Filosofia 5C
Filosofia 5C
Contesto
Cronologia: nasce nel periodo tra le due guerre mondiali; si diffonde e diventa “moda” nel
secondo dopoguerra. Contesto storico-culturale: Crisi delle certezze e dei miti ottocenteschi.
Caratteri
Tematizza l’esistenza come modo d’essere proprio dell’uomo nella sua individualità
concreta. Sottolinea gli aspetti di finitezza, di non definitività e di precarietà dell’esistenza e
degli stati emotivi che li esprimono (paura, angoscia, nausea, ecc.).
Fonti
Il pensiero di Sören Kierkegaard (1813-1855). Il metodo fenomenologico proposto da
Edmund Husserl (1859-1938), Kierkegaad e Hegel. Kierkegaard contesta a Hegel: La
pretesa di costruire un sistema onnicomprensivo. ▪ La scissione filosofia-vita. ▪ L’aver posto
come protagonista lo Spirito invece del Singolo. ▪ La sintesi dialettica facile e astratta
▪ L’identificazione finito-infinito. L’Assoluto è invece oggetto di una tensione incompiuta.
La dialettica dell’aut-aut
L’esistenza richiede delle scelte inconciliabili. Kierkegaard distingue tra:
▪ Stadio estetico (Don Giovanni): ricerca dell’ infinito nell’istante, che porta alla disperazione
▪ Stadio etico: accettazione della scelta, responsabilità, continua “ripresa”.
▪ Stadio religioso (Abramo): si compie il “salto nella fede” affidandosi a Dio al di là di ogni
garanzia etica e logica.
Fenomenologia
Rifiuto delle riduzioni positiviste. Tendenza al concretezza: la filosofia deve aderire
all’esperienza in tutte le sue dimensioni. Più che contenuti propone un metodo di indagine
(che sarà fatto proprio dagli esistenzialisti).
Fenomeno
Non inteso kantianamente ma come la manifestazione immediata alla coscienza degli
oggetti: ▪ compito del fenomenologo è descrivere i fenomeni (invece che interpretarli) e di
ricercare gli aspetti essenziali.L’ “intuizione eidetica” (= delle essenze) richiede
nell’osservatore, l’assunzione di un atteggiamento di spettatore disinteressato.
I filosofi esistenzialisti Tedeschi:
▪ Karl Jaspers (1883-1969) ▪ Martin Heidegger (1889-1976) limitatamente all’opera Essere e
tempo (1927)
Francesi:
▪ Gabriel Marcel (1889-1973) ▪ Jean Paul Sartre (1905-1980)
HEIDEGGER
L’analitica esistenziale in Essere e tempo
Essere e tempo
Heiddeger muove da un interesse ontologico: vuole riproporre la domanda sul senso
dell’essere: Dal momento che l’unico fra gli enti che si interroga sull’essere è l’uomo, egli
gode di un rapporto privilegiato con l’essere. L’indagine sul senso dell’essere presuppone
quindi una preliminare indagine fenomenologica sull’uomo
L’Esserci come esistenza
L’uomo (che Heidegger chiama “Dasein”, Esserci):
▪ È poter-essere: non ha una “essenza” data: è ciò che ancora ha da essere qualche cosa, è
autotrascendenza, progetto.
▪ È esistenza: nel senso di ex-sistere, dello stare fuori di sé in direzione di una possibilità da
attuare.
1
L’essere-nel-mondo
L’Esserci è anzittuto caratterizzato dall’essere-nel-mondo. Il mondo non è contrapposto al
soggetto: è un carattere dell’Esserci stesso. L’Esserci è già da sempre presso le cose. Le
cose non sono “oggetti”, semplici presenze: sono strumenti, hanno un significato.
Esistenza inautentica
Il modo in cui l’Esserci si trova a realizzarsi nel mondo è l’omologazione a comportamenti e
opinioni già date: L’Esserci agisce e pensa come si agisce e come si pensa, come si rivela
nelle tre “figure” dell’esistenza inautentica: chiacchiera: discorso senza comunicazione ▪
curiosità: superficiale interesse per nuovo; equivoco: non si sa di cosa si parla.
Essere-per-la-morte
L’esistenza autentica si realizza nell’ anticipazione della morte. Essa è, infatti:
▪ autentica possibilità (non è mai attuale);
▪ possibilità autentica (= la più propria) per l’Esserci in quanto poter-essere: è la “possibilità
dell’impossibilità di ogni possibilità”
Anticipare la morte significa assumere ogni possibilità in quanto possibilità.
SARTRE
L’Essere e il nulla (1943)
Essere in sé e essere per sé: Sartre distingue due strutture dell’essere:
▪ L’in sé, il dato che la coscienza si trova davanti, opaca fattualità, gratuità.
▪ il per sé, cioè la coscienza, l’aprirsi alle cose inserendole in una rete di significati.
Proprio in quanto la coscienza non è il dato Sartre chiama il per sé nulla:
▪ la coscienza in quanto dà dei significati al dato, lo nega come dato, lo nullifica;
Libertà
Il potere nullificante della coscienza che proietta sul mondo i suoi significati è per Sartre la
chiave della libertà. L’uomo è interamente responsabile di se stesso e del mondo:
▪ Non c’è nulla di inumano, o di accidentale: un avvenimento sociale che erompe e mi
trascina se non mi sottraggo ad esso, l’ho scelto.
Non senso
La libertà è però anche una condanna:
Ogni coscienza tende a nullificare l’altra: il rapporto con gli altri è necessariamente
conflittuale. Non sono libero di essere libero: il fatto di essere al mondo per l’uomo e per gli
enti è qualcosa di assurdo, che non ha spiegazioni: scopi e fini nascono solo con l’uomo che
tenda di dare senso non ne ha.
IL POSITIVISMO
Positivismo e “positivo”
È un movimento culturale (non solo filosofico) che domina in Europa dalla metà dell’800 ai
primi decenni del ’900. Il termine “positivo” (Saint-Simon) indica: ciò che è reale,
sperimentale in contrapposizione a ciò che è astratto, metafisico, illusorio; ciò che è fecondo,
efficace, in contrapposizione a ciò che è inutile.
Contesto storico
Il positivismo si sviluppa in un periodo caratterizzato da: Pace: tra 1871 e 1914, dopo i
conflitti legati all’unificazione tedesca, non ci sono guerre in Europa: l’espansione coloniale
assorbe l’energia degli stati. progressi scientifici e tecnologici i cui effetti benefici si riflettono
immediatamente nella vita delle persone.
Caratteri del positivismo
A partire da tale contesto risultano più chiari i caratteri fondamentali di questo movimento
(sempre presenti, al di là di differenze locali):
2
1. Esaltazione della scienza
2. Ottimistica fiducia nel progresso
1. Esaltazione della scienza
La scienza è ritenuta l’unica forma valida ed efficace (= positiva) di sapere. Ne seguono la
svalutazione di ogni altra presunta forma di conoscenza e soprattutto il rifiuto della
metafisica. La “positività” della scienza è ricondotta al suo fondamento empirico:
è un sapere solido perché basato su “fatti”.
Si tende a sottovalutarne l’aspetto teorico.
2. Fiducia nel progresso
Nasce da una acritica constatazione della crescita di scienza e tecnologia e dalla
convinzione che il metodo della scienza è applicabile ad ogni campo il metodo scientifico
sarà la chiave per risolvere tutti i problemi dell’umanità (anche i mali della società
capitalistica, già ben evidenti) ed assicurare a tutti ricchezza, salute, cultura.
Matrici culturali
C’è indubbiamente una componente illuministica: Punti di contatto tra illuminismo e
positivismo sono infatti:
-la fiducia nella ragione;
-l’esaltazione della scienza a scapito della metafisica;
-l’atteggiamento laico e immanentista.
Positivismo e illuminismo
Ci sono però anche importanti differenze:
-Minore “carica polemica” e atteggiamento antirivoluzionario, a causa della differente
situazione storica.
-Si dà per scontata la validità del sapere scientifico: la filosofia non deve misurarsi con il
“problema critico” ma ha solo il compito ordinare e classificare il sapere.
-La scienza è concepita come sapere assoluto, privo di limiti.
Positivismo e romanticismo
Tali differenze rivelano una parentela del positivismo con il romanticismo (nel quale trova
cronologicamente le origini):
-Infinitizzazione del sapere scientifico.
-Tendenza a concepire la realtà come una totalità processuale necessaria
-Atteggiamento giustificazionistica e ottimismo.
-Tendenza a risolvere l’individuo nella totalità sociale.
Il positivismo in Europa
Il positivismo assume varie forme in base alla tradizione culturale in cui si radica:
In Francia: il razionalismo di origine cartesiana (Comte);
in Inghilterra: la tradizione empiristica e utilitaristica (Spencer, John Stuart Mill);
in Italia: la tradizione del naturalismo rinascimentale (Ardigò).
In Germania assume il carattere di monismo materialista (Moleschott).
Forme del positivismo
Accanto alle differenze nazionali, aiuta la lettura del fenomeno la distinzione tra:
-Positivismo sociale, che culmina nel progetto di una riorganizzazione scientifica della
società (Saint-Simon, Comte e Stuart Mill).
-Positivismo evoluzionistico, che vede nell’evoluzione la legge di sviluppo di tutta la realtà
(Spencer, Materialisti tedeschi, Ardigò).
AUGUSTE COMTE
Le origini del progetto comtiano
3
Il positivismo non è solo una visione del mondo, ma è un progetto di rinnovamento
dell’umanità che Comte matura sin dalla giovinezza.
Formazione
Nato nel 1798 a Montpellier, studia all’ École Polytechnique di Parigi. È segretario di
Saint-Simon (1817-1824). Tra 1826-27 una crisi cerebrale lo portain manicomio.
Dal 1833 lavora presso l’École, ma l’ostilità verso il suo pensiero gli rende impossibile
ottenere una cattedra.
La maturità e le opere
Nel 1830-42 pubblica il Corso di filosofia positiva (in 6 volumi). Nel 1848 fonda la Società
positivista. Tra 1851 e 1854 pubblica il Sistema di politica positiva o Trattato di sociologia
che istituisce la religione dell’umanità (in 4 volumi). Muore nel 1857.
Rigenerazione universale
Il progetto era già chiaro nel 1822, quando era arrivato a concepire la legge fondamentale
dell’evoluzione umana.
La legge dei tre stadi
Le conoscenze di umanità e individui passano attraverso tre stadi necessari:
1. teologico (o fittizio): in cui i fenomeni si spiegano con agenti soprannaturali;
2. metafisico (o astratto): in cui si spiegano con essenze, idee e forze astratte;
3. positivo (o scientifico): nel quale si comprende l’impossibilità di conoscere le essenze
e le cause ultime e ci si dedica alla ricerca delle leggi dei fenomeni (= scienza).
Epistemologia comtiana
Lo stadio positivo è lo stadio della scienza. Quali sono i caratteri del sapere scientifico
per Comte?
Sapere e potere
Scopo della scienza è la ricerca delle leggi dei fenomeni: ciò ci permette di prevederli e
quindi di modificarli a nostro vantaggio. « Scienza, donde previsione; previsione donde
azione. » Però la scienza non ha solo fini pratici: è teoria (tanto più che molte applicazioni
derivano da speculazioni astratte).
Teorie e fatti
Comte, a differenza di quanto faranno altri positivisti, non esagera nell’enfatizzare
l’importanza dei fatti empirici. La scienza consiste di teorie controllate sui fatti; non di sole
teorie, altrimenti sarebbe metafisica; non soli fatti, altrimenti sarebbe erudizione.
Classificazione delle scienze
Le scienze possono essere classificate in quest’ordine:
1. Astronomia
2. Fisica
3. Chimica
4. Biologia
5. Sociologia
Criteri
Si tratta di un ordine:
-storico: è l’ordine con cui le varie scienze hanno raggiunto lo stadio positivo;
-logico: riflette l’ordine di complessità crescente dell’oggetto (le scienze superiori
presuppongono quelle precedenti, senza per questo essere riducibili ad esse);
-pedagogico: è lo stesso ordine in cui le scienze andrebbero insegnate.
Assenze
Possono spiegarsi come segue: La matematica costituisce la base comune di tutte le
scienze: è un’estensione della logica. La psicologia è invece risolta nella biologia e
4
nella sociologia. La morale è ricondotta alla sociologia. Teologia e metafisica non sono
scienze. La filosofia ha la funzione di classificare le altre scienze, di stabilirne le relazioni e di
metterne in luce i principi comuni.
La Sociologia
Tra le scienze solo la sociologia non ha ancora raggiunto lo stadio positivo. Comte si
propone il compito della fondazione della “fisica sociale”
La sociologia come scienza
Comte ritiene che la fondazione di una sociologia scientifica permetterà di risolvere i gravi
problemi che affiggono l’umanità, mentre ancora la politica è in mano a persone
incompetenti (avvocati e letterati).
La sociologia da lui progettata, si articola, come la fisica, in una statica e una dinamica
sociale.
Statica sociale
Studia le condizioni dell’ordine, cioè dell’esistenza della società, comuni a tutti i tempi (ad
esempio: socievolezza dell’uomo, famiglia, divisione del lavoro). La legge fondamentale è la
connessione tra i diversi aspetti della vita sociale (politica, economia, cultura, ecc. si
condizionano a vicenda).
Dinamica sociale
Studia le leggi del progresso, cioè dello sviluppo della società. La legge fondamentale è
quella dei tre stadi. Sul piano sociale: allo stadio teologico corrisponde la supremazia del
potere teocratico-militare a quello metafisico la rivoluzione (dalla riforma alla rivoluzione
francese); a quello positivo la società industriale.
Storicismo
I tre stadi sono tappe obbligate in quanto costituiscono il dispiegamento della natura umana;
Attraverso di loro si attua un progresso necessario. Il passato non va svalutato: ciascuna
fase è conseguenza di quanto precede e condizione per quanto segue.
Metodi della sociologia
Le leggi della società si possono studiare attraverso:
-l’osservazione inquadrata nella teoria (cioè la legge dei tre stadi);
-l’esperimento (non sempre è facilmente realizzabile come in fisica, ma, come nella
medicina, è sopperito dalla patologia).
-Il metodo comparativo, che studia analogie e differenze tra le varie società in sé e nel loro
sviluppo.
La religione dell’umanità
L’esaltazione della scienza in Comte da luogo ad una vera e propria religione
Comte e la religione
Comte si colloca pienamente in quel clima “ostile” rispetto all’esperienza religiosa che
caratterizza la cultura dell’800 dopo l’Idealismo. La sua soluzione è però molto originale
perché per lui il problema della religione non coincide con il problema di Dio: respingere la
fede in Dio non significa abolire la religione.
Oltre il teismo
La credenza in Dio appartiene alle fasi teologica e metafisica dell’umanità: quando l’uomo è
ancora alla ricerca del perché, cioè delle cause prime di tutto Con lo stadio positivo l’uomo si
limita al “come”, cioè allo studio delle leggi dei fenomeni e rinuncia al “perché”, e anche a
Dio.
Comte ateo?
5
Comte si pone anche oltre l’ateismo: cercare di dimostrare che Dio non esiste significa
ragionare ancora in ottica teologica (la negazione si qualifica in rapporto all’affermazione).
occorre rendersi conto che il problema di Dio è stato superato dallo sviluppo storico
dell’umanità (nessuno, ad esempio, si sforza di dimostrare che Apollo non esiste...).
Comte agnostico?
È evidente che siamo anche al di là dell’agnosticismo: Comte non si limita a dire – come
Kant – che Dio non è conoscibile, che è al di là delle
nostre possibilità conoscitive ma afferma che il problema stesso di Dio è un non senso.
La religione senza Dio
Ma negare Dio non significa abolire la religione: L’uomo non è solo intelletto ma anche
sentimento, bisogno di adorazione: il positivismo deve rispondere a tutti i bisogni dell’uomo,
perciò non abolisce la religione, ma la trasforma: è la vera religione. Non si elimina se non
ciò che si sostituisce: per porre fine allo stadio teologico occorre mettere la scienza al posto
della fede.
L’Umanità
Al posto di Dio deve essere adorata l’Umanità, il “Grande Essere”, un essere non assoluto
ma relativo, limitato, anche se superiore all’individuo, che non coincide con la specie
biologica, né accoglie in sé tutti gli individui esistenti, ma solo coloro che hanno collaborato
al progresso dell’uomo. E’ la tradizione storica, ininterrotta e continua, del genere umano
Cristianesimo senza Cristo
Tra questi benefattori dell’Umanità ci sono i fondatori delle religioni, ma non Cristo: il
cristianesimo è condannato da Comte perché è “antisociale”: esalta il rapporto individuale
uomo-Dio a scapito del rapporto con gli altri uomini. Viceversa egli apprezza la Chiesa
cattolica proprio in quanto si è allontanata dal Vangelo, e si è data una struttura gerarchica
che ènstata fattore di coesione sociale.
La religione positiva
Comte prospettò addirittura un’alleanza con il cattolicesimo in vista della sua confluenza
nella religione positiva; religione di cui egli delineò dogmi, culto e istituzioni sulla base del
modello cattolico: nuovo calendario; nuovi templi (= istituti scientifici); nuovi sacerdoti (=
scienziati); il “papa positivo” (= Comte stesso), ecc.
Degenerazione senile?
Il progetto della religione positiva è stata bollato da molti interpreti come una tarda
degenerazione del pensiero comtiano. Esso è però strettamente connesso
all’assolutizzazione “romantica” della scienza che caratterizza il positivismo sin
dalle origini.
IL POSITIVISMO EVOLUZIONISTICO
Origini dell’evoluzionismo
L’evoluzionismo filosofico estende l’idea di evoluzione all’intera realtà. Alla sua base ci sono
certamente le teorie del trasformismo biologico, ma anche il principio romantico che vede nel
finito una manifestazione dell’infinito. I progressi evolutivi accertabili in modo empirico
vengono letti come aspetti di un processo unico e necessario, effetto di una realtà infinita ed
ignota.
Evoluzionismo biologico
Ipotizzato da Buffon (1707-88) e difeso da Lamarck (1744-1829) e da Saint-Hilaire
(1772-1844), non potè affermarsi finché non fu superata la teoria delle catastrofi sostenuta
da Cuvier (1769-1832), grazie anche al geologo Leyll (1797-1875). Darwin (1809-82) tentò
di farne una teoria sistematica fondata empiricamente.
L’origine delle specie (1859)
6
Caposaldi della teoria darwiniana:
▪ Esistono variazioni organiche ereditabili.
▪ La lotta per l’esistenza tra i viventi (cf. Malthus), rende più facile la sopravvivenza degli
individui con caratteristiche vantaggiose (selezione naturale).
▪ Tra una specie e un’altra sono esistite moltissime varietà intermedie che non sono
sopravvissute di cui si può trovar traccia nei fossili o in certe caratteristiche dei viventi.
Darwin filosofo?
Darwin volle essere solo uno scienziato, rifiutandosi di esprimere opinioni filosofiche o
religiose. In privato applicò a se stesso il termine “agnostico” creato da Th. Huxley
(1825-95). Tuttavia, pur rifiutando ogni idea di finalismo nella natura, si mostra
ottimisticamente fiducioso nel progresso, probabilmente sotto l’influenza del clima
positivistico.
SPENCER
Notizie bio-bibliografiche
Inglese, ingegnere, abbandona la professione per fare lo scrittore (1845). Già dal 1857
riconosce nell’evoluzione la legge e la causa del progresso. Dal 1860 lavora al Sistema di
filosofia sintetica: Primi principi, Principi di biologia, Principi di psicologia, Principi di
sociologia, Principi di etica
L’inconoscibile
Verità e falsità delle religioni
La pretesa delle religioni di chiarire il mistero della realtà è erronea:
▪ Le credenze religiose non sono logicamente sostenibili.
▪ Nello sviluppo delle religioni il mistero viene sempre più riconosciuto come tale.
• La verità della religione consiste nel riconoscimento che la forza che si manifesta
nell’universo è imperscrutabile
Limiti della scienza
Ma anche la scienza non può pretendere di diventare un sapere assoluto o di chiarire il
mistero della realtà. Seguendo i filosofi inglesi W. Hamilton (1788-1856) e H. Mansel
(1820-1871), Spencer ritiene che l’assoluto, l’infinito o l’incondizionato sia costituzionalmente
al di fuori delle nostre possibilità conoscitive.
Relatività della scienza
Esiste infatti un progresso (innegabile) della scienza ma la conoscenza umana consiste
nell’includere verità speciali in verità generali. La verità più generale, che non è inclusa in
verità ulteriori (=assoluta) non è comprensibile, è mistero.
Religione vs Scienza
Ammettere l’Inconoscibile consente una conciliazione di religione e scienza:
▪ La religione deve richiamare l’uomo al mistero della causa ultima del tutto, senza
pretendere di spiegarlo
▪ La scienza ha il compito di estendere la conoscenza del relativo
▪ senza pretendere di uscire dall’ambito del fenomeno (che non è apparenza ma
manifestazione dell’Inconoscibile).
La legge dell’evoluzione
Scienza e Filosofia
La conoscenza scientifica si muove includendo verità speciali in verità generali. Le
proposizioni più generali che l’uomo può raggiungere costituiscono l’ambito della filosofia.
Scoperte della filosofia
La filosofia parte dai principi più generali della scienza (persistenza di materia, movimento e
forza) e arriva ad inquadrarli sinteticamente in una legge: la materia passa dalla dispersione
7
alla integrazione, mentre la forza che opera l’integrazione si disperde. È la legge
dell’evoluzione.
Caratteri dell’evoluzione
L’evoluzione si caratterizzata come un triplice passaggio:
▪ dal meno al più coerente (es.: dalla nebulosa al sistema solare)
▪ dall’omogeneo all’eterogeneo (es.: il vivente si sviluppa differenziando le sue parti; le
attività umane, come le arti, si specializzano)
▪ dall’indefinito al definito (es.: la divisione dei compiti nelle società umane)
Ottimismo
L’omogeneo è instabile e deve farsi eterogeneo e lo stesso vale per le parti omogenee
dell’eterogeneo. L’evoluzione è perciò un processo necessario continuo: anche se là dove si
manifesta, la dissoluzione è sempre la premessa di una nuova evoluzione.
Evoluzione biologica
La vita consiste fondamentalmente nella funzione di adattamento all’ambiente che produce
la formazione e la variazione degli organi. Pur ammettendo il principio di selezione naturale,
che provoca la sopravvivenza del più adatto, quindi, Spencer ripropone la teoria di Lamarck.
Psicologia
Parte dell’evoluzione della vita è anche la coscienza che, tuttavia, non va ricondotta
totalmente ad “impressioni ed idee” ma è espressione di una sostanza spirituale
ultimamente inconoscibile. A differenza di Comte, Spencer ammette la possibilità della
psicologia come scienza autonoma.
Sociologia
Spencer accoglie il nome e alcuni concetti della sociologia comtiana, ma ne cambia il
significato: La sociologia non deve farsi sociocrazia, ma limitarsi a descrivere e comprendere
i fenomeni sociali Il compito di stabilire i fini e le mete dello sviluppo umano spetta all’etica.
La sociologia di Spencer è inoltre orientata alla difesa dell’individuo.
Difesa dell’individuo
Lo sviluppo sociale è naturale: lo Stato non deve intervenire con progetti di riforma, perché
non si possono “bruciare le tappe”. La stessa evoluzione storica ha portato da una fase di
cooperazione costrittiva sotto il controllo dello stato (regime militare), al regime industriale
fondato sull’attività indipendente degli individui, nel rispetto delle esigenze degli altri.
Il “terzo tipo sociale”.Spencer ipotizza una evoluzione oltre il regime industriale ad un terzo
tipo, anche’esso basato sulla libera cooperazione degli individui, sa che realizzi una
conciliazione tra i moventi egoistici che reggono il regime industriale, con moventi altruistici.
Etica biologica
Se la vita è adattamento, il suo fine è il perfetto adattamento alle sue condizioni, che implica
una sua estensione nel tempo, ma anche una maggiore intensità (felicità). Una vita buona è
quindi una vita meglio adattata, e quindi anche più felice e piacevole (il bene coincide con il
piacere)
Etica evoluzionistica
Ma il movente dell’agire etico non può essere il piacere o l’utile, bensì un sentimento di
obbligazione morale. Esso nasce dall’esperienza, ma viene ereditato e diventa a priori per
l’individuo, nel tempo, infatti, ciò che prima è un dovere imposto, diventa spontaneo e
naturale: così sarà anche per l’altruismo.
MARX
1. filosofo della globalità. La sua è una filosofia GLOBALE, totale. che muove un’analisi
globale della società e della storia. Filosofia che analizza in modo globale il corso
8
della storia. Filosofia della globalità. La sua modernità è proprio la capacità di
mettere insieme una visione globale.
2. filosofo della libertà, disalienazione umana, emancipazione umana. il suo punto di
fuga è la possibilità di costruire per l'uomo(animale che deve essere libero). la libertà
è connessa al tema dell’uguaglianza (NON UN’UGUAGLIANZA DI POVERTÁ).
Vuole rompere le catene del dominio dell’uomo sull’uomo, gli uomini devono essere
liberi dello sfruttamente che in maniera dominante alcuni impongono e che in
maniera passiva altri subiscono.l’uomo si è ridotto ad una merce tra le merci, si è
ridotto ad uno strumento per realizzare plusvalore, ricchezza e l’uomo non può ridursi
a ciò. L’uomo attraverso il lavoro deve emanciparsi, serve un lavoro libero e liberato
per rendere libero e liberato l’uomo dallo sfruttamento. marx ci dirà che la storia è
una lotta tra classi sociali(subalterne e dominanti), in questa lotta si libera energia
vitali finalizzate all'emancipazione. Nella lotta il finale è o l'emancipazione di una una
o della distruzione di entrambe. Non filosofo dell’uguaglianza, l’uguaglianza è una
condizione della libertà, come la giustizia. non c’è bisogno solo di una libertà
FORMALE.
3. filosofia MATERIALISTA, teorico del materialismo storico dialettico. lui dice che il
divenire è storico(hegel, dialettica), dialettico, e materiale(bisogni/soddisfacimento,
lavoro). La storia è materiale: guerre, anticoncezionali.
4. filosofia che abbina la TEORIA alla PRASSI. Teoria e pratica sono aspetti uniti e
agganciati della filosofia.(io comprendo la realtà per modificarla)
5. filosofia rivoluzionaria. per il punto 4 la filosofia non è contemplazione ma è
trasformazione, trasformare significa però compiere una rivoluzione.
INTRODUZIONE AL MARXISMO
filosofia diventata ideologia. Teorico del comunismo.
1. filosofia critica della società borghese capitalistica, vuole andare al cuore della
società borghese. Società basata sull’individuo e sullo sfruttamento dell’uomo sulla
natura e dell’uomo sull’uomo.
2. filosofia che unisce alla prassi, conoscere la realtà per cambiare, per
trasformare.(come una talpa).
3. filosofia rivoluzionaria, prendere la realtà e stravolgerla seguendo la ragione.
4. materialista, la realtà è data da rapporti materiali, rapporti nel lavoro, delle proprietà
ecc..
5. dialettica. la realtà è dialettica. dialettica del bisogno e del soddisfacimento. i bisogni
cambiano in base alla classe sociale. il bisogno lo soddisfo con il lavoro.
6. è lotta di classe. sfruttatori sfruttati
7. progressista, il marxismo guarda al futuro
CRITICHE AD HEGEL
critica il misticismo logico(critica della filosofia del diritto di Hegel). Hegel è accusato di
mistificare logicamente il reale, l’hegelismo ha prodotto una lettura della realtà capovolta.
Ovvero ha trasformato in maniera ideologica della realtà. Ha trasformato il reale in una
manifestazione dello spirito. gli imputa un errore metodologico.
Formazione: Nacque a Treviri nel 1818, da una famiglia di origine ebraica. Iniziò gli studi
giuridici a Bonn; si trasferì poi a Berlino e si laureò in filosofia a Jena (1841). A Berlino
frequentò gli hegeliani di sinistra (amicizia con Bauer) il che gli precluse la carriera
accademica. Una vita in esilio: Si dedica al giornalismo: è capo redattore della Gazzetta
renana, di impostazione radicale, chiuso dal governo nel 1843. Si trasferisce a Parigi, ove
dirige, con Ruge, gli Annali Franco-Tedeschi. Vi pubblica: Per la critica della filosofia del
9
diritto di Hegel. Introduzione (1844). A Parigi. Entra in contatto con vari esponenti socialisti
(Proudhon, Blanc e Bakunin). Inizia con Friedrich Engels un sodalizio che durerà per tutta la
vita. Prosegue le sue ricerche di filosofia ed economia politica (scrive i Manoscritti
economico-filosofici del 1844, pubblicati postumi) e continua l’attività di giornalista. Oltre la
sinistra hegeliana: Espulso dalla Francia sempre più conservatrice, nel 1845 è a Bruxelles.
Matura il distacco dagli hegeliani con: ▪ La Sacra famiglia (1845), ▪ le Tesi su Feuerbach
(1845), ▪ e L’ideologia tedesca (1845-46).
In Miseria della filosofia (1847) attacca Proudhon e il “socialismo utopistico”. Il 1848: Su
incarico della Lega dei comunisti Marx ed Engels pubblicano il Manifesto del partito
comunista. Durante le sollevazioni, Marx rientra a Colonia dove fonda la Nuova Gazzetta
Renana, che però ha vita brevissima. Nel 1849 è di nuovo espulso: finirà con lo stabilirsi a
Londra. A Londra: Lavora come giornalista e, tra grandi difficoltà finanziarie, porta avanti
ricerche in economia, storia e politica, pubblicando: ▪ Per la Critica dell’economia politica
(1859); ▪ Il primo volume de Il Capitale (1867). Prosegue la sua attività politica: nel 1864 è
tra i fondatori della Associazione internazionale dei Lavoratori. Gli ultimi anni : Continua a
lavorare intensamente fino alla morte (1883): ▪ nel 1875 pubblica la Critica al programma di
Gotha; ▪ completa la stesura de Il Capitale (gli ultimi due volumi usciranno postumi: tra 1885
e 1894).
Marx e Hegel
Anche se il suo pensiero si forma nell’ambito dell’hegelismo, Marx, sin dal 1843 (Per la
critica della filosofia del diritto di Hegel), riconosce i limiti del filosofo di Stoccarda e ne
prende le distanze.
Misticismo logico
L’errore di Hegel è il “misticismo logico”:
egli capovolge il rapporto tra l’individuo concreto e l’universale astratto: il primo diventa
manifestazione del secondo. E’ “misticismo” perché compie medesimo rovesciamento che
Feuerbach aveva rimproverato alla religione.
L’esempio della frutta
Per l’uomo comune: esistono anzitutto i frutti concreti: mele, pere, susine e mandorle…
da questi si ricava l’astrazione “frutta”. Per il filosofo speculativo (=hegeliano): Ciò che esiste
realmente è l’essenza “frutta” i singoli frutti concreti non sono che transitorie determinazioni
in cui vive l’unica vera sostanza. Questa impostazione si traduce in conservatorismo:
facendo del dato presente e concreto una manifestazione necessaria dell’idea, Hegel finisce
col “santificarlo”. Egli tende perciò all’accettazione acritica dell’ordine vigente (tutto ciò che
esiste è giusto e razionale). Per questo il suo pensiero è qualificabile come ideologia. Oggi
significa, in senso neutro, “concezione politica”, “visione del mondo” Prima di Marx indicava
un aspetto della gnoseologia (lo studio delle idee). Per Marx si tratta di un'elaborazione
teorica che, in quanto frutto del potere dominante, tende (anche nascostamente)
a sorreggerlo e giustificarlo.
La dialettica
Marx riconosce invece ad Hegel il merito di aver introdotto la concezione dialettica della
realtà, riconoscendo l’importanza delle opposizioni: Hegel però ha giocato più sulle
opposizioni concettuali che su quelle reali ed ha cercato una troppo facile mediazione
tra gli opposti che nella realtà non conoscono sintesi, ma solo lotta ed esclusione.
Marx e la sinistra hegeliana
Rivoluzionari ma ideologi
La Sinistra hegeliana ha avuto per Marx il merito di trasformare l’idealismo in materialismo,
individuare le radici umane della religione, esprimere in politica istanze democratiche.
10
Tuttavia i giovani hegeliani, nonostante la loro intenzione rivoluzionaria, esprimono un
pensiero ideologico. Come liberare l’uomo: Gli hegeliani sono convinti che per liberare
l’uomo basti un cambiamento di idee Ad esempio: per superare la religione basta capire che
essa è un prodotto dell’uomo. In realtà con le loro frasi rivoluzionarie combattono solo frasi,
non contro il mondo reale di cui quelle frasi sono riflesso. La liberazione dell’uomo è un atto
storico, non ideale.
Marx e Feuerbach
La critica della religione
Feuerbach ha avuto il merito di rivendicare la concretezza dell’individuo umano contro la
tendenza teologizzante di Hegel. Però, al contrario di Hegel, Feuerbach perde di vista la
storicità dell’uomo: non esiste l’Uomo in astratto, bensì l’uomo prodotto di una determinata
società storica. Ciò è evidente nella sua critica alla religione
Origine della religione
Feuerbach, per Marx, non ha spiegato adeguatamente l’origine della religione. Gli uomini
infatti proiettano il loro essere fuori di sé solo in quanto l’esistenza reale nella società
impedisce di realizzare la loro umanità:
la religione è una “coscienza rovesciata” del mondo, proprio perché il mondo è rovesciato,
cioè irrazionale e ingiusto.
L’oppio del popolo
L’ “oppio” è inteso qui in duplice senso:
è ciò che annebbia la coscienza; ma è anche ciò che conforta dal dolore. In Marx non c’è
disprezzo: la religione non è un inganno che serve per dominare gli uomini ma sorge
dall’umanità sofferente bisognosa di qualche consolazione. Come superare la religione
Ma questo significa che per superare l’alienazione religiosa non basta denunciarla (come ha
fatto Feuerbach) ma occorre rimuovere le condizioni che la determinano che non sono di
carattere religioso, ma materiale; occorre cioè passare dalla “critica del cielo” alla “critica
della terra”.
L’alienazione del lavoro. All’origine dell’alienazione religiosa ci sono le contraddizioni della
vita materiale, a cominciare dal lavoro.
Funzione del lavoro: Il lavoro, secondo Marx, è espressione dell’uomo, che realizza se
stesso trasformando la natura secondo le sue idee e i suoi progetti, ▪ ossia: oggettivandosi in
essa, umanizzandola (in ciò si differenzia dagli animali costruttori); ▪ insieme agli altri uomini
(dimensione sociale del lavoro).
Però, nel mondo attuale, l’uomo non esprime la sua vita nel lavoro, ma lavora per vivere; il
lavoro è un’oppressione. Il lavoro è sottratto all’uomo: questa condizione nei Manoscritti
economico-filosofici del 1844 è definita “alienazione del lavoro” e riguarda: 1) il prodotto, 2)
l’attività, 3) l’essenza umana e 4) il rapporto con l’altro uomo.
Alienazione del prodotto
Il lavoro, inteso come prodotto, è sottratto all’uomo: l’operaio non possiede né la materia
prima, né gli strumenti, né il lavoro finito; il prodotto diventa una realtà a lui estranea e ostile,
infatti, per le leggi economiche, tanto più il prodotto diventa ricco, quanto più l’operaio
diviene povero.
Alienazione dell’attività
Nel lavoro, inteso come attività, l’uomo non si afferma, non esprime la sua creatività, ma si
nega; l’uomo si sente se stesso solo fuori dal lavoro, si sente uomo nelle funzioni che lo
accomunano agli animali e una bestia in quelle propriamente umane.
Alienazione dell’uomo
11
Con l’alienazione sono infine sottratti all’uomo: ▪la sua stessa essenza (Wesen): perché,
come si è detto, ciò che lo caratterizza come uomo è il lavoro libero e creativo. Il rapporto
con gli altri uomini: nel mondo capitalista gli uomini sono costretti ad un rapporto conflittuale,
ad essere sfruttatori o sfruttati.
Il materialismo storico
Con la scoperta che l’alienazione del lavoro è all’origine delle altre alienazioni (religiosa,
politica, ecc.). Marx è giunto al primo caposaldo del suo pensiero maturo che esprime una
nuova forma di materialismo.
Rapporti di produzione
Nel lavoro si determinano tra gli uomini relazioni, dette rapporti di produzione ossia:
riguardanti il possesso dei mezzi di produzione e la ripartizione dei prodotti, che non sono
scelte, ma determinate dal grado di sviluppo delle forze produttive, ossia: da come la
produzione è organizzata in un certo periodo: uomini, mezzi econoscenze di cui dispone.
Struttura-sovrastruttura
L’insieme di questi rapporti costituisce la struttura economica di una società che è la base da
cui dipendono tutti gli altri aspetti che costituiscono la sovrastruttura: politica, diritto e la sfera
“spirituale” (religione, arte, filosofia, ecc.). Le idee non determinano la realtà materiale ma ne
sono condizionate.
Interpretazione materialistica della storia
Se vogliamo veramente comprendere lo svolgersi della storia, dobbiamo considerare
l’organizzazione economico-sociale non le idee e la cultura. La vera storia, infatti, non è
quella delle idee, bensì quella della struttura: La sovrastruttura cambia con essa,
sopravvenendo a giustificare il nuovo ordine istaurato (funzione ideologica).
Materialismo dialettico
La concezione materialistica di Marx non si limita a descrivere staticamente le società, ma
evidenzia l’elemento propulsivo della loro trasformazione: la contraddizione. Pur
capovolgendone il soggetto, Marx si mantiene fedele alla impostazione hegeliana.
Come cambia la società
Le forze produttive, si sviluppano più rapidamente dei rapporti di produzione che tendono a
rimanere statici; ne segue una situazione di contraddizione che genera un’epoca di
rivoluzione sociale; che si risolve con l’adozione di nuovi rapporti di produzione e con la
trasformazione della sovrastruttura.
Come è cambiata la società
Le principali formazioni economico-sociali succedutesi nella storia sono:
▪ comunità primitiva (comunista)
▪ asiatica (fondata su forme comunitarie di proprietà)
▪ antica (schiavistica)
▪ feudale
▪ borghese
Lotta di classe
Forze produttive e rapporti di produzione non esistono in astratto: Le nuove forze produttive
sono sempre incarnate da una classe in ascesa mentre i vecchi rapporti di proprietà da una
classe dominante al tramonto. La storia del mondo è perciò caratterizzata dalla lotta tra
classi.
La lotta di classe nella società capitalistica
La dialettica tra le classi è una costante, ma assume nella storia forme diverse, tendendo ad
una semplificazione e ad una radicalizzazione del contrasto.
Borghesi e proletari
12
Nella società capitalista la lotta assume la forma più semplice mai esistita, con la
contrapposizione di due sole classi:
▪ la borghesia, ossia l’insieme di coloro che posseggono i mezzi di produzione;
▪ il proletariato, cioè coloro che posseggono solo la propria forza-lavoro e sono costretti a
venderla ai borghesi
Sviluppo della borghesia
È descritto da Marx nel Manifesto: ▪ La borghesia nasce dai servi della gleba che
costituiscono il popolo minuto delle città. ▪ Si sviluppa, dopo le scoperte geografiche, con la
diffusione di commerci e industria e il superamento del sistema corporativo. ▪ Con la
rivoluzione industriale si afferma la borghesia moderna ▪ che ha conquistato il potere politico,
soppiantando ogni residuo feudale.
Classe rivoluzionaria
La borghesia ha un ruolo “sommamente rivoluzionario”, perché: Ha svolto una funzione
demistificante rivelando gli interessi materiali che si celano dietro ad ogni realtà spirituale.
Tende a rivoluzionare continuamente tutto il sistema produttivo. Ha creato un sistema
mondiale e ha messo a disposizione dell’uomo forze produttive di cui non ha mai potuto di
disporre prima.
Aufhebung della borghesia
Ma l’aspetto più rivoluzionario della borghesia sta nel porre le basi del proprio superamento
necessario: ha infatti sviluppato forze produttive che non è più in grado di controllare e la
classe antitetica che le rivolgerà contro di essa: il proletariato.
Il Capitale
Marx esamina le leggi economiche che regolano lo sviluppo del capitalismo, dalle quali
dipende destino della borghesia.
Critica dell’economia politica
Marx prende le distanze dai teorici dell’economia borghese, in quanto: hanno trasformato in
fatti naturali, prodotti contingenti della storia (ad es.: la proprietà); non hanno compreso la
natura conflittuale del sistema capitalistico. Marx nega l’esistenza di leggi universali
dell’economia: ogni formazione sociale ha leggi storiche specifiche.
Merce e valore
Punto di partenza è l’analisi della merce. In essa si distinguono: valore d’uso, cioè la sua
utilità, la sua capacità a rispondere a determinati bisogni; valore di scambio, ossia qualcosa
di uguale in merci diverse (di differente valore d’uso), che le rende scambiabili in differenti
proporzioni.
Valore di scambio = Lavoro
Con gli economisti classici, Marx ritiene che il valore di scambio di una merce risieda nel
“lavoro socialmente necessario” per produrla. Merci diverse hanno il medesimo valore
perché richiedono lo stesso tempo di lavoro, in base alla produttività media del periodo.
Il valore di scambio non è il prezzo, che dipende anche dalle condizioni di mercato (valore e
prezzo non sono però indipendenti).
Feticismo
L’atteggiamento dell’economia politica che considera le merci come entità aventi valore di
per sé per Marx è perciò “feticismo”. Dietro alla merce c’è il lavoro dell’uomo. Gli scambi di
merci non sono rapporti tra cose, ma tra persone.
Il capitalismo
Il capitalismo si distingue dai precedenti sistemi produttivi in quanto finalizzato al profitto e
non al consumo:
mentre il ciclo produttivo precapitalistico può essere espresso dalla formula:
13
M🡪D🡪M
quello capitalistico assume la forma:
D 🡪 M 🡪 D', dove: D' > D.
Origine del plusvalore
Tale ciclo implica l’esistenza di un “misterioso” plusvalore (D' − D):
che non può venire dal denaro (= mezzo di scambio) né dallo scambio (= tra valori
equivalenti) In realtà, l’origine del plusvalore sta nella “merce particolare” che è acquistata
dal capitalista: la forza-lavoro, che ha infatti come valore d’uso la capacità di produrre valore
(di scambio).
Il lavoro come merce
Il capitalista compra dall’operaio la forza lavoro e la paga, come le altre merci, con ciò che
basta per riprodurla (= quanto basta a mantenere in vita l’operaio). Di una giornata lavorativa
dell’operaio: Solo una parte (tempo di lavoro necessario) serve perciò a produrre il valore del
suo salario; tutto il resto (tempo di lavoro supplementare) va a vantaggio del capitalista.
Salario di una giornata lavorativa: 10 €
Valore prodotto in una giornata lavorativa:15 €
Plusvalore che va al capitalista: 5 €
8 ore:Tempo di lavoro necessario
4 ore: Tempo di lavoro supplementare
Giornata lavorativa (12 ore)
Profitto ≠ Plusvalore
Saggio = tasso
Capitale variabile = salari
Capitale costante = macchine e investimenti
Saggio del plusvalore = plusvalore/capitale variabile
Saggio del profitto = plusvalore/capitale costante + variabile
Aumentare il plusvalore
Per aumentare il profitto il capitalista deve aumentare il plusvalore:
-aumentando il tempo di lavoro supplementare (plusvalore assoluto), attraverso
l’allungamento dell’orario di lavoro.
-riducendo il tempo di lavoro necessario, (plusvalore relativo), ossia incrementando la
produttività attraverso cooperazione, manifattura e grande industria.
Contraddizioni
Ma l’accrescersi della produttività causa il le crisi cicliche di sovrapproduzione:
-determinate paradossalmente non dalla penuria ma dalla sovrabbondanza di beni;
-superate attraverso distruzione di beni, licenziamenti e conquista di nuovi mercati, il che
porterà solo a nuove più gravi crisi.
Mentre i profitti tendono a calare, a causa dei maggiori investimenti necessari.
Fine del capitalismo
La società si polarizza in due sole classi antagonistiche, laddove i proletari tendono a
crescere mentre i capitalisti a diminuire, finché la contraddizione tra le forze di produzione
sempre più sociali ed il carattere privatistico dei rapporti di produzione determina la fine del
sistema capitalistico stesso.
La rivoluzione e il comunismo
Rivoluzione e dittatura del proletariato
Il superamento del capitalismo avviene attraverso un evento rivoluzionario in cui il
proletariato, conquistando il potere politico, dà vita ad una trasformazione globale della
14
società. Non si tratta necessariamente di un fenomeno violento, per quanto Marx tenda a
ritenere improbabile la via pacifica e incruenta.
No alle riforme
Ad ogni modo non si tratta di riformare lo stato borghese, bensì di abbatterlo. Infatti lo stato
borghese con i suoi istituti (democrazia rappresentativa compresa) non è affatto “neutrale”
ma è uno strumento funzionale agli interessi della borghesia.
Dittatura del proletariato
È lo strumento necessario per realizzare la transizione tra capitalismo e comunismo. Ha lo
scopo di impedire le tendenze controrivoluzionarie della borghesia e di smantellare il
sistema borghese. È in realtà la dittatura di una maggioranza di oppressi su una minoranza
di ex-oppressori, destinata a scomparire.
Il Comunismo
I “silenzi” di Marx
Marx ha scritto pochissimo sulla futura società comunista: I detrattori parlano di “vuoto
teorico”, mentre per i marxisti ciò è indice di “scientificità”: Marx non vuol essere un utopista,
ma interpretare i fenomeni storici in atto ai suoi tempi.
Sulla base di questo “movimento reale” Marx può prevedere che nella società comunista si
realizzerà il superamento:
1. della proprietà di privata e della divisione del lavoro che ne è all’origine;
2. delle classi sociali e del rapporto antagonistico tra gli uomini,
3. e degli strumenti necessari al dominio di classe quali lo stato.
1. Oltre il comunismo rozzo
Per Marx abolizione della proprietà privata non si traduce in proprietà di tutti: tale sarebbe
non l’abolizione ma l’universalizzazione della situazione dell’individuo nella società
borghese; nel vero comunismo, invece, l’uomo, supera l’orizzonte sociale e antropologico
della proprietà e cessa di intrattenere con il mondo rapporti di puro possesso e consumo.
2. Il “crepuscolo”…
La dialettica delle classi è il motore della vicenda umana, fino all’avvento del comunismo.
Che cosa accade dopo? Marx non esclude ulteriori progressi, anche se dichiara
esplicitamente che non saranno spinti dalla contraddizione. Ma quale novità è possibile dopo
che si è chiusa la “preistoria dell’umanità”?
15
non è soggetto alle restrizioni privatistiche, né a livellamenti egalitaristi, ma avviene per
ciascuno secondo le proprie differenti esigenze.
NIETZSCHE
La formazione di un filologo
Nasce nel 1844 a Röcken (presso Lipsia). Studia filologia classica a Bonn e a Lipsia, ove
legge Schopenhauer. A soli 24 anni (1869) Ottiene una cattedra di Filologia a Basilea
Inizia l’amicizia e la collaborazione con Wagner. Nel 1872 pubblica La nascita della
tragedia dallo spirito della Musica: L’opera è criticata dai filologi.
Nietzsche prende le distanze dalla cultura dei suoi tempi con le quattro Considerazioni
inattuali (1873-1876). Con Umano troppo umano (1878) si distacca Wagner (con il quale
l’amicizia si era interrotta) e Schopenhauer. Nel 1879 per motivi di salute si dimette
dall’insegnamento.
La malattia
Inizia a muoversi tra Svizzera, Italia e Francia alla ricerca di un clima favorevole. Scrive e
pubblica:
▪ Gaia Scienza (1882)
▪ Così parlò Zarathustra (1883-84)
▪ Al di la del bene e del male (1886)
▪ Genealogia della morale (1887)
▪ L’Anticristo, Ecce homo (1888)
Trova una dimora stabile a Torino (1888) Inizia a lavorare alla Volontà di potenza
(incompiuto). Nel 1889 prima crisi di follia. Vive fino alla morte (Weimar 1900) nelle tenebre
della follia, presso la madre e la sorella, ignaro del successo delle sue opere.
Periodo Wagneriano-Schopenhaueriano
Di Schopenhauer Nietzsche trattiene la concezione della vita come cieca irrazionalità e
quella dell’arte come forza che ci rende capaci di affrontarla.
La nascita della tragedia
Nietzsche rovescia la concezione romantica della civiltà greca, ponendone il vertice non
nell’età classica della scultura e della filosofia, ma nell’età presocratica che si esprime nella
tragedia. Un mondo caratterizzato non da armonia e serenità, ma dall’accettazione ebbra e
coraggiosa della vita, dall’esaltazione dei valori vitali.
Apollo e Dioniso
Nietzsche individua alla base dell’arte greca due “spiriti”:
▪ Lo spirito apollineo rappresenta il rifugiarsi dell’uomo nella dimensione del sogno, della
luce, dell’ordine e della misura e si esprime nelle arti figurative;
▪ Il dionisiaco è invece l’ebbrezza, l’abbandono alla sanità degli impulsi vitali e sensuali, nella
percezione della caotica unità di tutte le cose, e si esprime nella musica.
I due spiriti risultano “miracolosamente accoppiati” nell’opera che rappresenta la massima
espressione del mondo greco: la tragedia attica (Eschilo e Sofocle). Ma questo momento
felice è destinato a non durare: già con Euripide (V sec.) si tenta di eliminare dalla tragedia il
dionisiaco a favore di intenti morali e intellettualistici.
Decadenza
La decadenza è completata da Socrate e dalla filosofia, con la folle presunzione di dominare
la vita con la ragione. Si tratta di una “malattia” della nostra civiltà che ha portato al
soffocamento del dionisiaco, che il cristianesimo ha contribuito ad aggravare. Inizialmente
Nietzsche vede un rinascita dello spirito tragico nell’opera di Wagner.
L’antistoricismo. Il neo-illuminismo.
Considerazioni Inattuali
16
Nietzsche, attaccato dai filologi e accusato di “ignoranza e scarso amore di verità”,prese
posizione sulla cultura contemporanea con i saggi: David Strass, l’uomo di fede e lo scrittore
(1873); Sull’utilità e il danno della storia per la vita (1874); Schopenhauer come educatore
(1874); Richard Wagner a Bayreuth (1876)
Antistoricismo
Nella seconda delle Considerazioni Nietzsche combatte la “saturazione di storia” dei suoi
tempi, che si esprime: nell’idolatria del fatto, che dimentica che “i fatti sono stupidi”,
abbisognano di un interpretazione; nell’illusione storicistica di un progresso necessario; chi
crede nella potenza della storia, non può credere in sé, è insicuro e succubo dell’esistente.
Utilità dell’oblio
In realtà c’è bisogno di oblio per essere felici. Inoltre per poter agire efficacemente sul
presente occorre saper dimenticare il passato.
Utilità della storia
Ma la storia non è solo di danno può servire alla vita in tre modi diversi: la storia
monumentale cerca nel passato modelli e maestri, che non trova nel presente, in grado di
soddisfare le aspirazioni umane; la storia antiquaria cerca nella tradizione storica i valori
costitutivi della vita presente; la storia critica guarda al passato come un giudice e condanna
ciò che è di ostacolo per la realizzazione di nuovi valori.
Il paradosso della storia
Tutti questi atteggiamenti verso il passato diventano “malsani” se restano unilaterali e non si
correggono a vicenda. Ad ogni modo, in nessuno di essi, in quanto serve alla vita, la storia
non risponde a criteri di “verità scientifica”.
Periodo illuministico
Con Umano, troppo umano (1878) Nietzsche prende le distanze dal pessimismo di
Schopenhauer e comincia a dubitare che Wagner possa garantire la necessaria
rigenerazione: anche in lui viene riconosciuta un’espressione di decadenza romantica.
Un nuovo pessimismo
Nietzsche rifiuta il “pessimismo romantico” di Schopenhauer: Il pessimismo “dei rinunciatari,
dei falliti e dei vinti”, che fugge la vita, che è erede della rassegnazione cristiana; ad esso
contrappone la “volontà di tragicità” l’accettazione della vita nella consapevolezza del suo
dramma.
Metodo storico-genealogico
Ad arte e metafisica, non più ritenute vie privilegiate di accesso alla realtà, viene
contrapposto un nuovo metodo: “critico”, in quanto incline al “sospetto”, ossia alla
demistificazione; “storico-genealogico”, perché ritiene che ogni realtà presunta immutabile
sia esito di un processo e che dietro ogni valore assoluto si nascondano matrici “umane,
troppo umane”.
Nietzsche illuminista
Il nuovo atteggiamento è definito da Nietzsche stesso “illuministico”, in quanto caratterizzato
dal rifiuto del dogmatismo, delle metafisiche (di ogni stampo) e della religione; dal
riconoscimento della finitezza umana e della possibilità di infinite interpretazioni della realtà.
Manca però l’ingenuo ottimismo che caratterizza il primo illuminismo.
La morte di Dio.L’Anticristo. Genealogia della morale
La morte di Dio
Bersaglio della demistificazione di Nietzsche è anzitutto la fede in Dio e in un “mondo vero”
al di là di questo.
17
Ateismo
Per Nietzsche l’ateismo è più un dato di fatto che un problema: è la stessa essenza malefica
e caotica del mondo a confutare l’idea di Dio, si tratta invece di mostrare come è nata la
credenza nella divinità:
« Un tempo si cercava di dimostrare che Dio non esiste, - oggi si mostra come ha potuto
avere origine la fede nell’esistenza di un Dio, e per quale tramite questa fede ha avuto il suo
peso e la sua importanza: in tal modo una controdimostrazione della non esistenza di Dio
diventa superflua. »
Origine della religione
Dio e le metafisiche sono menzogne che l’uomo costruisce per sopportare la durezza
dell’esistenza:
“il nascondere la testa nella sabbia delle cose celesti” è frutto di paura e debolezza.
Ma, al tempo stesso, il “mondo celeste”, rappresenta una calunnia di questo mondo, un
rifiuto della vita, che per Nietzsche occorre “accettare dionisiacamente”.
Dio è morto
D’altra parte la civiltà occidentale ha già da tempo assunto una posizione critica nei confronti
al teismo. Quello che occorre è comprendere tutta la portata di questo rifiuto. Per questo
Nietzsche sente suo compito l’ annuncio della “morte di Dio” (cf. La Gaia Scienza, Aforisma 125)
Osservazioni
Non si può eliminare Dio e vivere come se nulla fosse: con Dio devono essere cancellati tutti
gli assoluti (metafisici, morali, ecc.). Accorgersi di questo porta uno smarrimento (cf.
nichilismo); ma apre la possibilità di una grandezza senza paragoni (annuncio del
superuomo). Nietzsche è consapevole dell’inattualità del suo annuncio, chi lo proclama è
destinato ad apparire folle.
Contro il cristianesimo
Annunciare la morte di Dio significa liberare gli uomini dalle catene che loro stessi si sono
create. Anche i cristiani sono particolarmente bisognosi di essere “redenti dal loro
redentore”.
La perversione cristiana
Ne L’Anticristo (1888) Nietzsche descrive il Cristianesimo come una perversione dell’uomo:
pervertito è un individuo che, contro i suoi istinti, preferisce ciò che gli è nocivo; il
Cristianesimo difende ciò che è debole abietto, malriuscito e condanna come peccato i valori
e i piaceri vitali e persino il libero uso della ragione.
Compassione malsana
Il Cristianesimo è la religione della pietà:
essa però impedisce l’uso della forza, la legge della selezione che regola lo sviluppo della
vita; viceversa conserva ciò che è “maturo per il tramonto”, i condannati dalla vita.
Cristo e il Cristianesimo
Nietzsche distingue però il cristianesimo da Cristo che non ne è il fondatore. A Cristo va la
sua ammirazione: è un “spirito libero”, che ha indicato, con il suo contegno di fronte giudici e
carnefici, come si deve vivere; il cristianesimo, “odio e risentimento contro tutto ciò che è
nobile e aristocratico” è opera dei primi seguaci e soprattutto di [Link].
La morale come problema
Insieme al Cristianesimo, Nietzsche sottopone a critica la morale in Al di là del Bene e del
Male (1886) e in Genealogia della morale (1887)
Genesi della morale
Per Nietzsche il problema morale non è stato mai posto: la morale è sempre stata
considerata un fatto, mai un problema; bisogna invece mettere in questione il “valore
18
stesso dei valori” che invece di essere assoluti, hanno una genesi psicologica. Si scoprirà
così che la morale non ha fondamento ontologico, ma è una macchina costruita per
dominare gli altri.
Signori e schiavi
La “storia della morale” rivela che: nella società antica, espressione di un’aristocrazia
cavalleresca, si è affermata la morale dei signori, “trionfale affermazione di sé”, esaltazione
di valori vitali: forza, salute, fierezza, gioia. In un secondo tempo, che giunge all’ apice con il
cristianesimo, ha prevalso la morale degli schiavi che afferma valori antivitali: disinteresse,
sacrifico di sé, sottomissione.
Il risentimento
La trasformazione è opera della casta sacerdotale, che provando risentimento per la forza
dei guerrieri ha creato valori in grado di soggiogare i forti. La morale degli schiavi, infatti,
vede nel male come una forza potente e terribile e nel bene un’innocenza innocua e un po’
stolta. I deboli, che non sanno vivere, hanno fatto diventare valore la negazione della vita.
Transvalutazione dei valori
A partire da questa consapevolezza Nietzsche non propone un semplice rifiuto dei valori
antivitali per recuperare la morale aristocratica, ma di un nuovo modo di rapportarsi ai
valori, non vengono più intesi come entità metafisiche in sé sussistenti, ma come libere
proiezioni dell’uomo e della sua volontà di potenza.
Il nichilismo. Il superuomo. L’eterno ritorno. La volontà di potenza.
Il periodo dello Zaratustra
Il nichilismo
Il superamento di metafisica, religione e morale non si può ottenere a poco prezzo:
“conseguenza necessaria del cristianesimo, della morale e del concetto di verità in filosofia”
è il nichilismo.
Nichilismo “passivo”
In un primo senso il nichilismo è il sentimento di smarrimento che l’uomo prova davanti al
venir meno dei valori: le metafisiche hanno creato l’illusione di una di un ordine cosmico, di
un senso razionale e provvidenziale dell’accadere: comprendere che tutto ciò non sussiste,
non è dato, produce un inevitabile senso di vuoto, “viene a mancare il coraggio”.
Equivoco
Dall’inesistenza di valori, significati e ordine assoluti si deduce erroneamente che non ci sia
alcun senso. Il “senso di mancanza” dipende dall’essere abituati all’idea che i valori ci siano
“dati”, dall’essere ancora alla ricerca di assoluti. «Si vorrebbe aggirare la necessità di avere
una volontà, di volere un scopo, il rischio di dare a se stessi un fine. »
Nichilismo “attivo”
Accettando il “rischio” si entra in una nuova forma “attiva” di nichilismo (in tal senso
Nietzsche si definisce nichilista): che comprende un momento distruttivo, l’eliminazione di
ogni residua credenza in verità assolute di tipo metafisico; e un momento creativo ove
l’uomo, si rende conto che il senso, non essendo dato, deve essere umanamente creato.
Il superuomo
L’uomo che si pone al di là degli assoluti, è capace di esercitare attivamente il proprio
nichilismo e di essere degno della uccisione di Dio, è un uomo trasformato. È il superuomo.
Oltreuomo
Il superuomo non è riconducibile all’uomo che conosciamo: non si tratta di un potenziamento
(“super”) dell’uomo normale ma di una novità antropologica (alcuni interpreti traducono
Übermensch con “oltreuomo”); non a caso Nietzsche, invece che qualificarlo positivamente,
ne parla spesso in termini negativi.
19
Caratteristiche positive
Nel “superuomo” si riassumono tutti i temi della filosofia dell’ultimo Nietzsche. I tratti che lo
caratterizzano sono infatti:
1. La fedeltà alla terra
2. La capacità di porsi nella prospettiva dell’eterno ritorno
3. La volontà di potenza
Fedeltà alla terra
La natura terrestre del superuomo fa tutt’uno con l’accettazione totale della vita propria dello
spirito dionisiaco. Il superuomo non nasconde la testa “nella sabbia delle cose celesti”: la
terra non è per lui luogo di esilio ma la sua dimora gioiosa; il corpo non è prigione dell’anima,
ma il suo concreto modo di esistere sulla terra.
L’eterno ritorno
Ne La Gaia Scienza (342) e nello Zarathustra Nietzsche ripropone l’idea della circolarità del
tempo. Il significato non è chiaro: a volte sembra una certezza cosmologica, scientificamente
argomentabile; in altri casi sembra una ipotesi, base di una indicazione etica (“dobbiamo
vivere come se tutto dovesse ripetersi”).
Osservazioni
In ogni caso: vivere l’eterno ritorno significa identificare la pienezza della vita nel tempo,
nella vita stessa e non fuori, verso un compimento che è sempre là da venire.
Il “peso” dell’eterno ritorno è “selettivo”: discrimina tra l’uomo comune, che è incapace di
portarlo, e il superuomo, per cui è una suprema benedizione.
La volontà di potenza
L’espressione non indica una tendenza alla violenta sopraffazione (anche se non mancano
pagine equivoche): si tratta dell’essenza stessa della vita, forza di autoaffermazione
espansiva e tendente al suo constante superamento che la rende capace di farsi creatrice di
valori e di “dare un senso alla terra”.
Un ideale elitario
Nonostante alcuni tentativi interpretativi, Nietzsche con il superuomo non profetizza un
rinnovarsi dell’intera umanità; si tratta di un ideale elitario, un modo di essere di pochi, “razza
dominatrice”, aristocraticamente contrapposti ai più. La sua visione antidemocratica non si
concretizza tuttavia in un progetto politico.
TEMPO
- **Hegel**: Il tempo è parte integrante della dialettica storica, un processo in cui l'idea si
sviluppa attraverso contraddizioni e conflitti per raggiungere una sintesi superiore.
- **Schopenhauer**: Considerava il tempo come parte della volontà di vivere eternamente
insoddisfatta, portatrice di sofferenza.
- **Kierkegaard**: Vedeva il tempo come una dimensione esistenziale in cui gli individui
devono prendere decisioni autentiche rispetto alla propria vita e alla propria esistenza.
- **Heidegger**: Il concetto di tempo in Heidegger è centrale nella sua filosofia, definendo il
Dasein (l'essere umano) come essenzialmente temporale, in un costante progetto verso il
futuro.
- **Sartre**: Il tempo per Sartre è collegato all'esistenza umana e alla libertà, poiché ogni
momento è un'opportunità per l'individuo di scegliere e definirsi.
- **Comte e Spencer**: Entrambi videro il tempo come parte dell'evoluzione della società
umana, sebbene con approcci diversi (Comte con l'evoluzione delle fasi di pensiero umano,
Spencer con l'evoluzione sociale).
20
- **Marx**: Considerava il tempo principalmente in relazione alla storia e alla lotta di classe,
vedendo la trasformazione sociale come un processo storico determinato.
- **Nietzsche**: Il concetto di tempo in Nietzsche è legato alla sua critica della tradizione e
alla sua concezione di eterno ritorno, in cui ogni momento si ripete all'infinito.
ANGOSCIA
1. Jean-Paul Sartre: Per Sartre, l'angoscia è legata alla consapevolezza della propria libertà
e responsabilità nella creazione del proprio essere.
2. Martin Heidegger: Heidegger considera l'angoscia come un'esperienza che rivela la
condizione esistenziale dell'essere umano, la sua finitezza e la sua relazione con il tempo.
3. Friedrich Nietzsche: Nietzsche affronta il tema dell'angoscia in relazione alla visione
dell'eterno ritorno, sottolineando la necessità di accettare la vita nella sua totalità, comprese
le sofferenze e le difficoltà.
4. Kierkegaard: l'angoscia è un concetto centrale legato all'esistenza individuale e alla libertà
di scelta. Egli considerava l'angoscia come un'emozione fondamentale che emerge quando
l'individuo si confronta con la propria libertà e responsabilità di scegliere il proprio cammino
esistenziale. L'angoscia per Kierkegaard rappresenta la consapevolezza dell'assurdità della
vita, la tensione tra possibilità e necessità, e l'ansia derivante dalla responsabilità di
prendere decisioni autentiche di fronte all'incertezza e all'assenza di certezze oggettive.
RELIGIONE
- **Hegel**: Considerava la religione come un momento importante nella storia dell'umanità,
un'istanza iniziale di comprensione dell'Assoluto che si evolve attraverso il processo
dialettico della storia.
- **Schopenhauer**: Vedeva la religione come un tentativo di superare la sofferenza umana
attraverso l'abbandono del desiderio individuale e l'adesione a una visione più ampia della
realtà.
- **Kierkegaard**: Sottolineava l'importanza della fede individuale e dell'impegno personale
con la divinità, criticando la religione istituzionalizzata e enfatizzando l'importanza
dell'angoscia e della responsabilità individuale.
- **Heidegger**: Considerava la religione come un modo in cui gli esseri umani si
confrontano con la propria esistenza e la loro relazione con l'Essere, sottolineando
l'importanza di un'esperienza autentica e profonda della trascendenza.
- **Sartre**: Era un ateo e considerava la religione come un tentativo illusorio di dare
significato a un universo privo di significato intrinseco, sottolineando l'importanza
dell'autodeterminazione e della responsabilità individuale.
- **Comte e Spencer**: Erano entrambi positivisti e ritenevano che la religione fosse una
fase primitiva della storia umana destinata a essere superata dal progresso scientifico e
razionale.
- **Marx**: Considerava la religione come un riflesso delle ingiustizie e delle alienazioni
presenti nella società, un "oppio del popolo" che distoglieva le masse dalla consapevolezza
della propria situazione e della necessità di cambiamento sociale.
- **Nietzsche**: Criticava la religione tradizionale come un'istituzione che sopprimeva la
vitalità umana e promuoveva valori che limitavano lo sviluppo individuale, sottolineando
l'importanza di una "trasvalutazione di tutti i valori" e dell'affermazione della propria volontà
di potenza.
21
LE FILOSOFIE DEL 900
Parlare di quel che è oggi "la" filosofia è piuttosto difficile. a) perché non esiste la filosofia,
ma esistono molte filosofie "applicate" (della politica, della scienza, della logica, della
religione ecc.); b) perché c'è un diffuso sospetto che la filosofia "come tale" non esista, o sia
un residuo inutile della cultura occidentale.
Sino ad Hegel: • Qual è il senso della storia, della vita, dell’essere?
Nell’Ottocento: • C’è un senso della storia, della vita, dell’essere?
Nel Novecento: • Ha senso porsi una domanda sul senso?
Esistenzialismo, Psicanalisi, Ermeneutica epistemologia post positivistica
Gli schemi che si adottano per presentare in modo ordinato la storia della filosofia di solito
questi schemi prevedono una opposizione tra due linee di pensiero: aristotelici vs platonici,
empiristi vs razionalisti, idealisti vs materialisti.
Per il filosofo Rorty un possibile schema per ordinare l’arcipelago della filosofia del ‘900 è
quello tra due linee:
kantiana
hegeliana
e CONTINENTALI
22
pericolo fondamentale: il senso dell'essere viene smarrito a causa sia della manipolazione
dell'ente operata dalla tecnica, sia della scarsa attenzione che l'uomo di oggi pone al
linguaggio. La questione della tecnica ed il grande valore assegnato da Heidegger alla
poesia sono perciò due temi fondamentali in cui si sviluppa la riflessione ontologica di
questo importante pensatore tedesco.
Per Heidegger il male della metafisica è che essa si è sempre occupata dell'ente, ma non
del suo fondamento, e cioè dell'essere, e della verità dell'essere. Interrogando l'ente in
quanto ente, la metafisica ha evitato di rivolgersi all'essere in quanto essere. Essa non si è
mai raccolta sul proprio fondamento: ha fatto parte del suo destino che l'essere le sfuggisse.
Si è riferita all'ente nella sua totalità credendo di parlare dell'essere in quanto tale, si è
occupata dell'ente in quanto ente mentre l'essere si manifesta solo nel e per l’uomo
(l’esistente, il Dasein). Anzi, l’Essere manifestandosi negli enti, attraverso essi si nasconde.
Il linguaggio è proprio dell’esistente, dell’uomo, è ciò che lo mette in rapporto con l’Essere.
Attraverso il linguaggio gli enti vengono all’essere. L’Essere ha bisogno (se così si può dire)
della collaborazione dell’uomo (Dasein) affinché gli enti siano. Il linguaggio è la “casa
dell’essere”.
“L’essere non è, ma accade” e il suo accadere è un evento linguistico, è un appello.
Noi siamo immersi in un flusso di linguaggio, in un insieme “linguistico-temporale”. L’essere,
che è tempo-linguaggio, non si svolge intorno a noi, ma è ciò in cui noi stessi siamo
collocati.
Questo significa che noi non incontriamo mai le cose in modo immediato, ma abbiamo
sempre un certo numero di informazioni preliminari, pregiudizi, attese, se non altro perché il
linguaggio preorienta il nostro giudizio sulla realtà.
L'essere-linguaggio in cui siamo immersi (noi stessi e le cose) fa sì che nel comprendere noi
siamo sempre già orientati da condizionamenti di tipo linguistico-culturale, c'è una
precomprensione delle cose che anticipa la nostra conoscenza della realtà. Questo
precomprendere, se da un lato ci obbliga a mettere in seria discussione l'idea di una
conoscenza "neutrale", "oggettiva" delle cose, dall'altro però è ciò che ci aiuta a conoscere
la realtà, poiché ci predispone a essa.
C'è una circolarità naturale del comprendere, un procedere necessario dal già-compreso al
compreso, e viceversa. Questa circolarità nell'ottica dell'ermeneutica è un'opportunità
positiva: è lo stesso meccanismo per cui in un testo conosciamo una parte quando abbiamo
una visione dell'intero, e cogliamo l'intero a partire dalla conoscenza delle sue parti.
Interpretare significa muoversi in questa circolarità, riportando la conoscenza delle parti
alla comprensione del tutto e viceversa, riportando alla nostra precomprensione della cosa
l'esperienza effettiva, e misurando i limiti della nostra precomprensione.
GADAMER E L’ERMENEUTICA
Gadamer (1900-2002) si riallaccia espressamente a Heidegger e approfondisce la teoria
dell'esperienza ermeneutica da lui abbozzata in Essere e tempo.
L'uomo per Gadamer è lo "spirito mediatore" che fa parlare le cose del mondo. Ma questo
dare voce non è un costituire (come nel trascendentalismo kantiano), né una creazione
dell'immaginazione produttiva (come nell'idealismo fichtiano). Il soggetto umano è in certo
senso al servizio della cosa, perché la cosa possa esprimersi.
Se Heidegger aveva parlato della precomprensione che anticipa la nostra comprensione
della cosa, Gadamer parla senz'altro di pregiudizi che gravano sulla nostra visione dei fatti
storici.
23
Il termine «pregiudizio» ha un'accezione negativa, ma occorre secondo Gadamer rivalutarlo,
perché:
– i pregiudizi sono ineliminabili, e presumere di non averne significa rimanerne più
gravemente vittime e prigionieri: se non altro, si rimane vittime del più pericoloso tra tutti, il
pregiudizio di neutralità, il presumere di non avere pregiudizi;
– i pregiudizi sono in realtà le condizioni del nostro incontro con la realtà, sono il
pre-giudicare e il prevedere che orientano il nostro giudizio e il nostro sguardo.
Uno stesso tipo di operazione trasvalutante va fatta, secondo Gadamer, nei confronti del
concetto di tradizione. L'Illuminismo disprezzava la tradizione, considerandola come una
forma di autorità che rende prigioniero il giudizio e impedisce la creazione del nuovo.
Noi siamo immersi nella tradizione: essa è anzi il tessuto connettivo che ci permette di
dialogare tra noi e con il passato, è dunque impossibile e illusorio farne a meno, e
comunque sarebbe inopportuno e svantaggioso privarsene.
Gadamer ritiene che il linguaggio non sia un semplice strumento per esprimere pensieri, che
avrebbero così una propria consistenza prelinguistica, né ritiene che il linguaggio sia
composto da segni usati per raffigurare una realtà estranea al linguaggio stesso.
«L'essere che può venir compreso è linguaggio». Il linguaggio è assoluto e intrascendibile:
incontrare la realtà significa incontrarla linguisticamente, perché la realtà, per l'uomo, è
originariamente una realtà linguistica.
Dopo Aushwitz la metafisica ha rivelato il suo volto violento, la sua identificazione di
soggetto e oggetto ha portato all’assoluta indifferenza per la vita di ogni singolo. La
metafisica può sopravvivere solo come nostalgia e promessa capace di vivificare il
materialismo che da un lato nega l’illusione dell’identità idealistica ma dall’altro è incapace di
dare speranza nel futuro.
JÜRGEN HABERMAS
Jürgen Habermas (1929) incarna il punto d'incontro tra la teoria critica e l'ermeneutica
gadameriana. Habermas critica l'ermeneutica gadameriana in quanto conservatrice: ad essa
si deve contrapporre un'ermeneutica critica in cui l'interpretazione filosofica si affianchi a
quella psicoanalitica e non perda di vista il fine dell'emancipazione.
Habermas si concentra sul concetto di razionalizzazione: pur esistendo diverse forme di
razionalizzazione, nella storia dell'Occidente ha prevalso la razionalità strumentale che,
tuttavia, non occupandosi dei fini in generale, determina la frattura tra giudizi di fatto e giudizi
di valore. Tale scissione si può superare se la razionalizzazione tecnico-scientifica e quella
economica sono poste al servizio di quella sociale.
In Teoria dell'agire comunicativo (1981) Habermas distingue diverse tipologie di agire
razionale: un agire orientato al successo o all'efficacia e un agire comunicativo, che mira alla
convergenza attraverso l'intesa linguistica. L'agire comunicativo comprende così tutte quelle
attività caratterizzate da un interesse per l'intesa reciproca che danno luogo al "mondo della
vita". Tali attività devono essere protette e difese dall'ingerenza delle altre forme di
razionalità, in quanto il conflitto essenziale della società contemporanea è proprio quello tra
il sistema (l'ambito della razionalità strumentale) e il mondo della vita.
ESISTENZIALISMO
24
è un individuo unico, il singolo. Non è un semplice momento del processo di una Ragione
onnicomprensiva o una deduzione dal Sistema. L'esistenza è indeducibile; e la sua realtà
non si identifica con né si riduce alla razionalità. La non identificazione della realtà con la
razionalità è dunque un elemento caratterizzante del pensiero esistenzialista; altri tre punti
nodali sono:
- la centralità dell'esistenza come modo di essere di quell'ente finito che è l'uomo;
- la trascendenza dell'essere (il mondo e/o Dio) cui l'esistenza si rapporta;
- la possibilità come modo di essere costitutivo dell'esistenza, quindi come categoria
insostituibile nell'analisi dell'esistenza stessa.
L'esistenza non è un'essenza, una cosa data per natura, una realtà predeterminata e non
modificabile. Le cose e gli animali sono e restano quel che sono. Ma l'uomo sarà quello che
ha deciso di essere. Il suo modo di essere, l'esistenza, è un poter-essere, un uscir fuori
verso la decisione e l'autoplasmazione, un ex-sistere. L'esistenza è dunque un poter-essere
e, pertanto, è «incertezza, problematicità, rischio, decisione, slancio in avanti».
LA PSICOANALISI
La psicologia (1879)
Nello stesso periodo in cui gli Psicologi della GESTALT parlano delle illusioni percettive, un
altro gruppo di psicologi scopre che i comportamenti bizzarri di pazienti con disturbi
psicologici possono gettare luce sul normale funzionamento della mente.
Nel 1876 viene descritto il caso di Felida X osservato dal dott. Azam.
Felida è nata a Bordeaux nel 1843. E’ molto intelligente, nervosa, malinconica, taciturna. A
14 anni e mezzo si manifestano in lei per la prima volta dei fenomeni stranissimi: è presa,
quasi ogni giorno, da un acuto dolore alle tempie e cade repentinamente in sopore.
E’ impossibile svegliarla. Dopo qualche minuto si sveglia spontaneamente e non è più la
Felida di prima. Apre gli occhi, saluta sorridente le persone che la circondano, ripiglia
canterellando il lavoro, si alza, attende, gaia e vivace, alle faccende domestiche.
Dopo 3 o 4 ore la sua gaiezza improvvisamente scompare, il capo le cade sul petto,
ripiomba nel torpore di prima. Passano pochi minuti e si sveglia. Riprende il lavoro, non si
raccapezza, bisogna che i suoi familiari le vengano in aiuto.. Non canta più, e se qualcuno
gliene chiede il perché, lo guarda attonita, non sa cosa voglia dire. Non ricorda nulla di ciò
che le accadde in quelle tre o quattr’ore, ritorna la solita ragazzamalinconica e taciturna.
FELIDA X è uno dei primi casi che oggi sarebbero definiti DISTURBO DISSOCIATIVO
DELLA PERSONALITA’: il disturbo implica la presenza di due o più identità distinte
all’interno dello stesso individuo.
Altri due medici francesi Charcot (1825-1893) e Janet (1859-1947) riferivano osservazioni
analoghe a quelle del dott. Azam in pazienti affette da ISTERIA. ISTERIA= perdita
temporanea delle funzioni cognitive o motorie di solito in seguito a esperienze emotivamente
sconvolgenti. Tuttavia i due medici francesi Charcot (1825- 1893) e Janet (1859-1947)
riferivano che quando nei pazienti veniva indotto uno stato di IPNOSI (cioè uno stato alterato
di coscienza) i sintomi [Link] l’IPNOSI i pazienti non ricordavano nulla di
quanto accaduto durante la trance e presentavano nuovamente i loro sintomi.
Questi SINGOLARI DISTURBI vengono totalmente ignorati da Wundt, Titchener e dagli altri
psicologi che prediligevano il lavoro in laboratorio perché non consideravano tali aspetti
oggetto di indagine appropriato per la psicologia scientifica. Questi SINGOLARI DISTURBI
interessarono moltissimo un giovane medico di Vienna che nel 1885 aveva studiato a
Parigi con Charcot, e che tornato in Austria continuò ad interessarsi
di pazienti isterici: Sigmund Freud (1856-1939)
25
Sigmund Freud lavora inizialmente con Joseph Breuer su pazienti isteriche. Joseph Breuer
(Vienna, 15 gennaio 1842 – Vienna, 20 dicembre 1925) è un medico e psichiatra austriaco di
14 anni più anziano di Freud. Il rapporto fra i due studiosi fu intenso. Breuer svolse a lungo
un ruolo paterno per Freud. Breuer chiese aiuto a Freud per lo studio di una sua paziente.
La Paziente Anna O.
"Anna O" (Bertha Pappenheim) –paziente di Breuer - soffriva di massicci sintomi, quali:
paralisi
disturbi della visione
disturbi della parola
Breuer aveva avuto a lungo la giovane in trattamento mediante IPNOSI , su proposta di
Freud, Breuer aveva iniziato ad applicarle il "metodo catartico".
IL METODO CATARTICO (IDEATO DA FREUD): consisteva nel riportare la mente del
paziente, posto sotto IPNOSI allo stato in cui si trovava quando i sintomi si erano manifestati
la prima volta (all’EVENTO che aveva innescato il tutto).
L'evento risultava sempre collegato ad un'esperienza passata che era stata particolarmente
traumatica per il paziente. Nel rivivere l'episodio, il forte impatto emotivo represso nella
mente del paziente "usciva fuori" e i sintomi scomparivano. In effetti su suggerimento di
Freud, Breuer inizio l'applicazione del metodo catartico:
andava a visitare la paziente di sera ponendola sotto ipnosi e inducendola a raccontare tutti i
pensieri che avevano occupato la sua mente dall'ultima visita del medico. Ad esempio: Anna
si rifiutava di bere un bicchiere d'acqua malgrado il caldo e il bisogno di bere.
Durante l'ipnosi Anna riferì di avere visto una volta il cagnolino della sua dama di compagnia
bere da un bicchiere ma non aveva parlato con nessuno dell'accaduto per evitare di essere
scortese. Dopo che la causa del disturbo fu così espressa il fenomeno non ricomparve più.
Si poté così dedurre per la prima volta che i disturbi isterici hanno causa nelle passate
esperienze del paziente.
Nota: il rapporto fra Anna e il medico si fece più intenso. La conduzione del caso divenne
impossibile per il manifestarsi del fenomeno che successivamente Freud avrebbe chiamato
"passione di transfert", a causa del quale la paziente aveva iniziato a provare sentimenti
d’amore per il medico.
Il transfert (o traslazione) è un meccanismo mentale per il quale l'individuo tende a spostare
schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione significante passata a una
persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio
ovvero il soggetto non comprende completamente da dove si originino tali sentimenti,
emozioni e pensieri. Il transfert è fortemente connesso alle relazioni oggettuali della nostra
infanzia e le ricalca.
LIMITI DEL METODO CATARTICO:
la tecnica era applicabile solo a quei pazienti che fossero in adeguate condizioni mentali, tali
da poter essere soggetti ad ipnosi. Dopo un periodo di tempo più o meno lungo dal
trattamento, il paziente spesso tornava ad essere nuovamente sintomatico, presentando il
sintomo iniziale (quello da cui era guarito) oppure un altro sintomo.
La psicoanalisi fu sviluppata da Freud proprio per cercare di affrontare i pazienti con cui
falliva la tecnica catartica
LA PSICOANALISI
È una teoria dell'inconscio. (In secondo luogo la psicoanalisi) è una prassi psicoterapeutica.
È una teoria dell'inconscio. Nell'indagine dell'attività mentale umana essa si rivolge
26
soprattutto a quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della sfera della coscienza e
cioè che risiedono nell’INCONSCIO.
Il concetto di determinismo psichico Nessun evento psichico, dice Freud, è determinato dal
caso: ogni processo mentale ha una causa ben specifica, spesso identificabile solo
attraverso l'indagine dell'inconscio.
In questo senso, un pensiero improvviso, una canzone che inizia a ronzarci in testa, il
ricordo di un evento nel momento in cui guardiamo una fotografia, il sentimento causato da
un quadro sono tutti dovuti a cause ben specifiche, che l'analisi dei contenuti inconsci,
consci e preconsci potrà rivelare.
Come prassi terapeutica,
nasce per la cura dei disturbi mentali inizialmente come cura dell'isteria* e successivamente
dei fenomeni psicopatologici chiamati nevrosi*. In seguito, il suo uso è stato esteso allo
studio e trattamento di altri tipi di [Link] che alla base dei disturbi mentali
fosse riscontrabile un conflitto tra richieste psichiche [Link], la psicoanalisi aveva
gli obiettivi principali la risoluzione di tale conflitto, possibile attraverso l'indagine
dell'inconscio del paziente.
L'inconscio è senza dubbio la nozione cardine della psicoanalisi. Freud ne riformulò il
concetto da due punti di vista:
1) da un punto di vista descrittivo l'inconscio rappresenta tutti quei prodotti della psiche che
non raggiungono la coscienza,
2) mentre da un punto di vista topico è un "luogo" dell'apparato psichico dove si situano i
contenuti della coscienza fatti oggetto di rimozione.
Principali metodi per affrontare l’indagine dell’INCONSCIO:
1. l'analisi delle associazioni libere,
2. degli atti mancati, manifestazioni dell'inconscio come lapsus, dimenticanze, sbadataggini,
smarrimento di oggetti.
3. dei sogni.
Attraverso QUESTI METODI sarebbe possibile accedere ai "contenuti rimossi dalla
coscienza" che si suppone generino il conflitto.
Per Freud è possibile una ripartizione dei contenuti della mente umana in due modi diversi,
detti topiche.
1) La prima di esse distingue inconscio, preconscio e coscienza,
2) mentre la seconda distingue tra Es (o Id), Io (o Ego) e Super-io (o Super- Ego).
Le 2 due suddivisioni non si escludono a vicenda. Tra le due descrizioni c'è una certa
sovrapposizione. In particolare:
- l'Es opererebbe solo dall'inconscio,
- l'Io e il Super-Io sono entrambi ripartibili tra conscio, preconscio ed inconscio.
Il modello topografico: inconscio, preconscio e coscienza
- INCONSCIO: è considerato la sede di desideri, impulsi e ricordi dimenticati - o
meglio, "rimossi". NON è possibile volontariamente e spontaneamente riportare alla
coscienza contenuti che sono nell'inconscio. Secondo questa teorizzazione
l'inconscio "spinge" per la realizzazione di tali desideri/impulsi, secondo quello che è
detto "principio di piacere" (un principio di azione e ideazione basato sul
soddisfacimento, anche tramite forme indirette, del desiderio sessuale).
- PRECONSCIO è posto tra l'inconscio e la coscienza. Anch'esso contiene ricordi di
esperienze passate dell'individuo. MA il soggetto può riportare alla coscienza i ricordi
contenuti nel preconscio (può essere necessario un certo sforzo per ricordare);
27
- COSCIENZA (o sistema conscio), i cui contenuti sono immediatamente accessibili.
Essa si basa sul "principio di realtà" (le cui azioni e ideazioni sono guidate dal
confronto con la realtà esterna e con i suoi principi e valori).
Il modello strutturale: Es, Io e Super-Io
L'Es è una struttura totalmente inconscia, che spinge per la soddisfazione delle pulsioni
inconsce dell'individuo. Solo attraverso i sogni o le associazioni mentali affiorano i contenuti
dell'inconscio, che durante la notte "sfuggono" al controllo delle azioni della coscienza.
- Il Super-io è una struttura quasi del tutto inconscia, costituita dalla rappresentazione
psichica delle regole e dei divieti morali della persona. Esso trae origine
dall'interiorizzazione delle figure genitoriali durante la prima fase di vita dell'individuo.
Tale rappresentazione non corrisponde al genitore reale, ma ad una sua immagine
interiorizzata più severa ed autoritaria. Il Super-io ha il compito di impedire che l'Es
soddisfi liberamente le proprie pulsioni.
- L'Io è ciò che più si avvicina alla concezione di Sé. È la struttura organizzatrice della
personalità e il suo compito principale è quello di fare da mediatore tra le richieste
dell'Es e le esigenze della realtà. Inizialmente deve trovare un compromesso tra
l'esigenza di soddisfare le pulsioni istintuali dell'Es e le restrizioni della realtà e della
società; successivamente, con lo sviluppo del Super-io, assume il compito di
mediatore tra le pulsioni e i divieti imposti dal Super-io.
Con l'avanzare delle conoscenze nel campo e in campi limitrofi (psicologia, neuroscienze,
psichiatria, infant research, teoria dell'attaccamento, social cognition, ecc.), la teoria classica
della psicoanalisi è andata incontro a rimaneggiamenti e ampliamenti.
Dalla Psicoanalisi derivano nuove scuole di pensiero, in parte anche divergenti. Tra queste
sono state di particolare rilievo: - la Psicologia analitica di Carl Gustav Jung - la Psicologia
individuale di Alfred Adler. Jung e Adler entrambi eminenti allievi di Freud
3 GRANDI SCUOLE DI PSICOLOGIA derivate direttamente dalla teoria classica:
1. la Psicologia dell'Io, sviluppata in particolar modo dalle teorie di Anna Freud, figlia di
Sigmund;
2. la Psicologia delle relazioni oggettuali, derivata dalle teorie di Melanie Klein e Wilfred
Bion;
3. la Psicologia del Sé, sviluppata da Heinz Kohut,
Nonostante Freud sia considerato uno dei pensatori più influenti del XIX secolo la sua
influenza nel corso degli anni andò diminuendo. Freud aveva una visione pessimistica della
natura umana che ne poneva in risalto limiti e problemi anziché le potenzialità. Egli vedeva
le persone quali ostaggi delle proprie esperienze infantili dimenticate e di impulsi sessuali
primitivi. Ma in America gli anni successivi alla II guerra mondiale (1939-1945) furono
positivi, pieni di energia e ottimismo, le tecnologie, la conquista della luna insomma il
pensiero Freudiano non era al passo con lo spirito del [Link] era difficile sottoporre a
verifica le idee di Freud...e una teoria che non possa essere sottoposta a verifica ha UNA
UTILITA’ LIMITATA..
LA PSICOLOGIA UMANISTICA
Nasce così un nuovo movimento: la PSICOLOGIA UMANISTICA ad opera di Abraham
Maslow ( 1908-1970) e Carl Rogers (1902-1987). Il movimento raggiunge l’apice intorno agli
anni 1960. È un approccio alla comprensione della natura umana che pone in risalto il
potenziale positivo degli esseri umani. Gli psicologi umanisti concentrano le loro
28
attenzioni sulle ASPIRAZIONI più elevate che le persone nutrono. Gli esseri umani sono
liberi agenti dotati di un bisogno innato di svilupparsi crescere e realizzare il proprio pieno
potenziale...non esseri prigionieri degli eventi accaduti nel passato remoto. I terapeuti
umanistici cercano di aiutare le persone a realizzare il loro pieno potenziale infatti:
- Chiamano “clienti” e non più “pazienti” le persone che si rivolgono a loro
- Il rapporto tra cliente e terapeuta è paritario diversamente dal rapporto tra psicoanalista e
paziente
Lo svilupparsi della prospettiva UMANISTICA FU UNA DELLE RAGIONI per cui le idee di
FREUD divennero meno influenti.
SIGMUND FREUD(1856-1939)
Le origini della psicanalisi Freud giunge alla scoperta dell’inconscio – che è alla base della
psicanalisi – a partire da studi sull’isteria.
Formazione
Nasce nel 1856 in Moravia da una famiglia ebraica (dopo l’Anschluss, nel 1938, sarà esule a
Londra). Si laurea in medicina a Vienna nel 1881. Intraprende lo studio dell’anatomia del
sistema nervoso ma, per motivi economici, è costretto a dedicarsi alla cura delle malattie
nervose.
L’isteria e l’ipnosi
Nel 1885 studia a Parigi con Jean-Martin Charcot, che curava l’isteria attraverso la
suggestione in stato di ipnosi. Tornato a Vienna, collabora con Josef Breuer (1894) nella
cura dell’isteria utilizzando l’ipnosi, non più per produrre l’eliminazione dei sintomi della
malattia ma per far emergere i traumi che ne erano all’origine.
Teoria della rimozione
Nella psiche umana operano tendenze e pulsioni che spesso entrano in conflitto. La nevrosi
si origina quando il soggetto impedisce all’impulso l’accesso “alla coscienza e alla scarica
diretta”. Le tendenze rimosse, divenute inconsce, cercano una soddisfazione sostituiva per
vie indirette, emergendo nei sintomi della malattia.
Verso la psicoanalisi
Questa scoperta indusse Freud a mutare la pratica terapeutica: nella pratica ipnotica si
trattava di produrre scarica emotiva (catarsi) in grado di liberare il malato dai suoi disturbi.
Ora diventa necessario “scoprire le rimozioni ed eliminarle per mezzo di
un’opera di valutazione, che accettasse o condannasse definitivamente ciò che il processo
di rimozione aveva escluso”.
La scoperta dell’inconscio
Freud abbandona l’identificazione tradizionale di “cosciente” e “psichico”. La parte
preponderante della psiche è inconscia (cf. l’iceberg) e comprende due
zone (prima topica, 1899):
- “preconscio”: ricordi momentaneamente inconsci che possono divenire consci;
- “inconscio” (o subconscio) che resta tale in virtù della rimozione.
29
Fenomeni “casuali”
Lapsus, sbadataggini, associazioni di idee, amnesie, smarrimento o rottura di oggetti, motti
di spirito e, soprattutto, sogni non sono frutto del caso, ma hanno un’origine nell’inconscio.
Freud sostiene il “determinismo psichico”: ogni evento nella psiche è l’effetto di determinate
cause.
L’interpretazione dei sogni (1899)
Freud riporta l’attenzione su un tema che aveva attratto gli antichi ma era stato abbandonato
dalla scienza moderna. Nei sogni sono presenti due contenuti:
- manifesto: quello che ci si ricorda e si racconta da svegli;
- latente: il vero significato del sogno che l’individuo non sa riconoscere, di cui l’altro è
soltanto una maschera.
Che cos’è il sogno?
Il sogno “costituisce la realizzazione [mascherata] di un desiderio [rimosso]”. In esso, infatti,
desideri che la coscienza non può accettare riescono ad emergere grazie alla diminuita
vigilanza esercitata dall’io cosciente (censura onirica) durante il sonno. “L‘interpretazione dei
sogni è [...] la via regale per la conoscenza dell’inconscio”. Lo psicanalista è soprattutto un
interprete dei sogni.
L’origine della rimozione: la libido
Perché certe pulsioni, desideri e ricordi sono a disposizione della coscienza mentre altri
vengono rimossi nell’inconscio?
La “censura” dell’io
Secondo Freud sono rimosse le pulsioni in contrasto con i valori etici riconosciuti dal
soggetto cosciente. Si tratta, secondo Freud, principalmente desideri e ricordi di natura
sessuale. Desideri come la fame e la sete non vengono rimossi, ma le pulsioni sessuali sono
considerate “peccaminose” e censurate.
La libido
Per Freud ciò è particolarmente grave perché la vita dell’uomo è caratterizzata
fondamentalmente da una energia connessa al desiderio sessuale, la libido. I sintomi delle
malattie nervose sono di regola da ricondurre alla vita sessuale del malato, a desideri
inappagati della vita sessuale infantile.
La sessualità infantile
Freud teorizza per primo l’esistenza di una sessualità infantile, definita provocatoriamente
(ma senza intenzioni morali) “perversa” e “polimorfa”
Un perverso polimorfo
Nel bambino la sessualità è ovviamente indipendente dalla funzione riproduttiva (in questo è
“perversa”), ma si manifesta come ricerca del piacere attraverso il corpo, concentrata, in
base all’età, in diverse zone (per questo è “polimorfa”. Si distinguono: fase orale, primo
anno; anale, secondo-terzo e fallica, quarto-quinto).
L’origine delle nevrosi
Sono le crisi vissute nel corso di queste esperienze erotiche che, se non risolte, possono
riaffacciarsi, nella vita adulta, attraverso le nevrosi. Tra le crisi ha una particolare importanza
il “Complesso [=insieme di idee e di ricordi legati da sentimenti molto intensi] di Edipo”, che il
bambino vive tra i quattro e i cinque anni.
Crisi edipica
Il bambino prova attrazione per il genitore dell’altro sesso e avversione contro il genitore del
suo sesso. Nell’impossibilità di prevalere, il bambino si assoggetta al genitore di cui è
geloso, che viene interiorizzato (Super-Ego).
30
L’apparato psichico
Dopo la crisi edipica la sessualità infantile entra in una fase di latenza che dura fino alla
pubertà. Dopo il 1920 Freud è ormai giunto a distinguere tre elementi nella psiche: Es, Ego e
Super-Ego
Es
o Id: l’insieme degli impulsi inconsci della libido, sorgente dell’energia biologico-sessuale:
amorale ed egoistico (risponde solo al principio di piacere); alogico: impulsi contraddittori
possono sussistere senza annullarsi.
Super-Ego
È la sede della coscienza morale e del senso di colpa. Nasce dall’interiorizzazione
dell’autorità familiare e di altre autorità, valori, ideali, modi di comportamento. Non
appartiene totalmente alla dimensione conscia della psiche.
Ego
È l’io cosciente che si trova a mediare tra le pulsioni aggressive ed egoiste dell’Es e le
proibizioni del Super-Ego. Tale mediazione avviene nel rapporto con la realtà: l’incapacità
dell’Ego ad esercitare il suo ruolo si riflette nel rapporto che l’individuo ha con il “mondo
esterno”.
Le tecniche terapeutiche
Freud fu convinto dall’esperienza a scartare le tecniche ipnotiche e, in seguito, anche
l’azione “insistente e rassicurante” esercitata sul paziente perché vincesse le sue resistenze.
Le associazioni libere
In una situazione di rilassamento l’analista si pone dietro al paziente e lo invita a manifestare
quanto giunge al suo pensiero non guidato intenzionalmente. Un ruolo importante hanno i
sogni, ai quali sono accessibili gli elementi dimenticati della vita infantile. Questa tecnica non
costrittiva, richiede una grande capacità interpretativa nell’analista.
Il “Transfert”
Freud si rese conto che in ogni trattamento analitico si stabilisce un’intensa relazione
sentimentale tra il paziente a l’analista: il paziente tende a rivivere nei confronti del medico
quei sentimenti di amore o avversione (in genere: rispetto ai genitori) che sono all’origine
della sua malattia.
Trasfert e terapia
Il transfert può assumere una forma positiva ma può anche originare ostilità e resistenza
verso l’[Link] se esso vien reso cosciente può diventare un dei migliori strumenti della
cura analitica. Lo scopo è riportare il paziente al suo inconscio: solo scoprendo la causa
della nevrosi si può superarla.
LINGUAGGIO E VERITÀ NELLA FILOSOFIA EUROPEA DEL
DOPOGUERRA
Storia dell’ermeneutica
Ermeneutica
Platone Inaugura la tradizione linguistica secondo cui l’etimologia del termine sarebbe da
ricollegare al dio Hermes, l’intermediario tra gli dei e gli uomini: il senso
dell’interpretazione sarebbe dunque quello di tradurre nel linguaggio umano le volontà
e gli ordini divini.
Aristotele Dedica un breve trattato all’ermeneutica, che per lui è quella parte della logica filosofica
che si occupa delle proposizioni dichiarative che possono essere vere o false.
31
Tradizione I Padri della Chiesa intesero l’ermeneutica come un’attività di chiarificazione e
cristiana spiegazione di discorsi del testo sacro che risultano oscuri nel contenuto o nella forma. Il
testo sacro si presta a diversi livelli di lettura e da ciò nasce la dottrina dei quattro
significati: letterale, allegorico, morale e anagogico (quest’ultimo indaga il significato
spirituale e trascendente).
Schleierm Presenta l’ermeneutica come una teoria generale della comprensione, che implica un
acher rapporto diretto tra l’interprete e l’autore
Dilthey Collega l’ermeneutica alla distinzione tra scienze della natura e scienze dello spirito:
mentre le prime spiegano i fenomeni naturali mediante leggi universali, le secondo
comprendono esprimendo verità singolari.
Heidegger L’ermeneutica diventa analisi e comprensione del linguaggio come casa dell’essere.
IL VALORE DEI
PREGIUDIZI SECONDO
GADAMER
32
altri Paesi e ha investito il complesso delle
discipline umanistiche. Si tratta di un modello
metodologico incentrato sulla nozione di
struttura.
Obiettivi polemici dello strutturalismo:
-l’umanesimo, perché le scienze umane
mostrano il primato della struttura sull’uomo
inteso come punto di incrocio di strutture che
lo determinano nel suo essere;
-lo storicismo, perché la storia è un insieme
di strutture in continua trasformazione, priva
di un solo centro.
la linguistica: ferdinand de
saussure
LA PSICOANALISI:
JACQUES LACAN
Foucault: dal
post-strutturalismo alla biopolitica:
Il pensiero di Michel Foucault è definito post-strutturalista. In accordo con lo strutturalismo, si
propone di spiegare la costituzione ontologica dell’uomo attraverso relazioni e processi.
Contro lo strutturalismo, ritiene che le strutture non sono invarianti ma configurazioni
storiche.
33
Epoche Epistemi
storiche (modelli di razionalità alla base dei sistemi culturali delle diverse epoche)
Epoca la razionalità si fonda sul concetto di uomo come razionalità umana universale che
moderna possa essere il filo rosso nel divenire della storia (l’avvento della società industriale di
massa coincide con la morte dell’uomo).
34
EPISTEMOLOGIA, EPISTEMOLOGIA DELLA SCIENZA E FILOSOFIA
DELLA SCIENZA
EPISTEMOLOGIA
Il termine Epistemologia deriva dal greco episteme, che significa Conoscenza. Nella
letteratura filosofica in lingua italiana, questo termine viene usato in due sensi:
-nel primo, ancora oggi largamente diffuso, è sinonimo di Filosofia della scienza;
-nel secondo, che corrisponde a quello dell’inglese epistemology, sta per Teoria della
conoscenza.
Preferiamo identificare
l’epistemologia con la teoria della
conoscenza così da riprodurre la
distinzione tra epistemology and
philosophy of science, operata
nell'ambito della filosofia
angloamericana. L'epistemologia,
intesa come teoria della
conoscenza, si occupa dei
problemi filosofici relativi alla
natura, all'acquisizione e alla
crescita delle varie forme della
conoscenza umana. La Figura 1 offre una rappresentazione grafica delle aree della ricerca
epistemologica. La distinzione fondamentale illustrata nella Figura 1 è quella tra:
-epistemologia generale: si occupano dei problemi filosofici generali concernenti qualsiasi
forma di conoscenza
-epistemologie speciali: si occupano di specifiche forme di conoscenza.
Esempi di epistemologie speciali
-epistemologia della conoscenza comune: analisi delle conoscenze relative a oggetti ed
eventi della vita quotidiana;
-epistemologia della religione: analisi delle conoscenze religiose, con particolare riguardo a
quelle concernenti l'esistenza, o inesistenza, di Dio.
-epistemologia della scienza: analisi dei problemi concernenti la natura, l'acquisizione e la
crescita della conoscenza scientifica.
-epistemologia delle pratiche esperte: analisi delle conoscenze proprie delle pratiche
esperte, come la pratica medica e quella giudiziaria.
COSA SONO LE PRATICHE ESPERTE?
Le pratiche esperte sono tutte quelle procedure di indagine e intervento caratterizzate dalla
combinazione di conoscenze scientifiche e ragionamento comune.
Esempi di pratiche esperte
Negli ospedali si affrontano problemi che possono venire risolti sulla base delle conoscenze
scientifiche pubblicamente accessibili. Per esempio, si devono usare le conoscenze
mediche disponibili nell'elaborazione delle ipotesi diagnostiche e delle decisioni terapeutiche
relative a un particolare paziente.
EPISTEMOLOGIA DELLA SCIENZA
L’epistemologia della scienza si occupa dei problemi epistemologici posti dalla ricerca
scientifica e dai suoi risultati. Per esempio, affronta questi interrogativi:
-In che modo la conoscenza scientifica si differenzia da altri tipi di conoscenza o di
credenza?
35
-Lo scopo della scienza consiste solo nel fornire un'adeguata rappresentazione degli eventi
osservabili o anche nell'individuare le strutture profonde e non osservabili della realtà?
-Nel cambiamento scientifico, cioè nel passaggio dalle vecchie alla nuove teorie, si realizza,
oppure no, un vero e proprio progresso scientifico, vale a dire un avvicinamento agli obiettivi
ultimi della scienza?
*Come possiamo giustificare un'ipotesi scientifica o, al contrario, mostrare che è infondata?
*Come dovremmo usare la conoscenza scientifica per spiegare i fenomeni già noti e
prevederne di nuovi?
Gli ultimi due interrogativi, contrassegnati da un asterisco rosso, concernono il metodo
scientifico, cioè le procedure e i criteri che gli scienziati dovrebbero seguire nelle loro
indagini. Più precisamente, riguardano i principi metodologici che gli scienziati dovrebbero
applicare nella valutazione delle ipotesi e nel loro impiego a fini esplicativi e predittivi. Poiché
la riflessione sul metodo scientifico è il principale ambito d’indagine dell’epistemologia della
scienza, si è soliti parlare di metodologia della scienza nel senso di epistemologia della
scienza.
FILOSOFIA DELLA SCIENZA
L'ambito di indagine della filosofia della scienza non si limita
all'epistemologia della scienza. Infatti, accanto ai
problemi di carattere epistemologico, l'impresa scientifica
suscita molti altri problemi filosofici, a partire dalle aree di
ricerca rappresentate nella Figura 2.
Di cosa si occupano le aree della filosofia della scienza
rappresentate nella Figura 2?
-la logica della scienza: analisi dei problemi logici relativi
all'indagine scientifica B per esempio, l'analisi della
struttura logica delle teorie scientifiche e delle forme di
inferenza usate nell=indagine scientifica;
-l’assiologia della scienza: identificazione degli scopi della scienza,
cioè degli obiettivi perseguiti nell’indagine scientifica;
-la retorica della scienza: analisi dei procedimenti persuasivi
adottati nella comunicazione scientifica;
-la metafisica della scienza: identificazione dei presupposti e delle implicazioni metafisiche
della scienza;
-la teologia della scienza: identificazione dei presupposti e delle implicazioni teologiche
dell’indagine scientifica e dei suoi risultati;
- l'estetica della scienza: analisi della dimensione estetica della scienza B per esempio, la
nozione di bellezza di una teoria e i criteri estetici nella scelta tra teorie;
-l’etica della scienza: analisi della dimensione etica della scienza – per esempio, i problemi
etici concernenti l’effettuazione di determinate indagini sperimentali o l’applicazione pratica
di certe scoperte scientifiche;
-la (filosofia) politica della scienza: analisi della dimensione politica della scienza – per
esempio, la determinazione del ruolo della scienza nell'ambito di un giusto ordine sociale e
politico.
KARL POPPER
Il filosofo austriaco Karl Raimund Popper (1902-1994) fu uno dei primi critici del
neoempirismo. Popper intrattenne stretti legami con il Circolo di Vienna, al punto di essere
considerato l'oppositore ufficiale del Circolo. Popper rifiuta l'idea neoempiristica che le
ipotesi scientifiche possano essere giustificate induttivamente sulla base dell'evidenza
36
osservativa. In alternativa all’induttivismo, suggerisce una concezione del tutto diversa del
metodo scientifico, nota come falsificazionismo.
IL POSTPOSITIVISMO
Fino agli anni cinquanta del Novecento Il neoempirismo resta la concezione standard nella
filosofia della scienza. Dagli anni sessanta agli anni ottanta del Novecento si affermano
nuove prospettive teoriche, talvolta comprese sotto l'etichetta di postpositivismo. I più famosi
postpositivisti sono gli ungheresi Michael Polanyi (1891-1976) e Imre Lakatos (1922- 1974),
gli statunitensi Thomas S. Kuhn (1922-1996), Norwood Hanson (1924-1967) e Larry Laudan
(1941-vivente), l=inglese Stephen Toulmin (1922-2009) e l=austriaco Paul K. Feyerabend
(1924-1994).
I postpositivisti si occupano soprattutto degli aspetti dinamici della scienza, rivolgendo la loro
attenzione al cambiamento scientifico. I meccanismi del cambiamento scientifico
costituiscono il tema principale del volume The Structure of Scientific Revolutions (1962) di
Thomas Kuhn, che alcuni considerano come l=atto di nascita del postpositivismo.
GEOGRAFIA DELLA FILOSOFIA DELLA SCIENZA
Nei primi trent'anni del Novecento la filosofia della scienza fiorì soprattutto nell'area
germanica; successivamente, anche in seguito alla massiccia emigrazione degli studiosi
tedeschi e austriaci in fuga dal nazismo, l’area angloamericana divenne la sede principale
degli studi metodologici. Seguendo vie molto diverse da quelle percorse dalla filosofia della
scienza di matrice germanica e angloamericana, un'importante corrente della filosofia della
scienza contemporanea si è sviluppata in Francia. Il suo rappresentante più influente è
Gaston Bachelard (1864-1962).
LA NATURA DELLA CONOSCENZA SCIENTIFICA
IL SIGNIFICATO DEGLI ENUNCIATI SCIENTIFICI
L'attività scientifica richiede un vasto insieme di capacità e conoscenze, alcune delle quali
non si possono descrivere e trasmettere attraverso il linguaggio. Per esempio, la capacità di
usare in modo appropriato i sofisticati apparati necessari per effettuare determinati
esperimenti non può essere trasmessa solo mediante il linguaggio. Tuttavia un ingrediente
fondamentale della scienza è costituito da conoscenze espresse nel linguaggio, attraverso
determinati enunciati o insiemi di enunciati, che vanno sotto il nome di teorie scientifiche Le
teorie scientifiche possono venire espresse sia in forma scritta, su manuali e riviste, sia in
forma parlata, per esempio nelle lezioni universitarie o nei congressi scientifici. Quando ci
chiediamo che cosa sia la conoscenza scientifica e che cosa la differenzi da altri tipi di
conoscenza o di credenza, come la metafisica, la pseudoscienza o le credenze religiose,
conviene partire dall’analisi degli enunciati scientifici, cioè degli enunciati che compaiono
nell’ambito delle teorie scientifiche.
IL CRITERIO DI VERIFICABILITÀ DEI NEOEMPIRISTI
I neoempiristi cercano di precisare il modo in cui il significato degli enunciati scientifici è in
relazione con l'esperienza. Essi propongono il criterio di verificabilità, o criterio
verificazionista di significato, per distinguere gli enunciati dotati di significato, o enunciati
significanti, da quelli che ne sono privi. Secondo il criterio di verificabilità dire che un
enunciato è significante equivale ad affermare che è empiricamente verificabile, cioè che
possiamo indicare le condizioni osservabili che, qualora si realizzassero, renderebbero vero
quell’enunciato. Se accertiamo che si è realizzata qualcuna delle condizioni che rendono
vero un enunciato significante, diremo che lo abbiamo verificato. In molti casi siamo in grado
di verificare un enunciato direttamente attraverso l'osservazione. Per esempio, mi basta
entrare nel mio studio e volgere lo sguardo alla poltrona per stabilire con certezza se
l’enunciato AC=è un gatto bianco sulla poltrona nel mio studio è vero oppure no.
37