IL MITO GRECO
I miti greci rappresentano il fondamento dell’immaginario dell’intera civiltà occidentale,
influenzando profondamente la letteratura, il teatro e le arti fino ai giorni nostri. Sono racconti
creati per spiegare l’origine del mondo, della vita, delle leggi e delle consuetudini, offrendo
risposte a domande fondamentali sull’esistenza. Esiodo, uno dei principali poeti dell’antica
Grecia, sottolineava il ruolo educativo dei miti, volti a rivelare verità agli uomini. L’importanza
di questi racconti si riflette anche nella loro continua reinterpretazione: tragedie greche e
riscritture moderne li rendono ancora vivi nel nostro immaginario.
Secondo il mito greco, all’origine del mondo non vi era una forza creatrice, ma il Caos, un
vuoto primordiale. Da esso nacquero Gea, la terra, principio femminile e fecondatore, e
Urano, il cielo, che insieme generarono i Titani, i Ciclopi e i Centimani. La loro unione fu
interrotta dal figlio Crono, che, per volere della madre Gea, uccise il padre Urano e prese il
potere. Crono, temendo di subire la stessa sorte, divorava i figli appena nati, ma Rea riuscì a
salvare Zeus, nascondendolo a Creta. Una volta cresciuto, Zeus sconfisse Crono e liberò i
suoi fratelli, inaugurando una nuova era di dominio divino.
Principali divinità greche
[Link], re degli dèi, regolatore dei fenomeni naturali.
[Link], sua moglie, protettrice del matrimonio e della maternità.
[Link], dio del mare e dei terremoti.
[Link], sovrano degli Inferi.
[Link], dea della sapienza e della strategia.
[Link], dea dell’amore e della bellezza.
[Link], dio della luce, della musica e della poesia.
[Link], dea della caccia e della luna.
[Link], dea della fertilità e dell’agricoltura.
[Link], dio del vino e della libertà dei sensi.
Attraverso il mito, i Greci antropomorfizzavano le forze naturali, attribuendo loro sembianze
umane e caratteri divini. Ad esempio, Zeus rappresentava il cielo, Apollo la luce solare e
Artemide la luna. Questo sistema mitico non era solo una spiegazione del mondo, ma anche
un modo per trasmettere valori e dare un senso alle relazioni tra l’uomo, la natura e il divino.
EPOS GRECO
L’epos rappresenta il primo prodotto letterario della storia, nato in un’epoca in cui la scrittura
non era ancora impiegata per tramandare cultura e sapere. Questo compito era affidato
all’oralità, attraverso i racconti degli aedi, cantori professionisti che attingevano a un
repertorio di leggende per narrare episodi intrecciati tra le imprese degli eroi e gli interventi
divini, dando così vita ai poemi epici.
CARATTERISTICHE E FUNZIONI SOCIALI
L’epos si distingueva per la sua natura orale, caratterizzata da formule fisse e ripetizioni che
agevolavano la memorizzazione e la trasmissione dei racconti. Oltre a intrattenere, svolgeva
una funzione sociale fondamentale, tramandando valori morali e conoscenze pratiche. Nei
poemi epici si trovavano descrizioni dettagliate di riti, norme sociali e codici
comportamentali, contribuendo a formare una sorta di “enciclopedia tribale” (Havelock) per
le comunità aristocratiche.
La figura di Omero
Omero è tradizionalmente considerato l’autore dell’Iliade e dell’Odissea, ma la sua esistenza
è avvolta nel mito. Vissuto probabilmente nel VIII secolo a.C., secondo alcune fonti era
cieco, un dettaglio che simboleggia l’ispirazione divina e il primato della parola sulla visione.
Gli studiosi concordano sul fatto che egli abbia rielaborato e fissato in forma poetica una
tradizione orale antichissima.
La questione omerica
Le differenze stilistiche e tematiche tra l’Iliade e l’Odissea hanno portato a dubitare che
siano opera di un unico autore. Sebbene i poemi raccontino eventi del XIII secolo a.C., la
loro stesura risale a secoli dopo. L’identità di Omero rimane incerta, ma i poemi sono il
risultato di una lunga tradizione orale, raccolta e codificata nel tempo.
Origini storiche e archeologia dell’epos
L’epos affonda le sue radici nei canti di guerra dei combattenti micenei, ispirati a eventi
storici come la guerra di Troia. Fino all’Ottocento, si credeva che i poemi fossero basati solo
su miti, ma gli scavi di Heinrich Schliemann a Troia e Micene, e quelli successivi di Arthur
Evans a Creta, dimostrarono legami concreti con civiltà del passato, come la micenea e la
minoica.
Dall’oralità alla scrittura
Durante il Medioevo ellenico (1150-750 a.C.), l’epos venne tramandato esclusivamente in
forma orale. Con il ritorno della scrittura nell’VIII secolo a.C., i poemi furono fissati in forma
scritta ma continuarono a essere tramandati oralmente da figure come gli aedi, che
improvvisavano i canti, e i rapsodi, che ne recitavano le sequenze narrative già codificate.
Il verso poetico nell’epos greco
La poesia epica greca è costruita su l'esametro dattilico, una struttura metrica caratterizzata
dall’alternanza di sillabe brevi e lunghe. Questo ritmo cadenzato facilitava la
memorizzazione e l’esecuzione orale, permettendo agli aedi di adattare i versi alle necessità
narrative.
Formularità: epiteti e patronimici
L’uso di formule fisse e ricorrenti era un elemento distintivo della poesia epica. Espressioni
come “Achille piè veloce” o “Odisseo dal multiforme ingegno” connotano i personaggi con
immediatezza, aiutando la memorizzazione sia per l’aedo sia per il pubblico. I patronimici,
che indicano la discendenza (es. “Pelide” per Achille, figlio di Peleo), sono una forma
particolare di epiteto.
Le scene tipiche
Sequenze narrative standardizzate, come i banchetti o i preparativi per la battaglia, venivano
utilizzate per costruire blocchi narrativi flessibili. Questi elementi, uniti alle formule,
formavano una base stabile su cui l’aedo poteva improvvisare.
Tra oralità e scrittura
La poesia epica, sebbene composta oralmente, trovò successivamente una fissazione
scritta che ha conservato molti tratti dello stile orale. La ripetizione di formule e scene tipiche
serviva non solo alla composizione, ma anche come richiamo mnemonico per il pubblico.
Lo stile dell’epos
La narrazione epica è caratterizzata da uno stile paratattico, con frasi coordinate anziché
subordinate, che riflette l’immediatezza del racconto orale. Le similitudini e le metafore,
spesso vivide e concrete, arricchiscono il testo, rendendolo più comprensibile e visivamente
potente per l’ascoltatore.
Il racconto frammentario
L’epos si concentra su episodi selezionati all’interno di una storia più ampia, che l’uditorio
conosceva già. I poemi omerici, ad esempio, raccontano solo alcuni momenti della saga
troiana, integrandosi in un ciclo epico più vasto oggi in gran parte perduto.
Le traduzioni dei poemi epici
Dalla traduzione poetica in endecasillabi di Vincenzo Monti alle versioni moderne in prosa di
Rosa Calzecchi Onesti e Maria Grazia Ciani, il lavoro di traduzione ha sempre oscillato tra
fedeltà alla metrica originale e la necessità di rendere il testo accessibile al pubblico
contemporaneo. Nell’ultimo secolo, traduttori come Franco Ferrari e Daniele Ventre hanno
cercato di riprodurre gli effetti fonici del greco, mentre altri hanno privilegiato una lettura
narrativa più fluida.
ILIADE
I CARATTERI GENERALI DELL’ILIADE
La struttura e la divisione in canti
L’Iliade (da Ilio, altro nome di Troia) è un poema epico composto da circa 15.000 versi in
esametri, suddivisi in 24 canti. La narrazione si focalizza su un episodio specifico della
guerra di Troia, concentrandosi sugli ultimi 51 giorni dell’assedio.
Gli antefatti del poema
[Link] nozze di Peleo e Teti: Durante il matrimonio tra il mortale Peleo e la nereide Teti, la dea
della discordia Eris, offesa per non essere stata invitata, lancia una mela d’oro con la scritta
“Alla più bella”, innescando una disputa tra Era, Atena e Afrodite. Paride, principe troiano,
sceglie Afrodite come vincitrice in cambio dell’amore di Elena, moglie di Menelao, re di
Sparta.
[Link] rapimento di Elena: Paride rapisce Elena, scatenando l’ira di Menelao, che con l’aiuto del
fratello Agamennone organizza una spedizione contro Troia, radunando i principali eroi
greci.
[Link] ostacoli per la partenza:
•Odisseo finge follia per evitare la guerra.
•Achille viene nascosto dalla madre Teti, vestito da donna.
•Agamennone sacrifica la figlia Ifigenia per placare Artemide e consentire la partenza della
flotta.
I temi principali
[Link] morale eroica: La guerra è vista dagli eroi come una possibilità per conquistare onore e
gloria. Nonostante i rischi, morire in battaglia garantisce una fama immortale, mentre
comportamenti disonorevoli conducono alla vergogna.
[Link] bottino e il riconoscimento sociale: La spartizione del bottino è simbolo del valore
personale. Achille, privato della schiava Briseide da Agamennone, percepisce l’atto come un
affronto al proprio onore e cade in uno stato di ira profonda.
3.L’ira di Achille (mēnis): La narrazione si apre con il rancore di Achille, un semidio dalla
collera devastante, rivolto contro Agamennone. Questo tema centrale dà avvio al poema e
influenza lo svolgimento degli eventi.
[Link] e accettazione del destino: Gli eroi mortali, come gli dèi, devono accettare la forza
inesorabile del destino. La consapevolezza della propria fine conferisce solennità e tragica
bellezza alle loro azioni.
I protagonisti
•Achille: Il guerriero semidivino per eccellenza, caratterizzato da un coraggio straordinario e
dalla consapevolezza del suo destino.
•Agamennone: Leader della spedizione greca, ma privo del carisma di Achille.
•Eroi e dèi: Le azioni umane e divine si intrecciano in un quadro che riflette la tensione tra
necessità e libertà individuale.
Un racconto circoscritto
L’Iliade si limita a narrare solo una parte della guerra di Troia, lasciando molti episodi ad altri
poemi del ciclo epico, come le Storie ciprie, l’Etiopide, o la Presa di Ilio. Questo approccio
selettivo permette al poeta di approfondire i temi e le emozioni legate agli ultimi giorni del
conflitto.
In sintesi, l’Iliade è un poema che celebra la ricerca della gloria, il coraggio e l’accettazione
del destino, ponendo l’umanità degli eroi sotto una luce eterna e tragica.
IL PROEMIO
Il Proemio dell’Iliade (Canto I, vv. 1-7)
Inquadramento narrativo
Il proemio introduce l’argomento principale dell’Iliade: l’ira di Achille (mēnis), una collera
devastante che condizionerà lo svolgimento degli eventi. L’Iliade si apre in medias res, nel
decimo anno della guerra di Troia, quando Achille si scontra con Agamennone, il
comandante dell’esercito acheo, dando avvio a una catena di conseguenze tragiche per i
Greci.
Contenuto del proemio
[Link] alla Musa (vv. 1-2)
•Il poeta chiede alla Musa, dea della poesia e dell’ispirazione, di cantare l’ira di Achille, tema
centrale del poema.
•Questa collera è definita “sciagurata” (ouloménē) per le morti e le sofferenze che ha portato
tra i Greci.
[Link] (vv. 2-6)
•L’ira di Achille causa:
•Lutti innumerevoli tra gli Achei.
•La morte di molti eroi, le cui anime precipitano nell’Ade
•La profanazione dei corpi, lasciati come preda di cani e rapaci.
[Link] del piano di Zeus (v. 6)
•Il proemio allude all’inevitabilità del fato, con la precisazione che tutto avviene secondo il
piano di Zeus, il sovrano degli dèi.
[Link] iniziale (v. 7)
•Viene anticipata la causa scatenante dell’ira: il conflitto tra Achille e Agamennone, descritto
come uno scontro tra due figure di spicco:
•Atride capo di genti (Agamennone).
•Achille divino (il più grande dei guerrieri greci).
Analisi tematica
1.L’ira (mēnis)
•La prima parola del poema, mēnis, è un termine usato solitamente per la collera divina.
Questo sottolinea la portata straordinaria dell’ira di Achille, un eroe semidivino.
[Link] tragicità del conflitto
•Il proemio pone l’accento sulle conseguenze devastanti dello scontro tra Agamennone e
Achille: le perdite umane e la violazione del codice eroico, con i corpi dei guerrieri
abbandonati senza sepoltura.
[Link] piano di Zeus
•L’intreccio tra volontà divina e azioni umane è un tema ricorrente nel poema: gli dèi
influenzano le vicende, ma i protagonisti mortali mantengono la responsabilità delle loro
scelte.
In che punto della storia ci troviamo?
Il proemio non inizia con il rapimento di Elena o con la partenza dei Greci per Troia, ma con
il conflitto interno tra Achille e Agamennone. Questo evento segna una svolta decisiva nella
guerra e prepara il terreno per l’approfondimento del carattere e del destino di Achille, il vero
fulcro del poema.
CRISE E AGAMENNONE
Inquadramento nella storia
Subito dopo l’invocazione iniziale e la presentazione del tema dell’ira di Achille nel proemio,
il Canto I descrive le circostanze che scatenano il conflitto tra Achille e Agamennone. La
causa immediata è un’offesa di Agamennone verso Crise, un sacerdote di Apollo, che porta
alla maledizione dei Greci e all’epidemia scatenata dal dio.
Sintesi dell’episodio
[Link] e la richiesta di riscatto (vv. 8-17)
•Crise, sacerdote di Apollo, si reca nel campo greco per chiedere la liberazione della figlia
Criseide, che era stata presa prigioniera e assegnata come schiava ad Agamennone.
•Crise offre un ricco riscatto per la figlia e chiede agli Achei di onorare Apollo, il dio della
guarigione e della profezia.
2.L’atteggiamento di Agamennone (vv. 18-29)
•Agamennone rifiuta con arroganza di restituire la ragazza e rifiuta il riscatto offerto.
Risponde con durezza al sacerdote, minacciando che se Crise dovesse tornare, non
sarebbe mai più libera, ma destinata a vivere come schiava ad Argo, molto lontana dalla sua
patria.
•Agamennone ordina quindi a Crise di andarsene, senza alcun rispetto per la sua supplica.
[Link] preghiera di Crise ad Apollo (vv. 30-40)
•Crise si allontana dal campo greco e prega Apollo, invocando la sua giustizia. Ricorda al dio
che in passato aveva onorato il suo tempio con sacrifici.
•Chiede a Apollo, protettore di Crisa, di punire i Greci con una pestilenza.
[Link] reazione di Apollo (vv. 41-54)
•Apollo ascolta la preghiera e, irato per l’offesa ricevuta dal sacerdote, scende da Olimpo
con il suo arco e scocca una freccia mortale contro i Greci.
•La pestilenza divampa nel campo, e per nove giorni le frecce di Apollo mietono vittime tra
gli Achei. Il giorno successivo, Achille convoca un’assemblea per cercare una soluzione alla
crisi.
Analisi tematica
[Link] a un dio e le sue conseguenze
•Il conflitto si origina dalla violazione del sacro diritto di ospitalità e rispetto verso i sacerdoti.
Agamennone, con il suo rifiuto di restituire Criseide, offende Apollo, il dio della salute e della
profezia, scatenando la sua ira.
•Questo episodio mette in evidenza la forza delle divinità, che, pur agendo secondo il loro
volere, sono anche a servizio della giustizia e dell’ordine cosmico.
2.L’orgoglio e l’autorità di Agamennone
•Agamennone, come capo della spedizione, è descritto come un personaggio arrogante e
orgoglioso, pronto a sacrificare il benessere dell’esercito per non rinunciare al bottino di
guerra, rappresentato da Criseide.
•La sua decisione di non cedere, nonostante il consiglio degli altri Achei, anticipa il conflitto
con Achille, che si sentirà offeso dal comportamento di Agamennone e farà valere il suo
onore.
[Link] tema della preghiera e della giustizia divina
•La preghiera di Crise a Apollo introduce il tema della giustizia divina, che agisce senza
riguardo per i mortali. La pestilenza scatenata da Apollo rappresenta una manifestazione
tangibile dell’autorità degli dèi, che puniscono l’arroganza degli uomini.
In che punto della storia ci troviamo?
Questo episodio si colloca all’inizio della guerra di Troia, ma evidenzia immediatamente il
conflitto interno tra i Greci. Dopo il rapimento di Elena, i Greci si trovano in difficoltà, non
solo per l’invasione dei Troiani, ma anche per i dissidi interni che minano la loro coesione. La
peste scatenata da Apollo è una manifestazione del disordine divino che riflette e amplifica
la discordia tra i leader greci.
ACHILLE E AGAMENNONE
In questa sezione della Iliade, ci troviamo dopo la pestilenza scatenata da Apollo, a causa
del rifiuto di Agamennone di restituire Criseide a suo padre Crise. La pestilenza ha colpito il
campo greco per dieci giorni, e Achille convoca un’assemblea per cercare una soluzione.
L’indovino Calcante rivela che la causa della malattia è proprio il comportamento di
Agamennone, che si è rifiutato di restituire la schiava. Agamennone accetta di restituirla, ma
chiede una compensazione, ovvero la schiava di Achille, Briseide.
Questo scatenato conflitto tra Achille e Agamennone si basa su un susseguirsi di accuse e
rivendicazioni. Achille accusa Agamennone di non rispettare il suo valore e le sue conquiste,
soprattutto per quanto riguarda la spartizione delle prede di guerra. Al contrario,
Agamennone cerca di ridurre il merito di Achille, sostenendo che i suoi successi siano dovuti
all’intervento degli dèi. La disputa culmina con una minaccia di Achille di ritirarsi dalla guerra,
un gesto che Agamennone non sembra temere inizialmente.
Il momento di maggiore tensione arriva con l’intervento di Atena, che interviene per impedire
che Achille uccida Agamennone, calmando la sua rabbia con parole di promesse divine.
Questo intervento diventa cruciale per evitare un disastro nel conflitto tra i due, ma non
risolve il conflitto di fondo, che si radica nei principi di potere e valore che li motivano.
I principali temi di questa sezione sono la lotta per il potere (rappresentato da Agamennone)
e il valore (difeso da Achille), nonché il contrasto tra l’autorità arbitraria di Agamennone e il
merito individuale di Achille.