Consolatio ad Helviam matrem
Nozioni sulla vita di Seneca….GIULIA GRECHI
Nasce a cordova nel 4dC
Viene a Roma da giovane: suo padre è Seneca il retore: con la sua opera
abbiamo delle informazioni sulle scuole retoriche e sulle loro attività
L’oratoria, adesso, non è più connessa alla politica ma diventa un fatto
veramente di scuola
Seneca viene esiliato nel 41 in Corsica, dall’imperatore Claudio, perché viene
accusato di essere coinvolto nell’adulterio della sorella di Caligola. Forse era
solo una scusa in quanto venivano esiliate le grandi personalità in luoghi
percepiti come ai confini del mondo conosciuti e lontani da Roma.
Ci rimane per alcuni anni e poi Agrippina lo fa tornare e lo sceglie come
precettore di Nerone.
Nel primo periodo dell’impero di Nerone, seneca è suo precettore: abbiamo il
quinquennium felice: nerone governa bene sotto l’influsso di seneca
Seneca forse sapeva della congiura contro Nerone del 65 e per questo si
suicidò.
(molti autori sono coinvolti nella congiura: lucano, petronio e tutti si uccidano)
Consolatio ad Helviam matrem:
- periodo: quando è in esilio in corsica (nel 42)
- è un breve trattato filosofico in cui l’esilio, che normalmente è ritenuto
un male nel mondo antico, viene invece descritto come qualcosa che va
considerato indifferente agli occhi del saggio
- Seneca è stoico: tutto ciò che accade fuori di noi non ci deve troppo
toccare (non bisogna farci influenzare). Απατεια (non si fa toccare dalle
passioni, una indifferenza a ciò che accade intorno, autarchia, senza
pathos). Lo Stoicismo è simile al buddismo, noi dobbiamo lavorare su
noi stessi e non farci influenzare dalle cose esterne (simile all'atarassia
degli epicurei, il non lasciarsi toccare)
Seneca filosofo stoico e Seneca tragediografo: sono due aspetti contrastanti
di una stessa personalità: le tragedie sono una messa in scena della ratio vs il
furor (il dispiegarsi delle passioni negative)
Consolatio: si cerca di consolare qualcuno per una sventura che ti puo’
colpire direttamente o indirettamente: come la morte di una persona cara o
l’esilio.
In questa opera Seneca cerca di convincere la madre che dal punto di vista
dell’epica storica l’esilio non è di per sé un male: è considerato qualcosa di
indifferente, che non deve scalfire il saggio.
Seneca stesso non sta soffrendo in esilio e non vuole che la madre soffra
inutilmente
Testo fortemente retorico: la madre ha già patito molti lutti e non si deve così
tanto disperare per la condizione del figlio che, in fin dei conti, non è poi così
grave.
La sofferenza psicologica è una ferita che deve essere curata e la filosofia è
vista come la cura dell’anima.
Il filosofo cura i mali dell’anima, il medico quelli del corpo.
Capitolo 4 1-3
Adiaphoron: termine greco che indica l’indifferenza —> anche se tutto va
male, il saggio deve essere indifferente.
Seneca è molto ripetitivo in questo testo e ritorna spesso su determinati
concetti
Magno id animo feci;
constitui enim uincere dolorem tuum, non circumscribere.
Ho fatto questo con grande coraggio: decisi di vincere il tuo dolore non di
circoscriverlo
Vincam autem, puto,
primum si ostendero nihil me pati
propter quod ipse dici possim miser,
nedum propter quod miseros etiam quos contingo faciam;
E lo vincerò, penso, innanzitutto se avrò mostrato se io non soffro nulla a
causa del quale io stesso possa essere infelice, né tanto meno a causa del
quale renda infelici anche quelli che tocco
Analisi:
- ostendero: futuro anteriore. In italiano non c’è una differenza tra futuro
semplice e anteriore mentre il latino è molto rigoroso: il futuro anteriore
indica un’azione futura che viene prima di un’altra azione sempre futura
- si ostendero: periodo ipotetico della realtà. Regge l’infinitiva nihil me
pati
- usa molto spesso la prima persona: parla spesso di se stesso
- dici: infinito presente passivo
deinde si ad te transiero et probauero
ne tuam quidem grauem esse fortunam,
quae tota ex mea pendet.
Poi (vincerò il dolore) se sarò passato a te e avrò dimostrato che non è
gravosa neppure la tua sorte che dipende tutta dalla mia.
Analisi:
- transiero, probauero: futuri anteriori. Si formano sulla base del tema del
perfetto
- Transiero: da transeo
Hoc prius adgrediar
quod pietas tua audire gestit,
nihil mihi mali esse.
Affronterò ciò che prima il tuo affetto desidera ascoltare , cioè che non c’è
nessun male per me
Analisi:
- adgredior: deponente.
- Pietas: non è solo la pietà, è anche un senso di rispetto che può essere
riferito ai parenti e agli dei. L'aggettivo pius ha una gamma di significati
molto ampi rispetto all’aggettivo “pio” in italiano
- nihil mihi mali esse: infinitiva + dativo di possesso
- Mali: genitivo partitivo
Si potuero,
ipsas res quibus me putas premi non esse intolerabiles faciam manifestum;
sin id credi non potuerit,
at ego mihi ipse magis placebo,
quod inter eas res beatus ero
quae miseros solent facere.
Se potrò, che le stesse cose da cui tu pensi che io sia oppresso farò
manifesto non sono intollerabili, se questo non potrà essere creduto, sarò più
soddisfatto di me, perché sarò felice in mezzo a quelle cose che sono solite
rendere infelici.
Analisi:
- si potuero: periodo ipotetico
- quibus: riferito a ipsas res. È un ablativo che esprime la causa efficiente
- facere: rendere, uso di facio particolare
- Seneca era uno stoico e riprende la locuzione latina Amor fati “l’amore
del fato” : una concezione del destino trattata dallo stoicismo che
riprendeva l’antica visione della circolarità della storia. È una massima
usata da Nietzsche per definire il corretto atteggiamento dell’oltreuomo
che accetta gioiosamente e quindi ama il destino al quale non puo’
sottrarsi, poiché è egli stesso l’unico in grado di realizzarlo, sia che tu lo
voglia, sia che tu non lo voglia, meglio adattarsi al corso delle cose.
Non est quod de me aliis credas:
ipse tibi,
ne quid incertis opinionibus perturberis,
indico me non esse miserum.
Non c’è motivo che tu creda ad altri riguardo a me: io stesso perchè tu non sia
turbata da incerte opinioni, ti dico che non sono infelice
Seneca sta cercando di tranquillizzare sua madre che pensa che stia male in
esilio, quando in realtà Seneca stesso accetta il suo destino e la sua sorte.
Adiciam,
quo securior sis,
ne fieri quidem me posse miserum.
Aggiungerò, purchè tu sia più insicura, che non posso nemmeno diventare
infelice
Analisi:
- securios: sine cura: senza preoccupazione (da qui deriva il nostro
“sicuro”)
Capitolo 5 1-2
Bona condicione geniti sumus,
si eam non deseruerimus.
Id egit rerum natura
ut ad bene uiuendum non magno apparatu opus esset:
unusquisque facere
se beatum potest.
Siamo nati in una buona condizione, se non la abbandoneremo. La natura
delle cose ha fatto in modo che per vivere bene non ci fosse bisogno di un
grande apparato : ciascuno può rendere se stesso felice
Analisi:
- deseruerimus: indicativo futuro anteriore o congiuntivo imperfetto
- id: pronome al neutro che anticipa la completiva: opus esset
- opus esset: forma impersonale che qui è con il congiuntivo perché c’è
ut
Per essere felici basta poco
Il saggio deve essere indifferente a quello che gli viene da fuori.
Leue momentum in aduenticiis rebus est
et quod in neutram partem magnas uires habeat:
nec secunda sapientem euehunt nec aduersa demittunt;
laborauit enim semper ut in se plurimum poneret,
ut a se omne gaudium peteret.
Poca importanza è nelle cose esterne e tale che non ha / abbia grandi effetti
né da una parte e né da un’altra : le cose favorevoli non esaltano il saggio e
quelle avverse non lo abbattono. Si è sforzato infatti sempre di riporre in se
stesso il più possibile, di chiedere a sé ogni gioia
Analisi:
- Quod: riferito a momentum. Introduce una relativa che è riferita a
momentum
- Il saggio non è toccato né dalle cose favorevoli e né dalle cose non
favorevoli: perché vengo da fuori e non possono essere modificate. Il
saggio deve essere indifferente.
- ut..peteret: completiva
- La fonte della serenità è in se stessi (seneca non è infelice in esilio)
Quid ergo? Sapientem esse me dico? Minime;
nam id quidem si profiteri possem,
non tantum negarem miserum esse me,
sed omnium fortunatissimum et in uicinum deo perductum praedicarem:
nunc,
quod satis est ad omnis miserias leniendas,
sapientibus me uiris dedi
et nondum in auxilium mei ualidus in aliena castra confugi,
eorum scilicet
qui facile se ac suos tuentur.
Che cosa dunque? Dico di essere sapiente? Assolutamente no; infatti se
potessi affermare questo non soltanto negherei di essere infelice ma
affermerei di essere il più fortunato di tutti e portato a una condizione vicina al
dio: ora, cosa che è sufficiente per alleviare ogni infelicità mi consegnai agli
uomini saggi e non ancora forte per aiutare me stesso mi rifugiai
nell’accampamento di altri, cioè di quelli che proteggono facilmente loro stessi
e i loro (compagni)
Analisi:
- si possem: protasi. Negarem e praedicarem: apodosi. È un periodo
ipotetico del terzo tipo perché sono congiuntivi imperfetti. Irrealtà nel
presente.
- in vicinum: in + accusativo dell’aggettivo: ha quasi valore avverbiale
- ad + gerundivo: ha valore finale. Desinenza is per es: accusativo plurale
- usa una metafora militare utilizzando “in aliena castra” : come un
filosofo che milita in un certo campo
Capitolo 6 1-2
In questo capitolo Seneca si concentra sul fatto che l’esilio innanzitutto è un
cambiamento di luogo: non è un viaggio di piacere e per questo ha degli
incommoda.
Il cambiamento di luogo è qualcosa che coinvolge tutte le singole popolazioni
e gli uomini in un momento della loro vita.
Si insiste sul cambiamento del luogo—> l’esilio non è del tutto negativo
Remoto ergo iudicio plurium,
quos prima rerum species,
utcumque credita est,
aufert,
videamus quid sit exilium.
Nempe loci commutatio.
Ne angustare videar vim eius
et
quidquid pessimum in se habet
subtrahere,
hanc commutationem loci sequuntur incommoda, paupertas, ignominia,
contemptus.
Adversus ista postea confligam:
interim primum illud intueri volo,
quid acerbi adferat ipsa loci commutatio.
Dunque messo da parte il giudizio dei più che il primo aspetto delle cose in
qualunque aspetto sia creduta, allontana (dalla verità), consideriamo che cosa
sia l’esilio, certamente un cambiamento di luogo. Affinché non sembri che io
limiti la portata di questo e elimini tutto ciò che ha in sé di pessimo a questo
cambiamento di luogo seguono disagi, povertà, disonore, disprezzo, contro
queste cose combatterò dopo: intanto per prima cosa voglio considerare
questo aspetto: che cosa di doloroso porti lo stesso cambiamento di luogo
Analisi:
- remoto iudicio: ablativo assoluto
- remoto: da removeo
- quos: che oggetto
- prima species: soggetto di aufert
- videamus: congiuntivo con valore esortativo
- quid sit exilium: interrogativa indiretta
- concetto della commutatio loci: tema frequente in seneca, dove persone
scontente della propria condizione cambiano luogo per cercare di
migliorarla: ma stando male con se stessi non cambia nulla spostarsi di
luogo (tema anche in lucrezio, tedium)
- ne angustare videar: frase finale.
- Videar: forma passiva di video
- contemptus: disprezzo, perchè delle volte l’esiliato o la sua famiglia
sono disprezzati
- acerbi: genitivo partitivo
'Carere patria intolerabile est.'
Aspice agedum hanc frequentiam,
cui vix urbis inmensae tecta sufficiunt:
maxima pars istius turba patria caret.
Ex municipiis et coloniis suis, ex toto denique orbe terrarum confluxerunt:
alios adduxit ambitio, alios necessitas officii publici, alios inposita legatio, alios
luxuria opportunum et opulentum vitiis locum quaerens, alios liberalium
studiorum cupiditas, alios spectacula;
quosdam traxit amicitia,
quosdam industria laxam ostendendae virtuti nancta materiam;
quidam venalem formam attulerunt,
quidam venalem eloquentiam.
“Essere privi di patria è intollerabile.” Guarda orsù questa moltitudine a cui a
stento sono sufficienti gli edifici di un'immensa città. La grandissima parte di
questa folla è priva di patria. Sono giunti dai municipi e dalle loro colonie e
infine da tutto il mondo. Alcuni li ha condotti l’ambizione, altri l’obbligo di un
incarico pubblico, altri un’ambasceria imposta, altri il desiderio di ricchezza
che cerca un luogo adatto e ricco per i vizi. Altri, li ha condotti il desiderio di
studi liberali, altri gli spettacoli, alcuni li ha portati l’amicizia, alcuni l’operosità
che ha trovato ampia materia per mostrare la virtù, alcuni portarono la
bellezza da vendere, alcuni l’eloquenza da vendere
Analisi:
- “ ”: obiezione che può essere fatta
- Agedum: avverbio (originariamente era un imperativo di ago)
- vix: a malapena, a stento
- istius: genitivo di iste
- alios alios alios: accusativi plurali
- ambitio: viene da ambire: all’inizio significava “andare in giro per
prendere voti” per la campagna elettorale e poi diventa “ambizione” cioè
quella voglia di avere più voti
- luxuria: amore per il lusso, desiderio di arricchirsi
- quaerens: participio congiunto riferito a luxuria
- quosdam: accusativo plurale di quidam
- nancta: participio perfetto da nancisco
- ostendendae : gerundivo
- venalem: che è in vendita, che si vende
- attulerunt: indicativo perfetto terza plurale da adfero
Seneca è come se stesse personificando l’industria e la luxuria, per questo si
possono tradurre con una relativa.
Molte persone che vivono a Roma provengono da altrove e per diversi scopi
sono giunti a Roma. La commutatio loci di per sé non deve far star male .
Seneca introduce un interlocutore fittizio che fa un’obiezione a quello che lui
sta dicendo. Può essere introdotto anche con “qualcuno”. È una tecnica
retorica che viene da un genere di predicazione filosofica morale: la diatriba :
un genere di predicazione filosofico-morale con un confronto di diverse
opinioni e la sua funzione è quella di alimentare il discorso.
Le opere filosofiche di Seneca sono anche considerate dei dialoghi: ma in
realtà non lo sono veramente (forse in omaggio ai dialoghi di platone)
Seneca ha già pronta la contro-risposta alle accuse che gli potrebbero fare.
Capitolo 7 1-2
Anche qui ci sono dei riferimenti alle migrazioni: alle colonie che si sono
spostate.
A caelestibus agedum te ad humana converte:
videbis gentes populosque universos mutasse sedem.
Orsù rivolgiti dalle cose celesti alle cose umane: vedrai che tutti i popoli e le
genti hanno cambiato sede
Analisi:
- il cambiamento di luogo riguarda anche i corpi celesti, non solo i corpi
umani
- da videbis dipende un’infinitiva: mutasse…
- mutasse: infinito perfetto, forma contratta di mutavisse
Quid sibi volunt in mediis barbarorum regionibus Graecae urbes?
Quid inter Indos Persasque Macedonicus sermo?
Che cosa significano (cosa vogliono dire) città greche in mezzo alle regioni dei
barbari che cosa significa la lingua macedone tra indiani e persiani?
Analisi:
- barbaros: chi non parla il greco
- si allude ad alessandro magno ( macedone che si è spinto al di là)
Scythia et totus ille ferarum indomitarumque gentium tractus civitates Achaiae
Ponticis inpositas litoribus
ostentat
La scizia e tutto quel tratto di popolazioni feroci e salvagge mostra città della
grecia poste sulle coste del Ponto (mar nero)
non perpetuae hiemis saeuitia,
non hominum ingenia ad similitudinem caeli sui horrentia transferentibus
domos suas obstiterunt.
Non la crudeltà di un inverno perpetuo e non un’indole degli uomini aspra
somiglianza del loro clima non furono di ostacolo a quelli che trasferivano le
loro dimore.
Analisi:
- perpetuae hiemis : in genitivo, zona con un clima molto rigido
- horrentia: participio neutro plurale legato ad ingenia: idea per la quale
se vivevi in una clima abbastanza rigido la tua indole rifletteva il clima
del paesaggio
- transferentibus: participio presente in dativo plurale
Ina sia c’è una folla di ateniesi. Mileto riversò in diversi luoghi il popolo di 75
città: tutta quella costa dell’italia che è bagnata dal mar tirreno fu la magna
grecia. L’asia rivendica per sè gli etruschi, i feniic abitano l’africa, i cartaginesi
la spagna, i greci si spinsero in gallia, i galli in grecia. I pirenei non impedirono
il passaggio dei germani, la leggerezza umana si mosse attraverso luoghi
impervi e sconosciuti
I tiri sono i fenici (vedi didone)