, la pubertà e la maturità sessuale sono sempre più precoci presso i popoli colti e civili che presso
quelli barbari e rozzi. I fanciulli inoltre vedono sempre i cattivi costumi dietro la decenza che li circonda.
L’imposizione di un linguaggio castigato, le varie lezioni di onestà, il velo di mistero fanno sì che nel
bambini nasca l’idea che gli si stia nascondendo qualcosa, cosi nasce in lui ancora di più la curiosità.
L’educazione sessuale: Se l’allievo fa delle domande su questo ambito è meglio il silenzio alla menzogna.
Se si decide di rispondere, si parli con la più grande semplicità, senza mistero, senza imbarazzo,
senza sorrisi. E’ molto meno pericoloso soddisfare la curiosità del fanciullo che eccitarla. Bisogna
dare risposte serie, brevi, decise, senza ombra di esitazione. Se non si è certi di poterlo tenere
all’oscuro della differenza tra i sessi fino all’età di sedici anni, bisogna fare in modo che l’impari
prima di averne dieci. I fanciulli nello stato di natura sono del tutto privi di pudore, il pudore nasce
soltanto con la conoscenza del male, per poter salvaguardare l’innocenza del fanciullo vi è solo un
mezzo ed è di salvaguardarla anche da tutti i suoi cari.
Un esempio su come rispondere alla domanda: “Come si fanno i bambini?”:
«“Mamma” interroga lo sventatello, “come si fanno i bambini?” “Figlio mio” risponde la madre
senza esitare, “le donne li orinano con dolori che a volte costano loro la vita”. »
Innanzi tutto: l’idea di un bisogno naturale allontana il fanciullo dall’idea di un’operazione
misteriosa. Il dolore e la morte coprono tutto ciò da un velo di tristezza che interrompe
l’immaginazione e reprime la curiosità. Facendo ciò la verità non è stata alterata e non è servito
ingannare l’allievo, ma piuttosto è stato istruito.
Il fanciullo allevato in modo conforme alla sua età è solo. Non conosce legami d’affetto tranne
quelli creati dall’abitudine: ama la sorella come il proprio orologio, l’amico come il suo cane, non
capisce di appartenere ad un determinato sesso o ad una determinata razza. Se volete mettere
ordine e regola nelle passioni nascenti, prolungate il periodo durante il quale si sviluppano. Non è
l’uomo che le ordina, ma la natura stessa; l’unico vostro compito è permetterle di perfezionare il
suo lavoro. Tutto ciò non sarebbe necessario se l’allievo vivesse in solitudine.
Il giovane comincia a provare sentimenti per le persone che lo circondano e capisce quindi che
non è fatto per vivere da solo, ma il primo sentimento che nasce in lui è l’amicizia. Prima di tutto
quindi prova interesse a scoprire i suoi simili nel genere piuttosto che nel sesso e questo è un altro
dei grandi vantaggi nel prolungare l’innocenza.
L’educazione dei sentimenti:
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A sedici anni l’adolescente sa che cosa sia soffrire, perché ha sofferto lui stesso; ma ben poco egli
sa che anche altri esseri soffrono, ma quando comincia a sentire se stesso nei suoi simili, a
commuoversi dei loro pianti e a soffrire dei loro dolori. E’ allora che il triste spettacolo dell’umanità
sofferente produce nel suo cuore il primo fremito di pietà che abbia mai provato.
E’ indifferente a tutto, tranne che a se stesso, come ogni suo coetaneo, non prova interesse per
nessuno; e ciò che lo distingue dagli altri è che non vuole dare ad intendere di provarlo, e non è
falso come loro. Emilio, che poco ha riflettuto sugli esseri dotati di sensibilità, imparerà tardi che
cosa sia soffrire e morire.
In questo modo nasce la pietà che è il primo sentimento di relazione che genera la natura, nasce
perché si inizia a capire che vi sono esseri simili a noi che soffrono e hanno sofferto come noi, si
prova pietà trasferendoci fuori di noi e identificandoci con colui che soffre, abbandonando, il nostro
essere per assumere il suo. Per educare il fanciullo ai buoni sentimenti occorre, eccitare in lui la
bontà, il senso di umanità, la commiserazione, la benevolenza, tutte le amabili e dolci passioni che
piacciono agli uomini, e impedire che nascano l’invidia, la cupidigia, l’odio, tutte le passioni
ripugnanti e crudeli.
Le tre massime dell’educazione alla pietà:
1) E’ proprio dell’uomo non vedersi mai al posto di chi è più felice di lui, ma solo di chi più di lui è
da compiangere.
2) L’uomo compiange negli altri solo quei mali da cui non si crede immune.
3) La pietà che proviamo per i mali altrui non è proporzionale alla grandezza di quei mali, ma al
grado di sensibilità che attribuiamo a chi li patisce.
Alcuni suggerimenti per una buona educazione dell’adolescente:
• Offrirgli spettacoli che lo attraggono, senza però eccitarlo;
• Ingannare la sua nascente immaginazione con oggetti che reprimano l’attività dei suoi
sensi;
• Tenerlo lontano dalle grandi città e ricondurlo alle prime dimore, dove la semplicità
campestre rallenta lo sviluppo delle sue prime passioni;
• Temere gli eccessi, poiché le passioni smoderate producono sempre un male maggiore di
quello che si vuole evitare;
• Deve diventare sensibile nei confronti delle miserie umane (farlo riflettere su un caso ad
hoc);
• Predisporgli opportuni esempi, lezioni ed immagini;
• Scegliere idee connesse alle nuove cognizioni da lui acquisite;
• Scegliere spettacoli adatti a reprimere i desideri appena nati.
L’educazione morale:
Il sentimento morale nasce dai primi moti del cuore sotto forma di voci della coscienza come dai
primi sentimenti di amore e odio nascono le prime nozioni di bene e male. La giustizia e la volontà
non sono solo parole astratte, ma vere affezioni dell’anima rischiarata dalla ragione, le quali
risultano dall’ordinato.
Bisogna studiare la società attraverso gli uomini e gli uomini attraverso la società; coloro che
vorranno trattare separatamente la politica e la morale non comprenderanno mai né una né l’altra.
Esiste nello stato di natura un’eguaglianza reale e indistruttibile mentre nello stato civile esiste
un’uguaglianza di diritto chimerica e vana, perché i mezzi destinati a garantirla servono essi stessi
a distruggerla, perché la forza pubblica spezza l’equilibrio che la natura aveva creato tra loro.
Ora occorre ammaestrare il giovane piuttosto che con l’esperienza altrui, con la propria perché se
guarda da vicino troppo gli altri sarebbe incline alla maldicenza e alla satira. Occorre quindi
impartire lezioni che vadano a sostituire nel suo spirito l’autorità del maestro con quella della
propria ragione.
Uno strumento dell’educazione indiretta è lo studio della storia:
Per mettere il giovane in grado di osservare il cuore umano senza alcun rischio di corrompere il
proprio, vorrei mostragli gli uomini da lontano, mostrarglieli in altri tempi e in altri luoghi, in modo
che possa vedere la scienza, ma non abbia mai la possibilità di agirvi.
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E’ in questo momento che si ha bisogno di studiare la storia, grazie ad essa leggerà nei cuori
senza ricorrere a lezioni di filosofia; grazie ad essa vedrà, da semplice spettatore, con un animo
disinteressato e spassionato, ma anche in veste di giudice, non di complice né di accusatore.
Rousseau predilige la storia degli antichi e propone come modello
Tucidide.
Un altro strumento è la lettura delle favole:
Il tempo degli errori è quello più adatto alle favole. Nulla è così inutile, così inopportuno come la
morale con cui termina la maggior parte di esse.
Il fine dell’educazione indiretta è di far vedere l’uomo così come è nella sua realtà, ovvero chi è al
di sotto della maschera esteriore che indossa in modo tale che osano capire realmente chi sono e
possano compiangerli e rifiutino di diventare simili a loro.
L’educazione religiosa
L’educando ha difficoltà a concepire le idee astratte e per elevarci a tali nozioni e a tali idee, è
necessario svincolarci dal corpo cui siamo così fortemente attaccati.
L’idea di Dio:
Dio è essere incomprensibile che abbraccia tutto, che dà movimento al mondo e che forma tutto il
sistema degli esseri, non è visibile ai nostri occhi né palpabile per le nostre mani, sfugge a tutti
inostri sensi: l’opera è palese, ma l’artefice è nascosto.
Non è un’impresa da poco giungere a conoscere che egli esiste, e quando vi si è giunti, quando
domandiamo chi sia e dove sia, lo spirito si confonde, si smarrisce: non sappiamo più cosa
pensare.
Rousseau fa una critica molto dura a Locke e alle derive materialistiche:
Locke vuole che si cominci a studiare la realtà spirituale per poi passare allo studio dei corpi.
Questo è il metodo della superstizione, dei pregiudizi, dell’errore, non quella della ragione, e
neppure della natura bene ordinata: è come tapparsi gli occhi per imparare a vedere.
Bisogna avere studiato a lungo il mondo dei corpi per farsi un’idea abbastanza precisa di quello
dello spirito e per supporne l’esistenza. Il procedimento inverso non può che condurre al
materialismo.
E poiché i sensi sono i primi strumenti della conoscenza, gli esseri corporei sono i soli di cui l’uomo
abbia immediatamente l’idea. La parola “spirito” non significa nulla per chiunque non abbia fatto
filosofia. Uno spirito non è altro che un corpo per la gente del popolo e per i fanciulli.
Ogni fanciullo che crede in Dio lo idolatra o quanto meno lo antropomorfizza, in quanto almeno una
volta ha visto dio con la sua immaginazione e non con l’intelletto. In tutto ciò sta l’errore di Locke.
Tutto è infinito per i fanciulli, essi non sanno assegnare limiti alle cose, ciò perché il loro intelletto è
limitato. Se sentono parlare della potenza di Dio, la stimeranno quasi uguale a quella del proprio
padre. Poiché la sfera del possibile coincide con le loro conoscenze, in quanto giudicano in base a
ciò che conoscono.
Nel leggere tutto ciò i lettori possono rimanere sconvolti in quanto fino ad ora non è mai stato
parlato all’allievo di religione e quindi di può pensare che esso non abbia un’anima, ma in realtà
per l’autore non c’è cosa più folle che insegnare ad un fanciullo il catechismo e per rendere folle il
fanciullo fargli ascoltare quello che recita il catechismo. (E’ proprio se si fa ascoltare queste parole
precocemente che non capirà mai cosa sia la religione.)
Il fanciullo crede quello che comprende, e in questa età comprendono così poco di quello che gli si
fa dire, che se gli predicate il contrario lo accetterà con pari entusiasmo.
La fede dei fanciulli e di molti uomini è una pura questione di geografia. Quando un fanciullo dice di
credere in Dio, non è in Dio che crede, ma bensì a Tizio e a
Caio dai quali sente dire che c’è qualcosa che si chiama Dio. Rousseau non pretende che i fanciulli
a sette anni abbiano questa capacità come nemmeno lo pretende a quindici.
E’ meglio che i fanciulli non abbiano alcuna nozione della divinità, piuttosto che averla, ma
sbagliata ciò per evitare idee meschine, sbagliate, ingiuriose.
Preferirei, dice il buon Plutarco, che il mondo intero fosse all’oscuro della mia esistenza, piuttosto
che sentir dire: Plutarco è ingiusto, invidioso, geloso e così tirannico, che esige dagli altri più di
quanto permette loro di fare.
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Le immagini deformate della divinità introdotte nello spirito dei fanciulli hanno l’inconveniente di
restarvi impresse per tutta la vita, così che da uomini essi non concepiscono più altro Dio che
quello dell’età infantile.
Quale religione verrà insegnata a Emilio?
Rousseau insegna ad Emilio a seguire la religione naturale, dove vi è l’utilizzo della sola ragione e
non attraverso forme di rivelazione divine, di liturgie, di libri sacri, come è invece nelle religioni
rivelate. Da questa concezione di Rousseau, emerge il deismo tipico dell’Illuminismo, secondo cui
non è Dio che si rivela al cuore dell’uomo, ma è l’uomo che giunge alla conoscenza del divino
attraverso la sola ragione .
La professione di fede del Vicario savoiardo:
Si tratta di una confessione fatta al giovane Rousseau da un vicario savoiardo, conosciuto nel
periodo trascorso in un seminario di Torino, dove il ginevrino era stato inviato per perfezionare la
sua conversione alla religione cattolica. Dopo l’esperienza di Torino, Rousseau riprende il suo
girovagare e continua la sua vita di avventure, ritrovandosi ben presto senza mezzi economici. Si
ricorda del vicario e va a rifugiarsi presso di lui, che non gli nega la sua ospitalità. E’ proprio in
questa occasione che proclama la sua famosa “professione di fede”.
Per costruire il personaggio del vicario savoiardo, Rousseau si è ispirato alle figure degli abati
Gaime e Gâtier, soprattutto al primo, come si può leggere nel II libro delle Confessions.
Il vicario savoiardo era caduto in disgrazia in gioventù per aver contravvenuto al voto di castità:
infatti, aveva reso madre una ragazza.
Struttura della professione di fede:
La prima parte è dedicata alla presentazione dei principi su cui si regge la religione naturale.
Rousseau combatte, così, l’ateismo e lo scetticismo di molti philosophes.
La seconda parte contiene la critica alle religioni rivelate (o positive), considerate come causa di
conflitti tra gli uomini.
La professione di fede nella religione naturale:
Il primo frutto che trasse da queste riflessioni fu d’imparare a limitare le ricerche a ciò che gli
interessava, ad accettare con serenità una profonda ignoranza su tutto il resto e a non lasciarsi
tormentare dal dubbio, se non per ciò che realmente gli importava sapere.
Comprese inoltre che i filosofi, anziché liberarlo dai dubbi inutili, avrebbero soltanto moltiplicato
quelli che lo tormentavano, senza risolverne alcuno.
Quindi si scelse un’altra guida e disse a se stesso di consultare consultiamo il lume interiore, ciò lo
svierà meno di quanto i filosofi non facciano e, in ogni caso, il errore sarà soltanto suo.
I tre articoli di fede del vicario savoiardo:
• Io credo che una volontà muova l’universo e animi la natura.
• Se la materia in quanto mossa mi rivela una volontà, la materia mossa secondo precise
leggi mi rivela un’intelligenza.
• L’uomo è dunque libero nelle sue azioni e, come tale, animato da una sostanza
immateriale.
Le regole di condotta le troviamo scritte in fondo al cuore dalla natura a caratteri indelebili la
coscienza non inganna mai, è la vera guida dell’uomo.
L’educazione sociale: educare un uomo secondo natura non significa educare un uomo selvaggio,
ma bensì un uomo che trovandosi nel vortice della vita sociale non si lasci travolgere dalle passioni
e opinioni degli altri e che non veda altro che con i suoi occhi, con quelli della ragione.
Emilio non è un eremita né un selvaggio non è nato per vivere da solo, anzi deve vivere in mezzo
agli uomini e vi è un età giusta per farlo. Lui già sa i meccanismi più nascosti della natura quindi
quando sarà reintegrato non prenderà i vizi, e guarderà quell’ambiente con il discernimento di una
mente lucida e non con ammirazione.
Libro Quinto: Sofia (19-25 anni)
Il quinto libro tratta di Sofia, futura moglie di Emilio, e più in generale dell'educazione femminile.
Rousseau si serve infatti della figura di Sofia per descrivere ciò che la donna ideale deve
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possedere in termini di doti umane e come debba essere educata. In questa parte viene
sottolineata la differenza tra l'educazione femminile e quella maschile: la donna viene vista come
una figura debole e passiva il cui scopo è sposarsi e procreare e che dipende quindi dal suo
compagno; l'uomo invece è forte e ogni suo bisogno deve essere soddisfatto dalla donna, tuttavia
dipende da essa per saziare i propri desideri. Rousseau però riconosce che vi sono qualità di alta
dignità attribuibili alla donna e in particolare a Sofia quali la cura, l'intelligenza, la gaiezza, lo spirito
religioso, il pudore, la scaltrezza e l'amore della casa e della famiglia. Anche l'educazione di Sofia
è di tipo naturale. Emilio e Sofia dovranno compiere alcuni viaggi per mettere alla prova il loro
amore imparando il valore della fedeltà. In questo periodo Emilio svilupperà la sua formazione
politica di stampo democratico diventando così indipendente e libero. Dopodiché i due potranno
sposarsi e dar vita a una nuova famiglia; qui finirà il compito del precettore nei confronti di Emilio, il
quale diventerà esso stesso l'educatore del proprio figlio e un modello per i cittadini.
Sofia sarà la futura donna di Emilio, ma al tempo stesso incarna tutto il genere femminile.
Per cercare Sofia, bisogna conoscerla, bisogna capire come è per capire i luoghi che frequenta e
a differenza di Locke, Rousseau non lascerà Emilio prima che si sarà sposato.
Sofia è donna come Emilio è uomo e per quel che non riguarda il sesso sono uguali, stessi organi,
bisogni e facoltà, invece per quello che riguarda il sesso la donna e l’uomo presentano
corrispondenze e diversità.
In realtà la cosa certa è che quanto l’uno e l’altra hanno in comune appartiene alla specie umana,
quanto hanno di diverso appartiene al sesso.
La complementarità dei sessi è mirabilmente preordinata. Dalla loro associazione risulta una
persona morale in cui la donna rappresenta l’occhio e l’uomo il braccio, ma con una reciproca
interdipendenza dove la donna apprende dall’uomo ciò che bisogna vedere e l’uomo apprende
dalla donna ciò che bisogna fare, l’armonia che si crea ha un fine comune dove è impossibile dire
chi dà il maggior contributo, ciascuno segue il suggerimento dell’altro, obbedisce ed entrambi sono
padroni.
Le corrispondenze e le diversità a livello biologico influiscono anche sulla morale, da ciò deriva la
prima diversità ambito dei rapporti morali. Uno deve essere attivo e forte, l’altro passivo e debole;
dove è necessario che uno vuole e può, e che l’altro offra poca resistenza.
La donna quindi è fatta per piacere all’uomo, ma anche l’uomo deve piacere alla donna, ma esso
piace per il fatto di essere forte e questa non è la legge che regola l’amore, ma bensì la natura e
per Rousseau è più importante la natura che l’amore.
La diversa costituzione dei sessi fa sì che il più forte sembri il padrone, ma di fatto, dipende dal più
debole; e ciò non per galanteria, per generosità, ma per un’invariabile legge della natura. Spesso
così l’uomo non sa se la sua vittoria dipende dal cedere della forza o dalla volontà che si arrende.
Non vi è alcuna parità tra i sessi quanto alle conseguenze derivanti dalla loro diversità. Il maschio
è maschio solo in determinati momenti, la femmina è femmina per tutta la vita.
Deve essere una moglie fedele, giudicata tale dal marito, occorre che sia modesta, riservata, e che
porti testimonianza della sua virtù. In quanto se è necessario che un padre ami i suoi figli, è
necessario che stimi la loro madre.
L’uomo e la donna non devono ricevere la stessa educazione, è la natura stessa ad averlo
impostato così, perché sì devono andare d’accordo ma non devono fare le stesse cose.
Ora bisogna capire come è la donna perfetta per l’uomo di natura.
• Coltivare nelle donne le qualità dell’uomo e trascurare quelle che le sono peculiari
• Non fate di vostra figlia un gentiluomo, ma una donna per bene
• La donna non va allevata nella totale ignoranza e confinata nelle occupazioni domestiche;
deve apprendere molte cose, ma solo quelle che sono opportune sapere.
Le donne non devono diventare le serve degli uomini perché non è questo che la natura vuole.
Essa vuole che giudichino, ragionino e utilizzino la loro mente, perché la natura le ha dato proprio
la mente per sopperire alla mancanza di forza.
Al tempo stesso però devono essere educate in funzione degli uomini in quanto devono piacere e
rendersi utili a loro, farsi amare e onorare, allevarli da piccoli, averne cura da grandi, consigliarli,
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consolarli, rendere loro la vita piacevole e dolce, ecco i doveri delle donne in ogni età della vita e
questo si deve loro insegnare fin dall’infanzia.
Elementi costitutivi dell’educazione femminile:
• La prima educazione della donna deve avere per oggetto il corpo, per rafforzarne la grazia.
• La vita, la salute, la ragione, il benessere devono avere la precedenza su tutto.
• Coltivare nelle fanciulle le loro inclinazioni, per mezzo della cura dell’ornamento.
• Il gioco con le bambole va favorito, poiché ogni bambina tende ad immedesimarsi nella sua
bambola, riversare la sua civetteria.
• Le prime lezioni da impartire alla fanciulla devono essere favori che le vengono concessi:
per esempio, insegnare l’arte del cucito, del ricamo, del merletto, per realizzare vestitini per
le sue bambole.
• Coltivare il disegno, soprattutto di fiori, frutti, fogliame, drappeggi, poiché riusciranno poi a
vestirsi con gusto.
• Gli studi femminili vanno limitati alle cognizioni pratiche.
Le qualità morali della donna:
• Deve essere attiva e laboriosa, perché l’ozio e l’indolenza sono difetti pericolosi;
• Deve abituarsi per tempo a sopportare la costrizione, perché ne sarà soggetta tutta la vita;
• Deve saper essere paziente e reprimere tutte le sue fantasie, per sottometterle alla volontà
altrui;
• Deve imparare a dominare se stessa;
• Deve imparare ad obbedire e ad essere docile fin da piccola
• Non deve annoiarsi delle sue occupazioni e non deve appassionarsi ai suoi svaghi.
Alle fanciulle bisogna dare un’educazione femminile, bisogna fargli amare le cure, devono vigilare
sulla famiglia, interessarsi delle cure domestiche, però al tempo stesso vi è una età che gli
permette di essere vivace, allegra, spensierata, di cantare e ballare finché ne ha voglia perché
deve gustare gli innocenti piaceri della sua età in quanto verrà il tempo di essere posata e di avere
un comportamento contenuto.
Chi dovrebbero essere i maestri delle fanciulle? Preferibilmente nessuno o meglio che imparassero
liberamente ciò che per natura sono tanto portate ad apprendere. Nelle artiche hanno uno scopo
ricreativo potrebbero fargli da maestro il padre, la madre, il fratello, la sorella, le amiche, le
governanti, persino lo specchio, ma soprattutto il gusto personale. Queste lezioni però non devono
passare come tali, ma bensì come favore. Se invece si devono dare lezioni teoriche Rousseau non
si sente in grado di dire quale sesso debba darle.
Il saper parlare occupa il primo posto nell’arte di piacere. Nell’età in cui, non si è ancora capaci di
discernere il bene dal male, non sono in grado di giudicare il prossimo, devono porsi senza dire
nulla di spiacevole. Non si devono permettere domande indiscrete, ma al tempo stesse si devono
interrogare per stimolargli la mente e imparare a rispondere con scioltezza e disinvoltura, inoltre
tenere certi discorsi sempre su un tono allegro può creare nelle giovinette i primi accenni di morale.
A differenza dei ragazzi alla ragazze bisogna parlare prima di religione perché se si aspetta che
sappiano ben parlare si rischia di non parlargliene mai, poi esse di devono sottomettere alla
religione che sceglie il padre e dopo di che il marito. Alle ragazze basta esporre con chiarezza in
cosa si deve credere e se si vuole insegnare qualche articolo di fede non si deve fare dandogli dei
suggerimenti alle domande fatte, ma deve rispondere in base a solo ciò che pensa.
Sofia o la compagna di Emilio:
La sposa scelta per Emilio non è stata opera del precettore, ma bensì della stessa natura e il
precettore ha il solo e unico compito di individuarla.
Emilio conosce Sofia:
Emilio e il suo precettore si allontanano da Parigi, dove le loro ricerche sono state vane, e vanno in
campagna. Nel corso del loro peregrinare, incontrano un contadino che li invita nella sua umile
dimora a mangiare e lì parla loro di una famiglia di brave persone caritatevoli: la famiglia di Sofia.
Grazie alle indicazioni del contadino, Emilio e Jean Jacques giungono, prima di sera, alla casa
indicata dove trovano ospitalità e vedono per la prima volta Sofia.
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Emilio e Jean Jacques vengono considerati dal padrone di casa come Telemaco e Mentore,
mentre la giovane Sofia è Eucaride, che fa innamorare il suo Telemaco.
Caratteristiche di Sofia:
• E’ ben educata;
• Pratica il canto e la danza;
• E’ stata introdotta ai lavori femminili;
• Capisce tutto ma ricorda poco, i suoi maggiori progressi avvengono nel campo della morale
e delle materie che riguardano il gusto;
• E’ delicata e pudica;
• E’ sensibile ed equilibrata, in altre parole è saggia.
Ritratto di Emilio a vent’anni:
Emilio è ormai un ragazzo ben formato, vigoroso di mente e di corpo, sano, attivo, svelto, robusto,
ricco di senno, di ragione, di bontà, di umanità, dotato di bei costumi, di buon gusto, amante del
bello, dedito al bene, libero dalla schiavitù di violente passioni, immune dal giogo dell’opinione, ma
sottomesso alla legge della saggezza e docile alla voce dell’amicizia; ha un ingegno fornito di tutte
le disposizioni utili e di molte tra quelle piacevoli, si preoccupa assai poco delle ricchezze, porta
nelle sue braccia ogni possibile risorsa e non ha paura di trovarsi senza pane, qualunque cosa
accada.
Emilio innamorato è fragile impacciato, tanto che Rousseau stenta a riconoscerlo tanto che si
chiede: «Dov’è quel giovane avvezzo a una vita dura, che sfidava i rigori delle stagioni, che
assoggettava il corpo ai lavori più faticosi e l’animo alle sole leggi della saggezza, inaccessibile ai
pregiudizi e alle passioni, che amava soltanto la verità, che cedeva soltanto alla ragione e
dipendeva unicamente da se stesso?
Adesso, in una vita oziosa, si lascia governare dalle donne: i loro passatempi sono le sue
occupazioni, la loro volontà è la sua legge, è una ragazza l’arbitro del suo destino; egli striscia e si
umilia dinanzi a lei; il fiero Emilio è il giocattolo di una bimba!»
Rousseau critica i trattati sull’educazione in quanto offrono degli sproloqui sui fanciulli e dove non
fanno altro che dire delle difficoltà nel passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, non fornendo
alcuna soluzione.
Rousseau elogia la virtù. La parola “virtù” deriva da “forza”, la forza è il fondamento di ogni virtù. La
virtù può appartenere soltanto a un essere debole per natura, ma forte per volontà; solo in ciò
consiste il merito dell’uomo buono.
L’uomo virtuoso? E’ colui che sa vincere i propri affetti; obbedisce alla sua ragione, alla sua
coscienza; compie il proprio dovere. Ora Emilio deve imparare a diventare signore di se stesso
comandare al suo cuore e sarà virtuoso.
Emilio quindi per ritornare in se e per diventare virtuoso deve lasciare Sofia.
L’educazione politica: diventando sposo padre e capo famiglia Emilio diventa membro dello Stato
e ha dei diritto a cui assolvere di cui ancora non sa molto.
Per Rousseau i libri non creano che dei presuntuosi ignoranti per istruirsi quindi sono fondamentali
i viaggi e chi viaggia con proposito di istruirsi, torna più saggio di quando è parto.
Emilio dopo aver sperimentato i rapporti umani deve ora sperimentare i rapporti con i cittadini e lo
scopo del grand tour di Emilio è promuovere la sua educazione politica, fagli conoscere il governo
in generale per poi sperimentare quello sotto cui è nato per capire se gli conviene viverci.
Propositi del precettore Rousseau:
Io dirò dunque ad Emilio: «Finora siete vissuto sotto la mia autorità, poiché non eravate in grado di
governarvi da solo. Ma siete ormai prossimo all’età in cui la legge, concedendo di disporre dei
vostri beni, vi rende padrone della vostra persona. Ma prima di sposarvi, occorre sapere che
genere di uomo volete essere, di che cosa volete occuparvi nella vostra vita, quali misure volete
prendere per assicurare il pane a voi e alla vostra famiglia»
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Se Emilio tornerà dai suoi viaggi con poca esperienza della politica dignifica che uno mancherà di
intelligenza e uno di giudizio. Emilio sa il minimo indispensabile su ciò che è un governo: la sola
cosa che gli importi è trovare quello migliore e per fare ciò ha bisogno di amore per la giustizia e un
vero rispetto per la verità.
E’ nelle provincie remote che bisogna recarsi per capire la vera indole del popolo, quindi nella
capitale andare di passaggio per poi andare in questi luoghi più appartati per capire gli effetti buoni
o cattivi del governo.
Riconsiderando il termine popolo collettivo, una società deve essere fondata su un contratto.
Il contratto sociale è dunque la base di ogni società civile ed è dalla natura di questo atto che
bisogna dedurre quella società da esso costituita. Le singole persone di ciascun contraente
emerge da questo atto di associazione un corpo morale e collettivo, composto di tanti membri
quanti sono i voti dell’assemblea. Questa persona pubblica, considerata in generale, assume il
nome di “corpo politico”, il quale è chiamato dai suoi membri “Stato” quando è passivo, “sovrano”
quando è attivo, “potenza” se messo a confronto con corpi politici simili ad esso. Per quanto
concerne i membri, essi prendono collettivamente il nome di “popolo”, chiamandosi in particolare
“cittadini”, in quanto membri della civitas o partecipi della sovranità, e “sudditi”, in quanto sottoposti
a questa medesima sovranità.
Ogni individuo, poiché viene, per così dire, a stipulare il contratto con se stesso, si trova impegnato
sotto un duplice rapporto, come partecipe della sovranità nei confronti dei privati, come membro
dello Stato nei confronti del potere sovrano.
Il patto sociale ha una natura particolare ed è solo sua, in quanto il popolo stipula il
contratto con se stesso, cioè il popolo, collettivamente, come sovrano con i privati come
sudditi.
Gli atti del sovrano non possono essere che atti di volontà generale, cioè leggi. Il popolo ci
appare come magistrato o esecutore della legge che, il sovrano, ha promulgato.
La volontà generale sarà sempre la più debole, la volontà di corpo occuperà il secondo posto e la
volontà particolare prevarrà su ogni altra, così che ciascuno verrà ad essere in primo luogo se
stesso, poi magistrato e infine cittadino: gradazione direttamente opposta a quella che esige
l’ordine sociale.
Le nozze con Sofia:
Il reciproco desiderio che crea il diritto; la natura non ne conosce altri. Avete il dovere della fedeltà,
non quello della condiscendenza. Ciascuno dei due non può appartenere che all’altro, ma deve
appartenergli solo finché gli piace. Diventando suo sposo, Emilio è diventato il suo capo: tocca a
voi obbedire e così la natura ha voluto. Però, quando la sposa rassomiglia a
Sofia, è bene che l’uomo sia guidato da lei; anche questa è legge di natura.
L’abdicazione del precettore…
«Caro Emilio, un uomo ha bisogno per tutta la vita di consiglio e di guida. Io ho fatto del mio meglio
per adempiere fino ad ora questo dovere verso di voi: qui finisce il mio lungo compito e comincia
quello di un altro. Abdico oggi all’autorità che mi avete affidato ed ecco ormai il vostro precettore»
Emilio precettore di suo figlio e l’educazione per tutta la vita…
«Dopo alcuni mesi, Emilio entra nella mia stanza e, abbracciandomi, mi dice: “Caro maestro,
congratulatevi col vostro figliolo; egli spera di avere ben presto l’onore di essere padre. Oh, quante
cure saranno imposte al nostro zelo e quanto bisogno avremo di voi! Dio non voglia ch’io vi lasci
educare anche il figlio dopo avere educato il padre. Dio non voglia che un dovere tanto sacro e
tanto dolce sia adempiuto da altri che da me, anche se tale scelta del suo educatore dovesse
essere per lui così felice come lo fu per me! Ma restate il maestro dei giovani maestri.
Consigliateci, guidateci: saremo docili; ed io, finché vivrò, avrò bisogno di voi. Ne ho bisogno più
che mai, ora che cominciano i miei compiti di uomo. Voi avete adempiuto i vostri; guidatemi,
perché possa imitarvi; e riposatevi: è giunta l’ora di farlo”»
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