FREUD
Freud è quello che ha esercitato il maggior peso sulla cultura novecentesca: ha influito non solo sulla psicologia,
ma anche sulla letteratura, sull’arte, sulla sociologia, sull’antropologia, sulla scienza dell’educazione e sulla
stessa filosofia.
La psicoanalisi nasce dall’individuazione di un metodo di cura di certe malattie mentali ed ha influenzato l’intero
panorama del XX secolo.
VITA
Sigmund Freud nasce a Freiberg, in Moravia, nel 1856 da genitori ebrei che si trasferiscono a Vienna quattro
anni dopo la sua nascita: dopo essersi laureato in medicina, Freud intraprende gli studi di anatomia del sistema
nervoso, ma per ragioni economiche nel 1882 è costretto ad abbandonare la ricerca scientifica e a dedicarsi alla
professione e medica dello psichiatra. Grazie ad una borsa di studio, si reca a Parigi dove studia con
Jean-Martin Charcot i fenomeni isterici per poi passare a Nancy dove Ambroise Liébeault applica il
procedimento dell’ipnosi: una volta tornato a Vienna, grazie a una serie di ricerche sull’isteria condotte in
collaborazione con Josef Breuer perviene alla scoperta dell’incoscio e alla formulazione della teoria
psicoanalitica. Il successo, sia pur lento e contrastato, delle sue teorie fa sì che nel 1910 nasca a Norimberga la
Società internazionale di psicoanalisi: nel 1933 i nazisti a Berlino bruciano le opere dello studioso, il quale lascia
Vienna e si reca esule a Londra dove morirà nel 1939.
Le sue opere principali sono: Studi sull’Isteria (pubblicata nel 1895 assieme allo psichiatra Breuer),
L’interpretazione dei sogni (1900), Tre saggi sulla teoria della sessualità (1905), Al di là del principio del piacere
(1920), L’io e l’Es (1923) e la sua ultima opera rimasta incompiuta è il Compendio di psicoanalisi.
DAGLI STUDI SULL’ISTERIA ALLA PSICOANALISI
La medicina ottocentesca si muoveva su un orizzonte teoretico di tipo positivistico-materialistico: questa
infatti tendeva ad interpretare tutti i disturbi della personalità in chiave somatica e quindi a non prendere sul serio
quegli stati psiconevrotici (come le isterie). Nonostante ciò però l’isteria attrae l’attenzione di un gruppo di medici:
Charcot giunse ad usare l’ipnosi come metodo terapeutico ottenendo un certo successo grazie al controllo dei
sintomi isterici mediante la suggestione; e Breuer che aveva utilizzato l’ipnosi come mezzo per richiamare alla
memoria avvenimenti penosi dimenticati poiché aveva notato che il superamento di perdite relative di memoria
(amnesie) relative a fatti spiacevoli consentiva talvolta la liquidazione delle cariche connessi ai fatti stessi.
➢ A questo proposito è noto il caso di Anna O., una donna isterica gravemente malata curata da Breuer
la quale tra gli altri sintomi manifestava anche un’acuta idrofobia (paura dell’acqua): mediante l’ipnosi
Breuer aveva scoperto che la paziente avendo scorto da bambina il cane della governante (verso la
quale nutriva sentimenti di ostilità) bere in un bicchiere, aveva provato un forte senso di repulsione;
pur avendo rimosso tale episodio la paziente presentava sintomi idrofobici che scomparvero quando
Breuer mediante l’ipnosi portò nuovamente alla coscienza della donna l’episodio dell’infanzia.
Grazie allo studio di questo caso, Breuer e Freud misero a punto il cosiddetto metodo catartico che consisteva
appunto nel provocare una scarica emotiva (ab-reazione) capace di liberare il malato dai suoi disturbi: ponendosi
il problema riguardo le cause dell’isteria Freud scoprì, in modo del tutto autonomo rispetto il suo precedente
collaboratore, che tale cause risiedevano in un conflitto tra forze psichiche inconsce ossia operanti al di là della
sfera di consapevolezza del soggetto; quindi i sintomi di queste patologie era “psicogeni” perché non derivavano
da disturbi organici ma dalle traversi e della psiche stessa.
La scoperta dell’inconscio segna l’atto di nascita della psicoanalisi che si configura come una psicologia
abissale, o del profondo.
LA REALTA’ DELL’INCONSCIO E LE VIE PER ACCEDERVI
Prima di Freud si riteneva comunemente che la psiche si identificasse con la coscienza, ma in realtà la maggior
parte della vita mentale dell’individuo si svolge al di fuori della coscienza e l’incoscio non rappresenta il limite
inferiore del conscio bensì la realtà abissale primaria di cui il conscio (simile alla punta di un iceberg) è solo
la manifestazione visibile: tant’è vero che l’inconscio viene scelto dalla psicoanalisi come punto di vista
privilegiato da cui osservare l’uomo.
Freud divide l’inconscio in due zone:
1. la zona del pre-conscio che comprende l’insieme di quei ricordi i quali, pur essendo
momentaneamente inconsci, in virtù di uno sforzo dell’attenzione possono diventare consci;
2. la zona del rimosso che comprende tutti quegli elementi psichici stabilmente inconsci che sono
mantenuti tali da una forza specifica, la cosiddetta rimozione, che può essere superata solo in virtù di
tecniche apposite.
Allora quali sono le vie per superare le resistenze che ne sbarrano l’accesso alla coscienza?
Freud pensa di usare l’ipnosi ma dato la scarsa efficacia di questi procedimenti elabora un nuovo metodo,
quello delle cosiddette associazioni libere: mediante queste invece di forzare il malato, egli cerca di rilassarlo
(utilizzando per questo fine il famoso divano o il lettino) in modo da porlo in una condizione in cui possa
abbandonarsi al corso dei propri pensieri facendo si che tra le varie parole da lui pronunciate si instaurino delle
catene associative collegate con il materiale rimosso che si vuole portare alla luce; in questo modo il rimosso
diventa una sorta di campo gravitazionale verso cui i pensieri del soggetto analizzato sono irresistibilmente
attratti. Questo metodo, pur avendo la capacità di aggirare più facilmente censure e rimozioni, presenta tuttavia
notevoli difficoltà concrete che soltanto lo sforzo solidale del paziente e dello psicoterapeuta è in grado di
superare.
- transfert o traslazione cioè il trasferimento sulla persona del medico di una serie di stati d’animo
ambivalenti (di amore e di odio) provati dal paziente durante l’infanzia nei confronti delle figure
genitoriali: nel suo aspetto positivo il transfert implica una sorta di attaccamento amoroso verso il
medico che si traduce in un desiderio di guadagnare l’approvazione fungendo così da condizione
preliminare per il successo dell’analisi.
LA SCOMPOSIZIONE PSICOANALITICA DELLA PERSONALITA’
Freud afferma che la psiche è un’unità complessa costituita da un certo numero di sistemi dotati di funzioni
diverse e disposti in un certo ordine gli uni rispetto agli altri come se fossero dei metaforici luoghi psichici.
La prima topica psicologica (cioè il primo studio dei tópoi, luoghi, della psiche) distingue il sistema del conscio,
quello del pre-conscio e quello dell’inconscio;
➢ conscio (punta dell’iceberg) tutto ciò che conosciamo e sappiamo di conoscere (conoscenza attiva)
➢ preconscio (linea di divisione tra immerso ed emerso) in questo punto si allentano le censure che la
conoscenza attiva ha creato
➢ inconscio (parte immersa dell’iceberg) tutto ciò di cui abbiamo fatto esperienza e che la nostra
mente ha conservato. Emerge solo in particolari occasioni proprio poiché spesso il ricordo causa
dolore
L’inconscio si può manifestare attraverso:
■ sogni ➝ rappresentazione mascherata di un desiderio represso
■ nevrosi ➝ conflitto psichico patogeno che resta inconscio (si manifesta con ansia, paura, crisi
isteriche, ecc)
■ atti mancati ➝ lapsus freudiani (fare una cosa al posto di un’altra, pensare una cosa edirne un’altra,
confondere due nomi, ecc)
La seconda topica distingue tre istanze che sono quella dell’Es, quella dell’Io e quella del Super io.
➢ L’Es (pronome neutro tedesco della terza persona singolare) è la forza impersonale e caotica, un
calderone di eccitamenti ribollenti, che costituisce la matrice originaria della nostra psiche: non
conosce né il bene né il male né la moralità e obbedisce all’inesorabile principio del piacere, agitato
dalle pulsioni.
➢ Il Super io, comunemente chiamato come coscienza morale, corrisponde all’insieme di quelle
proibizioni che sono state installate nell’individuo nei primi anni di vita e che negli anni a
seguire lo accompagnano sempre anche in forma inconsapevole (infatti è definito come il successore
o il rappresentante dei genitori, ed educatori, dell’individuo).
➢ L’Io è la parte organizzata della personalità che deve fare i conti con le esigenze dei tre padroni
severi che sono l’Es (lo spinge a soddisfare le sue pulsioni irrazionali), il Super-io(lo punisce in
quanto giudice) e il mondo esterno (lo richiama alla dura realtà): è l’istanza che si trova a dover
equilibrare, tramite opportuni compromessi, pressioni disparate e per lo più in contrasto tra loro.
Il rapporto tra l’Io e i suoi padroni rappresenta un fondamentale criterio di discriminazione tra normalità e
nevrosi: in un individuo normale l’Io riesce abbastanza bene a padroneggiare la situazione, Nel caso in cui
invece l'io non raggiunge questo equilibrio Allora l'individuo viene assalito da una Triplice angoscia:
● angoscia reale nei confronti del mondo esterno
● angoscia morale nei confronti del Super-io
● angoscia irrazionale nei confronti delle pulsioni dell'Es
I SOGNI, GLI ATTI MANCATI E I SINTOMI NEVROTICI
L’interpretazione dei sogni di Freud ha fornito un contributo molto importante alla psicologia del tempo: Freud
vede nei sogni la via regia che porta alla conoscenza dell’inconscio nella vita psichica.
I sogni rappresentano l’appagamento camuffato di un desiderio rimosso, tant’è che nei fenomeni onirici
Freud individua due diversi contenuti:
● un contenuto manifesto cioè la scena onirica così come viene vissuta dal soggetto
● un contenuto latente cioè l’insieme delle tendenze che danno luogo alla scena onirica.
I sogni non richiamano i desideri in forma diretta perché vengono censurati dallo stesso soggetto in quanto
rappresentano dei desideri inaccettabili: il contenuto manifesto dei sogni non è altro che la forma elaborata e
travestita, sotto effetto della censura, in cui si presentano i desideri latenti; proprio per questo motivo
l’interpretazione psicoanalitica dei sogni consiste nel ripercorrere a ritroso il processo di traslazione del
contenuto latente in quello manifesto per cogliere i messaggi segreti dell’Es.
Nella Psicopatologia della vita quotidiana Freud prende in esame gli atti mancati (ossia tutti quei contrattempi
della vita quotidiana come i lapsus, errori, dimenticanze, incidenti banali ecc..), Freud scopre che tali
microfenomeni hanno un significato ben preciso (determinismo psichico) in cui si scorge l’ennesima
manifestazione camuffata dell’inconscio.
Uno schema facilmente applicabile anche ai lapsus linguae ma vale per qualsiasi altro incidente: se tendiamo
a dimenticare determinati nomi o a smarrire determinati oggetti, secondo la psicoanalisi è perché a essi sono
associati sentimenti spiacevoli.
Così come nel sogno manifesto, per quando riguarda i sintomi nevrotici questi rappresentano il punto di incontro
tra una o più tendenze rimosse e quelle forze della personalità che si oppongono all’ingresso di tali tendenze nel
sistema conscio: poiché Freud scopre ben presto che gli impulsi rimossi che stanno alla base dei sintomi
psiconevrotici sono sempre di natura sessuale, egli è portato a porre la sessualità al centro della propria
attenzione.
LA TEORIA DELLA SESSUALITA’ E IL COMPLESSO EDIPICO
La concezione pre-freudiana della sessualità si identificava con la genitalità ossia con il congiungimento di un
individuo con un individuo di sesso opposto ai fini della procreazione: un qualcosa che dovrebbe mancare
nell’infanzia, subentrare intorno all’epoca della pubertà con la meta dell’unione sessuale. Se tutto ciò fosse vero
però non riuscirebbe a spiegare tutte le tendenze psicosessuali differenti e la sessualità infantile, la
sublimazione (il trasferimento di una carica originariamente sessuale se oggetti non sessuali come il lavoro,
l’arte, la scienza…) e la perversione (termine utilizzato per indicare un’attività sessuale che ha rinunciato al fine
riproduttivo e persegue il conseguimento del piacere come fine indipendente).
Nel concetto di sessualità Freud vede un’energia suscettibile di dirigersi verso le mete più diverse e in grado di
investire gli oggetti più disparati: tale energia viene definita libido concependola come un flusso migratorio
localizzato di volta in volta (a seconda dello sviluppo fisico vissuta dal soggetto) su diverse parti del corpo dette
“zone erogene” (ovvero generatrici di piacere erotico).
Demolendo il pregiudizio secondo cui la sessualità apparirebbe solo nell’età adulta e respingendo la mistificante
immagine del bambino come una sorta di angioletto asessuato (frutto di un processo di rimozione) Freud elabora
un’originale dottrina della sessualità infantile: il piccolo uomo viene definito come un essere perverso e
polimorfo ossia come un individuo in grado di perseguire il piacere indipendentemente da scopi riproduttivi
mediante i più svariati organi corporei.
Freud sostiene che lo sviluppo psicosessuale del soggetto avviene attraverso tre fasi ognuna delle quali appare
caratterizzata da una specifica zona erogena:
1. fase orale (caratterizza i primi mesi di vita e dura fino ad un anno e mezzo circa) ha come zona
erogena la bocca e risulta connessa a quella che in questo periodo risulta essere la principale attività
del bambino, ossia il poppare;
2. fase anale (va da un anno e mezzo circa a tre anni) ha come zona erogena l’ano ed è collegata alle
funzioni escrementizie che per il bambino sono oggetto di particolare interesse e piacere (tant’è che,
se preso in braccio e accarezzato, egli tende a rispondere con un libero sfogo delle funzioni
corporali);
3. fase genitale (inizia alla fine del terzo anno di vita) ha come zona erogena i genitali e si articola in
due sottofasi, cioè quella fallica perché la scoperta del pene costituisce sia per il bambino che per la
bambina oggetto di attrazione (entrambi soffrono di un complesso di castrazione, il bambino teme di
esserne privato mentre la bambina se ne sente di fatto privata provando l’invidia del pene) e
rappresenta l’organo di eccitamento sessuale (nel caso della bambina è la clitoride) e quella genitale
in senso stretto (che va dal declino della sessualità infantile, quarto o sesto anno di vita, fino
all’inizio della pubertà) è caratterizzata dall’organizzazione delle pulsioni sessuali sotto il primato
delle zone genitali.
Connessa alla teoria della sessualità infantile, una delle più note dottrine freudiano è il complesso di Edipo:
prende il nome dalla mitica vicenda dell’eroe tragico destinato dal fato a uccidere il proprio padre e a sposare la
propria madre, consiste in un attaccamento libidico verso il genitore di sesso opposto e in atteggiamento
ambivalente (con componenti positive di affettuosità e tendenza all’identificazione, e componenti negative di
ostilità e di gelosia) verso il genitore di equal sesso; tale complesso si sviluppa tra i tre e i cinque anni, ossia
durante la fase fallica, e a seconda che venga risolto o meno determina la futura strutturazione della personalità.
LA TEORIA PSICOANALITICA DELL’ARTE
Per Freud la produzione artistica deve essere concepita in stretta analogia con la produzione onirica: se i sogni
costituiscono il soddisfacimento allucinatorio di un desiderio represso, anche l’arte a volte è una via attraverso
cui l’individuo esprime i propri desideri inconsci insoddisfatti, come ad esempio la creazione poetica che viene
paragonata al gioco dei bambini i quali creano un universo immaginario per organizzare e gestire situazioni
che non riescono ad affrontare direttamente.
➢ Il soddisfacimento del desiderio proibito si raggiunge mediante la sublimazione (termine che in
chimica fa riferimento al passaggio di stato di una determinata sostanza da quello solido a quello
aeriforme): nel vocabolario freudiano tale parola si riferisce allo spostamento di una pulsione
sessuale su oggetti non sessuali;
Se l’adulto sogna ad occhi aperti, in rifermento a desideri irrealizzabili e inconfessabili, il sogno suscita in lui
un senso di colpa: i sogni ad occhi aperto nascono da pulsioni insoddisfatte di natura sessuale che risvegliano
fantasie da tenere nascoste perché contrarie alle regole della morale corrente; l’artista però a differenza degli
altri individui riesce a tradurre queste pulsioni tramite la mediazione della forma in espressioni socialmente
accettabili.
L’arte è una sorta di terapia analitica utile anche allo spettatore perché fungendo da specchio costringe il
fruitore dell’opera a fare i conti con se stesso risvegliando emozioni spesso messe a tacere di proposito:
perturbante è la tensione racchiusa nella fruizione di un’opera d’arte, ossia la percezione in essa di qualcosa di
diverso ma anche di prossimo, di spaventoso e familiare a un tempo; qualcosa che si vorrebbe tenere lontano
ma dal quale si è irresistibilmente attratti perché si sa che costituisce l’essere più vero di noi stessi.
LA RELIGIONE E LA CIVILTA’
Le religioni non sono precipitate dall’esperienza o risultati finali del pensiero, ma illusioni, appagamenti dei
desideri più antichi, più forti, più pressanti dell’umanità: tali desideri sarebbero quelli tipicamente infantili di
sentirsi protetti contro i pericoli della vita, a sua volta l’amato e temuto Padre celeste (Dio) non sarebbe altro che
la proiezione psichica dei rapporti ambivalenti con il padre terreno.
La civiltà implica un costo in termini libidici in quanto devia la ricerca del piacere in prestazioni sociali e
lavorative: questa da origine a un Super-io collettivo che si incarna in una serie di norme e divieti.
➢ Questo non significa che Freud sia contro la civiltà ma anzi la sua antropologia, che soprattutto nel
suo ultimo periodo di vita trova alcuni punti di contatto con quella di Schopenhauer, vuole essere
decisamente reale e pessimistica: Freud ribatte che la sofferenza è componente strutturale della
vita; Di conseguenza lo stato civile è un male minore rispetto ad un’umanità senza società in cui
l’uomo non sarebbe solo infelice ma anche pericoloso per gli altri: dovendo scegliere tra i modello
estremi di una società repressiva e una società senza regole (destinata ad autoannullarsi in quanto
società) alla luce dei grandi vantaggi della società, Freud è favorevole a uno Stato che pur non
escludendo regole e sacrifici cerca nel limite del possibile di ridurre gli spazi di repressione e di
sofferenza, in modo che l’inevitabile prezzo da pagare allo stato civile risulti meno oneroso.
Nei suoi ultimi scritti le pulsioni sono divise in due specie: quelle che tendono a conservare e unire, e sono
quindi erotiche (nel senso dell’éros del Simposio platonico) o genericamente sessuali; quelle che tendono a
distruggere e uccidere e sono quindi aggressive o distruttive. L’intera storia del genere umano è condensata
nella lotta tra Éros (personificazione dell’amore) e Thánatos (personificazione della morte).