Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni12 pagine

FILOSOFIA

Il positivismo è un movimento culturale nato in Francia nell'Ottocento, che esalta la scienza come unico metodo di conoscenza per risolvere i problemi umani, con principali esponenti come Comte. Comte definisce la scienza come un insieme di leggi regolanti i fenomeni e classifica le scienze in ordine di complessità, con la sociologia come disciplina centrale. Gentile e Croce, due figure importanti del pensiero italiano, offrono visioni diverse sull'idealismo e il rapporto tra filosofia e storia, con Gentile che sostiene l'attualismo e Croce che enfatizza la distinzione tra sfera teorica e pratica.

Caricato da

paolaocchi29
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni12 pagine

FILOSOFIA

Il positivismo è un movimento culturale nato in Francia nell'Ottocento, che esalta la scienza come unico metodo di conoscenza per risolvere i problemi umani, con principali esponenti come Comte. Comte definisce la scienza come un insieme di leggi regolanti i fenomeni e classifica le scienze in ordine di complessità, con la sociologia come disciplina centrale. Gentile e Croce, due figure importanti del pensiero italiano, offrono visioni diverse sull'idealismo e il rapporto tra filosofia e storia, con Gentile che sostiene l'attualismo e Croce che enfatizza la distinzione tra sfera teorica e pratica.

Caricato da

paolaocchi29
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd

FILOSOFIA

IL POSITIVISMO
è un movimento culturale che nacque in Francia nella prima metà
dell’Ottocento, anche se fu un fenomeno europeo (non circoscritto
al panorama francese) ed ebbe come principali esponenti Ardigò e
August Comte.
Tale movimento si basa sull’esaltazione della scienza: infatti, essa
veniva vista come l’unico metodo di conoscenza e l’unico mezzo in
grado di poter risolvere i problemi dell’uomo.
Si può dire che le idee generali del positivismo fossero:
1- Esaltazione della scienza, specialmente il metodo scientifico di
Galileo veniva visto come unico mezzo per poter conoscere
davvero qualcosa)
2- Ruolo specifico assegnato alla filosofia: essa serviva per
coordinare i risultati delle singole scienze
3- È proprio il progresso della scienza a consentire il progresso
umano
Rapporto tra positivismo ed illuminismo:
il positivismo si configura in realtà come una ripresa del programma
illuministico, ma all’interno di un nuovo contesto storico sociale, che
ormai era post-rivoluzionario, ed era caratterizzato dal capitalismo
industriale e dallo sviluppo della scienza.
Affinità tra illuminismo e positivismo:
 la ragione e il sapere intesi come strumenti di progresso che
l’uomo aveva
 scienza esaltata
 visione laica
Ma anche differenze tra illuminismo e positivismo:
 momento storico: come detto prima, l’illuminismo si era
sviluppato in un periodo caratterizzato dall’ascesa della borghesia
(promuovendola), mentre il positivismo opera in un contesto in cui
già la borghesia è affermata e il suo potere è consolidato;
 visione della filosofia e della scienza: gli illuministi erano
interessati ad una fondazione gnoseologica della scienza, per
smentire le antiche credenza metafisiche, mentre invece i positivisti
esaltavano la scienza perché puntavano ad una riedificazione delle
certezze assolute; infatti, i positivisti attuavano un’assolutizzazione
della scienza.
-
COMTE: il maggior esponente del positivismo:
vita:
nacque nel 1798 a Montpellier, da una famiglia modesta, e fin da
piccolo si interessò alle discipline scientifiche. Fu il maggior
esponente del positivismo e il padre fondatore del Socialismo.
Opere principali:
- Corso di filosofia positiva = scritta fra il 1830 e il 1840
- Discorso sullo spirito positivo
- Catechismo positivista
- Trattato di sociologia
Come intendeva il “positivo”:
attribuì cinque significati al termine positivo: RUCPC= reale, utile,
certo, preciso e costruttivo; ciò ha indotto alcuni studiosi a trovare
affinità anche con la mentalità romantica, solo che nel positivismo si
infinitizza la scienza.
Come intendeva la scienza:
per spiegare la definizione di scienza, Comte effettua una
distinzione tra erudizione e scienza: mentre l’erudizione consiste in
fatti non controllati da leggi, la scienza consiste in fatti
regolamentati da leggi; Comte afferma quindi che lo scopo della
scienza è riuscire a prevedere le leggi dei fenomeni, così da poterli
prevedere e manipolare a nostro vantaggio; ed è proprio questo
controllo sui fatti a poter escludere il ricordo a cause metafisiche.
Classificazione delle scienze:
tra le scienze positive, Comte ne classifica 5, in ordine crescente di
complessità: astronomia, fisica, chimica, biologia e sociologia.
Nell’elenco non figurano né la matematica né la filosofia, perché: la
matematica è la scienza che sta alla base di tutte le altre, è la base
fondamentale; la filosofia invece è una metodologia delle scienze,
vale a dire ha il compito di scoprire le relazioni tra di loro e
sintetizzarle in principi comuni.
Sociologia:
la sociologia, anche detta “fisica sociale”, deve quindi dirigere
un’indagine scientifica per poter portare alla luce le leggi che
regolano i rapporti sociali, esattamente come la fisica stabilisce le
regole dei fenomeni fisici; solo in questo modo si possono vincere le
crisi in cui versano le nazioni.
Comte divide la sociologia in: statica sociale e dinamica sociale:
 Statica sociale: studia le leggi dell’ordine già presente nella
società
 Dinamica sociale: studia le leggi dello sviluppo della società.
Questa si basa sulla legge dei tre stadi, uno dei concetti chiave
di Comte; secondo egli, infatti, l’umanità passa attraverso 3
stadi: stadio teologico, nel quale si cerca di spiegare i
fenomeni come prodotti di agenti soprannaturali; stadio
metafisico, in cui si cerca di spiegare i fenomeni come prodotti
delle idee; stadio positivo, in cui si rinuncia a domandarsi
quale sia l’origine dei fenomeni e dell’universo.
Ma come si fa a conoscere le leggi sociali alla base della statica e
dinamica sociale? Secondo Comte tramite l’osservazione,
l’esperimento e il metodo comparativo.
GENTILE (1875-1944):
vita e opere:
Gentile nacque nel 1875 in Sicilia, e qui condusse gli studi fino alla
sua laurea; si laureò in filosofia nel 1897. Nello stesso anno, nella
rivista “studi storici”, pubblicò una critica del materialismo storico,
un saggio che gli valse l’abilitazione all’insegnamento; la critica si
basava sul fatto che non considerava il materialismo come una
filosofia storica, in quanto non si concretizzava mai, e Marx di
conseguenza era visto solo come un’idealista che non si rendeva
conto che era la ragione a dominare la realtà. Questa critica, inoltre,
con un altro saggio (“la filosofia della prassi”) andò poi a formare il
volume denominato: “la filosofia di Marx”.
Gentile divenne molto amico di Croce, e con lui attuò una serie di
iniziative per rilanciare l’idealismo in Italia. A Napoli consolidò
questa collaborazione, soprattutto con la rivista “la Critica” del
1903. L’intento dei due era quello di riscoprire la cultura italiana
dell’800, e soprattutto rilanciare l’idealismo che, dopo la morte di
Spaventa, era entrato in crisi a causa del dilagare di filosofie
antidealiste; proprio da qui nacque il tema della “rinascita
dell’idealismo”, una prolusione tenuta nell’università di Napoli in
occasione del conseguimento della libera docenza in filosofia.
A Palermo Gentile insegnò all’università di lettere e filosofia, e
scrisse una serie di opere, tra cui la “riforma della dialettica
hegeliana” del 1913, nella quale sostenne che i problemi vanno
risolti tramite l’atto del pensiero. La critica verso Hegel si basava sul
fatto che egli, secondo Gentile, si era concentrato sulla dialettica
del pensato (vale a dire dell’oggetto del pensiero) quando invece
avrebbe dovuto concentrarsi sulla dialettica del pensante (vale a
dire del soggetto che pensa) perché la vera e unica realtà è quella
del pensiero in atto. In questo anno entrò in conflitto con Croce
sull’interpretazione dell’idealismo: infatti, mentre Gentile sosteneva
che teoria e pratica fossero unite nel pensiero dell’uomo e l’attività
dello spirito dev’essere intesa come unità, Croce sosteneva invece
la distinzione tra momento filosofico e momento estetico. Vedi tu
che stronzate che avevano da pensare boh.
Si trasferì a Pisa e qui iniziò una nuova fase della sua produzione,
tra cui la teoria generale dello spirito come atto puro, del 1916, che
fu la sua prima opera matura (non ho capito le altre erano cagate?
E allora che ne abbiamo parlato a fare finora???).
Nel 1922, con l’avvento del fascismo, lui ne fu un sostenitore! Iniziò
infatti il suo impegno politico, con la carica di ministro
dell’istruzione, e riformò l’ordinamento scolastico e universitario. La
sua adesione al fascismo fu sempre convinta, così come dimostra il
manifesto degli intellettuali fascisti. Deficiente.
Attualismo:
(= la vera e unica realtà è quella del pensiero in atto)
il suo idealismo si configura come attualismo; ciò viene fatto risalire
alla teoria generale dello spirito come atto puro, opera del 1916.
Si parla di attualismo perché Gentile sosteneva che l’atto del
pensare fosse il fondamento della filosofia, e che la vera e unica
realtà fosse quella del pensiero in atto; in ciò l’attualismo si avvicina
ad Hegel, a Fitche, e anche a Cartesio, dal quale Gentile prese
spunto. Gentile sottolineò che l’Io si pone immediatamente come
soggetto pensante, perché il suo primo atto è proprio quello del
pensare; definì l’atto puro del pensare come “autocisti”, vale a dire
il processo che si attua nella coscienza dell’Io, con cui l’Io pone
simultaneamente sé stesso e il mondo esterno in una sintesi
unitaria.
Storia e filosofia:
Gentile sosteneva che non fossero discipline distinte, bensì
sostanzialmente equivalenti e convertibili; ne parla nel “concetto
della storia della filosofia”:
- La filosofia è prodotta dallo spirito
- La storia è lo svolgimento della natura
Non è la storia ad identificarsi con la filosofia, bensì è la filosofia ad
identificarsi con la storia, dice Gentile (negli stessi anni invece
Croce sosteneva il contrario)
Valore dell’uomo:
per Gentile, il valore dell’uomo non consisteva nel rapporto
esteriore che si instaurava tra i vari individui, bensì nel valore della
coscienza interiore di ciascuno, in grado di esaltare le relazioni coi
propri simili.

CROCE (1866-1952):
vita:
nacque nell’Aquila, a Pescasseroli, da una famiglia ricca e facoltosa,
e frequentò il collegio a Napoli, ma perse i genitori e la sorella a
causa del terremoto dell’83’; trascorse un breve periodo a Roma
con suo zio Silvio Spaventa, e nell’86’ tornò a Napoli, dove iniziò i
suoi studi di giurisprudenza e acquistò la casa che era stata di
Giambattista Vico, nella quale si trasferì; tale acquisto ebbe un
grande valore simbolico per lui, perché Vico era per lui uno dei suoi
filosofi di riferimento. Non terminò gli studi universitari e i suoi
interessi vertevano più che altro su filosofia e critica letteraria;
entrò così in contatto con gli scritti di Hegel e di De Sanctis, e si
avvicinò all’idealismo; tuttavia, non si tratta di un ritorno a tale
corrente, bensì ad una reinterpretazione di tali testi, fondata sulla
rilevanza riconosciuta all’estetica prima della filosofia (interesse che
era derivato dalla lettura di De Sanctis); l’avvicinamento
all’idealismo favorì l’incontro e l’amicizia con Giovanni Gentile, col
quale nel 1903 fondò la rivista “la critica”, che per anni si impose
come voce del neoidealismo italiano. Successivamente l’amicizia
con Gentile si ruppe a causa di contrasti ideologici. Quando ci fu
l’avvento del fascismo, Croce si schierò contro e la sua produzione
non venne meno.
pensiero di Croce:
si allontanò dall’idealismo tedesco e sostenne la teoria “dei
distinti”: infatti, pensava che l’attività dello spirito si dividesse in:
- Sfera “teorica” = nella quale rientravano arte e filosofia
- Sfera “pratica” = nella quale rientravano economia ed etica
Queste due sfere erano strettamente collegate, ma Croce attribuì il
primato alla sfera pratica, perché l’uomo ancor prima di agire
elabora il progetto che intende realizzare.
Sfera teorica:
 parla dell’arte nelle opere “l’estetica come scienza
dell’espressione linguistica generale” del 1902; l’arte rappresenta la
scienza basata sull’intuizione; ps: l’arte viene esaltata perché è la
forma di intuizione senza alcun condizionamento esterno.
 parla della filosofia nell’opera “logica come scienza del concetto
puro” del 1908; la filosofia è basata sulla riflessione.
Prima l’uomo percepisce grazie all’intuizione, e poi riflette ed
elabora; mentre l’intuizione consente la conoscenza del particolare,
la riflessione consente la conoscenza degli universali, vale a dire
delle idee.
Sfera pratica:
 economia: disciplina che ricerca il bene particolare per
l’individuo;
 etica: disciplina che ricerca il bene universale per l’individuo.
Croce, quindi, supera la concezione triadica di Hegel; infatti, le sue
quattro categorie, si evolvono autonomamente su un piano
orizzontale
Si può quindi dire che il pensiero di Croce si basasse sul dualismo
particolare e generale, in cui: l’arte e l’economia ricercavano il
particolare (l’arte per la sfera teorica e l’economia per la sfera
pratica) e la filosofia e l’etica ricercavano l’universale (la filosofia
per la sfera teorica e l’etica per la sfera pratica).
L’obiettivo di Croce è quello di rimarcare l’unità tra azione e
pensiero, tra teoria e prassi, nel riconoscimento della libertà umana;
anche la storia, per Croce, sta sempre dentro la mente dell’uomo,
perché il suo storicismo è finalizzato ad affermare la vita e la realtà.
L’obiettivo della storia è l’uomo, situato nella contrapposizione tra
bene e male.
--
MONTESSORI (1870-1952):
fu una pedagogista, neuropsichiatra infantile, educatrice, filosofa,
medico e scienziata italiana. Divenne nota per il metodo educativo
che prende il suo nome, il metodo Montessori, il quale fu adottato
da migliaia di scuole dell’infanzia, elementari e medie in tutto il
mondo.
Vita:
nacque nel 1870 a Chiaravalle da una famiglia borghese, e nel 1890
si iscrisse all’università di medicina. Il suo percorso intellettuale
venne segnato soprattutto da personaggi come:
-Baccelli: un medico progressista che la seguì nella sua vita;
-Sergi: le fornì una serie di competenze antropometriche e una
nuova concezione della pedagogia, senza la quale non sarebbe nata
la pedagogia montessoriana;
-De Sanctis: col suo sostegno scrisse la tesi di laurea; inoltre, il loro
legame si intensificò nel 1904, quando la Montessori si iscrisse alla
facoltà di filosofia: infatti, Sergi la spinse ad occuparsi di
antropologia, della quale poi ottenne la libera docenza.
Il periodo tra il 1905 e il 1907 fu importante nella storia della
psicologia, poiché ci fu il quinto congresso internazionale di
psicologia (a Roma) e vennero assegnate le prime 3 cattedre di
psicologia sperimentale.
La Montessori parlò di questo congresso, sostenendo che in esso
vennero messe in prima linea la psicologia sperimentale e
l’antropologia pedagogica in rapporto alla scuola pedagogica, in
accordo con i principi fondamentali della scienza dell’educazione.
Inoltre, sostenne anche che questa nuova psicologia era anche
finalizzata a fronteggiare problemi sociali, come quello della
delinquenza minorile, e avrebbe favorito nuove leggi per far entrare
nei riformatori la pedagogia, la psicologia e l’antropologia.
Nel 1907 ci furono le prime case per bambini:
le prime case per bambini nacquero nel 1907 a Roma, e furono
volute da Talamo, il direttore generale dell’IRBS; si trattava di istituti
improntati all’educazione e all’insegnamento, rivolti a bambini dai 3
ai 5 anni. In tali scuole si utilizzava un metodo secondo il quale i
bambini erano liberi di esprimersi, perché la psicologia infantile si
studia e si comprende proprio grazie all’osservazione di tali
manifestazioni spontanee; la Montessori infatti criticava il metodo
tradizionale perché esso utilizzava gli oggetti come sussidi
occasionali e impediva la libera espressione del bambino; dal canto
suo, creò quindi un ambiente stimolante e ricco di stimoli, dove ogni
bambino era libero di esprimersi come preferiva, e l’unico limite era
quello di non poter offendere, ledere o danneggiare altri bambini.
Gli strumenti principali erano gli esercizi percettivi e le occupazioni
di vita pratica. Nel giro di pochi mesi ottenne risultati incredibili nel
cambiamento del comportamento infantile.
Qualche anno dopo l’apertura delle case per bambini, decise di
ampliare il suo metodo, e lo estese anche a scuole elementari
montessoriane.
Nel 1909 scrisse il volume più importante della sua carriera: “il
metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione
infantile nelle case dei bambini”; in esso specifica che la sua
impostazione scientifica fa riferimento soprattutto all’antropologia
fisica e la psicologia sperimentale.
Nel 1950 scrisse “la scoperta del bambino” nella quale chiarì
bene il suo approccio in ambito scolastico: aboliva il banco perché il
bambino doveva essere in grado di potersi muovere, aboliva la
cattedra perché la maestra non doveva fare lezioni collettive ma
concentrarsi sull’individualità di ognuno, ed era compito dei
bambini mantenere l’ordine nelle aule.
In sostanza, la psicologia montessoriana era attenta a favorire lo
sviluppo del bambino tramite pratiche non intrusive.
CORLEO (1823-1891):
vita
nacque a Salemi nel 1823 e si laureò in medicina, ma non
abbandonò mai gli interessi per la filosofia e la psicologia, che lo
portarono a lasciare la professione medica per la cattedra di
filosofia presso l’Università di Palermo. Nel 1889 infatti aprì proprio
a Palermo il primo laboratorio di psicologia sperimentale. Corleo fu
importante perché fa parte della serie di autori che, nel corso del
19esimo secolo, contribuirono all’inserimento della filosofia
nell’ateneo di Palermo.
Opere:
la sua produzione costituisce il compimento della cultura filosofica a
Palermo, che grazie all’unione del 1861 era uscita dall’isolamento
regionalistico. Le sue opere più importanti da un pdv filosofico
furono:
- Filosofia universale (1860-63)
- Filosofia dell’identità (1879)
in queste, Corleo sostenne che ai due metodi tradizionali, vale a
dire il metodo deduttivo e quello induttivo, ne andava aggiunto un
terzo: il metodo dell’identità; con ciò, egli voleva intendere che, nel
ricercare la verità dell’universo, non ci si deve scordare di ricercare
soprattutto il principio della propria identità, perché è questo che
sta alla base di tutto: l’uom, infatti, ogni volta che coglie un
fenomeno, elabora una sintesi unitaria del fenomeno nel contesto
della realtà.
Corleo, inoltre, si occupò anche di opere medico-fisiche nel periodo
giovanile (già in queste due opere si riscontrava il principio della
filosofia dell’identità, che Corleo poi elaborò nelle due opere
filosofiche successivamente):
- Le ricerche sulla natura dei fluidi imponderabili (1852):
in quest’opera analizzò i cosiddetti fluidi imponderabili, ossia che
non hanno peso, vale a dire: il calore, la luce e il magnetismo; egli
però arrivò alla conclusione che in realtà non esistono fluidi
imponderabili, perché alla base di tutti questi fenomeni si pongono
delle molecole ponderabili; qui anticipa il tema della sua successiva
filosofia dell’identità, vale a dire il concetto di sostanza
- Le ricerche sulla natura dell’innervazione con applicazioni
terapeutiche e patologiche (1857):
quest’opera è una conseguenza della prima, e sostiene che
l’innervazione non è un ente sui generis per Corleo, bensì è una
sostanza, è il modo di essere dell’encefalo e dei nervi, il risultato
delle azioni di tutto l’organismo.

BUCCOLA (1854-1885):
nacque a Palermo e morì a Torino. Ebbe rapporti con Carducci e
Rapisardi e cominciò a studiare i tempi di reazione e le malattie
mentali in relazione alla farmacologia come terapia.
Opere:
- La dottrina dell’eredità” (1879): incentrata sulla psicologia e
sul positivismo; era convinto che la psicologia moderna
dovesse prendere le distanze da quella filosofica,
attenzionando solo i fenomeni psichici; sostenne che tali
fenomeni psichici erano trasmessi per eredità. Avviò così un
laboratorio per misurare i tempi di reazione i processi psichici.
- La legge del tempo nei fenomeni del pensiero (1883): era una
sintesi delle sue ricerche ed esperimenti; era talmente
convinto dei suoi studi che rifiutò anche la cattedra in filosofia
a Genova per potervisi dedicare al meglio
- L’archivio: è per questo che in gran parte lo ricordiamo; si
tratta di un insieme si appunti, studi e lettere, conservato
presso la biblioteca comunale di Palermo; quando Buccola morì
questo passò nelle mani del fratello, che nel 1936 lo donò alla
biblioteca.
In sostanza fu importante perché le sue opere rappresentano la
testimonianza dello sviluppo della psicologia come scienza e
l’evoluzione della psichiatria.

Potrebbero piacerti anche