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Storia Moderna

Il documento analizza il passaggio dall'epoca medievale all'età moderna, focalizzandosi sul sogno di un impero universale sotto Carlo V e le sue difficoltà. La divisione dell'impero tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I segna la fine del progetto di un'unica monarchia cristiana europea, ostacolato dall'avanzata ottomana, dalla rottura dell'unità religiosa e dall'emergere di monarchie nazionali forti. Vengono esplorate le nuove monarchie in Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo, in contrasto con le realtà più frammentate del Sacro romano impero e altre entità statali in Europa.
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Storia Moderna

Il documento analizza il passaggio dall'epoca medievale all'età moderna, focalizzandosi sul sogno di un impero universale sotto Carlo V e le sue difficoltà. La divisione dell'impero tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I segna la fine del progetto di un'unica monarchia cristiana europea, ostacolato dall'avanzata ottomana, dalla rottura dell'unità religiosa e dall'emergere di monarchie nazionali forti. Vengono esplorate le nuove monarchie in Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo, in contrasto con le realtà più frammentate del Sacro romano impero e altre entità statali in Europa.
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VALENTINA FILANNINO

L’ETA’ MODERNA
Dalla scoperta dell’America alla Restaurazione di Francesco Benigno

1. Il sogno dell’impero, la realtà di monarchie e repubbliche

Ha ereditato: Inizio 1500: Carlo d’Asburgo è imperatore di un impero vastissimo grazie alle sue
eredità. Ha ereditato:

ѻ Dal padre Filippo il Bello: domini degli Asburgo, in Austria;


ѻ Dalla nonna, duchessa di Borgogna: i Paesi Bassi e la Franca Contea;
ѻ Dalla madre Giovanna la Pazza: corone di Castiglia e Aragona (con Sardegna,Sicilia, Napoli) e
colonie americane;
ѻ In seguito alla morte del nonno Massimiliano d’Austria: imperatore del Sacro romano impero della
nazione germanica (con cui controlla anche parte della Germania e laBoemia)

Per un momento il sogno di Carlo V sembra materializzarsi: quello della restauratio imperii→ la rinascita
dell'impero.

La parola "Impero" richiama antiche e importanti tradizioni; nella sua fase tarda l’Impero romano era stato un
impero cristiano e l'imperatore aveva rappresentato una sorta di onnipotente esecutore della volontà divina in
terra. La memoria di questo unico, sconfinato potere terreno costruito a imitazione del potere spirituale dell'unico
Dio non aveva da allora più abbandonato l'Europa. Una volta dissolto l’Impero romano, il regno dei franchi- il più
forte dei regni creati nell'Europa romanizzata in seguito alle cosiddette invasioni barbariche- aveva di nuovo
guardato all'impero romano come a un modello da imitare.

(Tra l'VIII e il IX secolo il sovrano franco Carlo Magno, con l'appoggio del papato, aveva tentato di fare rinascere
quell'antica istituzione universale, adattandola alla nuova realtà dell'Europa medievale: il giorno di Natale
dell'anno 800, papa Leone III aveva incoronato Carlo Magno, attribuendogli il titolo di imperatore del Sacro
romano impero.)
Le cose cambiarono nel basso Medioevo (secoli XIII-XIV) quando gli imperatori tedeschicome Federico I, detto il
Barbarossa, e Federico II di Svevia si trovarono il papato contro, timoroso dell'eccessivo potere imperiale.
Se per il papato la rinascita dell'impero aveva finito per costituire una minaccia, viceversa, per tutti coloro che
ritenevano pericolose e sbagliate le pretese papali di costituire la massima autorità religiosa e politica, il sogno
dell'impero, cioè di una monarchia universale in grado di garantire nella realtà terrena la realizzazione dei valori
cristiani, rimase a lungo vivo.

●A cavallo tra Medioevo ed età moderna, Carlo V viene eletto imperatore del Sacro romano Impero da 7 principi
elettori (verrà incoronato nel 1930): a soli 19 anni ha nelle sue mani una vastissima estensione territoriale che va
dall’Austria fino alla Spagna e che comprende le colonie americane. Inoltre, egli controlla la corona imperiale che
ha una giurisdizione superiore sui territori tedeschi.
Egli possedeva teoricamente risorse economiche, territoriali e forze in grado di far rinascere quel progetto, ma
ben presto la complessità politica europea dimostrò che quel sogno fosse irrealizzabile e non gli permise di lasciare
in eredità un unico regno unito.
Alla sua morte il regno venne diviso fra:
• il figlio Filippo II, che divenne re di Castiglia e Aragona e dei territori borgognoni e italiani,
• e il fratello Ferdinando I d’Asburgo, che divenne imperatore del Sacro romano impero, controllando l'Austria e le
neo-acquisite Boemia e Ungheria.

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Ciò significa la nascita di due rami dinastici distinti, ma guidati da differenti interessi dinastico - territoriali, e
sancisce così apertamente il tramonto della prospettiva di un unico impero cristiano europeo.

E con questa divisione muore il progetto di un unico impero cristiano europeo.

Quali elementi rendono irrealizzabile il sogno dell’Impero?

1. Innanzitutto l’avanzata degli Ottomani che oltre alla conquista dell’attuale Istanbul sono penetrati in
Europa conquistando i Balcani ( Croazia, Serbia, Albania, Montenegro, Romania, Bulgaria, Grecia) e più
volte minacciano i possedimenti di Carlo (cercano di occupare Otranto) e che verranno fermati nella loro
inarrestabile avanzata-così sembrava- soltanto nel 1571.

2. L’altro elemento che mina il sogno di una “restauratio imperii” è la rottura dell’unità religiosa e la
formazione di Stati che adottano la religione luterana. Ciò fa venir meno uno degli strumenti della
monarchia universale che era nella concezione imperiale di allora: l’unità religiosa. Ormai gli Stati
protestanti non possono più essere inseriti all’interno di una stessa comunità politica. Molti principi
diventano protestanti. Di fatto, la Germania è spaccata in due: una parte cattolica e una protestante che
riconosce sempre meno l’autorità dell’imperatore.

3. Terzo elemento, l’affermazione di forti poteri monarchici che non riconoscono più l’autorità imperiale
come autorità sovraordinata, spesso autorità simbolica. I processi di irrobustimento delle monarchie che si
rafforzeranno sempre di più nel corso del Cinquecento, dotandosi di apparati burocratici permanenti, di un
esercito permanente, portano ad un rifiuto ad ogni subordinazione a poteri superiori, non riconoscendo
più la derivazione indiretta del loro potere: essi ritengono che la loro sovranità dipenda direttamente da
Dio e non sia invece una sovranità delegata attraverso l’imperatore o il Papa.

Le nuove monarchie…

All’inizio dell’età moderna le monarchie estendono la loro autorità su territori di ampie dimensioni attraverso
strutture burocratiche incaricate del controllo della vita civile e religiosa, dell’amministrazione della giustizia e della
riscossione delle tasse.
Tradizionalmente i sovrani erano visti come simili a Dio, detentori della giustizia, del potere, protettori della
religione e dei propri sudditi.
Tra il ‘400- ‘500 i sovrani andarono acquistando nuove prerogative:
↔ aumentano le loro capacità di controllo di vasti possedimenti territoriali con il conseguente aumento della
capacità di prelievo fiscale. Con queste maggiori entrate le corone riescono a finanziare apparati burocratici stabili
e soprattutto eserciti e flotte sempre più potenti. Questa affermazione di potenza permetterà loro di liberarsi di
ogni struttura di potere che li minacci.
↔ Il secondo effetto della crescita del potere del re fu quello di considerare la propria sovranità come
direttamente voluta da Dio, il che diffuse la tendenza a porre la loro sovranità come indipendente da ogni altro
potere esterno e a non riconoscere più alcun potere temporale (imperiale e papale) come superiore al proprio.
↔ Nascono così le prime identità protonazionali, vincolate dalle stesse tradizioni, leggi e costumi.

Questi processi si delineano concretamente in alcune realtà significative.


① La prima e più importante monarchia sulla scena europea è quella di Francia→ erede del regno franco e retta
dalla monarchia dei Valois che nella lunga guerra contro l’Inghilterra (guerra dei Cent’anni 1337/1453 ) riuscì a
cementare l’unità del regno nella difesa dalle pretese di dominio inglese.
Questo processo di aggregazione è sostenuto da un rafforzamento dell’esercito, dall’imposizione di nuove tasse, da
un crescente controllo sulla Chiesa francese, e dalle politiche matrimoniali. E’ infatti con il matrimonio tra il re

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Carlo VIII e la duchessa Anna di Bretagna che il Ducato indipendente di Bretagna sarà annesso al Regno di Francia.
② In Inghilterra→ dopo la sconfitta nella guerra dei Cent’anni, vi furono una serie di conflitti fra le casate
contrapposte degli York e dei Lancaster che si contendeva il diritto alla successione al trono inglese ( guerra delle
Due Rose 1455/85). . Durante la guerra l'autorità regia perde molto potere, diventando fortemente dipendente
dall'aristocrazia, dal Parlamento e dal clero. La situazione si risolve con la vittoria dei Lancaster e la salita al trono
del sovrano Enrico VII della dinastia Tudor, il quale sposa Elisabetta di York. Enrico riorganizza il sistema fiscale e
istituisce la Camera stellata, un tribunale direttamente dipendente dal re e incaricato di giudicare reati di natura
politica e favorisce, con una potente flotta militare, una notevole espansione commerciale e marina
③In Portogallo→ la dinastia degli Avis, tra i Quattro e Cinquecento, darà il via all’esplorazione, per scopi
commerciali, della costa atlantica africana creando basi lungo le coste e sviluppando una rete marittima di scambi
Europa/Africa.
④Spagna→ Gli altri stati iberici, a seguito del matrimonio di Ferdinando II d’Aragona con Isabella di Castiglia, si
uniscono mantenendo però leggi ed istituzioni distinte. Ferdinando ed Isabella (i re cattolici) creano un potente
esercito comune per condurre a termine il processo di riconquista della Castiglia meridionale ancora sotto il
dominio arabo/musulmano. I re cattolici si trovano dunque a governare su una popolazione eterogenea di
religione cristiana, islamica ed ebraica. Con l'istituzione del tribunale dell’Inquisizione si punta ad uniformare la
popolazione sotto il credo cristiano, procedendo all'espulsione degli ebrei (1492) e alla conversione forzata dei
musulmani. Si formano così ingenti gruppi di ebrei convertiti (marranos) e musulmani convertiti (moriscos), (che
diventano vittime del clima di discriminazione razziale e dell'ideale della limpieza de sangre.
Con l'acquisizione del regno di Navarra, diviso con la Francia, la penisola iberica (ad eccezione del Portogallo) è
ormai governata dallo stesso re e comincia ad essere denominata Spagna.

… e le «vecchie» realtà

Le “nuove” monarchie europee, come Francia, Inghilterra e Spagna, si formano in un continente composto
prevalentemente da molteplici realtà statuali diverse fra loro per istituzioni e grandezza: un puzzle di
principati indipendenti, regni, città autonome, repubbliche, regioni sotto il controllo del Sacro romano
impero della nazione germanica e altre sotto il potere dello Stato della Chiesa.

Insieme a queste monarchie sempre più forti e più estese territorialmente, ci sono esempi- anche in Italia- sia pure
di dimensioni più ridotte non paragonabili al rafforzamento di nuovi poteri suddetti: rimangono altre forme
istituzionali (le “vecchie” realtà):

① La Germania (o meglio, il Sacro romano impero)→ è una confederazione di principati laici ed


ecclesiastici (Ducato di Sassonia, arcivescovado diBrema), città-stato (Norimberga), ecc.
Si differenzia dalle nascenti monarchie principalmente per due motivi:
• il carattere elettivo e non ereditario del titolo imperiale – l’imperatore viene eletto –→ nel 1356
l'imperatore Carlo IV di Lussemburgo emanò la Bolla d’Oro, che sanciva la procedura d'elezione
dell'imperatore.
•è un impero formato da entità autonome solo formalmente soggette all'autorità imperiale →
l'imperatore concede cariche simboliche e titoli nobiliari, istituisce feudi, legittima i poteri già esistenti,
coordina la politica dei vari territori.

Di fatto l’imperatore è sempre più un’entità formale con limitati poteri reali

Ma la forza del «nuovo» modello regio si fa sentire anche nelle terre dell’impero. La carica imperiale da elettivo
diventa quasi - ereditaria; dal 1438 l’imperatore vien eletto fra i membri di una sola dinastia: Asburgo.
Questo, unito ad una accorta politica di alleanze matrimoniali, crea un forte blocco territoriale nell’Europa centro-
orientale capace di arginare l’impero ottomano ad oriente.

② Anche i sovrani della Russia che dal 1493, si fanno chiamare czar, dal latino Caesar, pretendono di essere i
legittimi eredi dell’impero romano affermando che la loro sovranità deriva dall’impero romano d’Oriente,

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sopravvissuto a lungo dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente – 476 -e indicando nella propria capitale,
Mosca, la terza Roma.

③Impero ottomano→ Presa Costantinopoli e ribattezzatala Istanbul, i sultani ottomani proseguirono nella loro
opera di espansione nel Mediterraneo orientale e nei Balcani, dando vita ad un vasto aggregato di Stati con il loro
centro politico nell'attuale Turchia. Le varie realtà politiche dell'Impero ottomano avevano abbastanza autonomia
ma risultavano tributari del sultano sotto il punto di vista fiscale e militare. L'imperatore è di fede musulmana
sunnita (contrapposta a quella sciita, ritenuta più rigida ediffusa nell'Impero persiano), ma all'interno dell'impero
sono tollerati altri culti e credi religiosi. L'impero ha però le stesse problematiche riscontrate nel Sacro romano
impero e nella Russia, che in sostanza si racchiudono nella difficoltà a governare grandi territori troppoeterogenei
fra loro

④Oltre ai grandi imperi, le altre entità statali sono organizzate principalmente in regni e principati. Alcuni
regni, diversamente dalle “nuove monarchie”, restano monarchie elettive(regno di Polonia), quindi più deboli
e condizionate dagli elettori; altri ancora invece sono formati dall'unione di più corone, ma senza comuni
interessi (come nel caso di Svezia e Norvegia, unite sono il Regno di Danimarca alla fine del 1400 e poi
ritornate autonome). Invece molti altri signori europei, nonostante siano alla guida di Stati di modeste
dimensioni e abbiano i poteri effettivi di un re, si limitano a fregiarsi del titolo di principe,duca o marchese
(titoli nobiliari provenienti dall'antico regno dei franchi).

⑤Italia→ In alcuni casi territori che formano principati e signorie raggiungono cospicue dimensioni, come
succede nella penisola italiana a città indipendenti, ormai repubbliche. I governanti di queste realtà cittadine
sono generalmente eletti da élites di nobili, che formano dunque la classe politica. Le più importanti
repubbliche sono:
●Venezia ,che ha costruito un ampio impero commerciale e si è espansa territorialmente in parte del Veneto,
della Lombardia e del Friuli;
●Firenze, che aveva dato vita ad uno Stato di dimensioni regionali.
●Genova, che aveva creato una serie di basi commerciali sparse nel mediterraneo.

Le guerre d’Italia

Dal 1494 al 1554, l’Italia divenne un vero e proprio campo di battaglia dimostrando quanto fosse più potente ed
attuale il modello delle «nuove monarchie» rispetto ai piccoli stati, facilmente preda degli Stati più grandi. Questo
momento è stato definito come lo sciagurato periodo del dominio straniero, della perdita della cosiddetta «libertà
d’Italia».
In realtà queste possono essere considerate le prime vere guerre europee perché l’Italia non era solo una delle
nazioni più colte e ricche dell’epoca, ma era anche la sede della massima autorità spirituale del mondo cristiano: il
papa.
Chi avesse dominato la penisola avrebbe di conseguenza avuto l’egemonia sull’intero continente europeo.

Alla fine del Quattrocento l’Italia risulta divisa in numerosi stati medio/piccoli, incapaci di assoggettarne altri, ma
capaci di opporsi ad essere assorbiti dagli altri. Tra questi vi erano:

il ducato di Milano,
la repubblica di Venezia,
la signoria di Firenze,
lo Stato della Chiesa,
il Regno di Napoli.
Con la pace di Lodi (1454) i maggiori stati della penisola aveva siglato un accordo che mirava al rispetto del
principio di equilibrio, dello status quo esistente.

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●Tutto cambia quando nel 1494, il re di Francia, Carlo VIII, scende in Italia con l’intento di acquisire il regno di
Napoli che egli rivendica in quanto erede della estinta casata degli Angiò.
Nel 1495 Napoli viene occupata senza che vi sia alcuna resistenza contro il potente esercito francese.
Di fronte al rischio di un’egemonia francese in Italia, il pontefice Alessandro VI promuove un’alleanza antifrancese
(Venezia/Milano/Imperatore/Re cattolici) che costringe Carlo VIII a ritirarsi.
La spedizione francese evidenza, comunque, l’instabilità e debolezza della realtà italiana dovuti ai contrasti fra i
potentati locali accentuata anche dallo spregiudicato papa Alessandro VI (spagnolo) il quale mira ad istituire nella
Stato della Chiesa una vera e propria dinastia a favore del figlio Cesare.

●Nel 1499, il nuovo re di Francia Luigi XII occupò il ducato di Milano rifacendosi ad una propria discendenza dai
Visconti e successivamente siglò un accordo con Ferdinando il Cattolico (spagnolo)per la spartizione del regno di
Napoli; ma ben presto scoppia la guerra fra i due che viene vinta dagli spagnoli in una battaglia che si svolgerà nel
1503 presso le campagne di Cerignola: la disfida di Barletta.
Intanto il papa Giulio II tenta di salvaguardare il potere temporale della santa Chiesa: dapprima con l’imperatore
Massimiliano I d’Asburgo e Ferdinando il Cattolico dà vita alla lega di Cambrai, per contrastare l'espansionismo
della repubblica di Venezia. Nonostante un'iniziale sconfitta veneziana, Giulio cambiò idea e promosse la creazione
della Lega santa (formata da potenze italiane ed europee) per scacciare la potenza francese, ritenuta ben più
pericolosa di Venezia, dal territorio italiano. Così, nel 1513, Luigi XII è costretto ad abbandonare la penisola.

●Nel 1515, il nuovo re francese, Francesco I, torna in Italia per conquistare Milano. Con il trattato di Noyon,
stipulato tra Francesco I e il giovane Carlo d’ Asburgo (Carlo V), sovrano di Castiglia e Aragona, Milano viene
assegnato alla Francia e Napoli alla Spagna.
La fragile tregua finisce quando nel 1521 Carlo d’Asburgo, divenuto imperatore con il nome d Carlo V, muove
nuovamente guerra alla Francia sconfiggendola nella battaglia di Pavia, 1525, a seguito della quale il re francese,
Francesco I, rinuncia ad ogni pretesa sull’Italia.

A questo punto papa Clemente VII, rendendosi conto che il pericolo maggiore era costituito dagli ispano-imperiali,
opera un rovesciamento delle alleanze e dà vita ad una lega anti-ispanica (Lega di Cognac).
L’esercito di Carlo V torna in Italia e riesce ad occupare Roma; i suoi mercenari tedeschi -lanzichenecchi- di fede
protestante saccheggiano la città eterna. L’orrore e lo sconcerto per il sacco di Roma alimentano ansie e di fatto
suggella l’egemonia spagnola sull’Italia→ è sancita da Pace di Cambrai (1529).

Ma il conflitto franco-asburgico per il controllo della penisola non è ancora concluso. Ci furono diverse campagne
militari ,solo nel 1559 con la pace di Cateau-Cambresis, i francesi vengono definitivamente espulsi dall’Italia che
finisce sotto l’egemonia politica spagnola.

Il sogno infranto

Solo nel 1530, con la trionfale incoronazione da parte di Clemente VII, Carlo V ottiene il decisivo riconoscimento
del suo ruolo solo grazie alla potenza dei suoi eserciti temuti in tutta Europa. Egli era riuscito a farsi nominare
elargendo ai grandi elettori una somma maggiore di quella di Francesco.
Ma governare su così vasti ed eterogenei territori risulta un’impresa molto ardua.
In Spagna la sua ascesa suscita timori e resistenze e viene contrastata sino a dar vita ad una divisione politica che
degenera in una guerra civile vinta però dai lealisti.
A questo punto Carlo V sembra in grado di dar vita ad un impero europeo che si richiami al modello della Roma
imperiale e all’impero carolingio e medioevale.
Tuttavia diversi fattori minano alla base questo sogno.

① l’espansionismo ottomano nel Mediterraneo→ che grazie all’abile ed intraprendente sultano Solimano II porta
le truppe musulmane all’assedio di diverse città, e a conquistare Rodi nel 1522. Le truppe di Carlo V, pur ottenendo
significative vittorie contro gli ottomani e contro i corsari arabi loro alleati, non riescono mai a raggiungere successi

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decisivi.
Di fatto Solimano II non viene mai definitivamente sconfitto e le guerre contro l’impero ottomano assorbono una
parte rilevante delle risorse finanziare e militari dell’impero di Carlo V.
② le continue guerre contro la Francia, il tradizionale avversario, il vero bastione contro cui si infrange il sogno di
egemonia continentale degli Asburgo.
③ la nascita e la diffusione della Riforma protestante in Germania che dà vita ad una dura conflittualità religiosa e
politica in ampi territori del suo impero.

Anche l’ipotesi di proseguire nel suo progetto - instaurare un ordine imperiale europeo –affidando al proprio figlio,
Filippo, unico erede, l’insieme dei propri domini, viene osteggiata da suo fratello Ferdinando che pretende la
successione.

Carlo V abdica e il regno viene diviso:


• al figlio, Filippo II: Castiglia ed Aragona, Paesi Bassi, domini italiani;
• al fratello Ferdinando: Austria, Boemia ed Ungheria.
E con questa divisione muore il progetto di un unico impero europeo.

2 Ordini, ceti e forme della rappresentanza politica


Alle soglie dell’età moderna, nell’Europa cristiana l’universo naturale è ritenuto essere preordinato e predisposto
da Dio per la salvezza dell’uomo. L’universo è un insieme che funziona entro un disegno divino, di conseguenza la
società deve essere organizzata gerarchicamente in parti che, disposte in un preciso ruolo, creano l’equilibrio
dell’insieme. Vi sono tre gruppi chiaramente distinti:
• gli oratores→ quelli che pregano, il clero;
• i bellatores→ quelli che combattono, i guerrieri;
• i laboratores→ quelli che lavorano, tutti gli altri.

Queste tre funzioni sociali sono complementari e, al contempo, disposte gerarchicamente: il ruolo principale spetta
al clero i cui membri vengono selezionati tra i membri degli altri ordini. Erano nutriti a spese della società (i
contadini dovevano dare loro la decima parte del raccolto) ed erano esenti dal pagare le tasse.
La funzione del clero, ossia quella di garantire alla comunità la benevolenza divina, è considerata la più
importante, di conseguenza gli ecclesiastici devono godere degli onori sociali principali. Il clero è perciò nella
società europea di antico regime il primo ordine o primo stato.
Siccome il clero, oltre alla sfera sacra, gestisce anche istituzioni educative, sanitarie ed assistenziali, consiglia e
guida le coscienze di politici e sovrani, si troverà presente nelle principali nelle istituzioni politiche rappresentative
dei vari ceti.
Il clero era diviso in:
-clero secolare= era inserito nella società (preti, vescovi, sacerdoti)
-clero regolare= separato dai monasteri, hanno funzioni sociali.

Anche i guerrieri svolgono una funzione vitale, quella di proteggere, mediante le armi, le vite ed i beni di tutti. Pure
i guerrieri devono essere mantenuti ed anche ad essi vanno riservati particolari onori. Diversamente dal clero, i
guerrieri sono un gruppo sociale che si riproduce e quindi perpetua i propri beni e privilegi. Vivono a spese della
società, erano esenti dal pagare le tasse e siccome assistevano il sovrano in guerra, in cambio avevano dei feudi
che poi potevano trasmettere in modo ereditario. Chi viveva all’interno di un feudo, doveva dare dei tributi ai
feudatari (aristocratici).

Nobili

Anche la nobiltà affianca ben presto all’originale proprio ruolo militare, compiti di direzione politico-
amministrativa. Si tratta di una delega da parte del sovrano di funzioni di governo, politiche, amministrative e

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giudiziarie. Tale delega finisce per diventare perpetua ed il potere del sovrano si riduce di molto perché i vari feudi
si trasmettono in via ereditaria e l’eventualità di confisca del feudo da parte del sovrano è molto remota.
Si afferma nell’universo nobiliare una scala gerarchica: principi/duchi/marchesi/conti.

Di fatto l’universo nobiliare non è mai stato completamente a disposizione del potere dei re: quest’ultimi, infatti,
possono concedere titoli o crearne dei nuovi, ma i vari nobili rivendicano una discendenza comune con il re degli
antichi conquistatori barbari. Il sovrano è solo uno primus inter pares → primo tra eguali, membro di un gruppo di
guerrieri che originariamente avevano scelto o eletto uno di loro per guidarne le azioni belliche.
Inoltre, si è tanto più nobili quanto più la discendenza è antica e acclarata (riconosciuta).
In terzo luogo, la nobiltà nasce non soltanto dalla concessione di un titolo, ma anche dall’esercizio concreto del
potere signorile.

L’ordine nobiliare nella società europea occidentale non è stato un gruppo sociale chiuso ed impermeabile. Nobili
si nasce, ma lo si può anche diventare sia attraverso il servizio della corona in alte cariche politiche/amministrative
o in campo militare, sia attraverso la ricchezza.

Le corporazioni

Ogni città d’antico regime europea è popolata da una quantità di gruppi definiti rispetto al lavoro che svolgono.
Centrale è il ruolo sociale ed economico delle corporazioni, che vengono anche definite arti/collegi/compagnie, a
seconda dei paesi o delle regioni.
L’origine di tali associazioni è legata al desiderio degli artigiani e dei mercanti dello stesso settore produttivo di
unirsi per difendere i rispettivi interessi ed impedire che qualcuno di essi diventi troppo ricco e potente a danno
degli altri.
Le corporazioni mirano inoltre ad acquisire anche il monopolio nei diversi ambiti manifatturieri e commerciali
controllando i rispettivi settori di attività, a danno dei concorrenti che non ne sono membri. Esistono arti maggiori,
che raggruppano mestieri di maggior prestigio economico/sociale, e arti minori, che accolgono lavori più umili.

Dal XIV secolo si incrina il meccanismo tradizionale di ricambio, l’accesso alle corporazioni diventa più rigido.
La struttura interna delle associazioni è gerarchica: all’apice si trova la direzione collegiale composta dai maestri,
che elegge i capi della corporazione e fissa le regole cui ogni maestro deve attenersi nell’esercizio della propria
attività e nella formazione degli apprendisti; il rispetto delle norme può essere verificato mediante ispezioni.
Le corporazioni sono spesso affiancate da organizzazioni religiose laiche (falegnami=confraternita di San Giuseppe)
: le confraternite e da società di mutuo soccorso che gestiscono un fondo comune destinato ai momenti di bisogno
dei vari membri.

Col passare degli anni le corporazioni acquistano sempre più un notevole grado di controllo sulle attività produttive
delle varie regioni europee riuscendo ad influenzare anche le autorità cittadine: possono, ad esempio, assumere la
tutela dell’ordine pubblico.
In sostanza le corporazioni organizzano una parte importante dello spazio sociale dei non nobili e dei non
ecclesiastici.

Una società di ceti e privilegi


Gli uomini e le donne del passato fanno parte di gruppi sociali specifici, definiti ceti. Il ceto è un insieme di
persone, giuridicamente riconosciuto che svolge un ruolo sociale particolare ed è distinto per essere dotato di
particolari privilegi.

Il cosiddetto “Terzo Stato” si differenzia a seconda del ceto di appartenenza. In ordine crescente, dai meno ai più
prestigiosi: artigiani (suddivisi in corporazioni), titolari di professioni (avvocati, medici, notai), titolari di uffici
pubblici e infine mercanti.
Solo attraverso l’appartenenza ad uno di questi gruppi, che gode di riconoscimento politico, un individuo può avere
una voce pubblica ed essere tutelato.

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VALENTINA FILANNINO

Ci si trova difronte ad una società in cui la legge non è uguale per tutti, ma è diversa a seconda dell’appartenenza
ad un determinato ceto, che gode di determinati privilegi.

Vi sono diversi privilegi:


--privilegi giurisdizionali: diritto di essere giudicati con particolari e specifiche modalità da tribunali speciali;
--privilegi economici: non pagare certe imposte e godere di particolari beni. (Il clero e la nobiltà sono considerati i
grandi i ceti privilegiati per eccellenza.)

I privilegi contribuiscono a determinare il rango di un gruppo sociale, ovvero la posizione sociale in rapporto con
gli altri gruppi. Per questa ragione una parte importante della conflittualità dell’antico regime è originata dalla
tendenza dei vari ceti a difendere la propria posizione e le proprie preminenze. Nell’ordine nobiliare, forte del
proprio ruolo militare, le questioni di precedenza sfociano spesso in duelli perché i nobili si sentono obbligati a
difendere il loro status → noblesse oblige: l’essere nobili obbliga

Il processo di inflazione dei ranghi nobiliari, dovuto alla vendita dei titoli da parte dei sovrani, a partire dal XVI
secolo, portò ad una distinzione tra antica e nuova nobiltà.

Le forme di rappresentanza politica

In questa società che pensa a se stessa come parte di un ordine dato, un individuo partecipa alla vita politica in
quanto parte di un ordine o ceto.
Nelle monarchie europee vi è la presenza, al fianco del sovrano, di corpi rappresentativi: un’assemblea dei
rappresentati del regno di ciascun ordine.
Il sovrano decide sulle più importanti questioni (pace/guerra/imposizioni tasse) dopo aver ascoltato il parere dei
rappresentanti degli ordini del regno. → Queste assemblee si chiamano Parlamenti. Queste assemblee non sono
permanenti, ma periodiche e in genere si riuniscono solo all’occorrenza: per richieste o rimostranze dei vari
rappresentanti o per approvare nuovi tributi per il re.
•In Inghilterra, in Scozia, a Napoli e in Sicilia questa assemblea si chiama Parlamento;
Camera dei Lord, composta da nobiltà e clero

Parlamento inglese:

Camera dei Comuni: i rappresentati sono abitanti delle città e terre non infeudate.

•in Francia e nei Paesi Bassi questa assemblea si chiama “Stati generali”; questo perché è composta dai tre Stati
che rappresentano i tre ordini sociali.
• in Castiglia le riunioni dei rappresentanti del regno sono chiamate Cortes;

I due corpi del re

Durante le assemblee il sovrano usa stare seduto sul trono per sottolineare la sua superiorità in quanto designato
da Dio a governare il regno. Anche in assenza del re, il trono rimane vuoto, a legittimare il proprio potere
superiore, che essendo legato a Dio, può giustamente essere tramandato ai suoi successori. Di fatto il re è
l’incarnazione della res publica, cioè l’incarnazione della cosa pubblica.
L’innalzamento sacrale della dinastia regnante ha lo scopo preciso di allontanare lo spettro della monarchia
elettiva (un re eletto da rappresentanti di nobili e magnati ); il sistema elettivo esisteva solo per l’imperatore e per
il papa.
Il regno del sovrano viene inteso come parte di una missione affidatagli direttamente da Dio, e la sua sovranità è
ammantata da tratti soprannaturali: credenza che i re guarivano con tocco della mano
Teoria della monarchia sacrale: sdoppiamento della figura del sovrano, ad imitazione delle due nature di Cristo:
- una figura umana: corpo fisico e mortale del re;
- una figura spirituale: corpo immateriale ed immortale che cinge tutto il suo regno.

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VALENTINA FILANNINO

3 La scoperta dell’America e gli imperi coloniali


Commerci extraeuropei, rotte atlantiche e tecniche della navigazione

Nel corso del XV secolo l’intensificarsi dei traffici marittimi fra i maggiori centri mercantili del tempo, ossia Venezia e
Genova, favorisce lo sviluppo di alcune città iberiche affacciate sull’oceano atlantico: in particolar modo a Cadice,
Lisbona. Le navi partono dal Mediterraneo, passando per lo stretto di Gibilterra, e costeggiano il Portogallo e la
Spagna fino ad arrivare all’Europa Settentrionale.
Già da anni i navigatori genovesi e catalani hanno cercato di circumnavigare l’Africa per sottrarsi ai controlli dei
veneziani ed alle tensioni politiche fra i regni musulmani.
Tra il 1346 e 1341 i navigatori genovesi al servizio della corona portoghese scoprono le Canarie.

Allo sviluppo della navigazione e delle esplorazioni atlantiche contribuiscono:


- sia lo sviluppo delle tecniche navali, per affrontare le onde dell’atlantico occorrono navi più grosse e con un sistema
di vele più complesso;
- sia gli strumenti di navigazione, come la bussola per individuare il nord, e i portolani, ovvero rudimentali mappe in
grado di fornire utili notizie ai naviganti.

Alla conquista dell’oriente: il Portogallo fra il Quattro e Cinquecento


In Portogallo, nella seconda metà del Trecento, la crisi demografica e la dinastia regnante degli Aviz favoriscono
l’ascesa dei ceti mercantili a danno dell’aristocrazia feudale. Il principe Enrico il Navigatore investe molto in attività
marittime commerciali ed esplorative.

Nel 1415 i portoghesi occupano Ceuta, in Africa settentrionale, di fronte a Gibilterra. Vengono poi colonizzate le
isole di Madera, Azzorre e Porto Santo. Successivamente le navi portoghesi si spingono più a sud approdando alle
isole di Capo Verde, Sierra Leone e nel golfo di Guinea, fondando nuove basi commerciali costiere.
L’obiettivo era quello di circumnavigare l'Africa per arrivare direttamente in India per comprare le spezie, l’oro e gli
schiavi che venivano poi utilizzati per lavorare le piantagioni di canne da zucchero.

Queste esperienze nautiche e geografiche permettono a Bartolomeo Diaz (1487) di battezzare la punta estrema del
continente africano con il nome “Capo di Buona Speranza”.
Nel 1497 Vasco de Gama, circumnaviga buona parte dell’Africa, attraversa l’Oceano Indiano e raggiunge finalmente
l’India.

Ma il commercio delle mercanzie indiane rimane comunque problematico a causa del monopolio che i mercanti
arabo/mussulmani continuano ad esercitare sulla regione. Per imporre i loro commerci e fondare basi commerciali, i
portoghesi finiscono con l’entrare in guerra con i sovrani locali riuscendo a controllare le rotte commerciali.

Scoperta e sfruttamento delle risorse del Nuovo Mondo

Mentre le navi portoghesi costeggiano l’Africa per raggiungere l’Oceano Indiano, la regina Isabella di Castiglia
finanzia la spedizione di Colombo per arrivare in Cina, terra favolosa, ricca di spezie e sete preziosissime, navigando
verso occidente. Cristoforo Colombo era un navigatore genovese che si recò prima dai portoghesi per presentare il
suo progetto: convinto della sfericità della Terra, asseriva che navigando a ovest, nel senso opposto dei portoghesi
che navigavano a est, si poteva arrivare nella stessa destinazione, ossia in Cina.

•Il 12 ottobre 1492 le tre navi spagnole approdano all’isola di San Salvador, credendo di essere giunti a Cipango
(Giappone) e prendendo possesso a nome della regina spagnola.
Con il rientro di Colombo in Spagna, si apre la fase delle esplorazioni delle terre a occidente dell’Oceano Atlantico.

Tra la corona portoghese e quella castigliana sorse il problema della delimitazione dei rispettivi diritti. Nel 1493,
papa Alessandro VI stabilisce una linea di demarcazione, poi rinegoziata nel 1494, che porta ad una spartizione dei
territori scoperti→ si stabilisce che tutte le terre situate a ovest siano della Spagna, quelle ad est appartengono al
Portogallo.

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VALENTINA FILANNINO

Solo con Amerigo Vespucci (1501) prende corpo l’idea che le terre scoperte da Colombo non siano l’Asia o il
Giappone, ma un vero e proprio Nuovo Mondo.
La prova effettiva della sfericità della terra si avrà con Magellano che, dopo due anni di navigazione, riesce
nell’impresa di circumnavigare per la prima volta il mondo.

Intanto nelle terre scoperte da Colombo inizia un disumano sfruttamento delle popolazioni indigene per la brama
dell’oro che porterà ad una progressiva estinzione delle popolazioni autoctone, anche a seguito del dilagare delle
malattie (vaiolo e morbillo) sconosciute nel Nuovo Mondo, ed al successivo sviluppo del commercio degli schiavi,
tale commercio raggiungerà le dimensioni di una vera e propria tratta nel XVIII sec.

Nel Nuovo Mondo gli europei entreranno in contatto con popolazioni diverse e diversamente sviluppate ed
organizzate, ma nessuna capace di resistere a conquistatori. Vengono, infatti, annientati l’impero azteco in Messico e
quello Inca in Perù che inizialmente non si oppongono a questi nuovi venuti credendoli portatori di una nuova vita.

La nascita della società coloniale americana

La prima conseguenza della conquista è la distruzione dell’universo religioso e culturale delle popolazioni americane.
La distruzione dei templi e delle divinità locali operata dai conquistatori comporta non solo l’azzeramento delle
credenze religiose, ma anche un vero e proprio trauma psicologico per la perdita dei tradizionali punti di riferimento
religiosi, culturale e mentali.
Allo sterminio delle popolazioni indigene operato dai conquistadores1 si aggiunge l’azione della Chiesa volta ad
estirpare le credenze tradizionali degli indios, imponendo loro i valori religiosi e culturali degli europei.
A fronte dei religiosi che giustificano i massacri degli indigeni vi è pero chi, come Bartolome de las Casas, primo
sacerdote ordinato in America, che conduce una battaglia a favore dei diritti umani degli indios e contro il loro
sfruttamento. Ma le denunce di Casas rimangono inascoltate perché cozzano contro i cospicui interessi economici
dei conquistatori.

Superata la fase di esplorazione ha inizio il consolidamento della corona castigliana→ gli indios vengono raggruppati
con forza in villaggi e si procede alla vendita dei loro terreni ai nuovi coloni. Il lavoro forzato degli indigeni viene
utilizzato nelle fattorie dove si alleva bestiame e si coltivano banane, tabacco, caffè, canna da zucchero.
Il pagamento delle tasse, basato prima in prestazioni di lavoro o fornitura di prodotti, viene forzatamente
monetizzato, obbligando gli indios ad adeguarsi.

I conquistadores cercano di dar vita in America a forme di organizzazione del territorio secondo gli schemi della loro
terra di origine; si organizzano città e villaggi e si istituiscono municipi che, data la lontananza della madrepatria e
dal controllo della corona, assumono notevoli poteri.
Ecco perché la monarchia castigliana cerca di ottenere un certo controllo della vita coloniale istituendo l’istituto
giuridico dell’encomienda de indios
Con l’encomienda (affidare) il sovrano affida a ciascun colono un certo numero di indios ai quali insegnare la fede
cattolica. Gli indios in cambio sono tenuti a prestare il proprio lavoro – obbligatorio e non retribuito - nelle terre e
nelle miniere degli encomenderos (coloni spagnoli, in genere militari che avevano partecipato alla conquista) che di
fatto diventano i loro padroni.
Da parte loro, gli encomenderos sono obbligati a fornire alla corona castigliana il proprio servizio militare. .
L’encomienda assicurò una rapida e totale sottomissione dei popoli conquistati, ma degenerò ben presto in
clamorosi episodi di maltrattamento, torture, riduzioni in schiavitù

Nascono però tensioni fra la società coloniale ed il sovrano poiché quest’ultimo teme la nascita di una aristocrazia
nel Nuovo Mondo, nel quale l’autorità regia è debole. La corona non possiede gli strumenti per controllare quei
lontani possedimenti e quelle terre sono di fatto sotto il controllo dei conquistadores e dei loro discendenti.

1 I conquistadores, i “conquistatori”, erano soldati e avventurieri (soprattutto spagnoli e portoghesi) che, dopo la scoperta dell’America (1492), diedero inizio a
spedizioni di conquista, animati dal desiderio dell’oro. Le loro spedizioni furono quasi sempre finanziate dalla monarchia spagnola.
I conquistadores trattarono gli indios in modo disumano; saccheggiarono città e villaggi; obbligarono migliaia di indigeni a estrarre l’oro e l’argento in condizioni
terribili.
Il primo conquistador fu Hernán Cortés. Sbarcò in Messico nel 1519 e annientò gli Aztechi. Poi si diresse nello Yucatan e sottomise i Maya.
Un altro conquistador fu Francisco Pizarro, che scese in Perù. Qui si estendeva l’immenso impero degli Inca.

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Carlo V e Filippo II cercano di ridimensionare il potere degli encomenderos, ma solo il tracollo demografico delle
popolazioni indigene riuscirà ad erodere tale potere.

Per quanto riguarda invece i rapporti economici con le colonie americane, la corona castigliana istituisce a Siviglia,
porto sull’Atlantico che diviene il maggior snodo economico/finanziario per i commerci col Nuovo Mondo, un ufficio
regio “ La casa de Contractation” che ha il monopolio dell’organizzazione dei traffici commerciali con le colonie, e
provvede ad esigere le imposte sulle merci in partenza e in arrivo dall’America.
La corona non solo stabilisce i prezzi e le quantità delle merci inviate in America, ma anche i prezzi delle derrate che
da essa provengono ricavandone enormi profitti.

I traffici americani risultano assai remunerativi e rappresentano un mercato di notevole importanza. Dall’Europa
partono farina, olio, vino, armi, utensili, tessuti e strumenti nautici, mentre dall’America arrivano oro, perle,
zucchero, legnami pregiati e cuoio.
Successivamente la tipologia delle merci cambia perché le Colonie sono sempre più indipendenti per derrate e merci
normali, mentre, grazie alla loro crescente ricchezza, richiedono tessuti di lusso, vini e alimentari pregiati, calzature,
orologi e quando le manifatture castigliane non sono più in grado di far fronte all’aumento della domanda di tali
merci si rivolgono a mercanti portoghesi, francesi e inglesi che violano il monopolio castigliano ricevendo in
pagamento l’argento, facendo prosperare il contrabbando.

4 Umanesimo e Rinascimento
Lo studio dei classici e la filologia

Umanesimo e rinascimento possono essere considerati momenti successivi di un medesimo processo culturale che
nasce e si sviluppa in Italia fra il Tre e Quattrocento e che assume dimensioni europee nel secolo successivo.

•Umanesimo→ movimento intellettuale, ispirato da Francesco Petrarca, caratterizzato da un atteggiamento nuovo


nei confronti del mondo antico, cioè della Grecia e di Roma. La civiltà classica viene considerata un modello
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VALENTINA FILANNINO

ineguagliabile di cultura cui attingere L’Umanesimo è definito così perché l’uomo è al centro. Il
termine Umanesimo trae le sue origini dalla parola “humanitas”, che sta a indicare la formazione dell’uomo. La
formazione spirituale, morale e civile dell’uomo è ottenuta con la scoperta dei classici. La filologia umanistica è un
esercizio atto a formare lo spirito critico, a dare il senso della dimensione storica. L’uomo è considerato un piccolo dio
sulla terra e forgiato per questo mondo. Non viene rifiutato il rapporto con Dio ma viene vissuto solo in modo più
libero

● Rinascimento→ è un periodo artistico della storia europea che ha le sue origini nella prima metà del Cinquecento.
L’uomo è libero, sovrano e artefice di se stesso, con la potenza divina ormai rilegata sullo sfondo. Il movimento nasce
in Italia, fra Napoli e Firenze e si diffonde poi in tutta Europa. Tra i principali esponenti di tale corrente
annoveriamo Machiavelli

Nelle biblioteche monastiche in tutt’Europa si riscoprono opere di autori dell’antichità da tempo dimenticati. Si
cerca anche di restituire purezza al latino.
Si pongono così le basi per la fondazione di una nuova disciplina: la filologia ( filos-amore, logos-parola), grazie alla
quale si restituiscono alla forma originale testi tramandati in maniera scorretta, a causa di errori di trascrizione
operati dai copisti.
Altro aspetto essenziale dell’Umanesimo è il “ritorno” della cultura della Grecia antica in Europa, dove essa era
sostanzialmente scomparsa durante il Medioevo; autori come Aristotele vengono studiati in greco e non in
traduzioni latine.

•A passare al vaglio dell’occhio attento degli studiosi non ci sono solo i testi letterati, infatti Lorenzo Valla, da uno
studio filologico del documento che tradizionalmente segna la nascita dello Stato della Chiesa (cessione di Roma e
del Lazio fatta dall’imperatore Costantino a papa Silvestro I) dimostra che si tratta di un falso redatto
successivamente. Valla si rende conto che la scrittura non era quella del IV secolo, ma quella dell’VIII secolo. (De
Falso Credita Et Ementita Constantini Donatione);

Erasmo da Rotterdam (1466/1536), rilevante figura nella cultura umanistica europea, si impegna a conciliare le
istanze della fede con il rigore intellettuale. Si dedica ad elaborare una edizione critica del testo greco del Nuovo
Testamento, con traduzione latina a fronte.

La nascita e la diffusione di un mezzo rivoluzionario: la stampa

L’invenzione della stampa a caratteri mobili ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione e circolazione delle idee
umanistiche e rinascimentale in tutta Europa.

Precedentemente i testi erano realizzati a mano da amanuensi, trascritti da copisti, prima su pergamena e poi su
carta. Dapprima la diffusione in Europa di cartiere e poi l’invenzione dei caratteri mobili, tradizionalmente attribuita
a Gutenberg, consentì di abbassare notevolmente il prezzo dei libri favorendone la diffusione.
In Italia le prime tipografie nascono a Venezia, Roma, Subiaco, Foligno; in poche ore vengono stampati testi che
prima richiedevano la fatica di mesi di lavoro.

«La fioritura della cultura alto-rinascimentale nell’Italia del Cinquecento dovette molto ai primi stampatori.».
L’editore veneziano A. Manunzio ebbe una notevole importanza nella diffusione in Europa dei classici: Aristotele,
Aristofane, Erodoto, Platone, Virginio, Orazio, Ovidio Giovenale.
Inoltre egli rinnova il tipo di caratteri introducendo il corsivo, particolarmente chiaro ed elegante.

Tra fortuna ed eccellenza: come cambiano le figure di intellettuali e artisti

La riflessione dei testi antichi porta ad elaborare una visione diversa del mondo.
Nel medioevo, la centralità della figura di Dio aveva portato all’ideale ascetico (spirituale), alla vita contemplativa,
alla rinuncia dei beni e al distacco dalle passioni.
L’esempio dei classici sottolineava invece l’importanza dell’individuo e delle sue azioni nel mondo per il
raggiungimento della gloria. La cultura umanistica elabora un nuovo ideale, mettendo in risalto la dimensione
pubblica, politica e sociale dell’individuo.

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VALENTINA FILANNINO

L’uomo con il contatto dei propri simili, svolgendo le sue attività politiche, militari e culturali, sviluppa le qualità della
propria natura, diventa artefice del proprio destino.

Tra i personaggi che sembrano riassumere in sé le diverse caratteristiche del modello rinascimentale ci sono:
•Leon Battista Alberti→ elabora una peculiare visione del mondo nel dialogo “La famiglia” in cui i protagonisti sono
dei mercanti che discutono sui problemi che il capo di una famiglia deve affrontare. Assume molto valore il denaro
che, oltre ad essere indispensabile all’uomo per vivere, è in stretta relazione con il tempo. Lo scorrere del tempo è in
contrasto con l’eternità che contraddistingue la figura di Dio.
•Leonardo da Vinci→ pittore, scultore, architetto, ingegnere e scrittore, è uno dei maggiori protagonisti dell’epoca
rinascimentale, è l’esempio di questo nuovo ideale. Egli nutre grande fiducia nelle capacità dell’uomo ed è spinto da
una curiosità insaziabile verso ogni aspetto della realtà che lo circonda; per lui l’uomo deve perseguire la conoscenza
attraverso l’osservazione diretta della natura.
Nel mondo rinascimentale l’artista conquista rispetto e prestigio all’interno della società.
Precedentemente, il professare un’arte manuale era considerato avvilente. A partire dal XVI secolo si afferma,
invece, il concetto che l’artista debba lavorare in solitudine, seguendo non solo i desideri del committente ma anche
la propria ispirazione. Il suo lavoro assume un alto valore intellettuale.
Ai giovani promettenti apprendisti, oltre ai rudimenti dell’arte a cui vuole dedicarsi, viene impartita una educazione
umanistica e liberale. Agli artisti serve anche maggior qualificazione per realizzare le grandi opere desiderate dai
grandi mecenati dell’epoca.
Grandi esempi di artisti rinascimentali:
-Filippo Brunelleschi → architetto, ingegnere, scultore;
-Michelangelo Buonarroti→ pittore, scultore, architetto, ingegnere, poeta; impersona in maniera compiuta la figura
dell’artista rinascimentale, dotato di grandi risorse intellettuali e irriducibile alla disciplina dettata dal committente.

La politica come scienza: Machiavelli e Guicciardini

Il quadro politico del rinascimento italiano è caratterizza da notevoli tensioni e conflitti ed appare grande il contrasto
tra valori politici dell’antichità e realtà contemporanea. In questo periodo cambia anche il modo di concepire la
politica e una delle figure di riferimento del tempo è Niccolò Machiavelli

•Nicolò Machiavelli medita sugli scritti storici dell’antichità classica riflettendo sulle modalità che consentono ai
governati di conquistare e conservare uno Stato. Fondamentale è il confronto con il passato perché può fornire
soluzioni ai problemi che si presentano. Tutte le forme di Stato vanno incontro a processi di trasformazione e
decadimento→ Monarchia degenera in Tirannia -Aristocrazia/Oligarchia -Democrazia/Demagogia.
○ “Discorsi”: Machiavelli riflette su episodi della vita della Repubblica romana, in cui coglie la crisi. Secondo la sua
teoria ciclica della politica, il disfacimento nella Repubblica romana è inevitabile, mostrando come la decadenza sia
frutto delle azioni dei romani stessi, i quali hanno tradito le virtù dei padri (onestà, impegno nella vita militare, senso
dell'onore). La democrazia quindi se non viene temperata porta alla monarchia.
○ “Il Principe” (1513): in questo testo Machiavelli esamina le modalità che rendono possibile a un signore di
conquistare uno Stato e di governarlo. Egli sottolinea che il principe, per giungere al potere, deve essere furbo come
una volpe e spietato come un leone, il modo da non farsi travolgere dalla “fortuna”; il suo punto di riferimento è
Cesare Borgia, figlio del papa, Alessandro VI, che dopo essersi ricavato, con astuzia e spietatezza, un’ampia signoria
territoriale, non riesce a consolidarla alla morte del padre: ciò dà modo a Machiavelli di riflettere sulla sostanziale
incapacità umana di contrastare in maniera convincente la “fortuna”
•Anche Francesco Guicciardini elabora le sue opere –“I Ricordi e Storia d’Italia”- e, partendo da esperienze
personali, esamina le azioni degli uomini colpevoli di pensare solo al proprio interesse ( proprio particolare)
piuttosto che all'interesse collettivo

L’arte del vivere


I centri di cultura Rinascimentale sono le corti principesche: Visconti/Sforza a Milano, Este a Ferrara, Gonzaga a
Mantova, Medici a Firenze, Montefeltro a Urbino. Diversi pontefici sono i committenti delle opere d’arte del XV e XVI
secolo e svolgono un'intensa opera di mecenatismo. La figura umana a cui aspirare per ottenere i favori dei vari
signori è il cortigiano.
“Il Cortegiano”, libro di successo di Baldassarre Castiglione, discute su quali siano le caratteristiche salienti del vero

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VALENTINA FILANNINO

gentiluomo di corte, il cui compito principale è quello di consigliare al meglio il proprio signore. Attraverso le pagine
del suo saggio, Castiglione vuole elargire consigli ai monarchi del tempo, suggerendo loro di prestare ascolto ai saggi
e competenti uomini di corte di cui si circondano.

La natura ed i «saperi occulti»

Nella visione cristiano medievale la natura è semplicemente la raffigurazione della potenza e della volontà di Dio,
una realtà da ammirare nella sua bellezza.
Con l’Umanesimo la natura viene vista come soggetto relativamente autonomo, dotato di proprie regole da
studiare ed indagare e questo avviene dopo la riscoperta di testi filosofici e scientifici classici.
Però, gli stessi intellettuali dediti alla riscoperta della cultura classica sono anche affascinati da dottrine e idee
occulte ed esoteriche quali la magia, l’astrologia, l’alchimia - virtù magiche, terapeutiche, spirituali -.
Queste teorie si scontrano spesso con la rigida posizione della Chiesa.

5 Solo la grazia salva: la Riforma protestante


Durante la prima metà del XVI secolo si diffondono in Europa idee cristiane sulla religione e sulla vita diverse da
quelle insegnate dalla Chiesa cattolica. Già precedentemente la Chiesa aveva dovuto affrontare sostenitori di idee
contrarie a quelle ufficiali, ma aveva bollato queste persone come eretici, che dopo essere state definiti nemici della
fede venivano di norma sterminati con la forza.
Le nuove idee cristiane sottolineano che l’insegnamento di Cristo propone un’etica della donazione e del sacrificio
molto lontana dalla pratica della Chiesa interessata all’accumulazione di beni materiali e di potere. Da questa
tensione nasce il richiamo ad una riforma della Chiesa per farla ritornare alla spiritualità tipica delle origini.
Già nel XIV sec. erano sorte dottrine riformatrici che criticavano la ricchezza smodata della Chiesa e il potere
temporale del pontefice, ma è soprattutto grazie ad Erasmo da Rotterdam, che con il suo testo “L’elogio della follia”
la critica nei confronti della Chiesa si fa più influente. Egli critica aspramente la corruzione e l’immoralità della
Chiesa, l’eccesso di potere del papa che pretendeva di governare anche la vita civile degli altri Stati.
Nonostante questa sua aspra critica del papato, Erasmo rimase cattolico.
Questo spiega il motivo per cui quando, nel 1517, Martin Lutero, un monaco agostiniano della Sassonia, diffonde 95
tesi teologiche sospette di eresia nessuno della Curia Romana si allarma particolarmente perché si ritiene di poter
farlo ravvedere, o farlo condannare dalla Santa Inquisizione.

Le 95 tesi che sconvolsero il mondo

Ma le tesi diffuse da Lutero, in breve tempo, sconvolgono il mondo cattolico distruggendo per sempre l’unità della
Chiesa. Le sue idee porteranno ad una profonda spaccatura fra Chiesa cattolica e protestante.
La riflessione teologica di Lutero confronta il messaggio di Cristo con il sapere ufficiale tramandato dalla tradizione
ecclesiale. Egli asserisce che nelle Sacre Scritture viene affermato che l’unica salvezza per l’uomo discende dalla
grazia di Dio, che dona al singolo la vita eterna; stando alle Sacre scritture la Chiesa non svolge alcun ruolo ed il papa
non vi è neppure nominato.
●Per Lutero l’opera di mediazione tra l’uomo e Dio che la Chiesa pretende di esercitare è del tutto inutile, se non
addirittura dannosa.
Il tradizionale insegnamento cattolico voleva invece che la struttura ecclesiastica affianchi costantemente il
credente, attraverso la somministrazione dei sacramenti, assolvendolo dai peccati in seguito al sincero pentimento,
indirizzandolo a una vita spirituale scandita dall’esercizio della carità e opere di bene nei confronti del prossimo.
Inoltre, anche dopo la morte l’anima del fedele non è abbandonata grazie alla Chiesa che, giovandosi
dell’intercessione dei santi, consente alle anime dei peccatori di andare direttamente in Paradiso, il più delle volte
dopo un lento passaggio in Purgatorio dove i peccati venivano scontati ed annullati.
Il Purgatorio era considerato una prigione provvisoria, un luogo di dolore e travaglio, in cui era possibile liberarsi
dai peccati terreni, ma per ridurre la pena e vedere già in vita annullati i propri peccati, bisognava, non solo svolgere
opere di carità, ma anche fare offerte in denaro alla Chiesa.→ ( vendita delle indulgenze)
garantisce la cancellazione dei peccati dei vivi e lo sconto di pena per i defunti

Nel 1517, Leone X, per rastrellare ancora più denaro, bandisce un’indulgenza plenaria, ed il tutto assume i tratti di
una vera e propria compravendita.
La posizione luterana secondo cui solo la grazia salva, porta ad affermare che solo la fede autentica sottrae l’uomo

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alla schiavitù del peccato originale; le indulgenze sono quindi un’impostura: esse significano spacciare un credito che
non si possiede e fare mercimonio (traffico illecito) di un bene divino, la grazia.
● La critica radicale di Lutero mette in discussione il ruolo stesso della Chiesa, del clero e dei sacramenti, sottolinea
che il rapporto diretto tra uomo e Dio non ha bisogno dei sacerdoti o del papa: e ciò porta ad una vera e propria
rivoluzione nella Chiesa

Nascita del movimento protestante


Grazie alla stampa le 95 tesi e gli altri scritti di Lutero hanno una sorprendente circolazione in Germania.
La straordinaria diffusione delle idee luterane e il loro straordinario successo evidenzia il fatto che esse interpretano
bisogni largamente diffusi nella società del tempo, un desiderio di critica ed esigenze di mutamento rispetto
all’ordinamento sociale ed ecclesiale.
① Vi è una profonda necessità di rinnovamento morale e religioso degli ordinamenti ecclesiali, inoltre conferendo
un ruolo centrale al rapporto diretto fra Dio e l’uomo, grazie al libero accesso alle sacre scritture, la teologia luterana
rappresenta un passo importante verso una religiosità popolare più comprensibile, meno magico/misterica.
② In secondo luogo alcuni sovrani trovano nelle idee luterane la possibilità di ridurre l’influenza della Chiesa non
solo in campo religioso, ma anche politico, e mirano, attraverso il controllo delle strutture ecclesiastiche locali, ad
impadronirsi degli ingenti beni della Chiesa.
③ Infine le dottrine di Lutero appaiono a molti come lo strumento per ottenere maggiore libertà per tutti. Lutero,
dichiarando che solo la Sacra Scrittura è l’unica autorità legittima a cui il cristiano deve fare riferimento nella sfera
religiosa, nega qualunque valore al ruolo sacro del sacerdozio e del papato.

A seguito di ciò, nel 1520, il papa Leone X condanna esplicitamente la dottrina di Lutero, che rifiuta di sottomettersi
e getta pubblicamente tra le fiamme il documento pontificio.

Lutero prosegue con la sua predicazione asserendo che ogni cristiano è chiamato ad un rapporto diretto con Dio e
conseguentemente tutti i fedeli possono amministrare i sacramenti e predicare la parola divina (dottrina del
sacerdozio universale).
Gli unici sacramenti riconosciuti da Lutero sono:
◊ il battesimo→ non è più un rito che cancella il peccato originale, bensì il simbolo della morte e della resurrezione ◊
l’eucarestia→ L. riconosce sì il sacramento, ma nega il valore della transustanziazione, secondo cui durante la messa
il sacerdote trasforma il pane e il vino nel corpo e sangue di Cristo.

Siccome continua a attaccare l’autorità del papa, l’avidità della Chiesa e la sua ingerenza nel potere terreno, Lutero
viene scomunicato nel 1521 e, in quanto eretico, si trova fuori dalla Chiesa. Ma le sue idee si diffondono, con grande
successo in tutta la Germania.

L’imperatore Carlo V, nel tentativo di evitare una rottura traumatica, si adopera per raggiungere un compromesso fra
la Santa Sede e Lutero; quest’ultimo però si rifiuta di rinnegare la propria dottrina e obbliga così l’imperatore a dare
seguito alla scomunica, mettendolo al bando dai territori imperiali.
L. trova però rifugio presso Federico il Saggio, duca di Sassonia, che continua a sostenerlo e lo mette al sicuro in un
rifugio segreto (Castello di Watburg), dove il monaco traduce in tedesco il Vecchio e il Nuovo Testamento con
l’intento di renderne disponibile a tutti la lettura e di consentire a tutti i cristiani il libero accesso alla parola di Dio.
Questo suo lavoro ottiene una straordinaria diffusione ed accoglienza in tutta la Germania.
In molte città i fedeli esigono l’applicazione della Riforma non esitando a ricorrere all’uso della forza contro chi si
oppone.
Principi e governati aderiscono alla riforma luterana incamerando e vendendo i beni della Chiesa. Anche nelle
campagne esplodono numerose rivolte dei contadi che, in nome del vangelo, invocano la comunanza dei beni e la
ridistribuzione del potere su base egualitaria.
Le agitazioni si diffondono in tutta la Germania, in Svizzera e Tirolo; ancora Lutero condanna questi tumulti -stroncati
nel sangue- preoccupato che il suo pensiero sia travisato

Dai tentativi di conciliazione al conflitto

Grazie alla presa di distanze delle interpretazioni radicali del suo pensiero, Lutero mantiene la solida alleanza con i
principi tedeschi, mentre si va strutturando una vera e propria Chiesa luterana.

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●L’imperatore Carlo V, contemporaneamente impegnato nella guerra con la Francia e con l’impero ottomano, tenta
ripetutamente la mediazione. Ma il suo tentativo fallisce e si chiude la fase del dialogo per ritrovare l’unità quando,
cinque principi e quattordici città, a seguito dei tentativi imperiali di un’uniformità religiosa, rifiutano di
sottomettersi all’imperatore e stilano un documento di «protesta» - da qui il nome di «protestanti»- nei confronti
dell’imperatore.

I principi protestanti, in seguito, si riuniscono in una lega difensiva, detta di Smalcalda, che, nonostante sia sconfitta
dall’esercito imperiale, ottiene, nella pace di Augusta (1555), il riconoscimento dell’esistenza della confessione
luterana nel loro territorio. Viene sancito il principio: «cuius regio eius religio» ; i sudditi devono praticare la
religione scelta dal proprio sovrano, o emigrare.

Protestantesimi

La diffusione dello spirito protestante in Svizzera e in Alsazia porta alla nascita di forme di organizzazione
confessionali diverse:
1) A Zurigo→ gli anabattisti che sostengono il battesimo come scelta adulta e consapevole.
2) A Basilea prima e poi a Ginevra → opera il riformatore ortodosso Giovanni Calvino che accentua l’idea della
predestinazione: solo il Signore conosce quali anime saranno salvate, ciascuno di noi ha una vocazione, una
chiamata da Dio a svolgere un ruolo nella società; gli eletti sono quindi chiamati ad operare con zelo nella società in
quanto verranno giudicati in base al buon esito delle loro azioni, azioni caritatevoli che fanno quotidianamente, non
occasionalmente.
I calvinisti non tollerano il dibattito delle loro idee e si chiudono nel recinto delle proprie certezze teologiche, i
dissenzienti sono espulsi e condannati al rogo. Accade così che le Chiese riformate riproducano l’intolleranza contro
la quale avevano originariamente protestato.

In tutta Europa centro-settentrionale la diffusione del movimento protestante procede con grande rapidità; i
luterani in Svezia, Danimarca, Norvegia, Islanda; i calvinisti in Francia –vengono chiamati ugonotti - , nei Paesi Bassi,
in Polonia, in Italia, dove, in alcune valli piemontesi, si fondono con i valdesi - seguaci di Valdo di Lione (1140/1207)
già perseguitati.

L’anglicanesimo
Inizialmente il sovrano d’Inghilterra, Enrico VIII Tudor, si schiera apertamente contro le idee luterane e viene
insignito dal papa Leone X del titolo di “defensor fidei”. Ma ben presto Enrico VIII avverte l’importanza
dell’occasione che la diffusione delle idee protestanti gli offre: ridurre l’influenza del papato sulla politica e sulla
società inglese.

Uno degli ambiti in cui si esprimeva tale influenza era la politica matrimoniale della dinastia: il divieto di divorziare
permette alla Chiesa di esercitare un controllo sulle scelte dei sovrani.
Di fronte alla richiesta di Enrico VIII di annullare le nozze con la moglie, Caterina d’Aragona, dalla quale il re teme di
non poter avere un erede maschio, per poter sposare Anna Bolena, il papa Clemente VII oppone una tattica
attendista.
Il sovrano inglese ne approfitta per spezzare il legame di sudditanza spirituale alla Chiesa romana.
● Nel 1534 con l’Atto di supremazia, Enrico VIII si proclama unico e supremo capo della Chiesa d’Inghilterra
affidando all’arcivescovo di Canterbury il governo degli affari ecclesiastici.
Mentre viene introdotta la Bibbia in inglese, il re procede ad incamerare e vendere le ingenti proprietà degli ordini
religiosi della Chiesa Romana rimpinguando (arricchendo) le sue casse e dando vita ad un ceto di piccoli/medi nobili
proprietari terrieri.

6 La frontiera mediterranea e l’impero ottomano


L’impero ottomano

Alla metà del Cinquecento la grande espansione ottomana nel Mediterraneo, cominciata nel 1453 con la conquista
di Costantinopoli, può dirsi conclusa. ( La conquista di Costantinopoli costituisce uno degli elementi più salienti della
storia moderna e decreta la fine dell’Impero romano d’oriente).
Grazie all’azione di Solimano il Magnifico, il dominio dei sultani si estende dal Marocco alla Persia, dalle regioni

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VALENTINA FILANNINO

balcaniche ad Aden.
L’impero ottomano è, quindi, una potenza sia dal punto di vista territoriale, sia politico. La società cristiana guarda
con paura alla potenza del sultano di Istanbul ed ai corsari nord-africani, suoi tributari, autori di scorrerie sulle coste
italiane/iberiche.
→ Alla base della potenza ottomana vi è una efficace organizzazione amministrativa e militare che raggiunge il
culmine con Solimano il Magnifico, detto Qanuni. A capo di un impero vastissimo ed abitato da popolazioni di
diverse etnie ( ci sono arabi, serbi, croati, albanesi, bulgari ed egiziani), unite solo dalla fede musulmana, vi è il
sultano che ha un potere assoluto in ogni ambito, eccezione fatta per quello religioso, dove vige la legge del Corano.
→ Il Gran Consiglio – il governo – è presieduto dal gran visir, - scelto personalmente dal sultano-, e composto da
funzionari che dirigono i singoli settori del governo e controllano i governatori delle varie provincie.
→ Nell’esercito spiccano, oltre ad una potente flotta, anche i giannizzeri, speciali corpi di fanteria fedeli in modo
assoluto al sultano.
→A livello locale, l’organizzazione militare si basa sul timar, ossia sulle terre affidate a cavalieri

Dato che la religione ufficiale è quella musulmana-sunnita, la base del diritto è costituita dal Corano, la cui più alta
autorità religiosa è il mufti di Istanbul.
Malgrado la dinastia regnante sia musulmana, nell’impero vige una grande tolleranza religiosa. Pur avendo
trasformato diverse chiese in moschee, i sultani non hanno interesse a far convertire chi professa una fede diversa,
ne intendono cancellare le diversità - lingua, tradizioni – delle varie popolazioni che essi governano.
La popolazione è divisa in due gruppi:
• Ascheri→ costituita da chi è al servizio del sultano: militari, autorità civili e religiose esentati dalle imposte;
• Re’aya, i sudditi→ i contadini, artigiani, mercanti che sono obbligati al pagare le tasse.

La monarchia cattolica di Filippo II

Con la morte di Carlo V, il suo impero è diviso fra il fratello, Ferdinando, a cui vanno, oltre la Boemia e l’Ungheria, i
territori dell’area austriaca; ed il figlio Filippo II: Castiglia, Aragona, Paesi Bassi, Contea Franca, Stato di Milano, regno
di Napoli e quello di Sicilia.
Filippo II regna su una vasta aggregazione di territori diversi fra loro, ognuno con le proprie leggi, le proprie lingue,
ma unificate dalla stessa religione cattolica e dallo stesso sovrano (monarchia composita).
La lotta all’eresia protestante diventa una prioritaria ed è portata avanti dal tribunale dell’Inquisizione spagnola
(nato nel 1478) – un inquisitore generale, affiancato da un consiglio, nominato dal sovrano, che di fatto controlla le
coscienze e il comportamento dei sudditi. Al suo interno operano aristocratici, ecclesiastici, esperti di diritto e di
amministrazione.
L’inquisizione spagnola opera in modo crudele e la sua introduzione nello Stato di Milano viene duramente
osteggiata dalle autorità locali, così il sovrano rinuncia al suo piano.

Nel 1561, Filippo II stabilisce la sua corte a Madrid da dove comanda i suoi territori con grande circospezione che gli
vale la definizione di “ rey prudente”, re prudente, ma finisce per creare non pochi problemi.

Alla penisola italiana, che rappresenta la frontiera tra l’impero e gli ottomani, che sono dall’altra parte, egli assegna il
ruolo di suo bastione nello scacchiere mediterraneo. Qui il sovrano mira a garantire la stabilità politica e sociale e la
sicurezza militare dei territori da lui governati, nonché a tutelare i propri interessi nei rapporti con gli Stati che
conservano la loro indipendenza (Repubbliche di Genova e di Venezia, ducati di Savoia, di Mantova, di Parma
Piacenza, Stato Vaticano). A tal fine Filippo II si ricorre una strategia basata sia sull'esercizio sapiente di pressioni
militari e diplomatiche, sia sul ricorso ad accordi e alle elargizioni di titoli, onori e pensioni assai ben accetti ai
principi e agli aristocratici italiani

L’azione di Filippo II nel Mediterraneo

A partire dal 1560 Filippo II cerca di fermare la politica espansionistica dei musulmani nel Mediterraneo sferrando
un attacco contro la pirateria araba dell’Africa del nord, l’esito di questa sua azione militare è però fallimentare: la

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VALENTINA FILANNINO

flotta cristiana viene prima sconfitta e poi distrutta da una violentissima tempesta gli anni seguenti riprende
inarrestabile l'offensiva ottomana che riesce ad annettere l’isola di Cipro, possedimento della repubblica veneziana e
importante snodo commerciale e strategico del Mediterraneo.

Tutti questi avvenimenti sono fonte di estrema preoccupazione tutta l'Europa cristiana e soprattutto per la Santa
Sede che vede nell’avanzata ottomana una minaccia mortale all’esistenza stessa della religione cattolica, così papa
Pio V si fa promotore di una crociata contro «il pericolo turco». Egli propone di creare un’alleanza tra tutti i sovrani
che si faccia carico di armare una flotta per combattere le forze ottomane.

Inizialmente, Filippo II, impegnato a sedare una rivolta nelle Fiandre ed una vera e propria insurrezione dei moriscos,
- discendenti delle popolazioni di fede musulmana costretti a convertirsi al cristianesimo che continuavano ad
utilizzare lingua e costumi arabi -, nei territori di Granada, si mostra restìo all’appello del papa.
Solo nel 1571, dopo laboriose trattative diplomatiche, prende vita un’alleanza contro gli ottomani, la Lega Santa a
cui aderiscono: Filippo II, le repubbliche di Venezia e di Genova, i ducati di Savoia e di Toscana, Malta, ma non la
Francia.

Guerra e guerriglia: le grandi battaglie e le piccole scorrerie

Il 7 ottobre 1571, a Lepanto, la flotta cattolica, dopo un lungo e sanguinoso combattimento, ottiene una importante
vittoria contro quella ottomana; ma questa vittoria non viene sfruttata dalla Lega, che si dissolve rapidamente a
causa dei dissensi tra Venezia e la Spagna, che hanno diversi interessi strategici.
○ Venezia conclude una pace separata con gli ottomani rinunciando a Cipro per garantirsi la sicurezza dei propri
commerci,
○ le forze asburgiche concentrano i propri sforzi sulla riconquista di Tunisi.

L’evento di Lepanto non costituisce l’evento epocale propagandato dal mondo cattolico; infatti, la battaglia di
Lepanto è assurta a vero e proprio mito che simbolizza il trionfo dell’Europa cristiana contro l’invasione musulmana,
ma, in realtà, la fine del conflitto fu dovuto a diversi fattori:
- diversi orientamenti strategici da parte dei membri della Lega,
- riaccendersi della guerra fra impero ottomano e la Persia, Filippo II e Selim III siglano una tregua (1581) perché
entrambi sono costretti a spostare i loro eserciti su altri teatri bellici.

Il mediterraneo torna ad essere il mare dei commerci, che continuano però ad essere minacciati da una pirateria
endemica sia da parte dei saraceni ai danni delle navi cristiane, sia anche da parte dell’ordine di Malta e di Santo
Stefano che giustificano le loro azioni come risposta agli attacchi subiti. Da entrambe le parti, oltre ad impossessarsi
delle merci, i vincitori riducono i vinti in schiavi che utilizzano sulle loro galere

7 La Chiesa in armi: l’Europa delle Controriforma


Il Concilio di Trento

Una delle vie per risolvere il problema protestante sarebbe stata la convocazione di un concilio ecumenico, ossia la
riunione straordinaria di tutti i vescovi eletti dalle singole comunità, l’unica istanza in grado di porre rimedio alla
frattura della cristianità in quanto costituiva la massima comunità ecclesiastica.
Ma né Leone X, né Clemente VII, nonostante la richiesta di Carlo V, si muovono in questa direzione2, soprattutto per
la decisa opposizione degli ambienti curiali, preoccupati di essere i primi bersagli delle istanze riformatrici.

●Solo papa Paolo III convoca il concilio, prima a Mantova, poi a Trento (1545). Durata del concilio: 1545- 1563.
La scelta di Trento come sede del concilio ha un duplice significato:

 Si tratta di una città italiana dal punto di vista geografico, ma situata in un territorio che fa parte del Sacro
romano impero.

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Con il successivo prevalere dell’autorità papale romana, i concili divennero sempre meno frequenti perché i papi volevano decidere da sé,
senza l’intervento altrui, e tenevano al primato del pontefice.
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 La vicinanza di Trento ai paesi di lingua tedesca costituisce un segnale di apertura verso il mondo
protestante.

Del tutto diversi sono invece gli obiettivi di Paolo III e di Carlo V:

 il Papa→ vuole imporre l’autorità della Chiesa ed intraprendere la lotta contro gli eretici;
 L’imperatore→ punta ad una soluzione di compromesso che gli consenta di salvaguardare la sua autorità in
Germania.
Ma vi è anche chi spera in una vera ricucitura della frattura della Chiesa.

A causa della complicata situazione politica, il Concilio si svolge senza continuità, lentamente.
Sin dall’inizio la realtà dei fatti risulta deludente per i fautori del concilio: esso si apre sotto lo stretto controllo del
Papa che, in contrasto con Carlo V, è contrario a qualunque concessione ai protestanti. A causa di guerre tra il Papa
e l’imperatore il concilio viene più volte sospeso; di fatto la maggioranza dell’episcopato italiano non vuole
rinunciare ai propri privilegi tradizionali legati alla carica di vescovi che permette grandi entrate e carriere politiche.

Il concilio rimase aperto per 18 anni, fu interrotto per un breve periodo e trasferito a Bologna, poi ripreso e
riportato a Trento. Il concilio si chiude nel 1563 e in seguito a lunghe discussioni viene adottata una soluzione di
compromesso che prevede:
●Sul piano dottrinale→ si riafferma il valore della tradizione ecclesiastica come fonte dell'autorità spirituale
cristiana, viene dichiarata l’ insostituibilità del magistero della Chiesa e del clero, unici depositari della facoltà di
leggere e interpretare le Sacre Scritture.
Contro la dottrina protestante della salvezza mediante la sola grazia viene ristabilito il ruolo delle opere di bene,
garantito dalla presenza mediatrice della Chiesa terrena e di quella celeste. Ne discende, tra l'altro, la
riaffermazione di tutta una serie di credenze e di pratiche tradizionali che erano state tra i principali bersagli delle
critiche protestanti: i sette sacramenti, l’esistenza del Purgatorio, il culto dei santi e delle reliquie, la capacità della
Chiesa di ridurre le pene ultraterrene tramite le indulgenze.
In seguito viene diffuso un nuovo catechismo che, con una ristrutturazione delle Chiesa stessa, avvia una sorta di
ricristallizzazione del mondo cattolico che si chiude in difesa delle proprie idee. La struttura della Chiesa viene
ricondotta strettamente sotto il controllo dell’autorità papale.

●Anche la struttura della Chiesa viene ripensata→ Il concilio rivolge grande attenzione al clero, stabilendo l’esigenza
di una rigida separazione per aspetto (attraverso l’obbligo di indossare l’abito) e per comportamento (mediante una
moralità che prevede l’obbligo inderogabile alla castità e al celibato) rispetto al resto della società. Viene sancito
l’obbligo di residenza di vescovi e sacerdoti con cura d’anime.
I vescovi sono ora tenuti a indire periodiche assemblee del clero e a partecipare alle assemblee dei vescovi della
provincia ecclesiastica di cui le loro diocesi fanno parte, e anche a effettuare visite pastorali per verificare le
condizioni morali e materiali delle persone e delle istituzioni ecclesiastiche poste sotto la loro guida, anche allo
scopo di promuovere l’applicazione dei decreti tridentini.
Poiché il clero secolare è spesso ignorante, viene deciso di creare in ogni diocesi un seminario, un centro di
istruzione in cui sarebbero stati formati gli aspiranti sacerdoti.
In generale si rafforza la struttura gerarchica della Chiesa, sottoposta ad una più rigida prassi disciplinare e
ricondotta strettamente sotto il controllo dell’autorità papale e degli organismi della Curia. I membri del clero
regolare, pur mantenendo le proprie esenzioni, sono sottoposti a maggiori controlli e obbligati, in materia di
confessione e predicazione, a ottenere l’avvallo (sostegno) dei vescovi e delle diocesi a cui appartengono.

Alla sua conclusione il concilio di Trento si dimostrerà essere stato un’assise (convegno) esclusivamente cattolica
volta a riformare e a rafforzare le strutture della Chiesa di Roma.
Questa imponente reazione della Chiesa cattolica alla Riforma protestante, denominata Controriforma, influirà
enormemente sulla fisionomia dell’Europa nei secoli successivi.

Apparati e pratiche repressivi

Mentre il Concilio è ancora oggetto di negoziati fra Papa e imperatore, nella penisola italiana si instaura una rete di
polizia della fede volta alla repressione delle idee riformate ed eterodosse. Con una bolla papale, nel 1542, Paolo III
riorganizza il tribunale dell’inquisizione, istituzione medievale, per la lotta all’eresia, ponendola sotto il controllo

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della congregazione dei cardinali del Santo Ufficio, dotati dell'autorità di commissari e inquisitori generali per la lotta
all'eresia in tutta la cristianità. Viene edificato un solido impianto istituzionale poliziesco e giudiziario che decide in
materia di fede.
Una vera e propria rete di tribunali per la repressione dell’eresia ed il controllo dei comportamenti che opera in tutta
l’Italia ed eccezione della Sardegna e della Sicilia, sottoposte invece all’Inquisizione spagnola.

● Nel mirino dell’inquisizione entrano anche le persone che, seppur cattoliche, sono disponibili ad un dialogo coi
protestanti. (Anche Ignazio di Loyola, prima che la Compagnia di Gesù divenga uno dei più potenti strumenti della
Chiesa, finisce sotto inchiesta da parte dell’Inquisizione).
Di norma vengono raccolte denunce anonime e si opera nell’assoluto segreto, si usano violenze psicologiche e
fisiche contro chi è considerato eretico. Nei primi decenni si opera con estrema spietatezza contro singoli individui o
intere comunità – la comunità valdese della Calabria viene completamente sterminata (1561). -
Per controllare e reprimere la circolazione delle idee viene istituito l’Indice dei libri proibiti, cioè un elenco di libri a
stampa che vanno non solo escluse dalla diffusione dei centri d’insegnamento, ma il cui possesso è vietato ai fedeli.
Nel corso della seconda metà del 501 vera e propria morsa si stringe attorno ai pensatori più originali e meno
convenzionali: i libri di Erasmo da Rotterdam finiscono per essere messi all'indice.
In Italia Galileo Galilei , uno dei padri della scienza moderna, viene processato e costretto all’abiura per aver aderito
alla teoria eliocentrica copernicana – la terra rotonda gira attorno al sole- mentre la chiesa rimane ferma alla vecchia
visione geocentrica tolemaica (secondo cui il sole gira intorno alla terra che è piatta ed è posta al centro
dell'universo).
La censura e l’azione violenta dell’inquisizione hanno un effetto depressivo sulla vita intellettuale, vengono anche
colpite tutte le pratiche, le idee, e le feste che si rifanno a riti di origine pagane.

L’attuazione dei decreti tridentini e i nuovi Ordini religiosi

L’applicazione delle riforme tridentine incontra all’interno delle varie nazioni europee notevoli resistenze perché
tende a mutare comportamenti e pratiche ben radicate nelle società cattoliche europee che devono subire un
crescente rafforzamento del potere della Chiesa.

●Decreti tridentini: furono approvati dal Concilio di Trento. L'attenzione era rivolta innanzitutto al clero, stabilendo
l'esigenza di una netta separazione per aspetto(obbligo di indossare l'abito talare) per comportamento(obbligo
inderogabile alla castità e al celibato). Venne sancito anche l'obbligo di residenza dei vescovi e sacerdoti oltre che a
quello di indire periodicamente un Concilio provinciale ed effettuare visite pastorali. In ogni diocesi si instituiva un
seminario al fine di formare gli aspiranti sacerdoti, dal momento che i protestanti luterani conoscevano bene i testi
sacri. Inoltre vira l'obbligo per i parroci di annotare giornalmente sugli appositi registri: battesimi, morti, matrimoni
e, una volta all'anno ossia al momento dell'obbligo della comunione Pasquale, l'esatta composizione della comunità.
Si ribadì, inoltre, la struttura gerarchica della Chiesa: al suo vertice vi era il pontefice, seguito dai cardinali, vescovi,
arcipreti e preti.

● Anche i sovrani temono la crescente ingerenza del papato nelle Chiese locali, dovuto alle rigide normative
tridentine applicate come un vero e proprio strumento di affermazione del potere pontificio a scapito di quello dei
vescovi locali.
Una nuova generazione di vescovi, sostenuti dai papi, inizia a modellare la vita religiosa delle diocesi sulla base dei
decreti della Controriforma. Carlo Borromeo incarna un nuovo modello di vescovo, rigido sostenitore dell’ortodossia,
fermo interprete dei dettami tridentini, attuando con zelo la riforma dei costumi del clero, di tutti gli abusi e le
incrostazioni profane nella vita religiosa. Egli però si scontra con il potere politico che governa Milano.

Gran parte dell’azione più influente e innovativa svolta dalla Chiesa nel suo intento di controllo della vita religiosa e
di riforma dei comportamenti collettivi, una sorta di nuova cristianizzazione, è svolta non dal clero secolare, ma da
quello regolare (organizzato in Ordini religiosi maschili o femminili). Già nel corso del Medioevo, gli Ordini religiosi
mendicanti – domenicani, francescani, carmelitani, agostiniani – sono venuti sostituendosi ad un clero secolare
ignorante ed impreparato nella funzione cruciale della predicazione.
A differenza dei parroci, che dipendono dal vescovo, i regolari sono organizzati in ordini e congregazioni con vertici
autonomi sotto il diretto controllo della Santa Sede, e agiscono su indicazioni dei propri superiori.
Sin dagli ultimi anni del ‘400 gruppi di laici e di religiosi in diverse città italiane, spinti dalle esigenze di rinnovamento
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spirituale, intraprendono un comune percorso dando vita a confraternite laicali dedite alle attività assistenziali.
Diverso è il caso dell'ordine dei Cappuccini, nasce dal distacco di alcuni frati dai francescani osservanti nel nome
dell'apostolato fra i ceti popolari.
La grande novità nel mondo dei regolari è rappresentata dagli ordini di chierici regolari che nascono a partire dal
‘500: i barnabiti, i somaschi, i gesuiti. Abbandonato il tradizionale saio degli Ordine religiosi, essi si
contraddistinguono immediatamente per un'organizzazione assai più efficiente rispetto agli ordini mendicanti e per
una vocazione spiccata all'assistenza di malati, orfani, poveri e prostitute, all'azione missionaria nelle campagne
europee, e all’istruzione primaria. Essi rappresentano, grazie un’imponente rete di conventi, una presenza molto
radicata soprattutto in virtù delle opere caritatevoli ed esistenziali che svolgono a favore delle popolazioni locali.

La Compagnia di Gesù, fondata dal nobile spagnolo Ignazio di Loyola, è il più importante tra i nuovi Ordini; la forte
struttura gerarchica e l’elevato livello di istruzione fanno dei gesuiti il più importante Ordine missionario nelle nuove
terre dell’America Latina e Estremo Oriente.

8 Cristianesimo lacerato: l’età delle guerre di religione


La monarchia cattolica di Filippo II tra religione ed egemonia

All’indomani del Concilio di Trento, la riscossa della Chiesa cattolica si manifesta in uno scenario di grandi tensioni
politiche e religiose. La Chiesa può contare sulle armi degli Asburgo, sia del ramo di Spagna che di quello d’Austria. A
differenza del padre Carlo V, che aveva tenuto distinta la causa della riunificazione della fede cattolica da quella della
egemonia degli Asburgo, Filippo II si erge come difensore della vera fede.
Egli decide di difendere la cristianità dalla minaccia ottomana e di riportare alla vera fede l’Europa caduta nell’eresia.
Il suo programma religioso-dinastico prevede:
• il tentativo di ricongiungere l’Inghilterra al mondo cattolico, superando lo scisma anglicano;
• sostenere i principi cattolici e il ramo degli Asburgo d’Austria sia contro gli ottomani, sia contro i princìpi
protestanti;
• finanziare in Francia un partito ultracattolico che si opponga agli ugonotti (calvinisti).
• di controllare gli ordinamenti della Santa Sede, influenzandone le scelte mediante l’elezione di papi favorevoli alla
politica spagnola.

Filippo II, per realizzare questo progetto, ha dalla sua il fatto di governare un vastissimo aggregato di Stai e di
disporre della maggior potenza militare del tempo oltre che di ingenti risorse economiche provenienti dalle colonie
americane.
Inoltre riesce ad ampliare ulteriormente i propri domini impossessandosi del trono del Portogallo (1581) rimasto
senza altri eredi legittimi.

Però contro il successo delle sue strategie agiscono forze potenti:


- l’insostenibilità degli enormi costi militari contro gli ottomani unito al voler finanziare la lotta al protestantesimo.
- la difficoltà di unificare le forze cattoliche contro obiettivi comuni;
- la lotta al calvinismo, molto più combattivo ed agguerrito del luteranesimo, che si propaga nei Paesi Bassi.

L’Inghilterra di Elisabetta

Alla morte di Enrico VIII l’Inghilterra entra in una crisi di successione dinastica che è anche una crisi religiosa. Enrico
VIII ha sei mogli. Ha paura di non avere un erede maschio, perciò annulla diversi matrimoni. Ha alla fine un maschio,
Edoardo VI, ma regna per poco. Nel 1553, sale al trono Maria Tudor, figlia di Caterina D’Aragona prima moglie che
Enrico aveva ripudiato per sposare Anna Bolena. Ma questa regina cattolica, che l’anno dopo sposerà Filippo II,
suscita la reazione da parte degli anglicani i quali, appoggiati dai puritani –di fede calvinista-, vorrebbero sul trono
Elisabetta, la figlia di Enrico e di Anna Bolena.
La regina, consapevole del pericolo, chiude la sorellastra nella torre di Londra e cerca di rintrodurre il cattolicesimo
con una violenta repressione, motivo per cui passerà alla storia con il soprannome di Maria la Sanguinaria.
Alla sua morte (1558) inizia una nuova crisi di successione:
Elisabetta rimane la candidata del fronte protestante;

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VALENTINA FILANNINO

i cattolici puntano sulla regina di Scozia, Maria Stuart, cugina di Enrico VIII, sostenendo l’illegittimità del matrimonio
da cui era nata Elisabetta, sostenuta dagli anglicani.

Il Parlamento inglese risolve la successione a favore di Elisabetta.


Elisabetta I Tudor= regina d’Inghilterra e di Irlanda dal 1558 al 1603 (Età Elisabettiana).
A partire dagli anni ‘70 del Cinquecento la regina acquista sempre più popolarità, anche grazie alla sua diffusa
immagine di “regina vergine”, non sposata perché interamente dedicata alla causa del proprio regno
Elisabetta, conosce bene i rischi che corre sbilanciandosi troppo a favore di una delle confessioni religiose in
conflitto, così la scelta della regina è quella di puntare su una chiesa anglicana rinnovata, ma saldamente controllata
dalla corona. I passi compiuti in questa direzione della regina sono coerenti; promulga:
→ l'Atto di uniformità, con cui viene riformata la liturgia della Chiesa anglicana,
→l'Atto di supremazia, con cui la figura sovrana viene nuovamente imposta come capo della Chiesa
Mette quindi in atto un compromesso che delinea una Chiesa anglicana vicina al protestantesimo sul piano della
dottrina teologica, ma simile al cattolicesimo nella liturgia e nell'organizzazione ecclesiale mediante il mantenimento
della rete di vescovi e parrocchie.
● In campo religioso cerca di mediare tra le ancora vaste fasce di rito cattolico della popolazione e le posizioni più
radicali dei puritani/calvinisti che mirano ad indebolire la sua autorità.
E tuttavia la regina è anche attenta a evitare sia un matrimonio con un principe cattolico o protestante, sia a
circondarsi di consiglieri che possano far temere un arretramento nel processo di costruzione di una chiesa
anglicana che muove lentamente prudentemente verso ulteriori riforme in senso protestante. Elisabetta però non
esita a reprimere le trame cattoliche fanno capo a Maria Stuart, la quale verrà poi prontamente incarcerata per
ordine della sovrana nella torre di Londra.

Sul piano politico, la regina favorisce i commerci attraverso lo sviluppo della marineria e della flotta militare.
Sul piano diplomatico internazionale, cresce invece l’ostilità nei confronti della potenza spagnola; si sviluppa la
guerra di corsa.

Intanto Sir Francis Drake, uno dei più famosi corsari inglesi, pratica una fiorente e sistematica azione di pirateria ai
danni dei galeoni spagnoli→ L’Inghilterra diventa campione dell’antispagnolismo e dell’anticattolicesimo finanziando
ogni movimento di rivolta contro la monarchia di Filippo II, come nei Paesi Bassi.
Così, quando nel 1587 Elisabetta fa decapitare Maria di Stuart, Filippo II decide di invadere l’Inghilterra ed invia la
più grande flotta militare fino ad allora messa in mare (l’Invincibile Armata) che però, in parte distrutta da una
burrasca, viene poi battuta dalle navi inglesi e olandesi.
A questo punto i cattolici inglesi diventano sempre più una minoranza mal sopportata, ad eccezione dell’Irlanda,
dove rimangono ancora maggioranza.

Le guerre di religione in Francia

Dopo essere stata estromessa dalla corona asburgica e dall’Italia a seguito della pace di Cateau-Cambresis (1559), la
Francia entra in una grave crisi politica.

●Dopo la morte di Enrico II, la corona viene retta dalla vedova Caterina de’ Medici per conto dei figli: Francesco II
(1559/60) e poi Carlo IX (1560/74).
Il principale problema che deve affrontare Caterina è la diffusione della religione calvinista. Gli ugonotti, infatti, si
concentrano in alcune città del sud –Lione/La Rochelle- e in alcune aree specifiche del Centro e del Nord dove
raccolgono adesioni fra artigiani, professionisti e nobiltà come i Borbone.
I protestanti, preoccupati che il giovane sovrano sia allevato a corte dal partito cattolico, cercano di sostituire la
regina con Luigi I Borbone principe di Condé. Iniziano così una serie di trattative fra cattolici e protestanti, ma
qualsiasi tentativo di pacificazione fallisce.
●In queste intemperie Caterina non si schiera mai completamente a favore delle due parti in contesa (cattolici
/ugonotti), ma tenta sempre di usare la fazione l’una contro l’altra, nel tentativo di difendere l’autorità della sua
corona sempre più debole.
Divenuta sospetta ai cattolici, la reggente non è però in grado di controllare l’aumento delle tensioni che sfocia in
una vera e propria guerra civile, nel 1567, che si concluderà con l’ammissione al Consiglio di Stato di una dei capi
ugonotti, Gaspard de Cologny, e soprattutto agli ugonotti sarà riconosciuta la libertà di culto.
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Ma la crescente influenza di Cologny spinge Caterina ad avvicinarsi ai cattolici e organizza un attentato volto ad
uccidere il capo degli ugonotti, che, tuttavia, sopravvive al tentato assassinio.
Timorosa della possibile ripresa della guerra civile, la regina aderisce al piano dei Guisa per eliminare in un sol colpo
lo stato maggiore della nobiltà ugonotta -notte di San Bartolomeo/23 agosto-.
Nei giorni seguenti i cattolici intransigenti uccidono nelle varie provincie più di 12.000 ugonotti dando inizio alla fase
più violenta della guerra civile religiosa con un’estrema radicalizzazione dello scontro.

In questo quadro politico già difficile, si viene a profilare una crisi dinastica:
La Lega cattolica, vero e proprio partito politico/religioso, inizia un lungo e sanguinoso scontro contro i Borbone
perché pretendono entrambi di designare il successore alla corona di Enrico III, che non aveva eredi.
•Lega cattolica→ candidano il cardinale Enrico di Guisa
•gli ugonotti→ schierano Enrico di Borbone
Dopo alterne e sanguinose vicende, Enrico III fa assassinare Enrico di Guisa, alleandosi con E. di Borbone (Guerra dei
tre Enrichi). A seguito di tale atto, il sovrano viene pugnalato ed in punto di morte designa come successore Enrico di
Borbone che ,nel 1593, con il nome di Enrico IV.
Di fronte ad un paese profondamente spaccato ed in guerra con la Spagna, il nuovo sovrano finisce per rinnegare il
calvinismo e di aderire al cristianesimo, pur concedendo la libertà di culto agli ugonotti tramite l’editto di Nantes.3
Conclusa la lunga fase di lotte religiose Enrico IV può dedicarsi a ripristinare la sua autorità e a risanare le disastrose
finanze della Francia; ma nonostante il suo buon operato a favore del suo paese egli rimane, per gli oltranzisti
cattolici, un eretico convertitosi per ragioni opportunistiche e verrà assassinato nel 1610 da un estremista cattolico.

Monarcomachi e «politiques»

Durante il periodo delle guerre di religione due sovrani francesi (Enrico III ed Enrico IV) vengono assassinati. Una
pratica estrema di lotta politica dovuta alla contrapposizione della spaccatura tra cattolici e protestanti. Cade l’idea
della sacralità dei sovrani considerati come rappresentati di Dio in terra, anzi essi diventano un pericolo per la
comunità cristiana, nemici della vera fede che possono essere combattuti ed uccisi.
Si afferma il tema della liceità dell’uccisione di un sovrano eretico, teorizzata dalle dottrine «monarcomache» → Si
tratta del recupero della teoria politica greco-romana della tirannia: la monarchia tende naturalmente a degenerare
in regime tirannico che non è più un regime monarchico, ma un diverso ordinamento politico; (alcuni studiosi
pensano che l'uccisione del monarca viene giustificata quando il sovrano diventa un tiranno, quando cambia la sua
religione originaria, venendo meno al patto con i suoi sudditi).

I primi ad elaborare queste idee sono gli ugonotti francesi, secondo i quali si deve obbedienza al sovrano solo se è
un re di grazia e di giustizia; egli deve mettere d’accordo le diverse parti del suo regno, ma se si schiera con una delle
parti, cessa di essere re e diventa un tiranno a cui non si deve obbedienza.

Successivamente queste tesi vengono teorizzate da entrambi le parti in lotta, cattolici e protestanti. Queste idee
finiscono per condizionare la libertà d'azione sovrana, vincolando la rispetto di un patto implicito con i sudditi,
minano il fondamento sacro dell’autorità regia, il suo ruolo di rappresentate di Cristo.

Conseguentemente, in Francia, si elabora una teoria politica che consente di sottrarre l’autorità sovrana allo scontro
religioso; i portatori di queste idee vengono definiti politiques .

Loro sostengono un rafforzamento dell’autorità regia e della concessione di una certa libertà di culto come unico
rimedio alla divisione ideologica religiosa. Nel 1576, Jean Bodin sostiene la sovranità unitaria, indivisibile e perpetua
dello Stato, essa non deve conoscere limiti, se non quelli che essa stessa si dà in ossequio alla legge naturale e a
quella divina, al fine di realizzare un ordine equo e giusto. Conseguentemente al principe detentore della sovranità
spetta la pienezza del potere legislativo senza alcun vincolo rispetto ad altri poteri terreni, fermo restando il dovere
di osservare le leggi fondamentali del Regno.
Si apre così la strada alla teorizzazione del potere «assoluto» del re; non è ammesso né il diritto di resistenza, né di
reazione contro i sovrani.

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L’Editto di Nantes fu un decreto proclamato a Nantes dal re Enrico IV nell’aprile 1598, che pose termine alla serie di guerre di
religione che avevano devastato la Francia dal 1562 al 1598, regolando la posizione degli ugonotti (calvinisti francesi) . L’editto
stabiliva che ci doveva essere un diritto di libertà, di culto e parità di diritti tra ugonotti e cattolici
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VALENTINA FILANNINO

9 La rivolta dei Paesi Bassi e la nascita delle Province Unite


Un’area fiorente tra crescita e crisi

Prima dell’ascesa di Carlo al trono i Paesi Bassi sono terre fiorenti e popolate, in cui una agricoltura ricca si
accompagna ad un florido artigianato tessile. Il fulcro della ricchezza risiede nelle Fiandre e Anversa, importante
piazza commerciale e finanziaria europea.
Dopo l’Italia centro-settentrionale, i Paesi Bassi sono uno dei centri nevralgici dello sviluppo europeo non solo
economico, ma anche culturale: (pittura fiamminga e realistica –Rembrant; pensatori e teologi quali Erasmo da
Rotterdam).

L’inserimento nella monarchia di Carlo V giova grandemente ai Paesi Bassi: vi è un increscente sviluppo delle
industrie tessili di Liegi e di Bruges, e ad Anversa viene costituita la Borsa, ossia un’istituzione attraverso cui
acquistare titoli azionari di imprese, aziende commerciali e industriali.
●Però a partire dalla seconda metà del Cinquecento questa prosperità subisce un improvviso arresto per:
- la crescente concorrenza dei pannilana inglesi sul mercato internazionale;
- relativa perdita di importanza dell’argento tedesco rispetto al massiccio afflusso di argento americano
- le prospere regioni meridionali dei Paesi Bassi soffrono poi la concorrenza interna che deriva dallo sviluppo delle
regioni del Nord del paese, specializzate nell'agricoltura intensiva, nella pesca e nel commercio marittimo (il
miglioramento delle tecniche di bonifica permette nelle province settentrionali il prosciugamento di vaste aree e di
drenaggio dei polders, le terre sottratte al mare e destinate all'agricoltura).

●Anche su piano politico sorgono difficoltà→ i Paesi Bassi sono formati da ben 17 province, ciascuna delle quali ha
delle proprie leggi, ordinamenti istituzionali e consuetudini. Un ruolo importante hanno gli Stati provinciali e gli Stati
Generali (Parlamento) , specialmente nell'area meridionale del Paese dove grande influenza politica è esercitata
dalla grande aristocrazia.
Sia gli Stati Generali che la nobiltà hanno goduto di notevole rilievo durante il regno di Carlo V, ma, con la
successione del figlio Filippo II, la potente aristocrazia del Sud teme la propria emarginazione dai gangli (sistema)
della vita pubblica.

●Mentre Carlo V, nato e allevato nella regione, aveva tentato, per quanto possibile, di conciliare le richieste della
popolazione e della nobiltà con la politica di tassazione e centralizzazione, Filippo II, nato e cresciuto in Spagna,
accentuò il controllo statale e il peso fiscale, senza curarsi troppo di violare apertamente le tradizioni secolari di
autogoverno dei Paesi Bassi.

●Ulteriore elemento di tensione è dato dai problemi religiosi→ perché la normativa contro i protestanti era stata
inasprita e la persecuzione contro i luterani e gli anabattisti era stata brutale; si giunse a prevedere la pena di morte
per il semplice possesso di un libro non ortodosso (come la Bibbia tradotta in lingua volgare), al rogo dei libri era
presto seguito quello degli uomini e si calcola che nella prima metà del ‘500 circa 2000 protestanti fossero stati
giustiziati per le loro idee.

Le ragioni del conflitto con la Spagna

Negli anni Sessanta, tuttavia, ciò il quadro muta completamente a causa di una serie di fattori:
•il calvinismo→ penetra in questi territori facendo breccia nei settori artigianali Del Sud dei Paesi Bassi colpiti dalla
crisi delle manifatture e dei commerci, e nella piccola nobiltà del Nord, emarginata dal potere nelle città, e riesce via
via a estendersi fra i mercanti e gli uomini d’affari.
• un secondo fattore di mutamento è dato dal deteriorarsi improvviso della congiuntura economica (ciclo
economico)→ dovuto alla guerra commerciale con l'Inghilterra e ai cattivi raccolti. Questi elementi acuiscono una
congiuntura economica fiacca che produce un elevato tasso di disoccupazione e di malcontento che allarmano non
poco il governo;
•un ulteriore elemento di controversia è dato dalla pubblicazione di un discusso piano per la riforma delle
circoscrizioni ecclesiastiche→ prevede la suddivisione del territorio in 18 vescovati, guidati da vescovi, tutti di
nomina regia, che avrebbero dovuto nominare, a loro volta, due inquisitori in ogni diocesi. Questo piano allarma il

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VALENTINA FILANNINO

clero per l'evidente ampliamento delle autorità sovrana nell'ambito della vita ecclesiastica e crea nuovi timori di
un'ulteriore espansione delle attività inquisitoriali.

Filippo, allo scopo di costituire un governo dei Paesi Bassi fedele alla Spagna e ligio alle direttive provenienti
da Madrid, pose diversi membri dell'alta nobiltà locale nell'organo di governo della regione, gli Stati Generali; inoltre
nominò capo degli Stati Generali il suo confidente Antoine Granvelle e la sorellastra Margherita d'Austria
(Margherita di Parma) reggente.
Tuttavia, già a partire dal 1558, le speranze di Filippo furono deluse, in quanto gli Stati Generali cominciarono a
sollevare una serie di obiezioni e proteste riguardo alla sempre più pesante politica fiscale, chiedendo anche il ritiro
delle truppe spagnole dalla regione. Ulteriori interventi da parte del governo centrale incontrarono una crescente
opposizione, diretta in particolar modo verso Granvelle, particolarmente odiato per la sua politica repressiva contro
la libertà religiosa dei protestanti; varie petizioni per la sua rimozione dall'incarico da parte della nobiltà locale
rimasero inascoltate, e alcuni dei più influenti nobili dei Paesi Bassi, tra cui il conte di Egmont, il conte
di Horne e Guglielmo d'Orange, decisero di ritirarsi dagli Stati Generali fino a quando Granvelle non fosse stato
richiamato.

Nel 1564 Granvelle fu ritirato, ma sorse una nuova crisi quando, alla fine dello stesso anno, i nobili richiesero a
Filippo di adottare una politica più tollerante e realistica verso la crescente parte di popolazione di religione
protestante; Filippo dichiarò che l'unica risposta possibile da parte del governo di Madrid era quella di inasprire le
misure anti-protestanti, il che provocò ancora una volta il ritiro dei nobili dagli Stati Generali e le proteste di alcune
città come Bergen e Meghem, nonché un inasprimento degli scontri religiosi.

Nel 1565 l'ascesa di Fernando Alvarez de Toledo, duca d'Alba, come più ascoltato consigliere di Filippo II, conduce a
un improvviso mutamento della politica della corona nei Paesi Bassi. Il sovrano si rifiuta di abrogare o mitigare la
legislazione per la repressione dell'eresia e anzi mostra di voler ampliare i poteri dell'inquisizione, dando
l'impressione di voler impiantare nei Paesi Bassi la temutissima inquisizione spagnola. La crisi esplode.

Repressione e rivolta

Nell’inverno del 1565 l’opposizione alla politica religiosa della corona si fa intensa. Un gruppo della nobiltà minore ,
in maggioranza cattolici, ma anche protestanti, sottoscrive un documento, noto come Compromesso di Breda, con
cui chiede l’espulsione dai Paesi Bassi dell’Inquisizione e di rivedere la politica religiosa attraverso la convocazione di
un'apposita sessione degli Stati generali.
In tale occasione uno dei consiglieri di Margherita chiamò i rimostranti "pezzenti" ("gueux"), appellativo che essi
assunsero subito come proprio distintivo.

Margherita di Parma, governatrice in nome dell’imperatore, temendo un ulteriore aggravamento della situazione,
cede e con un editto, detto di moderazione, invita le autorità ad una minor rigidità ad attuare la repressione. Il
successo dell'iniziativa originò un clima di effervescenza in tutto il paese.
I protestanti, soprattutto i calvinisti, approfittano della repressione per uscire allo scoperto e praticare cerimonie
religiose i luoghi pubblici, e la predicazione pubblica delle idee protestanti si fa intensa e attrae grandi folle. Questa
spinta alla libera predicazione produce però un evidente mutamento del clima sociale, il cui effetto più clamoroso è
l'accendersi della furia iconoclastica dei gruppi calvinisti, volta ad attaccare
le chiese cattoliche.
La crisi comincia ad aggravarsi: il governo registro una divisione fra Horn ed Edmond che vogliono aiutare
Margherita a riprendere il controllo della situazione, Guglielmo d’Orange, che si schiera più apertamente a favore
dei protestanti.

● Le notizie che aggiungono dai Paesi Bassi allarmano Madrid, dove la linea dei “falchi” guidati dal duca d'Alba, che
invocano l'invio di un esercito e una dura repressione, prevale sulla tattica proposta dalla fazione delle “colombe”,
hanno invece proposto un viaggio del sovrano nei Paesi Bassi per riprendere in mano la situazione con il prestigio
della sua autorità. Filippo II, pur non escludendo in futuro il viaggio, decide però di inviare un esercito di 10.000
uomini, guidato dal duca d'Alba in persona.

L'arrivo del duca d'Alba muta completamente la situazione.


Egli si comporta come ministro plenipotenziario, agendo proprio contro quei settori della classe dirigente locale cui
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VALENTINA FILANNINO

Margherita si è appoggiata per costruire un certo consenso al proprio governo. Di fronte a questi comportamenti,
Margherita si dimette e Alba ottiene dal sovrano la nomina di governatore generale dei Paesi Bassi; sino a quel
momento il territorio era sempre stato governato da un membro della famiglia del sovrano, perciò la nomina di un
grande di Spagna a governatore riduce questa carica a qualcosa di simile a quella di un viceré e rende pienamente
visibile la trasformazione dei Paesi Bassi in una provincia come le altre della monarchia cattolica.
Il governo di Alba è rimasto tristemente famoso per la violenza della repressione: vengono eseguite oltre mille
sentenze capitali, molte anche fra la nobiltà locale. Inoltre per il mantenimento del suo esercito il duca impone
nuove tasse che fa crescere l’opposizione.
Il rifiuto di tutti gli ambienti commerciali di dare applicazione a questa tassa si somma la crescente opposizione alle
misure di governo del duca. Nel frattempo alcuni nobili fuggiti dai Paesi Bassi, con la complicità della corona inglese
e degli ugonotti francesi, organizzano una flotta, detta “pezzenti del mare”, con cui attuano la pirateria ai danni delle
navi spagnole che mantengono i collegamenti con la penisola iberica.

L'anno 1568 vide il deciso intervento di Guglielmo d'Orange, che assunse di fatto la guida del movimento di rivolta.
Guglielmo era il governatore delle province di Olanda, Zelanda ed era il più influente tra i firmatari del Compromesso
di Breda; all'arrivo del Duca d'Alba egli si era rifugiato in Germania e tutti i suoi possedimenti nei Paesi Bassi erano
stati incamerati nei domini del Re di Spagna.
Guglielmo ritornò per tentare di allontanare il Duca d'Alba; egli vedeva questo tentativo non come una ribellione
verso il dominio di Filippo, quanto piuttosto come un atto di lealtà e riconciliazione, in quanto, con l'allontanamento
di Alba, Filippo avrebbe potuto riassumere il controllo della regione.
Nonostante ciò, in vari opuscoli e in lettere dirette ai propri alleati, Guglielmo ribadì il concetto secondo cui se un
sovrano non avesse rispettato i diritti e i privilegi dei propri sudditi, questi avrebbero avuto il diritto di recedere dal
loro giuramento di obbedienza.
Si giunge alla ribellione aperta motivata con il diritto alla resistenza al sovrano che compie azioni tiranniche.
Guglielmo d’Orange, detto il Taciturno, costituisce un punto di contatto tra calvinisti olandesi e ugonotti francesi,
diventando poi il punto di riferimento di una rivoluzione condotta in nome della difesa della libertà costituzionale e
religiosa.

La nascita delle Provincie Unite

L’incapacità del duca di Alba a sconfiggere i ribelli, «i pezzenti del mare», spinge Filippo II a sostituirlo. Il successore
pone fine alla politica del terrore e alterna all'uso della forza militare contro le due province ribelli dei tentativi
d'accordo, vengono però respinti.
Anche nelle province rimaste fedeli alla corona il nuovo governatore deve far fronte alla crescente opposizione dei
gruppi dirigenti locali, desiderosi di riguadagnare le posizioni di potere perdute durante il governo del duca d'Alba.
A ciò si aggiunge il grave problema del finanziamento della guerra: a causa dell'impossibilità a sostenere gli impegni
militari, Filippo II è costretto a dichiarare bancarotta, l'esercito a distanza nei Paesi Bassi si lascia così andare a
saccheggi ed eccessi di ogni tipo contro la popolazione civile;

I dirigenti delle provincie leali prendono in mano la situazione e avviano trattative con le province ribelli d’Olanda e
Zelanda e con il principe di Orange per espellere le truppe straniere e congelare la questione religiosa

Filippo II invia come governatore il fratellastro Giovanni d’Austria, vincitore di Lepanto, il quale in cambio del ritiro
delle truppe e del rispetto delle leggi delle province, ottiene il riconoscimento della propria autorità e il ripristino del
cattolicesimo come religione ufficiale. Ovviamente le provincie a maggioranza calvinista, Olanda e Zelanda,
reagiscono e riprende la guerra: esplodono rivolte guidate dai calvinisti che si uniscono sotto Guglielmo d’Orange.

Le classi dirigenti delle province meridionali osteggiano idealismo calvinista e la supremazia della casa d’Orange.
Esse sono rimaste di fede cattolica e puntano al rispetto delle proprie libertà e privilegi. La sfiducia nel
comportamento di don Giovanni, da una parte, e nella potenza dei calvinisti, dall'altra, spinge l'aristocrazia delle
province meridionali a cercare una terza via, con l'offerta del titolo di governatore generale cattoliche al nipote di
Filippo II, Mattia d’Asburgo, ma anche questa soluzione fallisce.

Nel 1578 venne nominato governatore dei Paesi Bassi Alessandro Farnese, giunto poco tempo prima con nuove
truppe per aiutare Don Giovanni, che morì nello stesso anno; Farnese si dimostrò un valido avversario per Guglielmo
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VALENTINA FILANNINO

d'Orange, sia dal punto di vista militare sia diplomatico. Egli aveva individuato le sostanziali differenze e divisioni
esistenti nel fronte dei ribelli, che contrapponevano i calvinisti ai cattolici, e decise di sfruttare il malcontento delle
province cattoliche meridionali verso il calvinismo militante delle province settentrionali; con una efficace opera di
persuasione riuscì a riportare le province meridionali sotto il controllo spagnolo, e il 6 gennaio 1579 una parte delle
province meridionali firmò l'Unione di Arras, in cui ribadivano la propria lealtà a Filippo II. In risposta a questo
trattato, il 23 gennaio, Guglielmo unì le province settentrionali nell'Unione di Utrecht, cui aderirono anche alcune
città meridionali

I Paesi Bassi sono ormai divisi in due aree:


quelle delle Provincie Unite ribelli, a egemonia olandese e calvinista;
la seconda, quelle delle provincie lealiste e cattoliche.

Le provincie ribelli dichiarano Filippo II spergiuro e tiranno, e cercano un nuovo sovrano nel fratello del re di Francia,
duca d’Angiò, che però non si dimostra all’altezza. Alla morte del principe d’Orange, assassinato da un fanatico
cattolico, il vuoto di potere viene occupato dal conte di Leicester, fiduciario di Elisabetta d’Inghilterra con cui esisteva
un’alleanza antispagnola.

Alla fine gli stati generali delle provincie ribelli decidono di evocare a se la piena sovranità proclamandosi autorità
suprema della nuova entità statale delle Province Unite. (1589).

La stabilizzazione della repubblica delle Province Unite

Negli anni successivi, nelle Province Unite prende una forma più definita il regime di tipo repubblicano con un’ampia
assemblea in cui ogni provincia gode di un solo voto.
Si afferma l’egemonia dell’Olanda, la provincia più ricca e popolosa; alla famiglia Orange viene riconosciuto il
comando dell’esercito.
Le province unite, sotto la spinta delle esigenze economiche degli influenti gruppi mercantili, stipulano una tregua
di 12 anni con la corona spagnola, ma quando scade l’armistizio con la Spagna riprende una lunga fase di guerra; le
Province Unite colpiscono la monarchia cattolica nei possedimenti coloniali e nei suoi interessi commerciali.
Si giunge infine al trattato di Munster con cui la corona spagnola rinuncia alle sue pretese di sovranità sulle Province
Unite. Il trattato era parte della Pace di Vestfalia, che metteva fine alla guerra dei trent'anni.

Le clausole del trattato riguardanti i Paesi Bassi stabilivano che le Province Unite erano riconosciute indipendenti dal
dominio spagnolo e mantenevano il possesso di tutti i territori conquistati fino al termine del conflitto. La
Repubblica delle Province Unite veniva così a essere composta da sette province,
ovvero Olanda, Zelanda, Utrecht, Gheldria, Overijssel, Frisia e Groninga, governate da propri stati provinciali e da
uno statolder.

10 Economia e finanze nel secolo dei genovesi


Crescita della popolazione e della produzione agricola

Nei primi decenni del XVI secolo si registra in Europa una crescita della popolazione; la crescita è diversa da regione
a regione. Aumenta anche la popolazione urbana grazie all’afflusso di persone dalle campagne; grande sviluppo di
Londra, Siviglia, Lisbona, ma soprattutto in Italia (Palermo, Napoli, Milano, Venezia) e nei Paesi Bassi.

Alla base della crescita demografica vi sono principalmente due fattori:


- vi è la flessione della mortalità dovuta ed infezioni e altre malattie (tifo, vaiolo, colera),che non hanno il medesimo
grado di virulenza avuto in precedenza,
- sia l’aumento della natalità dovuto al fatto che le persone tendono a sposarsi più giovani.
L’aumento della popolazione comporta un notevole aumento della domanda di derrate alimentari ed una
conseguente crescita dei prezzi dei prodotti agricoli, in particolar modo quello dei cereali; in Francia, ad esempio, il
prezzo del grano cresce di 6 volte. In Europa si parla di una vera e propria «cerealizzazione» dell’agricoltura.

In conseguenza della peste nera del 300, le superfici coltivate hanno conosciuto una forte riduzione, ora tornano ad
ampliarsi: vengono messe a coltura sia le zone boschive che le terre paludose o abbandonate nei secoli precedenti.
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VALENTINA FILANNINO

Le bonifiche diventano un fenomeno riguarda varie zone europee, come Francia, Inghilterra, Paesi Bassi, in Italia
regioni del Veneto da parte delle Repubblica di Venezia e del Polesine del duca di Ferrara; la Sicilia diventa il vero e
proprio granaio d’Europa.
Ma nel 1590 una nuova carestia, causata da un peggioramento del clima, si abbatte sull’Europa.

La produzione manifatturiera

L'economia del tempo non era solo legata all'agricoltura, infatti anche la produzione manifatturiera si espande:
• sia nel settore tessile (si lavorava la lana, in Italia si produceva la seta che, essendo molto pregiata e preziosa,
veniva venduta a prezzi più alti sul mercato),
•sia nella metallurgia per la produzione del ferro, che serviva per fare armature, corazze, spade;
•sia nell’estrazione dell’allume, usato per tingere li tessuti, che veniva importato dal Mar Nero; la miniera più
importante era a Focea (Asia Minore), poi la città fu conquistata dagli ottomani che alzarono notevolmente il prezzo;
nel 1462 si scoprì una miniera di allume anche a Tolfa, vicino [Link] miniere diventarono una delle maggiori
imprese minerarie del tempo.

In Italia si osserva un notevole sviluppo sia nel settore laniero a Bergamo, Venezia, Firenze, sia in quello serico, il cui
principale polo produttivo è rappresentato dalle città dello Stato di Milano; qui le potenti corporazioni milanesi
mantengono il monopolio della fabbricazione di tessuti serici di lusso, non per questo i tessuti di produzione italiana,
essendo di alta qualità, non temono la concorrenza dei panni di lana inglesi di qualità media e bassa.

Il ruolo degli scambi a lungo raggio

Il mediterraneo resta il cuore dei commerci cinquecenteschi che beneficiano dell'aumento della domanda di merci e
derrate agricole. Il grano, le materie prime, manufatti tessili e metallici e spezie, rappresentano i prodotti
maggiormente commercializzati nel continente europeo, che transitano dai porti di Venezia e Genova. (Venezia
rimane lo snodo più importante nord/sud).

Tuttavia crescono di importanza anche i porti della Castiglia settentrionale da cui un importante flusso di lana
greggia alimenta il settore tessile inglese e, soprattutto, quello dei Paesi Bassi meridionali.
Proprio qui la città di Anversa diventa la principale piazza finanziaria e commerciale del continente europeo fino
agli anni Settanta del Cinquecento; non a caso essa vede sorgere le prime due Borse internazionali stabili, una per
la quotazione delle merci e una per la regolazione delle transazioni.
In Europa centrale e orientale, l’aumento della popolazione comporta una crescita della domanda di manufatti
tessili e metallici e di derrate alimentari (vino, frutta, sale e spezie) provenienti dal Mediterraneo.
Tali merci vengono pagate con l’esportazione di prodotti agricoli e materie prime; in particolare, cresce
l’esportazione dei cereali dalla Polonia.
Un ruolo di primo piano nella crescita del volume dei traffici commerciali che interessa le aree del Mare del Nord e
del Mar Baltico nella prima metà del ‘500 spetta ai mercanti delle città costiere dei Paesi Bassi; infatti, a partire dalla
fine degli anni Sessanta, la prospera zona meridionale del paese è scossa dalla rivolta contro la corona castigliana e
nel 1576 la stessa città di Anversa subisce un saccheggio dal quale non riuscirà a riprendersi.
Le città mercantili della parte settentrionale dei Paesi Bassi cominciano quindi a sostituirsi nella gestione dei traffici
con i porti del Baltico.

Le finanze dei sovrani e delle repubbliche

In tutta Europa, dalla metà del XV secolo si registra un aumento della pressione fiscale dovuta:
- sia alla crescita dei prezzi;
- sia alla voce principale della spesa pubblica: la guerra; i mutamenti nelle tecniche militari, quali introduzioni dalle
armi di fuoco e l'ampliamento numerico degli eserciti (diventano permanenti e quindi vanno retribuiti
regolarmente), comportano infatti un notevole aumento dei costi bellici.

Dal momento che le entrate ordinarie sono troppo esigue per farvi fronte, le autorità di governo, pur incontrando
notevole resistenza da parte della popolazione e dei ceti privilegiati, devono ricorrere alle compagnie bancarie e
all’incremento della tassazione straordinaria e all'indebitamento: appaltano le riscossioni delle imposte a compagnie
bancarie. Contemporaneamente i sovrani ricorrono all’indebitamento a breve: una prassi tramite cui sovrani,
aristocratici e papi contraevano prestiti a breve scadenza con le compagnie di banchieri: in cambio della cessione dei

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VALENTINA FILANNINO

proventi di una o più tasse, i banchieri fornivano alle casse pubbliche il denaro necessario.
I tassi d'interesse erano molto elevati a causa del rischio che comportavano simili prestiti: era molto facile che i
sovrani non rimborsassero le somme prestate e mandassero in fallimento i banchi.

Nei comuni dell'Italia centro-settentrionale, delle Fiandre e della Germania, privi dei patrimoni fondiari di cui
dispongono i sovrani, i governi municipali si devono finanziare per mezzo di forme di indebitamento che poggiano
sulla fiducia dei cittadini-investitori, nasce così il debito pubblico consolidato→ basato sull'emissione di titoli
pubblici a lungo termine su cui i cittadini avrebbero investito e che avrebbero dato diritto alla restituzione del valore
dei titoli e alla riscossione di interessi.
Nel corso del XVI e del XVII secolo si diffuse il debito pubblico fluttuante, basato sulla concessione da parte dei
banchieri di prestiti a breve termine, con un importo che varia col tempo, che i sovrani avrebbero dovuto rimborsare
con l'aggiunta di interessi.
Genova, Venezia, Firenze sono i primi comuni ad istituzionalizzare questo debito pubblico consolidato→ Esso
rappresenta un importante veicolo di redistribuzione della ricchezza a vantaggio delle oligarchie al potere. Infatti, gli
interessi annui provengono da quelle tasse indirette sui commerci il cui peso ricade in misura maggiore sulle spalle
di ceti umili privi di patrimoni fondiari e che vivono di salari. In questo modo, l'acquisto di titoli si presenta come
un'ulteriore occasione di arricchimento per ceti mercantili e aristocratici.

Durante l'arco di questi due secoli l'indebitamento degli stati crebbe a dismisura (Filippo II, impossibilitato a
rimborsare i banchieri, dichiarò bancarotta per ben tre volte e anche i successivi sovrani della Castiglia furono
costretti a sospendere i pagamenti; la stessa cosa successe in Francia, la cui corona fu soggetta ad un indebitamente
sempre maggiore)

Nel corso del XVI e XVII secolo, lo strumento dell’indebitamento conosce un notevole successo in tutta Europa.
La corona di Castiglia, durante i regni di Carlo V e suo figlio Filippo II, ricorrono massicciamente al mercato del
credito stipulando asientos con gruppi bancari soprattutto tedeschi e genovesi. I prestiti a breve termine servono ai
sovrani per coprire la differenza fra entrate e uscite, ma gli impegni politici e militari sono tali che il debito fluttuante
cresce a dismisura e le entrate della corona vengono progressivamente alienate per far fronte al pagamento degli
interessi.
Vista l’enorme somma raggiunta dal debito della sua corona, nel 1557,Filippo II dichiara la sospensione dei rimborsi
dei capitali e degli interessi dovuti ai banchieri; i crediti dei finanzieri sono convertiti in juros, titoli del debito
pubblico al 5% ; a causa della crescita continua del debito questa operazione verrà più volte ripetuta sino ad arrivare
alla sospensione dei pagamenti.

Solo lo Stato della Chiesa, caso atipico, pur consolidando il suo debito, riesce a mantenere la fiducia degli investitori
continuando a pagare regolarmente gli interessi. Pur avviando solo nel 1526 un vero e proprio indebitamento
consolidato, i papi riescono a conquistare e a mantenere per lungo tempo la fiducia degli investitori; in questo modo
essi riescono a finanziarsi, senza mai dichiarare una sola sospensione dei pagamenti nel corso dei secoli.

Altro modo per finanziare le loro esigenze usato dai sovrani è la vendita di incarichi pubblici (militari, amministrativi
e finanziari) al miglior offerente; l’acquirente ottiene la remunerazione e i diritti legati a quell’incarico. In Francia,
sotto Enrico IV, queste vendite crescono sempre più e il re arriva a introdurre una tassa annua proporzionale al
valore degli uffici chiamata paulette, e sono chiamati a pagare tutti i detentori di cariche pubbliche. Inizia per questa
via un processo di venalità delle cariche pubbliche che finisce per consentire ai membri di una famiglia di esercitare
un medesimo ufficio Regio per più generazioni ed eventualmente di rivenderlo al miglior offerente. Nel caso di uffici
tradizionalmente appannaggio di nobili, l’acquisto conferisce anche titolo di nobiltà. Questo tipo di nobiltà–noblesse
de robe- rimane distinta dalla nobiltà militare o di spada.

Il commercio del denaro


La venalità degli uffici, l’attività creditizie con prestiti ai monarchi, e gli appalti delle imposte ottenuti in cambio,
consentono a molti finanzieri di acquistare feudi e titoli nobiliari.

I finanzieri devono godere della fiducia dei clienti e degli altri finanzieri, elementi indispensabili per muovere il
denaro da un luogo all’altro del continente per mezzo dello strumento creditizio per eccellenza: la lettera di cambio.
Quest'ultimo consisteva in un accordo privato con il quale un soggetto poteva pagare un altro soggetto ottenendo
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VALENTINA FILANNINO

una promessa di pagamento dal banchiere a cui aveva affidato i contanti e riscuoterli presso un altro banchiere
affiliato, in un'altra città e con un'altra valuta.
Oltre a rendere possibile a mercanti, banchieri e semplici viaggiatori di trasportare il denaro senza il rischio
di essere depredati lungo il viaggio, la lettera di cambio nascondeva spesso operazioni di prestito a interesse, vietate
dalla Chiesa bollandole come peccato di usura.

●Durante il XVI , sotto la spinta della crescente domanda di credito proveniente soprattutto da principi e poteri
pubblici, si va istituzionalizzando una rete europea del cambio mediante lettera: cominciarono a tenersi delle fiere
dei cambi, i cui centri erano l'unico luogo in cui era possibile intrattenere relazioni cambiarie dirette (tutte le lettere
proveniente da un'altra città dovevano necessariamente passare per una fiera).
Nei primi anni del secolo la maggiore fiera del tempo si tenne a Lione, che beneficiava di una collocazione geografica
posta al crocevia fra Castiglia, la penisola italiana e l'Europa settentrionale. Tuttavia, Lione subì ben presto gli effetti
della concorrenza dei mercanti-banchieri di Genova: dopo aver perso la sfida con Venezia per il controllo dei traffici
mediterranei con il Medioriente, il ricco ceto mercantile genovese impiegò le proprie navi e i propri capitali nei
traffici commerciali con la Spagna, la Francia e l'Europa settentrionale.
Genova concedeva cospicui prestiti all’alleata monarchia francese ma dal 1528, quando la repubblica di Genova
abbandonò l'alleanza con la Francia per schierarsi dalla parte dell'imperatore Carlo V, i mercanti e banchieri genovesi
orientarono verso la Spagna non solo gli investimenti ma anche i capitali.
In virtù di questo rapporto privilegiato con la corona castigliana, i gruppi finanziari genovesi si arricchiscono
notevolmente.

Tuttavia, il sempre maggiore indebitamento della corona castigliana espone i banchieri genovesi ai rischi di
insolvenza; le frequenti sospensioni dei pagamenti decretate dalla corona finiscono così per portare al
ridimensionamento del ruolo dei genovesi sulla scena europea

La questione dei prezzi

L’afflusso di metalli preziosi americani nella seconda metà del Cinquecento è un fatto rilevante per la storia
dell’economia europea.
Dapprima si tratta di oro, poi a partire dal 1570, soprattutto di argento che viene estratto in ricchi giacimenti del
Perù e del Messico.
Dalla Castiglia l’oro e l’argento americano defluiscono verso le altre aree d’Europa, per 2 ragioni:
• la necessità di acquistare quei manufatti che i mercati della penisola iberica e delle colonie richiedono e che le
strutture produttive locali non sono in condizioni di fabbricare;
• le esigenze politiche e militari di Carlo V e dei suoi successori

Proprio alla diffusione in Europa dell’argento americano gli studiosi dei primi decenni del XX secolo hanno
attribuito il deprezzamento della moneta e di conseguenza l’ascesa dei prezzi rilevata in molte aree d’Europa,
definendola una vera e propria “rivoluzione dei prezzi”.
Ma una più attenta analisi mette in evidenza che la tendenza inflazionistica in Europa era già in atto prima della
scoperta dell’America ed era da ricondurre alla crescita demografica che aumentava la richiesta di derrate agricole.
L’afflusso di metalli preziosi accentuò solo la crescita dell’inflazione.

Sono soprattutto i salariati a subire gli effetti più pesanti degli aumenti dei prezzi; braccianti agricoli, operai
manifatturieri ed edili. Sono colpiti anche i proprietari fondiari che hanno stipulato contratti di enfiteusi, affitto
perpetuo o a lunghissima scadenza, non potendo rinegoziare i canoni. Ad essere avvantaggiati sono i commercianti
e gli imprenditori manifatturieri, i quali posso contare su una notevole disponibilità di manodopera a basso costo, e
contemporaneamente possono aumentare i prezzi di merci e prodotti che essi vendono. Anche i proprietari fondiari
che hanno affittato le loro terre con contratti a breve scadenza possono aumentare gli affitti ad ogni scadenza.

11 L’affermazione del barocco


Ingegno e meraviglia

L’etimologia della parola «barocco» è controversa


•secondo alcuni definisce una figura atipica del sillogismo aristotelico,
•secondo altri deriva dalla parola portoghese barocco, che indica una perla difettosa, dalla forma irregolare.
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VALENTINA FILANNINO

In entrambi i casi col termine barocco si può intendere una strutturale infrazione a regole date→ L’irregolarità, la
ricerca dell’insolito, la volontà di stupire sono i tratti che definiscono il gusto barocco che si diffonde in Europa fra il
1580 e il 1680.
Il barocco non investe solo le arti visive, la letteratura e la musica, ma anche la religiosità, la politica e il costume.

Quasi per reazione alle forme di controllo e coercizione che la Chiesa contro-riformista e gli Stati esercitano sugli
individui, gli artisti cercano l’originalità. In una società sempre più autoritaria e rigida, spinge gli artisti alla ricerca di
quanto è trasgressivo, capriccioso, strano, alternativo: prassi tollerata e a volte incoraggiata, in ambito artistico e
letterario, sia dai sovrani e dall’aristocrazia, sia dalla Chiesa cattolica, soggetti cioè che sono soliti combattere ogni
tentativo di eversione in campo religioso, politico, filosofico e scientifico.

●Grazie al suo ingegno, l’artista deve dimostrarsi dotato di “ingegno”, cioè deve saper avvicinare oggetti fra loro
distanti, inconciliabili e impossibili da accostare, creando nessi inediti che li apparentino.
L’obiettivo dell’artista è quello di stupire chi fruisce della sua opera. Gianbattista Marino (1569/1625) fu uno dei più
grandi esponenti del barocco letterario.
Il dovere dell’artista è di proporre, utilizzando materiali rari e pregiati, paragoni inconsueti recepiti solo da chi ha una
cultura raffinata ed esclusiva, di creare l’effetto della meraviglia nello spettatore. Gli artisti elaborano un linguaggio
iniziatico e misterioso, costellato di simboli ed emblemi.

La Chiesa controriformista cerca di operare un controllo sulla produzione artistica con la censura. Paradossalmente,
mentre si sviluppa un movimento culturale che sembra rifiutate ogni regola, cresce il tentativo di arginare e
ricondurre entro certi limiti le libertà artistiche che si diffondono.

Questo “governo delle arti” evidenzia come in un’epoca in cui vengono messi in discussioni valori religiosi, politici,
scientifici e filosofici ritenuti intangibili vi sia bisogno di nuovi punti di riferimento

Lo spettacolo del mondo

L’intervento del potere politico nella sfera della cultura è finalizzato ad ottenere il consenso dei sudditi. Per questo,
pontefici e sovrani, quando si tratta di arricchire le proprie collezioni personali o di decorare gli ambienti in cui
vivono, si rivelano committenti estremamente raffinati e mostrano di apprezzare l'esclusivo linguaggio simbolico
elaborato dagli artisti barocchi; mentre, quando l’opera è destinata alla fruizione pubblica, prediligono oggetti
artistici che impressionino per la loro magnificenza.

Il teatro, in particolare, è il frutto dell’armonica sinergia fra molteplici arti: pittura, scultura, letteratura, musica
collaborano per la costruzione della scenografia.
La spettacolarità non contraddistingue solo l’attività teatrale; essa diviene un elemento imprescindibile della vita
pubblica.

Laddove, nel corso del Rinascimento, lo spettacolo teatrale era un momento di una festa riservata a chi
frequentava le stanze della corte signorile o principesca, nell’epoca barocca celebrazioni e festeggiamenti si
svolgono nelle strade e nelle piazze, coinvolgendo l’intera società.
Non solo rappresentazioni teatrali, ma processioni, cortei, giostre, tornei.
In questo periodo molte città vedono modificata la loro struttura ai fini di modellare lo spazio in modo da
migliorare la resa visiva delle feste pubbliche. Tra tutte, Roma è la città dove l’intervento strutturale e decorativo di
gusto barocco è maggiormente deciso. La Chiesa cerca di affascinare quanti vi giungono per attuare la propria
propaganda e contrastare la diffusione di idee protestanti.
Fra i Cinquecento e Seicento anche le monarchie europee organizzano in maniera pubblica e rituale i distinti
momenti della vita del sovrano, non solo l’incoronazione, le nozze, i battesimi, i funerali, ma anche i momenti della
vita privata e quotidiana. Il cosiddetto «cerimoniale borgognone» introdotto da Carlo V, si diffonde nelle regge
europee e fissa i ruoli e le mansioni dell’aristocrazia che vive a corte, il tutto finalizzato a sottolineare la sacralità del
sovrano. L’esistenza del monarca diviene spettacolo, la figura del sovrano per diritto e per volontà divina appare
rarefatta e preziosa.

La cultura della Controriforma

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VALENTINA FILANNINO

La propaganda controriformista non si esaurisce nel tentativo di affascinare i fedeli con il fasto delle cerimonie e
degli spazi in cui esse si svolgono.
La Chiesa cattolica cerca anche di plasmare le coscienze tanto degli analfabeti, con linguaggi artistici e arti visive,
quanto degli alfabetizzati, attraverso collegi ed istituti di istruzione in cui opera con l’arma della censura.

L’ultima seduta del Concilio di Trento (1562-63), nata per contrastare l’iconoclastia protestante, riafferma il culto
delle immagini sacre e apre la discussione sul significato dell’arte sacra stessa. L’arcivescovo di Milano Carlo
Borromeo pubblica un trattato sugli arredi sacri in cui sostiene il valore dell’arte sacra al servizio di Dio.

Nel 1594 il cardinale Gabriele Paleotti rimprovera gli errori di rappresentazione degli episodi sacri da parte dei pittori
che ignorano le Sacre Scritture ed esalta la funzione didattica della pittura i cui prodotti però devono nascere da una
stretta collaborazione tra artisti ed ecclesiastici.

Sempre per contrastare la diffusione delle idee protestanti, la Chiesa cattolica della Controriforma dà vita anche a
numerose istituzioni educative, scuole di villaggio e collegi gestite dai parroci o da ordini religiosi, fra cui la
Compagnia di Gesù
La Compagnia di Gesù –gesuiti- spicca per l’opera pedagogica rivolta ai ceti dirigenti. I collegi dei gesuiti, a cui
vengono ammessi gli appartenenti alle più alte fasce sociali, ottengono un enorme successo e si distinguono per la
pianificazione di orari e programmi e per la progressione degli studi.
Sono proprio i gesuiti che danno vita ad una nuova pedagogia di stampo cattolico e umanista il cui manuale “la Ratio
studiorum”, che raccoglie centinaia di regole che istituiscono un metodo di insegnamento basato sullo studio dei
classici latini e greci, sulla competizione fra alunni, sulla disciplina, forma quell’aristocrazia che ben presto avrebbe
accompagnato il sovrano

Il numero di questi collegi cresce rapidamente anche perché da essi escono i giovani educati e seriamente preparati,
che andranno a servire i vari sovrani in mansioni civili e militari. Conseguenza di questo successo è l’enorme crescita
del patrimonio della Compagnia dovuto a lasciti testamentari e alle donazioni;
Accanto alle scuole sorgono convitti per i rampolli aristocratici: nascono i cosiddetti “seminaria nobilium”
(seminari dei nobili), convitti a pagamento sorti accanto ai collegi ma creati esclusivamente per i figli
dell’aristocrazia, ai quali oltre alle materie classiche viene insegnata l’educazione del nobiluomo e attività come la
scherma, l’equitazione, la danza, ecc. Questo fa il doppio gioco sia della nobiltà di spada, che così riafferma ancora
una volta le proprie differenze con la nobiltà di toga e la borghesia, sia del sovrano, che sa di poter contare su una
nobiltà estremamente fedele

La politica barocca

Nel corso dei Seicento la riflessione politica non insiste più sull’autorità e sovranità del principe, bensì sulla macchina
del potere, sui segreti dello Stato.
Con la Controriforma si fa strada un’idea politica cristiana che tenga conto del ruolo centrale dei sovrani per il
mantenimento dell’ordine sociale e politico.

Nel 1589, Giovanni Botero nell’opera Della ragion di Stato, in contrasto con Machiavelli, afferma che:
• ragione di Stato è la conoscenza «dei mezzi atti a fondare, conservare ed amministrare un dominio.». Per lui il
principe deve guadagnarsi il consenso dei sudditi ed è fondamentale il rapporto fra il potere del sovrano e la
Chiesa→ Il principe di Botero, in antitesi con quello machiavelliano laico e cinico, deve essere un buon cristiano e
sapere utilizzare l’appoggio della Chiesa per la stabilità del proprio potere.

• Altro tema che incontra grande favore nell'ottica politica e filosofica-morale seicentesca è quello della prudenza,
non intesa machiavellicamente come cautela nelle azioni di governo, ma come “timore di Dio” secondo l’ottica
cristiana o nella prospettiva neostoica.

Rimane comunque la difficoltà di coniugare i principi della religione cattolica con il rigore e la crudeltà indispensabili
nell’esercizio del potere, la sincerità con la necessità di dissimulare le proprie recondite intenzioni per poter
governare .
Proprio alla dissimulazione dedica un trattato che riscuote un grande successo lo scrittore Accetto, il quale riprende
teorie già ampiamente diffuse nella cultura politica europea. Lo stesso Machiavelli aveva sostenuto la necessità per

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VALENTINA FILANNINO

il principe di essere un gran simulatore e dissimulatore, ma per Accetto l’occultamento delle proprie intenzioni è
giustificato solo da una situazione di pericolo, negli altri casi la dissimulazione è da disapprovare.

Nel Seicento, l’attenzione dei pensatori si concentra non sulle regole generali della politica, ma su quelle appropriate
ad affrontare ogni singola situazione o a raggiungere determinati fini.

12 Un mondo di numeri: la nascita della scienza moderna


La rivoluzione celeste

All’inizio del XVI secolo la visione del cosmo è quella fondata sulla centralità della terra (geocentrismo), immobile al
centro dell’universo. Essa deriva dal filosofo greco Aristotele e dal matematico Tolomeo di Alessandria; grazie a
Tommaso d’Aquino diventa dottrina ufficiale della Chiesa, cui i fedeli sono tenuti a conformarsi.
Ma Niccolò Copernico, a seguito dei numerosi problemi matematici lasciati irrisolti da tale sistema, formulò
all’interno della sua opera “Sulle rivoluzioni delle sfere celesti” (1543) una nuova ipotesi, ispirata da Pitagora, sulla
struttura dell’universo→ in cui il sole era al centro dell’universo e la terra ruotava circolarmente attorno.
La teoria eliocentrica proposta da Copernico innesca nelle scienze fisiche ed astronomiche un processo
rivoluzionario che si concluderà solo con l’opera dello scienziato inglese Isaac Newton.
Ma la rivoluzione copernicana, a causa delle sue potenzialità eversive viene osteggiata dalla Chiesa, sia Cattolica,
sia Protestante.

Le idee di Copernico trovano ulteriore sviluppo nelle teorie di Giovanni Keplero sulle orbite celesti.

Il metodo sperimentale: Galileo Galilei


In Italia, Galileo Galilei (1564/1642), matematico dell’università di Pisa, si muove sulle orme di Copernico e Keplero.
Egli, convinto che per studiare la natura fosse necessario osservarne le caratteristiche primarie e reali, che sono di
natura quantificabile, mette a punto un metodo di ricerca (lontano da quello aristotelico, incapace di dare
un’effettiva conoscenza dei fenomeni naturali) sulla formulazione di un’ipotesi matematica e nella sua verifica
sperimentale.
• Per poter verificare le sue ipotesi egli fabbrica anche nuovi strumenti: il più straordinario è il telescopio, attraverso
cui può osservare, per la prima volta, e studiare:
- vari satelliti di Giove,
- le fasi di Venere
- i “mari” della Luna (superficie rugosa)
Questi suoi studi consolidano la teoria eliocentrica a scapito di quella geocentrica sostenuta dalla Chiesa.

Le sue scoperte astronomiche fanno guadagnare a Galileo grande stima, e ciò lo induce a pensare che le il
copernicanesimo possa entrare a far parte delle dottrine ufficiali della Chiesa cattolica.
Egli sa che il maggiore ostacolo al riguardo è dato dal fatto che l’interpretazione ufficiale della Bibbia è connessa
alle dottrine aristoteliche. Pertanto scrive a riguardo una serie di lettere, in cui afferma che natura e Scrittura hanno
una comune origine con Dio, ma la natura delle verità da esse affermata è distinta.
La Bibbia detiene un primato in ambito religioso e morale, mentre la natura deve essere indagata attraverso
l’esperienza e la matematica.

Nel 1616 l’Inquisizione condanna le teorie copernicane in quanto contrarie alla verità bibliche. Lo stesso Galileo è
ammonito. Egli cerca di convincere gli studiosi della fondatezza delle sue teorie, però senza riuscirci.

Nel 1633, a seguito del suo “Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo, copernicano e tolemaico” , Galileo viene
processato dall’Inquisizione e condannato alla pubblica abiura, alla ritrattazione dell’eliocentrismo, e alla
carcerazione a vita che sconterà presso la sua villa ad Arceti, dove peraltro continuerà la sua opera di ricerca e
scrittura gettando le fondamenta di una scienza del moto.

Una nuova medicina

Anche in campo medico, tra ‘500 e ‘600, si registrano scoperte che modificano l’idea del corpo umano che si è
sviluppata nella cultura europea. Partendo dalla rilettura dei testi del greco Galeno, Andrea Vesalio, docente

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VALENTINA FILANNINO

dell’università di Padova, elabora un testo dedicato alla natura umana; infatti, grazie alla dissezione e
all'osservazione diretta dei cadaveri, Vesalio è in grado di innovare profondamente le conoscenze ereditate
dall'antichità.

Anche Girolamo Fabrici , successore di Vesalio, combinando lezioni teoriche con ricerca pratica, crea il primo teatro
anatomico nel quale si operano la dissezione dei cadaveri sotto gli occhi degli studenti. Fabrici si concentra sulle
valvole venose che fanno affluire il sangue venoso al muscolo cardiaco.
Un suo studente inglese, William Harvey, incuriosito dalle ricerche di Fabrici, si dedica allo studio del cuore
giungendo ad illustrare i meccanismi della circolazione sanguigna, e la centralità del cuore nel sistema circolatorio.
Harvey compie una serrata opera di sperimentazione attraverso la dissezione dei cadaveri e la vivisezione di animali.

(Harvey va contro le teorie aristoteliche e contro le idee naturalistiche poiché queste rispondono al meccanicismo)

L’universo come macchina


Le esperienze compiute in campo fisico, astronomico e medico concorrono alla nascita del «meccanicismo»; una
concezione del mondo contraria sia all’aristotelismo, sia al naturalismo.
Thomas Hobbes, Martin Mersenne, Pierre Gassendi→ sono i principali intellettuali secondo i quali la conoscenza
delle leggi della fisica è sufficiente a spiegare l’intero universo. Quest’ultimo è composto, infatti, da corpi che si
muovono continuamente, in base alle leggi matematiche e ciò ci consente comprendere nella sua realtà la struttura
cosmologica. Si arriva alla conclusione per cui Dio, una volta impresso il movimento alla materia, limita il suo
intervento, mentre la materia determina gli eventi.
Il più completo esponente del meccanicismo è il filosofo Cartesio, il quale afferma che il mondo naturale è composto
essenzialmente da materia in movimento. Pertanto, l’universo è uno spazio dove i corpi si urtano in un continuo
movimento di “traslazione” voluto da Dio. I singoli movimenti, poi, generano dei “vortici” che sono alla base dei
fenomeni naturali.
Le sue idee non derivano dall’osservazione delle realtà, ma da una deduzione logica a partire da presupposti
filosofici che egli crede indubitabili: il movimento e l'immutabilità di Dio.
Malgrado ciò, il meccanicismo cartesiano segna la definitiva rottura che si opera nel corso del 600 con il pensiero
tradizionale aristotelico.
All'origine di tale metodo di indagine vi è l'idea secondo cui l'universo altro non è che un’enorme macchina i cui
ingranaggi sono tutti ugualmente importanti e necessari. Una tale visione del mondo si contrappone decisamente
alle gerarchie che strutturano l'universo aristotelico-che lemanico e comporta una serie di conseguenze di notevole
rilievo:
•la prima è la svalutazione della capacità conoscitiva dell'uomo, teoria affermata da Gassendi→ l'uomo può
conoscere effettivamente sullo ciò di cui ha costruito l'ingranaggio; la natura, pertanto, può essere conosciuti in
maniera effettiva solo da Dio.
•Il pensiero meccanicistico conduce al materialismo di Hobbes→ per il quale i concetti morali di bene e male non
derivano dai comandamenti divini, ma dal movimenti dei corpuscoli materiali che, incontrandosi col corpo umano,
generano le passioni del piacere (bene) e del dolore (male).
•Il vero punto di svolta nel pensiero filosofico e scientifico europeo è dato dall’opera di Isaac Newton→ per lui non è
importante studiare la causa ultima del moto, ma analizzare il modo in cui una forza opera e descriverla in termini di
legge matematica. Egli giunge ad elaborare e dimostrare la legge di gravitazione universale. A questo punto
l’universo può essere concepito come del tutto indipendente dall’ordine divino; solo la perfezione dell’universo
prova l’esistenza di Dio.

I luoghi del sapere: università e accademie

Sin dal basso Medioevo, l’università è il principale luogo di trasmissione dell’alta cultura nel continente Europeo.
Nel primo Cinquecento vi sono diversi atenei che godono di grande prestigio (Bologna, Padova, Parigi, Oxford e
Salamanca) e il loro numero è destinato a crescere nel tempo. Nelle aule universitarie si insegnano ius (diritto), artes
(filosofia e medicina), medicina e teologia. La lingua di comunicazione del sapere resta il latino.

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VALENTINA FILANNINO

Gli studenti devono apprendere mnemonicamente conoscenze, spesso obsolete, nozionistiche. L’università non è un
luogo di ricerca, i docenti stessi spesso non lo amano, considerandolo un posto dove ci si guadagna da vivere; anche
Galileo, docente all’università di Padova, conduce altrove i suoi studi e le sue ricerche private sull’eliocentrismo.

Il luogo del vero confronto intellettuale è l’accademia, una struttura informale, dove si incontrano periodicamente
appassionati di una determinata disciplina per discutere di singole questioni. Con il passare degli anni anche la vita
delle accademie si formalizza e si irrigidisce: ogni circolo accademico si dota di un nome, giù regolamento e di
un'impresa.

-In Italia, in ambito scientifico, si distingue l’Accademia dei Lincei, fondata dal principe Federico Cesi, a cui si affilia
anche Galileo; significative sono anche l’Accademia del Cimento; Accademia degli Investiganti a Napoli.
-In Francia: Academie Royale des Sciences, fondata per volere di Luigi XIV, nel 1666, e finanziata dallo Stato, i cui
componenti percepiscono un salario dalla corona per dedicarsi alla sperimentazione delle scienze.
-In Inghilterra: Royal Society of London , fondata come sodalizio privato nel 1660, e si presenta come un luogo di
confronto e di verifica dei risultati scientifici che vengono ottenuti altrove

13 Tra guerre e rivolte: la crisi politica di metà Seicento


Durante gli anni Quaranta del XVII secolo un terremoto politico investe le grandi monarchie europee.
•In Spagna→ Filippo IV d’ Asburgo ,mentre torna alla guerra contro le Province Unite, per la crisi irrisolta nei Paesi
Bassi, si trova difronte alla ribellione della Catalogna e Portogallo che vogliono la secessione, e quelle del Sud Italia
(Palermo, gran parte della Sicilia e poi nel Regno di Napoli) nel 1647.

•In Francia→ Anna d’Austria, reggente per conto del futuro Luigi XIV, si trova a fronteggiare una rivolta, chiamata
Fronda, cappeggiata dal Parlamento di Parigi che vuole modificare gli assetti del governo, allontanando il primo
ministro, il cardinale Giulio Mazzarino. Ne deriverà una lunga e pericolosa guerra civile.

•In Inghilterra→ Carlo I che governa dispoticamente, introducendo nuove tasse senza il consenso delle Camere, si
scontra con il Parlamento che capeggia una rivolta che porterà alla decapitazione del sovrano a alla repubblica
inglese.

Tutte queste crisi, che si risolveranno con esiti diversi, presentano però tratti comuni.

Lo scenario: la guerra dei Trent’anni (1618-1648)

A partire dalla fine del ‘500, il Sacro Romano impero, nonostante la pace di Augusta del 1555, è attraversato da
profondi conflitti religiosi.
La novità è data dall'intensa controffensiva del cattolicesimo, che ha il proprio epicentro nell'attività della
Compagnia di Gesù.
Mentre nella Germania centro-settentrionale la nobiltà è in maggioranza luterana, nella parte meridionale rimane e
ritorna cattolica, soprattutto in Baviera e in Austria. Arrendere progressivamente più instabile la situazione e la
diffusione del calvinismo (Una confessione religiosa che non era stata contemplata negli accordi di Augusta) in
alcune aree della Germania e soprattutto in Boemia ( regione storica dell'Europa centrale, che occupa la parte
centrale e occidentale della Repubblica Ceca).
Qui, l’iniziale libertà di confessione religiosa viene meno a causa dell’aggressiva intransigenza dei gesuiti, sostenuti
dal papa.

Così 9 principi luterani e calvinisti e 17 città imperiali costituiscono→ la lega Unione evangelica, lega difensiva (1608)
sotto Federico IV del Palatinato.
20 principi cattolici→ danno vita alla Lega cattolica, sotto la guida di Massimiliano di Baviera.
La tensione è alimentata anche dal fatto che l’imperatore Mattia d’Asburgo, privo di eredi, designa successore
Ferdinando di Stiria, cattolico intransigente. Il problema si fa inderogabile in Boemia, uno dei domini diretti di casa
Asburgo.

Di fronte al tentativo dell’imperatore Mattia di imporre limitazioni al culto calvinista, aprendo così la strada alla
successione di Ferdinando, la città di Praga insorge, il 23 maggio 1618, prendendo d’assedio il castello e gettando
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VALENTINA FILANNINO

dalla finestra i due rappresentanti imperiali che vi si trovano→ “defenestrazione di Praga”


A questo gesto insurrezionale fa seguito il rifiuto dei boemi di riconoscere Ferdinando come loro sovrano il
conferimento della corona alle letture Federico V del Palatinato.

•Le truppe imperiali nel 1620, con l’appoggio delle forze della Lega cattolica, hanno presto la meglio sulle forze
boeme e palatine nella battaglia della Montagna Bianca, e riescono presto a riconquistare la Boemia, dove il
cattolicesimo viene imposto con espulsioni, saccheggi e confische di beni.
La minaccia di una tenaglia militare degli Asburgo capace di frantumare in tutta Europa le resistenze politico-
religiose all’egemonia cattolica preoccupa però le altre potenze europee di orientamento protestante, che scendono
in campo contro gli eserciti dei due rami della casa d’Asburgo in un conflitto che ha come teatro principale la
Germania e l’Italia settentrionale.

La sostanziale affermazione delle truppe asburgiche provoca un mutamento significativo dell’equilibrio religioso dei
territori dell’impero, da più di mezzo secolo regolato dalla pace di Augusta. Ferdinando II ordina ai principi
protestanti di restituire i beni ecclesiastici confiscati cercando di accrescere il suo potere. Sembra che gli Asburgo
abbiano di fatto vinto la partita dell’egemonia politica europea.

●A questo punto è la Francia che decide di intervenire con le armi a sostegno dei rivali dell’impero, attraverso
sostegni finanziari e aiuti agli avversari degli Asburgo.

Inizia così la guerra dei Trent’anni

Con l’intervento della Francia, gli equilibri militari mutano a sfavore degli Asburgo, fino alla sconfitta decisiva inflitta
dall’esercito francese a quello spagnolo a Rocroi (1643).

Si giunge così all'avvio di una serie di negoziati da cui scaturiscono due diversi trattati di pace, uno siglato a Münster
e l'altro a Osnabrück, conosciuti nel loro insieme come alla pace di Vestfalia (24 ottobre 1648) che sancisce il
tramonto del disegno egemonico degli Asburgo.
◊ La Spagna è costretta a firmare la pace con le Province Unite;
◊ il Sacro romano impero esce assai indebolito;
◊ le clausole della pace di augusta vengono estese a ogni confessione protestante;
◊ riconosce a livello regionale la Confederazione svizzera e la Svezia;
◊ la Germania viene divisa in tanti piccoli stati e agli Asburgo rimane solo la Germania Sud.
●Prosegue intanto il conflitto tra Spagna e la Francia, fino alla sconfitta dell’esercito spagnolo nella battaglia delle
Dune, in seguito alla quale viene siglata la pace dei Pirenei (1659) , che ridimensiona ulteriormente il ruolo di
Madrid nella competizione per l’egemonia europea. Inizia il periodo del predominio continentale francese a cui si
sottraggono sole le potenze navali e commerciali: Inghilterra e Province Unite.

Ministri - favoriti

La crisi politica di metà Seicento è conseguenza della lunga guerra e della divisione religiosa del continente.
La disperata ricerca di denaro necessario ad armare gli eserciti spinge le corone ad imporre nuove tasse e a ricorrere
ai finanziamenti dei banchieri; inoltre, anche la lotta tra cattolici e protestanti costituisce un fattore importante.
•Va però sottolineato che non è tanto la fiscalità in quanto tale che dà vita alle ribellioni, quanto piuttosto la sua
legittimità, le modalità di riscossione del denaro, i motivi per cui vi si ricorre, l’uso che si fa dei soldi raccolti.
• Dall’altra parte, i vari conflitti non sono tutti da imputare alla rivalità cattolici/protestanti - es. rivolte di Napoli e
Catalogna- quanto piuttosto alla condanna dei metodi assolutistici o dispotici dei governi.

●Occorre valutare in che modo il quadro politico sia stato modificato, a partire dalla fine del Cinquecento e in tutte
le principali monarchie, dall’apparizione di favoriti onnipotenti cui sono affidate le redini del governo.
La figura del favorito (in Spagna si chiama valido), un amico del sovrano che riceve, in cambio dei suoi consigli,
speciali onori, esisteva già nel Medioevo, ma nella prima metà Cinquecento la presenza di favoriti si fa costante nelle
grandi monarchie; tuttavia, i sovrani di quel periodo si astengono dall'attribuire a un singolo individuo troppo

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VALENTINA FILANNINO

potere, tengono strette in mano le chiavi del patronage (la facoltà di concedere grazie, privilegi, onorificenze..),
hanno cura di controbilanciare le fazioni cortigiane dando a ciascuna un qualche riconoscimento.

Questa prassi viene per la prima volta modificata da Filippo III, che concede al suo favorito Francisco Gomez, duca di
Lerma, un enorme potere, consentendogli di governare al suo posto.
Tutte le classi dirigenti aristocratiche europee intravedono in questa delega di potere la possibilità di un'accresciuta
influenza politica e del suo riconoscimento sociale e simbolico.
L’esempio spagnolo viene imitato in Inghilterra: a fianco di Giacomo I, si installa George Villiers;
in Francia: Maria dei Medici, vedova di Enrico IV, si appoggia al favorito fiorentino Concino Concini .

Emerge però subito l’altra faccia della delega di potere, la creazione cioè di un sistema politico cortigiano dominato
da una fazione unica o largamente prevalente, quella guidata dal favorito. Il potere autocratico dei sovrani va
diminuendo, contemporaneamente il controllo delle decisioni politiche da parte di una sola persona che non è il re
polarizza il sistema politico in due fronti.
Gli esclusi tendono a coalizzarsi per dimostrare di essere in grado di sostituire validamente il favorito, l’opposizione
attua una resistenza che rende problematica l’attuazione di certe politiche. Per il sovrano diventa necessaria una
mutazione di governo.

Il governo straordinario e la guerra


All’ascesa al trono del cattolico Filippo IV -critico nei confronti del padre- vi è un nuovo cambiamento nella corte
spagnola→ Il nuovo sovrano si circonda di uomini intenzionati a difendere la monarchia cattolica dal declino.

Nella nuova classe dirigente emerge il conte di Olivares, conosciuto come conte-duca, il quale si propone di
ripristinare la superiorità spagnola, rinvigorendone l’attitudine bellica.
• La Spagna riprende così la guerra nei Paesi Bassi e interviene militarmente a sostegno degli Asburgo d’Austria nella
guerra dei Trent’anni.
•Per sostenere tale ambiziosa politica, Olivares lancia, nel 1624, un piano volto a rendere la monarchia spagnola più
efficiente nella raccolta dei tributi: tale piano, chiamato “Union de armas” cioè unione degli eserciti, prevede una
redistribuzione del peso finanziario delle spese militari, che fino ad allora era gravata essenzialmente sulla corona di
Castiglia, sugli altri territori che compongono la monarchia.
Ma sono gli stessi aristocratici della Castiglia che ostacolano questo progetto, temendo di perdere potere; una
condivisione degli oneri avrebbe portato anche quella degli onori.
Così il Conte - Duca, per evitare che l’opposizione della classe dirigente possa ostacolare i suoi piani, ricorre a mezzi
straordinari: si tratta di sistemi per eludere o annientare l’opposizione politica, per pilotare delicate sentenze
giudiziarie, per assumere rilevanti scelte economiche e finanziarie senza alcun controllo, per introdurre nuove forme
di tassazione.
Egli cerca di:
◊ creare nuovi luoghi decisionali: le juntas, giunte speciali di ministri per decidere su una specifica questione;
◊ e per assicurare la concreta esecuzione di quanto deciso, colloca i suoi uomini di fiducia nei punti strategici
dell’amministrazione → Non si tratta più della tradizionale fedeltà al sovrano, ma di una fedeltà al Valido ed alle sue
direttive.

Il favorito, l’ alter ego del sovrano di cui ha plagiato la volontà, dispone di un potere dispotico. Questo stile di
governo straordinario e di guerra imposto da un favorito dotato di tutti i poteri diventa comune alle grandi
monarchie.

•In Inghilterra, il duca di Buckingham, il favorito di Carlo I, viene accusato di essere un usurpatore.
•In Francia, Luigi XIII si affida al duca e cardinale Richelieu che contemporaneamente combatte gli ugonotti in
Francia e all’estero e finanzia i protestanti nella guerra dei Trent’anni.

Sul piano della politica interna Richelieu , preoccupato dall'avversione che una parte dell'aristocrazia francese nutre
per il suo regime, invia i propri uomini di fiducia a sorvegliare strettamente l'azione dei governatori. Crea una
potente rete di legami personali e familiari che gli consente di governare con efficacia, aggirando la resistenza dei
suoi oppositori.

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VALENTINA FILANNINO

Il conte-duca non agisce più sulla base della tradizionale fedeltà al sovrano, ma alla sua volontà e direttive.
Egli si giova del potere assoluto del re: secondo questa teoria il sovrano, oltre alla potestà ordinaria (che deve tener
conto delle leggi precedentemente emesse e delle norme del diritto comune), possiede una potestà straordinaria
cioè, in circostanze speciali, egli può agire in violazione dei normali vincoli posti alla sua azione dall'ordinamento, a
somiglianza di Dio; quindi, il potere regio è assoluto, cioè è sciolto dai normali vincoli che ne limitano l'uso
ordinario.

Tali teorie legittimano una serie di misure straordinarie→ si attua così un notevole incremento della pressione
fiscale, usando anche l’esercito per reprime le rivolte nelle campagne e ridurre al silenzio le voci critiche.

Tempi di rivolta

Pratiche di governo simili provocano la resistenza di tutti coloro che non approvano i nuovi metodi, la pressione
delle élites sul sovrano e non di rado la ribellione popolare.

Nei territori iberici, l’ostilità nei confronti di Olivares induce l’aristocrazia a progettare congiure e a mettere in atto
una sorta di sciopero generalizzato, così da far capire al sovrano la profonda disaffezione che la politica del valido
provoca nel paese. Nel 1640, Catalogna e Portogallo si ribellano, accusando Olivares di continue violazioni delle
proprie libertà e privilegi;
I catalani dichiarano rotto il vincolo di fedeltà agli Asburgo, cercando aiuto presso il sovrano francese. Solo dopo una
lunga guerra, nel 1652, Filippo IV pone fine alla ribellione.
I ribelli portoghesi si richiamano alla tradizione dinastica autoctona, prima della conquista del Portogallo da parte di
Filippo II; la nobiltà decide di riconquistare l'indipendenza e di affidare il trono a Giovanni IV di Braganza.

A seguito di queste ribellioni, Filippo IV allontana Olivares ed allarga la cerchia del governo alle famiglie
aristocratiche contrarie al Duca - Conte.
Ma la pressione fiscale continua a crescere e il sistema politico non riesce più a percepire il rischio di rottura dai
legami di fedeltà che si va profilando.
Sia a Palermo che a Napoli iniziano le prime rivolte. A Napoli il popolo si scaglia contro la nobiltà, accusata di essere
filo francese; a causa della profonda frattura politica creatasi tra la nobiltà e il popolo di Napoli, la prima è costretta
a ritornare nei ranghi, mentre la rivolta, guidata da un pescivendolo di nome Masaniello, assume un carattere di
dura contestazione dei ministri spagnoli accusati di aver violato un contratto implicito tra governanti e governati
garantito da Carlo V.
Masaniello viene ucciso dai suoi stessi compagni, la rivolta si estende alle campagne.
La flotta spagnola bombarda Napoli che, rotta la fedeltà alla corona, proclama la repubblica che però cade nei mesi
successivi.

•In Francia: il nuovo ministro-favorito della regina madre Anna d’Austria è il cardinale Mazzarino che, ha ereditato
dal suo predecessore Richelieu i metodi di governo straordinario e di guerra. Egli incontra sin da subito la resistenza
dalle corti riunite del Parlamento di Parigi appoggiato dal popolo cittadino.
Vi è una durissima requisitoria contro le modalità di governo adottate: un atto tendente a svellere dalle
fondamenta il regime esistente, accusato di dispotismo e di essere una deviazione rispetto all'antica costituzione del
Regno francese.
Il Parlamento decide l’abolizione di norme ritenute inique: arresto arbitrario, aumento del prelievo fiscale, invio di
commissari straordinari, creazione di giunte speciali di governo.
I rivoltosi vengono definiti con disprezzo frondeurs, quelli che scagliano pietre con la fionda; essi però vanno
orgogliosi di questo epidoto perché richiama l’immagine biblica di Davide che uccide Golia.

Mazzarino, fuggito da Parigi nel 1648, invia l’esercito contro i rivoltosi della capitale→ ne deriva una lunga e
sanguinosa guerra civile.
Alla fine, la maggior potenza finanziaria di Mazzarino, unita all’incapacità dei rivoluzionari di ottenere la
convocazione degli Stati Generali, portano alla conclusione della rivolta (1653).

Resta, in un paese devastato, la lezione che l’uso del potere arbitrario esercitato da una autorità ritenuta illegittima
ha un preciso limite, oltre il quale provoca inevitabilmente la rivolta dei sudditi.

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VALENTINA FILANNINO

14 La rivoluzione inglese
Nel 1603, alla morte di Elisabetta I, si estingue la dinastia dei Tudor;
La corona passa al nipote Giacomo Stuart (1566/1625) re di Scozia.
Giacomo (IV di Scozia e I d’Inghilterra) era figlio di Maria Stuart - la regina cattolica di Scozia fatta imprigionare e poi
giustiziare da Elisabetta I. Per la prima volta si trovavano riunite sotto lo stesso sovrano: l'Inghilterra anglicana,
l'Irlanda cattolica e la Scozia calvinista.

Giacomo si trova a governare due paesi molto differenti:


• Scozia→ paese convertito al calvinismo, dedito all’allevamento e governato dal una forte nobiltà, da un Parlamento
e dalla Chiesa calvinista ;
•Inghilterra→ paese in crescita, con una ricca agricoltura, un artigianato attivo e un commercio marittimo in
espansione, governato da un Parlamento diviso in 2 camere:
- camera dei Lord rappresenta la nobiltà titolata e l’alto clero anglicano;
- camera dei Comuni, rappresenta il resto della popolazione.

Il suo regno (durato fino al 1625) fu un'età di forti contrasti e lacerazioni che investirono tutti gli ambiti, ma in
particolare quello religioso.
Infatti, la situazione religiosa ed ecclesiastica era particolarmente complessa: Elisabetta I aveva messo in atto un
compromesso che delineava una chiesa anglicana protestante nella dottrina teologica, ma vicina al cattolicesimo
nell'organizzazione e nella liturgia. In seguito aveva ricostruito l'identità della Chiesa nazionale inglese a partire dalla
chiesa nazionale irlandese, modellata su quella anglicana, ma decisamente più vicina al modello calvinista.

L’Inghilterra di Giacomo I Stuart


Introdurre un’uniformità religiosa tra i sudditi appare un dovere imprescindibile perché la compresenza di diverse
fedi potrebbe condurre alla distruzione dei regni - Inghilterra e Scozia.

•Di fatto Giacomo I, pur cercando di aumentare il suo controllo nel campo religioso, evita di aprire gravi contenziosi
su questo terreno tollerando la coesistenza di religioni diverse, anche la cattolica. Il re, infatti, si impegnò nel
diffondere l'Anglicanesimo, sempre più vicino a posizioni quasi cattoliche, in un paese che invece richiedeva una
riforma pericolosamente (dal punto di vista della Corona) vicina a posizioni protestanti→ Il movimento puritano,
diffuso soprattutto nelle classi più abbienti, teorizzava il ripristino del più ortodosso calvinismo e si ispirava a un
modello di società fondata sul primato dell'individuo, della sua religiosità e delle sue scelte autonome.

Il nuovo sovrano inoltre vede bene come al problema religioso si sommi il carattere composito dei propri domini:
Inghilterra e Scozia non formano un regno unito, ma solo una transitoria e insicura unione dinastica. Elabora quindi
un progetto tramite cui spera di fondere la due corone, unendone le istituzioni, ma esso viene respinto dal
Parlamento.

Difronte all’innegabile e profonda differenza tra il mondo scozzese e la grande metropoli di Londra (il re stesso e la
sua corte di giovani dediti alla caccia ed ai bagordi suscita diffidenza nell’aristocrazia inglese), Giacomo decide di
affidarsi a Robert Cecil, ministro prediletto di Elisabetta; questa scelta costituisce una garanzia per l’aristocrazia
inglese.
Ma, il mutamento di stile più rilevante, rispetto l'austera stagione elisabettiana, è dato dalla liberalità del monarca
a spendere senza controllo. Tale gestione del patronage è in sintonia con il nuovo stile sontuoso che il duca di Lerma
ha imposto alla Corte castigliana e che si diffonde presto in tutta Europa.

●Le principali entrate finanziare della corona sono: rendite di terre regie, tariffe doganali, proventi feudali. Questi
redditi devono essere sufficienti ai bisogni della corona in tempo di pace. Tuttavia, in casi di guerra o di necessità
straordinarie, il Parlamento può autorizzare nuove tasse.
Ma sia l’inflazione, sia la propensione alle spese di Giacomo rendono le entrate statali insufficienti. Si ricorre alla
vendita di uffici e di titoli nobiliari, riuscendo però a sanare solo parzialmente la grave situazione finanziaria. Il
sovrano è obbligato chiede nuove tasse al Parlamento, che tuttavia è sempre molto restìo a concederle.

Sotto Elisabetta, l’Inghilterra era stata il principale alfiere della lotta antiasburgica e il sostenitore della resistenza
anticattolica in tutt’Europa. Giacomo I preferisce il ruolo di mediatore e pacificatore nella scena politica europea.
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VALENTINA FILANNINO

le ragioni di tale atteggiamento sono molteplici:


○ la via attraverso cui la Francia era uscita dalla lunga fase delle guerre di religione aveva sancito il mantenimento
del cattolicesimo come religione di Stato e al contempo, grazie alle Editto di Nantes, aveva lasciato intravedere un
modello di possibile convivenza di sudditi di religioni diverse
○ di fronte alla stabilizzazione politica francese, risorge lo spirito di rivalità nei confronti con la Spagna; questo
atteggiamento e ben visto da Giacomo che spera di sfruttarlo.

Il Parlamento inglese è però più propenso ad un netto impegno anticattolico in politica estera.
La posizione attendista del sovrano inglese nella guerra dei Trent’anni in cui i protestanti, guidati da Federico V del
Palatinato, genero di Giacomo, vengono sconfitti dall’imperatore Ferdinando II e dalla Lega cattolica, risulta
incomprensibile;

Anche il matrimonio dell’erede Carlo con Enrichetta Maria, sorella del re di Francia, e la conseguente concessione
della libertà di culto cattolico a Londra per la corte della regina, introduce un elemento di scarsa sintonia con gli
umori della Nazione espressi dal Parlamento inglese.

Una stella fissa: Buckingham

La fulminea ascesa a corte di George Villiers, nobile minore e uno dei più ricchi signori d’Inghilterra, divenuto duca
di Buckingham, suscitò diffusa avversione fra gli aristocratici.
Dotato di indubbie qualità, Villiers era riuscito, grazie alla sua posizione privilegiata nell’entourage del sovrano, a
raggiungere una posizione di primato sul piano politico.
Comunque sia, l’emergere anche in Inghilterra di un sistema cortigiano dominato da un’unica fazione dominante,
come già succedeva nelle altre corti europee, deve tener conto di una particolarità inglese: il controllo della corte
non garantisce automaticamente quello del Parlamento.

Alla morte di Giacomo I, e con la successione di Carlo sul trono inglese, (1625) cade anche la speranza di un’alleanza
con la Francia in funzione antispagnola, con la pace firmata da francesi.
La prospettiva inquietante di un trionfo cattolico si sovrappone all’avversione per lo strapotere di Buckingham, che
continua con il nuovo sovrano a svolgere un ruolo guida nella politica inglese.

Il ruolo di Buckingham diviene in breve il centro delle polemiche e Carlo si vede costretto a sciogliere il Parlamento
che era entrato in aperto contrasto con il duca, il quale, per aggirare l'opposizione parlamentare, ricorre a un
prestito imposto ai sudditi abbienti. (facoltosi).
Ma, Carlo I per sostenere le spese necessarie all'appoggio militare in Olanda contro la Spagna, riconvoca nel 1628, il
Parlamento. I parlamentari però, invece di concedere sussidi al re, gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse,
chiedendogli di firmare la cosiddetta Petizione dei Diritti (Petition of Right) con la quale si decretava che ogni
imposizione fiscale dovesse essere approvata dal Parlamento stesso, mentre altre pratiche, quali i prestiti forzosi,
l'arruolamento obbligato, gli arresti immotivati venivano dichiarate illegali.
●La situazione precipita con l'improvviso assassinio di Buckingham, accolto con manifestazioni di gioia . Il sovrano
decide a questo punto di prendere in mano la situazione e torna a sciogliere il Parlamento (1629), introducendo una
monarchia assolutista

La manovra personale di Carlo I

Durante gli undici anni di governo diretto da parte di Carlo I (1629/40), si verifica un progressivo scollamento fra la
corte (the Court) e il paese (the Country). Il re, non volendo convocare il Parlamento, ricorre a banchieri e mercanti
per finanziarsi concedendo privilegi e monopoli commerciali, e imponendo anche ai sudditi imposte e dazi,
reprimendo duramente ogni dissenso.

In campo religioso, il sovrano appoggia l’arminianesimo - versione moderata del protestantesimo, ma appare come
una specie di cripto cattolicesimo - tentando la via della mediazione nel complicato puzzle religioso dei suoi regni;
ciò provoca la fuoriuscita dall’anglicanesimo di gruppi che non tollerano il rafforzamento di quegli elementi del
rituale che ricordano da vicino la liturgia cattolica, il che costringerà all'emigrazione di molti dissidenti religiosi che
emigreranno verso l'America settentrionale(questi saranno nominati padri pellegrini e si stabiliranno a Boston).

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VALENTINA FILANNINO

Anche le Chiese d’Irlanda e di Scozia si ribellano al tentativo del re di uniformarle all’anglicanesimo: Di fronte
all’aperta ribellione della Chiesa presbiteriana scozzese, conosciuta come la guerra dei vescovi (1638-39), che non
accetta di essere ricondotta all'obbedienza anglicana, Carlo I arriva ad inviare una spedizione militare per il cui
finanziamento non convoca il Parlamento ma ricorre a circoli finanziari a lui legati e persino a finanziatori cattolici. La
resistenza scozzese e la sconfitta dell'esercito inglese fanno di lì a poco a precipitare la situazione, obbligando il
sovrano a concedere agli scozzesi un sinodo (assemblea religiosa) dove sarebbe stata decisa la struttura
organizzativa della Chiesa.

La volontà scozzese di rigettare le riforme e di mantenere la struttura presbiteriana obbliga infine il sovrano a
convocare finalmente, nel 1640, il Parlamento inglese

Una guerra civile


Appena convocato, il Parlamento chiede di discutere prima sulle proprie rimostranze sulla direzione degli affari
pubblici e solo dopo delle richieste finanziare per la guerra agli scozzesi.
E così, dopo appena tre settimane, il sovrano decide di licenziare il Parlamento (Short Parliament) facendo
arrestare alcuni componenti, e di intervenire nei lavori dell'assemblea del clero inglese in modo da fissare nuovi
canoni per la Chiesa anglicana, canoni che però paiono un'ulteriore passo verso la cattolicizzazione della Chiesa.

Le trattative con gli scozzesi si complicano poiché questi pretendono un elevato risarcimento finanziario per i loro
costi di guerra. Carlo I è costretto a riconvocare il Parlamento che di fatto non si sarebbe più fatto sciogliere (Long
Parliament). L’azione del Parlamento ha il sostegno popolare.

•La posizione del Parlamento è innanzitutto quella di imporre al sovrano una convocazione regolare
dell’assemblea→ il re approva l’Atto triennale che stabilisce una convocazione del Parlamento entro tre anni.
•Viene chiesto al re di firmare un decreto di colpevolezza per tradimento contro il conte di Strafford, suo primo
ministro; sotto la pressione dell’opinione pubblica londinese Carlo I cede, finendo col firmare la condanna a morte di
Sttraford che verrà decapitato nel 1641.
• Successivamente vengono attaccati gli atti di governo che il Parlamento considera ispirati da principi dispotici. Il
Parlamento ribadisce l’incostituzionalità ed illegalità di ogni tassazione senza consenso parlamentare ed ordina lo
smantellamento di tutto l’apparato di governo volto alla repressione o al controllo centralizzato di determinate
province.

A questo punto però il Parlamento incomincia a dividersi su come affrontare altri provvedimenti, mentre vi è
accordo sul limitare il potere del sovrano, sorgono due linee divergenti su come procedere nel governare il Paese.
① La prima→ sostiene che il Parlamento deve tornare a svolgere solo una funzione di controllo sull’operato di
governo esercitato dal sovrano e dai suoi consiglieri;
② La seconda→ propende per una più stretta tutela da parte del Parlamento sul sovrano che ha mostrato
ripetutamente di voler accrescere la sua autorità sottraendosi ai controlli previsti e assumendo posizioni
filocattoliche.

●Nel 1641, un’improvvisa rivolta cattolica nell’Irlanda sconvolge gli equilibri politici del paese.
Il Parlamento si trova obbligato a votare un sussidio al sovrano per la necessaria spedizione repressiva, ma la
maggioranza dei deputati nutre forti timori che l’esercito possa essere usato contro l’opposizione. L’opposizione
parlamentare, guidata da John Pym e forte di un sostegno extraparlamentare, vota una proposta di sussidio alla
spedizione repressiva in Irlanda condizionandola però al controllo sulla scelta del comando militare non fidandosi
delle reali intenzioni del re.
A questo punto, Carlo I tenta l’azione di forza ordinando l’arresto dei leader dell’opposizione che riescono però a
fuggire e a dar vita ad agitazioni popolari e a manifestazioni di protesta. Il re si ritira a York, coi suoi fedeli.
Nel 1642, con il reclutamento di un esercito di volontari da parte di Carlo I, inizia la guerra civile.

Il Paese si spacca in due dal punto di vista geografico e sociale:

 le regioni del Nord e del Sud-Ovest, la maggioranza dei Lord e della piccola nobiltà rurale con il sovrano;
 Londra, l’Est ed il Sud-Est, gli artigiani e i ceti professionali con il Parlamento.

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VALENTINA FILANNINO

Gli scontri militari tra le forze realiste e quelle parlamentari, alleate con gli scozzesi, hanno un esito incerto. Alla fine
del 1642, il Parlamento conclude un’alleanza con gli scozzesi nella quale, in cambio di un aiuto militare, si stabilisce
un futuro ordinamento presbiteriano per la Chiesa inglese.
Il Parlamento decide allora di dotarsi di un unico comando militare, con responsabilità distinta da quella del
Parlamento.

La sconfitta di Carlo I e la proclamazione del Commonwealth

Il Parlamento si affida a militari di collaudata esperienza, come sir Thomas Fairfax e Oliver Cromwell, che
organizzano un nuovo esercito (New Model Army). La creazione di un esercito sulla base di una partecipazione
volontaria costituisce un vero punto di svolta: il re si arrende alle truppe scozzesi che, nel 1647, lo consegnano al
vittorioso schieramento parlamentare.

Il panorama politico appare ora ben diverso dall’inizio della guerra civile. Vi è una partecipazione alla vita politica da
parte di forze e soggetti che ne erano tradizionalmente esclusi. Anche l’esercito, attraversato da forti correnti
radicali, è una di questi nuovi soggetti politici con cui confrontarsi.

Tra i soldati, come tra gli artigiani, si discute liberamente della forma di governo e dei rapporti Stato/Chiesa, delle
radici e della legittimità dell’autorità.

Per quanto riguarda la Chiesa si confrontano tre posizioni:


•la prima si limita a proporre la “purificazione” dei residui liturgici cattolici e punta a difendere la struttura
ecclesiastica, compreso il tradizionale ordinamento gerarchico;
•la seconda, che si potrebbe definire presbiteriana, propone un’omologazione della Chiesa inglese al modello
scozzese;
•la terza, detta congregazionalista, sostiene la necessità di lasciare spazio di autonomia alle libere assemblee dei
fedeli nel quadro di una Chiesa nazionale.

Nascono anche gruppi religiosi antitetici come quaccheri o battisti. Si tratta un variegato universo di idee
anticonformiste.
Di fronte alla vera e propria esplosione propagandistica di questi movimenti, il dibattito religioso si sposta dal
terreno e dell'organizzazione della Chiesa a quello dei limiti della tolleranza religiosa.

● Intanto, nei centri urbani di Londra si vanno costituendo gruppi radicali, come i livellatori, che non solo
propongono tolleranza religiosa, ma anche l’elezione di un nuovo Parlamento a suffragio generale maschile,
sull’esempio olandese, con una evoluzione in senso democratico ed antiautoritario, propugnano radicali riforme
economiche e sociali.
Un movimento radicale, detto degli indipendenti, chiede lo scioglimento del Parlamento, la sua totale riforma ed il
mantenimento della linea di fermezza nelle trattative con il re. La maggioranza parlamentare è invece favorevole a
una conciliazione con Carlo I, che intanto cerca di prendere tempo nel tentativo di riorganizzarsi militarmente anche
alleandosi con gli scozzesi.

●Nel 1647, la decisione parlamentare di sciogliere l’esercito suscita l’ammutinamento delle truppe; la protesta è
guidata da Oliver Cromwell; nell’infuocato dibattito che ne segue vengono avanzate idee che ancor oggi
sorprendono per la loro modernità: tutti i cittadini hanno uguali diritti politici e la conseguente facoltà di eleggere i
loro rappresentanti, la sovranità risiede nel popolo, il potere della corona va molto limitato e la Camera dei Lord
addirittura abolita.
Dalla democrazia nella chiesa e nell'esercito si giunge così a un'idea generale di democrazia politica.

Nel 1647, Carlo I riesce a fuggire, mentre il parlamento soffoca le insubordinazioni nell’esercito e limita molto il
potere dei livellatori.
Ma, nel 1648, un esercito scozzese invade l’Inghilterra, il Parlamento ed esercito sono costrette a un accordo e
insieme sconfiggono gli scozzesi.
Però subito dopo questa vittoria, lo schieramento inglese torna a dividersi: l’esercito vuole processare il sovrano,
mentre il Parlamento cerca nuovamente una possibile mediazione.

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VALENTINA FILANNINO

Un reggimento dell’esercito «purga» il Parlamento espellendone gli elementi più conservatori; il sovrano viene
quindi processato, condannato a morte e decapitato, in nome del popolo il 30 gen.1649. Tre mesi dopo, la Camera
dei Lord è abolita e proclamata la repubblica, il Commonwealth4.

15 Il Seicento fra crisi e trasformazione


Gli aspetti demografici

Sul finire del Cinquecento una serie di cattivi raccolti causa una gravissima carestia che sfocia in un aumento del
tasso di mortalità ed una diminuzione del tasso di natalità. Anche le epidemie di peste mietono numerose vittime,
soprattutto nelle varie città europee. - Genova, Barcellona, Londra -

Nel 1618, lo scoppio della guerra dei Trent’anni, che interessa Germania, Boemia, Danimarca, Francia e Italia, con il
suo seguito di devastazioni ed epidemie di peste, aggrava la crisi .
Infatti, per spostamento degli eserciti portava con sé la peste e altre malattie. In Germania si arriva ad un calo dal 10
al 50% in base agli Stati. In Italia la peste provoca quasi il 47% di mortalità degli abitanti, peste che colpisce anche
Genova e l'Italia meridionale.
Negli anni centrali del Seicento nuove pestilenze colpiscono i paesi dell’area mediterranea. A differenza di quanto
accaduto nel corso del Cinquecento, i vuoti che si creano nella popolazione non vengono rapidamente colmati: nel
continente europeo si registra, per tutto il Seicento, un calo o quanto meno una stagnazione demografica (unica
eccezione: Europa settentrionale, ossia nelle isole britanniche, paesi scandinavi e Province Unite).

I problemi del mondo rurale

Per analizzare la stagnazione/diminuzione della popolazione nel Seicento bisogna partire dalle vicende
dell’agricoltura europea. Secondo l’economista inglese Robert Malthus (1766/1834), la scarsità dei raccolti è da
imputare all’arretratezza delle conoscenze tecniche e alla scarsità di terra di buone qualità; si estendeva l’estensione
dei terreni coltivati, ma si trattava di terre povere.

Per comprendere il fenomeno della mancata crescita della popolazione occorre, secondo altri studiosi, guardare ad
altri importanti fattori di natura sociale e culturale:
• in primo luogo alla polarizzazione della ricchezza che si verifica nell’Europa del XVI sec. e alla sua concentrazione in
mani di gruppi sociali che si rivelano meno dediti all'investimento rispetto al passato.
•L'aumento dei prezzi agricoli favorisce il predominio della cerealicoltura. Le popolazioni urbane e rurali sono
costrette a spendere buona parte del loro reddito per alimentarsi. Inoltre, in campagna alla diminuzione dei salari si
aggiunge un aumento dei canoni di affitto dei terreni. Ad arricchirsi sono i medi e grandi proprietari terrieri che
gestiscono le terre in prima persona e pagano bassi affitti a lunga scadenza.
•I ceti aristocratici, la cui preoccupazione è la salvaguardia del proprio status sociale e dei propri beni, ricorrono
spesso al fedecommesso (istituto giuridico che stabilisce, all’interno dello stesso nucleo familiare, il passaggio
ereditario dei beni per diverse generazioni, senza possibilità di vendita) e all’investimento nella costruzione di palazzi
e chiese o nell’istituzione di fondi speciali (monti dotali) per i matrimoni delle ragazze di nobile famiglia.
• La mancata diversificazione delle colture e la preminenza della cerealicoltura fa sì che, in caso di condizioni
meteorologiche avverse, si verifichino carestie più facilmente rispetto ad un’eterogeneitàˆ della coltivazione. Inoltre
la diminuzione dell’allevamento fa diminuire anche la concimazione del terreno, con il conseguente impoverimento
del suolo.
•Il raffreddamento del clima (la cosiddetta piccola età glaciale, dal XIV al XIX secolo) comporta un aumento delle
cattive annate agricole e una più lenta maturazione di molti prodotti. La mancanza di investimenti e il
peggioramento del clima sono quindi fra le principali cause delle crisi agricole, che così danno vita ad un circolo
vizioso: diminuisce la domanda → diminuiscono i prezzi delle derrate agricole, rimaste invendute → si interrompe la
bonifica delle zone da destinare all’agricoltura e si verifica un ritorno all’allevamento → pascoli, boschi e terreni
incolti aumentano

4
fu un governo di stampo repubblicano che esercitò il potere dapprima nel Regno d'Inghilterra (compreso il Galles) e poi in
quello d'Irlanda e in quello di Scozia dal 1649 al 1660, nel pieno delle cosiddette guerre dei tre regni.
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VALENTINA FILANNINO

La nascita di una nuova gerarchia nella produzione manifatturiera

Nel Seicento cambiano gli equilibri economici europei e, piuttosto che una crisi generalizzata, alcune zone
attraversano periodi economici più difficili e le crisi vere e proprie colpiscono solo alcune aree. I settori colpiti sono
l’agricoltura così come i commerci e la produzione manifatturiera.

Le crisi del Seicento causano una selezione dei settori industriali più solidi e capaci di rispondere alle difficoltà, ma
in alcune regioni vi è un vero e proprio tracollo produttivo: le manifatture tessili della Castiglia, della Catalogna e di
parte della Francia sono asfaltate dalla concorrenza dei panni inglesi e italiani.
A trarre vantaggio dalla crisi sono l’Inghilterra e le Province Unite, che vedono l’ingresso di capitali stranieri,
imprenditori e manodopera specializzata. Grazie a questi vantaggi, gli imprenditori di queste aree si specializzano
nella produzione delle cosiddette “new draperies”, nuovi panni di qualità minore, più leggeri ed economici rispetto a
quelli dei Paesi Bassi meridionali e dell’Italia (anche grazie al taglio dei costi di manodopera), riuscendo ad esportarli
nel Mediterraneo e contribuendo dunque al lento declino finanziario delle città dell’Italia centro-settentrionale
come Milano, Venezia, Firenze, Genova, da secoli specializzate nella produzione tessile d’alta qualità. Di
conseguenza, le manifatture italiane, che producevano stoffe di qualità, perdono competitività e diminuiscono.

Per rispondere alla crisi di mercato, i pubblici poteri impongono misure protettive per salvaguardare le produzioni
locali.

Verso nuovi equilibri negli scambi commerciali

Lo sviluppo delle manifatture inglesi e olandesi e la crisi di quelle italiane e fiamminghe portano ad un cambio delle
gerarchie economiche europee, con la progressiva perdita del primato produttivo e commerciale.

Il primo elemento importante di questo mutamento è quello demografico→ Nell’Europa nord-occidentale la


popolazione e il tasso di urbanizzazione sono in crescita, nonostante le carestie e le epidemie, mentre nel
Mediterraneo si assiste ad un calo demografico che porta alla contrazione della domanda e alla conseguente
diminuzione degli scambi commerciali.
• Le grandi città commerciali italiane sono le più penalizzate: Venezia (ma anche i portoghesi) perde l’egemonia del
traffico delle spezie con il Levante, poiché le compagnie olandesi e inglesi si dotano di navi proprie capaci anche di
circumnavigare l’Africa. Il colpo di grazia per Venezia è la guerra dei Trent’anni, che blocca l’afflusso delle merci e
dell’argento tedeschi.
•Anche Genova subisce le conseguenze della diminuzione dei commerci mediterranei.
• L’unico porto italiano a salvarsi è Livorno che, grazie alla diminuzione dei dazi commerciali, diventa sede di
mercanti olandesi, inglesi e francesi, che acquistano il predominio sul Mediterraneo.

Le città italiane, prima esportatrici di manufatti, ora sono importatrici dei prodotti inglesi e olandesi ed esportano
solo derrate agricole (olio, vino, uva) e materie prime come la seta grezza e semilavorata, che diventa uno dei
principali prodotti d’esportazione dell’intera penisola grazie allo sviluppo della gelsicoltura, essenziale nutrimento
dei bachi da seta.

16 Divisione dei poteri, libertà, ricchezza: il modello di società olandese e inglese


Fra il 1566 e il 1648 gli Asburgo di Spagna, principale monarchia del tempo, hanno a che fare con la difficile rivolta
dei Paesi Bassi.
La vittoria delle Province Unite non è solo una sconfitta per gli Asburgo, ma un vero e proprio freno alle loro
ambizioni egemoniche europee e alla restaurazione del cattolicesimo. Rappresenta, inoltre, la vittoria di un modello
statuale diverso da quello delle altre potenze europee: la politica delle Province Unite vede la collaborazione delle
elites locali con i corpi di rappresentanza, gli Stati provinciali e gli Stati generali.
La nuova repubblica non prende spunto dalle tradizionali repubbliche tedesche e italiane, ma piuttosto dalle
confederazioni delle cittadine protestanti (come Ginevra).

I decenni di guerra portano allo sviluppo di un condiviso sentimento antidispotico, accompagnato dalle istituzioni
repubblicane e da un generale sentimento di libertà di coscienza, a cui si affianca il principio della tolleranza
religiosa.
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VALENTINA FILANNINO

A metà del Seicento si verifica anche la nascita della repubblica inglese, sorta in seguito alla guerra civile (1642-
1651) fra la monarchia degli Stuart e il Parlamento; è il primo caso di una repubblica nata con violenza, con la
decapitazione del sovrano in nome della volontà popolare.
Nonostante la repubblica inglese sia durata appena un decennio (1649-1659), è comunque esempio di opposizione
al dispotismo e allo strapotere monarchico. Comincia una sorta di diarchia fra sovrano e Parlamento, che porterà al
riconoscimento della centralità del Parlamento come detentore del potere legislativo.

Al contrario, il modello statuale francese verte sul rafforzamento del potere regio, sull’imposizione del cattolicesimo,
sulla centralizzazione amministrativa e sull’aumento della fiscalità.

Due poteri

La «nuova» repubblica inglese - Commonwealth - e la «vecchia» repubblica delle Province Unite, presentano tratti in
comune. In entrambe, accanto ad un organo rappresentativo - Parlamento / Stati generali -, va emergendo un
potere esecutivo fondato sulla forza militare.

Nelle Province Unite questo legame fra Stati generali e forza militare ha origine con la famiglia degli Orange-Nassau
nella guerra contro la corona spagnola, quando Federico Enrico d’Orange porta ai massimi livelli il suo potere di
stadhouder (governatore), a scapito degli Stati Generali. Morto Federico Enrico, gli succede il figlio Guglielmo II nel
1647.
In seguito alla firma della pace di Munster con la Spagna (1648) e al riconoscimento dell’indipendenza delle Province
Unite, gli Stati provinciali d’Olanda (la provincia più potente) decretano lo scioglimento dell’esercito. Guglielmo II,
avvertito il pericolo per il proprio potere di stadhouder, decide d’invadere l’Olanda nel 1650, procedendo
all’epurazione dei reggenti ostili delle varie città e degli Stati provinciali. La sua improvvisa morte gli impedisce però
il completamento del progetto monarchico, permettendo all’Olanda di convocare gli Stati generali nel 1654 e di
decidere di lasciare vacante la carica di governatore, che viene in parte sostituita da quella del gran pensionario
d’Olanda (una sorta di primo ministro con incarichi amministrativi), assunta da Johan de Witt.

La compresenza di questi due poteri esprime tendenze differenti:


- religiose ( protestanti moderati/puritani);
- geografiche (Olanda/altre province);
-radicamenti sociali (nobiltà rurale/plebe urbana/reggenti cittadini).
Tuttavia è la forza del modello, pur richiamandosi all’esempio monarchico, sottolinea la vitalità e la capacità della
repubblica di garantire una partecipazione politica estranea al sistema monarchico.
●Una dialettica simile si verifica in Inghilterra nella seconda metà del Seicento. Sciolto nel 1953 il Long Parlament, ne
viene eletto un altro, il cosiddetto “Parlamento dei santi”, composto prevalentemente da puritani ben visti dalla
classe dirigente di Cromwell. Lo stesso Cromwell assume il potere esecutivo e militare facendosi eleggere “Lord
protettore della repubblica”, in un precario equilibrio con l’istituzione parlamentare.
Quando nel nuovo Parlamento alcuni tentano di opporsi allo strapotere di Cromwell, quest’ultimo decide di
scioglierlo assumendo pieni poteri dittatoriali. Prima della sua morte, avvenuta nel 1658, designa il figlio Richard
Cromwell come suo successore.

Tuttavia nel 1660 l’esercito, guidato dal generale George Monck, restaura il Parlamento e la monarchia, portando al
ritorno di Carlo II.
Si aprono le trattative fra Carlo II Stuart e il Parlamento inglese con:
- la restaurazione della Camera dei Lord e della Chiesa anglicana;
- il mantenimento di alcune conquiste della guerra civile, come la prerogativa del Parlamento per quanto riguarda
l’ambito fiscale.
- Viene promulgato un nuovo Atto di uniformità (1662) con il quale viene riformato il culto anglicano e che viene
tuttavia rifiutato da quasi un quarto degli ecclesiastici inglesi (poi espulsi dalla Chiesa).
- Viene poi promulgato il Codice di Clarendon, un insieme di leggi che limitano la libertà di culto di quelle sette
estremiste che tendono ad estraniare il fedele dalla società e dalle sue leggi. Così l’idea di un’ unica Chiesa inglese,
che raccolga tutti i sudditi, è comunque ormai tramontata.

I punti di forza di un'economia all'avanguardia

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VALENTINA FILANNINO

A partire dal 1600 la crescita economica delle Province Unite è notevole:


◊ La repubblica è la maggiore potenza marittima e commerciale d’Europa e la borsa di Amsterdam è luogo di
transazioni finanziare su scala mondiale.
◊ Geograficamente→ Gli olandesi venivano chiamati “brokers”, “mediatori dell’universo” perché trafficavano
dappertutto e non solo prodotti di loro produzione. La sua fortuna mercantile era legata al fatto che l’Olanda è
situata sul delta di tre grandi fiumi (Schelda, Mosa, Reno), che attraversano gli stati tedeschi, il Belgio e il nord della
Francia, dominando i commerci nel Mar Baltico e Mare del Nord.
◊ Le Province Unite realizzano un vero e proprio monopolio nel commercio di pesce, vino, sale e prodotti coloniali
provenienti dalla penisola iberica ed esportati nei porti baltici, dai quali prendono legname e grano che rivendono
nell’Europa centrale. Nell’economia commerciale olandese assume grande importanza proprio questo ruolo di
intermediari commerciali, che riesportano e ridistribuiscono quanto precedentemente acquistato.
◊ Anche l’agricoltura→ trae vantaggio da questo sistema di riesportazione poiché, grazie alle importazioni del grano
baltico, i contadini delle Province Unite possono concentrarsi su produzioni specializzate.
◊ Il sistema finanziario e creditizio olandese→ caratterizzato da un alto livello di monetizzazione, rappresenta uno
dei punti di forza delle Province Unite. Ad Amsterdam nasce, nel 1609, la Wisselbank, che si occupa del cambio
monete/banconote, e nel 1611 la Borsa dove sono quotate merci di ogni genere e luogo
◊ Nel settore manifatturiero, dove vengono prodotti lana e seta, nascono anche saponifici, fabbriche di mattoni,
saline, segherie, cartiere, tutti alimentati dalla torba (combustibile fossile molto diffuso) e dai mulini a vento.

Si verifica, inoltre, una grande crescita demografica con un alto tasso di inurbamento, anche grazie all’immigrazione
di protestanti provenienti dai territori sotto controllo spagnolo, di puritani inglesi, di ugonotti francesi, che
importano manodopera qualificata e conoscenze tecniche, finanziari e mercantili.

L’egemonia nei commerci internazionali e l’esperienza coloniale


Dopo aver cominciato con l’esportazione del grano polacco nel Mediterraneo, i mercanti delle Province Unite
cominciano a commerciare con il Levante, a scapito delle esportazioni delle manifatture dell’Italia centro-
settentrionale.

Ma la vera svolta mercantile è il commercio delle spezie orientali → Nel 1591, Filippo II aveva stipulato un contratto
di esclusiva coi mercanti tedeschi, spagnoli e italiani che gli assicurava l’esclusiva sulla commercializzazione del pepe
importato a Lisbona. Quindi, gli olandesi, esclusi dai trattati commerciali spagnoli sul commercio delle spezie
orientali, cercano contatti diretti con le terre di produzione di questa preziosa spezia.
Alla fine del Cinquecento gli olandesi si spingono fino a Giava, in Indonesia, dove stabiliscono la prima base
commerciale.

Agli inizi del Seicento il governo delle Province Unite, fondendo le diverse società commerciali già esistenti, dà vita
alla Compagnia unita delle Indie Orientali, che ottiene il monopolio dei commerci delle Province Unite con l’Africa e
l’Asia, oltre al permesso di fungere da autorità politica e militare con la possibilità di dare vita a colonie.
La Compagnia oltre al commercio delle spezie ne gestisce anche la produzione, decidendo quali monocolture
(principalmente noce moscata, caffè, chiodi di garofano e pepe) devono essere coltivate dalle popolazioni
indonesiane, ormai ridotte in schiavitù.
Nel resto dell’Asia, invece, la Compagnia stringe accordi con le autorità locali per assicurarsi il monopolio del
commercio, istituendo basi commerciali e militari dalla Persia al Giappone.

Finita la tregua di 12 anni ricomincia il conflitto con la Spagna che taglia fuori le Province Unite dal commercio
dell’argento americano.

Per questo motivo, nel 1621, viene istituita la Compagnia delle Indie Occidentali, allo scopo di dare inizio ad
un’aggressiva espansione commerciale e coloniale ai danni della monarchia spagnola in Africa occidentale e in
America.
Le navi della Compagnia conducono una guerra corsara contro i galeoni spagnoli, riuscendo talvolta a impadronirsi
della loro flotta e del carico.
Nei decenni a seguire la Compagnia riesce a conquistare gran parte delle colonie portoghesi in Brasile e in Africa
(come l’Angola), sviluppando un progetto di commercio triangolare fra:
• i Paesi Bassi (che forniscono merci europee),

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VALENTINA FILANNINO

•l’Africa (dalla quale esportare schiavi verso l’America);


•il Brasile (produttore di zucchero da importare nelle Province Unite),

Progetto che però non si realizzerà mai a causa del distacco del Portogallo dalla Spagna, a cui segue la riconquista
delle colonie e infine lo scioglimento della Compagnia delle Indie Occidentali nel 1674

L’imbarazzo dei ricchi, l’orgoglio dei pezzenti

La società delle Province Unite ha caratteristiche particolari, non riscontrabili nell’Europa del tempo.
Accanto all’aristocrazia locale che non costituisce più il fulcro della vita sociale, crescono ricche borghesie cittadine
che cominciano a prosperare.

Il contrattualismo fra individui, che siano proprietari terrieri, amministratori o altro, si basa sulla comune visione di
un accordo fra pari, senza subordinazioni.
Nel corso del Seicento la società olandese appare più aperta e tollerante rispetto agli standard del tempo.
●La classe dirigente è formata da professionisti, impiegati pubblici, artigiani, ecc. Persino la nobiltà rurale, fino ad
ora gruppo fortemente chiuso, dà in sposa le proprie figlie a figli di mercanti.
Questa classe dirigente è riuscita ad adattarsi ai tempi che corrono aprendosi al mercato, che ha un ruolo
fondamentale nella società e nella politica della repubblica.

A darci prova dell’importanza del mercato nella società delle Province Unite è l’opera di Ugo Grozio nella quale
critica le intenzioni spagnole e portoghesi di avere il monopolio nei mari occidentali, sostenendo la libertà di
navigazione, di commercio e di pesca, gettando le basi di un diritto originario e naturale delle nazioni.

Nonostante le critiche inglesi riguardo la libertà di navigazione e commercio, le Province Unite continuano ad essere
ammirate come terra di benessere.
Letterati e intellettuali inglesi dibattono sull’origine della ricchezza olandese, sostenendo che nasca dalla sobrietà
e dalla parsimonia o addirittura dall’opposto, ovvero dall’opulenza e dal consumo.
Le Province Unite rispecchiano entrambe le visioni, per quanto apparentemente contrastanti: dalla semplicità dello
stile di vita di uomini di potere, alle grandi spese delle classi più ricche.

Chiaro esempio di questa tendenza è la pittura olandese seicentesca, finanziata soprattutto dai ricchi mercanti ma
incentrata sul naturalismo e sulla vita di tutti i giorni, come si evince dalle opere di Rembrandt o Vermeer: la cura
per i particolari, per il paesaggio, sono lo specchio di una società che si prende cura dell’ambiente che la circonda.

- Anche le scienze e le conoscenze tecniche si sviluppano in questa direzione. Vengono sviluppati e perfezionati
pompe di drenaggio, strumenti di navigazione, telescopi, microscopi, eccetera.

Le Province Unite grazie ad una florida industria della stampa sono anche centro di diffusione della cultura a livello
internazionale, nonché fulcro di nuovi correnti filosofiche come il giusnaturalismo razionalistico, che vede
intellettuali anticonformisti come Spinoza e Cartesio.
Competizione e conflitto: il declino delle Province Unite e l’ascesa dell’Inghilterra

Nella seconda metà del Seicento comincia il lento declino delle Province Unite a causa della concorrenza economica
dell’Inghilterra, che dalla seconda metà del Cinquecento ha sviluppato le proprie manifatture e il proprio
commercio, riuscendo ad esportare i propri panni di lana in tutto il Mediterraneo.
Proprio a questo scopo nel 1581 viene fondata, riunendo mercanti e investitori, la Compagnia del Levante, a cui
segue la Compagnia inglese delle Indie orientali e altre società create per commerciare con l’Africa e col Canada.

● Nel 1651 il Parlamento promulga il Navigation Act→ un insieme di leggi di stampo protezionistico, le quali
decretano che le merci importate siano trasportate su navi inglesi, alle quali inoltre è riservato il monopolio del
commercio con le colonie. Queste leggi, ideate per sviluppare il commercio inglese e allo stesso tempo inibire quello
olandese, danno vita a tre diverse guerre anglo-olandesi (che vanno dal 1652 al 1676)-

In questo periodo le varie riflessioni sulla ricchezza e sulle politiche economiche delle grandi monarchie portano al
nascita del concetto di “mercantilismo”, termine tramite cui si indicano tutte quelle politiche volte a incentivare lo
sviluppo di un paese per mezzo di politiche protezionistiche, limitazioni alle importazioni esterne, incentivi per le
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VALENTINA FILANNINO

imprese.
- Francia e Inghilterra mettono in atto le politiche mercantiliste arrecando non pochi problemi all’economia olandese
che, ormai in serio pericolo, finisce per adeguarsi anch’essa al protezionismo.

Un ulteriore colpo alla repubblica è dato dall’espansionismo del re di Francia Luigi XIV verso i Paesi Bassi spagnoli.
Questo porta i governi delle Province Unite ad abbandonare le tendenze filofrancesi per stringere alleanze con
Svezia e Inghilterra.
Nel 1672 Luigi XIV invade le Province Unite, provocando un conflitto interno alla repubblica che porta al linciaggio
del gran pensionario De Witt e alla nomina di Guglielmo III d’Orange in qualità di governatore.

Gentiluomini, mercanti e scienziati.

La struttura sociale inglese si presenta, alla metà del XVII secolo, più complessa di quella olandese.
Al vertice della gerarchia c’è un’eterogenea nobiltà formata da titolati, cavalieri, gentiluomini, ecc. accomunati dalla
gentility, ovvero dalla ricchezza che gli permette di dedicarsi allo svago o al servizio della comunità.

•Sotto la nobiltà, nelle campagne, ci sono i grandi e piccoli proprietari terrieri non nobili ma benestanti;
•più in basso ci sono poi i lavoratori agricoli e i servi.
•nelle città, invece, ci sono artigiani, professionisti, commercianti capaci spesso di migliorare il loro status sociale e
diventare gentlemen.

- Verso la fine del Seicento si fa più forte la distinzione, prima di tutto politica, fra gli interessi terrieri e rurali (landed
interest) e quelli commerciali e urbani (monied interest). La vendita delle terre espropriate alla Chiesa anglicana o di
proprietà della corona, insieme all’aumento della tassazione sull’agricoltura arricchisce i medio-grandi possidenti ai
danni dei piccoli proprietari e affittuari.
● L’aumento della ricchezza di imprenditori e commercianti porta ad una forte espansione navale. Con la crescita dei
porti inglesi, del commercio navale e delle comunità mercantili di Londra, Glasgow, Bristol, Liverpool cominciano le
proteste dei proprietari terrieri riguardo lo spostamento della tassazione su queste forme di ricchezza.

- Il ventennio rivoluzionario (1640-1660) sancisce la rottura dei rigidi schemi sociali. La lingua inglese si sostituisce a
quella latina nel campo religioso, scientifico e politico, permettendo un aumento delle possibilità di lettura.
Si fanno grandi progressi anche nel campo filosofico e scientifico, come ci è indicato dall’attività di personaggi come
William Harvey (scopritore della circolazione sanguigna), Robert Boyle, Isaac Newton o Thomas Hobbes.
Proprio quest’ultimo, fuggito dall’Inghilterra allo scoppio della guerra civile, nel suo “Leviatano” tratta dello Stato:
“lo Stato perde il suo fondamento di diritto divino per rivelarsi un prodotto umano, un male necessario. Esso si fonda
sul monopolio della forza che i cittadini cedono all’autorità in cambio della difesa delle proprie persone e dei propri
beni. L’assolutismo trova così giustificazione razionali, mentre perde il suo fondamento di legittimità sacrale.”

17 La monarchia di Luigi XIV: l’Europa all’epoca della preponderanza francese


Subito dopo la morte del cardinale Mazzarino, nel 1661, Luigi XIV decide di governare con pieni poteri, senza
nominare un proprio primo ministro, spianando la strada per le principali monarchie assolute europee.
La decisione di Luigi XIV nasce dalla crisi politica che aveva colpito le monarchie europee, messe in pericolo
proprio perché regimi a fazione unica.

- Durante il regno di Luigi XIV, durato mezzo secolo, si forma un sistema di governo che prende il nome di
assolutismo. Questa scelta, per quanto importante, è solo una delle novità introdotte dal Re Sole.

Maturò l’idea che la pratica governativa diffusasi dalla metà del 600 che vedeva l’affiancamento al sovrano di un
favorito nella gestione del patronage regio, cioè di un primo ministro in grado di influenzare le decisioni del re, di cui
spesso era il suo alter-ego in versione tirannica, risultava una pratica dannosa per la stabilità politica della
monarchia, ragion per cui, dopo la morte di Mazzarino, non nominò nessun primo ministro.

Un re di guerra

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VALENTINA FILANNINO

Il principale progetto di Luigi XIV è quello di sostituire l’egemonia asburgica con quella francese ricorrendo allo
stesso strumento degli Asburgo: la protezione della fede cattolica.

Per adempiere a questo scopo Luigi XIV affida al proprio ministro della guerra, Francois Michel Le Tellier, il compito
della creazione di un esercito stabile, capace di intervenire contro possibili nemici interni ed esterni, sia contro
eventuali ribellioni di sudditi francesi.

Luigi XIV, con la promessa di una pacificazione interna e di un’espansione militare, riesce ad ottenere il consenso
della popolazione, anche se la messa in atto della sua politica comporta enormi costi finanziari e umani.

● Il primo obiettivo espansionistico francese è verso est, fino al Reno, e verso nord-est, fino ai Paesi Bassi spagnoli e
alle Province Unite. Il fulcro della sua politica estera è però la sua rivendicazione del trono asburgico in quanto figlio
di Anna d’Austria e consorte di Maria Teresa d’Austria, rispettivamente sorella e figlia del re di Spagna Filippo IV.
Ad aprire le pretese per la successione al trono è la morte di Filippo IV, succeduto dalla consorte Marianna d’Austria,
regnante per conto del figlio bambino Carlo II.
La monarchia spagnola è però scossa da conflitti interni a causa delle pretese al trono da parte del figlio bastardo di
Filippo IV, Giovanni d’Austria, cosa che permette a Luigi XIV di dare il via alla “guerra di devoluzione”, con
riferimento al diritto di successione riconosciuto per legge ai figli di primo letto.

Le Province Unite, preoccupate dall’espansione francese nei territori meridionali, appoggiano la corona spagnola. Il
governo olandese, guidato da De Witt, stringe alleanze con l’Inghilterra e la Svezia, costringendo Luigi XIV alla firma
del trattato di Aquisgrana (1668), con cui rinuncia alle pretese su Paesi Bassi e Franca Contea in cambio di parte
delle Fiandre.

Nel 1672 Luigi XIV stringe un’alleanza con l’Inghilterra e alcuni principi tedeschi e decide per l’invasione delle
Province Unite, che si salvano con la rottura delle dighe (che porta all’allagamento di grandi territori che blocca le
truppe francesi) e con l’intervento dell’impero e della monarchia spagnola.
Il conflitto si concluse nel 1678 con il trattato di Nimega, con cui la Luigi XIV prende possesso della Franca Contea (ex
spagnola) e di alcune città fiamminghe, promettendo in cambio il riconoscimento dell’indipendenza delle Province
Unite.

Negli anni 80 del Seicento la Francia annette l’Alsazia e Strasburgo e bombarda Genova, costringendola ad
accettare la protezione francese in funzione antispagnola.

● Nel 1685 si forma la Lega di Augusta→ un’alleanza antifrancese che include l’impero, la Spagna, molti principi
tedeschi, la Svezia e le Province Unite, successivamente anche l’Inghilterra e il ducato di Savoia. Iniziano dunque
una serie di conflitti che vanno dal 1688 al 1697 e che si conclude con la Francia che restituisce i territori
conquistati e precedentemente annessi, ad eccezione di Strasburgo.

●L’espansionismo francese e le guerre da esso causate gravano sulle finanze dello Stato.
La politica economica di Luigi XIV è una politica di potenza che lo indusse ad investire grosse risorse nel
potenziamento dell’esercito, incidendo pesantemente sul bilancio statale. Proprio per risanare l’enorme debito
pubblico delle casse statali e razionalizzare il sistema fiscale e tributario, Luigi XIV affida il controllo delle finanze
all’economista Jean-Baptiste Colbert, che riorganizza la fiscalità del regno riducendo il debito pubblico e
aumentando il prelievo fiscale a danno delle classi meno agiate, visto che per aristocrazia e clero si mantiene
l’esenzione fiscale.
Il mercantilismo francese, che prende il nome di colbertismo, punta all’autosufficienza economica e si basa
sull’aumento delle esportazioni e la diminuzione delle importazioni.
Colbert che era un sostenitore della teoria mercantilistica, secondo la quale la crescita economica di un Paese
era determinata dalla bilancia degli scambi commerciali, perciò mise in atto una politica economica che mirava a
ridurre le importazioni, soprattutto di prodotti di lusso, come arazzi, tessuti pregiati, vetro lavorato, aumentando
i dazi doganali per le merci in ingresso in Francia, riducendoli invece sui prodotti semilavorati e materie prime
che venivano lavorati in Francia e poi riesportati come prodotti finiti.

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Per rendere la Francia autosufficiente dal punto di vista economico, Colbert non si limitò all’adozione di misure
protezionistiche.
•Nel settore manifatturiero→ istituì delle manifatture statali per produrre quelle merci che la Francia importava
a caro prezzo (famosi gli arazzi e tappeti pregiati di Gobelin o i vetri di qualità di Saint Gobain). Inoltre, egli
ambiva a portare la produzione manifatturiera francese a livelli di eccellenza in Europa, motivo per il quale
impose rigidi regolamenti per garantire la qualità dei prodotti e a tal fine nominò degli Ufficiali regi incaricati di
controllare le fasi di lavorazione e denunciare eventuali inosservanze delle norme vigenti. Tuttavia, questi
regolamenti erano così restrittivi che portarono alla chiusura di molte aziende manifatturiere.
•Nel settore navale e mercantile→ Colbert rafforzò le flotte francesi per essere in grado di competere con quelle
inglesi e olandesi. Anche la Francia istituì la Compagnia delle Indie orientali e occidentali, ma a differenza delle
compagnie europee concorrenti, quelle francesi erano sotto il controllo della corona, avendo il sovrano e altri
membri della famiglia reale, dell’aristocrazia, ecc. come maggiori azionisti

Il controllo del sacro


In campo religioso Luigi XIV cerca di imporre la figura del sovrano come massima autorità politica e religiosa,
quindi anche capo della Chiesa francese, indipendente dal papato per quanto riguarda le istituzioni
ecclesiastiche.
- Queste premesse non sono ben viste dalla Curia papale.
Nel 1681 il re convoca un sinodo gallicano che approva la dichiarazione dei Quattro articoli, con cui viene
stabilito che:
• Il potere temporale del sovrano non è soggetto all’autorità papale;
• Il papa deve esercitare la propria autorità seguendo le tradizioni gallicane;
• Nonostante sia la massima autorità religiosa, le decisioni del papa non sono definitive se la Chiesa non
è universalmente d’accordo.
Il conflitto fra Luigi XIV e il papato di Innocenzo XI raggiunge l’apice con la contesa delle franchigie, ovvero delle
immunità giurisdizionali dei diplomatici francesi e dei loro servitori a Roma. L’inviato del re viene scomunicato e
così anche il re stesso.
Solo nel 1692 si raggiunge un compromesso con il nuovo papa, Innocenzo XII.

● Per garantirsi comunque il sostegno della Chiesa cattolica, piuttosto indispettita dalla politica religiosa del Re
Sole, egli conduce una politica antiprotestante nei confronti degli ugonotti. Nel 1685 viene promulgato l’editto di
Fontainebleau, con il quale viene revocato l’editto di Nantes promulgato da Enrico IV alla fine delle guerre di
religione, sancendo la libertà di culto agli ugonotti.
Vennero emanate una serie di leggi che escludevano gli ugonotti dagli uffici pubblici. Gli edifici di culto degli
ugonotti vennero distrutti e tutti i culti protestanti vietati.
In seguito all’editto, circa 200.000 ugonotti fuggono verso l’Olanda, la Svizzera, l’Inghilterra e la Germania,
costituendo un enorme migrazione di manodopera specializzata, a danno della già fragile economia francese.

●La volontà di affermazione dell’ortodossia cattolica porta Luigi XIV a combattere una corrente religiosa interna
alla Chiesa francese, ovvero il giansenismo. Prendendo le basi dal teologo e vescovo Cornelius Jansen, il
giansenismo predica il ritorno ad una spiritualità più pura e personale. Combattuto da Luigi XIV, il giansenismo
verrà poi bollato nel 1713 come movimento ereticale.

Un nuovo equilibrio politico


Luigi XIV presta molta attenzione all’eliminazione di ogni contrasto alla sua autorità .
●Riguardo all’aristocrazia, messo in chiaro che non c’è modo per cui la nobiltà partecipi al potere, il Re Sole attuò
una politica di integrazione trasformandola l’aristocrazia in un ceto di servizio, offrendo incarichi nell’esercito,
nella marina, nell’amministrazione al fine di “staccare” i nobili dai loro feudi dove erano riconosciuti come piccoli
sovrani.

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◊Il rafforzamento dell’apparato statale fu affidato ad esponenti del ceto borghese o della nobiltà minore da cui
attinse i funzionari che controllavano a livello locale i territori e rispondevano direttamente alla corona, i cd
“intendenti”
◊ Allo scopo di mantenere il consenso viene edificata la reggia di Versailles. Luigi XIV si circonda di nobili,
prevalentemente di famiglie da tempo fedeli alla corona, ai quali distribuisce privilegi personali.
Tale reggia è stata paragonata dagli storici ad una gabbia dorata in cui il sovrano induceva l’aristocrazia ad affluire.
Tuttavia, secondo l’autore del libro, quella di Luigi XIV non fu una politica di costrizione, quanto piuttosto del
consenso: i nobili ritenevano un privilegio quello di essere ammessi a corte.
◊Usa lo stesso atteggiamento nei confronti di territori con ampia autonomia, come la Bretagna e la Linguadoca,
che cerca di accattivarsi più che sottomettere, per ottenere da loro il massimo contributo finanziario. Tiene una
linea simile anche nei confronti del Parlamento di Parigi, con il quale mantiene una strategia di mediazione
nonostante gli abbia tolto il diritto di rimostranza (un’istituzione giudiziaria e non rappresentativa, cioè eletta dal
popolo)

Il modello della monarchia francese presto imitato da altre monarchie, specialmente dalla Prussia e dalla Russia.
•In Prussia→ il re Federico I cercò di coinvolgere la forte nobiltà terriera dei Junker nell’organizzazione
dell’esercito con funzioni di comando e nell’apparato statale per la gestione e il controllo dei territori. Dunque,
una nobiltà che anche qui venne trasformata in ceto di servizio, sull’esempio del modello francese.
•In Russia avvenne lo stesso→ dopo decenni di conflitti tra pretendenti al trono, salì la dinastia dei Romanov con
lo zar Pietro I il Grande. Si racconta che da giovane sia andato in Francia per studiare da vicino la società francese:
anche lui potenziò l’esercito e soprattutto la marina; cercò con scarso successo di coinvolgere la nobiltà
nell’organizzazione dell’esercito e nell’apparato statale. Sottomise la Chiesa ortodossa governata dal patriarca. Nel
suo intento di portare la Russia verso gli Stati europei spostò la capitale da Mosca a Pietroburgo, una nuova città
affacciata sul Mar Baltico fondata a inizi 700.

18. La Seconda Rivoluzione Inglese(1688/89) e l’affermazione della potenza britannica

La Seconda rivoluzione inglese è anche definita dagli storici “Gloriosa Rivoluzione” in virtù del fatto che il passaggio
dinastico che si realizzò negli anni Ottanta del 600 quando la dinastia Stuart del re Giacomo II fu sostituita dalla
dinastia d’Orange, avvenne senza spargimenti di sangue, ma in modo consensuale e non violento. Questo cambio
dinastico pacifico segnò l’inizio di una nuova forma di monarchia, la monarchia parlamentare in cui
sostanzialmente il sovrano regna ma non governa, poiché di fatto al Parlamento vennero riconosciute delle
prerogative che limitavano fortemente l’autorità del sovrano: si abbandonò dunque l’idea di un potere assolutistico
e di una sovranità legittimata per volontà divina.

La fine della monarchia Stuart


A partire dagli anni 70 del Seicento in Inghilterra ritornano le tensioni politiche e religiose fra il sovrano, Carlo II
Stuart, e il Parlamento.
Il Parlamento accusa il sovrano di voler riprendere la tendenza filocattolica degli Stuart, come in effetti si evince
da un accordo segreto stretto con Luigi XIV per il ritorno del cattolicesimo in Inghilterra.
Le accuse a Carlo II sono confermate dal suo matrimonio con una principessa cattolica portoghese e dalla
conversione al cattolicesimo del suo erede, il fratello Giacomo duca di York (Carlo II era senza figli).

●Nel 1673 il Parlamento, già in conflitto con il re, costringe il sovrano alla revoca della Dichiarazione di
indulgenza, che consentiva una maggiore libertà religiosa, sia alle sette protestanti sia ai cattolici.
Nello stesso anno viene approvato dal Parlamento il Test Act, con cui si escludeva la partecipazione dei cattolici
alle cariche pubbliche, civili e militari e, qualche anno dopo, il divieto di sedere a uno dei due rami del Parlamento
(i cattolici erano considerati la lungamanus degli spagnoli e del Papa).
Il timore di una restaurazione del cattolicesimo produce tensioni in ogni campo.
◊ Viene scoperta una presunta congiura papista organizzata per uccidere il sovrano e sostituirlo con Giacomo,
dichiaratamente cattolico.

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Questo fa il gioco dei Whigs, termine che originariamente indicava i presbiteriani scozzesi contrari alla
sottomissione agli Stuart, ora passato ad indicare mercanti e aristocratici puritani contrari a Carlo II, che però è
appoggiato dai Tories, termine che significa banditi , coloro a sostegno del potere regio su quello parlamentare,
anglicani e contrari alla tolleranza religiosa.
L’opposizione Whig avanza una proposta di legge→ l’Atto di esclusione, ideata per impedire la successione di
Giacomo al trono, che tuttavia viene bocciata dalla Camera dei Lord.
Per contrastare la forte repressione di ogni dissenso religioso, il Parlamento chiede la tutela delle libertà
personali e approva un importante legge, il noto Habeas Corpus Act, che vieta l’arresto di qualsiasi suddito senza
un’accusa valida e senza che questo possa essere esaminato da un giudice.

●Nel 1683, scoperta un’altra congiura architettata da alcuni Whig per assassinare Carlo II e il fratello, il sovrano
decide per una dura repressione.
Salito al trono nel 1685, Giacomo II Stuart nomina alcuni cattolici come ufficiali dell’esercito, violando il Test Act
ed entrando dunque in aperto conflitto con il Parlamento e i lord puritani.

La spaccatura definitiva si verifica quando il sovrano abolisce il Test Act e promulga una Dichiarazione di
indulgenza che conferisce piena libertà di culto.
Al rifiuto del Parlamento riguardo la nuova legge, Giacomo scioglie le Camere.
Sia Tories che Whig chiedono aiuto a Guglielmo III d’Orange, stadhouder d’Olanda e marito di Maria Stuart (figlia
di Giacomo II, ma protestante), che nel 1688 sbarca in Inghilterra con l’esercito.

→Mentre Giacomo scappa in Francia, Guglielmo viene accolto trionfalmente e, insieme alla consorte, è
proclamato sovrano d’Inghilterra, dal momento che secondo il Parlamento il re aveva violato la Costituzione
inglese fuggendo, infrangendo il patto originario tra il sovrano e il popolo.
● I nuovi sovrani sono obbligati a giurare e a prestare rispetto verso il Bill of Rights→ che sanciva i diritti e le
prerogative del Parlamento inglese che si dichiarava organo rappresentativo della nazione, detentore del potere
legislativo, compreso il diritto di imporre tasse, nonché di vigilare sul comportamento del re che manteneva il
diritto di veto sulle leggi votate dalle Camere.

Il nuovo re mantiene stabile la monarchia, reprimendo le insurrezioni dei seguaci di Giacomo II in Scozia e le
rivolte cattoliche in Irlanda.
La caduta degli Stuart e l’ascesa di Guglielmo e Maria d’Orange passano alla storia con il nome di “Gloriosa
Rivoluzione”.

Il re regna ma non governa


Dopo la cosiddetta seconda rivoluzione inglese si definiscono i rapporti fra il popolo, la cui volontà è espressa dal
Parlamento, e il sovrano.
Al re non è più consentito lo scioglimento delle Camere e la monarchia perde ogni teoria sulla sovranità per
diritto divino e sul potere assolutistico del monarca.

●Si va affermando l’idea di un contratto sociale fra il re e i cittadini che prevede la separazione dei poteri
esecutivo e legislativo, il rispetto delle libertà civili e della proprietà privata, l’abolizione di un esercito
permanente in tempo di pace. La corona mantiene il diritto di veto sulle leggi votate dal Parlamento
(controbilanciato dall’approvazione parlamentare del bilancio statale) e la gestione della politica estera e della
nomina dei ministri, anche se comunque soggetti al giudizio del Parlamento.

●Per escludere ogni ritorno del cattolicesimo sul trono, il Parlamento approva l Act of settlement, che esclude
definitivamente i cattolici e designa come erede al trono Anna, figlia di Giacomo II, anche lei protestante, e dopo
di lei Sofia, nipote di Giacomo I Stuart e moglie del principe elettore tedesco Giorgio di Hannover.

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VALENTINA FILANNINO

Morto Guglielmo d’Orange il trono va ad Anna, che nel 1707 sottoscrive l’Union Act, con cui si ha una fusione di
Inghilterra e Scozia→ nasce il Regno Unito.
Morta anche lei, lo scettro inglese finisce nelle mani della dinastia degli Hannover.

Giorgio I di Hannover appena salito al trono deve subito confrontarsi con un’insurrezione in Scozia, originata
dalla messa in discussione della legittimità dell’unione dei due regni. Più che un’unione era stata
un’incorporazione della Scozia, già unità all’Inghilterra dal punto di vista dinastico. Repressa la rivolta, in
Parlamento inizia il periodo di predominio del partito Whig, che si trova in una posizione maggioritaria rispetto
al partito Tory.

Giorgio I, tedesco ed estraneo alla politica inglese, delega il proprio potere esecutivo ai ministri scelti tra i whigs,
fra cui il potente Robert Walpole, al potere dal 1721 al 1742. Negli anni con Walpole al potere il Consiglio dei
ministri non si riunisce più alla presenza del sovrano, ma solo con il primo ministro, unico e diretto intermediario
fra il monarca e gli altri ministri.
→ Il Governo diventò gradualmente un’istituzione autonoma dalla corona che doveva godere della fiducia del
Parlamento, quest’ultimo in carica non più per 3 anni, bensì per 7 anni. Al sovrano di fatto rimanevano le
decisioni in materia di politica estera e il ruolo di garante delle istituzioni e simbolo dell’identità nazionale.
Inoltre, non c’era alcun criterio di proporzionalità tra il numero degli elettori e quello dei deputati.
La figura centrale del governo è il primo ministro, capo della maggioranza parlamentare.

La nuova divisione dei poteri vede a fianco del re il Parlamento, con il potere legislativo, e il governo, con il potere
esecutivo, i cui ministri gestiscono diversi rami dell’amministrazione statale.
Il sovrano è un re che regna ma non governa, garante delle istituzioni e simbolo dell’ identità nazionale.

Nel Settecento Whigs e Tories si alternano al governo ma rappresentano gruppi politici molto simili tra loro,
composti principalmente da proprietari terrieri e difensori gli uni degli interessi del ceto mercantile e delle classi
più dinamiche, gli altri dell’aristocrazia fondiaria e delle classi più conservatrici.
●Il tutto si esprime in un sistema elettorale su base censitaria, che dà il diritto di voto a chi è economicamente
abbastanza facoltoso dal potersi permettere la partecipazione alla vita politica.
●Inizia a formarsi la dialettica parlamentare moderna che vede una maggioranza al governo con il proprio primo
ministro e una minoranza che le fa da opposizione evitando qualsiasi deriva autoritaria.

Il fascino del modello inglese


Agli occhi dell’opinione pubblica l’assetto istituzionale inglese era un modello ammirato poiché con la divisione
dei poteri (legislativo-esecutivo-giudiziario) e il sistema parlamentare bicamerale scongiurava il rischio di
tendenze assolutistiche. Si parla addirittura di “anglomania”.

Contro la giustificazione razionale dell’assolutismo, elaborata da Hobbes, troviamo le teorie politiche di John
Locke.
Locke, nei suoi Due trattati sul governo (1690):
• contrappone allo Stato assolutistico di Hobbes → uno Stato dai poteri limitati, prima di tutto di fronte ai diritti
dell’individuo.
Il principale compito di questo modello di Stato è la difesa di questi diritti, mentre l’assolutismo, che
rappresenta un pericolo, può e deve essere combattuto. Per evitare tendenze assolutistiche è bene che il potere
sia diviso e affidato ad organi diversi.

Anche la religione viene sottoposta a questa revisione razionalistica→ Negli anni della rivoluzione vengono
elaborate teorie di ogni tipo: John Milton giustifica il regicidio e sostiene il divorzio, altri provano la legittimità
della fede islamica, altri ancora, come John Toland (sostenitore del deismo, che si opponeva all’idea di una
religione rivelata, imposta dall’alto, a favore dell’idea di una religione naturale, basata sulla ragione), studiano
razionalmente la Bibbia accettandone delle parti e rifiutandone altre.

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VALENTINA FILANNINO

Nel XVIII secolo il Regno Unito è l’unico Stato con una forte dialettica politica, la divisione dei poteri, un certo
livello di garantismo, un Parlamento bicamerale, ed è per questo motivo guardato con ammirazione da tutta
l’Europa, specialmente quando al modello politico inglese si unisce la sua potenza commerciale, marittima e
militare.

●Cominciò a farsi sentire il peso dell’opinione pubblica in modo indiretto attraverso le “gazzette”, i libri, i giornali.
La discussione politica avveniva anche nei luoghi informali, nei salotti e nei cafè, in sedi non pubbliche. E’ in
questo contesto che nacquero le società segrete come quella della Massoneria nata proprio in Inghilterra nel
1717 e ampiamente diffusasi nel corso del 700. Essa richiamava le associazioni di mestiere, caratterizzata da una
gerarchia interna, da rituali che richiedevano pratiche di iniziazione, dalla segretezza organizzativa e da un sapere
esoterico rivolto a pochi eletti; ispirata dall’idea di pace, di fratellanza universale e di tolleranza religiosa, rifiutava
le discriminazioni basate sul privilegio di nascita
Nelle logge rientrano aristocratici, ecclesiastici, liberi professionisti, funzionari statali, ma si mantiene un clima
di totale segretezza anche a causa della mancanza della libertà di stampa e di associazione.

19. Il gioco delle dinastie:


I nuovi assetti politici europei nella prima metà del Settecento

Il 1700 si apre con una serie di conflitti che non hanno alla base una motivazione religiosa, bensì la necessità di
mantenere una condizione di equilibrio tra le diverse potenze europee. Infatti, ogni qualvolta una potenza
europea cerca di accrescere il proprio potere, le altre intervengono e si coalizzano per ridimensionarlo: da qui il
titolo che l’autore ha scelto per questo capitolo: “il gioco delle dinastie”.

Il Settecento si apre con l’egemonia francese che si sostituisce a quella spagnola, con l’ascesa di aggressive
potenze che vogliono modificare gli equilibri e gli assetti politico-militari: Inghilterra, Province Unite, ma anche
Prussia, Russia, Svezia che si contendono l’area del Mar Baltico.

Inoltre, un terzo elemento di instabilità politica è rappresentato dal conflitto tra il principio di legittimità
dinastica e una nuova tendenza verso una legittimità protonazionale, l’idea cioè che un sovrano, anche se non
originario dei territori in cui regna, debba rispettarne le usanze e i costumi.

La guerra di successione spagnola


Carlo II d’Asburgo (spagnolo) è malato e senza eredi, motivo per cui negli ultimi decenni del Seicento vengono
stretti diversi accordi fra l’impero, governato dagli Asburgo d’Austria, e la Francia di Luigi XIV. Tuttavia questi
accordi non assumono nessun valore poiché sul letto di morte Carlo II, anche sotto le pressioni del Re Sole,
decide di consegnare il proprio regno nelle mani dei Borbone (dinastia francese), designando come erede il
nipote di Luigi XIV, Filippo d’Angiò, salito al trono con il nome di Filippo V di Spagna.
•Salendo sul trono asburgico, i Borbone possono dar vita ad un’alleanza franco-spagnola in grado di
sottomettere e controllare l’intero continente europeo.

Contro questo pericolo si mobilitò l’imperatore Leopoldo I d’Asburgo, che rivendica la corona di Spagna in
quanto membro della famiglia asburgica e preme per la formazione della Grande coalizione dell’Aia (1701),
un’alleanza in funzione antiborbonica fra impero, Province Unite e Inghilterra, alla quale poi si uniscono anche
Prussia, Portogallo, ducato di Savoia e altri principati tedeschi.

Il conflitto bellico, iniziato nel 1702, sembra versare a favore della coalizione.
In Catalogna scoppia una ribellione contro Filippo V e a favore della salita al trono di Carlo d’Asburgo, figlio
dell’imperatore, mentre le truppe imperiali in Italia conquistano Milano, Napoli e Sardegna e la flotta inglese
occupa Gibilterra e Minorca.
I Borbone sembrano aver già perso, ma, nel 1711 con la morte del successore al trono di Leopoldo I
d’Austria, sale al trono il figlio minore Carlo che era il pretendente al trono di Spagna e che intanto diventa
imperatore d’Austria con il nome di Carlo VI. A questo punto cambia radicalmente la situazione perché
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VALENTINA FILANNINO

l’Inghilterra si rende conto del gran potere che avrebbe avuto Carlo VI se avesse vinto la guerra, e del rischio ben
più grande di vedere unificati i due regni d’Austria e di Spagna.

● A questo punto gli alleati abbandonano Carlo VI, concludendo con i Borbone i Trattati di Utrecht e di Rastadt
(1713-1714) che pone fine al conflitto fra Francia e impero.

Questi trattati ridisegnano la mappa politica europea, tra l’altro ponendo fine all’egemonia spagnola in Italia e
dando inizio al dominio austriaco. Adesso la dinastia legittima di Spagna è quella dei Borbone, storici nemici
della dinastia degli Asburgo:
• Filippo V di Borbone diventa re di Spagna e delle colonie americane a patto di non unificare i due regni di
Francia e Spagna
• L’Inghilterra, potenza vincitrice, ottiene Gibilterra e Minorca e importanti territori dell’America settentrionale
che con il cd “asiento” garantiva il monopolio del commercio degli schiavi nelle colonie d’America
• All’Austria vengono assegnati i territori spagnoli italiani: regno di Napoli, di Sardegna, Stato di Milano, i Paesi
Bassi meridionali
•Ai Savoia la Sicilia, poi ceduta all’Austria in cambio della Sardegna

La nuova spartizione dell’Europa e dell’ Italia non è ben accetta: Pochi anni dopo ci sarà il tentativo da parte della
Spagna di riconquistare i territori che aveva perso nell’Italia meridionale, un tentativo destinato a fallire e che
obbligherà la Spagna a capitolare e a firmare la pace dell’Aia del 1720.

Unioni e conquiste
Negli anni della guerra di successione spagnola, continua la rivolta in Catalogna che aveva sognato con l’arciduca
Carlo di riconquistare la sua indipendenza dalla Spagna.
Tale rivolta è il chiaro esempio della resistenza di alcuni territori nei confronti delle monarchie che li governano.
D’altro canto nei confronti di uno Stato conquistato con la forza, il regnante, in virtù del diritto di conquista, può
esimersi dal rispetto dei privilegi e dei contratti concessi dai propri predecessori. Il sistema delle immunità , delle
franchigie (esenzioni fiscali) e dei monopoli può essere ora riorganizzato secondo le esigenze del nuovo monarca.
● In Spagna Filippo V dà inizio alla riorganizzazione amministrativa delle corone di Castiglia e Aragona sul
modello francese, riducendo l’autonomia dei singoli regni a favore di una più forte monarchia centralizzata, il che
comporta una divisione politica fra i gruppi dirigenti castigliani, a favore della centralizzazione amministrativa, e i
gruppi dirigenti provinciali in difesa delle autonomie locali.

● Anche in Inghilterra la regina Anna Stuart, secondogenita di Giacomo II, dà inizio ad un processo simile, unendo
Scozia e Inghilterra in un solo regno, Gran Bretagna (1707), un’unificazione già vagheggiata a inizi 600 da
Giacomo I.
Sostanzialmente più che un’unione rappresenta l’annessione della Scozia, che perde la sua autonomia giuridica e
amministrativa e persino il suo Parlamento. Gran parte degli scozzesi, i cosiddetti giacobiti (che vogliono il
ritorno sul trono di Giacomo II e dei suoi discendenti, allontanati in seguito alla Gloriosa Rivoluzione) è contro
questa scelta, motivo per cui scoppiano due ribellioni intenzionate a riportare sul trono i legittimi Stuart.
Analoghi episodi di ribellione si verificheranno anche in Irlanda dove, sulla scia delle rivolte scozzesi, matura una
prima consapevolezza protonazionale.

Le guerre del Nord e la successione polacca


Agli inizi del 700, negli stessi anni in cui si combatteva la guerra di successione spagnola, inizia la lotta tra le
potenze europee per il controllo del Mar Baltico e dell’Europa nord-orientale, importante snodo dei traffici
commerciali, come quelli del grano polacco e dei pellami russi, che dalla metà del 600 è sotto l’egemonia
svedese, con la dinastia Vasa.

●L’aristocrazia della Livonia (regione fra Estonia e Lettonia) non vede di buon occhio l’egemonia svedese e chiede
aiuto allo zar Pietro il Grande che, alleatosi con Danimarca e Polonia, attacca la Svezia nel 1702.

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Il giovane sovrano svedese, Carlo XII, grazie ad un’abile stratega e, con l’aiuto delle Province Unite e della Gran
Bretagna riesce a sconfiggere Danimarca e Polonia, subendo però la sconfitta per mano della Russia a causa del
rigido inverno e di un’abile strategia militare adottata dai russi che bruciano il cammino davanti all’esercito
invasore, il quale non ha così la possibilità di procurarsi il necessario per la sopravvivenza.
La Russia, intanto, si espande nel Baltico dando inizio alla costruzione di San Pietroburgo alla foce del fiume
Neva. In uno dei vari attacchi svedesi contro la Russia lo stesso Carlo XII trova la morte, dando inizio al declino
del regno di Svezia.
Quest’ultima perde così il controllo sull’area del Baltico mentre la Russia entra a far parte a pieno titolo delle
potenze europee.

● La morte di Augusto II di Polonia nel 1733 causa un nuovo conflitto, noto come guerra di successione polacca.
Morto Augusto, un nobile polacco, Stanislao Leszczyński, si fa avanti come erede al trono, sostenuto dalla nobiltà
polacca e dalla Francia (poiché la figlia di Stanislao è moglie di Luigi XV di Francia).
A scontrarsi con Stanislao è il figlio del defunto sovrano, Augusto III Wettin che, sostenuto dall’impero e dalla
Russia invade la Polonia.
I Borbone di Francia e Spagna stringono il “patto di famiglia” e si coalizzano contro gli Asburgo. decidono dunque
di attaccare gli Asburgo, conquistando i francesi la Lorena e Milano, mentre gli spagnoli la Sicilia e Napoli.

Con la Pace di Vienna del 1738 termina la guerra di successione polacca:


- il trono polacco→ viene assegnato ad Augusto III
- a Stanislao→ viene assegnata la Lorena, ma a condizione che alla sua morte il territorio passi alla figlia e quindi
alla corona francese.
- allo spodestato Francesco di Lorena (genero di Carlo VI)→ viene assegnato il Granducato di Toscana
- a Carlo di Borbone→ il Regno di Napoli e di Sicilia
- Milano resta austriaca.

La guerra di successione austriaca


Nel 1740, alla morte senza eredi dell’imperatore Carlo VI, l’erede designato è Francesco di Lorena, marito della
figlia. Inoltre Carlo VI con l’editto noto come Prammatica sanzione (1713) aveva già cercato di modificare la legge
di successione privilegiando la discendenza diretta, anche femminile, dando alla figlia Maria Teresa d’Asburgo il
dominio ereditario di Austria, Boemia e Ungheria, precedentemente di diritto del principe di Sassonia e del duca
di Baviera.

Morto l’imperatore, i sovrani di Sassonia e Baviera non riconoscono la legittimità di tale editto avanzano le loro
pretese alla successione nei territori austriaci, alleandosi con Francia, Spagna, Prussia e Sardegna e rifiutandosi di
riconoscere la Prammatica sanzione, sostenendo l’elezione al trono imperiale del duca Carlo Alberto di Baviera.
La Prussia occupa la Slesia ricca regione mineraria (oggi parte della Polonia, Germania e Repubblica Ceca), mentre
francesi e bavaresi invadono la Boemia.

Maria Teresa prova a rompere la coalizione concedendo la Slesia alla Prussia e stringendo un’alleanza con la Gran
Bretagna, le Province Unite e il regno di Sardegna. Grazie a queste alleanze dà inizio ad una serie di campagne
militari, che si concludono con alcune vittorie in Germania e nei Paesi Bassi, nonché con l’occupazione di Genova.
La pace di Aquisgrana del 1748, che conclude la guerra di successione austriaca, sancisce:
• Il passaggio della Slesia alla Prussia;
• Il passaggio del ducato di Parma e Piacenza a Filippo di Borbone, figlio di Filippo V;
• La conferma della Prammatica sanzione e quindi la successione di Maria Teresa ai domini asburgici e l’elezione
del marito Francesco al trono imperiale.

20. L’espansione europea e le nuove gerarchie economiche internazionali

Alla fine del Seicento e per tutto il Settecento Inghilterra e Francia, seguendo l’esempio olandese, cominciano a
commerciare con l’Asia, l’Africa e l’America dando vita ad una fitta concorrenza fra potenze commerciali,
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VALENTINA FILANNINO

principalmente indirizzata a far cadere il monopolio spagnolo e portoghese del commercio con le colonie.

Dalla seconda metà del Settecento questa concorrenza in India e in America settentrionale degenera in un
conflitto fra Francia e Inghilterra, la guerra dei Sette anni (1756-63), in cui le due potenze si giocano di fatto il
primato coloniale e commerciale su scala mondiale.

La Gran Bretagna vince la guerra, anche grazie al possesso della più grande flotta mercantile e militare del
tempo.

Questi conflitti danno il via ad una fase di grande espansione politico-economica: aumentano le colonie in
America settentrionale e in Asia, aumentano le relazioni commerciali fra i paesi e aumenta naturalmente la
quantità di scambi commerciali.
Vengono poste le basi per il colonialismo ottocentesco.

I cambiamenti negli imperi coloniali del Portogallo e della Spagna


Nella seconda metà del Seicento i più antichi imperi coloniali, Spagna e Portogallo, risentono della situazione
politica dei propri paesi e della forte concorrenza degli olandesi, degli inglesi e dei francesi.

●Il Portogallo, ancora in lotta per l’indipendenza dalla Spagna, cede l’importante base indiana di Bombay
all’Inghilterra come dote per il matrimonio fra la principessa portoghese e Carlo II Stuart. Dall’altro lato, però, si
espande verso l’Atlantico, riuscendo a riprendere e colonizzare il Brasile, nel quale coltiva canna da zucchero con
la manodopera importata da colonie africane come l’Angola.
Con la scoperta di miniere d’oro e di diamanti e con l’aumento dell’ importazione di schiavi, il Brasile sviluppa i
suoi territori meridionali (come Rio de Janeiro) e riesce ad acquistare merci europee, come i manufatti tessili
inglesi. Questo avviene in virtù degli accordi commerciali fra Inghilterra e Portogallo, ma avviene anche per
contrabbando, ai danni del monopolio della madrepatria.
Dopo gli anni 60 del Settecento, diminuita la produzione d’oro, riprendono le attività agricole nel Nord del
paese, che esporta in Gran Bretagna tabacco e cotone in cambio di grano, tessuti e manufatti inglesi.

●L’impero coloniale spagnolo invece si concentra verso l’America centrale e meridionale, mantenendo
formalmente il monopolio dei traffici.
In realtà il commercio con le colonie incontra varie difficoltà:
- innanzitutto per le grandi distanze che le navi a vela spagnole devono percorre salpando dal porto di Siviglia –
poi di Cadice – per raggiungere il Nuovo Mondo, spesso attaccate da corsari e da nemici inglesi e olandesi;
-i problemi dell’economia spagnola, incapace di produrre i manufatti richiesti dalle colonie e per questo costretta
a comprarli da altri pagandoli con l’argento americano;
-Senza contare il contrabbando fra colonie spagnole e mercanti olandesi, francesi e inglesi.
-A tutte queste difficoltà, si aggiunge la perdita dell’asiento, una sorta di appalto con relativo monopolio del
commercio degli schiavi nelle colonie spagnole che passa all’Inghilterra.

A poco a poco, le colonie americane spagnole, così come quelle portoghesi, diventano colonie commerciali
inglesi.

La Gran Bretagna alla conquista dell’impero


Nel Settecento l’Inghilterra diventa la prima potenza commerciale mondiale anche grazie agli Atti di
navigazione, che permettono lo sviluppo dell’industria navale e della flotta mercantile e militare.
Gli inglesi sono ora in grado di competere e togliere il monopolio agli olandesi, sottraendogli il primato
nell’intermediazione.
Anche la Francia, rivale dell’Inghilterra, attraversa un periodo di fioritura del commercio, legato soprattutto alle
piantagioni di zucchero delle colonie francesi delle Antille e all’importazione di pellicce, pesce, legname dalle
colonie canadesi, costretta però a subire la concorrenza prima olandese e poi inglese.
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●Nel ventennio 1721-1742, con Walpole primo ministro inglese, il governo whig decide di tenere l’Inghilterra
lontana dai conflitti in corso per preservarne l’economia.
Inizialmente questa linea d’azione è condivisa anche dai gruppi mercantili e industriali, che però poi si schierano
a favore di una politica estera aggressiva nei confronti Francia e Spagna.
Dimessosi Walpole, entra nel governo William Pitt (1746), portavoce dei gruppi sociali a favore della difesa e
dell’espansione dei domini coloniali.
A causa di queste tendenze l’Inghilterra finisce a combattere nella guerra dei Sette anni, che vede la
partecipazione di Gran Bretagna e Prussia contro Francia, Austria e Russia. All’origine del conflitto due questioni
politico-diplomatiche:
• la rivalità tra Francia e Spagna che si contendono l’egemonia in India e nelle colonie americane
• quella tra Prussia e l’Austria per il possesso della Slesia, occupata dalla Prussia durante la guerra di successione
austriaca.
Il conflitto termina con la Pace di Parigi del 1763 con cui l’Inghilterra ottiene dai francesi il Canada e la colonia di
New Orleans e dagli spagnoli che erano alleati dei francesi ottiene la Florida, mentre la Prussia conquista la
Slesia.

●L’interesse per l’America è spiegato dal fatto che, nel Settecento, è il principale luogo di esportazione delle
merci europee. Nel Nuovo Mondo, infatti, la popolazione è in forte crescita anche grazie all’arrivo di coloni
europei e schiavi africani. Il commercio degli schiavi rappresenta un introito molto vantaggioso, nonché una
delle direttrici del cd “commercio triangolare” tra Europa, Africa e America: basti pensare che tra il 1700 e il
1800 vengono comprati e venduti come schiavi in America oltre 6 milioni di africani.

La Gran Bretagna, a partire dalla metà del secolo, vede un boom delle esportazioni soprattutto nel settore
tessile, con cotone e lana che rappresentano più del 50% degli introiti delle esportazioni.
I traffici con l’America sono parte integrante della rete commerciale britannica:
• Merci europee quali oggetti metallici, armi, alcolici e tessuti dalla Gran Bretagna all’Africa occidentale, dove
sono scambiati per schiavi, avorio e oro; → Schiavi africani portati in America centrale e meridionale, dove
producono zucchero, cotone, tabacco/oro e avorio che sono invece scambiati con l’Estremo Oriente in cambio di
cotone, tè , caffè e spezie;
•Mercanti inglesi acquistano merci di cui l’Inghilterra necessita o merci da riesportare.

Nuove egemonie e nuovi commerci con l’Asia


Cambiano i traffici tra Europa e Asia: si riduce il volume dei traffici delle spezie e aumenta quello dei manufatti tessili, in particolare cotone e lino di
provenienza indiana e seta di provenienza cinese. Cresce quindi la domanda di prodotti di bassa qualità e questo stimola l’Inghilterra a produrre manufatti
di qualità inferiore per cui cresce l’importazione di cotone grezzo che rappresenta la materia prima della nascente industria cotoniera.
Nel corso del 700 c’è un altro prodotto che gli inglesi introducono in Europa, il quale incontra un grande successo: il tè cinese. Poiché l’unica moneta di
scambio accettata in Cina è l’argento, per evitare la continua emorragia di argento europeo verso l’Asia, si comincia a pagare il tè mediante il contrabbando
dell’oppio, merce proibita e assai richiesta sul mercato cinese, così che la compagnia inglese inizia a produrre nel Bengala, assicuran dosi in tal modo il
controllo del lucroso commercio del tè cinese.
Calcutta diventa la base commerciale della compagnia inglese e (EIC) fondata a fine 600, che controllava l’esportazione dei manufatti di cotone, esercita
un’influenza sempre maggiore nella politica indiana e nell’amministrazione locale, al fine di tutelare meglio i propri interessi economici.
Fra Seicento e Settecento cambiano i rapporti commerciali fra potenze europee e Asia.
Innanzitutto si riduce il valore delle importazioni di spezie e aumenta quello dei manufatti (specie tessili, come il
cotone indiano e la seta cinese): il cotone viene scoperto dalla moda europea e dai proprietari terrieri americani,
che necessitano di abiti leggeri di cotone per vestire gli schiavi.
Il maggior produttore di cotone del tempo è l’area nord-orientale dell’India, in particolare il Bengala, sede di
basi commerciali inglesi e francesi.

L’ East India Company, che arriva a Calcutta nel 1690, riesce a battere gli olandesi e si assicura così il monopolio
del cotone bengalese. L’arrivo dei tessuti indiani sul mercato britannico porta gli industriali tessili inglesi a
costringere il Parlamento a emanare delle leggi a sfavore delle importazioni indiane.

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-Per evitare un eccessivo afflusso di argento verso l’Asia, specialmente verso la Cina, i mercanti britannici
contrabbandano l’oppio coltivato nel Bengala in Cina, usandolo come moneta di scambio per l’acquisto del
ricercato tè cinese.

Il commercio di tè e manufatti tessili fa sì che il fulcro dell’attività commerciale inglese si concentri nella costa
orientale indiana, attorno Calcutta.
Inoltre l’East India Company entra gradualmente nella politica indiana per tutelare i propri interessi economici.
●Sempre nel Bengala si stabilizza una base commerciale francese, differente da quella inglese perché
direttamente dipendente dalla corona.
Nel 1744 la concorrenza degenera in un conflitto che coinvolge persino i principi indiani e si conclude con un
accordo in cui entrambe le potenze si impegnano a mantenere neutrali i territori oltre il Capo di Buona Speranza.
Tuttavia i conflitti continuano e, in un secondo scontro, le forze britanniche sconfiggono definitivamente i francesi
e i loro alleati bengalesi, riuscendo a conquistare un’ importante base commerciale e affermando definitivamente
la supremazia britannica in India.

●Finite le ostilità , l’EIC assume l’amministrazione del Bengala, prendendone il controllo dal punto di vista
economico, amministrativo, fiscale e commerciale, arrivando anche a finanziare i principi indiani con denaro e
soldati. Anche i produttori di seta grezza si vedono costretti a dare parte della loro produzione all EIC, secondo
prezzi decisi dalla società stessa tramite l’ausilio di funzionari inglesi, che sostituiscono i mercanti indiani.
- Nel 1773 il Parlamento inglese approva la nomina del primo governatore del Bengala.

Intanto un nuovo conflitto con la Francia permette un ulteriore allargamento dei territori sotto il controllo dell’
EIC. Il Parlamento inglese a questo punto emana due leggi, l’India Act e il Charter Act, con le quali pone la
compagnia sotto il diretto controllo della corona, abolendone il monopolio del commercio con l’India.

Il ruolo del Mediterraneo nella nuova divisione internazionale del lavoro


Nel Settecento il Mediterraneo perde il suo ruolo di fulcro dei commerci a favore dei traffici nell’Atlantico.
Inoltre quegli Stati che prima controllavano i commerci nel Mediterraneo, come alcune realtà politiche
dell’Italia settentrionale e della Spagna, ora sono surclassati dalle flotte olandese, inglese e francese, che
controllano trasporto e vendita delle merci come zucchero, caffè, o prodotti propri come grano, pesce,
bestiame, tessuti, metalli. In cambio, i paesi mediterranei esportano uva passa, frutta secca, vino e olio;
Grandi città marinare come Genova, Marsiglia e Barcellona ora controllano solo i traffici a breve distanza. -
Nel Mezzogiorno italiano comincia l’espansione economica inglese.
Curiosa è la situazione della Sicilia, costretta ad affidarsi agli inglesi per esportare a livello internazionale,
mentre si affida a città come Genova e Livorno per il commercio a medio raggio.

La penisola italiana, in particolare, esporta grandi quantità di seta grezza (dal meridione) e filo di seta
semilavorato in Francia, in Germania e in Inghilterra grazie alla diffusione a fine 600 della coltivazione del gelso
nelle campagne italiane (gelsibachicoltura).

21. Vita urbana e mondo rurale

A partire dalla fine del Cinquecento si assiste ad un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione
europea.
●In particolare nelle campagne→ la crescita demografica comporta da un lato l’aumento della disponibilità di
manodopera, ma dall’altro la conseguente riduzione dei salari e l’arricchimento dei proprietari terrieri.
La crescita dei componenti dei singoli gruppi familiari causa l’aumento dell’autoconsumo dei prodotti, mentre la
crescita della domanda di alimenti porta i padroni a guadagnare estendendo le proprie coltivazioni e riducendo i
salari. Si ha una conseguente riduzione del potere d’acquisto, ovvero del valore del salario rispetto al costo della
vita.
●Altra causa del peggioramento delle condizioni di vita nel Cinquecento è l’eliminazione della piccola proprietà
contadina.→ Con l’aumento della popolazione, la terra posseduta da una singola famiglia viene poi frazionata
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VALENTINA FILANNINO

dalla distribuzione agli eredi( l’autore usa il termine “polverizzazione della proprietà” per indicare appunto i
numerosi piccoli poderi che non garantivano nemmeno il fabbisogno minimo alimentare del nucleo
familiare)rendendo la produzione familiare insufficiente ai fini del sostentamento e costringendo i contadini a
comprare alimenti al mercato, con prezzi sempre più alti, pagando con i propri salari, sempre più ridotti.
- I contadini finiscono per indebitarsi con i grandi proprietari, mercanti e imprenditori e spesso sono
costretti a vendere o cedere i propri terreni per insolvenza. Aumenta il numero dei salariati.

Un’ Europa a due velocità


Dalla metà del 600 la storia delle campagne e, più in generale, dell’economia europea si evolve in maniera
differenziata a seconda delle aree geografiche, tanto che l’autore parla di un continente, quello europeo, che
corre a due velocità differenti.
Per meglio studiare i fatti legati all’agricoltura bisogna porre l’attenzione sul tipo di tecniche agricole utilizzate, se
estensive o intensive.

•Nell’area del Mediterraneo→ il metodo prediletto è quello dell’agricoltura estensiva: specialmente in Spagna e
nell’Italia meridionale le campagne sono composte da grandi latifondi (solitamente con una parte lasciata a
maggese) con contratti d’affitto a lunga durata e con istituzioni come il fedecommesso. Le esportazioni sono rese
possibili dalla grande estensione delle terre coltivate e dalla ridotta domanda interna. In particolare, nel
Mezzogiorno si pratica quasi esclusivamente cerealicoltura estensiva e olivicoltura
•In Catalogna e nell’ Italia centro-settentrionale→ la situazione è molto diversa, anche grazie ad una maggiore
presenza d’acqua. In regioni ricche d’acqua, come la Lombardia, l’Emilia e la Romagna, si pratica un tipo di agricoltura
intensiva resa possibile da grandi opere di canalizzazione e da tecniche agricole (anche di origine medievale) come la
rotazione continua. Si introducono nuove colture, oltre a vigneti e alberi da frutto, quali il mais; si usa la rotazione
continua e si integrano agricoltura e allevamento
•In Germania si coltivano patate e piante foraggiere, talvolta mettendo in pratica il maggese. In Russia invece
non c’è nessun progresso tecnico: le grandi pianure russe restano latifondi dediti alla cerealicoltura estensiva
con tecniche medievali; l’unico aumento della produttività è dato dall’ aumento dello sfruttamento della
manodopera servile.
•Molto diversa la situazione delle Province Unite, dove da secoli i campi sono tripartiti e coltivati seguendo
cicli triennali che alternano il grano, l’avena e il maggese, per risolvere il problema dell’ eccessivo sfruttamento
del suolo. Per aumentare la produttività del suolo si usano nuove tecniche agricole come il grande utilizzo di
concime animale, che però necessita di molto foraggio. Già dal Cinquecento vengono allora coltivate nuove
piante foraggiere, il ravizzone e la colza, che contribuiscono anche a migliorare la fertilità del suolo.

Le enclosures e la rivoluzione agricola in Inghilterra


L’Inghilterra, sull’esempio delle Province Unite, punta anch’essa sull’introduzione di piante foraggiere secondo il
sistema agricolo definito “Sistema Norfolk”→ i proprietari terrieri inglesi, per procurarsi il foraggio ricorrono alla
rotazione continua, sistema che abolisce il maggese e prevede la divisione dei terreni in quattro parti in cui
vengono alternati grano, rape, orzo e trifoglio , le quali, una volta falciate diventano fieno per il bestiame. Così
facendo si ottengono importanti risultati, come:
• Aumento della superficie coltivabile (con la scomparsa del maggese);
• Miglioramento della fertilità del suolo (grazie a piante foraggiere come le rape e il trifoglio);
• Buona qualità del foraggio e conseguente aumento del peso del bestiame→ maggior quantità di letame, di
carne e di latticini
•Introduzione di piante industriali come il lino e la colza, utili rispettivamente per il settore tessile e per
l’illuminazione.

●L’inizio della cosiddetta “rivoluzione agricola”, che aumenta i rendimenti grazie al mixed farming,
l’integrazione fra allevamento e agricoltura, senza che una scelta escluda l’altra.
L’Inghilterra diventa esportatrice di cereali, riuscendo a reinvestire i profitti ottenuti nell’ampliamento e nel
miglioramento delle coltivazioni.

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Tradizionalmente l’agricoltura europea si basa sugli open fields (campi aperti) e sulle common lands, dove non
esiste alcuna proprietà privata e si coltiva ciò che viene deciso dalla comunità . Questa organizzazione
dell’agricoltura comincia a essere vista sempre più come qualcosa di fortemente limitante, specialmente dai
medi e grandi proprietari terrieri che, aiutati anche dalle leggi emanate dal Parlamento, danno il via al boom
delle enclosures (recinzione dei terreni), già presenti dal XV secolo.

Nascono aziende agricole, talvolta anche di grandi dimensioni, indirizzate al mercato e non più all’autoconsumo,
che aumentano la loro produzione con nuove tecnologie come l’aratro, la mietitrice e la seminatrice. Mentre i
medi e grandi proprietari si arricchiscono, dall’altra parte le enclosures causano la riduzione del numero dei
piccoli proprietari e il peggioramento delle condizioni di vita di coloro che prima vivevano grazie alle common
lands, ai quali non restano che tre scelte: diventare braccianti nelle nuove aziende, migrare verso le città o finire
in rovina.

Le nuove colture: verso il mutamento delle abitudini alimentari europee


Il mutamento delle abitudini alimentari europee è un fenomeno legato a una lenta trasformazione che
caratterizza la produzione agricola europea in un arco di tempo piuttosto lungo che va dalla fine del 600/ inizi 700
fino a 800 inoltrato.
In molte aree d’Europa la cerealicoltura cede il passo alle nuove colture di provenienza americana, come il mais,
le patate, le zucchine, il peperone, ecc.

•La coltivazione del mais, cominciata in Spagna, si espande presto in tutta Europa grazie al suo alto rendimento e
grazie alla possibilità di essere impiegato per l’autoconsumo diventa la base alimentare per buona parte della
popolazione contadina sotto forma di pane o di polenta, lasciando il grano (più redditizio dal punto di vista
economico) al mercato.
•Più lenta è la diffusione della patata, originaria del Sud America, un tubero altamente calorico con un
rendimento assai maggiore rispetto al grano che all’inizio suscita diffidenza da parte degli europei che temono
possa causare malattie e inizialmente viene usata come alimento per gli animali. In seguito a cattive annate di
cereali, la patata diventa uno dei principali alimenti, riscuotendo grande successo in Irlanda, Inghilterra,
Germania e Paesi Bassi.
•Accanto a queste nuove colture che modificano la dieta alimentare, nel corso del 700 si diffondono in Europa
prodotti coloniali che migliorano il tono dell’organismo e lo sostengono nelle faticose attività lavorative: il tabacco
(masticato o fumato), il cacao, il caffè e il tè (usati come bevande dai più abbienti). Fra i meno ricchi aumenta il
consumo di alcolici come vino, rum (distillato dalla canna da zucchero), gin, brandy, vodka (distillata dal
frumento) e birra (dall’orzo, luppolo o altri cereali).
Aumenta anche il consumo di prodotti già presenti in Europa, come burro, olio, carne e pesce (soprattutto
aringhe e merluzzi dall’Atlantico).

Le forme della produzione manifatturiera


La produzione manifatturiera si distingue in tre diverse tipologie:
• produzione domestica→ consiste nella produzione di manufatti, soprattutto tessili, rivolta all’autoconsumo
familiare e occasionalmente anche al mercato o allo scambio come dote matrimoniale.
• produzione artigianale→ è la più diffusa e avviene nelle botteghe, dove un artigiano specializzato, talvolta
coadiuvato dai suoi aiutanti, fabbrica manufatti per venderli. Richiede grandi investimenti per le materie prime,
per le attrezzature, per i macchinari. La produzione artigianale attraversa diversi livelli sociali che vanno dal
piccolo artigiano (fabbro, calzolaio, ecc.) ai proprietari di officina che sfruttano il lavoro salariato.
Talvolta la produzione artigianale si evolve nella cosiddetta “industria a domicilio” (putting out system),
prevalentemente rurale, che prevede un mercante imprenditore, possessore delle materie prime come la lana,
che incarica le famiglie contadine nella lavorazione della materia prima, che poi torna nelle botteghe cittadine per
definire il prodotto finale. La diffusione di queste attività , che coprono periodi dell’anno in cui i contadini hanno
minore lavoro nei campi, è stata definita da alcuni storici come protoindustrializzazione, una sorta di
preparazione dei lavoratori al lavoro manifatturiero prima della rivoluzione industriale.

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• produzione accentrata: consiste nel concentramento della manodopera salariata in un solo luogo Questo
concentramento è spesso necessario per via delle fasi di lavorazione del prodotto, strettamente collegate fra loro,
come nel caso dell’edilizia o della cantieristica. Lo stesso avviene nel settore minerario per l’estrazione della
materia prima o in altri settori come la manifattura di tappeti e porcellane. Talvolta la politica che richiede
l’accentramento dei lavoratori, come accade nell’ Arsenale di Venezia, che a metà Cinquecento impegna 2000
lavoratori, o nei settori che producono beni di lusso che richiedono molta manodopera specializzata, come le
manifatture francesi di Gobelins, che producono arazzi, e di Saint-Gobain, che producono vetri.

22. Famiglia, genere, individuo

La famiglia rappresenta la prima area di socialità dell’individuo. Si tratta, tuttavia, di un termine piuttosto
ambiguo, dal momento che può essere inteso in due modi differenti:
•sia il gruppo di persone che vivono sotto lo stesso tetto,
• sia l’insieme di tutte quelle persone che, per un rapporto di parentela di natura giuridica o emozionale, si
sentono legate fra loro anche al di là di quanto sancito dalle norme giuridiche.

La famiglia è il luogo in cui si formano le prime differenze alla base dell’identità di ogni individuo.
L’ individuo, nato maschio o femmina, è inserito in un contesto socioculturale che lo plasma e lo cresce prima di
tutto sulla base del suo sesso, creando così due diverse identità di genere.
La famiglia, infine, è il luogo che riproduce le asimmetriche gerarchie sociali, educando l’individuo a rapportarsi
col mondo degli adulti anche in base alla propria identità di genere, dalla quale derivano precisi ruoli, diritti e
doveri.

La famiglia, sin dall’antico regime, stata oggetto di controllo da parte della Chiesa cattolica prima e delle chiese
riformiste dopo, che hanno creato un sistema di norme atte a guidarne il comportamento. A partire dalla fine del
Seicento, però, iniziano una serie di trasformazioni.

Conviventi e parenti
Esistono varie tipologie di famiglia:
•Famiglia nucleare: formata da una coppia con figli;
• Famiglia allargata: se insieme alla famiglia nucleare convivono altri familiari come uno zio o un nipote;
•Famiglia multipla: formata da più coppie con eventuali figli, come nella convivenza di due fratelli con i rispettivi
nuclei familiari.
In particolare frequente trovare famiglie multiple dove c’è un patrimonio comune (come un gregge) che impegna
i vari familiari nella sua cura e gestione.

● Il modello di famiglia tradizionale europea dell’età moderna è quello della famiglia allargata patriarcale, ovvero
dominata dal maschio più anziano, ma già dal Settecento questo modello si evolve verso quello della famiglia
nucleare. Trasformazioni economiche e sociali come l’industrializzazione modificano la società (specie quella
contadina), portando i vari nuclei familiari a scindersi allentando i legami parentali.
- Le famiglie mutano anche con l’andare del tempo. Una giovane coppia che si stacca dal nucleo familiare
originale tende ad allargarsi facendo figli che, una volta cresciuti e resisi indipendenti, fanno diminuire il
numero dei componenti familiari dando spazio alla convivenza con qualche altro familiare. Con la vecchiaia e
la morte di uno dei due membri della coppia, la famiglia si disgrega totalmente e il membro rimasto può a sua
volta essere integrato in un nuovo nucleo familiare.
- La coesione familiare cambia anche a seconda del contesto, come nel caso delle famiglie ricche,
tendenzialmente più propense a coltivare e costruire importanti relazioni parentali. I nobili hanno la
consuetudine di indagare sulle proprie origini familiari (vere o presunte tali) per giustificare la propria
posizione sociale. I matrimoni, in questo caso, servono principalmente per creare o rinsaldare alleanze fra
famiglie.

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Uomini e donne all’altare


Mentre in epoca precristiana il matrimonio era un semplice contratto privato, con il cristianesimo assume un
valore sociale e religioso, mantenendo una grande importanza nella società europea dell’antico regime. La
Chiesa ha imposto un preciso modello matrimoniale, ovvero quello monogamico, eterosessuale, indissolubile.
Inoltre, ha imposto le nozze esogamiche, cioè contratte al di fuori della sfera dei parenti, difendendo la libera
scelta del proprio partner, anche se tale scelta non incontra il consenso della famiglia.

Mentre il modello matrimoniale monogamico si è facilmente imposto nella società , l’esogamia e la libertà di
scelta sono stati ostacolati dalle famiglie nella logica della tutela del patrimonio e delle alleanze tradizionali,
preferendo unioni fra parenti, amici o comunque persone conosciute, decise secondo precise strategie familiari
e non iniziative individuali.

●Se le opinioni divergono sul piano matrimoniale, un punto di incontro è invece dato dall’organizzazione della
gerarchia familiare e dei ruoli sociali. La Chiesa, oltre a sancire l’obbedienza alla figura del padre, accompagna
a questa visione quella della subordinazione del sesso femminile a quello maschile: agli uomini sono riservate le
principali attività lavorative, mentre alle donne restano l’educazione dei figli, la cura della casa e altri lavori
ritenuti secondari come la filatura, la tessitura, ecc. Se da un lato la donna subordinata, dall’altro per ha anche
la sua importanza in quanto può comprare, vendere ed ereditare (se mancano eredi maschi), oltre ad avere un
ruolo fondamentale nell’alleanza matrimoniale.

La transizione demografica
L’incremento demografico che si registra nel corso del 700 modifica inevitabilmente gli assetti familiari europei.
La popolazione dell’antico regime è prevalentemente giovane e segnata da alti tassi di mortalità e natalità , ma a
partire dal Settecento la situazione va gradualmente cambiando.

●Diminuiscono le epidemie, anche grazie alla scoperta di nuove vaccinazioni (come quella per il vaiolo), al
relativo miglioramento delle condizioni di salute della popolazione, ai sistemi di limitazione e prevenzione del
contagio, alla maggiore disponibilità di risorse (grazie a nuove tecniche agricole e all’ampliamento dei
commerci). Questo porta anche ad una relativa riduzione della mortalità infantile.
●Un altro elemento di cambiamento demografico deriva dall’espansione della Riforma protestante che, grazie
all’abolizione del celibato per il clero, porta ad un aumento dei matrimoni (e quindi della natalità ).

Tutte queste condizioni che favoriscono la crescita demografica definiscono la cd “transizione demografica” che
conoscerà più tardi una battuta di arresto, dal momento che si riduce il tasso di natalità poiché si alza l’età da
matrimonio e soprattutto a causa della diffusione di tecniche anticoncezionali.

Nel particolare, una moderata natalità mostra immediatamente le sue conseguenze riguardo le famiglie
possidenti. I più ricchi, infatti, riescono ad accumulare capitali e hanno dunque la possibilità di metterli a
disposizione dei vari membri della famiglia.
Questa transizione demografica arriverà più tardi nell’Europa meridionale e orientale dove è alto il tasso di
mortalità, mentre la popolazione cresce in misura maggiore laddove le rese agricole e la produttività sono alte,
come in Inghilterra e nei Paesi Bassi

L’ individualismo affettivo
Nelle trasformazioni che riguardano la vita familiare vi è la tendenza ad attribuire la scelta del coniuge
all’individuo, piuttosto che alle logiche familiari, posizione avallata anche dalla Chiesa cattolica, tendenza che si
radicalizzerà tra fine 700 e 800. Nelle aree calviniste l’individuo è visto come un soggetto che ha la responsabilità
morale e materiale delle proprie azioni, una visione che esalta le libertà individuali.
●Nell’Inghilterra del 700 si sviluppa il romanzo sentimentale, un genere narrativo che plasma una nuova
sensibilità sentimentale, che libera il legame amoroso da ogni pregiudizio sociale o vincolo, per cui per amore si
lotta, si sfidano le convenzioni sociali e, se necessario, si muore. Sono le donne le principali fruitrici di questo
genere letterario, soprattutto appartenenti alla gentry, un gruppo sociale ristretto, socialmente influente,

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soprattutto borghesi che aspirano ad assumere comportamenti sociali nobiliari. Si afferma e viene messo in
pratica dalla gentry il concetto di privacy, cioè l’idea di riservatezza assoluta delle libertà familiari.
Si diffondono nuove forme di socialità privata come il riunirsi in club o circoli dove si consumano le nuove
bevande: tè, caffè, cioccolata e in cui le donne sono le protagoniste.

23. Diradare le tenebre: il mondo al lume della ragione


Il Settecento europeo è segnato da un forte fermento intellettuale chiamato Illuminismo, che può essere definito
come una rottura di una costruzione mentale sino ad allora dominata dall’autoritarismo, dal dogmatismo
religioso, dall‘ignoranza e dalla superstizione che porta ad un’apertura alla tolleranza, all’indipendenza della
morale dalla religione, incoraggiando il dibattito e la libera ricerca scientifica

Non è un caso che la nascita di questo movimento culturale sia legata a realtà come quelle dell’Inghilterra e delle
Province Unite, regioni caratterizzate da una relativa tolleranza religiosa, dalla libera ricerca scientifica, dal
dibattito culturale e dalla circolazione di notizie.

L’Inghilterra e Province Unite sono state, già nel Seicento, la culla di due tendenze intellettuali alla base
dell’Illuminismo:
• La prima il giusnaturalismo olandese → di Grozio e Spinoza, ha origine dall’idea di un diritto naturale e
razionale che è alla base dei sistemi sociali. Secondo il filosofo Locke, è lo Stato l’istituzione sociale che garantisce
i diritti naturali dell’uomo. Pertanto, esso rappresenta una critica al fondamento biblico che fa discendere
l’autorità politica da una volontà divina.
• La seconda il deismo→ ovvero la critica alle religioni rivelate, quindi imposte dall’alto, a favore di un’idea di una
religione naturale che va scoperta per mezzo della ragione.
La verità , non più rivelata, va quindi cercata con gli strumenti a disposizione dell’uomo. La ragione deve prendere
il posto della rivelazione, i filosofi il posto dei teologi.

La crisi della coscienza europea


Tra la fine del 600 e gli inizi del 700 in Europa si registra un certo fermento intellettuale.
Lo studioso francese Paul Hazard parla di “crisi della coscienza europea” ad indicare come, in pochi decenni, una
società che si basava essenzialmente sul principio di autorità politica e religiosa sia stata sostituita da una società
fondata sul diritto, sulla tolleranza, sull’indipendenza della morale dalla religione, sulla libera ricerca scientifica .
Fin dall'Umanesimo e dal Rinascimento il mondo classico non era mai stato messo in discussione ma, anzi, era
stato visto sempre come un modello di perfezione da seguire. Con l'avvento dell'Illuminismo si mette in
discussione la superiorità di questa “età dell'oro”, che deve cedere il passo ai tempi moderni.
Se fino ad allora si era creduto che la storia dell'umanità avesse sempre seguito uno schema ciclico, nel
Settecento si fa strada un'idea della storia come di un infinito processo lineare in cui, cumulando le conoscenze
nel corso del tempo, si giunge ad un continuo progresso.

•Si afferma il filone intellettuale del libertinismo, che teorizza l’assoluta libertà di pensiero autonomo, la ricerca di
una morale scevra da ogni condizionamento religioso.

Inizia in Francia un dibattito che prende il nome di querelle des anciens et des modernes in cui, per la prima
volta, il mondo antico cede il primato all’età moderna, riconosciuta come superiore grazie alla forza dei numeri e
alle conoscenze del passato (come un nano sulle spalle di un gigante).

L’Illuminismo francese
Il cuore di questo fermento intellettuale è la Francia dove, durante il regno di Luigi XV inizia un periodo di grande
fioritura culturale. C'è una maggiore libertà di stampa che consente la diffusione di idee eterodosse e di testi di
provenienza olandese e inglese riguardanti il deismo e il libertinismo. In particolare l'attrazione verso l'Inghilterra
è la prova di un'insoddisfazione verso la Francia stessa.
• Nel 1721 il barone di Montesquieu pubblica le sue Lettere persiane, un romanzo di forte critica sociale verso
le istituzioni e i costumi francesi. Montesquieu immagina dei viaggiatori persiani in visita a Parigi che criticano
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VALENTINA FILANNINO

le condizioni del paese. Lo scritto di Montesquieu pone le basi per la politica illuministica francese: la
denuncia della superstizione, del dogmatismo religioso, del celibato, in contrapposizione alla libertà di
pensiero e di religione.
Altre opere della maturità, come Lo spirito delle leggi, contribuiscono alla formazione del pensiero liberale:
lo spirito, ovvero l'essenza, delle leggi è secondo Montesquieu indagabile solo per via razionale. Nell'opera
vengono trattate e analizzate le tre forme di governo della monarchia, della repubblica e del dispotismo, che
sfociano nella teoria della divisione dei poteri per la difesa della libertà. Per Montesquieu il sistema di
governo ideale è quello della monarchia parlamentare e costituzionale (sul modello inglese), coadiuvata dai
“poteri intermedi” come i già presenti Parlamenti francesi, con funzione di controllo.

•Alle Lettere persiane seguono le Lettere inglesi di Voltaire, che rendono definitivamente l'Inghilterra il
modello politico alternativo rispetto a quello francese. Le Lettere inglesi nascono in seguito al viaggio di
Voltaire in Inghilterra, che viene descritta come un paese libero e tollerante, con una grande discussione
culturale e filosofica, ovvero come quello che la Francia non è. L'opera è condannata dalla giustizia francese
ma dà a Voltaire una grande fama internazionale. Ritiratosi in un castello della Lorena, egli tesserà una fitta
rete di relazioni con altri intellettuali europei, conferendo così all’Illuminismo le caratteristiche di un
movimento culturale che si batte per il progresso civile attraverso la capacità dell’opinione pubblica di
influenzare le scelte dei governi.

L’Encyclopedie
Un gruppo di filosofi illuministi, guidati dal filosofo e scrittore Denis Diderot e dal matematico Jean-Baptiste Le
Rond d’Alembert, riesce nella dura impresa di raccogliere il sapere del tempo e il pensiero illuminista in un'unica
opera, l'Encyclopédie. L'opera si pone come contenitore della conoscenza universale, divisa in 17 volumi con oltre
60.000 voci.
- Il primo volume, introdotto da d'Alembert, viene pubblicato nel 1751 e seguito subito dopo dal secondo.
Sospesa per le accuse di empietà, la pubblicazione continua fino al 1757, subendo perfino la condanna di
papa Clemente XIII. A causa dei continui attacchi d'Alembert si ritira dal progetto, che viene portato avanti da
Diderot e vede la sua definitiva conclusione nel 1772.
• L'innovazione principale dell'Encyclopédie è la grande attenzione rivolta alla scienza e alle tecniche, che per
mezzo della ragione aprono alla comprensione dei misteri della natura. Il Settecento vede infatti l'enorme crescita
delle discipline scientifiche come le scienze naturali, chimica e la fisica.
La fiducia nella ragione si estende, oltre che nel campo scientifico, anche in quello umanistico, contribuendo alla
diffusione di concezioni filosofiche come il sensismo, che basa ogni conoscenza sui sensi e sull'esperienza. Ci
sono poi altre concezioni filosofiche, come quella del materialismo, una visione meccanicistica della natura che
esclude ogni carattere spirituale.

La natura del vincolo sociale


Gran parte del lavoro degli illuministi si è concentrato sulla creazione di una nuova visione della società.
Escludendo la visione metafisica, che fa discendere l'organizzazione sociale dalla volontà divina, si formano idee e
opinioni diverse sulla struttura sociale.

•L'utilitarismo→ sostiene che gli uomini agiscono esclusivamente per il proprio tornaconto, cercando ciò che è
loro utile. Questa visione egoistica dev'essere però modificata a vantaggio dell'utile e del benessere collettivo.
- La società va studiata e analizzata partendo dalle leggi e dalle regole che la governano, influenzando il
comportamento umano. Per il francese François Quesnay, autore del famoso trattato Tableau économique,
l'economia dev'essere studiata come un mondo a parte dotato di proprie leggi. Secondo i seguaci della
fisiocrazia, ovvero del potere della natura, il valore di una merce deriva dalla sua natura. La natura è ciò che
crea il valore di tutto, mentre i manufatti e i prodotti finiti altro non sono che processi di lavorazione che però
non aggiungono alcun valore. Sopra di tutto sta quindi l'agricoltura, alla quale seguono l'industria e il
commercio.

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Secondo i fisiocratici, oppositori del mercantilismo, affinché l'economia funzioni adeguatamente è necessario che
si sviluppi in totale libertà e l'unico intervento statale consentito è quello del prelievo fiscale sulle rendite
agricole, vere produttrici di ricchezza.
- Seguendo questa scia incontriamo il padre dell'economia moderna, lo scozzese Adam Smith.
Smith, come i fisiocratici, sostiene l'esistenza di leggi naturali alla base del processo naturale di creazione
della ricchezza, così come sostiene la dottrina utilitaristica che vede l'egoismo alla base del benessere sociale.
L’agire egoistico dell’individuo apporta benessere collettivo attraverso l’esistenza del mercato che agisce come
una “mano invisibile” che, attraverso il meccanismo della domanda e dell’offerta, regola e distribuisce la
ricchezza.

Tuttavia mentre per Smith la divisione sociale del lavoro è l'apice del progresso umano, per il pensatore
svizzero Jean-Jacques Rousseau rappresenta un grande passo indietro. L'uomo ha perso la felicità derivata
dal suo vivere nello stato di natura in seguito alla nascita della proprietà privata, che ha dato vita alla
disuguaglianza sociale. Nel suo Contratto sociale Rousseau auspica invece una repubblica ideale basata su
un vincolo collettivo.
- L'Illuminismo, a causa della sua eterogeneità e della grande varietà di opinioni, non è quindi definibile come
un movimento, ma piuttosto come una rottura con l'ordinamento e l'autorità preesistenti, principalmente a
favore della libertà e dei diritti di tutti. Fra i critici verso l'autorità stabilita troviamo infine Cesare Beccaria,
autore dell'opera Dei delitti e delle pene (1764), in cui critica fortemente la mancanza di umanità nelle
pratiche giudiziarie del tempo quali la tortura e la pena di morte. Beccaria considera la pena non come una
vendetta sociale ma piuttosto come una misura di correzione e rieducazione di chi ha commesso un delitto.
24 Il dispotismo riformatore

Nella seconda metà del Settecento molti sovrani tendono a riformare l'ordinamento giuridico, economico e
amministrativo dei propri regni, sovvertendo la classica figura del sovrano come difensore dell'ordine delle cose,
al massimo restauratore (e non riformatore) dell'ordine voluto da Dio.

La tendenza riformatrice dei sovrani settecenteschi deriva innanzitutto dalla necessità di migliorarsi sul piano
bellico. In un periodo in cui in guerra vengono adoperati principalmente mercenari questo miglioramento
dipende fortemente dalla capacità di prelievo fiscale, che però non si dimostra essere un compito semplice sia
per la resistenza delle popolazioni sia perché nelle società dell'antico regime l'introduzione di nuove tasse ha
solitamente bisogno del consenso delle assemblee rappresentative, senza contare il fatto che molti ceti e ordini
nel tempo hanno ricevuto privilegi dal sovrano che li esentano dal prelievo fiscale.

La convocazione delle assemblee rappresentative per l'introduzione di nuove tasse però incontra degli ostacoli,
come le grandi concessioni impiegate per comprare i voti dei membri delle assemblee, privilegi talvolta quasi
corrispondenti agli incassi ottenuti dalle nuove imposte. Per questo motivo i sovrani, già dalla metà del Seicento,
tendono a governare senza convocare le assemblee rappresentative, imponendo autonomamente nuove tasse
tramite cavilli giudiziari o violando apertamente i privilegi dei sudditi.
- Già dal Seicento si diffonde nell'impero degli Asburgo una corrente di pensiero chiamata cameralismo,
incentrata sull'amministrazione e il miglioramento delle rendite imperiali attraverso le cosiddette scienze
camerali (economia, scienza delle finanze e scienza dell'amministrazione). Questa tendenza si espande anche
nella Spagna degli Asburgo, dove studiosi e intellettuali affiancano il sovrano nella gestione delle finanze
pubbliche e del regno.

Il ruolo crescente della sfera pubblica


Le rivoluzioni del Seicento danno vita ad un forte dibattito sulla vita pubblica e sul ruolo in essa della Chiesa e
della religione, allargando la discussione politica a classi sociali finora escluse dal momento che nella società di
Antico Regime la politica era per pochi, limitata alle classi dirigenti.
- Se da un lato i pamphlets, opuscoli di critica politica, spariscono a causa della censura, dall'altro lato invece
crescono le gazzette, fogli di informazione che riportano i principali avvenimenti sociali e politici europei.

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- Si diffondono anche nuove dottrine che affermano l'esistenza, oltre della potestà ordinaria, di una potestà
straordinaria a disposizione dei sovrani, come un diritto divino slegato da ogni controllo. Però a differenza di
Dio, i sovrani devono dare spiegazione ai sudditi riguardo l'utilizzo di questa loro prerogativa, pena l'essere
definiti non più sovrani ma tiranni. I sovrani trovano dunque giustificazione, oltre che nella volontà divina, nel
loro operare per il bene della collettività e la difesa degli oppressi, rifacendosi a dottrine teologiche e
filosofiche come le nuove dottrine del diritto naturale riguardanti il bene comune.
- Nasce così la figura del consigliere, non necessariamente reclutato dall’ambiente di corte, ma spesso
proveniente dalle file dell’opinione pubblica colta; si tratta di intellettuali influenti appartenenti a diversi ceti:
funzionari, sacerdoti, liberi professionisti.

La guerra dei Sette anni (1756-63)


La guerra dei Sette anni oltre ad essere il primo conflitto mondiale rappresenta anche un importante mutamento
dei rapporti di forza fra le varie potenze europee. Negli ultimi due secoli le vicende europee si sono incentrate
sulla rivalità fra gli Asburgo (d'Austria e di Spagna) e i sovrani di Francia, i Valois e i Borbone. La situazione resta
invariata anche dopo le guerre di successione poiché, nonostante l'ascesa di potenze come l'Inghilterra, le
Province Unite, la Prussia e la Russia, l'unico ostacolo alla supremazia francese è comunque la casa d'Asburgo.

●Con la guerra dei Sette anni la situazione cambia radicalmente: Francia e impero si trovano schierate dalla
stessa parte, anche se con interessi diversi, mentre dall'altro lato si trovano invece potenze militari in crescita
come la Gran Bretagna e la Prussia.

Il conflitto nasce da due diverse questioni politiche:


-la rivalità fra Francia e Gran Bretagna sulle colonie in America settentrionale e in India
- i contrasti fra Prussia e impero riguardo la Slesia, occupata dalla Prussia nella guerra di successione austriaca.
Nel 1756 si creano i due schieramenti, entrambi a scopo difensivo:
Francia, Russia, Svezia e impero ↔ Prussia e Gran Bretagna
- Federico II di Prussia dà inizio alla fase offensiva attaccando l'impero. Nonostante un iniziale vantaggio,
subisce però il peso militare degli avversari che culmina nel 1759 con l'invasione della Prussia e
l'occupazione di Berlino. Nel 1762 Russia e Svezia si ritirano dal conflitto, dando la possibilità a Federico di
scacciare l'esercito imperiale.
- Nelle colonie americane e indiane il conflitto volge a favore della Gran Bretagna, nonostante l'intervento
della Spagna nel 1762 a fianco della Francia.
- Il conflitto termina con la pace di Parigi (1763) che sancisce l'appartenenza della Slesia alla Prussia e
l'annessione da parte della Gran Bretagna di numerosi territori indiani e americani, come il Canada, la Florida
e i territori a est del Mississippi.

Si afferma così l'egemonia di due nuove potenze militari, con i rispettivi modelli politici:
•la Gran Bretagna→ monarchia parlamentare e prima potenza navale e coloniale,
• la Prussia→ una forma di dispotismo illuminato e prima potenza militare continentale.

Sovrani illuminati?
●Federico II il Grande, re di Prussia (1740-86), è il modello del sovrano assolutistico influenzato dall'Illuminismo e
per questo propenso a piani riformatori. Federico si circonda di intellettuali illuministi (diventando amico
personale di Voltaire) ma, diventato sovrano, prosegue comunque sulle radici assolutistiche, incentrate sul
rafforzamento dell'economia e della potenza prussiana.
- I suoi principali interventi riguardano il miglioramento dell'esercito. Federico II coinvolge nell'esercito la
piccola nobiltà prussiana, i cosiddetti Junker, posizionandoli ai vertici militari e aprendo accademie specifiche
per la loro educazione. Federico attua un'importante trasformazione che devia il concetto di fedeltà al
sovrano verso una nuova entità, lo Stato, di cui il sovrano stesso si dice “primo servitore”.
- Federico è abile a fare propaganda della propria immagine, facendosi passare per sovrano tollerante,
protettore dei commerci e dell'istruzione, aperto alla libertà di stampa, nemico della tortura e della pena di

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morte, ma in realtà la maggior parte delle azioni da lui intraprese sono volte a migliorare l'economia
prussiana tramite misure protezionistiche e la modifica di apparati statali in strumenti personali di potere.
- La politica economica del sovrano permette un'espansione militare a oriente ai danni del regno di Polonia.
Nel 1767 Federico II si accorda con la Russia e con l'impero riguardo la spartizione della Polonia, avvenuta in
3 fasi nel 1772, 1793 e 1795, causando la scomparsa del regno.
- L'espansione territoriale non è l'unico motivo per cui viene attribuito a Federico II l'epiteto di Grande: alla
base della sua importanza c'è infatti la costruzione dell’identità nazionale prussiana.
● Per le stesse motivazioni lo stesso epiteto viene attribuito a Caterina II zarina di Russia. Di educazione
illuministica, come Federico II guarda ai paesi più sviluppati come modelli per le proprie riforme economiche e
sociali. Seguendo l'esempio dell'Inghilterra anglicana e della Francia gallicana Caterina cerca di smantellare il
potere della Chiesa ortodossa, emanando un decreto che confisca metà delle proprietà ecclesiastiche. Tuttavia gli
interventi di Caterina hanno una vaga matrice illuministica, fatto dimostrato dal suo rafforzamento della nobiltà
rurale ai danni dei contadini. Questo porta ad una rivolta generalizzata nel 1773, prontamente soppressa nel
sangue.
- Negli anni a seguire la zarina, sull'esempio di Federico II, introduce l'istruzione elementare gratuita ma
limitata alle città, escludendo così gran parte della popolazione, residente nelle campagne. Successivamente
concede una certa libertà di stampa e dà spazio all'autogoverno locale. Tuttavia con l'avvento della
rivoluzione francese abbandona ogni tendenza riformista per riprendere la via conservatrice.
- È qui che prende forma il progetto diplomatico-militare ideato dal favorito della zarina, Grigorij Potemkin. Il
progetto prevede, conclusa la spartizione della Polonia, un'espansione verso sud-est in vista della
restaurazione dell’impero romano d’Oriente (di cui i sovrani russi si dichiarano eredi) ai danni dell'impero
ottomano. Con un primo conflitto la Russia ottiene alcune regioni sul Mar Nero e, in seguito ad un secondo
conflitto, annette la penisola di Crimea.

Le riforme dell’impero asburgico


●Nonostante sia una fervente cattolica l'imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, figlia di Carlo VI, promuove
importanti riforme politiche, economiche e sociali, poiché convinta la crescita economica era un fattore
imprescindibile per il potenziamento di uno Stato.
Sotto la guida del cancelliere von Kaunitz vengono riformati alcuni organi amministrativi dello Stato e vengono
avviate delle prime riforme economiche riguardanti la tassazione dei nobili. Altri importanti interventi vengono
portati avanti nell'ambito dell'assistenzialismo, della sanità e nel campo dell'istruzione, resa obbligatoria,
sottratta alla Chiesa e statalizzata.

●L'azione riformista si accentua con l'ascesa al trono del figlio di Maria Teresa, Giuseppe II, che decide per lo
smantellamento della Chiesa tradizionale, sopprimendo interi ordini religiosi e statalizzandone i beni, chiudendo
numerosi conventi e istituendo seminari per la nuova formazione del clero, stipendiato dallo Stato.
- Giuseppe si fa portatore di provvedimenti a tutela dei diritti dei propri sudditi, concedendo pieni diritti civili
agli ebrei (1781) e accordando libertà di culto ai cristiani non cattolici. Nel 1787 con il nuovo codice penale
viene decisa l'abolizione delle torture e l'uguaglianza dei vari ceti davanti alla legge.
- Vengono portate avanti nuove riforme di stampo mercantilistico per la protezione dell'agricoltura e delle
manifatture, insieme a provvedimenti per l'abolizione del vincolo dei contadini alla terra (cosiddetta servitù
della gleba), l'abolizione delle corvée e l'istituzione del catasto.

La soppressione della Compagnia di Gesù


Nella seconda metà del Settecento aumentano le riforme legate all'ordinamento ecclesiastico: dalla gestione dei
beni della Chiesa ai rapporti fra chiese locali e papato, dalle nomine dei vescovi alla giurisdizione dei tribunali
ecclesiastici, ecc.

●In questo contesto assume grande importanza la vicenda della Compagnia di Gesù, sin dal Cinquecento simbolo
della potenza della Controriforma. Nel tempo i gesuiti erano diventati un potente strumento del papato per
intervenire negli affari di Stato, la cd “manomorta”: ricchi e politicamente potenti, spesso affiancavano i sovrani
come confessori o consiglieri spirituali.

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VALENTINA FILANNINO

- La prima espulsione dei gesuiti avviene in Portogallo ad opera del marchese di Pombal, importante ministro
del sovrano Giuseppe I. Nel 1759 con la scusa di una congiura gesuitica espelle la Compagnia, confiscandone i
beni. Lo stesso viene fatto dai Borbone in Francia (1764) e poi negli anni a seguire in Spagna, a Napoli, in
Sicilia e nel resto della penisola italiana.
- I gesuiti diventano l'emblema di ciò che dev'essere riformato: la superstizione religiosa, la soggezione dello
Stato al papato, il monopolio ecclesiastico dell'istruzione, ecc., anche se spesso ingiustamente. Inoltre
l'accusa principale alla Compagnia è quella di prestare una doppia fedeltà politica sia al sovrano che al papa.
- Nel 1773 papa Clemente XIV scioglie la Compagnia di Gesù, che viene ricostituita circa mezzo secolo dopo da
papa Pio VII.

Le riforme in Italia
Nel Regno di Napoli; all’università viene istituita la prima cattedra di economia politica e si favorisce la diffusione
della scolarizzazione.

Le riforme di Maria Teresa e di Giuseppe II hanno conseguenze anche sui territori austriaci in Italia; in particolare
alcune regioni come la Lombardia e la Toscana che fungono da laboratorio per la sperimentazione delle nuove
riforme che poi vengono applicate nel resto dell'impero.

•la Lombardia austriaca→ diventa una sorta di laboratorio sperimentale delle nuove politiche adottate nei
territori asburgici.
Nel 1760 viene adottato il catasto geometrico particellare, realizzato da Pompeo Neri. Per la prima volta
pubblici funzionari riescono a realizzare una mappatura delle proprietà fondiarie, consentendo un'equa
ripartizione del carico fiscale e la progettazione di interventi ad hoc come opere di bonifica o la costruzione di
canali di irrigazione.

•In Toscana→ il granduca Pietro Leopoldo (fratello minore di Giuseppe II e suo successore al trono imperiale)
avvia importanti riforme. In ambio economico Pietro Leopoldo abbandona le politiche mercantilistiche e
protezionistiche e, sulla scia delle dottrine fisiocratiche, favorisce il libero mercato abolendo le dogane interne, si
schiera a favore del libero scambio, liberalizzando il commercio interno ed esterno dei grani nel 1767.
Negli anni a seguire decide per la soppressione delle corporazioni e promuove la diffusione della piccola
proprietà terriera e lo sviluppo agricolo della regione con la concessione in affitto perpetuo di terreni confiscati
alla Chiesa o di proprietà della dinastia.
Di grande importanza è poi la riforma del Codice penale del 1786 che, su ispirazione delle idee di Cesare
Beccaria, per la prima volta in Europa abolisce la pena di morte e la tortura, introducendo un iniziale e parziale
riconoscimento dei diritti delle persone (una sorta di Habeas Corpus).

•Mentre in Lombardia e Toscana le riforme seguono idee illuministe, in altri Stati italiani, come il regno di
Sardegna, si ispirano a politiche più tradizionali di stampo mercantilistico.
Nel regno di Napoli→, invece, ci sono riforme con Carlo III che cerca di limitare i privilegi dell’aristocrazia e di
sottoporre a tassazione le terre del clero

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VALENTINA FILANNINO

25 La nascita degli stati uniti d’America

Nel 1775 inizia la rivolta delle colonie americane contro il dominio britannico, che porterà all'indipendenza dei 13
possedimenti d'oltremare e alla nascita degli Stati Uniti d'America.
È la seconda volta nella storia occidentale che una popolazione assoggettata si ribella e riesce ad ottenere
l'indipendenza, in quanto già successo una prima volta nel caso della rivolta dei Paesi Bassi, che portò alla nascita
delle Province Unite.
- La “rivoluzione americana” si fonda su principi repubblicani e democratici che attribuiscono la sovranità al
popolo e riconoscono una serie di diritti del cittadino, nonché l'uguaglianza di tutti i cittadini (maschi bianchi)
davanti alla legge. Gli Stati Uniti d'America, guidati da un governo federale di tipo presidenziale, vengono così
visti come una sorta di “terra promessa” in cui vigono giustizia, uguaglianza e libertà.

Il mondo coloniale nord-americano

A partire dai primi anni del 600 gli interessi coloniali ed economici inglesi portano alla creazione di una serie di
basi commerciali sulla costa atlantica del Nord America per commerciare con le popolazioni indigene. Le colonie
inglesi sono prevalentemente composte da mercanti, artigiani e persone che hanno abbandonato il Vecchio
Continente in cerca di fortuna, insieme a gruppi di delinquenti o individui deportati in quanto indesiderati in
madrepatria. Nel complesso si trattava di una popolazione giovane, in costante crescita, attratta dalla possibilità
di acquisire terre nel Nuovo Mondo che appariva agli occhi dei primi emigrati inglesi la “terra promessa”.

●Si formarono via via 13 colonie, piccoli stati indipendenti da Londra, che gli autori del libro dividono in 3 blocchi:
il cd New England situato a settentrione attorno all’importante città di Boston; le colonie che comprendono New
York e Philadelphia, grandi centri commerciali e portuali; le colonie a sud dello Stato del New Jersey come la
Virginia, la Carolina, la Georgia
Alle prime colonie settentrionali, ovvero il cosiddetto New England (Massachusetts, Connecticut, Rhode Island,
New Hampshire), se ne aggiungono presto altre (New York, New Jersey, Pennsylvania) nate attorno a importanti
centri commerciali come New York e Philadelphia, in cui sono numerose le comunità olandesi e tedesche.
Scendendo ancora verso sud vi sono altre colonie (Delaware, Maryland, Virginia, le due Caroline, Georgia).
Mentre nei primi due gruppi di colonie prevaleva l’attività commerciale, con la presenza di piccoli
commercianti e imprenditori, nelle colonie del sud c’erano latifondisti e grandi proprietari terrieri e nelle grandi
piantagioni di cotone e tabacco lavoravano gli schiavi neri deportati dall’Africa.

•Questi gruppi di colonie presentavano realtà politiche e sociali diverse, ma erano accomunate da un’insofferenza
nei confronti della madrepatria, dalla ricerca della libertà individuale e di maggiori opportunità. Paradossalmente,
a questa componente individualistica, si affiancava una componente comunitaria molto forte: gli abitanti,
principalmente mercanti, sono accomunati dal credo calvinista puritano che dà grande importanza alla comunità
dei fedeli e che regola la vita sociale della collettività, specialmente nelle campagne.

•La madrepatria esercita sulle colonie un'influenza di tipo principalmente commerciale→ I commerci delle colonie
sono infatti regolati dagli atti di navigazione, che sanciscono l'obbligo per le colonie di commerciare
esclusivamente con la madrepatria sottostando alle imposte decise dalla madrepatria stessa.
Per il resto i possedimenti d'oltremare hanno ampia autonomia amministrativa e sono gestiti da assemblee
rappresentative elettive e da gruppi dirigenti locali a cui si affiancano governatori e funzionari della corona
inglese con esclusiva funzione di controllo.

Niente tasse senza rappresentanza: le ragioni del conflitto


A causare attrito fra le colonie e la madrepatria sono i diversi interessi economici e fiscali.
Il governo di Londra ha pieni poteri per quanto riguarda la tassazione sulle importazioni e sulle esportazioni con
le colonie e inoltre, per mantenere saldo il proprio potere oltre l'Atlantico, pone forti limiti all'autonomo sviluppo
economico americano, specialmente per quanto riguarda la formazione di una flotta.

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VALENTINA FILANNINO

● Ma il fulcro del contrasto fra colonie e madrepatria riguarda l'ambito politico e nel particolare riguarda la
partecipazione popolare alle scelte del governo e ai limiti del potere regio.

Secondo il partito whig→ chi paga le tasse ha diritto a partecipare al governo del paese tramite l'elezione di una
propria rappresentanza parlamentare, ma lo statuto coloniale dice l'opposto, escludendo gli americani dalle
decisioni della madrepatria.
- La discussione in Gran Bretagna e nelle colonie verte sull'assetto da dare al nascente impero britannico,
specialmente dopo la vittoria nella guerra dei Sette anni (1756-63) grazie alla quale, col trattato di Parigi, la
Gran Bretagna si trova ad amministrare un vero e proprio impero d’oltremare con possibilità d'espansione a
nord, contro i francesi, e ad ovest, contro gli indigeni.
- Il governo di Londra, per rifarsi dei costi della guerra appena conclusa, decide di varare una serie di
provvedimenti che intaccano l'autonomia delle colonie: vengono create quattro nuove province nei territori
sottratti alla Francia e viene stabilito il divieto di creare insediamenti nei territori dell'Ovest, ponendo questi
territori sotto il diretto controllo della corona; inoltre aumenta la presenza militare britannica, aumentano i
controlli sui dazi doganali (data la forte presenza di attività di contrabbando) e viene emanato il divieto di
emettere cartamoneta.

•È fondamentale la questione dell'aumento della tassazione e dell'introduzione dello Stamp Act (1765), una
tassa di bollo su ogni foglio stampato, dagli atti commerciali e legali ai giornali. Seguendo la stessa tradizione
inglese, l'introduzione di tasse senza alcuna approvazione delle assemblee rappresentative è simbolo di
dispotismo, quindi lo stesso Stamp Act è un atto dispotico, anche se approvato dal Parlamento di Londra,
poiché non è stata coinvolta nessuna rappresentanza coloniale.

Nascono le prime proteste. In molti si rifiutano di pagare la nuova tassa portando ad un forte aumento
dell’evasione fiscale, mentre alcune assemblee coloniali arrivano a dichiarare illegali le imposte decise senza
il proprio consenso. In quest'ambito si diffonde la frase no taxation without representation e, nel 1766, tutte
le colonie (appoggiate anche da esponenti whig del Parlamento londinese) decidono per l'abrogazione dello
Stamp Act.
Di tutta risposta il Parlamento di Londra approva una legge con cui si arroga il diritto di legiferare (emanare
leggi) sulle colonie.

Negli anni a seguire crescono i contrasti e crescono anche le tasse sulle colonie fino al punto di non ritorno
quando, a causa dell'imminente bancarotta della Compagnia inglese delle Indie orientali, il governo inglese
emana una nuova legge che attribuisce alla Compagnia il monopolio del commercio del tè nelle colonie. Scoppia
la protesta e un gruppo di coloni, vestiti da indiani, getta in mare il carico di tè di una nave della Compagnia
ancorata a Boston. Quest'episodio, noto come Boston Tea Party, segna l'inizio dello scontro politico.

La guerra d’indipendenza (1775-1783)


La reazione del governo inglese è durissima: il porto di Boston viene chiuso e il governo provinciale locale viene
sostituito da un nuovo governo a nomina regia guidato dal governatore.

● Nel 1774 il governo britannico emana il Quebec Act, una nuova legge riguardante la provincia del Quebec (ex
francese) che stabilisce la formazione di un governo senza rappresentanza locale e dà libertà di culto ai cattolici.
Quest'atto è visto come una violazione nei confronti delle colonie per due motivi:
◊ il primo è che la presenza di una comunità cattolica in Quebec ne impedisce l'assimilazione alle altre colonie
del New England;
◊ il secondo è che la tolleranza di culto ai cattolici è intollerabile perché il cattolicesimo stesso è visto come
espressione del potere assoluto dei sovrani, una sorta di ritorno della monarchia a posizioni anglicane filo-papiste
e antipuritane.

●Nel 1774 i coloni, ancora lontani dall’idea dell’indipendenza, convocano a Philadelphia un congresso con
rappresentanti da tutte e tredici le colonie. Al congresso emerge una posizione moderata e di conciliazione che

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VALENTINA FILANNINO

prevede il boicottaggio delle leggi commerciali e fiscali insieme all'invio di una petizione al sovrano per
l'abrogazione di quest'ultime. Re Giorgio III reagisce duramente a quella che vede come una ribellione, ordinando
all'esercito di intervenire.

- Nel 1775 si verificano i primi scontri fra l'esercito regio e alcune milizie del Massachusetts, dando ufficiale
inizio alla guerra d’indipendenza americana.
Qualche mese dopo viene riunito un nuovo congresso che stabilisce la formazione di un esercito comune
posto sotto la guida del generale George Washington. Nei primi scontri l'esercito britannico riesce a
conquistare New York e Philadelphia ma si trova presto a fronteggiare l'ostilità della popolazione e l'arrivo di
volontari europei schierati a fianco delle colonie, sensibilizzati dalle parole del delegato americano Benjamin
Franklin.

●Il 4 luglio 1776 il Congresso approva la Dichiarazione d’indipendenza, stilata da Thomas Jefferson (futuro terzo
presidente). Nella dichiarazione viene sancito il diritto inalienabile dei popoli alla vita, alla libertà e alla ricerca
della felicità.
Negli anni a seguire l'esercito americano ottiene le prime importanti vittorie, conseguite anche grazie agli aiuti da
parte di Francia e Spagna, entrate in guerra contro la Gran Bretagna.
Dopo anni di guerra, l'esercito regio viene definitivamente sconfitto nella battaglia di Yorktown e, con il
successivo trattato di Versailles del 1783, la Gran Bretagna riconosce l'indipendenza delle colonie, ora Stati Uniti
d'America.

La costituzione degli Stati Uniti


Nel 1787 si riunisce a Philadelphia un'assemblea costituente che in pochi mesi dà vita alla Costituzione
americana, che prevede una repubblica federale con un forte potere centrale e guidata da:
- un Congresso bicamerale diviso in Camera dei rappresentanti, eletta dai cittadini in proporzione alla
popolazione dei singoli stati
- e Senato, composto da 2 rappresentanti per ogni Stato.
Al potere legislativo federale, che garantisce l'autonomia legislativa dei singoli Stati, si aggiungono un forte
potere esecutivo impersonato dal presidente degli Stati Uniti e un potere giudiziario formato dalle Corti di
giustizia dei singoli stati e una Corte federale. A guardia della Costituzione c'è infine la Corte suprema.

Nel 1791 viene approvato il Bill of Rights, una carta dei diritti che ribadisce il rispetto dei diritti individuali
naturali e inviolabili (alla vita, alla proprietà privata, alla ricerca della felicità, alla libertà di pensiero e di culto).
Da questi diritti sono esclusi indigeni, schiavi africani e donne.

26 La rivoluzione francese

Il 1789 è considerata nella storiografia una data periodizzante poiché fa da spartiacque tra età moderna ed età
contemporanea, segnando la fine dell’Antico Regime, una società basata sul privilegio, creando le premesse per
una società democratica ed egualitaria e per una cultura politica che è tuttora alla base della società
contemporanea. Nel decennio che va dal 1789 e il 1799 la Francia vive un periodo di grandi sconvolgimenti che
porteranno a una straordinaria trasformazione politica, sociale e culturale senza precedenti nella storia
dell’Europa occidentale che avrà come conseguenza immediata all’abolizione della monarchia e la proclamazione
della repubblica.

I limiti di un sistema
Il sistema politico assolutistico creato da Luigi XIV presentava due grossi limiti. In primo luogo,
L'assolutismo creato da Luigi XIV presenta due principali limiti:
• La mancanza di un canale di collegamento adeguato tra il governo e la realtà sociale della Francia, dal
momento che gli Stati generali non furono convocati per ben 175 anni.
La decisione di non convocare più gli Stati generali toglie alla monarchia un importante strumento utile per la
comprensione delle tendenze delle élites francesi. Il vuoto degli Stati generali viene in parte colmato dai
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VALENTINA FILANNINO

Parlamenti, soprattutto da quello di Parigi, che era la suprema corte di giustizia, attraverso lo strumento delle
rimostranze ( il rifiuto di registrare gli atti del sovrano considerati contrari alle leggi fondamentali del regno)
partecipava solo in modo indiretto al dibattito politico
• L’altro grande limite è rappresentato dalla difficoltà di riformare il sistema fiscale che vedeva ancora
l’esenzione dalle tasse per i ceti privilegiati della nobiltà e del clero. Anche l’ulteriore tentativo di riformare il
sistema fiscale con l’introduzione di un’imposta secca del 5%, la cd vingtieme, cioè ventesimo su tutti i
redditi, trovò l’opposizione della nobiltà e della Chiesa.
La nobiltà contraria al dispotismo di Luigi XIV si mostra disponibile al pagamento delle tasse in cambio di un
ruolo decisionale nel governo, ottenendo una parziale apertura dopo la morte di Luigi XIV con la reggenza
(per il minorenne Luigi XV) del fratello, Filippo d’Orleans.
- Negli stessi anni il finanziere scozzese John Law tenta di risanare le finanze statali elaborando una nuova
teoria economica basata sull'emissione di cartamoneta. La nuova banca reale nel biennio 1719-20 emette
banconote per oltre un miliardo di lire e converte i titoli di Stato in azioni della Compagnia delle Indie
occidentali. Si scatena la corsa all'acquisto delle azioni, che aumentano enormemente di valore. Tuttavia nel
1720 il dividendo della Compagnia è così basso che gli investitori cominciano a vendere le proprie azioni
causando lo scioglimento della Compagnia, il ritiro delle banconote e dei titoli di Stato e quindi la bancarotta
della corona.

Salito sul trono nel 1726, Luigi XV ritorna su posizioni autocratiche, ponendo fine ad ogni speranza riguardo
l'allargamento della partecipazione politica e il risanamento delle finanze statali. Intanto le spese militari si
mantengono ingenti, per cui il re è costretto a misure straordinarie (come un tentativo di istituzione del catasto
fondiario) che naturalmente incontrano l'opposizione del Parlamento parigino e degli altri Parlamenti provinciali.

Il nuovo ministro della Giustizia René-Nicolas de Maupeou prova a mettere in atto una riforma giudiziaria volta a
diminuire il potere dei Parlamenti, promettendo un ritorno alla convocazione degli Stati generali. La proposta, di
stampo chiaramente assolutista, trova però l'opposizione del nuovo sovrano Luigi XVI, salito al trono nel 1774.
Luigi XVI ha intenzione di mantenersi su posizioni meno autoritarie per evitare una spaccatura del paese, anche in
vista della crescita dell’opinione pubblica con la diffusione di gazzette e pamphlets anonimi.

Una crisi politica


Nel 1775 si verificano una serie di rivolte popolari, la cosiddetta guerra delle farine, sorte a causa dell'aumento
del prezzo dei grani in seguito alla liberalizzazione del mercato voluta da Turgot. Finita la crisi, il problema del
debito pubblico persiste e anzi si aggrava a causa del sostegno della Francia ai ribelli nord-americani contro la
Gran Bretagna.

Negli anni successivi la crisi politico-finanziaria peggiora e la corona decide di istituire le cosiddette assemblee dei
notabili, organi di rappresentanza a nomina regia composti da esponenti del mondo della finanza.
La Francia si trova divisa fra:
- chi si muove verso la creazione di una monarchia costituzionale;
- e chi invece, come nobiltà e alto clero, vuole approfittare dell'indebolimento della monarchia per aumentare il
proprio potere.

Luigi XVI è costretto alla convocazione degli Stati generali, per discutere riguardo l'introduzione di nuove tasse.
- Il caos regna anche all'interno degli Stati generali. Poiché non convocati per più di 175 anni non è ben chiaro
quale sia il loro ruolo e le modalità in cui possono agire, così come c'è incertezza sul numero di
rappresentanti del terzo stato e sulle modalità di voto (voto per ordine o per testa).
• Luigi Filippo duca d’Orléans, imparentato col re, fa capo ad uno schieramento di stampo liberale sostenitore
dell'idea di una monarchia parlamentare sul modello inglese. Luigi Filippo è cosciente del fatto che con
l'adozione del sistema di voto per testa avrebbe ottenuto la maggioranza parlamentare (formata da terzo
stato e liberali interni alla nobiltà e al clero), mentre con il voto per ordine avrebbero vinto le tendenze filo-
assolutistiche dei due ceti conservatori.

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VALENTINA FILANNINO

• Dall'altro lato rispetto a Luigi Filippo c'è invece il fratello del re Carlo di Borbone conte di Artois, sostenitore
del sistema di voto per ordine.

Luigi XVI, spesso influenzato dalla moglie Maria Antonietta (figlia dell'imperatore Francesco I), si trova indeciso
sul da farsi. Nel frattempo gli Stati generali, riunitisi il 5 maggio 1789 a Versailles, tentano di sciogliere le questioni
sulla modalità di votazione. La maggioranza assembleare dei nobili e del clero rifiuta il voto per testa e, dall'altra
parte, lo stesso fa il terzo stato, che rifiuta il voto per ordine.

● Il 17 giugno il terzo stato, insieme ad esponenti del basso clero, si autoproclama Assemblea nazionale, ovvero
legittimo rappresentante della nazione.
Luigi XVI reagisce facendo chiudere la sala dove l'assemblea era solita riunirsi.
I deputati del terzo stato decidono allora di riunirsi nella sala adiacente, la sala della pallacorda, dove
sottoscrivono l'omonimo Giuramento della Pallacorda, con cui si dichiarano Assemblea nazionale costituente e
promettono di non sciogliersi fino alla completa stesura di una Costituzione.
In seguito alla collaborazione di gruppi minoritari del clero e della nobiltà con il terzo stato, Luigi XVI riconosce la
legittimità dell'Assemblea nazionale costituente e invita il resto del clero e della nobiltà a prenderne parte.

L’irruzione della piazza (1789-91)


Nei giorni successivi alla formazione della costituente si diffondono voci su gruppi di soldati attorno a Parigi, in
attesa di mettere in atto un probabile colpo di Stato per riportare la situazione sotto il controllo reale.
Nel timore dell'intervento militare il popolo parigino insorge e il 14 luglio 1789 assalta e conquista la Bastiglia,
carcere parigino e simbolo del potere monarchico.

Si manifesta per la prima volta uno degli aspetti principali della rivoluzione: il protagonismo popolare.
- A Parigi i cd sanscoulotte diventano soggetti attivi sempre più autonomi.
- Fasce sempre più grandi di popolazione hanno accesso al dibattito politico grazie al carattere pubblico delle
sedute dell'Assemblea e grazie ai vari gruppi politici, i cosiddetti club, presenti dentro e fuori l'Assemblea. Nel
frattempo molti nobili reazionari fuggono da Parigi lasciando la città in mano agli insorti, che instaurano un
nuovo governo cittadino dotato di una propria milizia armata, la guardia nazionale guidata dall'aristocratico
liberale La Fayette. Nel frattempo la rivolta si diffonde nelle campagne, dove i contadini assaltano le
residenze dei nobili e distruggono ogni forma di documentazione relativa ai diritti nobiliari. Su questa scia il 4
agosto l'Assemblea nazionale dichiara l'abolizione di ogni forma di diritto feudale.
- Il sistema politico, finora composto da Assemblea nazionale e corte, si allarga includendo anche l'azione delle
masse popolari, capaci di condizionare le decisioni dell'Assemblea. Le masse popolari, inizialmente
strettamente legate ai club (che le pilotano), conquistano gradualmente sempre più autonomia. Per sventare
ogni tentativo di colpo di Stato militare da parte del re, nell'ottobre del 1789 il popolo minuto compie la
marcia su Versailles, residenza reale, costringendo il sovrano a trasferirsi nella capitale.
• L'Assemblea, unita su temi come la proclamazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino,
comincia a dividersi su altri temi come il ruolo del sovrano riguardo la nuova costituzione e la possibile confisca
dei beni ecclesiastici. Nonostante questo vengono approvate importanti riforme come l'abolizione dei
Parlamenti provinciali, la separazione dei poteri, la divisione del paese in dipartimenti e la costituzione civile
del clero, che dà vita ad una Chiesa nazionale francese e rende i membri del clero funzionari statali. In molti,
nobili e religiosi “refrattari”, fuggono da Parigi per entrare nelle file dei reazionari.

Luigi XVI, sentendosi in pericolo, decide di fuggire dalla Francia per formare un esercito all'estero con cui poi fare
ritorno. Nel 1791 la famiglia reale fugge da Parigi ma viene intercettata a Varennes e ricondotta nella capitale.
Nel frattempo l'Assemblea nazionale vota a maggioranza per una monarchia costituzionale;

Nel settembre 1791 viene proclamata la costituzione che concede al sovrano il potere esecutivo con la nomina
dei ministri, mentre il potere legislativo va alla nuova Assemblea Nazionale Legislativa: La Prima Repubblica
(1792-94)
Durante i primi due anni della rivoluzione avvengono importanti mutamenti nel sistema politico francese.
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VALENTINA FILANNINO

La corte è sempre più isolata sul piano politico e il re è costretto a sperare in un intervento straniero, aiutato dal
fratello, il conte di Artois, che nel frattempo firma un'alleanza con l'imperatore Leopoldo II e il re di Prussia
Federico Guglielmo II per restaurare l'antico regime in Francia.

Nel frattempo nell'Assemblea legislativa domina il Club dei Giacobini (dal nome dei frati giacobini, nel cui
convento si riunisce il club). I giacobini si radicalizzano sempre di più allontanando dall'Assemblea personalità
come il duca d'Orléans e La Fayette, causando una scissione interna che porta alla formazione di nuovi club divisi
tra quelli più moderati fedeli alla costituzione e quelli più radicali che volevano proclamare la repubblica (tra essi
si distingue il gruppo dei girondini).

Alla prima riunione dell'Assemblea legislativa nell'ottobre 1791, nonostante la maggioranza sia di orientamento
moderato, si fanno sempre più forti le posizioni repubblicane, fra cui quella del gruppo di deputati, i cosiddetti
girondini, perché provenienti dal dipartimento della Gironda, nella Francia sud-occidentale.

- Nel 1792 l'Assemblea dichiara guerra al neo-imperatore Francesco II d’Asburgo il quale, insieme alla Prussia,
invade il territorio francese. Il 10 agosto 1792 il popolo parigino assalta il palazzo reale delle Tuileries,
costringendo l'Assemblea legislativa a deporre e arrestare Luigi XVI con l'accusa di tradimento.

In questa occasione viene formata la Convenzione, una nuova Assemblea costituente eletta a suffragio
universale maschile e guidata da Danton, divisa in:
◊ Destra (girondini)
◊ Sinistra (Montagnardi)
◊ Centro (Palude senza orientamento).
Tale Convenzione è incaricata della stesura di una nuova costituzione repubblicana.
Parte del gruppo dirigente della rivoluzione, di stampo monarchico, viene allontanata per fare spazio a nuovi
leader repubblicani: l'avvocato Maximilien de Robespierre, leader dei giacobini, e il giornalista Jacques-Pierre
Brissot, leader dei girondini. La nuova classe dirigente riesce a riorganizzare rapidamente l'esercito
introducendo la leva obbligatoria e sconfigge le truppe imperiali e prussiane nella battaglia di Valmy.
Due giorni dopo la Convenzione proclama la Prima Repubblica francese e condanna Luigi XVI a morte.

La guerra civile e il Terrore (1793-94)


Prende il nome di “periodo di Terrore” una fase storica della Rivoluzione francese che ebbe inizio del settembre
del 1793 e che durò poco meno di un anno. In questa fase si distinse un avvocato che divenne il nuovo leader dei
giacobini, Robespierre che fu capace di galvanizzare il paese, facendo appello alla necessità di tutelare gli
interessi delle classi più deboli.

Dopo la condanna a morte del re Luigi XVI che venne ghigliottinato il 21 gennaio 1793, le potenze europee si
organizzarono per una vasta coalizione antifrancese, mentre la situazione interna del Paese che era nelle mani dei
sanculotti si faceva drammatica: le masse popolari insorsero contro la Convenzione che obbligava alla leva di
massa; oppositori della Convenzione anche il clero “refrattario” e la nobiltà locale.
-La situazione stava sfuggendo di mano ai girondini che costituivano la maggioranza della Convenzione, la parte
più moderata rispetto ai Montagnardi che invece rappresentavano la parte più radicale.

Nel giugno del 1793 la folla armata assediò la Convenzione che ordinò l’arresto di 29 deputati girondini accusati
di fomentare una controrivoluzione.
•Nello stesso mese la convenzione approvò la Costituzione cd dell’anno I, assai avanzata in senso democratico;
essa prevedeva la divisione dei poteri, il suffragio universale maschile, il riconoscimento del diritto al lavoro e
all’assistenza. Tuttavia non entrò mai in vigore poiché la situazione precipitò: mentre la coalizione antifrancese
invase il Paese, il potere venne assunto dal Comitato di salute pubblica costituito da 12 membri tra cui
Robespierre e altri esponenti della Montagna.

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VALENTINA FILANNINO

In nome della difesa della repubblica, per evitare un possibile colpo di stato, questo organo straordinario instaura
il regime del Terrore annientando fisicamente e sistematicamente tutti gli avversari politici, ghigliottinati a
migliaia dai Tribunali rivoluzionari con processi sommari senza possibilità di difesa per i sospettati. In questa fase
delirante si adottò un nuovo calendario, si lanciarono campagne di scristianizzazione con la chiusura delle chiese
e si diffuse il culto della Dea Ragione.
Per arginare la disastrosa situazione economica si stabilì un calmiere dei prezzi e si adottarono misure di
controllo della produzione, misure malviste dai giacobini accusati così d’indifferenza nei confronti delle
drammatiche condizioni della popolazione francese.

● L’azione repressiva e arbitraria del Comitato di salute pubblica fece crescere il numero dei suoi avversari che
ormai erano la maggioranza e scandalizzare l’opinione pubblica terrorizzata dalla totale mancanza di garanzie
giuridiche individuali. Venne così organizzato un colpo di Stato con la complicità di alcuni esponenti del Comitato.
Nella notte tra il 26 e 27 luglio 1794 (il 9 termidoro secondo il nuovo calendario) la Convenzione ordinò l’arresto
di Robespierre che fu subito ghigliottinato. Il Comitato fu gradualmente sciolto, vennero abrogati leggi e tribunali
speciali, riammessi nell’Assemblea i deputati giacobini espulsi e allontanati i sostenitori di Robespierre.
L’allontanamento della classe politica più radicale diede il via ad una serie di vendette personali contro esponenti
giacobini e sanculotti aprendo una fase storica della Rivoluzione francese nota come Terrore bianco.

●Il 22 agosto 1975 la Convenzione emanò una nuova costituzione detta dell’anno III, più moderata, con norme
che limitavano la libertà di stampa e di associazione e che introduceva il voto per censo (bisogna pagare una certa
quota d’imposta) a doppio livello e un sistema parlamentare bicamerale (Consiglio dei 500 che formulava le leggi
e le discuteva e Consiglio degli Anziani che le approvava o rigettava). La continuità repubblicana tra i
rappresentanti era garantita dalla clausola secondo la quale i nuovi eletti dovevano per almeno 2/3 essere stati
membri della Convenzione. Il potere esecutivo venne assegnato al Direttorio composto da 5 membri.

27 L’erede imperfetto: Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte, grande condottiero, politico e stratega, è una figura chiave nell'Europa del Sette-
Ottocento, grazie alla quale la Francia domina la scena politica e militare europea. Napoleone nasce in una
famiglia corsa di ceto medio e, dopo Cromwell, è il primo generale ad acquistare tanto potere da riuscire a salire
al trono prendendo il posto di un sovrano condannato a morte in nome del popolo (Carlo I Stuart e Luigi XVI di
Borbone).
Napoleone è cosciente della necessità di essere legittimato dal popolo e per questo decide di titolarsi sovrano dei
francesi, ad indicare la discendenza del suo potere dal consenso popolare piuttosto che dalla successione
dinastica.
Resta comunque un personaggio controverso perché se da una parte è l'erede della rivoluzione, dimostrazione
del diritto dei francesi di scegliersi il proprio governo, dall'altra parte è comunque espressione del potere
monarchico. L'importanza di Napoleone sta nell'essere riuscito ad essere una via di mezzo fra:
- le tendenze filomonarchiche→ che mirano alla restaurazione dell'antico regime e dei Borbone e che vedeva in
Napoleone l’incarnazione della forza del principio monarchico,
- quelle giacobine→ che mirano alla costruzione di una repubblica basata sui principi rivoluzionari di cui
Napoleone si presentava come un degno erede.

In sostanza, per i francesi Napoleone rappresentava colui che era in grado di porre fine ai contrasti politici interni,
promettendo una normalizzazione che tuttavia avrebbe garantito il mantenimento di una parte delle conquiste
realizzate con la rivoluzione francese.

La svolta militare della rivoluzione


Nel 1795 in seguito all'entrata in vigore la nuova costituzione dell'anno III scoppia un'insurrezione monarchica a
Parigi, prontamente repressa dal generale repubblicano Napoleone Bonaparte.
- In breve viene nominato il primo Direttorio, un esecutivo composto da ex membri della Convenzione. Il
nuovo organo si trova a dover affrontare una situazione difficile.
76
VALENTINA FILANNINO

Dopo aver represso la “congiura degli uguali”, una congiura di stampo comunista, lancia un’offensiva contro
l’Austria colpendola su due fronti: in Europa centrale e nei territori italiani.

- I problemi bellici e interni vengono risolti per via militare:


• Contro l'impero e il regno di Sardegna→ vengono mandati due contingenti:
◊ uno oltre il Reno per impegnare le truppe imperiali
◊ l'altro, sotto il comando di Napoleone Bonaparte, incaricato di valicare le Alpi e invadere il Piemonte e la
Lombardia.
Il piano francese riesce: il regno di Sardegna è costretto alla resa e Napoleone invade la Lombardia e i
territori padani dello Stato della Chiesa (schierato con la coalizione antifrancese), minacciando un’invasione
di Vienna da sud.
●Con il trattato di Campoformio (1797) si sancì la sconfitta dell’Austria e della coalizione antifrancese; esso
stabiliva che all’Austria fossero cedute la Repubblica di Venezia, Istria e la Dalmazia ( per cui Venezia perse la sua
millenaria indipendenza, finendo sotto il controllo austriaco con grande delusione dei veneziani che avevano visto
in Napoleone il liberatore) e in cambio la Francia ottenne la Lombardia e i Paesi Bassi, mentre dal Regno di
Sardegna aveva già ottenuto Nizza e Savoia.
La Francia esercita di fatto un enorme potere sulla penisola italiana.

L'egemonia sull'Italia dipende anche dall'ammirazione di molti italiani per gli ideali repubblicani.
Nei territori conquistati il Direttorio istituì delle repubbliche. In Italia nacque:
- la Repubblica Cispadana che adottò per prima la bandiera tricolore e che venne poi inglobata nella più vasta
Repubblica Cisalpina con capitale Milano (composta da Lombardia, Emilia-Romagna e parte del Veneto);
- venne cancellata la Repubblica di Genova e istituita la Repubblica Ligure;
- lo stesso avvenne a Roma dove il potere del papa fu dichiarato decaduto e venne istituita la Repubblica
romana.
- Anche il Regno di Napoli venne occupato dai francesi, il re si rifugiò a Palermo e a Napoli si istituì la Repubblica
partenopea.

●Sconfitto l'impero, rimane il problema della Gran Bretagna. Il Direttorio, al fine di minacciare i commerci
britannici con l'Oriente, manda in Egitto (un possedimento turco, che tuttavia costituiva un crocevia importante
per i traffici britannici con l’oriente ) nuove truppe sotto la guida di Napoleone.
Bonaparte sconfigge gli egiziani nella battaglia delle Piramidi (1798) ma la flotta francese viene annientata nella
battaglia della Baia di Abukir dalla flotta inglese guidata dall'ammiraglio Horatio Nelson. La campagna si
conclude in disfatta e Napoleone decide per un ritorno in patria.

●Sul piano interno nuovi problemi seguono alle elezioni del 1797, in cui i monarchici ottengono la maggioranza.
Il Direttorio, appoggiato all'esercito (di formazione repubblicana) attua il colpo di Stato di fruttidoro annullando
le elezioni e allontanando i monarchici.
Alle nuove elezioni indette nel 1798 vince la fazione giacobina e il Direttorio, come fatto in precedenza, reagisce
con un nuovo colpo di Stato e annulla le elezioni.

●Nel 1799, quando Napoleone riuscì a tornare dall’Egitto, venne accolto trionfalmente sebbene l’impresa fosse
fallita; forte del sostegno dell’esercito e del popolo, dichiarò la Francia in pericolo e organizzò lui stesso un
secondo colpo di Stato militare, sciogliendo il Direttorio e istituendo il consolato, una nuova forma di governo
affidata a 3 consoli, di cui Napoleone era il primo console che deteneva tutti i poteri, mentre gli altri due avevano
sostanzialmente una funzione consultiva.
Forte del sostegno dell’esercito e del popolo che vedeva in lui il garante dei principi rivoluzionari, subito dopo
promulgò la Costituzione dell’anno VIII

Dal consolato all’impero


La scelta di dare ad un uomo forte come Napoleone un ruolo centrale nella repubblica è giustificata
dall'incapacità del Direttorio di creare un governo stabile e dalla formazione della seconda coalizione
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VALENTINA FILANNINO

antifrancese (formata da Gran Bretagna, Russia, impero, Prussia, impero ottomano, Svezia e regno di Napoli), che
pone fine alle filofrancesi repubbliche italiane.
Napoleone, tuttavia, non si rassegnò alla perdita dei territori italiani, così dopo il ritiro della Russia dalla
coalizione, egli varcò nuovamente le Alpi e a Marengo nel 1800 sconfisse con il suo esercito quello austriaco,
costringendo le altre potenze ad accettare dure condizioni di pace.

●Sul piano interno il nuovo governo firma un concordato con la Santa Sede, riconoscendo il cattolicesimo come
religione della maggioranza dei francesi in cambio del riconoscimento da parte del papato della repubblica
francese e del permesso per la vendita dei beni ecclesiastici. Dopo l'accordo, Napoleone decide di rafforzare
l'autorità statale emanando i cosiddetti articoli organici, che limitano gli effetti del concordato e proclamano
l'uguaglianza dei vari culti.

Consolidato il proprio rapporto con la Santa Sede, Napoleone si fa proclamare primo console a vita con un
plebiscito, aprendo la strada alla sua monarchia. Nei mesi a seguire vengono emanati nuovi decreti che
aumentano i poteri del primo console fino alla finale trasformazione della carica in quella di imperatore dei
francesi, nel 1804.
La Francia non è più una Repubblica, ma un Impero.

Nello stesso anno papa Pio VII incorona Napoleone imperatore durante una solenne cerimonia tenutasi nella
cattedrale di Notre Dame di Parigi; un gesto simbolico che sottolineava che il suo potere non discendeva da Dio e
che dunque non era subordinato né al Papa, né alla volontà divina.
• Per stabilizzare il proprio potere Napoleone dà vita ad una nuova aristocrazia ereditaria che, anche se con
meno privilegi della nobiltà dell'antico regime, è comunque la base del nuovo regime.
• Il nuovo imperatore procede poi alla riforma delle finanze pubbliche (con la coniazione di una nuova
moneta, il franco d’argento) e alla riforma del sistema giudiziario (sottoponendo i giudici al controllo del
governo).
• Viene promulgato il nuovo Codice civile e penale, il cosiddetto Codice Napoleonico, che include importanti
conquiste della rivoluzione come la libertà individuale, la laicità dello Stato, l'uguaglianza dei cittadini di
fronte alla legge e l'abolizione del feudalesimo.
• Infine crea un nuovo organo di polizia (una sorta di polizia politica) incaricato della tutela dell'ordine pubblico
e della repressione di ogni forma di dissenso.

La monarchia amministrativa
Con Napoleone per la prima volta in Europa si instaura un regime fondato sul potere autoritario dato dal
controllo dell'esercito e sul consenso popolare, dato dal plebiscito. Questo stile di governo, definito
cesarismo/bonapartismo, (con riferimento al potere degli imperatori romani, in particolare al regime dittatoriale
di Giulio Cesare che aveva decretato la fine della repubblica romana) è un'importante modello nell'Europa
dell'Ottocento e viene imitato da altri sovrani, in primis da Luigi Napoleone (Napoleone III), nipote di Napoleone.

●Napoleone è per i francesi un’ancora di salvezza, un portatore di pace dopo un lungo periodo di contrasti politici
interni ed esterni, capace di proteggere le importanti conquiste della rivoluzione. Sotto il regime napoleonico si
verifica, infatti, un mutamento politico e sociale che ha il suo centro nella riforma amministrativa.
- una nuova organizzazione amministrativa della Francia secondo un modello statale di tipo gerarchico e
piramidale, complesso e articolato gestita da un governo centralizzato: ai prefetti erano affidati i vari
dipartimenti del territorio francese che a loro volta erano divisi in circondari gestiti da sottoprefetti.
- Se da un lato il controllo statale migliora molti settori, dalla sanità all'istruzione, dall'altro lato si basa sulla
sottomissione di tutta la società ad un potere autoritario legittimato nella sua azione dalla difesa delle
conquiste rivoluzionarie.

●La gerarchizzazione dell'apparato statale comporta l'allargamento di quel gruppo di funzionari incaricati della
gestione dell'amministrazione statale che gradualmente prendono coscienza del proprio ruolo sociale. È la nascita

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VALENTINA FILANNINO

della cosiddetta monarchia amministrativa, ovvero di una forma di monarchia che agisce tramite i moderni
strumenti dell'amministrazione pubblica.
Superato il classico rapporto re-sudditi, il burocrate è ora una sorta di intermediario fra il potere centrale e i liberi
cittadini, incaricato della gestione della res publica e scelto non più secondo privilegi di nascita ma per meriti
personali.
La burocrazia veniva così a essere formata da persone meritevoli, addestrate, spesso reclutate tramite concorso
pubblico, non più privilegiati per nascita. A tal fine Napoleone riformò l’istruzione superiore con la creazione di
licei statali e grandi scuole pubbliche d’eccellenza che dovevano formare la futura burocrazia.

L’egemonia francese in Europa e le sue conseguenze


In seguito alla pace di Lunéville (1801) fra Francia e impero, il territorio francese si era esteso fino alla riva sinistra
del Reno, permettendo a Napoleone di orientare i nuovi possedimenti verso posizioni antiasburgiche e
costringendo l'imperatore Francesco II a ridimensionare il proprio potere istituendo l'impero d’Austria.

● Nel 1805 fu organizzata una terza e una quarta coalizione antifrancese, cui prendono parte→ l'impero
austriaco, la Russia, la Svezia e il regno di Napoli.
Ma ciò non impedì a Napoleone nel corso del 1806 di ridisegnare la cartina europea con la creazione di una serie
di Stati satelliti della Francia in cui fece insediare i propri congiunti:
◊ il Regno di Napoli fu affidato al fratello Giuseppe;
◊ al fratello Luigi fu affidato il Regno d’Olanda,
◊ mentre Napoleone si dichiarò “protettore” della Confederazione del Reno in Germania;
◊ il Regno di Vestfalia al fratello Girolamo.

L'ultimo ostacolo è la Gran Bretagna.


Vista l'impossibilità di un'invasione, Napoleone procede per vie commerciali istituendo il blocco continentale,
ovvero il divieto per la Francia e per tutti i paesi satelliti di commerciare con la Gran Bretagna. Il blocco viene poi
esteso agli altri paesi europei (Russia, Prussia, Spagna, Svezia).
- Il blocco si sarebbe rivelato vantaggioso qualora le potenze alleate l'avessero applicato rigidamente e qualora
fossero state in grado di rimpiazzare i prodotti britannici come materie prime e manufatti. Il contrabbando
dilagante e la grande produttività inglesi (anche grazie alla rivoluzione industriale in corso) mettono in
difficoltà il sistema del blocco.
- Intanto, Napoleone sceglie di intervenire militarmente contro il Portogallo, rifiutatosi di aderire al blocco.
Stretta un'alleanza con la Spagna di Carlo IV di Borbone, invade il Portogallo ma è costretto a ritirarsi in
seguito allo sbarco di truppe inglesi.

L'ostilità fra la Francia e gli altri paesi porta alla formazione della quinta coalizione antifrancese (1809), che si
conclude con la disfatta degli austriaci e l'occupazione di Vienna. Napoleone impone l'accettazione della
supremazia francese, stabilita dal suo matrimonio con la figlia dell'imperatore d'Austria, Maria Luisa d’Asburgo.

●L'affermazione dell'egemonia e del modello statale francese porta naturalmente a resistenze contro l'impero,
alimentate anche dallo stesso concetto francese dell'autodeterminazione dei popoli. Nella nuova idea di patria
che vedeva il ruolo attivo del popolo/nazione, l’occupazione napoleonica era ritenuta un sopruso inaccettabile
sulla propria terra.
Tra il 1809 il 1810 scoppiò un’accesa rivolta nel Tirolo (attuale Alto-Adige), un’altra in Spagna dove i rivoltosi
evitarono lo scontro aperto, adottando una tecnica militare basata su una logorante azione di sabotaggio, scontri
sporadici, imboscate, chiamata in spagnolo guerilla, guerriglia, cioè piccola guerra.

Il tramonto dell’Impero napoleonico


Nel 1810 la Russia, dopo una fase di alleanza con la Francia, decise di riprendere i commerci con la Gran Bretagna
rompendo il blocco continentale. Nel 1812 in risposta Napoleone invase la Russia con un esercito di 700 mila
soldati occupando Mosca nel mese di settembre. L’inverno era ormai alle porte e Mosca già abbandonata prima
del suo arrivo, venne data alle fiamme >(tattica della terra bruciata) affinché l’esercito invasore non trovasse
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VALENTINA FILANNINO

approvvigionamenti. Le truppe francesi furono costrette al ritiro prima del gelo invernale, ma ripetutamente
attaccate ai fianchi, stremati dal freddo e dalla fame, furono costrette al ritiro, ma rientrarono in Francia meno di
500mila uomini.

Incoraggiati da questa prima sconfitta napoleonica, le potenze europee organizzarono la sesta coalizione
antifrancese, mentre in Spagna la guerriglia diventò una rivolta generale che portò alla cacciata dei francesi e al
ritorno sul trono dei Borbone e il territorio francese si ridimensiona notevolmente, perdendo a poco a poco tutti i
suoi stati satelliti spianando la strada alla restaurazione delle vecchie dinastie.

Napoleone, dopo alcuni effimeri successi, venne sconfitto a Lipsia nel 1813 (città tedesca). Le forze alleate
invasero la Francia e occuparono Parigi, così che Napoleone fu costretto ad abdicare e viene esiliato nell'isola
d’Elba. Fuggito dall'isola nel 1815, sbarca in Francia e, grazie al malcontento causato dalla restaurazione dei
Borbone con Luigi XVIII (fratello di Luigi XVI), viene accolto trionfalmente a Parigi.

Formata la settima coalizione antifrancese, l'armata napoleonica viene definitivamente sconfitta nella battaglia
di Waterloo, in Belgio, ponendo fine ai cosiddetti “cento giorni” di Napoleone. Esiliato a Sant’Elena,
possedimento britannico nell'Atlantico, Napoleone si spegne il 5 maggio 1821

28 La prima rivoluzione industriale

Con l’espressione “prima rivoluzione industriale “ si indicano sommariamente le radicali e irreversibili


trasformazioni delle strutture produttive e sociali europee che si verificarono a partire dall’Inghilterra tra il 1760 e
il 1830, trasformazioni che avrebbero segnato una costante accelerazione nella crescita economica inglese.

Invenzioni e innovazioni
Il settore tessile, in particolare quello cotoniero, vede profondi cambiamenti nel sistema produttivo. La
lavorazione del cotone in Inghilterra, più “giovane” rispetto a quella dei panni di lana, è un settore che subisce
una rapida espansione a partire dalla prima metà del Settecento, grazie ai manufatti realizzati in India, importati
dalla Compagnia inglese delle Indie e poi venduti in Europa, America, Africa.
Nell'800 con la nascita di cotonifici in Inghilterra e con il passaggio del monopolio del commercio con l'India dalle
mani della Compagnia delle Indie a quelle della corona britannica, il subcontinente indiano cessa di essere
un'area di produzione, diventando invece mercato di sbocco per i manufatti inglesi.

La necessità di aumentare la produzione e compensare così il costo della manodopera che in Europa era più alta
rispetto ai Paesi asiatici, porta alla ricerca e all'adozione di nuove tecniche per velocizzare la lavorazione del
prodotto, riducendo allo stesso tempo i costi. Il cotone, fibra vegetale e per questo più resistente rispetto alla
lana animale, si rivela essere un materiale maggiormente adatto alla lavorazione meccanica.
- La lavorazione del cotone, come quella degli altri tessuti, passa attraverso quattro fasi:
• Preparazione, in cui il materiale viene pulito e pettinato, disponendo le fibre in parallelo;
• Filatura, in cui le fibre vengono trasformate in filo;
• Tessitura, in cui il filo viene intrecciato;
• Finitura, in cui il prodotto viene completato attraverso vari altri processi come la tintura, il
candeggio o la stampatura.
●Una delle prime innovazioni del settore tessile è la “navetta volante”, cioè telai in cui il filo veniva spostato
meccanicamente e non più a mano, crebbe la produttività e si realizzavano tessuti di maggiore ampiezza.
Seguirono invenzioni destinate ad accelerare anche la fase della filatura: venne adottata la cardatrice, negli anni
successivi vennero inventati il filatoio meccanico e idraulico di gran lunga superiore rispetto ai filatoi manuali.
Il susseguirsi di queste invenzioni procedette secondo uno schema definito “a botta e risposta”, nel senso che
se si verificava un’innovazione in una delle 4 fasi scaturiva l’innovazione anche nella fase successiva, al fine di
rendere più omogenei i ritmi di produzione ed evitare strozzature nel ciclo produttivo.

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VALENTINA FILANNINO

Questa sequenzialità non investì soltanto la filatura e la tessitura, ma anche la fase di finitura dei tessuti: essi non
venivano più sbiancati all’aria aperta sui prati, ma con l’utilizzo di procedure chimiche a base di acido solforico e
successivamente di cloro. In breve tempo i filatoi manuali sono surclassati da quelli meccanici e idraulici.
L’industria cotoniera con la meccanizzazione di tutte le fasi di lavorazione divenne la protagonista del
processo di industrializzazione in Inghilterra e il cotone si sostituì sul mercato alla seta e al lino grazie al suo basso
prezzo.

●Le innovazioni del settore siderurgico, per quanto più lente e graduali, sono alla base della trasformazione di
tutto il sistema industriale inglese. La nuova siderurgia inizia nel 1709 con l'introduzione del coke (un composto di
carbon fossile e minerali ferrosi) come combustibile nel processo di produzione della ghisa. Il coke permette la
fabbricazione di una ghisa con meno impurità, più resistente di quella prodotta fino ad allora con il carbone di
legna o con il carbon fossile.
- Essa si prestava bene alla fabbricazione di prodotti di piccole dimensioni qualitativamente superiori rispetto
alla produzione precedente e, in seguito, anche per la fabbricazione di macchinari per le industrie tessili che
erano in espansione.

Tuttavia, queste nuove tecnologie stentavano a imporsi a causa degli alti costi d’impianto degli altiforni che,
oltretutto, non venivano sfruttati a pieno in termini di produttività a causa di problemi di aerazione. Negli anni
successivi il notevole sviluppo del settore siderurgico legato ad un aumento della produzione di ghisa, di cui si
migliorò la qualità e la malleabilità, portò ad uno sfruttamento sempre maggiore dei giacimenti di carbone che
richiedeva, però, un enorme impiego di energia per pompare in superficie l’acqua che c’era.
Nella seconda metà del 700, sulla scia di invenzioni come la pompa a vapore, James Watt effettua una serie di
esperimenti sul calore e introduce un nuovo recipiente nel quale far condensare il vapore ottenuto, per l'appunto
il condensatore, perfezionando la nuova macchina a vapore.
L’impiego del vapore come forza motrice rivoluzionò il settore industriale.

La produzione delle nuove macchine di Watt è però costosa, necessita di una nuova industria apposita e il loro
acquisto comporta un investimento notevole. Entrato in contatto con l'imprenditore Matthew Boulton, le nuove
officine di Boulton e Watt cominciano la produzione di macchine a vapore, riuscendo a produrne ben 300 dal
1775 al 1800. Nel corso del tempo Watt brevetta nuovi modelli della macchina a vapore e costruisce il primo
filatoio a vapore.

Un ambiente che muta


L'impiego del vapore come principale fonte di energia e le innovazioni nell'industria tessile mutano
profondamente la società inglese. In precedenza molti impianti produttivi sorgevano laddove era presente la
caduta di acqua che garantiva la disponibilità di energia idraulica. Con l’utilizzo del vapore come forza motrice la
localizzazione degli impianti era vincolato alla vicinanza di miniere, oppure porti o canali che ne facilitassero
l’approvvigionamento, ma anche la commercializzazione dei prodotti finiti.

Le nuove industrie possono fare affidamento su un miglioramento delle vie di comunicazione iniziato nella prima
metà del Settecento:
◊ Il trasporto su rotaia, già introdotto in Germania nel Cinquecento, viene migliorato con l'ausilio delle macchine
a vapore. Unendo il vapore alla trazione Trevithick crea la prima locomotiva, spianando la strada alla costruzione
di ferrovie pubbliche, sia per il trasporto delle merci che per quello delle persone.
◊Lo scavo di numerosi canali artificiali permette la riduzione dei costi di trasporto delle merci, ulteriormente
ridotti dall'invenzione, nel 1807, del primo battello a vapore.
◊ Lo sviluppo di industrie vicino ai giacimenti di materie prime o ad importanti vie di comunicazione porta alla
nascita di nuove popolose città dove prima vi erano solo piccoli borghi (come Birmingham, Liverpool,
Manchester, Leeds, Sheffield), a scapito di precedenti centri commerciali inglesi come York e Norwich.
Cambia l'aspetto delle città: le periferie si caratterizzano per la presenza di fabbriche, ciminiere e slums,
abitazioni fatiscenti dove alloggiano le famiglie operaie, mentre le zone centrali diventano residenza dei ceti
borghesi, luogo di ostentazione del lusso.

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VALENTINA FILANNINO

La nascita della società industriale


La trasformazione industriale nell'Inghilterra di fine ‘700 e inizio Ottocento coinvolge, oltre l'economia, anche i
rapporti sociali. I nuovi lavoratori, sottoposti al sistema di fabbrica, cambiano nella mentalità e nello stile di vita.
- Nell'Inghilterra del 1830 la classe operaia è ancora minoritaria rispetto alla totalità dei lavoratori salariati ed è
fortemente stratificata, divisa fra lavoratori qualificati provenienti dall'artigianato, operai senza
preparazione provenienti dalla classe contadina e, infine, donne e bambini. Gli stessi lavoratori più qualificati
e retribuiti non si riconoscono alla pari degli altri più poveri, fra i quali imperversano fenomeni quali
l'alcolismo e la prostituzione.
- Più si scende nella gerarchia della classe operaia, peggiori sono le condizioni di vita e di lavoro. Industriali e
imprenditori, già costretti a investire notevolmente in macchinari, si rifanno sulle spalle delle classi meno
agiate, sfruttando al massimo il lavoro della manodopera, pagata una miseria a causa della sua grande
disponibilità. La manodopera salariata, senza alcun controllo della produzione né tantomeno alcuna garanzia
lavorativa, è costretta a ritmi di lavoro anche di 15-16 ore giornaliere, ridotte nel 1831 con l'introduzione di
una legislazione statale che impone il divieto dell’impiego di minori di 9 anni e il tetto massimo di 12 ore
giornaliere di lavoro.
- Anche gli operai più qualificati non se la passano bene. Le innovazioni tecnologiche e i nuovi macchinari
comportano un notevole risparmio di forza lavoro, costringendo i lavorati specializzati alla disoccupazione e
talvolta alla perdita dello status a loro riservato grazie alla loro esperienza.
- Fra gli artigiani minacciati dall'avvento delle macchine, ma anche fra gli altri lavoratori, si diffonde il
fenomeno del luddismo (dal nome di Ned Ludd, primo a distruggere un telaio meccanico), movimento
contrario alla meccanizzazione del lavoro poiché distruttrice della tradizionale organizzazione sociale e
colpevole del peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Il luddismo si esplica con una serie di
sabotaggi e azioni terroristiche ai danni del sistema di fabbrica e si manifesta diversamente da regione a
regione, raccogliendo artigiani e lavoratori disoccupati o altri in protesta per le condizioni di lavoro.
- L'esercizio della forza nel contenimento di questi fenomeni e l'assoluta tutela della proprietà privata da parte
del governo pone il veto ad ogni rivendicazione operaia. Il divieto e la repressione di scioperi e
manifestazioni porta i lavoratori alla creazione di associazioni di mutuo soccorso, autorizzate dal governo nel
1824 sotto la forma delle Trade Unions, una sorta di corporazioni dei mestieri a metà fra il mutuo soccorso e
la rappresentanza sindacale.

29 Restaurare l’antico regime


Caduto l'impero napoleonico le grandi potenze vincitrici (Gran Bretagna, Russia, Austria e Prussia) si trovano a
dover risolvere alcuni problemi di natura politica. Il primo problema riguarda sicuramente il futuro della Francia e
cosa si può fare affinché la potenza francese non torni a dominare su tutto il continente europeo, come nei 15
anni appena trascorsi.
In sostanza, volevano restaurare la società di Antico Regime basata sul principio della legittimità dinastica,
cancellando gli effetti prodotti dalla rivoluzione e dall’espansionismo napoleonico, convinte che ciò fosse davvero
possibile. Esse però non avevano tenuto conto del fatto che durante l’età napoleonica si era diffuso un nuovo
concetto di sovranità popolare collegato a quello di popolo-nazione, cioè di un popolo che si identificava in un
insieme di tradizioni, tratti culturali e linguistici comuni all’interno di un determinato territorio che costituiva
ormai un soggetto politico dotato di volontà autonoma

A detta dei vincitori l'unica soluzione possibile è il ritorno al mondo politico europeo precedente alla rivoluzione
francese, fatale segno di rottura di equilibri secolari. Il progetto di restaurazione dell'antico regime trova la sua
espressione nel famoso Congresso di Vienna.

Il Congresso di Vienna (novembre 1814 - giugno 1815)


Fra la fine del 1814 e la metà del 1815 il Congresso di Vienna ridisegna la geopolitica europea. Al Congresso
partecipano diplomatici di tutti gli Stati Europei, inclusa la Francia, rappresentata dal principe e vescovo Charles-
Maurice Talleyrand. Già deputato degli Stati generali del 1789, membro dell'Assemblea costituente, ministro
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VALENTINA FILANNINO

degli Esteri di Napoleone e infine uno dei maggiori responsabili della sua abdicazione e del ritorno dei Borbone,
Talleyrand è un abile diplomatico capace persino di convincere le altre potenze a non penalizzare eccessivamente
la Francia sul piano territoriale, al fine di evitare rivendicazioni rivoluzionarie e repubblicane.
- Il Regno di Francia su cui ora regnava Luigi XVIII, dopo i 100 giorni di Napoleone, cede all’Austria (che già
controllava la Lombardia) il Trentino e la Repubblica di Venezia e si formò così il regno lombardo-veneto.
- Al Regno di Sardegna, restituito ai Savoia, vennero annessi la Repubblica di Genova e la Liguria.
- Il Granducato di Toscana venne restituito alla dinastia Asburgo-Lorena.
- Il ducato di Parma e Piacenza fu assegnato alla moglie di Napoleone, Maria Luisa d’Asburgo, figlia
dell’imperatore.
- Il ducato di Modena fu assegnato a Ferdinando IV d’Asburgo.
- Nello Stato pontificio viene ripristinato il potere temporale del Papa
- Ferdinando IV di Borbone unificò i due regni di Napoli e di Sicilia creando il Regno delle due Sicilie e
assumendo il nome di Ferdinando I.
- L’area tedesca uscì profondamente mutata dal Congresso di Vienna: gli Stati tedeschi passarono da 350 a 39.
- Alla Russia vennero annessi la parte centrale della Polonia e la Finlandia.
- La Gran Bretagna ottenne alcune colonie francesi e olandesi e l’isola di Malta.
- Olanda e Paesi Bassi meridionali si fusero nel Regno dei Paesi Bassi.
- La Spagna e il Portogallo ripristinarono le dinastie rispettivamente dei Borbone e dei Braganza.
- L’unica repubblica riconosciuta è la Repubblica elvetica dichiarata ufficialmente neutrale.

Su proposta dello zar Alessandro I le potenze di Russia, Prussia e Austria formano la Santa alleanza, ufficialmente
creata per tutelare “la religione, la pace, la giustizia”, ma di fatto usata dal cancelliere austriaco Klemens von
Metternich come forza reazionaria per reprimere ogni opposizione alla restaurazione. La Gran Bretagna non
aderisce alla Santa alleanza ma sottoscrive con le 3 potenze un'alleanza politico-militare, la quadruplice alleanza,
per ricostituire lo schieramento antifrancese.

Il nuovo dispotismo reazionario…


Il dispotismo postrivoluzionario è totalmente diverso dall'assolutismo dispotico del Settecento. Innanzitutto è
molto più legato ai valori tradizionali, specialmente quelli religiosi, sapientemente amministrati con l'aiuto della
Chiesa cattolica, tanto che gli storici parlano di un’”alleanza tra il trono e l’altare”, a sottolineare una
convergenza di interessi tra potere politico e potere religioso.

In secondo luogo è da sottolineare come la rivoluzione ha involontariamente influenzato anche le forze


conservatrici e tradizionaliste, mutandole in senso reazionario e talvolta fornendo anche le basi per nuove forme
di linguaggio e organizzazione.
Per esempio la nobiltà francese, che prima della rivoluzione era vista come il fulcro della società, la guardia delle
sue libertà e tradizioni, in seguito alla rivoluzione è vista proprio in relazione a quest'ultima come il privilegio
contrapposto all’uguaglianza, il dispotismo contro le idee repubblicane, l'oppressione contro il potere del
popolo, quasi una componente esterna alla società francese, un parassita.

… e i suoi nemici
L'aumento della repressione contro ogni forma di pensiero considerata rivoluzionaria e anti-restauratrice
alimenta la diffusione delle società segrete, create sul modello della Massoneria.
- Ispirata alle corporazioni operaie medievali, la Massoneria più che società segreta era “una società di
segreti”, costruita attorno all'esistenza di un sapere antico e nascosto, accessibile solo dopo vari passaggi di
crescita intellettuale e morale. Contraria ai fanatismi religiosi e promotrice di una fratellanza universale, viene
per questo scomunicata nel 1738 dalla Chiesa cattolica. Nel tempo è poi sfruttata da movimenti politici e
sovrani (fra cui anche Napoleone) per controllare e guidare l'ideologia e l'opinione pubblica.
- Le società segrete erano caratterizzate dalla segretezza e da un’organizzazione gerarchica che si avvaleva di
codici e simboli noti solo ai suoi membri che venivano introdotti dopo rituali di iniziazione ad un sapere
esoterico destinato ai pochi eletti.

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VALENTINA FILANNINO

- Con la restaurazione alcuni gruppi massonici danno vita a sette politiche di stampo liberale e costituzionale,
contrarie al dispotismo e all'alleanza fra potere temporale e spirituale. Fra queste vi è la Carboneria, società
segreta particolarmente diffusa in Italia, promotrice degli ideali dell'indipendenza e dell'unità contro il
dominio straniero.

Libertà e indipendenza
Nell'Europa della restaurazione, caratterizzata da monarchie assolute per diritto divino, la Francia rappresenta
una parziale eccezione. Tornato sul trono, Luigi XVIII si rende conto dell'impossibilità del ritorno all'antico regime
e, per accattivarsi l'opinione pubblica a maggioranza sostenitrice delle idee liberali, nel 1814 concede una
costituzione (la charte octroyée, letteralmente “carta concessa”) moderatamente liberale.
La nuova costituzione prevede un Parlamento bicamerale (Camera dei pari a nomina regia, Camera dei deputati
a suffragio censitario ristretto) e, nonostante il controllo del governo da parte della corona, concede una parziale
difesa dei diritti individuali.
- Tuttavia la costituzione, concessa dall'alto, non soddisfa né i monarchici oltranzisti, chiamati ultras,
(conservatori, a favore del ripristino dell'antico regime) né i bonapartisti né i liberali. Alle elezioni del 1815,
in cui votano solo 70.000 persone su 20 milioni, gli oltranzisti vincono ma proprio perché, contrari all'assetto
costituzionale, disertano le sedute parlamentari. Nelle elezioni successive, a partire dal 1816, si rafforza lo
schieramento di opposizione formato da bonapartisti, liberali moderati e liberali progressisti.
L'assassinio nel 1820 del duca di Berry, presunto erede al trono, per mano di alcuni carbonari spinge però
Luigi XVIII su posizioni più conservatrici e reazionarie.

A partire dal 1815 anche altre monarchie europee concedono una costituzione, e sono i Paesi Bassi, la Svezia, la
Norvegia e alcuni Stati tedeschi.

Vi è poi naturalmente la Gran Bretagna, monarchia parlamentare adottata come modello di riferimento da tutti i
liberali europei, senza una costituzione scritta ma non per questo meno garantista nei confronti dei diritti
individuali. Nonostante un breve periodo di governo dei tories, in cui viene messo in pericolo il diritto di
associazione e di manifestazione, il successivo governo dei whigs riporta la maggioranza verso idee liberali.

Le società segrete della restaurazione, oltre a muoversi a favore della promulgazione di costituzioni liberali,
seguono anche il principio di autodeterminazione dei popoli e quindi dell'indipendenza nazionale. Alla base di
questo vi è il concetto di popolo-nazione originario della rivoluzione francese: se la sovranità risiede nel popolo,
che si identifica con una determinata cultura e tradizione, allora lo stesso popolo ha diritto ad autodeterminarsi.
La nascita degli Stati Uniti d'America e l'inizio della costituzione americana, “We the people”, esprimono proprio
questa forte identificazione fra popolo e nazione, mettendo in discussione ogni forma di governo non basata sulla
volontà popolare.

30 Ancora la rivoluzione

Negli anni '20 dell'Ottocento, a pochi anni dal Congresso di Vienna, si verificano nuovi moti rivoluzionari, figli
della diffusione dei valori liberali di fine ‘700. I nuovi valori si basano sui concetti di sovranità popolare e di
popolo-nazione, cioè del popolo come soggetto politico attivo dotato di una volontà autonoma, il quale si
identifica in un insieme di tradizioni, tratti linguistici e culturali comuni all’interno di un determinato territorio.

La rivoluzione spagnola
A partire dal 1820, ritornò la rivoluzione e questa volta l’epicentro del nuovo sisma rivoluzionario fu la Spagna,
lacerata da uno scontro tra un movimento liberale che univa alla lotta contro i francesi la rivendicazione di una
Costituzione e un movimento conservatore, cd Legittimista, perché tutelava il sovrano legittimo e quindi il
governo assolutistico.
Questi due movimenti, sia pure mossi da obiettivi diversi, si erano uniti nella lotta contro i francesi che portò nel
1812 alla proclamazione della Costituzione di Cadice, di stampo liberale che prevedeva un Parlamento
monocamerale, garanzia dei diritti dei cittadini e precise limitazioni al potere regio.
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VALENTINA FILANNINO

Ma con il ritorno al trono nel 1813 di Ferdinando VII di Borbone la Costituzione venne abrogata e reintrodotti la
censura e l’Inquisizione spagnola; vennero ripristinati i privilegi dell’aristocrazia e reintegrati i beni che erano stati
sottratti al clero durante il dominio francese, senza indennizzo per gli acquirenti.
Nel frattempo le colonie dell’America meridionale (Venezuela, Argentina, Colombia) si erano ribellate al dominio
spagnolo e scoppiarono rivolte juntas (rivolte) rivoluzionarie il cui obiettivo è ottenere l'indipendenza dalla
Spagna.
Il re Ferdinando VII di Borbone riuscì a ristabilire il controllo su queste colonie, ma la ribellione riesplose in
Argentina che, sotto la guida di Simon Bolivar, portò nel 1819 alla nascita della repubblica della Colombia.

●RIVOLTA DI CADICE: Nel 1820 le truppe che dovevano andare dalla Sagna in America per reprimere la rivolta
rifiutarono di imbarcarsi e chiesero il ripristino della Costituzione concessa nel 1812
- Nel frattempo in Spagna viene formato un esercito da inviare nelle colonie americane. I soldati, riuniti nel
porto di Cadice, mal pagati e con un basso morale a causa della difficoltà della missione, vengono però aizzati
da un gruppo di ufficiali appartenenti alla società segreta dei Comuneros.
Gli ufficiali riescono a ottenere il consenso delle truppe che, nel 1820, rifiutano di imbarcarsi e chiedono il
ripristino della costituzione del 1812.
Il sovrano spagnolo cedette a tale richiesta, ma la Spagna divenne talmente ingovernabile che il re abdicò e a
quel punto intervenne militarmente la Santa Alleanza per ripristinare il potere assoluto della corona: dopo una
dura repressione tornò sul trono nel 1823 Ferdinando VII.

●IL PORTOGALLO: Anche in Portogallo, nel 1820, si verifica una rivolta militare contro gli inglesi, che durante la
guerra antinapoleonica controllano il paese. La rivolta porta all'adozione della costituzione spagnola del 1812 e
chiede il ritorno in patria del re Giovanni VI di Braganza, esiliato in Brasile.
Tornato in Portogallo Giovanni VI accetta la costituzione, mentre la moglie e il secondogenito Michele
fomentano la guerra civile e, caduto il regime costituzionale spagnolo, ristabiliscono l'assolutismo (1824).
Il primogenito Pietro, rimasto in Brasile, proclama l'indipendenza del paese diventandone l'imperatore nel 1822.
Negli stessi anni, approfittando del regime costituzionale spagnolo, i ceti più elevati e il clero della Nuova Spagna
promuovono insurrezioni militari che portano all'indipendenza del Messico. Nel 1824 anche il Perù, sotto la
guida bolivariana, raggiunge l'indipendenza.

L'elemento comune agli avvenimenti iberici e sudamericani è il fatto che le idee liberali e costituzionali sono
portate avanti dai quadri dell'esercito. Questo si spiega con l'infiltrazione, nel mondo militare, di organizzazioni
massoniche e carbonare di orientamento liberale che acquistano grande consenso anche grazie al fatto che nei
ranghi dell'esercito, in seguito alla guerra antinapoleonica, sono presenti individui di ogni estrazione sociale,
non più esclusivamente nobili.

Guerra d’indipendenza greca


La Grecia continentale di inizio ‘800 è un'area arretrata, a scarsa urbanizzazione e con la maggioranza della
popolazione dedita alla pastorizia e all'agricoltura. Le zone costiere e le isole dell'Asia Minore sono invece zone
economicamente floride e in stretto contatto con il mondo mercantile mediterraneo.
In queste comunità di religione cristiano-ortodossa l'influenza degli ideali di autodeterminazione, insieme alla
letteratura romantica, porta allo sviluppo di un ideale nazionalista fondato sull'eredità culturale della Grecia
classica, nell'800 oppressa dall'impero ottomano.

L'impero ottomano, decisamente indebolito dal punto di vista economico, militare e politico, subisce l'attenzione
delle mire espansionistiche delle confinanti Russia e Austria.
Nel 1812 nasce ad Odessa, importante città russa con una forte presenza greca, l'Eteria, una società segreta di
stampo nazionalista e anti-ottomano. Dopo essersi diffusa in tutta l'Asia Minore, l'Eteria guadagna il sostegno
della Russia tanto da diventarne capo Alessandro Ypsilanti, un generale greco al servizio dello zar Alessandro I.
- l'Eteria fomenta numerosi moti indipendentisti in Grecia che portano al massacro delle guarnigioni
ottomane. L'impero ottomano risponde con la repressione, massacrando la popolazione dell'isola di Chio.

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Liberate alcune regioni, i ribelli proclamano l'indipendenza della Grecia nel gennaio 1822.
-I greci chiedono aiuto alle potenze europee nella loro lotta all'indipendenza. L'Austria di Metternich si
schiera a favore del sultano di Costantinopoli mentre il resto dell'Europa, Russia compresa, affascinato dalla
visione romantica del contrasto fra la nazione greca cristiana e quella turca musulmana (anche se visione in
parte sbagliata), si schiera a favore dei greci in quello che viene chiamato filellenismo.
- Nel 1825 la rivolta greca viene apparentemente soppressa da un pesante intervento navale e militare da
parte del pascià d’Egitto Muhammad ʿAlì, che riprende il controllo della Grecia continentale.
- Il nuovo zar Nicola I, più interessato all'espansione russa che al rispetto della linea d'azione della Santa
alleanza, spinge per la formazione di una nuova coalizione franco-russo-britannica incaricata di trattare un
accordo con l'impero ottomano. Mandata una flotta nell'Egeo, nella battaglia di Navarino (1827) la flotta
ottomana viene completamente distrutta. Segue la pace di Adrianopoli (1829) totale indipendenza della
Grecia, l’autonomia della Serbia, della Moldavia e della Valacchia.

I moti italiani
Contemporaneamente insorse anche la Sicilia che reclamava il ripristino della costituzione concessa dal re nel
1812 e poi abrogata dopo la sconfitta della Francia. L’esercito borbonico riuscì a riprendere il controllo, anche
grazie all’intervento della Santa Alleanza che avviò una dura repressione.

Anche in Italia si manifestano forti ideali indipendentisti e liberali, portati avanti da società segrete di stampo
massonico, diffuse nella borghesia e nei quadri dell'amministrazione.
•Nel regno delle Due Sicilie→ la restaurazione borbonica non spegne gli ideali liberali, molto diffusi fra gli ufficiali.
Nel 1820 alla notizia della rivolta militare di Cadice, si ribellano sotto la guida degli ufficiali carbonari, chiedendo
l'adozione della costituzione spagnola. Il movimento si espande in tutto il regno, raccogliendo simpatizzanti
carbonari.
Il generale Guglielmo Pepe, inviato a reprimere i moti, si schiera a favore della ribellione e marcia su Napoli,
costringendo il re a concedere la costituzione.

•Anche la Sicilia insorge→ reclamando il ripristino della costituzione liberale concessa dal re nel 1812. Palermo
chiede di essere riconosciuta come un regno autonomo mentre altre città, come Catania e Messina, si mostrano
più collaborative con la monarchia. L'esercito borbonico riprende il controllo dell'isola, mentre le elezioni portano
alla nascita di una maggioranza parlamentare liberale moderata.
All'incontro delle potenze restauratrici, il congresso di Lubiana del 1821, Ferdinando I chiede e ottiene
l'intervento della Santa alleanza. Le truppe filo-costituzionali vengono sconfitte, la costituzione abrogata e i moti
carbonari di Napoli repressi nel sangue; molti altri sono costretti all'esilio.

•Mentre a Napoli si concludono i moti, a Torino ne scoppiano di nuovi. Un gruppo di intellettuali e militari liberali
con il sostegno del liberale erede al trono Carlo Alberto di Savoia, si organizzano per chiedere al sovrano Vittorio
Emanuele I la concessione di una costituzione e la guerra all'Austria per la formazione di un'indipendente
monarchia nell'Italia settentrionale.
In seguito a divergenze sul modus operandi i congiurati si dividono e Carlo Alberto ritira la sua adesione alla
cospirazione.
Tuttavia l'insurrezione è già scoppiata e nel marzo 1821 la guarnigione di Alessandria si ammutina chiedendo
l'adozione della costituzione spagnola del 1812 e innalzando il tricolore, simbolo del regno d'Italia d'epoca
napoleonica.
In seguito all'espansione dell'insurrezione il sovrano abdica in favore del fratello Carlo Felice ma la reggenza, per
motivi logistici, viene affidata a Carlo Alberto. Carlo Alberto concede la costituzione ma la quale fu però abrogata
e l’intervento della Santa Alleanza riportò l’ordine.

L’insurrezione decabrista in Russia


Le società segrete si diffondono anche in Russia, dove le più note sono la Società del Nord, di idee liberali e
costituzionali, e la Società del Sud, di stampo repubblicano. Presenti fra i ranghi dell'esercito e nella guardia
imperiale dello zar, decidono di entrare in azione nel 1825 in seguito alla crisi dinastica successiva alla morte dello
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VALENTINA FILANNINO

zar Alessandro I. Il 14 dicembre, giorno in cui a Pietroburgo il nuovo zar Nicola I deve prestare giuramento di
fedeltà, alcuni reparti dell'esercito sotto la guida di ufficiali della Società del Nord insorgono chiedendo la
concessione della costituzione. Le forze zariste riprendono il controllo della situazione, giustiziando i capi
decabristi (da dekabr, dicembre) e condannando centinaia di insorti ai lavori forzati in Siberia.

La rivoluzione orléanista in Francia


Con la vittoria elettorale dei monarchici oltranzisti e l'ascesa al trono, nel 1824, di Carlo X, fratello di Luigi XVI, la
Francia attraversa un nuovo periodo dal carattere reazionario e clericale. Nel 1825 viene approvata la “legge del
miliardo”, che istituisce un fondo di 1 miliardo di franchi per risarcire i nobili dei beni loro confiscati durante la
rivoluzione; un altro provvedimento prevede il ristabilimento degli ordini religiosi soppressi e l'introduzione della
pena di morte per gli atti sacrileghi; nel 1826 viene reintrodotto il maggiorascato.
- La politica del nuovo sovrano incontra l'opposizione dei liberali, che alle elezioni del 1827 guadagnano forte
consenso. Carlo X è costretto alla formazione di un governo liberale moderato e riformista che ripristina la
libertà di stampa e dà avvio ad altre riforme. Nel 1829 il re licenzia il capo di governo in carica e lo sostituisce
con Auguste-Jules-Armand Polignac, uno dei maggiori esponenti dei monarchici oltranzisti. Incontrando
l'opposizione dei liberali, Carlo risponde sciogliendo la camera e, in seguito alla rinnovata vittoria liberale alle
elezioni del 1830, attua un colpo di Stato.
- Nel luglio 1830 scioglie la Camera, limita la libertà di stampa e restringe il diritto di voto per assicurarsi la
maggioranza. I vari gruppi di opposizione (liberali, bonapartisti, repubblicani) mobilitano la popolazione
Parigina sconfiggendo le truppe regie nelle tre gloriose giornate della rivoluzione di Luglio.
- Per evitare una soluzione repubblicana, i sostenitori della monarchia costituzionale, fra cui esponenti dei
passati regimi come Talleyrand, François Guizot e altri, sostengono come successore al trono il duca Luigi
Filippo d’Orléans, cugino del sovrano, figlio del duca Luigi Filippo (sostenitore della rivoluzione, chiamato
Philippe Égalité) e strettamente imparentato con i Borbone. Tuttavia Luigi Filippo viene proclamato dal
parlamento re dei francesi per volontà della nazione e sostituisce la bandiera bianca con il giglio, simbolo dei
Borbone, con il tricolore della rivoluzione del 1789.
Il nuovo sovrano procede subito ad una modifica della costituzione in senso liberale: l'operato del re viene
sottoposto al controllo del Parlamento, la Camera dei pari viene ridimensionata, vengono ribaditi importanti
principi come quello della libertà di stampa e viene rimosso il cattolicesimo dal ruolo di “religione di Stato”. È la
definitiva conclusione della rivoluzione

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VALENTINA FILANNINO

IN CAMMINO
BREVE STORIA DELLE MIGRAZIONI

INTRODUZIONE
IN GENERALE LE MIGRAZIONI POSSONO ESSERE INTERPRETATE COME UNA PREROGATIVA UMANA E
COME UN NORMALE FENOMENO COSTITUTIVO DELLE SOCIETÀ

LA CAPACITÀ DI SPOSTARSI SUL TERRITORIO:


- è una qualità intrinseca dell’essere umano
- permette di migliorare le condizioni di vita proprie e della propria famiglia
- ha la funzione di facilitare lo sviluppo di intere società (ha per esempio permesso la sopravvivenza di
cacciatori e raccoglitori, la diffusione dell’agricoltura e il fenomeno della globalizzazione).
- può declinarsi anche come CAPACITÀ ADATTATIVA DEL MIGRANTE = FITNESS.

LA FITNESS CONSISTE NELLA CAPACITÀ DEI GRUPPI DI ADATTARSI ALL’AMBIENTE ENTRO CUI SONO
INSERITI. BISOGNA EFFETTUARE DUE CONSIDERAZIONI:
- ESSA DERIVA DA UN INSIEME DI CARATTERISTICHE BIOLOGICHE, PSICOLOGICHE E CULTURALI;
- ESSA È STORICAMENTE DETERMINATA, OSSIA DIPENDE DAL TEMPO E DALLO SPAZIO PRESO
IN CONSIDERAZIONE.

CON L’EPOCA MODERNA (a partire dal 1492) LE CAPACITÀ DI SPOSTARSI SI RAFFORZANO (AUMENTANO LE RISORSE, LE
CAPACITÀ TECNICHE, SI CONSOLIDANO LE INFRASTRUTTURE) E SI CREANO SISTEMI MIGRATORI INTERNI E INTERNAZIONALI.

 Dal 1500, l’Europa diventa esportatrice di risorse umane, dopo che era stata per millenni meta di
immigrazione e di invasione.

 Nell’800, le migrazioni accelerano perché aumentano l’intensità dei flussi, la loro velocità e l’impatto
sulle società sia d’origine che di destinazione.

 Nel 900 le guerre mondiali incidono sui trasferimenti di popolazione e avviene un’inversione del ciclo
migratorio: l’Europa da esportatrice diventa nuovamente importatrice di risorse umane.

 A PARTIRE DAL 2000, LE POLITICHE MIGRATORIE SI SONO FATTE PIÙ RESTRITTIVE E SELETTIVE:
> le migrazioni vengono percepite come un’emergenza da risolvere, come un periodo incombente.
> le migrazioni sono anche considerate come un sostegno alla crisi del mercato del lavoro – gli
immigrati infatti vengono sempre più considerati come forza-lavoro e non come componente della
società che lo accoglie

 POICHÉ LA MOBILITÀ È UN BENE PUBBLICO MONDIALE, SI RENDE SEMPRE PIÙ NECESSARIA LA COOPERAZIONE E LA
FORMAZIONE DI UN GOVERNO PUBBLICO MONDIALE, CHE POSSA MEDIARE TRA GLI INTERESSI DELLE PARTI IN
CONFLITTO E POSSA RESTITUIRE ALLA MIGRAZIONE LA FUNZIONE POSITIVA NELLO SVILUPPO DELLE SOCIETÀ.

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VALENTINA FILANNINO

CAPITOLO 1: L’ONDATA DI AVANZAMENTO E LE MIGRAZIONI LENTE


LA MIGRAZIONE È CONGENITA ALLA SPECIE UMANA E NE HA PROMOSSO LA CRESCITA.
LA SUA FUNZIONE ESSENZIALE È LA DISPERSIONE E LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLA SPECIE
UMANA, LA SUA CRESCITA NUMERICA E LA SUA EVOLUZIONE BIOLOGICA E SOCIALE.

OCCUPAZIONE GRADUALE DEL MONDO

 L’OCCUPAZIONE DEL MONDO DA PARTE DELLA SPECIE UMANA È INIZIATA DALL’AFRICA: DA QUI L’UOMO È PASSATO
ALL’ASIA OCCIDENTALE, ALL’EUROPA, FINO AD ARRIVARE IN AMERICA E IN AUSTRALIA.

 L’OCCUPAZIONE GRADUALE DEL MONDO È STATA IL RISULTATO DI DUE FORZE CONGIUNTE:


• LA CAPACITÀ DI RIPRODURSI ED ACCRESCERE DEMOGRAFICAMENTE
• LA CAPACITÀ DI SPOSTARSI (MIGRARE)
A QUESTESI AGGIUNGONO LA CAPACITÀ DELL’UOMO DI ADATTARSI ALLE DIVERSE CIRCOSTANZE AMBIENTALI,
NATURALI E CLIMATICHE E I PROCESSI DI SELEZIONE NATURALE, CHE FACEVANO SÌ CHE LE CARATTERISTICHE DI CHISI
SPOSTAVA SI DIFFERENZIASSERO RISPETTO A QUELLE DI CHI RESTAVA INDIETRO.

 Il PROGRESSIVO POPOLAMENTO DEL MONDO è avvenuto attraverso lo spostamento in territori vuoti (che
quindi hanno cominciato a popolarsi) o attraverso l’occupazione di luoghi che erano già occupati da
esseri umani con abilità meno sviluppate. Secondo alcuni studiosi l’occupazione dell’intera area terrestre
sarebbe avvenuta in un tempo relativamente breve = circa qualche migliaio di anni.

 LA RIVOLUZIONE NEOLITICA E L’INTRODUZIONE DELL’AGRICOLTURA IN ORIENTE O IN EUROPA 


È un processo iniziato 9000 anni fa in Oriente e terminato 5000 anni fa in Europa. Vi sono due teorie che
spiegano questo fenomeno, ma non si escludono a vicenda perché possono essere combinate tra loro:
(1) LA NASCITA DELL’AGRICOLTURA È DOVUTA A UN PROCESSO DI DIFFUSIONE CULTURALE: OVVERO SONO STATE LE CONOSCENZE, LEPRATICHE E
LE TECNICHE DELL’AGRICOLTURA A VIAGGIARE E A DIFFONDERSI SUL TERRITORIO.
(2) LA NASCITA DELL’AGRICOLTURA È DOVUTA A UN PROCESSO DI DIFFUSIONE DEMICA: OVVERO SONO STATI GLI AGRICOLTORI A MIGRARE , A
CAUSA DELLA CRESCITA DEMOGRAFICA NEL RUOLO D’ORIGINE, E QUESTI HANNO PORTATO CON SE LE CONOSCENZE E LETECNICHE PER LA
COLTIVAZIONE DELLA TERRA.

 POPOLAMENTO DEL CONTINENTE EUROPEO  La combinazione tra crescita demografica e sviluppo


avrebbe determinato una ondata di avanzamento della popolazione, lenta ma continua. Il popolamento
del continente europeo sarebbe avvenuto lungo una direttrice obliqua che va dal sud-est al nord-ovest
(dall’oriente del mediterraneo alle isole britanniche) con grande gradualità un lento cammino di
penetrazione e insediamento di migranti che estendevano la coltivazione dei campi in nuove terre e le
insediavano con case e villaggi (circa 1 Km all’anno)

In Europa sono esistite due forme di migrazioni preistoriche:


- migrazioni veloci > legate all’alta mobilità di cacciatori e raccoglitori
- migrazioni lente > legate alla diffusione dell’agricoltura
Queste forme di migrazione preistoriche avvenivano in territori vuoti scarsamente abitati, coloro che si sono
spostati non sono entrati in contatto con altri abitatori e non sono entrati in competizione con loro per il
godimento delle risorse.

Negli ultimi 2000 anni, invece, a causa dell’aumento della popolazione mondiale, le migrazioni incontrastate
sono diventate sempre più rare, hanno invece seguito le modalità di invasione- occupazione: i migranti
hanno dovuto confrontarsi con le popolazioni locali: hanno negoziato le modalitàdi convivenza o le hanno
imposte o subite in base ai rapporti di forza che si sono instaurati.
In generale, i processi migratori hanno generato conflitti, confronti, mescolanze, ibridazioni di natura
culturale – sociale – biologica, che hanno portato al popolamento del continente europeo.

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VALENTINA FILANNINO

Sono molteplici i movimenti migratori che hanno caratterizzato l’Europa del medioevo, e la maggior parte di
essi ha assunto la modalità di invasione-occupazione.

Tra i questi è possibile analizzare il caso emblematico del DRANG NACH OSTEN

Con il termine DRANG NACH OSTEN = si intende il movimento verso oriente delle popolazioni germaniche.
L’espansionismo tedesco, che ha portato all’occupazione dei territori abitati dalle etnie slave, è iniziato con
dimensioni massicce nell’11°secolo ed ha terminato la sua primafase nel 14° secolo.

In estrema sintesi, il processo migratorio è avvenuto attraverso un’onda di avanzamento che si è


sviluppata su 3 direttrici:
- la direttrice meridionale (lungo la via Danubio, verso l’Ungheria),
- la direttrice intermedia (nei territori aperti dai Paesi Bassi),
- la direttrice settentrionale (lungo la costa baltica).

La DRANG NACH OSTEN è stato un processo di insediamento intenzionale, organizzato e pianificato attraverso
una vera e propria politica migratoria. Alla base di tale processo, infatti si posero illustri esponenti del clero
(vescovi e cardinali) e della nobiltà (cavalieri e principi), che impiegarono grandirisorse per colonizzare e
acquisire nuovi territori sotto il loro dominio.

Le caratteristiche di una migrazione organizzata possono essere riassunte in pochi punti


♦ In primo luogo, richiede la capacità di pianificare e scegliere i terreni da colonizzare, anche tenendo
conto la disponibilità dell’acqua, la fertilità dei terreni, il pericolo di inondazioni…
♦ In secondo luogo, richiede una grande disponibilità di capitali, necessari per sostenere i viaggi dei
migranti, alimentarli fino al raccolto e acquistare i mezzi e le materie prime
♦ In terzo luogo, si rende necessaria un popolatore = una figura di mediazione, che aveva vere e proprie
caratteristiche di impresario, tra il signore fondatore e i contadini

IL PROCESSO DI INSEDIAMENTO È STATO DI TIPO AUTOPROPULSIVO PERCHÉ È STATO FAVORITO:


- dall’abbondanza di terra nelle nuove aree, che sono state facilmente occupate dai contadini tedeschi
- dall’alto livello di organizzazione e tecnologia della popolazione germanica
- dal corrispondente stato meno evoluto della popolazione slava autoctona
- dalle distanze relativamente basse tra aree di partenza e aree di arrivo

TALI CONDIZIONI ESTREMAMENTE FAVOREVOLI HANNO PORTATO A UN GRANDE CRESCITA DEMOGRAFICA NELLE ZONE
COLONIZZATE, DANDO VITA A NUOVI COLONIZZATORI CHE SI SAREBBERO STANZIATI IN ALTRE ZONE. TALE PROCESSO DI
COLONIZZAZIONE, DEFINITO AUTOPROPULSIVO, NON HA AVUTO BISOGNO DI MIGRAZIONI DI LUNGA DISTANZA, MA DI UN
CONTINUO SPOSTAMENTO IN AVANTI DA PARTE DELLE NUOVE GENERAZIONI DI COLONI

Tratti similari a questa ondata si possono individuare in un’altra ondata di avanzamento = quella che in piena
Rivoluzione Industriale ha visto il GRADUALE POPOLAMENTO DEL CONTINENTE AMERICANO VERSO OVEST(OLTRE IL
MISSISIPI FINO ALLA COSTA DEL PACIFICO) NEL CORSO DEL 19° SECOLO (1800).

Lo SPOSTAMENTO DELLA “FRONTIERA” VERSO OVEST avvenne per fattori di varia natura:

♦ FATTORI POLITICI > Lo spostamento verso ovest è avvenuto soprattutto per l’acquisizione di nuovi
territori (Lousiana, Texas e California) perché nel momento esatto in cui è iniziata la colonizzazione
dell’America del Nord è avvenuta l’appropriazione delle terre, che erano occupate dai nativi americani (che
spesso non avevano nemmeno il concetto di proprietà privata). L’Indian Removal Act (1830) ha portato
all’allontanamento degli indiani verso l’ovest degli USA e si è poi materializzata nella deportazione, nello
sterminio e nella segregazione degli indiani nelle riserve.

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VALENTINA FILANNINO

♦ FATTORI LEGISLATIVI > Nel momento in cui i coloni si sono insediati, si sono create delle comunità
autonome composte per lo più da contadini, artigiani e dalle loro famiglie. I politici attraverso
l’Homestead Act (1862) hanno prescritto l’assegnazione gratuita di ai coloni che ne facevano richiesta, di
65 ettari di terra demaniale nelle terre selvagge al di fuori dei confini delle 13 colonie originali.

♦ FATTORI TECNOLOGICI > Perché l’ondata di avanzamento è stata facilitata dalla costruzione di treni e
imbarcazioni a vapore, che hanno permesso gli spostamenti su lunga distanza. Nei fattori di natura
tecnologica rientrano anche la costruzione della Ferrovia Transcontinentale (1869) e del Canale Erie
(costruito a partire dal 1817 e completato nel 1825). In particolare il canale ha permesso alle imbarcazioni
a vapore l’accesso ai grandi laghi per passare da New York a Chicago attraverso la navigazione. Con
l’inaugurazione del canale Erie inizia lo sterminio degli indiani che vengono rinchiusi nelle riserve per
questioni di spaio e per l’estrazione di petrolio

♦ FATTORI DI ATTRAZIONE > Come la scoperta di giacimenti auriferi in California (1849)

LA FRONTIERA AVANZA PER FORZA AUTO PROPULSIVA DI FAMIGLIE GIÀ INSEDIATE: vi è infatti un gran numero di
famiglie di contadini già insediate, dalle quali nascono nuove generazioni di colonizzatori, che andranno ad
occupare progressivamente altre aree vuote o semi vuote. La forza dell’avanzamento della frontiera è stata
aumentata dall’arrivo delle nuove migrazioni, provenienti dall’Europa e dalla Industrializzazione.

CAPITOLO 2 SELEZIONE E RIPRODUZIONE. L’EFFETTO FONDATORE


LA FORMA DI MIGRAZIONE LENTA E GRADUALE (TIPICA DELLE SOCIETÀ DI AGRICOLTORI) È CARATTERIZZATA DA 2
ASPETTI:

1) LA CAPACITÀ DI MUOVERSI ED ADATTARSI AD AMBIENTI DIVERSI, legata al capitale di esperienze e conoscenze


e al possesso di tecniche e di risorse materiali

2) LA CAPACITÀ DI CRESCITA DEI GRUPPI MIGRANTI per poter generare un surplus demografico sufficiente per
operare ulteriori avanzamenti

Entrambi questi aspetti si legano ad eventuali meccanismi di selezione dei migranti: i migranti non sono
campioni casuali della popolazione ma sono selezionati secondo alcune caratteristiche – età, salute, forza
fisica, resistenza, inclinazione a sperimentare il nuovo.

È POSSIBILE CONCENTRARSI SUGLI EFFETTI


- DEL CONTATTO TRA I GRUPPI IMMIGRATI E LE POPOLAZIONI AUTOCTONE
- DELLA COMPETIZIONE TRA DI ESSI PER LE RISORSE DEL TERRITORIO E PER IL DOMINIO POLITICO.

IL SUCCESSO O IL FALLIMENTO DEI GRUPPI COINVOLTI SONO LEGATI:

– ALLA CAPACITÀ ADATTATIVA (FITNESS) DEI DUE GRUPPI > LA CAPACITÀ ADATTATIVA CONSISTE NELLACAPACITÀ DEI
GRUPPI DI ADATTARSI ALL’AMBIENTE ENTRO CUI SONO INSERITI.
Bisogna effettuare due considerazioni:
- Essa deriva da un insieme di caratteristiche biologiche, psicologiche e culturali;
- Essa è storicamente determinata, ossia dipende dal tempo e dallo spazio preso in considerazione.

– ALLA CAPACITÀ RIPRODUTTIVA (REPRODUCTIVE FITNESS) = CAPACITÀ DI CRESCITA > LA CAPACITÀ


RIPRODUTTIVA DERIVA DALLA COMBINAZIONE TRA NATALITÀ E SOPRAVVIVENZA: avere figli e a farli sopravvivere.
La capacità riproduttiva è espressa dal rapporto numerico tra la generazione dei figli e la generazione dei
genitori. Se il rapporto è pari a uno, la popolazione non varia; se il rapporto è superiore o inferiore la
popolazione è in aumento o in diminuzione.

– ALLA MAGGIORE O MINORE CONOSCENZA TECNOLOGICA > La conoscenza tecnologica incide

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VALENTINA FILANNINO

particolarmente sulla capacità di sopravvivenza dei gruppi migranti perché permette o meno di procurarsi
condizioni di vita favorevoli. Se è il gruppo dei migranti a possedere maggiori conoscenze

LE MIGRAZIONI SPONTANEE SONO AUTOPROPULSIVE E SONO SOLITAMENTE LENTE E GRADUALI. IN QUESTO


TIPO DI MIGRAZIONI SI DETERMINA UN EFFETTO FONDATORE QUANDO IL GRUPPO IMMIGRATO HA MAGGIORE
CAPACITÀ DI CRESCITA E RIPRODUTTIVA RISPETTO AL GRUPPO AUTOCTONO E RIESCE DI CONSEGUENZA A OCCUPARE LA
REGIONE, CHE ERA PRECEDENTEMENTE ABITATA DA ESSI.

NELLE MIGRAZIONI SPONTANEE E AUTOPROPULSIVE È FONDAMENTALE L’ALTO LIVELLO DI


NATALITÀ: CHE È CAUSATA DALL’ASSENZA DI CONTROLLO DELLE NASCITE, DALL’ETÀ PRECOCE DELLE UNIONI, DALL’ALTO
NUMERO DI FIGLI PER FAMIGLIA.

LE MIGRAZIONI SPONTANEE (LENTE E GRADUALI) AVVENGONO SOLITAMENTE NELLE AREE CON GRANDI DISPONIBILITÀ DI
RISORSE NATURALI E DI TERRA, CHE PRESENTANO BUONE PROSPETTIVE PER LE GENERAZIONI SUCCESSIVE AI PRIMI MIGRANTI,
INDUCENDO ALLE UNIONI PRECOCI E QUINDI ALL’ALTA NATALITÀ. LE NUOVE GENERAZIONI SI DISTACCANO DAL GRUPPO
ORIGINARIO E COLONIZZANO UNA NUOVA REGIONE, FONDANDO UNA NUOVA COMUNITÀ: CIÒ PORTA AD UN CAMBIAMENTO
NELLA VARIABILITÀ GENETICA NELLA NUOVA POPOLAZIONE CHE ANDRÀ A CREARSI.

ESEMPIO:

Per definire il successo o il fallimento tra i diversi gruppi coinvolti nel continente americano si possono
osservare i rapporti tra EUROPEI, AFRICANI e INDIOS alla conquista di tale continente.

• EUROPEI > LA FITNESS RIPRODUTTIVA SI TROVÒ RAFFORZATA NEL NUOVO AMBIENTE DI VITA. La crescita degli
europei fu vigorosa grazie alle abbondanti risorse, al clima favorevole e alle terre disponibili: da questi
fattori, infatti, furono favorite sia la capacità adattativa e sia la capacità riproduttiva del gruppo
immigrato.

• INDIOS > Il caso delle popolazione autoctone (Indios) è fortemente negativo: LA LORO FITNESS A SEGUITO
DELLA COLONIZZAZIONE FU GRAVEMENTE COMPROMESSA sia a causa dello sradicamento territoriale sia a causa
dell’intrusione e dell’inizio del loro sterminio da parte degli uomini europei. La diminuzione numerica fu
anche causata dal fatto che, quando gli europei migrarono in America, portarono con sé anche nuove
malattie (vaiolo, morbillo), verso le quali gli indios erano sprovvisti di immunità

• AFRICANI > Per gli africani, trasportati in America dagli europei come schiavi, la sorte fu peggiore: LA
LORO FITNESS FU MESSA TALMENTE A DURA PROVA, DA DOVER RIPRISTINARE NUMERICAMENTE IL NUMERO DEL
GRUPPO AFRICANO ATTRAVERSO CONTINUE DEPORTAZIONI DALL’AFRICA. I cambi climatici, i carichi di lavoro, la
condizione di schiavitù ne peggiorarono la sopravvivenza, già molto bassa. La natalità fu colpita anche
dagli ostacoli che i padroni posero alle unioni e all’unità delle famiglie: era infatti più conveniente
trasportare nuovi schiavi dall’Africa che investire nelle famiglie e in bambini, che sarebbero dovuti
crescere prima di lavorare.

Con le migrazioni spontanee si determina un EFFETTO SELEZIONE = ossia i processi migratori


producono effetti di natura selettiva in base a caratteristiche biologiche, psicologiche e sociali.
L’effetto selezione è di natura transitoria e non permanente perché è legato al migrante, e non aisuoi
discendenti:
– Sicuramente è così per quanto riguarda le caratteristiche sociali che anche se si trasmettono dai
genitori ai figli, è difficile che conservino le esatte caratteristiche da una generazione all’altra.
– Ma è così anche per le caratteristiche biofisiche, che possono essere selezionate o rifiutate dal
processo migratorio, ma che possono ripresentarsi o meno nelle generazioni successive. Ad es. il
viaggio verso l’America era lungo e faticoso: per questo l’emigrazione stessa selezionava ragazzi e
ragazze sani e di costituzione robusta. Ma non è detto che tali caratteristiche si sarebbero
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VALENTINA FILANNINO

ripresentate poi nelle generazioni successive nate in America.

TUTTAVIA L’EFFETTO SELEZIONE HA UNA DURATA LIMITATA NEL TEMPO E PRENDE IN CONSIDERAZIONE SOLO I
MIGRANTI DI PRIMA GENERAZIONE: sulla rapida riduzione dei processi selettivi si può ragionare anche con
riferimento alla capacità riproduttiva e alla natalità:

Nelle MIGRAZIONI LENTE (tipiche degli agricoltori) se in un primo momento la capacità riproduttiva è
fondamentale per ottenere un surplus di popolazione e attuare la cosiddetta ONDATA DI AVANZAMENTO;
in un secondo momento, con l’avvento dell’epoca moderna, l’alta riproduttività non è più un vantaggio
perché crescono i costi della riproduzione e diminuiscono i benefici. Nella nuova società urbana e
industriale, il vantaggio riproduttivo è di poca utilità ma, poiché una delle caratteristiche degli immigrati è
anche la capacità di adattamento, ben presto i comportamenti riproduttivi cambiano e diminuisce il
numero di figli per famiglia.

CAPITOLO 3: SPOSTAMENTI PREORDINATI


L’ONDATA DI AVANZAMENTO è un fenomeno graduale e lento, con una certa dose di iniziativa individuale.
Gli spostamenti furono guidati dalla convenienza di un nuovo insediamento e rafforzate dallacostatazione di
una convenienza effettiva.

CON LO SVILUPPARSI DI ORGANIZZAZIONI POLITICHE CON FORMA STATUALE QUESTA SPONTANEITÀ SI


AFFIEVOLISCE A FAVORE DI MIGRAZIONI PREORDINATE
– Si rafforzano i tentativi di preordinare, guidare e regolare i movimenti migratori.
– Si afferma la sovranità su un territorio, nascono regole di appartenenza e di cittadinanza e si delineano i
confini.
– La mobilità incontra nuovi limiti oltre a quelli ambientali, ossia i confini politici.

Le migrazioni programmate non sono avvenute solo in età moderna, ma vi sono esempi che risalgono a molte
tempo fa  Per esempio: la fondazione da parte delle città greche di una corona di colonie attorno al
mediterraneo

In che misura le politiche influenzarono l’esito delle migrazioni e si ripercossero sulla fitness?

LE MIGRAZIONI ORGANIZZATE HANNO STORIE COMPLESSE: IN ALCUNI CASI L’ORGANIZZAZIONE EBBE EFFETTIPOSITIVI, IN
ALTRI CASI DETERMINÒ UN DISASTRO.

ESPANSIONE INCA  La politica diffusa era quella di organizzare migrazioni insediative di gruppi di coloniin
regioni anche molto lontane dal centro dell’impero, con finalità di presidio e consolidamento della conquista,
di diffusione della cultura e di specializzazione produttiva. Tale politica poneva molta attenzione anche alla
compatibilità ambientale ed ecologica per non compromettere la sopravvivenza dei gruppi migranti. (Gli
spagnoli non prestarono attenzione a questo aspetto nei primi tempi della conquista: si accorsero tardi degli effetti
negativi che gli spostamenti dagli altipiani alle terre calde e viceversa avevano sui migranti e sugli autoctoni)

DRANG NACH OSTEN (ondata di avanzamento dei popoli germanici)  L’organizzazione del drag nach osten è
stata sicuramente una componente essenziale del successo della migrazione. È stato un processo di
insediamento intenzionale, organizzato e pianificato attraverso una vera e propria politica migratoria. Alla base
di tale processo, infatti si posero illustri esponenti del clero (vescovi e cardinali) e della nobiltà (cavalieri e
principi), che impiegarono grandi risorse per colonizzare e acquisire nuovi territori sotto il lorodominio. Le
caratteristiche di una migrazione organizzata possono essere riassunte in pochi punti
♦ In primo luogo, richiede la capacità di pianificare e scegliere i terreni da colonizzare, anche tenendo
conto la disponibilità dell’acqua, la fertilità dei terreni, il pericolo di inondazioni…
♦ In secondo luogo, richiede una grande disponibilità di capitali, necessari per sostenere i viaggi dei
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VALENTINA FILANNINO

migranti, alimentarli fino al raccolto e acquistare i mezzi e le materie prime


♦ In terzo luogo, si rende necessaria un popolatore = una figura di mediazione, che aveva vere e proprie
caratteristiche di impresario, tra il signore fondatore e i contadini
IN EPOCA MODERNA, LE MONARCHIE ASSOLUTE D’EUROPA RICORSERO CON FREQUENZA A
MIGRAZIONI ORGANIZZATE: SI AFFERMÒ UNA FILOSOFIA MERCANTILISTA CONVINTA CHE IL SUCCESSO
DEMOGRAFICO (UNA POPOLAZIONE NUMEROSA E CRESCENTE) FOSSE UN PILASTRO DEL BENESSERE E DELLA RICCHEZZA
DELLE NAZIONI. ERA QUESTA L’OPINIONE PREVALENTE FINO ALLA SECONDA METÀ DEL 18° SECOLO.

DUE FATTORI IMPORTANTI MOTIVANO LE MIGRAZIONE PREORDINATE:

• FATTORE DI NATURA ECONOMICA E INTERNA, CHE CONSISTE NEL METTERE IN VALORE TERRE ANCORA INCOLTE INAREE
POCO POPOLATE

• FATTORE DI NATURA POLITICA E STRATEGICA, CHE MIRAVA A RAFFORZARE LE AREE DI CONFINE A STATI OSTILI DI CUI SI
TEMEVA L’AGGRESSIVITÀ

UN ESEMPIO DI SUCCESSO DEMOGRAFICO E EFFETTO FONDATORE DIROMPENTE  Nel 1762 iniziò l’EMIGRAZIONE
TEDESCA IN RUSSIA PROMOSSA DA CATERINA II. I motivi erano principalmente 2: (1) modernizzare
l’arretrata agricoltura russa con l’innesto di contadini tedeschi capaci (2) creare una zona cuscinetto tra le aree
popolate della Russia e le popolazione nomadi del basso Volga. A tal proposito vennero diffusi due Manifesti
Reali con i quali si proponevano una serie di benefici e privilegi a coloro che avessero accettato di emigrare in
Russia, il primo non fu un successo, ma il secondo andò a buon fine. Tra i benefici proposti vi erano:
concessione di terra (32 ettari), libertà religiosa, autonomie amministrative, prestiti, esenzione
trentennale dalle imposte, esenzione perpetua dal servizio militare… Si trattava ovviamente di condizioni
molto attraenti per le popolazioni tedesche impoverite dalla guerra dei 7 anni.
– Tra il 1763 e il 1767 (anno in cui i principi tedeschi misero fine all’esodo) circa 30.000 migranti furono
stanziati nei terreni del Volga inferiore.
– Nel 1871, lo zar Alessandro II revocò il privilegio dell’esenzione dal servizio militare, e qualche anno
dopo iniziò un’emigrazione verso gli USA che continuò fino al 1917
– Nel 1924, le colonie del Volga divennero una delle Repubbliche autonome dell’Unione Sovietica
– Nel 1941, questa venne disciolta da Stalin, con la deportazione in Siberia degli abitanti delle ex colonie
del Volga: i sopravvissuti non fecero ritorno nella regione d’origine, molti emigrarono in Germania
avvalendosi della legge del ritorno.

ESEMPI DI FALLIMENTO DEI TENTATIVI DI COLONIZZAZIONE: Nel 18° secolo (1700) alcuni tentativi di colonizzazione
finirono nel disastro: MOLTI SOVRANI CERCARONO DI POPOLARE I TERRITORI DELLA MAREMMA TOSCANA ATTRAVERSO
MIGRAZIONI PROGRAMMATE MA NESSUNO DI QUESTI ANDÒ A BUON FINE.
– Già nel 1560, Cosimo I tentò un’opera di ripopolamento della Maremma Toscana, devastata dalle sue
stesse truppe: l’esito fu un alto tasso di mortalità.
– Nel 1739, Francesco II tentò, seguendo i criteri già attuati da Cosimo I, un nuovo tentativo di
ripopolamento della Maremma: i coloni furono circa 5000. Pochi anni dopo, la colonia era sull’orlo
dell’estinzione > il rapido declino fu dovuto sia all’abbandono della colonia, all’alta mortalità,
all’approssimativa organizzazione, all’insalubrità della zona prescelta, alla malaria…

LE CONSEGUENZE DEI FENOMENI MIGRATORI EMERGONO NEL LUNGO PERIODO E IN PARTE SONO LA
CONSEGUENZE DELLE SCELTE ORGANIZZATIVE INIZIALE. L’ORGANIZZAZIONE O LA POLITICA POSSONO
INFLUENZARE LA FITNESS DEI MIGRANTI: IMPONENDO DEI CRITERI DI SELEZIONE, DOTANDOLI DI RISORSE,
INDIVIDUANDO LE PROVENIENZE E SCEGLIENDO LE DESTINAZIONI.
NON SIAMPO PIÙ DI FRONTE AD UN PROCESSO DI AUTOSELEZIONE DEL MIGRANTE COME NELLE
ONDE DI AVANZAMENTO, IN CUI GLI ERRORI SONO IMPUTABILI AI SINGOLI. SE UNA MIGRAZIONE
PREORDINATA NON FUNZIONA, IL PROBLEMA È DA INDIVIDUARE DELL’ORGANIZZAZIONE SBAGLIATA

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VALENTINA FILANNINO

CHE È ALLA BASE.


I PRIVILEGI CONCESSI NELLA COLONIA DEL VOLGA O NELLA MAREMMA ERANO GLI STESSI, MA FU LA QUALITÀ
DELL’ORGANIZZAZIONE A FARE LA DIFFERENZA TRA IL SUCCESSO O IL FALLIMENTO DELLA MIGRAZIONE.

CASO DELLA DIASPORA EBRAICA (dal 16° secolo = 1500)  Non è una migrazione organizzata, perché la forza
di propulsione della diaspora venne dalla fuga e non dall’attrattività di nuove aree di insediamento. Attorno al
1900, le comunità ebraiche nell’Europa Orientale contavano circa 7,5 milioni di persone mentre in Italia poco
più di 40.000. Questo avviene perché vi è un buon equilibrio tra natalità e morti in Italia (entrambi bassi) e alta
mortalità, ma altissima natalità in Oriente. Questa grande differenza è dovuta da una parte alle costrizioni di
spazio fisico che le comunità italiane dovettero subire nei ghetti, dall’altra
all’ampia capacità di muoversi e stabilirsi dell’ampia regione delle comunità dell’Europa orientale.

CAPITOLO 4: 1500-1800
LA CAPACITÀ DI SPOSTARSI DA UN LUOGO ALL’ALTRO È INTRINSECA ALLA NOSTRA NATURA ED È UNA PREROGATIVA
PREZIOSA PER ADATTARSI E MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA.

A partire dal 1500 con l’avvio dell’epoca moderna (che inizia dalla scoperta dell’America del 1492) ha inizio
un flusso consistente di migrazione transoceanica proveniente dal continente europeo: l’Europache nei
secoli precedenti era stata meta di flussi di immigrazione diventa origine di correnti di emigrazione.

ALL’INTERNO DELL’EUROPA:- MIGLIORÒ LA MOBILITÀ UMANA;


- CREBBERO LE CITTÀ E SI RAFFORZARONO LE MIGRAZIONI TRA CAMPAGNA E CITTÀ;
- SI ALLARGARONO I MERCATI DEL LAVORO;
- SI COMPLETARONO LE MIGRAZIONI D’INSEDIAMENTO NELLE PARTI MENO POPOLATE
DEL CONTINENTE EUROPEO (VERSO EST).

♦ IL MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DELLA MOBILITÀ UMANA = CAPACITÀ DI SPOSTAMENTO IN PARTICOLARE DEGLI
EUROPEI È STATO POSSIBILE GRAZIE A FATTORI OGGETTIVI: L’AUMENTO DELLE DISPONIBILITÀ ENERGETICHE,
L’INTRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI UN GRAN NUMERO DI INNOVAZIONI TECNOLOGICHE E IL MIGLIORAMENTO DELLE
INFRASTRUTTURE (STRADE, PONTI, CANALI, PORTI).

Tra questi fattori ricordiamo che:


– L’impiego del cavallo venne favorito dall’introduzione della ferratura, delle staffe, di finimenti più efficaci;
– La diffusione del carro a 4 ruote ,il miglioramento delle strade e la costruzione di ponti favorirono la
mobilità a breve e medio raggio.
– L’utilizzo delle vie d’acqua interne (di cui l’Europa è ricca) e la costruzione di canali dette un consistente
impulso al trasporto di merci e persone.
– Infine, il progresso della navigazione e la maggiore efficienza nella cattura dell’energia eolica resero
possibile il trasporto transoceanico di persone e merci.

L’evoluzione delle tecniche di navigazione avvenne per l’impulso dei paesi atlantici (Portogallo): sviluppo dei grandi
velieri che consentivano viaggi più lunghi grazie alla presenza di una complessa velatura, tre alberi, aumento del
tonnellaggio (con enormi vantaggi per la capacità di carico, per la sicurezza, per la velocità e il costo del trasporto)

♦ Grazie all’industrializzazione e all’aumento degli spostamenti a medio e breve raggio vi fu una crescente
URBANIZZAZIONE, in particolare caratterizzata da un crescente spostamento delle persone dalle
campagne alle città. Se fino a questo momento le città erano in forte calo demografico (perché le morti
superavano le nascite), a partire dal 1500 , la popolazione urbana crebbe ovunque. causa
l’intensificazione della trama urbana.

♦ A testimonianza della crescente mobilità si crearono in Europa veri e proprio MERCATI DEL LAVORO,
caratterizzati da una mobilità stagionale di lavoratori (braccianti o piccoli proprietari) in cerca di redditi
complementari. Queste migrazioni europee avvenivano principalmente a piedi ma i mezzi di trasporto
contribuirono a sostenere una mobilità intensa (centinaia di migliaia di lavoratori l’anno). Nel MERCATO DEL LAVORO
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VALENTINA FILANNINO

SEMPRE PIÙ GLOBALE, ebbero un ruolo importante anche le migrazioni di persone con particolari specializzazioni (es:
ingegneri di dighe, medici, scienziati, artisti e musicisti, artigiani, mercanti).

♦ In epoca moderna si completarono le MIGRAZIONI D’INSEDIAMENTO NELLE PARTI MENO POPOLATE


DEL CONTINENTE EUROPEO. Proseguì in particolare la colonizzazione verso est da parte delle popolazioni
germaniche: l’imperatrice Caterina era particolarmente ansiosa di consolidare il dominio delle regioni del
Volga in Europa orientale per questo si rese promotrice di una vera e propria politica migratoria dandoavvio
ad una migrazione preordinata.
Tali movimenti migratori erano attivati da MOTIVI ECONOMICI: perché gli individui erano interessati a
migrare per migliorare le proprie condizioni economiche, tali spostamenti erano favoriti dall’assenza di
barriere politico-giuridiche e dalla presenza di aree completamente vuote a causa di guerre e mortalità.

Ai motivi economici si affiancano anche i MOTIVI POLITICI: perché le politiche dell’età moderna erano
caratterizzati dalla volontà di espansione coloniale e da una grande intolleranza religiosa, che ha portato
all’espulsione di determinate etnie dall’Europa. Un esempio è l’espulsione degli Ebrei e dei Moriscos dalla
penisola iberica.

A PARTIRE DAL 1500, L’EUROPA ATLANTICA DIVENTA ESPORTATRICE DI RISORSE UMANE DANDO AVVIO ALLECOSIDDETTE
MIGRAZIONI TRANSOCEANICHE.

 È importante ricordare la PRIMA GRANDE SPEDIZIONE TRANSOCEANICA.


Nel 1502, 2500 passeggeri furono trasportati dalla Spagna a Santo Domingo per dare avvio alla prima
spedizione di vero e proprio popolamento dell’isola: per istituire una colonia si rende necessario sia
trasportare con le navi persone, viveri, strumenti e mezzi materialmente necessari; sia l’esistenza di un
regolare traffico per scambiare con la madre patria merci, persone e informazioni (il numero delle navi
Spagnole pronte a salpare per l’America trentina l’anno per poi arrivare ad un centinaio.

 Il traffico transoceanico non era limitato alle destinazioni americane: la Compagnia Olandese delleIndie
Orientali riuscì a trasportare quasi un milione di persone dirette ad Oriente.

DEL PERIODO MIGRATORIO 1500 – 1800 È POSSIBILE FARE DIVERSE OSSERVAZIONI:

• Le migrazioni sono una componente strutturale della vita sociale: una parte intrinseca della nostra
natura che ci permette di adattarci e migliorare le condizioni di vita.

• La fitness riproduttiva dei migranti fu molto elevata: quei 7 milioni di abitanti di origine europea che
abitavano il continente americano verso il 1800 avevano modellato un intero continente ad immagine e
somiglianza dell’Europa: lingua, religione, istituzioni, città, tecnologia e, in certi limiti, l’ambiente.

• La mobilità rappresenta una forza di rilievo nella società moderna europea, con complesse
complicazioni per la demografia, l’economia e la società. Le migrazioni non sono accidentali ma una
componente strutturale della vita sociale

• Questa forte mobilità può interpretarsi come conseguenza del rafforzamento del capitale umano,
anche a causa delle innovazioni tecnologiche, la cui prima espressione è proprio la capacità di spostarsi e
mutare residenza.

• Le innovazioni portate dalla Rivoluzione Industriale si ripercuotono su una società nella quale gli
spostamenti fisici erano la normalità. L’Europa è quindi pronta alle migrazioni di massa del secolo
successivo (1800-1913)

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VALENTINA FILANNINO

CAPITOLO 5: 1800-1913
NEL PERIODO CHE VA DAL 1800 AL 1913 MOBILITÀ E MIGRAZIONI SUBISCONO UN CAMBIAMENTO:
- I ritmi si accelerano e le distanze si accorciano,
- Si rafforza la capacità di spostarsi come componente essenziale del capitale umano
- Si aprono altri mondi (Oceania – Africa Australe) ricchi di risorse naturali e poveri di risorse umane.
.

 AUMENTA IL NUMERO DI COLORO CHE SI METTONO IN CAMMINO PER TRASFERIMENTI VICINI E LONTANI, TRANSITORIO
PERMANENTI, PER SCELTA O PER COSTRIZIONE.

Per comprendere le migrazioni ottocentesche vanno analizzati:

1 ♦ Il CAMBIAMENTO DEMOGRAFICO > CRESCITA DEMOGRAFICA, SOPRATTUTTO NELLE CAMPAGNE.

2 ♦ Il CAMBIAMENTO SOCIALE > GRADUALE AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ AGRICOLA E FORMAZIONE DI UNA
QUOTA CRESCENTE DI FORZA LAVORO SCARSAMENTE REMUNERATA O DISOCCUPATA E CAPACITÀ DEL SETTORE
INDUSTRIALE DI ASSORBIRE LE ECCEDENZE DI FORZA LAVORO

3 ♦ Il CAMBIAMENTO ECONOMICO > ACCELERAZIONE DELL’INTEGRAZIONE ECONOMICA DEL MONDO E LA RICERCA


DI UN EQUILIBRIO CHE TRAVALICHI I CONFINI NAZIONALI.

TUTTI QUESTI FENOMENI SONO CONNESSI E HANNO PORTATO ALL’ACCELERAZIONE DELL’EMIGRAZIONE EUROPEA:

1 ♦ Tra il 1800 e il 1913, a causa del CAMBIAMENTO DEMOGRAFICO, vi fu la moltiplicazione


della popolazione mondiale, da 188 a 458 milioni di abitanti. Nel corso dell’800, mentre la
mortalità diminuisce (grazie alla maggior disposizione di alimenti e alla crescita delle conoscenze
mediche); invece la diminuzione della natalità è più tardiva: il divario tra le due curve aumenta. Nella
seconda metà dell’800 inizia un processo di controllo delle nascite (le famiglie diminuisconoperché a
causa della bassa mortalità avrebbero avuto un carico di prole troppo gravoso) il divario diventa
minimo solo verso gli inizi del 900.

2 ♦ A causa del CAMBIAMENTO SOCIALE, avvennero due rivoluzioni in campo produttivo:


la RIVOLUZIONE AGRICOLA (meno appariscente) e la RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (che ebbe
effetti dirompenti).

– RIVOLUZIONE AGRICOLA

Tra la fine del 700 e l’inizio dell’800, circa i 3/4 della popolazione europea, ad eccezione dell’Inghilterra
che era già in pena Rivoluzione Industriale, dipendeva dall’agricoltura e risiedeva nelle campagne.
.

Durante questo periodo si determinò una vera e propria RIVOLUZIONE AGRICOLA perché la produttività del
lavoro nei campi cominciò a crescere grazie a diversi fattori: diminuzione del riposo dei terreni, bonifica di
nuove terre, miglioramento degli utensili, introduzione delle macchine agricole…
.
.

La crescita demografica e l’aumento della produttività in campo agricolo provocano complesse


conseguenze: salari bassi, poche terre disponibili, impoverimento dei piccoli contadini, formazione di una
grande quantità di forza lavoro disoccupata o non remunerata.

Di conseguenza: PARTE DELLA POPOLAZIONE È COSTRETTA A MIGRARE FUORI DALL’EUROPA


L’ALTRA PARTE VIENE ASSORBITA DAL PROCESSO DI INDUSTRIALIZZAZIONE.

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VALENTINA FILANNINO

– RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

A partire dall’800, in quasi tutta l’Europa, sulla scia dell’Inghilterra, ebbe avvio un PROCESSO DI
INDUSTRIALIZZAZIONE. Si passò da avere 3/4 della popolazione europea impiegata nell’agricoltura, adavere
verso l’inizio del 900 1/3 impiegato in questo settore.
.

Il continente europeo perse la sua fisionomia rurale a favore del PROCESSO DI INDUSTRIALIZZAZIONE (diffusione di
vaste aree in cui erano presenti sono industrie) E DEL PROCESSO DI URBANIZZAZIONE (crescita della città
contrapposta alla campagna).

Di conseguenza: CON LO SVILUPPO DELL’INDUSTRIA, CREBBE LA DOMANDA DI MANODOPERA, DIMINUIRONO LE


EMIGRAZIONI AL DI FUORI DELL’EUROPA PERCHÉ GRAN PARTE DELLA POPOLAZIONE DELLE CAMPAGNE VENNE ASSORBITA
DALLE INDUSTRIE

3. ♦ Nel frattempo, a causa del CAMBIAMENTO ECONOMICO si determina UN’ACCELERAZIONE DELL’INTEGRAZIONE


ECONOMICA DEL MONDO E INIZIA LA RICERCA DI UN EQUILIBRIO CHE TRAVALICHI I CONFINI
NAZIONALI.
.

– L’ECONOMIA EUROPEA INIZIÒ A CONNETTERSI E INTEGRARSI SEMPRE DI PIÙ CON QUELLA DEGLI ALTRI
CONTINENTI: L’Europa si trovò ad avere risorse umane in eccedenza, una parte di esse era impiegatanel
settore industriale, ma un’altra parte cominciò ad essere trasferita oltreoceano lungo rotte antiche. I
trasferimenti, peraltro, erano divenuti assai più veloci grazie alla navigazione a vapore e all’estendersi
della rete ferroviaria (che permetteva di raggiungere velocemente i porti).

– PER LA RICERCA DI UNA SORTA DI EQUILIBRIO INTERNAZIONALE: nei paesi di partenza si determina
l’avvio di politiche che iniziano ad allentare i vincoli all’emigrazione; nei paesi di destinazione vi è
l’avvio di politiche che favoriscono l’immigrazione (come l’Homestead Act del 1862 – che concedeva terra
terra senza oneri a capi di famiglia, intenzionati a coltivarla, sia se fossero cittadini degli USA e sia se fossero
immigrati che l’avevano appena richiesta)

CRESCITA DEMOGRAFICA
SONO TRE FORZE CHE SPIEGANO
RIVOLUZIONE AGRICOLA E INDUSTRIALE L’AUMENTO DELL’EMIGRAZIONE
EUROPEA, NEL CORSO DELL’800.
INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL MONDO

Ma tra questi fenomeni rientrano anche:


- le crisi post-napoleoniche
- la grande carestia irlandese 1846 – 1847
- i pogrom contro gli Ebrei in Russia
- l’abolizione della schiavitù in Brasile e la conseguente crisi delle piantagioni di caffé

A partire dagli anni ’30 dell’800 , L’EMIGRAZIONE EUROPEA ASSUNSE LE CARATTERISTICHE DI UN FENOMENO DI
MASSA, raggiungendo il suo livello massimo nei primi anni del 900 quando 1 milione e mezzo di europei l’anno
partono per destinazioni oltre mare. Solo successivamente la Grande Guerra e una legislazione americana che
impose restrizioni agli immigrati, le migrazioni si ridussero notevolmente.

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VALENTINA FILANNINO

NONOSTANTE VI SIA UN INGENTE EMIGRAZIONE TRANSCONTINENTALE, BISOGNA CONSIDERARE


ANCHE LE MIGRAZIONI ALL’INTERNO DELL’EUROPA. Intorno agli anni 60 dell’800 (nel cinquantennio
precedente alla prima guerra mondiale), la crescita dell’industria e l’emergente globalizzazione, avevano
rafforzato le migrazioni all’interno dell’Europa, specialmente verso la Francia, la Svizzera, il Belgio e la
Germania. Tra le due guerre questi fenomeni si attenuano fortemente a causa della morte di gran parte delle
giovani generazioni nella guerra e della depressione economica generalizzata dovuta alle economie
protezionistiche, all’aumento della disoccupazione e agli stretti controlli dovuti ai regimi dittatoriali.

IN GENERALE BISOGNA CONSIDERARE CHE

 I movimenti del lungo secolo ebbero un notevole EFFETTO DEMOGRAFICO sulle popolazioni di partenza e
di arrivo. Non solo l’aumento numerico di persone, ma anche e soprattutto gli effetti a lungotermine: i
migranti erano mediamente giovani e con un alto livello di fertilità, per questo l’aumento demografico risultò
essere più del semplice numero di coloro che arrivavano.

 L’EMIGRAZIONE DALLE CAMPAGNE VERSO LE CAMPAGNE del periodo 1500-1800 richiedeva famiglie solide e fertili
che nei paesi d’origine avevano difficoltà di sopravvivenza, mentre nei paesi di destinazione, a causa
dell’abbondanza di terre, permettevano l’ondata di avanzamento.
L’emigrazione da campagne a centri urbanizzati del periodo 1800-1914 richiedeva un altro tipo di
caratteristiche, lavoratori senza legami e molto mobili.

 STORICAMENTE LE MIGRAZIONI SONO LO STRUMENTO PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA O PER FUGGIRE DA
SITUAZIONI DI DISAGIO ESTREMO (guerra, persecuzioni, disastri ambientali ). In ogni caso quando non vi sono costrizioni,
alla base delle decisioni migratorie vi è sempre un calcolo costi-benefici sulla base di considerazioni individuali o
familiari.

CAPITOLO 6: 1914-2010
Il periodo 1914 - 2010 è stato caratterizzato:
.

– Da una parte, da un potenziale aumento della capacità di spostarsi delle persone (grazie alle nuove
tecnologie, alle infrastrutture, alle maggiori disponibilità economiche, all’allargamento dei mercati)
.

– Dall’altra, dalla presenza di sistemi politici ed eventi interni ed esterni che intralciano, ostacolano e
condizionano continuamente tale capacità di movimento.

Maggiori eventi:

- Le due guerre mondiali e il riassetto geopolitico dell’Europa che ne è derivato (con mutamenti di
frontiere e spostamenti forzati di intere popolazioni)

- La crisi del ’29 ed il protezionismo che hanno portato al ripiegarsi degli stati entro i propri confini, con
conseguente inversione dei processi di internazionalizzazioni economici e migratori, iniziati a partire dalla
seconda metà dell’800.

- La divisione di Berlino, della Germania, dell’intera Europa geografica tra OVEST (USA, alleati, paesi della
NATO di ideologia democratica - liberale) ed EST (Unione Sovietica e alleati del patto di Varsavia di
ideologia comunista - totalitaria) che ha portato alla interruzione dei flussi da EST a OVEST e viceversa.

- Nascita, consolidamento dell’Unione Europea e la creazione di un grande aree di libera circolazione tra
gli Stati (che poi sarà consolidata dal trattato di Schengen)

- L’esaurirsi del colonialismo (perché terminano i territori da colonizzare) porta il cambio di ruolo delle
grandi potenze che diventano poli di attrazione dei flussi internazionali, e non più poli di origine di tali flussi

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VALENTINA FILANNINO

 Dall’inizio 900 il processo di transizione demografica entra nella sua fase matura dopo la diminuzione
della mortalità, si adegua anche la diminuzione della natalità, di conseguenza si attenua la crescita di
popolazione  L’EUROPA CESSA DI ESSERE PRODUTTRICE DI RISORSE UMANE ABBONDANTI, CHE
AVEVANO ALIMENTATO LA GRANDE MIGRAZIONE OTTOCENTESCA.

 1914-1918 > Lo scoppio della PRIMA GUERRA MONDIALE determinò un ingente flusso di rientri per
effetto della circoscrizione obbligatoria, per l’interruzione dei traffici o per l’espulsione da paesi
belligeranti. Ma la pace causò più spostamenti rispetto alla guerra, per seguire il principio di
autodeterminazione dei popoli di Wilson: ad es la cessione dell’Alsazia e della Lorena dalla Germania alla
Francia, scioglimento dell’Impero Asburgico, nascita della Polonia.

 PERIODO INTRABELLICO
Prima della Grande Guerra, la crescita dell’industria e l’emergente globalizzazione avevano rafforzato le
migrazioni all’interno dell’Europa. NEL PERIODO INTRABELLICO I FLUSSI INTRAEUROPEI SI ATTENUANO FORTEMENTE acausa
della decimazione delle giovani generazioni in guerra, della depressione economica e delle politiche
protezionistiche, MA NON SI ARRESTANO DEL TUTTO. L’EUROPA, INFATTI, È CARATTERIZZATA DA UN DOPPIO
DUALISMO: un DUALISMO ECONOMICO, perché è divisa in un’area nordoccidentale ricca e industrializzata e un’area
sudorientale povera e rurale; un DUALISMO DEMOGRAFICO perché vi è una crescita lenta nell’area nordoccidentale e una
crescita consistente nell’area sudorientale. ED È PROPRIO A CAUSA DI TALE DUALISMO CHE, NONOSTANTE LA CRISI,
CONTINUANO LE MIGRAZIONI PER LAVORO DA PAESI A ECONOMIA DEBOLE E A DEMOGRAFIA FORTE VERSO REGIONI AD
ECONOMIA FORTE E DEMOGRAFIA DEBOLE.

–> Negli anni 20 riprese l’immigrazione all’interno dell’Europa (soprattutto verso la Francia, la Svizzera, il Belgio e
la Germania) per ricostruire le infrastrutture e di riempire i vuoti nella fora lavoro. Questa fu solo in parte libera,
perché molti furono reclutati tramite agenzie create dai datori di lavoro o dal governo
–> Negli anni 30 i flussi si arrestarono a causa della crisi economica, della pressione dei sindacati in difesa dei
lavoratori nazionali e del controllo sempre più rigido da parte dei regimi totalitari che si andavano formando.
 1939-1945 > La SECONDA GUERRA MONDIALE provocò non tanto cambiamenti territoriali, ma maggiori
trasferimenti di popolazione: basti pensare alla fuga degli ebrei perseguitati verso gli Stati Uniti.
Nei paesi più forti (Gran Bretagna e Francia) l’immigrazione favorì la crescita della forza lavoro, la crescita di
produzione interna, la diminuzione dei prezzi dei prodotti e, quindi, più competitività sul mercato
Internazionale. Nei paesi più deboli (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia) l’emigrazione alleggerì la
disoccupazione e le rimesse degli emigrati contribuirono al miglioramento dei livelli di vita e allo sviluppo.

 TRA IL 1950 E IL 1970, NONOSTANTE MOLTI AVVENIMENTI ABBIANO PORTATO A UNA GRANDE PERDITA DI VITE
UMANE, LA POPOLAZIONE DELL’EUROPA CONTINUÒ LENTAMENTE A CRESCERE, ANCHE A CAUSA DI UNA BREVE RIPRESA
DELLE NASCITE E DA UN CICLO ECONOMICO MOLTO FAVOREVOLE.

 A PARTIRE DAL 1970 FINO AL 2010 AVVIENE LA COSIDDETTA INVERSIONE DEL CICLO MIGRATORIO =
L’EUROPA CHE PER SECOLI ERA STATA ESPORTATRICE DI RISORSE UMANE E ATTRAVERSO LE MIGRAZIONI
TRANSOCEANICHE AVEVA CONTRIBUITO AL POPOLAMENTO DI AMERICA, OCEANIA E AFRICA, DIVENTA
IMPORTATRICE DI RISORSE UMANE
– IN EUROPA, VI È UNA CRESCENTE IMMIGRAZIONE DAL MONDO POVERO, DOVUTA AD UNA DOMANDA DI LAVORO A
BASSA QUALIFICAZIONE E FAVORITA DAL PROCESSO DI GLOBALIZZAZIONE.
– L’ATTENUAZIONE DEL CICLO ECONOMICO DEGLI ULTIMI 20 ANNI DEL 900, È MOLTO EVIDENTE E, SE NON FOSSE
STATO PER L’IMMIGRAZIONE DA FUORI EUROPA, LA BASSISSIMA RIPRODUTTIVITÀ DELLE ULTIME GENERAZIONI AVREBBE
PORTATO, PROBABILMENTE A UNA FORTE DIMINUZIONE DELLA POPOLAZIONE.
– COLORO CHE ARRIVANO IN EUROPA, SPESSO SONO IMPIEGATI IN SETTORI CHE RICHIEDONO BASSE QUALIFICHE, SONO
SCARSAMENTE REMUNERATI E SVOLGONO LAVORI CHE NON SONO APPETIBILI PER I LAVORATORI NAZIONALI.
– A CAUSA DEL PROCESSO DI GLOBALIZZAZIONE, L’IMMIGRAZIONE PROVIENE DAI PAESI POVERI DI ALTRI CONTINENTI
(NORD AFRICA, PAESI SUB SAHARIANI, SUDAMERICANI E ASIATICI).
– LA GLOBALIZZAZIONE OTTOCENTESCA È DIVERSA DA QUELLA NOVECENTESCA: la prima riguarda merci e persone,

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VALENTINA FILANNINO

la seconda è parziale perché riguarda le merci, e non tanto le persone; Se in passato vi erano pochi
ostacoli tra i Paesi, ad oggi le migrazioni sono contenute da controlli e selezioni severe.

L’INVERSIONE DEL CICLO MIGRATORIO AVVIENE A CAUSA DI DIVERSI FATTORI:


– Vengono a cessare le condizioni che avevano permesso le grandi migrazioni transoceaniche:
diminuisce la domanda di manodopera nei paesi di destinazione, diminuisce anche l’offerta di
manodopera a causa della bassa natalità.
.

– Determinanti sono le POLITICHE MIGRATORIE DEGLI STATI hanno imposto restrizioni per troncare
bruscamente l’ondata migratoria: ad es. gli USA adottarono il National Origin Act (1924), che non solo impose
un numero massimo di immigrati annui, ma fu definito in modo tale da penalizzare gli europei.

– BISOGNA CONSIDERARE CHE LE DUE GUERRE MONDIALI PORTARONO ALL’EMIGRAZIONE FORZATA DI MOLTE
PERSONE ALL’INTERNO DEL CONTINENTE, CIÒ È DA SOTTOLINEARE PERCHÉ I TRASFERIMENTI FORZATI SONO ALLA BASE
DEI MOVIMENTI DI RITORNO, IN EPOCHE SUCCESSIVE.

Nel 2010, nell’Europa comunitaria ci sono circa 25 milioni di immigrati non europei, conseguenza
dell’immigrazione degli ultimi decenni. Spesso gli immigrati provengono dai paesi poveri di altri continentie
sono impiegati in lavori che non richiedono una qualifica, scarsamente retribuiti e che non attirano la
manodopera nazionale.
Bisogna considerare l’impatto demografico delle migrazioni: se non vi fosse immigrazione straniera, la
popolazione europea tenderebbe a diminuire. Le migrazioni degli ultimi due secoli hanno acquistato velocità
e sono cresciute di numero: ad es verso il 1570 gli spagnoli nel Nuovo Mondo non superavano le 100mila
persone, i rumeni oggi in Italia sfiorano 1milione, il loro impatto sulla società ospite è di cento volte superiore
a quello degli spagnoli.

CAPITOLO 7: 2010-2050
È finita la fase storica nella quale si attuavano politiche attive per attrarre migranti. Adesso gli stati
considerano l’immigrazione un fenomeno negativo.

In questo capitolo si analizzano tre aspetti fondamentali:

1 – IL RUOLO DELLE MIGRAZIONI NEL PROCESSO DI GLOBALIZZAZIONE


2 – LA SITUAZIONE DEMOGRAFICA DEL CONTINENTE EUROPEO, PER CAPIRE SE QUESTA GIUSTIFICHI I CONSISTENTI
FLUSSI DI MIGRAZIONE
3 – LE POLITICHE D’IMMIGRAZIONE IN RAPPORTO CON LA FITNESS DEI MIGRANTI

1: ANALISI DEL RUOLO DELLE MIGRAZIONI NEL PROCESSO DI GLOBALIZZAZIONE


Per comprendere il processo delle migrazioni bisogna analizzare le due globalizzazioni:

1° GLOBALIZZAZIONE  1870-1913

- LA PRIMA GLOBALIZZAZIONESI SVOLSE SECONDO LE REGOLE DELL’ECONOMIA CLASSICA: L’EUROPA, RICCA DI MANODOPERA MA
POVERA DI TERRE, MIGRAVA VERSO L’AMERICA, RICCA DI TERRE MA POVERA DI MANODOPERA.
- IL PROCESSO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE DELL’ECONOMIA MONDIALE SI BASÒ SULLE TRE DIRETTRICI CLASSICHE:
MOBILITÀ DI CAPITALI, MOBILITÀ DELLE MERCI, MOBILITÀ DI MANODOPERA.
- In Nord America i migranti provenienti dall’Europa mediterranea e orientale costituirono collettività
poste ai livelli più bassi delle gerarchie economiche e sociali. Ciò riguardò soprattutto le prime generazioni
di immigrati: le disuguaglianze si dissiparono nella vita attiva delle seconde generazioni
- Le migrazioni furono un efficace strumento di lotta alla povertà: sotto il profilo economico, infatti, gli
immigrati furono

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VALENTINA FILANNINO

una componente essenziale della crescita dei Paesi d’arrivo.


- Sotto il profilo sociale ed istituzionale, l’immigrazione venne generalmente ben accolta dai paesi d’arrivo;
le discriminazioni sicuramente ci furono, ma solo in contesti sociali percorsi da profonde fratture.

2° GLOBALIZZAZIONE  1950-2000

RIGUARDO LA SECONDA GLOBALIZZAZIONE BISOGNA TENERE IN CONSIDERAZIONE CHE:


- Ha coinvolto tutti e 5 i continenti,
- Ha generato una intensa mobilità di merci/servizi/capitali, ma non di forza-lavoro e risorse umane
- Sono state erette barriere che hanno posto un freno alla mobilità internazionale.

LA SECONDA GLOBALIZZAZIONE HA AVUTO L’EFFETTO DI ALLONTANARE, PIÙ CHE AVVICINARE, I LIVELLI DI VITA DELLE
DIVERSE REGIONI DEL MONDO: L’AUMENTO DELLE DISTANZE TRA RICCHI E POVERI, IN GENERALE, DETERMINA LA PROPENSIONE A
EMIGRARE. QUANDO LE DISTANZE DIMINUISCONO, AUMENTANO I COSTI INDIRETTI DELL’INGRESSO NEI FLUSSI (COSTI
AFFETTIVI, PSICOLOGICI E SOCIALI LEGATI ALLA SEPARAZIONE DA FAMIGLIA, CULTURA E PAESE D’ORIGINE),
DIMINUISCONO LE NECESSITÀ E LE ASPETTATIVE DI MIGLIORAMENTO E DIMINUISCE LA PROPENSIONE A MIGRARE

– Inizialmente, nei paesi molto poveri vi è una scarsa propensione a emigrare, perché non ci sono le
conoscenze e lo sviluppo adatti per inserirsi nei flussi migratori già esistenti, che richiedono costi
d’ingresso non sostenibili.

– Successivamente, nei paesi poveri in cui vi è un lieve sviluppo aumenta la propensione a migrare.
il miglioramento delle condizioni economiche diminuisce i costi e facilita l’ingresso nei flussi migratori.

– Infine nei paesi a reddito medio-basso, quando si raggiungono livelli moderati di benessere, la
propensione a migrare decresce perché le aspettative e le motivazioni che portano alla ricerca del
benessere in altri Paesi non giustificano i costi d’ingresso.

2: ANALISI DELLA SITUAZIONE DEMOGRAFICA DEL CONTINENTE EUROPEO, PER CAPIRE SE QUESTA GIUSTIFICHI
I CONSISTENTI FLUSSI DI MIGRAZIONE

PER FAR FRONTE ALLA SITUAZIONE DI SCARSE RISORSE UMANE IN EUROPA, SI PUÒ RICORRERE A DUE MODELLI ENTRAMBI
POSSIBILI, LA CUI PREFERENZA DIPENDERÀ DA SCELTE POLITICHE DI NECESSITÀ E CONVENIENZA.

MODELLO DELLA SOCIETÀ CHIUSA  Tale modello valorizza al massimo le risorse proprie del territorio e
ritiene l’immigrazione un fenomeno marginale e ininfluente. La continuità demografica della società viene
garantita quasi esclusivamente con la riproduzione biologica. (natalità)

MODELLO DELLA SOCIETÀ APERTA  Tale modello sfrutta al massimo le capacità degli immigrati e investe nella loro
integrazione. La continuità demografica della società è garantita sia dalla riproduzione biologica e sia dalla
riproduzione sociale così che i componenti della società siano sia i figli degli autoctoni e sia coloro che sono
stati accolti.

– Nella fase storica attuale il paradigma della società chiusa prevale nell’opinione pubblica e nelle
intenzioni politiche. L’efficacia di tale modello è però ostacolata dalle complesse interazioni tra paesi,
dalla depressione demografica e dalle circostanze economiche.

– I paesi europei vorrebbero una società chiusa, ma sono costretti ad aprirla e pertanto oscillano tra due
modelli: quello della società chiusa, ma non troppo e quello della società aperta, ma non troppo.
Il pericolo di ciò è quello di avere di fatto una società aperta gestita con politiche disegnate per una
società chiusa.

– La complessa situazione europea richiede un aumento dell’immigrazione = una società aperta perché:
> Ipotizzare il riassorbimento della disoccupazione (con riforme atte a mantenere al lavoro gli anziani o

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agevolare il lavoro delle donne) sarebbe impraticabile proprio a causa della demografia del nostro
continente. Perché la crescita della popolazione anziana, determinerebbe un aumento della domanda di
servizi e la crescita dell’occupazione femminile, entrerebbe in conflitto con la ripesa della natalità.
> Ipotizzare l’aumento dei tassi di produttività non sopperirebbe al problema della mancanza di risorse
umane. Perché la continua diminuzione della produttività del lavoro è dovuta alla diminuzione dei
lavoratori giovani e dall’aumento di quelli anziani.
> Ipotizzare la ripresa della natalità richiederebbe l’aumento di 10 anni dell’età del pensionamento per
aspettare che i nuovi nati raggiungano un’età lavorativa. Ciò porterebbe ad avere una forza lavoro
europea vecchia e stanca e sicuramente non in grado di interagire e competere con i sistemi economici
degli altri paesi, che sono molto più dinamici.

L’immigrazione permetterebbe di recuperare forza lavoro a basso costo, per tenere in vita le attività
presenti sul territorio.

3: LE POLITICHE D’IMMIGRAZIONE IN RAPPORTO CON LA FITNESS DEI MIGRANTI

Per analizzare la fitness (capacità di adattamento) dei migranti è utile interrogarsi su come si è formata la
presenza straniera in Europa. GLI IMMIGRATI SONO ENTRATI SEGUENDO 3 VIE DI ACCESSO:
- MOTIVI DI LAVORO,
- LEGAMI FAMILIARI,
- VIA IRREGOLARE.

Accanto a queste ne troviamo molte altre di tipo accessorio: asilo politico, studio, protezione.
IN GENERALE, L’INTERO FLUSSO MIGRATORIO RUOTA INTORNO AL LAVORO ED AL MERCATO DEL LAVORO, CHI SI SPOSTA LO
FA IN BASE AD UN CALCOLO DI COSTI E BENEFICI PER MIGLIORARE IL PROPRIO LIVELLO ECONOMICO.

Dove l’equazione immigrazione-lavoro è più stretta, i permessi di soggiorno sono strettamente legati alla
durata del contratto di lavoro. Questa soluzione ha però gravi limitazione:
> Al termine del contratto si auspica alla trasformazione del lavoratore temporaneo in permanente, ma
più spesso vi è il passaggio all’irregolarità.
> Durante il periodo lavorativo, l’immigrato (che ha intuito che al termine del periodo diventerà
un’irregolare) non ha interesse ad investire nella propria integrazione, pertanto si creano situazioni di
esclusione sociale.
> C’è poi il problema di programmare i flussi: per quanto riguarda i lavoratori comuni è impensabile
riuscire a prevedere la domanda a causa della continua mutabilità del mercato del lavoro. È possibile
valutare invece la richiesta di alcuni settori specifici, che richiedono lavoratori specifici con competenze
specifiche.

Queste considerazioni rendono evidente la necessità di alcuni radicali cambiamenti:

• Promozione di politiche a sostegno della natalità, che permettano una graduale ripresa del flusso di
nascita e, successivamente, del flusso di ingressi nella forza lavoro.

• Promozione di politiche sociali, che permettano la formazione di una rete adeguata di asili nido e servizi
per anziani per sostenere le famiglie. Bisogna infatti sottolineare che il CARE DRAIN è alla basse dell’immigrazione
straniera di donne, che sono utilizzate per il sostegno alle famiglie.

• Graduale sostituzione delle attività ad alta intensità di manodopera con attività ad alta intensità di
capitale

• Promozione di politiche migratorie di lungo periodo per auspicare all’inclusione e al conferimento della
cittadinanza per gli immigrati regolari che si sono ben integrati. Perché anche se l’occasione iniziale delle
migrazioni è il lavoro, poi attorno al lavoratore si costruisce un nucleo familiare: non si parla più di
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migrazione per lavoro ma di migrazione per insediamento, cittadinanza.

Difficoltà inerenti al cambio di filosofia:

- La prima riguarda la determinazione di quegli elementi del capitale umano favorevoli ai processi di
inclusione di lungo periodo: si deve valutare la capacità e la volontà di inclusione.

- La seconda sta nell’accertamento delle qualità individuali. Età, genere, stato civile, istruzione, capacità,
conoscenza della lingua della cultura e delle leggi del Paese, si combinano in un punteggio che va a
determinare l’ammissibilità all’acquisizione della cittadinanza. Bisogna poi chiarire se tali caratteristiche
devono essere presenti al momento dell’immigrazione, o possano essere acquisite nel processo di inclusione
attraverso delle scadenze.

- La terza consiste nella determinazione del volume dei flussi in base alle capacità del sistema di
provvedere a risorse e strutture necessarie ai processi di inclusione e integrazione

Nonostante il cambio di filosofia non si deve dimenticare la funzione principale dell’immigrazione, ossia quella
di rinforzare il tessuto demografico e sociale rarefatto, che non è in grado di fornire sufficiente forzalavoro ai
settori produttivi europei. In questa fase, in molti Paesi, la riproduzione biologica è stata quasi completamente
sostituita dalla riproduzione sociale = l’immigrazione.

CAPITOLO 8: IN CAMMINO, CON ORDINE


Il tasso di mortalità dei migranti che tentano la traversata del canale di Sicilia o dello Stretto di Gibilterra è
del 2%. Questo ci fa capire quanta strada c’è ancora da fare per dare ordine al flusso migratorio.

IN QUESTO CAPITOLO ANALIZZEREMO 3 ARGOMENTI:

1 • IL PRIMO È CONNESSO CON LE DIMENSIONI ATTUALI DEL FENOMENO MIGRATORIO ED MIRA A DIMOSTRARE CHE
QUESTO È UN FENOMENO TIPICO DEL GENERE UMANO ED È PARTE INTEGRANTE DEL SUO SVILUPPO.

2 • IL SECONDO RIGUARDA L’EVOLUZIONE DELLE POLITICHE MIGRATORIE DEI VARI PAESI E ANALIZZA LE DIMENSIONI
DEL DISORDINE DEL FENOMENO MIGRATORIO.

3 • IL TERZO SPIEGA LA NECESSITÀ DI COSTITUIRE UN ORDINE INTERNAZIONALE E COOPERATIVO PER GESTIRE LE


MIGRAZIONI

ARGOMENTO 1

SI ANALIZZANO LE DIMENSIONI ATTUALI DEL FENOMENO PER DIMOSTRARE CHE QUESTO È UN FENOMENO TIPICO DEL
GENERE UMANO ED È PARTE INTEGRANTE DEL SUO SVILUPPO.

– Le dimensioni internazionali del fenomeno migratorio sono notevoli, ma la nostra conoscenza è


parziale. Sulla base dei dati del censimento, nel 2010 lo stock migratorio ammontava a circa 200 milioni
di persone, circa il 3% della popolazione mondiale. L’ONU valuta lo stock migratorio sulla base dei
censimenti che si effettuano in ciascuna nazione: si contano cioè i censiti “stranieri”. È evidente come questo
indicatore sia imperfetto perché non tiene in considerazione i migranti irregolari che, ovviamente, non rientrano
nella popolazione censita. Bisogna sottolineare che il 10% della popolazione dei paesi ricchi ha avutouna storia di
migrante e le migrazioni stesse hanno costituito un apporto molto significativo al rinnovo delle società ricche,
questo apporto è destinato a crescere nei prossimi decenni.

– Le migrazioni non sono un fenomeno marginale da governare nella loro transitorietà, ma sono una
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componente strutturale ed essenziale che permette lo sviluppo demografico, sociale ed economico.

ARGOMENTO 2

1) VI SONO POTENTI FORZE CHE SOSTENGONO I FLUSSI MIGRATORI INTERNAZIONALI: LA GLOBALIZZAZIONE, LA DIMINUZIONE
DEI COSTI DEGLI SPOSTAMENTI, IL DIVARIO CRESCENTE DEL LIVELLO DI VITA DEI DIVERSI PAESI, LE FORTI DIFFERENZE
DEMOGRAFICHE.

2) I GOVERNI DEI VARI PAESI HANNO INIZIATO A COSTRUIRE BARRIERE E HANNO ADOTTATO LEGISLAZIONI RESTRITTIVE
CON L’INTENTO DI REGOLARE E RIDURRE I FLUSSI MIGRATORI INTERNAZIONALI.

La regolazione e la riduzione dei livelli d’immigrazione avviene attraverso varie modalità:


- aumentando i controlli sui flussi migratori, tentando di fermarli all’origine
- limitando i ricongiungimenti familiari
- favorendo l’immigrazione ad alta qualificazione
- privilegiando la migrazione temporanea e circolare (limitata nel tempo e caratterizzata dal ritorno in patria).
- facilitando i rimpatri degli irregolari, fornendo incentivi a chi si presenta volontariamente
- inserendo di criteri di selezione del migrante mediante punteggio (basato sulle caratteristiche del candidato:
età, situazione familiare, conoscenza della lingua, qualità professionali)
3) I TENTATIVI DI FRENARE L’ARRIVO DI IMMIGRATI IRREGOLARI, VENGONO FREQUENTEMENTE VANIFICATI

Per quanto riguarda la migrazione temporanea o circolare: il problema è che i responsabili delle
politiche non sono in grado di impedire che l’immigrazione temporanea divenga permanente.

Per quanto riguarda le politiche per facilitare i rimpatri degli irregolari, fornendo incentivi a chi si
presenta volontariamente, vi sono diversi problemi di contrasto tra le normative nazionali e quelle
internazionali > L’EUROPA RAPPRESENTA UN CASO ESEMPLARE DI TALE PARADOSSO.

EUROPA > La normativa comunitaria vieta le espulsioni di massa e non permette le sanatorie di massa. Ogni
caso – sia esso di espulsione o di regolarizzazione – deve essere giudicato individualmente, seguendodelle
procedure piuttosto complesse. Spesso tali procedure sono talmente complesse, che i sistemi giuridici dei vari
paesi non sono in grado di gestirle quando i numeri sono alti. La DIRETTIVA RIMPATRI DELL’UE prevede incentivi
per il rimpatrio volontario degli irregolari; paradossalmente la legislazione introdotta IN ITALIA con il DECRETO
SICUREZZA (che considera reato l’immigrazione clandestina) impedisce alpaese di avvalersi della direttiva
rimpatri: l’irregolare che volesse rimpatriare volontariamente, sarebbe immediatamente denunciato,
condannato ed espulso.

 QUESTE TENDENZE ACUISCONO I CONFLITTI DI INTERESSE TRA I PAESI DI PARTENZA E QUELLI DI ARRIVO.

– I paesi di partenza lamentano l’erosione del loro capitale umano, allo stesso tempo deprecano gli
ostacoli frapposti all’integrazione permanente dei loro connazionali, ma sanno che le rimesse degli
emigrati vengono massimizzate quando l’emigrazione è circolare. Inoltre l’élite dei paesi d’origine ha
sempre visto l’emigrazione come sintomo di fallimento nello sviluppo.

– I paesi d’immigrazione lamentano la mancanza di cooperazione dei paesi di partenza nel controllo delle
migrazioni irregolari. In tutto ciò le vere vittime sono comunque i migranti.

ARGOMENTO 3

Migrare è una prerogativa umana: poiché vi sono forze globali che spingono le migrazioni e i conflitti
d’interesse si trovano a livello mondiale, cresce la necessità di cooperazione e di governo globale per
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quella parte di umanità in continua migrazione.

VI È LA NECESSITÀ DI COSTITUIRE UN ORDINE INTERNAZIONALE E COOPERATIVO PER GESTIRE LE MIGRAZIONI

Affinché si inizi la COSTRUZIONE DI UN GOVERNO INTERNAZIONALE è necessario riconoscere che i diversi statihanno
obiettivi diversi e che bisogna invece individuare obiettivi comuni:
- la necessità di maggior conoscenza del fenomeno migratorio,
- meno morti durante il transito,
- riduzione dell’influenza delle reti criminali,
- minori tensioni tra migranti e comunità di ospitanti,
- maggiore sicurezza e dignità per i migranti.

È POSSIBILE UN GOVERNO INTERNAZIONALE?

Nella realtà dei fatti, questa coesione internazionale non è ancora stata raggiunta, perché troppo forti sono
gli interessi in conflitto, troppo debole è la voce dei migranti e debole è anche la capacità di individuare gli
obiettivi comuni e di lungo termine.
Qualche segnale di crescente consapevolezza della necessità di superare una visione puramente
nazionale delle migrazioni viene dall’UE. Inizialmente di trattava di una difesa delle frontiere
dall’immigrazione irregolare con la costruzione dell’AGENZIA FRONTEX (2016) che ha la funzione di
pattugliare il Mediterraneo e gestire lo Spazio Schengen. Successivamente per difendere tali frontiere, si è resa
necessaria una politica più vasta = il cosiddetto approccio globale

Il PIANO DI STOCCOLMA PER IL QUINQUENNIO 2010-2014 ha obiettivi molto ambiziosi:

- Conferire agli stranieri legalmente residenti, un certo livello di diritti che sia comparabile a quelli dei
cittadini degli stati membri dell’UE

- Introdurre un codice dell’immigrazione, per elaborare norme comuni per i ricongiungimenti familiari, che
siano valide in tutti i territori dell’UE.

- Migliorare la programmazione dell’immigrazione economica.

- Coordinare su linee comuni le politiche per l’integrazione degli immigrati.

COMPITI DI UN IPOTETICO GOVERNO INTERNAZIONALE PER TUTELARE I DIRITTI DEI MIGRANTI:


- Raccogliere informazioni e dati,
- Analizzare politiche e promuove proposte di sviluppo,
- Fornire assistenza tecnica e lo svolgimento di alcuni servizi,
- Fornire sostegno alle negoziazioni,
- Sostenere l’anti-trafficking,
- Identificare i migranti,
- Certificare i loro dati (nascita, età, professionalità, istruzione, conoscenza delle lingue, fedina penale)
- Promuovere la libera circolazione di persone,
- Assicurare i diritti pensionistici e contratti di lavoro standard,
- Promuovere accordi per la riunione di componenti della famiglia e la riammissione nei loro paesi dei
migranti espulsi, proporre la “doppia nazionalità”.

Tutto questo sembra utopia, eppure è urgente. L’EU ha promosso dei piani che si muovo in questa
direzione: Agenzia Frontex, Piano di Stoccolma, ma non sono stati abbastanza.

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OIM > Organizzazione Internazionale per le migrazioni

Per la costruzione di uno spazio migratorio europeo > ATTO UNICO EUROPEO.
L’ATTO UNICO EUROPEO permette di istituire lo Spazio Schengen; adottare un visto unico; tutelare la
libertà di circolazione dei cittadini dell’UE e di coloro che sono provvisti di visto Schenghen; un altro
obiettivo è la lotta contro l’immigrazione irregolare attraverso una politica di immigrazione comune.

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