EPICA
EPICA
■
IL GENERE EPICO
L’EPICA GRECA
– L’ILIADE
– L’ODISSEA
■ L’EPICA LATINA
– L’ENEIDE
■ L’EPICA CAVALLERESCA
– LA CHANSON DE ROLAND
– IL CICLO BRETONE
– LA CANZONE DEI NIBELUNGHI
Il genere epico
● Le origini del genere epico
Si definisce “epica” il genere letterario proprio di quei componimenti che raccon-
tano le imprese leggendarie e grandiose di un popolo, dei suoi eroi e dei suoi dèi.
Il termine, che deriva dal greco èpos (“parola”, “canto accompagnato da musica”),
fa riferimento all’origine orale dei racconti epici. Solo in un secondo momento essi
sono stati trascritti e hanno assunto una forma letteraria, solitamente quella del po-
ema, una lunga opera narrativa in versi.
Il genere epico è presente in forme diverse in quasi tutte le culture: ogni popolo
ha infatti sentito il bisogno di tramandare la propria memoria storica e le vicende
dei propri eroi. L’epica dunque è una forma molto antica di narrazione e riveste una
grande importanza, in quanto ci permette di conoscere gli aspetti caratteristici di
una determinata civiltà, i suoi valori morali e religiosi.
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IL GENERE EPICO
● I temi dell’epica
I temi trattati nei poemi epici sono molto diversi, ma è possibile raggrupparli intorno
a due nuclei principali: la guerra e il viaggio.
La guerra è il momento in cui si dimostra la fedeltà alla patria e si soddisfa il desi-
derio di compiere imprese gloriose. Al tema della guerra si legano il culto dei morti
e i riti funebri: in molte tradizioni popolari i morti in battaglia dovevano ricevere
degna sepoltura, soprattutto se si trattava di eroi.
Altrettanto importante è il tema del viaggio, nel corso del quale l’eroe, sorretto o
ostacolato dalla volontà degli dèi, deve affrontare una serie di avventure e di peri-
coli. A questo tema si riallacciano quelli del ritorno in patria e dell’ospitalità, che
era considerata sacra.
● Il linguaggio
Il linguaggio dei poemi epici varia, ovviamente, a seconda dell’epoca e della cultura
in cui si inseriscono. L’epica classica e quella medioevale presentano solitamente un
linguaggio solenne, ma anche semplice e coinvolgente, caratterizzato da:
• presenza di epiteti, cioè espressioni usate in riferimento a un personaggio, un og-
getto o un luogo per renderlo immediatamente riconoscibile. Per esempio, Achille
è spesso definito “piè veloce”, Ulisse è “ingegnoso”, “accorto” ecc.;
• uso di patronimici, cioè di appellativi per identificare la discendenza di un perso-
naggio, ottenuti con l’aggiunta del suffisso “-ide” al nome del padre. Per esempio,
“Pelìde” significa figlio di Peleo;
• utilizzo frequente di figure retoriche come similitudini, metafore e personificazioni;
• ripetizione di espressioni o di intere frasi;
• presenza di descrizioni ampie e particolareggiate, per permettere agli ascoltatori
o ai lettori di visualizzare facilmente le scene descritte.
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L’Epica
L’epica greca
● Aedi e rapsodi
Nell’antica Grecia le imprese di dèi ed eroi erano cantate con l’accompagnamento
della lira o della cetra dagli aedi, cantori che vagavano di corte in corte per ralle-
grare feste e banchetti. Per rendere più avvincenti le loro narrazioni, gli aedi, pur
prendendo spunto da vicende storiche realmente accadute, le trasformavano e ide-
alizzavano, mescolando a esse con grande abilità elementi leggendari e mitici.
In un secondo momento i rapsodi (parola greca che significa “cucitori di canti”)
diedero una struttura narrativa ai vari episodi epici, raccogliendoli insieme. In questo
modo il racconto epico poté passare dalla forma orale a quella scritta, sotto forma
di poemi.
● La questione omerica
L’assenza di notizie relative al poeta Omero fece
nascere già nell’antichità una serie di interroga-
tivi:
• Omero è realmente esistito?
• l’Iliade e l’Odissea sono da attribuire a lui o
sono opera di diversi poeti?
• quando sono stati composti questi due poe-
mi?
A partire da queste domande si è sviluppata una
discussione che continuò anche nelle epoche
successive e che prende il nome di questione
omerica. Nel corso dei secoli gli studiosi hanno
sostenuto diverse ipotesi: alcuni hanno negato
l’esistenza stessa di Omero, altri hanno affer-
mato che Omero è realmente esistito, ma che
avrebbe composto solo uno dei due poemi. Gli
studi più recenti vedono in Omero l’autore di
LʼEPICA GRECA
ambedue i poemi, che sono tuttavia riferibili a epoche diverse, rispettivamente alla
giovinezza (Iliade) e alla vecchiaia (Odissea) del poeta.
Le due opere, infatti, si somigliano per lo stile in cui sono state scritte, per l’uso di
alcune formule del linguaggio, perché presentano la stessa struttura e per il senti-
mento religioso che le pervade.
● La guerra di Troia
Un’altra questione su cui molti studiosi e appassionati hanno discusso è quella re-
lativa alle vicende della guerra di Troia, su cui si basa l’Iliade e da cui l’Odissea
prende le mosse. Si tratta di un evento realmente accaduto o è frutto della fantasia
del popolo greco e dei suoi aedi? La città di Troia è davvero esistita?
Anche in questo caso sono state avanzate varie ipotesi, fino a quando si è definiti-
vamente dimostrato che Troia è veramente esistita e che fu distrutta nel XII secolo
a.C., nel corso di una guerra contro i greci.
● La storia e il mito
Le ragioni che scatenarono la guerra tra troiani e greci furono di carattere politico
ed economico. La tribù degli achei si era stanziata in Grecia, nel Peloponneso, in-
torno al 2000 a.C. e qui aveva fondato diverse città. Ben presto estesero il loro do-
minio sui territori vicini, con l’intento di spingersi sino alle coste dell’Asia Minore per
ampliare i loro commerci. La città di Troia sorgeva proprio all’imbocco dello stretto
dei Dardanelli, e grazie alla sua posizione privilegiata controllava i traffici marittimi
del mar Nero e del mar Egeo.
Probabilmente Troia ostacolò il commercio degli achei con l’Oriente e da qui ebbe
origine la guerra. Ma prendendo spunto da questa vicenda, gli antichi narratori ela-
borarono una loro versione della storia, inserendovi elementi leggendari e mitici.
Da qui Omero prese le mosse per la composizione dei suoi poemi.
LO SAPEVI
CHE... ... tutto è nato da un
concorso di bellezza?
Un matrimonio senza Eris, dea della discordia, decise di mettere nei guai il giovane Paride,
non si era mai visto! figlio di Priamo, re di Troia, stabilendo che sa-
Per vendicarsi di non essere stata invitata al rebbe stato lui a giudicare.
banchetto per le nozze di Teti, dea del mare, Le tre dee si offrirono al giudizio del bel ra-
e il mortale Peleo (i futuri genitori di Achille), gazzo. Ciascuna gli promise qualcosa: Era gli
Eris preparò una mela d’oro con incise alcune sussurrò di farlo diventare il più ricco, Atena di
parole d’augurio e fece in modo di farla roto- renderlo saggio e invincibile in battaglia, Afro-
lare sulle tavole dello sposalizio. Sulle prime si dite gli assicurò l’amore della donna più bella
pensò a un regalo per gli sposi felici. Ma quan- di cui si fosse innamorato. Paride scelse Afrodi-
do qualcuno lesse ad alta voce le parole “Alla te, e le altre due dee giurarono vendetta.
più bella” e alzò il frutto per mostrarlo a tutti, le Di lì a pochi anni il principe di Troia venne
donne si zittirono e cominciarono a guardarsi e mandato come ambasciatore a Sparta. Qui
a giudicarsi, come a un concorso di bellezza. conobbe il re Menelao e la sua bellissima mo-
Tutte erano belle, con vesti e capelli profu- glie, Elena. Paride se ne innamorò e Afrodite
mati, ma Era (moglie di Zeus), Atena (dea della accese con facilità la stessa fiamma nel cuore
guerra e della sapienza) e Afrodite (dea dell’a- della donna. Appena il vento gonfiò le vele del-
more e della bellezza) ritenevano di esserlo più le navi, Paride ed Elena fuggirono verso Troia.
delle altre. A quel punto nessuno voleva la re- La guerra tra greci e troiani che ne seguì fu il
sponsabilità di scegliere la vincitrice, nemmeno compiersi della vendetta di Era e Atena contro
Zeus in persona. Che infatti, non si sa perché, Paride e contro Afrodite.
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LO SAPEVI LʼEPICA GRECA
CHE...
Fernando Savater
Il fascino dei poemi epici
Da sempre le vicende dell’epica, che rappresentano la prima forma
di letteratura dell’umanità, hanno incantato gli ascoltatori. Nel brano
che segue vengono analizzati i motivi del loro successo, che permane
inalterato da migliaia di anni.
La letteratura non incomincia con un uomo solo seduto a un tavolo, mentre
scrive con una lunga penna d’oca intrisa d’inchiostro, ma con un gruppo di
uomini e donne in circolo, accovacciati davanti al fuoco mentre qualcuno rac-
conta una storia. Forse è notte: dentro una caverna, si difendono dalla pioggia,
5 dal freddo e dalle fiere che si aggirano in [Link]ìnati e ascolta. Che cosa
racconta quest’uomo, le cui parole hanno incantato tutti quanti? Parla delle
avventure di un personaggio singolare che attraversò i mari, sfidò le montagne
e affrontò i mostri. Narra di battaglie con molti guerrieri umani e, talvolta, con
alcuni dèi che probabilmente si stavano annoiando. Compaiono anche delle
10 donne: per la maggior parte si limitano a essere belle e gli uomini le corteg-
giano, a volte le rapiscono e si battono fino alla morte per [Link] ce ne
sono anche di coraggiose, astute, intraprendenti, fedeli al marito o perverse e
maligne come streghe. Il protagonista di questo racconto, narrato da qualcuno
mentre gli altri restano in ascolto trattenendo il respiro, assomiglia a noi, ma
15 non del tutto, perché sembra che non abbia paura della morte come me e te.
E gli altri si fanno coraggio ascoltando la sua storia e lo chiamano eroe perché
grazie a lui imparano che la morte non regna dove c’è un grande cuore.
L’uomo che parla è il narratore o, se preferisci, il poeta. Al primo di questi
poeti, che ancora non scrivevano, ma che cantarono e raccontarono belle sto-
20 rie, abbiamo dato il nome di Omero. Molti anni dopo la sua morte, qualcuno
raccolse i racconti che tanti avevano ascoltato in due grandi libri: il primo di
essi, l’Iliade, che tratta del lungo assedio della città di Troia a opera dei guerrieri
achei che, uniti in alleanza, erano giunti da ogni parte della Grecia per ripren-
dersi la bella regina Elena che era stata rapita; il secondo, l’Odissea, racconta le
25 peripezie di uno di questi guerrieri (Ulisse, re dell’isola di Itaca) fino al suo
ritorno a casa, dopo aver navigato per gran parte del Mediterraneo. L’Odissea
è un magnifico romanzo di avventura, il primo di tutti e quello che ha avuto
7
più imitatori. Se lo leggi ti ritroverai sballottato fra tempeste e naufragi, vedrai
apparire mostri implacabili, sarai stregato da incantesimi, saprai come un re
30 dovette travestirsi da mendicante per recuperare il trono, come la freccia di un
arco formidabile si conficcò in cuore alla verità e come un vecchio cane cieco
fu capace di vedere ciò che nessuno vedeva. Soprattutto, conoscerai Ulisse:
astuto, forte, ostinato, bugiardo e audace. Sono già tremila anni che noi lettori
siamo innamorati di lui…
F. Savater, Cattivi e maledetti, Laterza, Roma 1996
MI ESERCITO
COMPRENDO
1. Chi è il primo poeta?
2. In che modo raccontava le sue storie?
3. Come s’intitolano i libri in cui vennero raccolti tutti i suoi racconti?
4. Qual è il personaggio omerico ancora oggi molto amato?
ANALIZZO
5. L’autore spiega sinteticamente l’argomento dei due poemi omerici. Individua il punto
nel testo ed evidenzialo.
6. Come nasce la letteratura, secondo l’autore?
7. Il narratore, a un certo punto, è definito un «eroe»: individua e trascrivi la frase che
spiega questo concetto.
8
LʼEPICA GRECA
Heinrich Schliemann
Un sogno che diventerà realtà
Sin da piccolo, Schliemann aveva nutrito un grande interesse per i
racconti paterni sulla storia antica. Fu proprio il dono di un libro di storia
per ragazzi ad accendere la sua fantasia: colpito dalle illustrazioni della
città di Troia, decise che avrebbe disseppellito Troia per portare alla luce
le sue antiche bellezze. I brani che seguono sono tratti dal suo diario.
9
14 agosto 1868
Alle cinque del mattino m’incamminai con la guida e gli operai. Dapprima
andammo verso est, allo Scamandro3, poi verso nord, nel letto sabbioso del
fiume. Il calore aveva reso il terreno cosí asciutto e friabile che il cavallo non
25 mi poteva portare. Lo affidai quindi alla guida con l’incarico di condurlo at-
traverso i campi a Hissarlik (Nuova Ilio), mentre io proseguivo a piedi con gli
operai. Dopo un’ora di duro cammino sulla sabbia arrivammo al punto dove
il fiumicello Kimar-Su, l’antico Timbrio, si getta nello Scamandro. Le rive di
questo fiumicello sono coperte di alberi cosí fitti che lo sottraggono alla vista.
30 Verso le dieci del mattino arrivammo a un terreno elevato, molto esteso, co-
perto di cocci e di frammenti di blocchi di marmo lavorati. Quattro colonne
ritte, isolate, sepolte a metà nel terreno indicavano la presenza di un tempio
antico. La superficie disseminata di frammenti era cosí estesa che non si poteva
dubitare di trovarci nel perimetro di una grande città, un tempo fiorente, e in
35 effetti eravamo sulle rovine di Nuova Ilio, chiamata ora Hissarlik, che significa
palazzo.
Dopo avere proceduto per mezz’ora su questo terreno arrivammo a un colle
alto circa 40 metri, che a nord cade quasi a picco sulla pianura e supera di circa
20 metri il costone della catena di colli di cui esso costituisce l’ultima propag-
40 gine. [...]
Il console Frank Calvert4, ispezionando il colle, ha trovato che esso è in gran
parte una costruzione artificiale, costituita da rovine e frammenti dei templi e
palazzi che sono sorti successivamente, per secoli, su questo terreno. Scavando
sulla cima, dalla parte est, egli portò alla luce una parte di una grossa costruzio-
45 ne, palazzo o tempio, fatta di grandi pietre quadrate sovrapposte a secco. I resti
della costruzione, per quanto siano scarsi, indicano che essa era molto estesa ed
eseguita con arte perfetta.
Dopo avere esaminato attentamente per due volte tutta la pianura di Troia
condivisi pienamente la convinzione di Frank Calvert, che la piattaforma di
50 Hissarlik indica il sito dell’antica Troia e che sul medesimo colle sorgeva la
rocca di Pergamo5.
Per arrivare alle rovine dei palazzi di Priamo6 e dei suoi figli e a quelle dei
templi di Minerva e di Apollo bisognerà asportare tutta la parte artificiale del
colle. Allora si vedrà con certezza che la cittadella di Troia si estendeva per un
55 buon tratto sulla piattaforma attigua. […]
Mi recai quindi alla città di Jeni Schehr sul promontorio del Sigeo7, la cui
piattaforma si erge di circa ottanta metri sul livello del mare. Di là si gode una
splendida vista di tutta la piana di Troia. Quando mi trovai sul tetto di una casa,
3. Scamandro: uno dei due fiumi di Troia, l’altro è 5. rocca di Pergamo: la rocca fortificata di Troia.
il Simoenta. 6. Priamo: nome del re di Troia.
4. Frank Calvert: console inglese, appassionato 7. Sigeo: luogo dove l’esercito greco aveva posto
di archeologia, che collaborò con Schliemann il suo accampamento.
alla ricerca di Troia.
LʼEPICA GRECA
MI ESERCITO
COMPRENDO
1. Che cosa riceve l’autore, da bambino, come regalo del padre?
2. Che cosa lo colpisce particolarmente?
3. In quale luogo Schliemann si convince di aver scoperto il sito in cui si trova l’antica
Troia?
4. Di che cosa è fatto il colle di Hissarlik?
ANALIZZO
5. Quanti anni passano tra il regalo ricevuto da bambino e il momento in cui
Schliemann compie la sua grande scoperta?
6. Sottolinea nel testo i riferimenti ai luoghi e ai personaggi dell’antica Troia.
PRODUCO
9. Documentati sulla scoperta della città di Troia e riporta le informazioni in un testo di
massimo 15 righe.
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L’Iliade
● La struttura e il tema
L’Iliade, il cui titolo significa “vicenda di Ilio”, è un poema epico suddiviso in 24 libri
che racconta gli ultimi cinquanta giorni della guerra di Troia (detta anticamente Ilio
dal nome di Ilo, il suo leggendario fondatore), conclusasi, dopo dieci anni di assedio,
con la distruzione della città da parte dei greci.
Tema centrale del poema è quindi la guerra e protagonisti ne sono i valorosi con-
dottieri dei due eserciti. Tra questi, il personaggio che spicca sugli altri è Achille, il
più valoroso degli eroi greci.
● La vicenda
La situazione iniziale Sono già dieci anni che gli achei (i greci, detti anche
micenei), guidati da Agamennone, re di Micene, combattono i troiani sotto le mura
della città, che continua a resistere.
Nel momento in cui il poema inizia, una terribile pestilenza, scatenata dal dio
Apollo, si sta abbattendo da nove giorni sul campo greco, facendo morire molti
guerrieri. Il dio è adirato per l’offesa ricevuta dal suo sacerdote Crise, che si era
recato al campo greco per chiedere il riscatto di sua figlia Criseide, tenuta come
schiava da Agamennone. Il sacerdote aveva ricevuto un netto rifiuto ed era stato
cacciato in malo modo.
Dopo dieci giorni, su proposta di Achille, si riunisce il consiglio dei capi e, nel corso
della riunione, l’indovino Calcante rivela i motivi della collera di Apollo. Agamenno-
ne, seppur controvoglia, acconsente a restituire Criseide al padre per far cessare la
pestilenza, ma pretende di avere in cambio la schiava preferita di Achille, Briseide.
L’ILIADE
L’ira di Achille Questa imposizione scatena l’ira di Achille, che però non può fare
altro che sottomettersi alle richieste di Agamennone. Ferito nell’orgoglio e addo-
lorato, Achille giura che non parteciperà più alla guerra, e Agamennone decide di
continuare a combattere anche senza di lui.
Ritiratosi, Achille invoca l’aiuto della madre Teti: questa si reca da Zeus, suo padre,
pregandolo di far sì che la guerra volga a favore dei troiani finché gli achei non si
saranno riconciliati con Achille. È questo il momento peggiore per gli achei: le batta-
glie si susseguono, lo stesso Agamennone viene ferito in un combattimento e i tro-
iani, guidati dal valoroso Ettore, figlio di Priamo, riescono a incendiare le navi achee.
La fine della vicenda Non contento e accecato dall’odio verso l’assassino del
suo amico, Achille infierisce sul corpo dell’eroe troiano, trascinandolo nella polvere
dopo averlo legato al proprio cocchio. Poi si ritira nel suo accampamento per i fune-
rali di Patroclo. Qui viene raggiunto da Priamo, che gli chiede di restituirgli il corpo
di Ettore per potergli dare degna sepoltura. Achille, commosso dal vecchio padre,
restituisce la salma e il poema si conclude con i funerali di Ettore.
● I personaggi
ESSERI UMANI
ACHEI TROIANI
• Achille: figlio della divinità marina Teti e del • Priamo: re di Troia, è marito di Ecuba e
re Peleo, è il guerriero più forte e valoroso. padre di cinquanta figli, tra i quali Ettore e
Secondo una leggenda (❯ p. 31), appena nato fu Paride.
immerso dalla madre nelle acque dello Stige, • Ettore: figlio di Priamo, è il più valoroso
in quanto questo fiume aveva la proprietà di eroe troiano. È presentato come un uomo
rendere invulnerabile chiunque vi si bagnasse; generoso, profondamente attaccato alla
solo il tallone per il quale Teti lo reggeva rimase patria, ai genitori, alla moglie Andromaca e
asciutto, e questo, quindi, fu il suo unico punto al figlioletto Astianatte; combatte non per
debole. ricevere onori, ma perché è suo dovere.
• Agamennone: re di Argo e di Micene, è il Muore nel duello con Achille e il poema
supremo comandante degli eserciti achei che dell’Iliade termina con i suoi funerali.
combattono contro i troiani. È un personaggio • Paride: fratello di Ettore, è la causa,
duro e arrogante. seppure involontaria, della guerra di Troia.
• Menelao: re di Sparta e fratello di Agamennone, È lui, infatti, che rapisce Elena, moglie di
è il marito tradito della bella Elena, fuggita con il Menelao, scatenando la sua ira e quella di
principe troiano Paride. tutti i greci.
• Odisseo (Ulisse): re di Itaca, oltre a essere un • Andromaca: moglie di Ettore e madre di
guerriero forte e valoroso, è famoso per la Astianatte.
sua astuzia. Le sue avventure sono narrate • Ecuba: moglie di Priamo e madre di Ettore.
nell’Odissea. • Elena: bellissima moglie di Menelao, rapita
• Patroclo: il più caro amico di Achille, verrà ucciso da Paride e da lui condotta nella città di
in duello da Ettore. Troia.
DIVINITÀ
• Zeus: figlio di Crono e Rea, è il re degli dèi e signore dell’Olimpo. Non si schiera apertamente né
dalla parte degli achei né da quella dei troiani.
A FAVORE DEGLI ACHEI A FAVORE DEI TROIANI
• Era: moglie di Zeus e regina degli dèi, parteggia per • Apollo: figlio di Zeus e di Latona, è il dio
i greci perché il troiano Paride non le ha assegnato della luce, della musica e delle Muse. È
il titolo di più bella tra le dee. schierato contro i Greci, nel cui campo
• Atena: figlia di Zeus, è la dea della guerra e della scatena una terribile pestilenza.
sapienza; anch’essa combatte contro i troiani per • Afrodite: figlia di Zeus, è la dea dell’amore
vendicarsi del giudizio di Paride. e della bellezza; è schierata dalla parte dei
• Teti: ninfa marina, figlia di Nereo e sposa del troiani in seguito al giudizio di Paride. È
mortale Peleo, è la madre di Achille. anche la madre di Enea, l’eroe troiano da
• Efesto: figlio di Era, è il dio del fuoco e il fabbro cui, secondo la leggenda, discenderanno i
degli dèi; costruirà per Achille una nuova e fondatori della stirpe romana.
splendida armatura. • Ares: figlio di Zeus e di Era, è il dio della
• Poseidone: fratello di Zeus, è il re del mare. È nemico guerra. Nonostante sia una divinità,
dei troiani perché dopo la costruzione delle mura di viene ferito da Diomede, uno dei
Troia non ha ricevuto il compenso pattuito. guerrieri greci.
14
LʼILIADE
Omero
Proemio
Ecco i versi iniziali dell’Iliade, poema dedicato alla guerra di Troia.
Canta, o dea1, l’ira d’Achille Pelide2,
rovinosa3, che infiniti dolori inflisse agli Achei4,
gettò in preda all’Ade5 molte vite gagliarde
d’eroi, ne fece il bottino dei cani,
5 di tutti gli uccelli – consiglio di Zeus si compiva6 –
da quando prima si divisero contendendo7
l’Atride8 signore d’eroi e Achille glorioso.
Omero, Iliade, libro I, vv. 1-7, trad. di R. Calzecchi Onesti, Einaudi,Torino 1963
1. dea: la dea invocata dal poeta 4. Achei: greci. consilium, “decisione”) di Zeus.
è Calliope, una delle nove Muse, 5. Ade: regno dell’oltretomba, 7. contendendo: litigando.
ispiratrice della poesia epica. prende il nome dal dio dei morti, 8. Atride: il figlio di Atreo,
2. Pelide: patronimico di Achille, Ade, chiamato dai latini Plutone. Agamennone, re di Micene, fratello di
figlio di Peleo e della ninfa Teti. 6. consiglio… si compiva: in tal Menelao e capo dell’esercito acheo.
3. rovinosa: apportatrice di rovine. modo si attuava la volontà (dal latino
MI ESERCITO
COMPRENDO
1. A chi si rivolge l’aedo?
ANALIZZO
2. Distingui, nel proemio, l’invocazione alla Musa e la protasi, sottolineandole con colori
diversi.
RIFLETTO SULLA LINGUA E SULLO STILE
3. Spiega il significato delle seguenti espressioni.
Rovinosa • gettò in preda all’Ade • gagliarde • ne fece il bottino dei cani.
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LABORATORIO DI PARAFRASI
Come hai visto nel Laboratorio delle abilità comunicative (❯ Volume 1, p. 621), per
comprendere a fondo un testo epico o un testo poetico è importante farne la pa-
rafrasi, ovvero riformularne in prosa il suo contenuto esprimendolo con parole più
semplici e comprensibili.
Per fare la parafrasi di un testo in versi devi compiere le seguenti operazioni.
Omero
Proemio
Canta, o dea, l’ira d’Achille Pelide,
rovinosa, che infiniti dolori inflisse agli Achei,
gettò in preda all’Ade molte vite gagliarde
d’eroi, ne fece il bottino dei cani,
di tutti gli uccelli – consiglio di Zeus si compiva –
da quando prima si divisero contendendo
l’Atride signore d’eroi e Achille glorioso.
Omero, Iliade, libro I, vv. 1-7, traduzione di R. Calzecchi Onesti, Einaudi,Torino 1963
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LʼILIADE
Omero
Il colloquio tra Ettore
e Andromaca
Dopo uno scontro duro e sanguinoso, gli achei, scatenati dalla dea Atena,
costringono i troiani a ritirarsi verso le mura della città. Preoccupato
per le sorti della guerra, Ettore si reca dalla madre esortandola a offrire
preghiere e sacrifici ad Atena, allo scopo di placarla. Quindi, prima di
tornare sul campo di battaglia, decide di salutare la moglie Andromaca e il
figlioletto Astianatte.
Gli andò incontro, e assieme a lei c’era la serva
400 che teneva in braccio il bambino ancora piccolo, tenero,
il figlio amato di Ettore, bello come una stella;
il padre gli aveva messo nome Scamandrio1, ma gli altri Astianatte2,
«signore della città», perché Ettore era la sola difesa di Troia.
L’eroe sorrise in silenzio vedendo il bambino,
405 ma Andromaca gli fu accanto, versando lacrime,
gli prese la mano, e gli parlò in questo modo:
«Sventurato, il tuo coraggio ti ucciderà. Non hai compassione
del tuo bambino, né di me infelice, che sarò presto
la tua vedova. Presto infatti ti uccideranno gli Achei
410 assalendoti tutti insieme, e per me meglio sarebbe,
se ti perdo, andare sottoterra: non avrò altro conforto
quando tu avrai compiuto il tuo destino, non avrò che dolori.
Non ci sono più mio padre e la mia nobile madre.
Mio padre lo uccise l’illustre Achille, quando distrusse
415 Tebe dalle alte porte, la popolosa città dei Cilici3;
uccise Eezione4, ma non gli tolse le armi5,
perché n’ebbe ritegno nel cuore6, lo bruciò con le armi
ornate e gli diede una tomba, e tutt’intorno
fecero crescere olmi le ninfe7 dei monti,
420 figlie di Zeus signore dell’egida8. Sette fratelli
1. Scamandrio: il figlio di Ettore, corrispondente all’odierna Turchia vari elementi della natura. Tra esse
così chiamato dal nome del fiume nordoccidentale. vi erano le Oreadi (ninfe dei monti
Scamandro che attraversava la 4. Eezione: il padre di Andromaca. e delle valli), le Naiadi (ninfe delle
pianura di Troia. 5. ma non gli tolse le armi: Achille acque dolci), le Oceanine o Nereidi
2. Astianatte: il popolo di Troia non seguì l’usanza, tipica del (ninfe del mare) e le Driadi (ninfe dei
aveva dato al bambino questo nome vincitore, di spogliare delle sue boschi).
augurale, come riconoscimento armi il nemico ucciso, per timore di 8. Zeus signore dell’egida: l’egida è
del valore del padre, protettore offendere gli dèi. lo scudo ricoperto con la pelle della
e signore della città di Troia. 6. n’ebbe... cuore: si trattenne, capra Amaltea, che aveva nutrito
Astianatte significa infatti “signore non si sentiva di fare una cosa Zeus con il suo latte quando era
della città”. disonorevole. bambino.
3. Cilici: popolo della Cilicia, 7. ninfe: divinità minori protettrici dei
17
avevo nella mia casa e tutti quanti
in un giorno solo scesero all’Ade9;
tutti li uccise il nobile, veloce Achille,
presso le mandrie dei buoi dal passo ricurvo e le pecore bianche.
425 Mia madre, che regnava sotto il Placo selvoso10,
la portò qui con tutte le nostre ricchezze
e la liberò accettando un immenso riscatto,
ma Artemide arciera la colpí11 nella casa paterna.
Ettore, tu sei per me mio padre e mia madre,
430 mio fratello, mio meraviglioso compagno –
abbi pietà, rimani qui sul bastione:
non fare tuo figlio orfano e vedova la tua donna.
Raduna i tuoi uomini al fico selvatico, dove è il passaggio
piú facile per la città e piú accessibili sono le mura;
435 tre volte hanno attaccato da quella parte i migliori,
con i due Aiaci12 e il glorioso Idomeneo13,
i due figli di Atreo14 e il forte figlio di Tideo15;
o che gliel’abbia detto un indovino sapiente,
o che sia il loro animo a spingerli ed a spronarli».
440 Così le rispose Ettore, l’eroe dall’elmo splendente:
«A tutto questo io penso, donna, ma terribilmente
mi vergognerei di fronte ai Troiani e alle Troiane dai lunghi pepli16,
se come un vile mi tenessi lontano dalla battaglia;
non a questo mi spinge il mio cuore, poiché da sempre ho imparato
445 ad essere forte e a combattere in prima fila
tra i Troiani, dando grandissima gloria a mio padre e a me stesso.
Io lo so bene nel cuore e nell’animo:
verrà un giorno che perirà la sacra Ilio17
e Priamo e il popolo del valoroso Priamo, ma non mi colpisce
450 tanto il dolore che aspetta i Troiani, né quello
di Ecuba18 stessa, né di Priamo, il sovrano,
né dei miei fratelli, che in gran numero e coraggiosi
9. Ade: l’aldilà, il regno dei invece causata dalle frecce di valoroso eroe acheo, spesso
morti. Apollo. compagno di Odisseo nelle
10. Placo selvoso: nome di un 12. Aiaci: tra i greci vi erano sue imprese.
monte, pieno di boschi. due condottieri di nome Aiace, 16. dai lunghi pepli: epiteto
11. Artemide arciera la colpì: Aiace Telamonio e Aiace riferito alle abitanti di Troia. I
gli antichi greci ritenevano d’Oileo. pepli sono vesti di lana formate
che la morte improvvisa delle 13. Idomeneo: altro guerriero da un rettangolo di stoffa
donne fosse dovuta al fatto greco. drappeggiato e fermato con
che erano state colpite da 14. i due figli di Atreo: una fibbia sopra le spalle.
una delle frecce di Artemide, Agamennone e Menelao, figli 17. Ilio: altro nome di Troia, così
sorella di Apollo e dea della di Atreo, per questo chiamati chiamata perché fondata da Ilo.
caccia; la morte improvvisa anche “Atridi”. 18. Ecuba: moglie di Priamo,
degli uomini sarebbe stata 15. figlio di Tideo: Diomede, madre di Ettore.
18
LʼILIADE
19. Messeide o Iperea: nomi di regna Achille. Ettore immagina 20. cimiero: pennacchio
due celebri fontane, la prima che, dopo la sua morte, dell’elmo.
si trova in Laconia, regione Andromaca finirà schiava di uno 21. spoglie cruente: armature
del Peloponneso, regno di dei due re e che, come era uso insanguinate.
Menelao, la seconda si trova in per le schiave, sarà costretta ad
Tessaglia, regione greca in cui attingere l’acqua alla fonte.
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e lei lo accolse sul petto fragrante e sorrideva
in mezzo alle lacrime. La vide Ettore e n’ebbe pietà,
485 l’accarezzò con la mano e le disse:
«Sventurata, ti prego, non abbatterti troppo nell’animo,
nessuno mi getterà all’Ade contro il destino –
e al destino, ti dico, non può sfuggire nessuno degli uomini,
non il vile né il coraggioso, una volta che è nato.
490 Ma tu torna alla casa e pensa ai tuoi lavori,
al telaio, alla conocchia22, e comanda alle serve
di fare il loro lavoro; alla guerra penseranno gli uomini,
tutti quelli che sono nati a Troia, ed io soprattutto».
Cosí disse lo splendido Ettore, e riprese da terra
495 l’elmo con il cimiero equino23;Andromaca tornò a casa,
voltandosi indietro24 e versando moltissime lacrime.
Presto giunse alla bellissima casa di Ettore
sterminatore, e trovò dentro le serve
e suscitò in tutte loro un lugubre pianto.
500 Ancora vivo, piangevano Ettore nella sua casa,
non pensavano che sarebbe tornato mai piú dalla guerra,
salvo dal furore e dalle mani dei Greci.
Omero, Iliade, libro VI, vv. 399-502, traduzione di G. Paduano, Einaudi-Gallimard,Torino 1997
22. conocchia: strumento che serve a filare. indietro perché nel suo cuore sente che non
23. equino: fatto con crine di cavallo. rivedrà più Ettore vivo.
24. voltandosi indietro: Andromaca si volta
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LʼILIADE
MI ESERCITO
COMPRENDO
1. Da chi è composta la famiglia di Ettore?
2. Quale consiglio dà Andromaca a Ettore per salvargli la vita?
3. Che cosa chiede Ettore a Zeus con la sua preghiera?
4. Perché il figlio di Ettore si tira indietro quando il padre gli tende le braccia?
ANALIZZO
5. Perché Andromaca dice a Ettore che per lei è padre, madre e fratello, oltre che suo
sposo?
6. In Ettore è molto forte il senso dell’onore e del dovere verso la patria. Sottolinea nel
testo le frasi che, secondo te, si riferiscono a ciò.
7. Perché Andromaca dice a Ettore di andare a combattere presso il «fico selvatico» (v.
433)?
8. Nella parte finale del brano è descritto un momento di tenerezza di Ettore verso la
moglie che lascia emergere il suo lato umano. Quale?
9. Sottolinea nel testo la frase in cui viene ribadita la convinzione che nessun uomo può
evitare la morte, se stabilita dal destino, sia egli un eroe o no.
PRODUCO
12. Ettore ama Andromaca e la invita a tornare a casa, a occuparsi del telaio, delle serve
e di tutti gli altri suoi lavori, mentre lui andrà alla guerra. Quale pensi possa essere lo
stato d’animo della donna? Esprimi il tuo pensiero in massimo 15 righe.
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