Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
5 visualizzazioni10 pagine

Socrate 2

Il documento analizza la figura di Socrate, evidenziando la sua scelta di affrontare la morte con dignità piuttosto che fuggire, in un contesto di restaurazione politica ad Atene. Viene sottolineato il contrasto tra i principi conservativi della democrazia ateniese e la ricerca della verità personale di Socrate, che lo portò a essere condannato ingiustamente. Infine, si discute l'educazione ateniese e l'importanza della tradizione morale, sottolineando come Socrate, pur essendo un prodotto della sua epoca, non si considerasse un riformatore, ma piuttosto un cercatore della verità.

Caricato da

Haider Shahbaz
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
5 visualizzazioni10 pagine

Socrate 2

Il documento analizza la figura di Socrate, evidenziando la sua scelta di affrontare la morte con dignità piuttosto che fuggire, in un contesto di restaurazione politica ad Atene. Viene sottolineato il contrasto tra i principi conservativi della democrazia ateniese e la ricerca della verità personale di Socrate, che lo portò a essere condannato ingiustamente. Infine, si discute l'educazione ateniese e l'importanza della tradizione morale, sottolineando come Socrate, pur essendo un prodotto della sua epoca, non si considerasse un riformatore, ma piuttosto un cercatore della verità.

Caricato da

Haider Shahbaz
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

tempo [6], avevano invano tentato di sottrarlo a così trista fine, offrendosi

dapprima mallevadori di una multa di trenta mine [7], e cercando, poi che la
sentenza era stata pronunziata, procacciargli con la fuga albergo e riposo in più
sicura stanza [8]. Socrate, che a mala pena s'era indotto ad offrire la multa, rigettò
recisamente il consiglio della fuga; e rimase tranquillo in carcere fino al giorno
della morte, che egli incontrò con religiosa rassegnazione [9]. La divinità gli
vietava di fare altrimenti! Egli era convinto che fuggire le conseguenze del
processo era come violare la legge, la cui santità dee rimanere inalterata, anche
quando gl'interpreti di essa siano ingiusti e parziali. La sua coscienza non
ammetteva incertezza o titubanza fra una moltitudine di beni possibili, riposando
su la infallibilità del giudizio morale, il cui fondamento costante è la retta
cognizione [10]. Socrate era al servigio della divinità, e la coscienza della
missione affidatagli era in lui tanto viva e potente, che, ove l'avesse lasciata
inadempita, egli avrebbe stimato di commettere un'azione riprovevole ed
irreligiosa [11].
Era quello un tempo di restaurazione politica, e gli Ateniesi, che dal fastigio
della gloria e della potenza, per una serie d'errori e d'ingiustizie, erano caduti nel
più basso fondo d'ogni umiliazione, scacciati i trenta tiranni, e ristabilita la forma
popolare, intendevano a tutt'uomo a purgare la città di tutti quelli elementi, che
per un verso o per un altro avessero corrotto o snervato, o reso inoperoso e
svogliato il popolo [12]. E quest'opera fu intrapresa con moderazione, generosità e
costanza. La vendetta, lo spirito di parte, le ambizioni e gl'interessi personali
offesi non vennero punto a regolare la condotta dei restitutori della libertà, che,
intesi a ristabilire la costituzione fondamentale dello Stato, dettero pruova di
quanto fossero valse le recenti sventure a mitigare lo spirito violento della
democrazia ateniese. L'arcontato di Euclide coronò gli sforzi della restaurazione,
e fece per poco sperare che i tempi di Cimone e di Pericle non fossero del tutto
finiti. Ma quest'opera di civile rinnovamento, per quanto fosse stata compiuta
con intenzioni umane e disinteressate, non riuscì a ricomporre in perfetta
armonia gli spiriti già travagliati da profonde collisioni, perchè l'apparente
conciliazione non avea di che nudrire gli animi già stanchi e dimentichi delle
antiche virtù. La religione tradizionale era stata violentemente scossa nei tempi
della sfrenata libertà democratica, e tutto avea cospirato a smuoverla dalle sue
fondamenta. Le gravi sventure sofferte aveano favorito due opposte tendenze:
dispregio della religione tradizionale in alcuni, superstizione eccessiva negli
altri, stimando quelli che l'insuccesso nelle imprese guerresche avesse
sbugiardato gli dei, mentre questi, al triste spettacolo della patria in decadenza,
ed alla perdita del sereno possesso delle tradizionali e virili virtù dei padri, non
sapeano cercare altrove un riparo, che in un abbandono angoscioso nelle braccia
delle divinità [13]. La mania dei processi politici, frenata per poco dal bisogno di
calma e tranquillità che la restaurazione avea indotto negli animi, si fece
nuovamente imperiosa; e quattro anni appena erano trascorsi dal ristabilimento
della libertà, quando la democrazia fece di Socrate la vittima innocente di un
esagerato principio di conservazione politica.
Questo doloroso spettacolo di una rinnovata democrazia, che si macchia del
delitto di una ingiusta condanna col toglier la vita ad un uomo di virtù
eccezionali, che avea consacrato sè medesimo al miglioramento dei suoi
concittadini, è stato argomento di somma maraviglia sì negli antichi tempi come
nei moderni [14]; e questa maraviglia ha fatto sì, che le circostanze tutte che
prepararono ed accompagnarono quella tragica catastrofe fossero studiate con
indagini severe e minuziose [15]. Il risultato di queste ricerche è stato, non certo la
giustificazione, ma bene la spiegazione della condotta degli Ateniesi verso
Socrate; e quel processo e quella condanna non possono ora più considerarsi
come opera del fanatismo religioso, o del furore partigiano, o degli artifizî di
certi uomini invidiosi [16], perchè il loro fondamento era riposto nell'inevitabile
contrasto fra i principî conservativi della democrazia ateniese, e la ricerca
poggiata sul criterio del convincimento personale, della quale Socrate s'era fatto
l'apostolo [17]. Questa maniera di considerare la posizione di Socrate in Atene
non importa punto, che deva sacrificarsi la testimonianza dei discepoli di
Socrate, su la purezza delle intenzioni, e sullo spirito profondamente retto e
religioso del loro maestro, all'esigenza di una giustificazione assoluta del popolo
ateniese [18]; ma vale certamente a farci valutare più intimamente il valore storico
della persona di Socrate, ed agevola la intelligenza netta della sua dottrina [19].
L'esame di questa quistione non può entrare nei limiti del nostro lavoro; ed a noi
basterà di notare i tratti più notevoli della personalità di Socrate, solo perchè
apparisca necessario il contrasto con la democrazia [20]
Socrate non avea niente di comune coi partiti che agitavano Atene, e le sue
personali relazioni non aveano niente a fare con le varie tendenze politiche dei
contemporanei. Sebbene Carmide e Crizia fossero stati suoi uditori, e Teramane
e Carìcle suoi amici, egli non era stato per ciò fautore del loro dispotismo, anzi
Crizia, ad onta dell'antica amicizia, gli avea proibito di tener discorsi [21].
Cherefonte suo amico, e s'è lecita la parola, suo apostolo, tornava appunto
dall'esilio coi fautori del governo popolare, poco prima che Socrate fosse
condannato [22]; e, con lui, Lisia, che, se non discepolo o amico, secondo una
probabile tradizione, era nel numero degli ammiratori di Socrate [23]. Alcibiade
infine, ch'era continua minaccia e spauracchio dei trenta, e che allora i reduci
democratici cercavano ricondurre in Atene quando l'oro di Sparta il fece
spegnere, era stato il più intimo dei suoi uditori; quello che, per la sua naturale
leggerezza e mutabilità, avea più d'ogni altro sentito la potenza educatrice del
carattere di Socrate [24]. Tutto quello che formava la vita, il benessere e la felicità
dell'Ateniese, il continuo agitarsi per le pubbliche faccende, e la brama di
divenire influenti nelle adunanze con l'arte della parola, non occupava l'animo di
Socrate, che uso ad appagarsi dell'intimo compiacimento della propria coscienza,
non volle mai scendere su l'arena delle dispute politiche.
Ai contemporanei egli appariva un uomo strano e singolare [25], ed a ragione uno
storico ha detto, ch'egli non apparteneva a nessuna classe di cittadini [26].
Abbandonata in fatti ben per tempo l'arte paterna della scoltura, non intese mai
più ad apprenderne un'altra, che lo fornisse dei mezzi necessarî per la
sussistenza. Come cittadino, non manca di adempire i doveri di pritane, anzi
sfida il furore popolare, e sa volere e far volere il giusto [27]; ma egli non cerca
per ciò di acquistare influenza col suo ingegno, anzi pare che distorni i cittadini
dalla vita pubblica, col richiamarli alla meditazione, e si attira così la taccia di
fuorviare i giovani. A Potidea, a Delio, ad Amfipoli combatte da valoroso
soldato [28], e fa nascere in tutti una straordinaria ammirazione per la costanza
con la quale soffre ogni sorta di privazioni e d'intemperie; ma in tutto ciò non fa
che adempiere il dovere d'onesto cittadino, e, ricusando la corona che il suo
coraggio gli avea fatta meritare, la cede ad Alcibiade, cui avea salvata la vita. Un
bel giorno, quest'uomo singolare muoverà dei dubbî sul concetto che gli altri si
fanno comunemente del coraggio, e metterà in imbarazzo anche coloro, che,
fatte avendo delle campagne, e riportate delle vittorie, non sanno dire che cosa
sia il coraggio [29]. La sua estrema povertà lo costringe a vivere dei doni
spontanei degli amici; ma, mentr'egli forse rigetta con superbia l'invito di
principi stranieri che lo invitano alla loro corte, sdegna il nome di maestro
stipendiato, anzi non vuole essere tenuto per maestro [30]. E come poteva essere
maestro, — e di che? Egli sapeva solo di non saper niente; e per questa ragione
appunto l'oracolo di Delfo lo avea dichiarato il più sapiente fra gli uomini. Il suo
sapere appariva nella forma di un giudizio sospensivo, di una bella domanda —
τὶ ἐστι; che smascherava il ciarlatano, imbarazzava il presuntuoso, ed irritava il
sofista di mestiere, e che spesso, col suscitare il bisogno dell'esame, non menava
ad un risultato positivo.
I settant'anni della vita di Socrate passarono fra l'epoca più fortunata e gloriosa
della repubblica ateniese, ed il periodo infausto della irreparabile decadenza.
Nato dieci anni dopo la battaglia di Platea, nella prima sua età Temistocle moriva
in esilio, e Cimone, reduce dall'esilio, raccoglieva gloria con le imprese della
guerra e con le proficue arti della pace. Nella età virile di Socrate, Pericle fu a
capo della Stato, moderatore e sovrano dell'opinione, con quella grandezza e
nobiltà di propositi, che gli facea vedere nello splendore della patria la
soddisfazione della propria ambizione, ch'era intesa ad armonizzare le cure dello
Stato ed il godimento dell'arte. La guerra del Peloponneso, la spedizione di
Sicilia, la caduta della libertà, l'oligarchia, i trenta, il ritorno del partito popolare,
— tutta questa svariata e rapida vicenda passò sotto gli occhi di Socrate, che,
stando da mane a sera nell'agorà e in su le pubbliche vie, e frequentando la
bottega dell'armiere e dello scultore, del pari che la casa della meretrice e degli
ottimati, con le sue aride domande, col suo perpetuo γνῶθι σαυτόν e τὶ ἐστι;
parea ignorasse le glorie e le sventure della patria.
E pur nondimeno Socrate era un prodotto naturale della coltura e della vita
ateniese; e se il suo carattere, e le sue convinzioni etiche e religiose ci fanno
apparire la sua persona come molto staccata e distinta dal fondo comune della
vita dei suoi contemporanei, deve pur dirsi, che la facilità con la quale egli seppe
formarsi una cerchia d'amici devoti ch'erangli stretti da religiosa pietà, e da
arrendevolezza senza pari, non può avere la sua ragione soltanto nel prestigio
straordinario ch'egli esercitava, ma eziandio, e forse principalmente, nella natura
dei tempi. Una società nuova, più angusta e al tempo stesso più intima e
compatta, si andava allora formando nel seno della grande società; e spezzato il
filo tradizionale della patria educazione, e varcati i limiti dell'ethos popolare, si
preparava al raccoglimento, mentre gli elementi dell'antica vita entravano in lotta
fra loro, per poi alterarsi, e dissolversi. Socrate non è il cosciente iniziatore di
questo movimento, nè il solo; anzi, come è sempre avvenuto in tutte le epoche di
rinnovamento o di riforma morale e religiosa, egli, che con le sue esigenze
ricercative si allontanava tanto dall'etica puramente tradizionale ed abituale dei
suoi concittadini, fu così poco inclinato a credersi un riformatore, che considerò
come preordinato dalla divinità, ed inteso dalla sapienza dei legislatori, quello
che era risultato della sua personale investigazione. Egli rimase quindi greco,
anzi ateniese tutta la vita, e con la stessa morte confermò la costanza ed armonia
della sua coscienza. Il Socrate umanitario dei filosofi del decimottavo secolo è
un prodotto di fantasia, che non ha fondamento nella storia; e le opinioni di certi
eruditi del nostro secolo, che hanno fatto di Socrate un rivoluzionario, non
meritano altro nome, che quello di dottrinali aberrazioni.
Intendere come Socrate, che fu vittima di una accusa che facea di lui un
innovatore della religione e della pubblica morale, non fosse stato nè un
rivoluzionario nè un ozioso ricercatore, ed evitare al tempo stesso l'errore di
coloro che ne fanno il rinnovatore di non so che antica morale, senza pensare che
una morale non potea esservi prima della ricerca sofistica e socratica, è forse
tanto difficile per la critica moderna, per quanto era ardua cosa pei
contemporanei di dischiudere la deforme statua del Sileno, per trovarvi dentro
quella vera e viva immagine, che rendeva perplesso l'incostante e volubile
Alcibiade [31].

2. EDUCAZIONE E SVILUPPO DELLA COSCIENZA DI SOCRATE.

Imparare a leggere, e recitare poi a memoria le sentenze degli antichi poeti;


assuefarsi alla modulazione ed al canto, ch'era destinato a formare nell'animo il
senso dell'armonia; esercitare il corpo con la ginnastica, per sviluppare con la
regolarità dei movimenti l'accordo dell'esterno con l'interno, ed il senso
dell'euritmo; in questi tre capi consisteva l'educazione dell'Ateniese [32], Solone,
istitutore di questo sistema di educazione, ne aveva affidata la vigilanza al
venerando consesso dell'Areopago, assicurando in tal guisa alla coscienza
ateniese l'inviolato possesso di una preziosa eredità morale. Gli Ateniesi,
tuttochè rimutassero più volte le forme politiche della loro costituzione,
riguardarono sempre con pietosa venerazione gli ordini di Solone; e gli stessi
restauratori della libertà, dopo la cacciata dei trenta, li tennero qual sicuro
fondamento della vita civile. La riforma di Efialte, col porre dei limiti all'autorità
dell'Areopago, lo aveva privato della vigilanza su la educazione, entrando in
quella vece i Sofronisti [33] a funzionare da moderatori di quegli antichi istituti.
La pochezza dei mezzi per la diffusione letteraria, e la vita ristretta in più angusti
confini, rendeano allora necessaria la concentrazione degli elementi educativi
che la coltura e la tradizione poteano offrire: sicchè lo sviluppo dell'individuo,
favorito dalla limitata istruzione, era di una grande svariatezza e libertà [34], e
tanto più intenso, per quanto meno sussidiato da una larga preparazione di
scuola.
I primi anni della vita di Socrate precedettero la riforma di Efialte, e non è a
dubitarsi ch'egli s'ebbe l'istruzione legalmente stabilita sin dal tempo di Solone.
Senofonte, e qualche reminiscenza socratica presso Platone fanno fede della
educazione affatto ateniese di Socrate; e fra gl'indizi non è di poco valore quello
che può desumersi dalle frequenti citazioni di Omero, di Esiodo, di Teognide e di
Simonide [35], che, secondo la tendenza invalsa a quell'epoca, servivano di
occasione a delle analisi morali dei precetti che potessero esser contenuti in
questo o in quel luogo. Da questa prima istruzione (che se non è esplicitamente
attestata in persona del giovanetto Socrate [36], non c'è dubbio che abbia avuto
luogo per lui come per ogni altro Ateniese), fino al momento che, informato già
a solide convinzioni, egli appare su la scena pubblica, come autore di una
dottrina determinata e precisa nel suo carattere e nel suo valore, come siasi
sviluppato, e quali siano state le diverse fasi del suo pensiero, e le sue lotte coi
contemporanei e con sè stesso, la critica storica non è più in grado di saperlo [37].
La leggenda in vero ha conservato finanche ì nomi dei maestri di Socrate, e
gl'indizi della loro influenza; ma alla luce della critica tutte queste varie
tradizioni sono apparse vuote di certezza, avendo esse per fondamento, o certi
presupposti dottrinali, o delle combinazioni equivoche di dati storici [38]. E del
pari non si ha ragioni sufficienti, per riconoscere in certe altre tradizioni la
lontana ricordanza delle lotte sostenute da Socrate, per raggiungere quello stato
di perfetta costanza, continenza ed equanimità, che tanto ammiravano in lui i
testimoni contemporanei: perchè quelle tradizioni, o sono del tutto inventate, o
furono escogitate con l'intento di supplire con la congettura il difetto della
storia [39].
Ed in fatti, la vita d'un Ateniese di mediocre stato, che privo d'ogni arte e d'ogni
pubblico ufficio visse nelle più grandi strettezze e quasi povero, non potea
svilupparsi dapprima che nella oscurità: e quando egli ebbe raggiunta con la
maturità degli anni una convinzione chiara ed intensa della sua missione,
l'antitesi dichiarata in cui si pose contro tutte le tendenze pratiche e teoretiche dei
contemporanei valse tanto ad attirargli amici ed inimici, che l'importanza
dell'uomo adulto dovette far perdere di vista la storia del suo sviluppo. Quello
ch'egli ha potuto pensare prima di fermare definitivamente l'orizzonte della sua
coscienza, e quali impulsi naturali dovessero esser riposti nel suo temperamento
e nel suo carattere per determinarlo ad abbandonare ogni pratica occupazione, e
darsi interamente ad esaminare l'animo e le morali intenzioni di quanti gli
venissero innanzi, e come poi continuasse con religiosa convinzione l'opera
intrapresa, certo di non poterla intermettere senza venir meno alla voce della
divinità che l'avea scelto e chiamato; tutte queste domande non possono
altrimenti toccare una soddisfacente risposta, che per via di una congettura, forse
psicologicamente verosimile, ma non per questo equivalente ad una notizia
storica. Cercheremo innanzi tutto di mettere in piena luce alcuni dati molto
importanti.
Poco tempo dopo l'impresa contro Delio, quando Socrate toccava il 45º anno
dell'età sua [40] (424 a. C.), Aristofane fece di lui su la scena il rappresentante
tipico di tutta la classe dei Sofisti e dei filosofi naturali; e col suo squisito umore
rilevò vivamente il contrasto fra l'antica virtù, e il nuovo principio della ricerca
individuale. Non è qui il luogo di esporre i motivi estetici e politici dell'opera
singolare di Aristofane, nè di tratteggiarne i caratteri, i contrasti, le peripezie e la
catastrofe. A noi importa solo di notare, che a quel tempo Socrate era di già un
nome tanto popolare in Atene, che la satira di lui potea offrir materia alla
commedia, innanzi ad un pubblico uso a vedere sulla scena le persone più
eminenti della repubblica [41]. Le Nuvole di Aristofane, se non sono un
documento storico su la cui autorità devasi accettare o rigettare come genuino
questo o quel principio della dottrina socratica, perchè in esse è troppo evidente
l'erroneo concetto che Aristofane s'era fatto di Socrate il μεριμνοφροντιστής
attribuendogli tutte le opinioni dei filosofi naturali, e tutte le più strane
conseguenze che la satira avesse potuto desumere dalla riflessione sofistica, sono
bene una testimonianza storica dell'influenza che Socrate esercitava già in quel
tempo, e del valore reale della sua persona nella società ateniese. Il suo
convivere coi giovani, il suo perpetuo ragionare, la sua preoccupazione logica, e
fino la relazione con Cherefonte, vi appariscono come cose già note a tutti; e tali,
che, senza essere caratterizzate con fedeltà storica, si prestavano a rappresentare
vivamente su la scena una personalità già stata argomento di molti discorsi nel
pubblico [42]. Quanto lavoro e quante lotte non ha dovuto sostenere Socrate, per
raggiungere una forma di coscienza così pronunziata; e quanti motivi non han
dovuto esercitare la loro azione sul suo animo, dal momento che abbandonata la
bottega del padre cominciò egli a vivere nella sua beata e laboriosa
ἀπραγμοσύνῃ?
I testimoni autentici ed immediati della dottrina socratica non ci forniscono di
notizie sufficienti, per poter noi con l'aiuto delle stesse, se non rifare
minutamente, almeno adombrare in parte le successive fasi che ha dovuto
percorrere la coscienza di Socrate, prima di presentare alla considerazione degli
Ateniesi dei caratteri così notevolmente spiccati, che l'occuparsi di lui fosse
come toccare un argomento che tenea desta l'opinione generale. Senofonte e
Platone erano appena nei primi anni della loro vita, quando le Nuvole di
Aristofane furono rappresentate [43]; e questa sola circostanza dovrebb'essere
ragione sufficiente, perchè noi, senza più interrogarli su lo sviluppo della
coscienza del loro maestro, ci appagassimo di quanto hanno raccolto dei detti e
degli atti di Socrate già maturo e dimentico delle lotte della sua prima gioventù;
oltre di che la natura stessa dei loro scritti, e l'epoca in cui furono redatti,
doveano di necessità indurli a mettere sotto gli occhi dei lettori l'immagine
completa e perfetta del loro eroe, la cui incontestabile vittoria su le viete opinioni
professate dal comune degli uomini e su i riluttanti elementi della coltura
ateniese, non che essere invalidata, era stata rifermata e consacrata da una morte,
per quanto ingiusta, altrettanto gloriosa.
La data della rappresentazione delle Nuvole d'Aristofane, e la maniera come
Senofonte e Platone ci rappresentano il loro maestro già nel pieno possesso
d'intime convinzioni, che avevano acquistato la forza e la potenza d'istinti
naturali, sono due fatti dalla cui combinazione critica dee risultare evidente
l'opinione di coloro i quali affermano, che Socrate avea nei primi anni della
guerra del Peloponneso già in parte fissato l'orizzonte della sua coscienza [44]. E a
volere esprimere nella forma più semplice la natura ed i limiti di quell'attività
scientifica, basterà dire su la testimonianza di Aristotele [45], che egli fu il primo
che si rivolgesse a ricercare la natura delle relazioni etiche, seguendo il filo
logico della epagoge e della definizione. Tale era la sua occupazione, quando in
mezzo ad una schiera di giovani d'ogni classe sociale, e conversando con quante
persone gli venissero innanzi, metteva in mostra nell'età sua provetta i pensieri
maturati nell'intimo dell'animo suo; e mosso da un invincibile bisogno di
richiamare i suoi interlocutori ai motivi intrinseci della convinzione e della
certezza, rigettava i pregiudizi, mediante il concetto rettificava l'opinione, e, con
l'invogliare alla continenza ed all'esercizio cosciente di ogni virtù, affermava di
adempiere una missione affidatagli dalla divinità, la cui voce gli si era fatta
palese nella coscienza fin dai suoi primi anni, finchè l'oracolo di Delfo non
venne a confermarlo nel suo proposito. Tutta questa ricchezza di pratiche
attitudini, e di capacità teoretica, che non è certamente espressa dalla
caratteristica troppo astratta di Aristotele, è esposta con plastica evidenza nel
ritratto senofonteo, e in tutti quei luoghi di Platone, che portano l'evidente
impronta di una storica reminiscenza.
Ma, avendo escluse come infondate tutte le tradizioni conservate dagli scrittori
di un'epoca assai posteriore, e sforniti come siamo dei ragguagli dei testimoni
autentici, dovremo forse deciderci a negare ogni connessione fra l'attività
scientifica di Socrate, e tutti i tentativi fatti prima di lui e durante la sua vita, per
escogitare dei principi atti a spiegare la natura delle cose, e l'ordine intrinseco
dell'universo? Che influenza insomma hanno esercitato sul suo spirito le opinioni
delle varie scuole filosofiche dei due punti estremi del mondo greco, le colonie
dell'Asia e dell'Italia? E non si è forse ripetutamente insistito su la derivazione di
alcune convinzioni di Socrate dal principio della filosofia di Anassagora; e la più
o meno grande somiglianza, che s'è voluta scorgere fra lui ed i Sofisti, non s'è
cercato più volte spiegarla con la diretta influenza della costoro propaganda? La
esposizione critica di tante svariate opinioni non può punto riguardarci in questo
momento: e se ci siamo fermati alquanto su questa quistione, è stato solo
nell'intento di chiarire nettamente la posizione di Socrate in Atene, e nello
sviluppo della coltura greca; ed eziandio per giustificare il divario che passa fra
la nostra esposizione della dottrina socratica ed alcuni dei lavori che hanno preso
a trattare dello stesso argomento. Esporremo dunque brevemente l'opinione che
ci siamo formata con lo studio delle fonti.
La prima elementare istruzione, tenuta per legalmente obbligatoria nella
repubblica ateniese, non è sufficiente a spiegare l'attitudine filosofica e la
efficacia pratica del carattere di Socrate; perchè, sebbene rimanga dubbio fino a
che punto egli abbia potuto valersi della tradizione letteraria come mezzo di
coltura, il carattere delle sue vedute, e l'influenza che esercitarono, mostrano
chiaramente quanto quelle fossero radicate nei bisogni e nella coltura del tempo.
Sotto questo riguardo, tutte le molteplici tendenze ricercative delle varie scuole
filosofiche hanno potuto esercitare una influenza più o meno diretta su lo
sviluppo della sua coscienza, e disporlo a quel bisogno incessante di esaminare
con certezza scientifica i fenomeni interni della vita etica, che la profondità del
suo carattere, e la perfezione del suo sentimento morale gli venivano offrendo
alla riflessione con insolita evidenza. E si è anche in grado di arguire dai
Memorabili di Senofonte, e dall'Apologia di Platone, di che natura fosse quella
influenza, se si prende per poco ad esaminare con quanta cura nei primi abbia
l'autore cercato di tratteggiare l'antitesi che correa fra Socrate e le opinioni di
diverse classi di cittadini e di addottrinati, e come, nell'altra, Platone, nell'intento
di appressarsi quanto più poteva alla verità storica, abbia solo leggermente
idealizzato lo svolgimento della coscienza socratica in rapporto coi vari elementi
politici ed educativi del tempo.
All'epoca di Pericle, e molto più dopo la sua morte, Atene era divenuta il centro
di tutta la coltura ellenica, e quanto s'era prodotto di poesia, di storia, di filosofia,
e d'invenzioni artistiche e tecniche in tutti i punti del mondo greco avea trovata
facile accoglienza in quella città, cui la prosperità materiale del popolo e i larghi
possessi aveano sotto tutti i riguardi disposta a essere il pritaneo della civiltà.
Filosofi e ciarlatani, oratori ed arruffapopoli, poeti e guastamestieri, maestri e
novatori della musica, della mimica, del ballo, della educazione, dell'architettura,
della tattica e della strategica veniano a trattenersi ed a far propaganda e scuola
in Atene, ove la mobilità del carattere congiunta ad un nobile patriottismo, e
ravvivata dalla ricordanza delle recenti glorie, avea così slargati e resi incerti i
confini dell'opinione, che l'individuo potea a sua posta allontanarsi dalle
credenze e dalle convinzioni comuni e tradizionali. Il contrasto fra le nuove
tendenze, e la vita antica dette ben presto luogo ad una profonda collisione nel
seno della società ateniese; e questa tanto più apparve grave e pericolosa, perchè
andò per molti lati congiunta al disfacimento della democrazia e della pubblica
morale. L'immagine completa di questo contrasto può desumersi dal confronto
della satira di Aristofane, con l'addolorato e sdegnoso racconto di Tucidide.
Ora è in quest'epoca agitata da tanti interessi, e ricca di tanto bisogno di ricerca,
che Socrate acquistò la coscienza della sua missione educativa. Che egli abbia
potuto raccogliere qua e là qualche nozione dei principii delle varie scuole
filosofiche, apparisce chiaro da Senofonte, che, sebbene voglia mostrarcelo in
opposizione assoluta coi ricercatori delle cose naturali, pure lo fa apparire
informato delle loro vedute [46]. Ma, dall'ammettere questo come vero,
all'accettare come storiche tutte le discettazioni che Platone immagina avvenute
fra Socrate e i diversi rappresentanti delle scuole filosofiche ci corre molto; e a
noi pare, che la persistenza con la quale certi critici tornano continuamente a
mettere in una diretta relazione Socrate coi filosofi Ionici ed Eleatici, ed a
dedurne le convinzioni dal principio di Anassagora, non merita di essere
nuovamente criticata. Il ritratto ideale di Socrate presso Platone può fino ad un
certo punto ravvivare e rendere evidente il contrasto dell'epoca sofistica con
l'antica coltura [47], per quanto il misticismo platonico il consente; ma non è per
ciò storicamente fedele.
Le condizioni della coltura ateniese, ed il risultato esclusivo cui pervenne
Socrate con le sue ricerche costituiscono un'antitesi così pronunziata, che rimane
sempre vero quello che si è detto ripetutamente di lui, esser egli stato maestro a
sè medesimo [48]. E che questa opinione non deva condurci a farne un uomo
dotato di qualità mistiche e profetiche, parrà chiaro dall'osservazione che
aggiungiamo. L'oggetto e la natura della ricerca socratica sono affatto nuovi, ed

Potrebbero piacerti anche