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BILANCIO

Il documento fornisce un'analisi dettagliata delle finalità e delle normative riguardanti il bilancio aziendale, evidenziando l'importanza di un bilancio integrato che includa anche informazioni non finanziarie. Viene discusso il ruolo del bilancio come strumento informativo per vari stakeholder e le differenze tra principi contabili nazionali e internazionali. Infine, si sottolinea l'importanza della chiarezza e della correttezza nella redazione del bilancio, secondo le disposizioni del Codice Civile e dei principi contabili.

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Il documento fornisce un'analisi dettagliata delle finalità e delle normative riguardanti il bilancio aziendale, evidenziando l'importanza di un bilancio integrato che includa anche informazioni non finanziarie. Viene discusso il ruolo del bilancio come strumento informativo per vari stakeholder e le differenze tra principi contabili nazionali e internazionali. Infine, si sottolinea l'importanza della chiarezza e della correttezza nella redazione del bilancio, secondo le disposizioni del Codice Civile e dei principi contabili.

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BILANCIO

APPUNTI DI
FRANCESCA MANNA
(+ ESERCIZI a fine pt. 1 e 2)
(2020 – 2021)
NB: QUESTO MATERIALE NON PUÒ SOSTITUIRE LO STUDIO ATTRAVERSO I LIBRI E LE
SLIDE/SPIEGAZIONI DEL PROFESSORE. SONO APPUNTI PERSONALI, NON MATERIALE DIDATTICO.

1
PARTE 1

2
1. LE FINALITÀ DEL BILANCIO
▪ L’azienda deve essere dinamica, in quanto deve adattarsi al contesto competitivo (mercato di riferimento a cui si rivolge e
mercato di approvvigionamento).
Si sta passando sempre più a livello mondiale ad un BILANCIO INTEGRATO, ovvero un bilancio che presenta, oltre i dati numerici,
anche delle informazioni NON finanziarie (impatto ambientale, sociale) perché bisogna tenere conto anche dell’etica aziendale,
ovvero COME questa raggiunge i suoi obiettivi.
▪ La conoscenza e la comunicazione di informazioni relative all'attività economica e finanziaria delle imprese è di importanza
fondamentale per l'effettivo funzionamento del sistema economico in cui le imprese medesime operano.
Le informazioni che possono essere di utilità e di interesse sono molteplici, tra cui quelle relative al patrimonio dell’impresa e
alle sue variazioni, come il risultato economico conseguito nell'esercizio. Tali informazioni sono esposte nel bilancio.
IL BILANCIO DI ESERCIZIO O DI FUNZIONAMENTO È UNO STRUMENTO INFORMATIVO DI DATI PATRIMONIALI, FINANZIARI ED
ECONOMICI DELL'IMPRESA INTESA COME ENTITÀ DISTINTA DA QUELLA DEI SUOI AZIONISTI E PROPRIETARI.
▪ Il bilancio è dunque un documento di sintesi che assolve una FUNZIONE INFORMATIVA.
La funzione informativa è duplice:
▫ Dall’interno verso l’interno: per effettuare valutazioni sugli attori del sistema d’impresa (il bilancio permette una
VALUTAZIONE DELL’OPERATO DEGLI AMMINISTRATORI)
▫ Dall’interno verso l’esterno
Infatti, i destinatari del bilancio sono molteplici:
1. SHAREHOLDERS (soci): per capire lo stato di salute della società in cui hanno immesso il capitale di rischio, necessitano di
essere informati periodicamente sulle risorse a disposizione e sull'utilizzo di tali risorse, al fine di prendere decisioni circa i
propri investimenti.
2. STAKEHOLDERS (portatori di interessi, interlocutori dell’azienda), [es. banche, per accertarsi della restituzione dei finanziamenti;
ambiente politico (regioni, comuni ecc), in quanto la localizzazione impatta il funzionamento aziendale (es. agevolazioni fiscali, facilità di
accesso al sistema finanziario)].
3. MANAGEMENT AZIENDALE (governance amministrativa) per fare valutazioni di carattere contabile ma anche strategico (es.
per decisioni di make or buy, per effettuare valutazioni e scelte basandosi su una analisi delle risorse a disposizione). Per tali scopi esso
viene normalmente integrato con maggiori dettagli e con altre informazioni, affinché la direzione possa espletare in modo
adeguato le sue funzioni.
▪ Requisiti nella realizzazione del bilancio:
▫ NEUTRALITÀ: Essendo rivolto ad una platea eterogenea di destinatari, il bilancio deve essere redatto in maniera imparziale,
dando una rappresentazione obiettiva dell’effettiva situazione aziendale, per evitare asimmetrie informative (nascondere o
enfatizzare alcuni aspetti dell’attività aziendale). Chi lo redige deve infatti utilizzare gli schemi previsti dalla legge.
▫ PERIODICITÀ: Il bilancio deve essere redatto alla fine di ogni periodo amministrativo, che ha durata annuale, solitamente da
gennaio a dicembre (non sempre, es. per società di calcio da 30 giugno a 1 luglio perché segue la durata della stagione).; l’esercizio è il
periodo cui il bilancio si riferisce (es. esercizio 2019).
▪ La FINALITÀ del bilancio di esercizio è quindi FORNIRE, secondo principi contabili, UNA PERIODICA ED ATTENDIBILE
RAPPRESENTAZIONE DEI TRE PROFILI AZIENDALI:
- Aspetto patrimoniale: misura l’ammontare complessivo delle risorse che sono definitivamente acquisite dal soggetto
aziendale, necessarie a far fronte alle obbligazioni che l’azienda contrae nell’esercizio della propria attività (capitale sociale)
(Valutazione e composizione del patrimonio aziendale)
- Aspetto economico: misura la capacità del soggetto aziendale di produrre reddito (differenza tra costi e ricavi, utile o perdita)
(Risultato economico conseguito nell'esercizio, al netto dell’imposizione fiscale)
- Aspetto finanziario: misura capacità di far fronte alle obbligazioni contratte (solvibilità e solidità) (liquidità aziendale, cash flow)
[NB: la manifestazione finanziaria è strettamente legata a quella economica, ma non necessariamente sono allineate [è
possibile che pur avendo materialmente vi siano dilazioni di pagamento esplicite o implicite (implicite quando il debitore
non è in grado di pagare e rallenta il pagamento)].
- (+) presenta tutti gli altri elementi essenziali affinché il bilancio d'esercizio possa assolvere la sua funzione di strumento
d'informazione in modo intelligibile e corretto. Tali informazioni vanno esposte nella nota integrativa del bilancio.

3
2. LE FONTI NORMATIVE
Secondo il sistema in vigore oggi, il bilancio è un INSIEME DI DATI E INFORMAZIONI, STRUTTURALMENTE COMPOSITO E
ORGANICO, GOVERNATO DA UN SISTEMA DI REGOLE E PRINCIPI.
Distinguiamo:
▫ CODICE CIVILE (introduce il principio di rilevazione)
▫ PRINCIPI CONTABILI (descrivono la tecnica di rilevazione)
▫ REGOLAMENTO UE 1606/2002
La modalità di costruzione del bilancio nasce nel ‘91 secondo una logica di standardizzazione per tutti gli aderenti alla Comunità
Europea, per rendere equiparabili i bilanci a livello europeo; ma con regole tecniche differenziate . [es. in Italia vi è il principio di
derivazione rafforzata: dal bilancio civilistico si acquisiscono i numeri per il cd. “Bilancio fiscale” su cui vengono calcolate le imposte
(contaminazione tra principi civilistici e fiscali), per cui si è propensi a contenere l’utile fiscale per pagare meno imposte, è DEFORMANTE].
Esiste un dualismo tra:
▪ Principi contabili internazionali (IAS), basati sul principio del FAIR VALUE (valore di mercato o normale), che si viene a
realizzare in un mercato in libera transazione tra parti consapevoli. È un valore dinamico, che ha una funzione informativa
per gli investitori, in quanto fornisce una fotografia a valori correnti della situazione aziendale.
[Es. precedente: Palazzo Mincuzzi: secondo questa logica il valore sarà rettificato a patrimonio netto aziendale].
Questi considerano il bilancio uno strumento rivolto prevalentemente agli INVESTITORI ATTUALI E POTENZIALI.
Questo metodo assolve meglio la funzione di bilancio ma non è stato adottato in Italia perché si sarebbero creati falsi.
▪ Principi contabili nazionali (OIC), che seguono il criterio del COSTO STORICO: il valore netto di bilancio non deve poter
erodere il patrimonio netto aziendale (priorità assoluta di TUTELARE I TERZI che hanno rapporti con l’azienda).
[es. Palazzo Mincuzzi: società ha un valore di iscrizione di 10 lire, ma oggi il valore di mercato è un milione di volte più alto
(sottovalutazione del costo storico aziendale), per cui quel valore storico, certo, non evidenzia il valore attuale, ma limita la discrezionalità
del bilancio di esercizio].
Inoltre, l’utile di esercizio registrato rappresenta la quota di reddito liberamente distribuita a favore degli shareholders.
La violazione di questi principi comporta una violazione di LEGGE (se durante la verifica ex post sulla loro corretta
applicazione emerge che questi sono stati violati, è reato penale).
Dunque, non sempre i principi nazionali sono sovrapponibili a quelli internazionali [es. Natuzzi non è quotata in Borsa Italiana ma al
New York stock exchange, perché secondo i principi nazionali non raggiungeva gli standard di quotazione, mentre secondo il FAIR VALUE si].

LE FONTI NORMATIVE INTERNAZIONALI


Secondo il [Link]. 28 febbraio 2005, n. 38, talune società hanno l’obbligo di redigere il bilancio secondo i PRINCIPI CONTABILI
INTERNAZIONALI (IAS/IFRS), che hanno valore analogo alle norme del Codice civile.
Le finalità del bilancio IAS/IFRS sono contenute:
▫ Nello IAS 1, per il quale la finalità del bilancio consiste nel fornire una rappresentazione strutturata della situazione
patrimoniale-finanziaria, del risultato economico e dei flussi finanziari di un’entità di modo tale che risulti utile ad una vasta
gamma di utilizzatori nell’assumere decisioni di carattere economico
▫ Nel Conceptual Framework for Financial Reporting, secondo cui l’obiettivo generale del financial reporting consiste nel
fornire informazioni economico – aziendali utili per prendere decisioni in merito alle risorse da destinare all’impresa da
parte dei primary users, cioè gli investitori attuali e potenziali.
I soggetti che hanno l’obbligo di redigere il bilancio secondo i Principi Contabili internazionali sono prevalentemente società che
impattano sui mercati finanziari (perché l’interesse del legislatore comunitario è stato quello di tutelare i risparmiatori, ovvero:
- Società quotate in mercati regolamentati siti in uno Stato membro UE;
- Banche e altri enti finanziari vigilati da Bankitalia, quotati e non quotati;
- Compagnie assicurative vigilate da IVASS.
Sono escluse dall’adozione degli IAS/IFRS le società che redigono il bilancio in forma abbreviata, ovvero che hanno, per due
esercizi consecutivi:
- Totale attivo dello stato patrimoniale < € 4.400.00;
- Ricavi delle vendite e delle prestazioni < € 8.800.000;
- Numero medio dipendenti < 50.
Queste società (diversamente da quelle obbligate a redigere il bilancio secondo i Principi Contabili Internazionali) possono
adottare in via facoltativa i principi contabili IAS/IFRS per il bilancio consolidato o per il bilancio d’esercizio.
[NB: il BILANCIO CONSOLIDATO è quel bilancio che fotografa la dinamica aziendale del gruppo (insieme delle imprese: società
holding e società controllate sottostanti), considerandola come un’unica grande impresa].
[principi contabili internazionali sono impostati sui bilanci consolidati e poi hanno il bilancio separato (principi nazionali al
contrario)]

4
LE FONTI NORMATIVE NAZIONALI
▪ Il CODICE CIVILE definisce le «regole generali» che presiedono alla formazione del bilancio.
Questo introduce le regole generali IMMUTABILI (in tutta l’unione europea, per poter comparare i valori di stati diversi).
▫ Con la Direttiva 2013/34/UE, sono state introdotte numerose modifiche agli articoli del codice civile dedicati alla
predisposizione del bilancio. L’introduzione di tale Direttiva rientra in un quadro di armonizzazione della normativa
nazionale con i principi contabili internazionali. [es. è stato inserito nel bilancio il RENDICONTO FINANZIARIO, la cui funzione è
analizzare i cash flow interni all’azienda].
▫ Successivamente il legislatore è intervenuto con il Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n. 139 al fine di integrare e
modificare il Codice civile in materia di bilancio d’esercizio e consolidato (in materia di: Revisione Legale, Assicurazioni,
Principi contabili Internazionali)
IL CODICE CIVILE REGOLAMENTA NEL LIBRO V (Artt. 2423 e ss.) I PRINCIPI AI QUALI GLI OPERATORI ECONOMICI DEVONO
ATTENERSI NELLA REDAZIONE DEL BILANCIO.
Il legislatore civilistico disciplina:
- Il contenuto del bilancio
- La struttura del bilancio
- I metodi di valutazione [componenti valutative (es. rimanenze) di solito vengono stimate in difetto per pagare meno imposte sul
reddito di esercizio, o in eccesso se si vuole richiedere un finanziamento MA rimanenze finali diventano rimanenze iniziali e l’anno dopo e
ti trovi il problema]
Al fine di:
a. Garantire che il bilancio di esercizio sia valido strumento informativo;
b. Tutelare gli interessi di terzi.
Il CONTROLLO CONTABILE è l’organo di controllo che si occupa di verificare che il redattore di bilancio abbia rispettato
correttamente le regole tecniche, uno dei principi che utilizza è quello della SIGNIFICATIVITÀ (un errore è significativo quando è
rilevante per la corretta formazione del bilancio (clausola generale di bilancio), in relazione alla caratteristica dell’azienda).
Oggi questa attività da parte degli organi interni è legata non solo alla verifica della corretta rilevazione degli accadimenti
aziendali ma anche verifica dell’adeguatezza della struttura dell’azienda (l’attività di rilevazione deve essere proporzionata al
soggetto aziendale).
▪ Le modalità di applicazione delle regole civilistiche sono stabilite dai PRINCIPI CONTABILI NAZIONALI, che sono disposizioni di
natura tecnica emanate dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC).
Il compito dei principi contabili è quello di interpretare ed integrare tutti quegli aspetti tecnici che il codice civile non definisce.
[NB: bisogna seguire i principi più recenti perché vengono aggiornati nel tempo]
I Principi contabili si distinguono in:

5
LA CLAUSOLA GENERALE E I PRINCIPI DI REDAZIONE
Gerarchia delle norme di bilancio nazionali:

LA CLAUSOLA GENERALE DEL BILANCIO (IMPORTANTISSIMA)


È contenuta nell’art. 2423 codice civile:
- COMMA 1: gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto
economico, dal rendiconto finanziario e dalla nota integrativa;
- COMMA 2: il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione
patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio.
▪ Dunque, la clausola stabilisce che il compito di redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto
economico, dal rendiconto finanziario e dalla nota integrativa, spetta agli amministratori.
▪ Stabilisce inoltre che il bilancio deve essere:
a. CHIARO. Per chiarezza si intende la comprensibilità dei fenomeni economici sottostanti alle informazioni contenute in
bilancio; perseguita tramite il rispetto degli schemi del bilancio ed il divieto di raggruppamento delle voci.
Le principali violazioni del principio di chiarezza si hanno nei seguenti casi:
- Omissione di poste contabili o di talune voci degli schemi di bilancio;
- Commistione in un’unica posta di voci non omogenee;
- Indicazione di poste generiche o con denominazioni equivoche;
- Utilizzo di denominazioni che evidenzino la prevalenza della forma sulla sostanza.
b. VERITIERO e CORRETTO. Il principio della rappresentazione veritiera e corretta fa riferimento alla “buona fede” degli
amministratori che effettuano le valutazioni e le iscrizioni di valori in bilancio (true and fair view).
Nel bilancio ci sono infatti delle poste di STIMA, per cui viene richiesta una valutazione (es. grado di esigibilità dei crediti), si
parla infatti di veridicità del bilancio (quanto più vicino possibile alla realtà).
Le principali violazioni al principio di rappresentazione veritiera e corretta si hanno nei seguenti casi:
- Iscrizione di poste non corrispondenti ai fatti;
- Omissione di poste patrimoniali attive e passive;
- Costituzione di riserve occulte in fondi non aventi natura di poste del patrimonio netto.
(NB: violazioni: il redattore di bilancio ha la consapevolezza di arrecare un danno o un pregiudizio ad un terzo ≠ errore)
▪ La clausola generale è rafforzata da alcune previsioni:
▫ Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e
corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo (es. illustrazione dei criteri di contabilizzazione
delle spese sostenute per i programmi di ricerca e sviluppo realizzati nel periodo, ecc.);
Dunque, il Codice civile stabilisce una struttura rigida del bilancio, ma se questa non è sufficiente o idonea a rappresentare
l’azienda, è possibile integrare le informazioni nella nota integrativa o nel prospetto contabile con informazioni
complementari (NB non si possono restringere i principi ma si possono integrare).
▫ Il principio di rigidità della struttura del bilancio non deve venir meno in caso di informazioni marginali o non significative,
l’informazione deve essere comunque rilevata e NON omessa, senza però necessità di enfatizzarlo nella nota integrativa [es.
se Fiat compra delle penne, deve rilevarlo]
▪ Vi è infine una disciplina per eventuali deroghe, se necessarie al fine di perseguire il principio della rappresentazione veritiera e
corretta, come segue «Se, in casi eccezionali, l’applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con la rappresentazione
veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l’influenza sulla
rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono essere
iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato».

6
I PRINCIPI GENERALI DI BILANCIO
I PRINCIPI DI REDAZIONE DEL BILANCIO sono quei principi a cui si deve attenere il redattore del bilancio (il soggetto che redige il
bilancio a livello tecnico è il commercialista, il responsabile del documento è l’amministratore).
I principi di redazione del bilancio sono contenuti all’art. 2423-bis del codice civile:
«nella redazione del bilancio devono essere osservati i seguenti principi:
1. La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell'attività;
1bis) la rilevazione e presentazione delle voci è effettuata tenendo conto della sostanza dell’operazione o del contratto;
2. Si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell'esercizio;
3. Si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla data dell'incasso o del pagamento;
4. Si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo;
5. Gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente;
6. I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro».
I principi di redazione del bilancio previsti dall’art. 2423-bis del codice civile e integrati dai Principi Contabili sono quindi:
❖ PRINCIPI DI UTILITÀ E NEUTRALITÀ
I principi di utilità e di neutralità vanno letti congiuntamente:
- Il principio di utilità prevede che il bilancio debba essere redatto in modo tale da essere di concreta utilità per il maggior
numero dei destinatari. I valori in esso esposti devono essere attendibili, imparziali, analitici ed intellegibili per
permettere a tutti gli utilizzatori di effettuare previsioni sugli andamenti operativi futuri.
- Il principio di neutralità postula che il bilancio deve essere redatto sulla base di principi indipendenti e imparziali e non
subordinati agli interessi dei redattori o dei destinatari.
❖ PRINCIPIO DELLA CONTINUITÀ AZIENDALE (o GOING CONCERN) [importantissimo]
Il principio di continuità aziendale richiede che nella redazione del bilancio la valutazione delle voci sia fatta nella
prospettiva della continuazione dell’attività. Non è una regola comportamentale ma un’ipotesi generale, connaturata alla
stessa nozione di impresa (come istituto duraturo). Si considera un intervallo temporale di 12 mesi per verificare se il
soggetto è in grado di resistere (pagare debiti, produrre ricavi).
Si collega a due concetti:
- Solvibilità: capacità del soggetto di far fronte alle proprie obbligazioni in modo puntuale alle scadenze prestabilite;
- Solidità: capacità del soggetto aziendale di estinguere integralmente i propri debiti con quelli che sono gli asset iscritti
nell’attivo dello stato patrimoniale [se in questo momento decidessi di chiudere, riuscirei a pagare tutto con ciò che ho?].
▪ In caso di rischi nella capacità del soggetto aziendale di perdurare per i successivi 12 mesi, bisogna o intervenire o in casi
estremi sciogliere la società con dei criteri liquidatori. Qualora gli amministratori nella fase di predisposizione del bilancio:
- Identifichino significative incertezze in merito alla capacità dell’impresa di continuare l’attività, bisognerà fornire all’interno della
nota integrativa le informazioni relative ai fattori di rischio, alle assunzioni effettuate e alle incertezze identificate, nonché ai piani
aziendali futuri per far fronte a tali rischi ed incertezze;
- Concludano che non vi sono ragionevoli alternative alla cessazione dell’attività, ma non si sono ancora accertate le cause di
scioglimento di cui all’art. 2484 c.c., la valutazione delle voci di bilancio è fatta nella prospettiva della continuazione dell’attività
tenendo conto del limitato orizzonte temporale residuo. La nota integrativa dovrà fornire informazioni sulle circostanze e gli effetti
delle stesse sulla situazione patrimoniale ed economica;
- Accertino una delle cause di scioglimento di cui all’art. 2484 c.c., il bilancio d’esercizio è redatto senza la prospettiva della
continuazione dell’attività, e si applicano i criteri di funzionamento fino al formale avvio della procedura liquidatoria momento in cui
si dovranno applicare altri principi contabili e criteri di valutazione delle voci di bilancio (non studiamo in questo corso).
❖ PRINCIPIO DELLA PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA
Il principio di prevalenza degli aspetti sostanziali su quelli formali richiede che nella redazione del bilancio gli elementi
dell'attivo e del passivo siano valutati tenendo conto della «sostanza dell’operazione o del contratto».
In particolare, il principio in esame richiede di rilevare gli accadimenti secondo la loro sostanza economica al di là degli
aspetti formali derivanti delle implicazioni giuridiche e fiscali che li determinano
[es. contratto di leasing: si configura giuridicamente (aspetto formale) come un contratto di locazione ma sotto l’aspetto sostanziale è
una operazione di finanziamento, in quanto è caratterizzata da un riscatto al termine dell’operazione. Dunque, bisogna iscriverlo secondo
l’aspetto sostanziale, ovvero come un finanziamento]
Ai fini della corretta iscrizione dell’operazione gli amministratori dovranno in primo luogo individuare i diritti, gli obblighi e
le condizioni ricavabili dai termini contrattuali delle transazioni e successivamente confrontare gli stessi con le disposizioni
ricavabili dai singoli principi contabili.
❖ PRINCIPIO DI PRUDENZA
Il principio di prudenza prevede che si possano indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio e
che si debba tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio anche se conosciuti dopo la chiusura di questo.
L’effetto congiunto di queste disposizioni comporta che:
- Le componenti positive di reddito vanno rilevate solo se realizzate entro la chiusura dell’esercizio;
- Le componenti negative vanno rilevate in ogni caso, anche se non definitivamente realizzate (se di competenza
dell’esercizio). (limite: arbitraria riduzione del reddito e del patrimonio). [Qualora a fine esercizio si fosse a conoscenza
di rischi di oneri o perdite future relativi ad eventi passati occorre procedere ad opportuni accantonamenti].

7
❖ PRINCIPIO DELLA COMPETENZA ECONOMICA
Il principio di competenza economica ha la funzione di guidare l'attribuzione dei componenti di reddito ai diversi esercizi di
competenza. Esso prevede che:
- I ricavi sono di competenza dell’esercizio in cui è avvenuto lo scambio o è stato prestato il servizio (sono stati cioè trasferiti
dal venditore al compratore rischi e benefici e si è perso altresì il controllo delle produzioni cedute);
- Ai ricavi di competenza di un esercizio devono essere contrapposti i costi necessari per il conseguimento degli stessi;
- Se i costi non sono correlabili ai ricavi, essi sono di competenza dell’esercizio in cui si manifestano.
[NB: Il principio di competenza economica deve essere letto congiuntamente al principio di prudenza: contemperando i due
principi, si deve rinunciare a considerare gli effetti positivi che non si siano ancora realizzati, mentre si considerano quelli
negativi anche se solo probabili e/o conosciuti dopo la chiusura dell’esercizio].
❖ PRINCIPIO DI SEPARATA VALUTAZIONE DEGLI ELEMENTI CONTABILI
Il principio di separata valutazione degli elementi contabili prevede che gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci
devono essere valutati separatamente (es. nel caso in cui ho una posizione di debito nei confronti di Mario Rossi e una posizione di
credito nei confronti dello stesso soggetto, le due situazioni sono compensabili, in quanto le partite sono tra loro omogenee, entrambe
liquide ed esigibili ≠ se ho un credito verso Mario Rossi e un debito verso Luigi Bianchi, le situazioni non sono compensabili, in quanto non
è detto che grado di solvibilità e liquidità siano uguali).
ESEMPIO: RIMANENZE DI ESERCIZIO
[NB: per quanto riguarda i valori di stima (non hanno riscontro fattuale attraverso una negoziazione sul mercato) il principio di prudenza
costituisce una clausola di garanzia in quanto afferma che questi debbano essere sempre iscritti al minor valore tra il valore di acquisto e il
valore di mercato (es. se ho un telecomando che ho pagato 100, ma il valore di mercato è 80, se scrivessi 100 scriverei un valore
sovrastimato, dunque l’eventuale utile di esercizio aumenterebbe e vi sarebbe il rischio di annacquare il capitale, quindi prudenzialmente
scrivo il valore più basso, se poi dovessi venderlo a di più ben venga].
Bisogna considerare le SINGOLE CATEGORIE OMOGENEE
(somma dei due minimi valori):
Per la scarpa A: 100; Per la scarpa B: 90
Il valore a cui iscrivere in bilancio le rimanenze è 190 e non
200, per evitare una compensazione tra la valutazione della
scarpa A (da valutare al costo) e la valutazione della scarpa
B (da valutare al valore di realizzazione).
❖ PRINCIPI DELLA COMPARABILITÀ E DELLA CONTINUITÀ DI APPLICAZIONE DEI CRITERI DI VALUTAZIONE
Il principio di comparabilità dipende generalmente dall’esistenza di fatti economici similari contabilizzati in bilancio con gli
stessi criteri. La comparabilità dei bilanci in periodi differenti è possibile al sussistere delle seguenti condizioni:
- La forma di presentazione e di esposizione delle voci deve essere costante o almeno comparabile.
(nel codice civile la forma e la presentazione ed esposizione deve essere RIGIDA, può essere integrata per dare una
interpretazione più chiara e corretta, ma non può mutare la rigidità)
- I criteri di valutazione adottati devono essere mantenuti costanti (principio di continuità dei criteri di valutazione)
(Modificando i criteri di valutazione da un esercizio ad un altro, rendo i bilanci non comparabili, per cui sono tenuto alla
costanza dei criteri di valutazione. NB: Tale principio può essere derogato, in quanto vi possono essere situazioni in cui
il cambio di criteri è necessario o opportuno. L’eventuale modifica va esplicitata nella nota integrativa).
(es. passo dal principio di funzionamento al principio liquidatorio; es. compro partecipazioni per finalità strategica, dunque le
inserisco nelle immobilizzazioni finanziare; successivamente decido di venderle, cambiandolo da immobilizzazioni in attivo circolante
(l’obiettivo è di speculazione: venderò nel momento in cui sul mercato viene quotato valore più alto).
Sono dunque aspetti legati alla STRATEGIA con la quale l’azienda scrive valori in bilancio.
- I mutamenti strutturali e gli eventi di natura straordinaria devono essere chiaramente evidenziati (acquisizioni, fusioni..)
La comparabilità tra bilanci di imprese diverse è più complessa della comparabilità tra bilanci della stessa impresa, per
l’esistenza di criteri di valutazione alternativi tra cui un’impresa può scegliere. Inoltre, sta assumendo una rilevanza sempre
maggiore la comparabilità di bilanci tra imprese appartenenti a Paesi diversi.
❖ PRINCIPIO DELLA OMOGENEITÀ
Il principio di omogeneità prevede l’adozione in bilancio di un’unica moneta di conto per tutti i componenti attivi e passivi.
Questo si presenta in caso di bilancio consolidato (es. se una sede è in Giappone (Yen), una in America ($) e una in Europa (€), i valori
vanno tradotti in un’unica moneta di conto, solitamente quella della capogruppo).
❖ PRINCIPIO DELLA RILEVANZA e SIGNIFICATIVITA’
Il principio di rilevanza prevede che il bilancio deve contenere solo informazioni rilevanti per gli interessi degli stakeholder,
ovvero che hanno un impatto significativo sui processi decisionali dei destinatari.
Un’informazione è considerata rilevante quando la sua omissione o errata indicazione potrebbe ragionevolmente
influenzare le decisioni prese dai destinatari primari dell’informazioni di bilancio sulla base del bilancio della società
(es. se in azienda da 1.000.000€ dimentico di scrivere che ho comprato una penna da 0.50€ non è significativo, se non scrivo che ho
comprato un macchinario da 500.000€ si).
NB: La rilevanza è RELATIVA, non assoluta, è giudicata nel contesto della situazione patrimoniale, economica e finanziaria
dell’impresa (es. in base alla struttura dei costi o ricavi dell’azienda, alla tipologia di attività svolta,..)

8
❖ PRINCIPIO DEL COSTO, DEL COSTO AMMORTIZZATO e DEL FAIR VALUE
I criteri di valutazione sono definiti dall’art. 2426 del codice civile:
a. CRITERIO DEL COSTO: (utilizzo del costo storico, quale misura della funzionalità originaria delle condizioni produttive
non monetarie), è il criterio base per le valutazioni di bilancio perché è di facile applicazione, limita la discrezionalità dei
redattori del bilancio ed è agevolmente verificabile (valore certo, non stimato, desunto dal documento contabile).
La funzionalità originaria deve essere costantemente riesaminata per tener conto della funzionalità residua del fattore
produttivo cui il costo si riferisce.
[In presenza di perdite attese il criterio del costo può dover essere abbandonato per il principio di prudenza].
b. CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO: Mediante tale metodologia vengono rilevati oneri e proventi relativi a titoli,
debiti e crediti che hanno una loro duration all’interno del bilancio che investe più esercizi. Questi sono rilevati non al
momento della loro manifestazione numeraria (principio di cassa) ma lungo la durata del titolo, debito o credito, nel
rispetto del principio di competenza economica.
Su queste somme, data la dilazione del pagamento, maturano gli interessi commerciali o moratori (imposti per legge se
non si paga dopo che è scattato il termine di dilazione).
La ripartizione di tali oneri e proventi secondo il principio di competenza viene effettuata in base all’interesse effettivo.
L’interesse effettivo è il tasso d’interesse che attualizza i pagamenti o gli incassi futuri stimati lungo la vita attesa
dell’attività e della passività (ATTUALIZZARE un valore: riportare ad oggi un valore che conseguirò in un intervallo
temporale più ampio). [Es. ho crediti di 100€: come ne calcolo il valore? 100 + interessi maturati ad oggi].
c. CRITERIO DEL FAIR VALUE: è utilizzato nei principi internazionali. Il fair value è determinato con riferimento:
- Al valore di mercato, per gli strumenti finanziari per i quali è possibile individuare facilmente un mercato attivo;
Il Fair value si viene a determinare all’interno di un mercato governato da regole di libera transazione tra due parti
consapevoli. Deriva da variabili esogene (mercato) ed endogene (profilo soggettivo).
(qualora il valore di mercato non sia facilmente individuabile per uno strumento, ma possa essere individuato per i suoi
componenti o per uno strumento analogo, il valore di mercato può essere derivato da quelli);
- Al valore che risulta da modelli e tecniche di valutazione generalmente accettati, per gli strumenti per i quali non
sia possibile individuare facilmente un mercato attivo; tali modelli e tecniche devono assicurare una ragionevole
approssimazione al valore di mercato.
Il fair value non è determinato se l’applicazione dei criteri indicati precedentemente non dà un risultato attendibile.
[≠ Italia: criterio del costo storico di acquisto, può essere maggiore (es. diventa pezzo raro) o minore (es. si deteriora) del fair value].

PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI


(come detto: Fair Value, funzione informativa prevalentemente per l’investitore - es. shareholder o banca-).
I principi di redazione del bilancio sono contenuti nel Framework e nello IAS 1.
➢ Il Framework ha individuato due caratteristiche qualitative fondamentali:
▪ Rilevanza e significatività
▪ Rappresentazione fedele
Ad esse devono aggiungersi le altre caratteristiche qualitative che rinforzano l’utilità di un’informativa significativa e
rappresentata fedelmente:
▫ Comparabilità
▫ Verificabilità
▫ Tempestività
▫ Comprensibilità
➢ Lo IAS 1 integra i principi di redazione del Framework con i principi di:
- Costanza di presentazione del modello di bilancio e di classificazione delle voci
- Divieto di effettuare compensi di partite
- Obbligo di indicare le voci rilevanti e di aggregazione delle voci non rilevanti
- Obbligo di fornire informazioni comparative
[NB: Informazioni comparative: BENCHMARK -> possibilità da parte di chi legge di capire se valore di bilancio è
positivo/neutrale o negativo. [es. Ford nel 2020 ha una perdita del 10% e fattura 10mln€, io investitore per capire se effettuare
scelte devo capire come si colloca il suo valore nel mercato, lo faccio attraverso i benchmark: informazioni comparative, ad esempio
quanto hanno fatturato le altre imprese, che percentuale di perdita/utile hanno avuto, DA COSA È GENERATO il diverso valore
(perdita potrebbe essere momentanea, dovuta a investimento a lungo termine)].
➢ lo IAS 8 indica l’importante principio di costanza nell’applicazione dei principi contabili (uniformità).

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3. I DOCUMENTI DEL BILANCIO
▪ Ai sensi dell’art 2423 c.c., i documenti di redazione del bilancio obbligatori sono:
▫ STATO PATRIMONIALE
▫ CONTO ECONOMICO
▫ RENDICONTO FINANZIARIO (introdotto recentemente per capire il grado di solvibilità del soggetto aziendale)
▫ NOTA INTEGRATIVA
(+) altri documenti:
▫ RELAZIONE SULLA GESTIONE (documento illustrativo di quello che è stato e che sarà il percorso dell’azienda nel mercato)
▫ RELAZIONE DEL COLLEGIO SINDACALE (che svolge l’attività di vigilanza su corretta gestione amministrativa azienda)
▫ REDAZIONE SOCIETÀ DI REVISIONE (che svolge revisione legale del bilancio)
[le ultime due nelle piccole imprese possono essere svolte da un unico organo]
▫ INFORMATIVA SUPPLEMENTARE
▫ RELAZIONE SEMESTRALE (carattere informativo per aggiornare l’andamentale: andamento azienda nel corso dell’anno)
▫ BILANCIO CONSOLIDATO (dei gruppi aziendali)
▫ SITO WEB (introdotto negli ultimi anni, per spiegare le piattaforme usate dall’azienda).
▪ Il bilancio ha dorma RIGIDA. In particolare:
- art. 2423-ter nello SP e nel CE devono essere iscritte separatamente e nell’ordine indicato le voci previste dagli articoli 2424 e
2425 (salve disposizioni delle leggi speciali per società che esercitano particolari categorie di attività, bancaria e assicurativa);
[NB: Nel settore bancario e assicurativo ci sono voci differenti, per via della diversa natura dell’attività e per garantire maggiore
trasparenza in quanto gestiscono i risparmi dei cittadini, hanno utilità pubblica].
- art. 2423 c.c., se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione
veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo.
▪ Vi è una GERARCHIA DELLE VOCI:
1. Macroclassi (indicate da lettere maiuscole: A, B, …)
2. Classi (indicate da numeri romani: I, II, …)
3. Voci (indicate da numeri arabi: 1, 2, ...) Le voci:
- Possono essere ulteriormente suddivise, senza eliminazione della voce complessiva e dell’importo corrispondente;
- possono essere raggruppate, solo quando il raggruppamento, a causa del loro importo, è irrilevante ai fini della
Rappresentazione veritiera e corretta;
- Devono essere aggiunte altre voci qualora il loro contenuto non sia compreso in quelle previste dagli artt. 2424-25.
Per ogni voce deve essere indicato l’importo della voce corrispondente dell’esercizio precedente.
4. Sotto-voci (indicate da lettere minuscole: a, b, …)

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LO STATO PATRIMONIALE (art. 2424)
▪ Ha una FORMA A SEZIONI CONTRAPPOSTE:
attivo e passivo + Patrimonio netto.
▪ Ha una STRUTTURA RIGIDA:
- B -> macroclasse (es. immobilizzazioni)
- III -> classe (es. Immobil. Finanziarie)
- 1 -> voce (es. Partecipazioni)
- a) -> sottovoce (es. Imprese controllate)
▪ I FONDI RETTIFICATIVI SONO PORTATI A
DIRETTA RIDUZIONE DELLA VOCE, pertanto
nell’attivo la voce immobilizzazioni è indicata al
netto dei fondi ammortamento.

VOCI DELL’ATTIVO
L’Attivo dello Stato Patrimoniale è così composto:
• CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI: crediti che la società vanta nei confronti dei soci, o degli azionisti,
relativamente ai conferimenti in denaro deliberati, sottoscritti e non ancora versati, sia in sede di costituzione della società,
sia nella fase di aumento di capitale sociale.
[Sottoscrizione: atto con cui mi impegno ad immettere capitale sociale (poi versato con l’atto del versamento)]
Gli amministratori possono riservarsi di chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti quando questi siano necessari ai fini
della gestione aziendale. (Questa voce fornisce le informazioni utili a valutare solvibilità bilancio: come mi paga?)
• IMMOBILIZZAZIONI: Sono beni a fecondità ripetuta (utilità economica che si esprime in più esercizi) [≠ fecondità semplice]
con finalità prevalentemente strategica.
L’utilità economica del bene non è esclusivamente dettata dalla natura intrinseca del bene ma anche dall’utilizzo che il
soggetto economico intende farne (es. azione può avere finalità strategica o finalità speculativa).
Sono distintamente indicate le immobilizzazioni materiali, immateriali ed immobilizzazioni finanziarie; per i crediti sono
separatamente indicati gli importi esigibili entro l’esercizio successivo.
• ATTIVO CIRCOLANTE: attività destinate a smobilizzarsi e ricostituirsi entro l’anno successivo, oppure nel normale ciclo
operativo aziendale (finalità prevalentemente speculativa).
La voce è suddivisa in rimanenze, crediti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre l’esercizio
successivo; attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni; disponibilità liquide.
(NB: TUTTO CIÒ CHE SI REALIZZA O SI ESTINGUE ENTRO I 12 MESI FINISCE NELL’ATTIVO CIRCOLANTE, TUTTO CIÒ CHE SI
REALIZZA O SI ESTINGUE OLTRE I 12 MESI FINISCE NELLE IMMOBILIZZAZIONI)
• RATEI E RICONTI ATTIVI:
▫ RATEI ATTIVI: quote di ricavi che, pur di competenza economica anche dell’esercizio in chiusura, avranno manifestazione
finanziaria nell’esercizio o negli esercizi futuri (crediti presunti);
▫ RISCONTI ATTIVI: quote di costi che hanno già avuto la loro manifestazione finanziaria nell’esercizio in chiusura, ma che
sono di competenza economica anche dell’esercizio o degli esercizi futuri (costi sospesi).
VOCI DEL PASSIVO
Il Passivo dello Stato Patrimoniale è così composto:
• PATRIMONIO NETTO: presenta le voci di: capitale sociale, riserve di capitale (sovrapprezzo azioni), riserve di rivalutazione,
riserve di utili (riserva legale, statutaria, altre riserve e utili o perdite di esercizi precedenti) e l’utile o perdita di esercizio;
• FONDI RISCHI ED ONERI: accantonamenti prudenziali a fronte di perdite o debiti di natura determinata, esistenza certa o
probabile, per i quali tuttavia alla chiusura dell’esercizio è incerto l’ammontare o la data di sopravvenienza; (Assicurazione)
• TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO: (assimilato alla macroclasse dei debiti) forma retribuzione differita che matura durante
tutta la permanenza in azienda del lavoratore e che il datore di lavoro dovrà corrispondere al lavoratore per obbligo di legge
al termine del rapporto, o mensilmente in busta paga, per acquisto di prima casa o per spese mediche urgenti.
• DEBITI: a loro volta suddivisi in base alla natura del rapporto da cui deriva il debito stesso (prestito finanziario, fornitura,
rapporti tributari…) e, in subordine, divise per liquidità/esigibilità (es.: «debiti verso banche: di cui (a) esigibili entro
l’esercizio successivo e (b) esigibili oltre l’esercizio successivo»); distinti se sono esigibili entro o oltre i 12 mesi
• RATEI E RISCONTI PASSIVI:
▫ RATEI PASSIVI: quote di costi che, pur di competenza economica anche dell’esercizio in chiusura, avranno
manifestazione finanziaria nell’esercizio o negli esercizi futuri (debiti presunti);
▫ RISCONTI PASSIVI: quote di ricavi che hanno già avuto la loro manifestazione finanziaria nell’esercizio in chiusura, ma
che sono di competenza economica anche dell’esercizio o degli esercizi futuri (ricavi sospesi).

11
IL CONTO ECONOMICO (art. 2425)
▪ Ha FORMA SCALARE: questo tipo di struttura fornisce varie
informazioperché permette di comprendere relazioni fra
voci.
(es. se azienda chiude in perdita posso capire da cosa deriva: se
utile è positivo vuol dire che core business aziendale funziona ma
magari gli oneri finanziari sono particolarmente significativi-> nel
passivo dello SP controllo a cosa sono dovuti questi oneri. Magari
da debiti verso banche (azienda è sottopatrimonializzata:
imprenditore non mette capitale a sufficienza)).
▪ Ha una STRUTTURA RIGIDA:
- B -> macroclasse (es. Costi della produzione)
- 9 -> voce (es. Per il personale)
- a) -> sottovoce (es. Salari e stipendi)

▪ LOGICHE DI CLASSIFICAZIONE:
▫ La classificazione è per natura (tipologia di costo o di ricavo generata)
▫ Il valore e i costi della produzione accolgono conti disomogenei (non si evidenzia la gestione accessoria/patrimoniale).
▫ Il conto economico non comprende più gli oneri e i proventi straordinari a partire dal 2016.
▪ VOCI:
• A e B: tutti i COSTI e RICAVI afferenti all’attività del soggetto economico.
Differenza tra ricavi e costi della produzione = UTILE (attività aziendale).
• C: RETTIFICHE (es. se magazzino è stato sovrastimato, l’anno dopo va svalutato).
È un elemento straordinario ma indice di allert: valutazione del rischio sulla correttezza contabile dell’azienda).

IL RENDICONTO FINANZIARIO (art. 2425 ter)

▪ Il RENDICONTO FINANZIARIO È UN PROSPETTO CONTABILE CHE PRESENTA LE CAUSE DI VARIAZIONE, POSITIVE O NEGATIVE,
DELLE DISPONIBILITÀ LIQUIDE AVVENUTE IN UN DETERMINATO ESERCIZIO.
(Misura l’andamento finanziario dell’azienda (ha o no capacità finanziaria per far fronte a proprie obbligazioni e in che misura).
▪ Dal rendiconto finanziario risultano, per l’esercizio a cui è riferito il bilancio e per quello precedente:
- l’ammontare e la composizione delle disponibilità liquide, all’inizio e alla fine dell’esercizio;
- i flussi finanziari dell’esercizio derivanti dall’attività operativa e da quelle di investimento e di finanziamento, comprese le
operazioni con i soci.
Dalla lettura del rendiconto misuriamo la quota di utile disponibile, quanta della liquidità complessiva è assorbita dalla gestione
caratteristica, quanto è generata dall’attività di investimento e quanta deriva dalla restituzione di finanziamenti.
▪ L’OIC 10 definisce i criteri applicativi per la redazione e presentazione del rendiconto finanziario.
▪ Sono esonerate da redazione del rendiconto finanziario: società che redigono il bilancio in forma abbreviata e micro-imprese.

12
ESERCIZIO
Sulla base di quanto disposto dagli artt. 2424 e 2425 del c.c., nello schema di seguito presentato si classifichino le voci
reddituali e patrimoniali nei raggruppamenti tipici riportati, apponendo una “x” (o “(x)” qualora la voce debba essere posta in
detrazione dell’aggregato a cui appartiene) nella casella corrispondente alla risposta ritenuta corretta.

LOGICA:
- Prestito obbligazionario: è un debito, va iscritto nel passivo dello SP, lettera D
- Perdite portate a nuovo: PN con segno negativo
- Costo godimento beni di terzi: costi della produzione, CE
- Debiti per TFR: stato patrimoniale passivo, è un debito (NB: ≠ TFR è un costo)
- Debiti verso istituto di previdenza: tra i debiti verso il personale, stato Patrimonio
- Quita TFR: Costi di produzione (come detto prima)
- Accantonamenti fondo rischi: costi di produzione (come tutti gli accantonamenti)
- Contributi in conto di esercizi: per coprire oneri finanziari, componenti positive di CE, in produzione
- Imposte di esercizio: imposte in conto economico
- Fondo svalutazione crediti (NB non accantonamento): stato patrimoniale (segno negativo, riduzione dei crediti)
- Plusvalenza: componente positiva di reddito, va nei valori della produzione (si ha quando smobilizzo immobilizzazione ad un valore più
alto di quello residuo di ammortamento)
- Fatture da ricevere: sono debiti potenziali
- Titoli di stato alienati a breve: attivo circolante
- Coati di impianto e di ampliamento: in immobilizzazioni immateriali
- Prestiti a terzi (NB non da): crediti, vanno nelle immobilizzazioni finanziarie (ipotizziamo duration > 12 mesi)

13
BILANCIO IAS (bilancio: financial statement)
L’«Informativa completa di bilancio» dello IAS 1 dispone che il modello internazionale di bilancio sia composto dai seguenti documenti:
- Statement of financial position, ovvero un prospetto della situazione patrimoniale;
- Statement of comprehensive income, ovvero un prospetto del risultato economico complessivo;
- Statement of changes in equity, ovvero un prospetto delle variazioni del patrimonio netto;
[NB: presente per via del principio del fair value (contropartita delle variazioni del PN derivanti dalla variazione del fair value)]
- Statement of cash flows, ovvero un rendiconto finanziario;
- Notes, che contengano un elenco dei principi contabili rilevanti e altre note esplicative;
- Comparative information, almeno con riferimento al precedente esercizio;
- Statement of financial position at the beginning of the preceding period, quando un’entità applica un principio contabile retroattivamente
o ridetermina retroattivamente le voci nel proprio bilancio, o quando riclassifica le voci nel proprio bilancio.
STATEMENT OF FINANCIAL POSITION (SP)
Il prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria deve includere le voci rappresentative dei seguenti valori:
▪ Lo stato patrimoniale è presentato con una classificazione finanziaria delle attività e passività; i criteri mediante i quali è possibile effettuare
tale classificazione sono i seguenti:
- Criterio corrente/non corrente: presentare separatamente le
attività e le passività correnti (capitale circolante) da quelle non
correnti (capitale immobilizzato).
[Si definiscono attività e passività correnti, le voci di SP destinate
alla vendita o che si realizzano o estinguono nel corso del
normale ciclo operativo dell’impresa, ovvero, entro dodici mesi].
- Criterio della liquidità (crescente / decrescente) per tutte le voci,
ammesso solo nel caso in cui la sua applicazione fornisca
informazioni attendibili più significative.
▪ Situazione patrimoniale simile alla nostra, ma:
- Meno razionale (meno rigida, no ripartizione per macroclassi)
- Maggiore propensione verso una informativa temporale (divisione corrente - non corrente per capire tempi di solvibilità, di recupero o di
esborso delle somme)
STATEMENT OF COMPREHENSIVE INCOME (CE)
▪ Nel conto economico complessivo, per avere una corretta lettura dell’utile di esercizio (se è contaminato dalla rivalutazione/svalutazione del
fair value), sono individuate due classi di valori:
- Proventi ed oneri rilevati nell’utile (perdita) di esercizio: sono i ricavi ed i costi che consentono di determinare l’utile (perdita) prodotto;
- Proventi ed oneri esclusi dall’utile (perdita) di esercizio: rappresentano le variazioni di fair value iscritte in contropartita di riserve di PN.
▪ Le classi di valori possono essere esposte come segue:
- in unico prospetto, nel quale sono contenute tutte le classi di valore; occorrerà esporre un risultato intermedio: utile/perdita di esercizio.
- in due prospetti: uno che espone i ricavi e costi che consentono di determinare l’utile/perdita di esercizio e uno che espone i ricavi e costi
non rientranti nel prospetto precedente ma di competenza dell’esercizio e originati dall’attività aziendale la cui imputazione avviene
direttamente a PN.
▪ Anche in relazione al conto economico, lo IAS 1 prevede un contenuto minimale delle voci. Tali voci minimali sono: Ricavi; Oneri finanziari;
Quote risultato partecipazioni valutate con il metodo del PN; Oneri fiscali; Utile o perdita netta su dismissioni; Utile o perdita dell’esercizio;
Ciascuna voce del prospetto delle altre componenti di CE complessivo classificate per natura; Quota delle voci del prospetto delle altre
componenti di CE complessivo di collegate e joint venture contabilizzata con il metodo del PN; Totale conto economico complessivo.
Resta l’obbligo di fornire indicazione separata per voci importanti di costo o ricavo se utile per una migliore comprensione.
▪ Approccio di lettura prevalentemente finanziario (OTTICA PATRIMONIALE: ASSET - LIABILITY APPROACH)
▫ I RICAVI sono gli incrementi nei benefici economici di competenza dell’esercizio amministrativo, che si manifestano sotto forma di nuove
attività in entrata o accresciuto valore delle attività esistenti o diminuzioni delle passività che a propria volta si concretizzano in
incrementi del patrimonio netto, diversi da quelli connessi alle contribuzioni da parte di coloro che partecipano al capitale.
La definizione di ricavo comprende:
- I ricavi in senso stretto (revenues), che trovano origine nello svolgimento dell’attività caratteristica di un’entità e a essi si fa
riferimento con una varietà di nomi, tra cui vendite, onorari, interessi, dividendi e royalties.
- I proventi di gestione (gains), derivanti dalla cessione o dalla rivalutazione di beni patrimoniali oggetto, se rilevanti, di separata
evidenziazione nel conto economico oppure di imputazione diretta a patrimonio netto come riserve di rivalutazione.
▫ I COSTI sono decrementi nei benefici economici di competenza dell’esercizio amministrativo, che si manifestano sotto forma di flussi
finanziari in uscita o riduzioni di valore di attività o sostenimento di passività che si concretizzano in decrementi di patrimonio netto,
diversi da quelli relativi alle distribuzioni a coloro che partecipano al capitale. Nella definizione di costo rientrano:
- I costi (expenses) che sorgono nel corso della gestione caratteristica dell’impresa, ad esempio, costi di vendita, costi del personale e
ammortamenti oppure costi a fronte del deflusso o svalutazione di attività;
- Le perdite di gestione o oneri (losses) che non necessariamente sorgono nel corso della gestione caratteristica dell’impresa; essi
costituiscono decrementi netti di benefici economici e come tali non sono diversi dagli altri costi. Includono, ad esempio, gli oneri
derivanti da calamità naturali così come i costi derivanti dalla dismissione di beni patrimoniali.
I costi possono essere rappresentati:
- per natura (per origine degli stessi, ad esempio costo del lavoro, ammortamenti);
- per destinazione (in base al contributo alle funzioni aziendali: ogni costo viene imputato per quota alla produzione, alla vendita, alla
struttura amministrativa - gestionale).

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LA NOTA INTEGRATIVA (art. 2427 e 2427 bis)
La Nota Integrativa contiene info di carattere non finanziario e assolve numerose funzioni:
• ESPLICATIVA rispetto alle voci contenute nel bilancio: come è strutturata la voce [es. in crediti verso clienti: chi sono i clienti?
Dove sono? Aging del credito (quanti anni ha)].
- Criteri applicati nella valutazione delle voci di bilancio, nelle rettifiche di valore e nella conversione di valori non
espressi in valuta nazionale
- Misura e motivazioni delle riduzioni di valore immobilizzazioni materiali e immateriali
- Impegni, garanzie e passività potenziali non risultanti dallo stato patrimoniale
- Accordi non risultanti dallo stato patrimoniale
- Operazioni realizzate con parti correlate (Parti correlate: società controllate dalla stessa controllante, consorelle. Info
utili per le politiche di gruppo che possono portare allo spostamento di utili o di perdite tra consorelle)
• DETTAGLIO E ULTERIORE SPECIFICAZIONE DI VOCI PATRIMONIALI (ATTIVO, PASSIVO E PATRIMONIO NETTO)
(dettaglio: si fa una tabella numerica e nelle note di dettaglio viene dato un dettaglio delle singole informazioni)
▫ Dettaglio attivo e passivo
- Costi di impianto, ampliamento e di sviluppo
- Crediti e debiti relativi a operazioni con retrocessione a termine
- Ratei e risconti attivi, ratei e risconti passivi, altri fondi e altre riserve
- Elenco delle partecipazioni
- I movimenti delle immobilizzazioni materiali e immateriali
- Finanziamenti dei soci con scadenze e clausola postergazione
- Variazioni delle voci dell’attivo e passivo
- Oneri finanziari degli elementi dell’attivo dello stato patrimoniale
- Crediti e debiti di durata residua superiore a cinque anni
- Prospetto di dettaglio delle imposte differite e anticipate
▫ Dettaglio del patrimonio netto
- Descrizione delle voci di PN e relativo prospetto delle movimentazioni
- Numero e valore nominale delle varie categorie azionarie e nuove azioni sottoscritte
- Altri strumenti finanziari emessi da società
- Azioni di godimento, obbligazioni convertibili e titoli / valori simili
• DI DETTAGLIO E ULTERIORE SPECIFICAZIONE DI VOCI DI CONTO ECONOMICO
- Importo e natura dei singoli elementi di ricavo o di costo di entità o incidenza eccezionali
- Proventi da partecipazioni diversi dai dividendi
- Variazioni dei cambi valutari post chiusura esercizio
- Ripartizione geografica e per categorie dei ricavi di vendita e prestazioni
- Interessi ed altri oneri finanziari
• DI TRASMISSIONE DI ALTRE INFORMAZIONI
- Nome e sede legale di impresa che redige bilancio consolidato dell’insieme + piccolo di imprese di cui impresa fa parte
- Prospetto delle operazioni di locazione finanziaria con metodo finanziario
- Patrimoni destinati ad uno specifico affare
- Compensi spettanti al revisore / società revisione per revisione legale, consulenza fiscale, altri servizi
- Numero medio dipendenti per categoria
- Compensi, anticipazioni e crediti spettanti ad amministratori e sindaci
- Natura ed effetto patrimoniale, finanziario ed economico dei fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio
- Finanziamento destinati ad uno specifico affare
- Nome e sede legale dell’impresa che redige bilancio consolidato dell’insieme + grande di imprese di cui impresa fa parte
• PROPOSITIVA: la proposta di destinazione degli utili o di copertura delle perdite.
NB: Le informazioni in Nota Integrativa alle voci dello stato patrimoniale e del conto economico devono essere presentate
secondo l’ordine in cui le relative voci sono indicate nello stato patrimoniale e nel conto economico.

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LA RELAZIONE SULLA GESTIONE (art. 2428)
È una relazione degli amministratori che deve contenere un'analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società,
dell'andamento e del risultato della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso
imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonché una descrizione dei principali rischi e
incertezze cui la società è esposta.
Documento che ha funzione di carattere esplicative non solo di quanto consolidato (dell’anno del bilancio) ma anche
prospettiche (quelli che sono i passi da farsi).
▪ Questo prospetto non rientra in senso stretto nel bilancio così come previsto dall’art. 2423, ma è incluso a pieno titolo nel
relativo “pacchetto informativo”.
▪ Possono essere esentate dalla redazione della relazione sulla gestione le società che presentano il bilancio in forma abbreviata
e le micro-imprese.
▪ CONTENUTO:
• ANDAMENTO:
- Informazioni sull’andamento della società nel suo complesso e nei settori in cui ess ha operato (con focus su ricavi, costi
e investimenti)
- Illustrazione della strategia aziendale e verifica di coerenza tra valori esposti, risultati conseguiti e andamenti
prospettati [strategia aziendale: Definizione del fine e dei mezzi per raggiungere quel fine all’interno del mercato]
- L’evoluzione prevedibile della gestione
- Analisi di bilancio e indicatori di risultato finanziario
• RISCHI:
- Descrizione dei principali rischi e incertezze a cui la società è esposta
- Obiettivi e politiche di gestione del rischio finanziario, esposizione al rischio di prezzo, di credito, liquidità degli
strumenti finanziari
• ALTRE INFORMAZIONI:
- Riferimenti e chiarimenti aggiuntivi su importi di bilancio
- Le attività di ricerca e sviluppo, i rapporti con le controllate/ controllanti informazioni su azioni proprie possedute /
acquistate o alienate
- Informazioni non finanziarie quali quelle attinenti ad ambiente e personale
Analisi dati di bilancio in riferimento agli indicatori [ros (redditività delle vendite), roe (remunerazione del capitale investito), roi
(resa in termini di rendimento degli investimenti fatti nell’azienda),..]

16
IL SEGMENT REPORTING: IFRS 8
Ai sensi dell’IFRS 8 (segment reporting o informativa di settore), nelle note illustrative debbono essere altresì fornite ulteriori
informazioni sui settori operativi in cui opera la società.
La normativa nazionale richiede analoghe informazioni nella nota integrativa (art. 2427 co. 6 e co. 10) nonché nella relazione
sulla gestione (“…nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato”, anche attraverso imprese controllate, con
particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti…”).
L’obiettivo del principio è illustrare come ogni segmento operativo ha contribuito alla formazione dei risultati complessivi della
società o del gruppo.
I segmenti o settori operativi sono componenti di un’impresa che svolge una propria attività imprenditoriale generando ricavi e
sostenendo costi e le cui informazioni finanziarie sono valutate regolarmente dal top management per decidere come allocare le
risorse e nella valutazione delle performances.
I segmenti o settori operativi possono essere aggregati rispetto a:
- alla natura dei beni e servizi prodotti dall’entità;
- alla natura dei processi produttivi;
- alla tipologia o il settore dei clienti (in base ai loro prodotti e servizi);
- ai metodi di distribuzione dei prodotti e di erogazione dei servizi;
- alla natura del contesto normativo di riferimento.
L’informativa prevista dall’IFRS 8 tuttavia è applicabile solo per i segmenti operativi che superano determinate soglie
quantitative (par. 13 IFRS 8).
I segmenti operativi che rispettano le definizioni ed i criteri di cui sopra sono definiti dal principio «reportable segments».
▪ L’entità, nell’ambito dell’informativa settoriale, deve illustrare:
- i fattori considerati per identificare i segmenti e la tipologia di prodotti e servizi afferenti ciascun segmento;
- informazioni reddituali (vendite, interessi attivi e passivi, ammortamenti, utili e perdite da partecipate, accantonamenti a
fondi, imposte);
- informazioni patrimoniali (attività e passività totali, partecipazioni in collegate e joint venture, investimenti in
immobilizzazioni);
- informazioni sulle valutazioni;
- Riconciliazioni;
- le seguenti informazioni di tipo geografico, se disponibili: — l’ammontare dei ricavi ottenuti nella propria nazione e
all’estero — i non-current assets (eccetto gli strumenti finanziari, le imposte differite, il TFR e diritti derivanti dai contratti
assicurativi) localizzati sia nella propria nazione che all’estero
- le informazioni sui clienti più rilevanti (ricavi > 10% sul totale).

LE PARTI CORRELATE: IAS 24


L’informativa sulle parti correlate è fornita nella disciplina nazionale sia nella nota integrativa (art. 2427 co. 22 bis) sia nella
relazione sulla gestione (art. 2428, co. 3, punto 2).
Lo IAS 24, allo stesso modo, impone di dare informativa di tutte le operazioni intervenute con parti correlate
indipendentemente se, per tali operazioni, sia stato pagato o negoziato un prezzo.  Il rischio infatti è che con questi soggetti
l’azienda possa compiere delle operazioni a condizioni più sfavorevoli (per l’azienda) rispetto a quelle di mercato.
Per ogni operazione occorre indicare:
- l’importo;
- i saldi in essere nello SP;
- le condizioni alle quali l’operazione è avvenuta;
- le eventuali garanzie per le principali classi di parti correlate.
Il principio fornisce un elenco di possibili parti correlate. Si tratta di:
- società controllanti, controllate o sottoposte a comune controllo sia direttamente che indirettamente;
- società collegate;
- joint ventures;
- membri dell’alta direzione;
- parenti stretti dei membri dell’alta direzione;
- società o enti su cui direttamente o indirettamente, un membro dell’alta direzione o un suo parente stretto ha potere di
controllo o influenza o ha significativi diritti di voto;
- piani pensionistici a favore dei dipendenti dell’impresa o di una sua parte correlata.

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4. LA PUBBLICAZIONE DEL BILANCIO
LA PUBBLICITA’ DEL BILANCIO
[Come detto precedentemente, il bilancio ha funzione di: tutela di soggetti che si relazionano con impresa (soprattutto creditori); tutela del
pubblico interesse (i soggetti istituzionali devono poter disporre di informazioni sulla dinamica aziendale; di monitoraggio interno (rende
disponibili informazioni al management). È anche uno strumento informativo per attrarre gli investitori (che intravedono nell’attività aziendale
una possibilità di remunerazione)].
Per poter assolvere a queste funzioni deve essere conoscibile ai terzi, deve rafforzare la valenza informativa, attraverso il
percorso della PUBBLICAZIONE DEL BILANCIO:
1. ▪ Affinché sia possibile il commento, secondo l’art. 2429, c.c. il bilancio deve essere comunicato dagli amministratori al
collegio sindacale e al soggetto incaricato della revisione legale dei conti, con la relazione, almeno 30 giorni prima di quello
fissato per l'assemblea che deve discuterlo.
2. I documenti di carattere contabile devono essere accompagnati dal PARERE del collegio sindacale (organo di vigilanza e
controllo interno) o della società di revisione (organo di controllo esterno).
Il Collegio Sindacale (funzione di supporto dell’assemblea) è tenuto a riferire all'assemblea sui risultati dell'esercizio sociale
e sull’attività svolta nell’adempimento dei propri doveri, e fare osservazioni e proposte in ordine al bilancio e
all’approvazione.
Questo parere ha la funzione di certificare la correttezza dei dati a garanzia dei terzi [può accadere che esprima un parere
favorevole con riserva o un parere con dei richiami o un parere sfavorevole per l’approvazione].
Il parere si concentra sull’aspetto di continuità aziendale (capacità di permanere nel mercato come soggetto economico
attivo)
3. ▪ Il bilancio, con le copie integrali dell'ultimo bilancio delle società controllate e un prospetto riepilogativo dei dati essenziali
dell'ultimo bilancio delle società collegate, deve restare depositato in copia nella sede della società, insieme con le relazioni
degli amministratori e dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti, durante i 15 giorni che precedono
l'assemblea, e finché sia approvato.
4. ▪ Di regola il bilancio viene approvato dopo 120 giorni (con pandemia: norma straordinaria di approvazione: slittamento
entro 180g).
5. ▪ Una volta che il bilancio viene approvato nella sua integrità, l’art. 2435 prevede che gli amministratori devono provvedere
al deposito presso l'ufficio del registro delle imprese di una copia del bilancio, corredata dalla relazione sulla gestione, dalla
relazione del collegio sindacale e dal verbale di approvazione dell'assemblea entro 30 giorni dall'approvazione.
Devono essere depositati anche l'elenco dei soci riferito alla data di approvazione del bilancio con l'indicazione del numero
delle azioni possedute, dei soggetti diversi dai soci che sono titolari di diritti o beneficiari di vincoli sulle azioni.
6. ▪ A questo punto fascicolo di bilancio diventa pubblico (PUBBLICITÀ NOTIZIA), disponibile presso le camere di commercio
(soggetto preposto alla comunicazione e all’informativa sul bilancio).
La pubblicità è fondamentale per la funzione informativa: una volta pubblico, chiunque può fare analisi di bilancio che
permettono di valutare lo stato di salute della società e comprendere non solo quella che è stata la gestione conclusa ma anche
comprendere le dinamiche evolutive del soggetto aziendale: come intende muoversi, grazie alla relazione sulla gestione).
[es. La conoscibilità del bilancio 202 è strategica e importante perchè consente di comprendere qual è stata reazione delle aziende alla crisi e
come si sono mosse per superarla]

LO STANDARD XBRL
Un documento XBRL è un file in formato elettronico elaborabile nel quale i dati sono etichettati con un codice che definisce il
tipo di voce e le dimensioni del dato (il periodo, la società, la moneta di conto).
Con l'utilizzo di XBRL è possibile abbattere barriere, sintattiche e semantiche, tra chi produce informazioni finanziarie (le
imprese) e chi a vario titolo le utilizza (le capogruppo, gli auditor, gli investitori, le banche, i media, le autorità pubbliche, le
agenzie di rating), rendendo il bilancio comprensibile e paragonabile.
L’obbligo di deposito di bilancio riguarda:
▫ LE SOCIETÀ DI CAPITALI (SPA, SRL, SAPA)
▫ LE SOCIETÀ COOPERATIVE
▫ DEI “COFIDI”
▫ DEI CONSORZI
Sono escluse dall’adempimento:
▫ SOCIETÀ DI CAPITALI QUOTATI IN MERCATI REGOLAMENTATI
▫ SOCIETÀ ANCHE NON QUOTATE CHE REDIGONO I BILANCI DI ESERCIZIO E CONSOLIDATO IN CONFORMITÀ AI PRINCIPI
CONTABILI INTERNAZIONALI

18
IL BILANCIO IN FORMA ABBREVIATA
In base alle disposizioni dell’articolo 2435-bis, le società che non abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati
(altrimenti coinvolti interessi pubblici), possono redigere il proprio bilancio «in FORMA ABBREVIATA», a determinate condizioni.
Nel «bilancio in forma abbreviata» sono consentite semplificazioni negli schemi di SP e CE, nelle informazioni da inserire nella NI,
nonché l’esonero dall’obbligo di redazione del rendiconto finanziario e della relazione sulla gestione.
Si può redigere il bilancio in forma abbreviata a condizione che nel primo esercizio, o per due esercizi consecutivi, non siano stati
superati due dei seguenti limiti:
1. Totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4.400.000 euro;
2. Ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 euro;
3. Dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità.
Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata hanno la facoltà di iscrivere i titoli immobilizzati al costo d’acquisto, i
crediti al valore di presumibile realizzo e i debiti al valore nominale.
IL BILANCIO DELLE MICRO-IMPRESE
Sono considerate MICRO-IMPRESE le società che nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non
abbiano superato due dei seguenti limiti:
1. Totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 175.000 euro;
2. Ricavi delle vendite e delle prestazioni: 350.000 euro;
3. Dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità.
Gli schemi di bilancio delle micro-imprese sono determinati secondo quanto disposto dall’art. 2435 bis.
Le micro-imprese sono esonerate dalla redazione del rendiconto finanziario, della nota integrativa e della relazione sulla
gestione (per l’esonero da questi due ultimi documenti è prevista l’integrazione di informazioni aggiuntive in calce allo SP).
Le società che si avvalgono delle esenzioni devono redigere il bilancio, a seconda dei casi, in forma abbreviata o in forma
ordinaria quando per il secondo esercizio consecutivo abbiano superato due dei limiti indicati nel primo comma.

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5. LA VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE
LE RIMANENZE DI MAGAZZINO SONO COSTITUITE DA BENI (NON SERVIZI) DESTINATI ALLA VENDITA O CHE CONCORRONO ALLA
PRODUZIONE DI BENI OGGETTO DELLA NORMALE ATTIVITÀ DELL’IMPRESA.
La caratteristica delle rimanenze è legata soprattutto al fatto che sono valori economici legati a due o più esercizi: le rimanenze
finali diventano iniziali negli esercizi successivi (tutti gli altri valori finiscono nell’esercizio in cui vengono valorizzati e imputati).
▪ Secondo il principio di competenza economica per determinare il risultato economico di un esercizio occorre contrapporre ai
ricavi di competenza solo i correlati costi; pertanto, occorre rilevare a fine esercizio il valore dei beni in rimanenza, così che il loro
costo non sia attribuito al reddito di esercizio in chiusura, bensì sia rinviato in termini di competenza economica a quel futuro
esercizio in cui essi origineranno i ricavi di vendita (il valore della rimanenza non è altro che la sospensione di un costo, che ha
trovato un correlato ricavo di competenza).
▪ Possiamo CLASSIFICARE le rimanenze in:
- Materie prime: sono fattori produttivi che devono seguire una serie di trasformazioni tecniche, destinati ad essere
incorporati nel prodotto finito (es. nelle aziende editoriali, la carta è una materia prima).
- Materie sussidiarie: sono fattori produttivi che non saranno incorporati nel prodotto finito, ma ne sono strumentali o
complementari (es. nelle aziende casearie, sono materie sussidiarie i fogli di alluminio con i quali confezionare i formaggi).
- Materiale di consumo: sono materiali destinati ad essere consumati nelle lavorazioni (es. nelle aziende editoriali, una materia di
consumo è l’olio lubrificante per le macchine rotative).
- Semilavorati: sono fattori produttivi destinati ad essere incorporati nel prodotto finito, e possono essere ceduti allo stadio in
cui si trovano (es. nelle aziende farmaceutiche, gli amminoacidi sono semilavorati, impiegabili per l’ottenimento di prodotti finiti ma
anche cedibili a terze economie).
- Prodotti in corso di lavorazione: sono prodotti finiti non ancora ultimati che non possono essere ceduti allo stadio in cui si
trovano (es. in un’azienda dolciaria, i panettoni che sono in corso di lievitazione).
- Prodotti finiti: sono beni pronti per la vendita (es. in un’azienda che produce pennarelli, i pennarelli sono prodotti finiti).
- Merci: sono beni acquistati per la rivendita (es. per un’azienda della grande distribuzione, gli elettrodomestici sono merci).
▪ Il PROCESSO DI VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE, al termine di ogni esercizio, consta di due fasi:
1. INVENTARIO «FISICO» DEI BENI IN MAGAZZINO: si procede alla conta fisica delle scorte, cioè dei beni che a fine esercizio si
trovano in magazzino, perché è necessario verificare la corrispondenza dei dati contabili rispetto al riscontro fisico delle
merci in magazzino. Si desume dalla differenza algebrica tra le materie prime, prodotti finiti e merci, rispetto alle fatture di
vendita degli stessi beni.
2. VALORIZZAZIONE DEL MAGAZZINO: determinazione e attribuzione di un valore giudicato “congruo” alle scorte inventariate.

LA VALORIZZAZIONE DEL MAGAZZINO


▪ L’art. 2426 stabilisce che LE RIMANENZE SONO ISCRITTE IN BILANCIO AL MINOR VALORE TRA IL COSTO DI ACQUISTO O DI
PRODUZIONE E IL VALORE DI PRESUMIBILE REALIZZO, DESUMIBILE DALL’ANDAMENTO DEL MERCATO (principio di prudenza).
Il criterio di valutazione in esame è diretto a non fare emergere in bilancio un valore delle rimanenze superiore a quello che si
potrà recuperare in futuro attraverso le vendite.
Pertanto, per ciascuna classe merceologica possono presentarsi i seguenti scenari:
• Valore di mercato > costo (di acquisto/produzione) -> Valorizzazione al costo
• Valore di mercato < costo (di acquisto/produzione) -> Valorizzazione al valore di mercato
NB: questa ipotesi comporta uno scenario preoccupante per l’azienda perché avrà una sospensione del costo del venduto
non pari al costo del venduto stesso (che va a neutralizzare spesa iniziale) ma un valore più basso, e a fine esercizio il
bilancio la differenza rappresenta una componente negativa ai fini delle successive operazioni contabili.
(es. Se ho 100€ di costi all’inizio e 100€ di rimanenze alla fine (valutate al costo): si neutralizzano ≠ se ho 100€ di costi all’inizio e 40€ di
rimanenze alla fine (valutate al valore): i 60€ (costo di acquisto – valore di realizzo) rappresentano una COMPONENTE NEGATIVA: dovrò
erodere, ridurre la mia redditività, contabilizzare delle perdite, che erodono il patrimonio aziendale, e se società dovesse essere sotto-
patrimonializzata, si troverebbe in una situazione di insolvenza).
▪ La valutazione delle rimanenze è complessa in quanto:
- Il mercato presenta dinamiche drogate, instabili;
- Non sono omogenee fra loro, sia sul piano merceologico (es. in negozio di abbigliamento: rimanenze di giacche, scarpe,
magliette, …) sia per quanto riguarda la fase del processo produttivo (possono essere semilavorati, WIP, prodotti finiti)
- La scelta del criterio di valutazione può generare valori diversi (a seconda della tecnica utilizzata per la valutazione si
ottengono valori finali differenti.
- Il costo non è un valore oggettivo (principi contabili nazionali si fondano sul principio del costo, come valore oggettivo,
desumibile dal documento contabile, la fattura; mentre nell’ambito della costruzione del costo l’oggettività si perde perché
vengono considerati una serie di altri valori da imputare (costi indiretti comuni a più processi produttivi aziendali es. costo di
spese di trasposto, del personale amministrativo che ha gestito l’acquisto, ...)
- il valore di realizzo è altamente soggettivo (valore stimato, preventivato in condizioni normali di gestione)

20
LA DETERMINAZIONE DEL COSTO
Per la determinazione del costo unitario bisogna distinguere:
o MATERIE PRIME, SUSSIDIARIE E DI CONSUMO, MERCI: per cui il CU è dato da:
COSTO DI ACQUISTO (risultante dalla fattura)
− RESI, ABBUONI, SCONTI COMMERCIALI
+ ONERI ACCESSORI D’ACQUISTO (es. spese per imballaggio, trasporto, dazi doganali, assicurazione,…)
+ COSTI RICEVIMENTO, CONTROLLO, IMMAGAZZINAGGIO
[NB: sconto commerciale: applicato solitamente alle quantità [es. compro 1000 penne, mi tolgono 10€] ≠ sconto di cassa: fatto da negoziante
al momento dell’acquisto, non va inserito in costo di acquisto ma come componente positiva nella voce C16 (altri proventi finanziari).
Parimenti, sono sempre esclusi gli oneri finanziari, trattandosi di oneri di cui è praticamente impossibile identificare la quota parte dovuta
a investimenti di magazzino].
o WIP, SEMILAVORATI, PRODOTTI FINITI: per cui il CU è dato da:
COSTI DIRETTI DI PRODUZIONE
+ QUOTA RAGIONEVOLMENTE IMPUTABILE DI COSTI INDIRETTI INDUSTRIALI
Per costo di produzione si intende il costo di acquisto comprensivo dei costi industriali di produzione.
Si determina come sommatoria dei seguenti addendi:
- I costi diretti di produzione, ossia il costo di tutti quei fattori produttivi, acquisiti da terze economie, che direttamente
hanno contribuito alla produzione del prodotto finito o del prodotto in corso di lavorazione (es. costo di materie prime
assorbite dalla produzione, manodopera diretta,…);
- I costi indiretti di produzione, ossia i costi che indirettamente hanno contribuito alla produzione del prodotto finito o in
corso di lavorazione, per la quota ragionevolmente imputabile ad esso (es. stipendi e salari della manodopera indiretta e del
personale tecnico di stabilimento, costi per manutenzioni e riparazioni,…). Possono essere sia fissi che variabili.
- Gli oneri finanziari relativi al finanziamento della produzione qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:
· Il finanziamento è stato assunto a fronte di specifiche tipologie di beni che richiedono un periodo di produzione
significativo; la facoltà di capitalizzare gli oneri finanziari deve essere applicata omogeneamente nel tempo;
· Gli oneri finanziari imputati siano quelli effettivamente sostenuti nel periodo di produzione e oggettivamente
determinabili entro il limite del valore di realizzazione del bene.
▪ La valutazione delle rimanenze di magazzino presupporrebbe l’individuazione e l’attribuzione alle singole unità fisiche dei costi
specificamente sostenuti per le unità medesime.
Tuttavia, tale individuazione ed attribuzione, non è di solito praticamente attuabile a causa dell’entità delle rimanenze e della
loro velocità di rotazione. Pertanto, dal punto di vista pratico vengono effettuate delle assunzioni sul flusso delle rimanenze e
dei costi cui corrispondono altrettanti metodi alternativi di determinazione del costo.
▫ Per i BENI INFUNGIBILI (le voci delle rimanenze non sono intercambiabili) è adottato il METODO DEL COSTO SPECIFICO
▫ per i BENI FUNGIBILI (intercambiabili) la normativa ammette altri metodi.

21
METODI DI DETERMINAZIONE DEL COSTO PER BENI FUNGIBILI
I BENI FUNGIBILI sono beni composti da unità fra loro perfettamente omogenee e sostituibili (es. latte, petrolio, bulloni).
▪ Data la particolare natura di questi beni, l’art. 2426 dispone che il costo dei beni
fungibili può essere calcolato secondo i seguenti metodi (ritenuti tutti ugualmente
ammissibili dall’OIC n. 13):
▫ “MEDIA PONDERATA”
Con il criterio del costo medio ponderato, BENI OMOGENEI, MA ACQUISTATI O
PRODOTTI IN PERIODI DIVERSI E QUINDI CON COSTI DIVERSI, VENGONO
VALUTATI AD UN COSTO CHE RAPPRESENTA LA MEDIA PONDERATA.
Il calcolo è effettuato considerando tutte le quantità transitate in magazzino
durante l’arco temporale di riferimento.
La media include, pertanto, sia gli acquisti effettuati nel periodo sia le rimanenze iniziali.
Ha l’obiettivo di livellare i movimenti nei prezzi nei casi in cui esiste differenza tra i prezzi più recenti e i costi medi.
▫ “PRIMO ENTRATO, PRIMO USCITO” (FIFO)
La logica FIFO prevede che LE QUANTITÀ ACQUISTATE O PRODOTTE IN EPOCA PIÙ REMOTA SIANO CONSIDERATE LE PRIME
A ESSERE VENDUTE OD UTILIZZATE IN PRODUZIONE. PERTANTO, "RESTANO" IN MAGAZZINO LE QUANTITÀ RELATIVE AGLI
ACQUISTI O ALLE PRODUZIONI PIÙ RECENTI.
Queste quantità sono, quindi, valutate al costo di tali ultimi acquisti o produzioni.
Il metodo FIFO rispecchia quindi l’andamento dei prezzi di mercato perché valuta il magazzino ai costi più recenti.
▫ “ULTIMO ENTRATO, PRIMO USCITO” (LIFO)
La logica LIFO prevede che LE QUANTITÀ ACQUISTATE O PRODOTTE IN EPOCA PIÙ RECENTE SIANO CONSIDERATE LE PRIME
AD ESSERE VENDUTE OD UTILIZZATE IN PRODUZIONE; PERTANTO, "RESTANO" IN MAGAZZINO LE QUANTITÀ RELATIVE AGLI
ACQUISTI O ALLE PRODUZIONI PIÙ REMOTE (Attribuisco alla merce di magazzino il valore più vecchio).
(Metodo dell’ascensore: gli ultimi che entrano sono i primi ad uscire)
In fase di prezzi ascendenti il metodo LIFO attenua gli effetti dell’inflazione sui risultati dell’esercizio.
… ciò sempre che la valutazione non possa convenientemente essere fatta «a costi specifici, cioè al costo effettivo di
acquisto/produzione».
▪ La determinazione dei costi con i predetti metodi è effettuata per singola voce di magazzino (ossia, per beni distintamente
identificabili). La valutazione per categorie omogenee, per natura e per valore, è accettabile se il raggruppamento risponde a
logica economico-tecnica e non produce effetti distorsivi.
▪ A seconda del metodo il valore attribuito subisce una diversa quantificazione.
▪ Il cambiamento di metodo deve essere giustificato nella nota integrativa)
ESEMPIO
La società ALFA srl commercializza occhiali da sole. I dati relativi agli
acquisti e alle vendite dell’anno X sono riportati nella seguente tabella:
Dopo aver determinato la quantità di occhiali da sole in rimanenza alla
fine dell’esercizio X, si proceda a valorizzare la rimanenza con i diversi
metodi.
▫ Il metodo del CMP prevede per la valutazione delle rimanenze il
calcolo della media ponderata di tutti gli acquisti.
▫ Il metodo FIFO prevede per la valutazione delle rimanenze il
calcolo delle quantità entrate in magazzino più recentemente
valutate al costo unitario di tali ultimi acquisti.
▫ Il metodo LIFO prevede per la valutazione delle rimanenze il calcolo delle quantità più remote entrate in magazzino valutate al costo
unitario di tali primi acquisti.

In caso di prezzi crescenti, il metodo FIFO attribuisce maggiore valore alle rimanenze, al contrario del LIFO. Il metodo del costo medio
ponderato si colloca a livello intermedio.

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Il VALORE DI REALIZZAZIONE
Per la determinazione del valore di mercato, bisogna distinguere:
o MATERIE PRIME, SUSSIDIARIE E DI CONSUMO, MERCI: per cui è dato dal COSTO DI SOSTITUZIONE, ovvero il costo con il
quale in normali condizioni di gestione un bene può essere riacquistato (es. mi rubano l’iPhone e devo comprare un altro telefono
al prezzo di sostituzione (è fungibile)).
o WIP, SEMILAVORATI, PRODOTTI FINITI: per cui è dato dal VALORE NETTO DI REALIZZO, ovvero:
PREZZO DI VENDITA - COSTI COMPLETAMENTO - COSTI DIRETTI DI DISTRIBUZIONE
ESEMPIO: VALORIZZAZIONE DEL MAGAZZINO

PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – INTERNAZIONALI


Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra la disciplina nazionale (OIC 13) e quella internazionale (IAS 2).
OIC 13 IAS 2
DEFINIZIONE Condizioni produttive Le rimanenze sono beni:
(Nei principi contabili nazionali la definizione è
RIMANENZE che abbracciano due a) Posseduti per la vendita nel
connessa alla temporalità, mentre nei principi
esercizi consecutivi normale svolgimento internazionali la rimanenza è connessa alla
dell’attività; tipologia del bene)
b) Impiegati nei processi
produttivi per la vendita;
c) Da impiegarsi, sotto forma di
materiali o forniture di beni,
nel processo di produzione o
nella prestazione di servizi.
CRITERIO DI Minore fra costo e Minore tra costo e valore netto di (La differenza tra valore di mercato e valore netto
di realizzo è che:
VALUTAZIONE valore di mercato realizzo
- Il valore di mercato è quello che si determina
all’interno di un mercato di libera
transazione tra parti consapevoli,
- Il valore di realizzo condiziona le regole di
libera transazione (es. outlet).
Nei i principi contabili internazionali, dato che la
funzione del bilancio è di consentire all’investitore
di comprendere quale sia l’eventuale
remunerazione del capitale investito nell’azienda,
interessa non un valore asettico, ma effettivo: se
dovessi andare a vendere quel bene non mi
interessa il valore di cartellino, ma a quanto riesco
a venderlo e quanto riesco effettivamente a
realizzare dalla vendita di quel prodotto.)

VALORE DI Valore netto di realizzo Prezzo stimato di vendita al netto


MERCATO o costo di sostituzione di costi di completamento e di
vendita
CONFIGURAZIONE Costo effettivo pieno Costi di acquisto + di
industriale trasformazione (costo pieno) +
accessori
METODO DI ▪ Beni non fungibili: ▪ Beni non fungibili: costo
CALCOLO costo specifico. specifico.
▪ Beni fungibili: CMP, ▪ Beni fungibili: FIFO o CMP (NON
LIFO, FIFO. è consentito il LIFO).

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6. LA VALUTAZIONE DEI LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE
Le COMMESSE ULTRA-ANNUALI sono commesse il cui processo produttivo, in fase di chiusura del bilancio, non è ultimato.
[es. contratti di appalto, contratti di somministrazione di alimenti e bevande, (al 31 dicembre il distributore sarà ancora pieno ma ci saranno
prodotti ancora invenduti), lavori di vendita su ordinazione (fatto su richiesta di uno specifico committente)].
NB: Un lavoro su ordinazione (commessa specifica) (es. abito), è più difficile da rivendere (non c’è un mercato), quindi è più
complicato da valutare in termini di rimanenze. [Mentre per un bene fungibile (es. telefono) è più facile].
▪ Distinguiamo due tipologie di contratti:
- CONTRATTI CON CORRISPETTIVO PREDETERMINATO: valore finito si stabilisce al momento della commessa.
(es. abito: chiedo al sarto quanto costa prima, e so già quanto pagherò quando il lavoro sarà ultimato)
(NB: in caso di grandi appalti [es. se costo della materia prima aumenta] se nella fase di realizzazione la materia prima è oggetto di
incremento di costo per effetto del mercato, c’è una clausola di revisione contrattuale del costo della materia prima, per cui bisogna
necessariamente intervenire a modificare il prezzo definito)
- CONTRATTI CON CORRISPETTIVO SUL COSTO CONSULTIVO: valore finito si stabilisce al termine, sui costi effettivi sostenuti.
(es. abito: valore sarà dato dalla sommatoria fra i costi sostenuti dal sarto più il margine di commessa)
Non c’è una predeterminazione del costo, quindi non ci sarà necessità di revisione contrattuale.
Avendo durata ultra-annuale, queste commesse generano la necessità a fine esercizio di stimare ed attribuire in bilancio i costi
di competenza dell’esercizio, secondo il principio di competenza.

I CRITERI DI VALUTAZIONE DEI LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE


L’OIC (organismo Italiano contabilità) fornisce una definizione i metodi di valutazione dei lavori in corso su ordinazione.
L’OIC 23 definisce il LAVORO IN CORSO SU ORDINAZIONE (O COMMESSA) COME UN CONTRATTO, DI DURATA NORMALMENTE
ULTRANNUALE, PER LA REALIZZAZIONE DI UN BENE (O UNA COMBINAZIONE DI BENI) O PER LA FORNITURA DI BENI E SERVIZI
NON DI SERIE CHE INSIEME FORMINO UN UNICO PROGETTO.
• I ricavi di commessa sono costituiti dai corrispettivi complessivi pattuiti tra due parti per l’esecuzione o la fornitura di beni
e/o servizi previsti nel contratto.
(eventuali variazioni di prezzo possono essere pattuite per via di maggiorazioni derivanti ad esempio da variazioni nel costo delle materie
prime, delle variazioni nelle scelte, dalle riserve (in caso di ricorso alla fine della produzione) o altro)
• I costi di commessa comprendono i costi attribuibili a una commessa che si stima di sostenere per l’esecuzione o la fornitura
dei beni e/o servizi previsti dal contratto.
(comprendono sia i costi diretti (materie prime, mano d’opera, sub-appaltatori [terzi che vengono assunti dall’appaltatore per l’esecuzione
di un lavoro legato all’appalto, non previsti nel contratto iniziale. Es. elettricista, pittore], ammortamenti dei beni impiegati direttamente,
fideiussioni date in banca per garantire la realizzazione dell’opera, …) che i costi indiretti (costi generali di produzione, costi
amministrativi, costo della contabilità di cantiere, …). Per i secondi si pongono due problemi: come ripartirli e come stimarli.
• Il risultato (o margine) di commessa rappresenta la differenza tra i ricavi di commessa e i costi di commessa.
▪ Art. 2426 c.c., n. 11 (articolo dei criteri di valutazione): i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei
corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza.
La valutazione della commessa in via di esecuzione viene effettuata secondo DUE CRITERI:
1. Preferibilmente con il CRITERIO DELLA PERCENTUALE DI COMPLETAMENTO (metodo della scissione del margine);
2. Alternativamente, il CRITERIO DELLA COMMESSA COMPLETATA (metodo del costo).

1. IL CRITERIO DELLA PERCENTUALE DI COMPLETAMENTO


IL MARGINE DI COMMESSA È RICONOSCIUTO DI ESERCIZIO IN ESERCIZIO VIA VIA CHE SI FORMA, IN FUNZIONE
DELL’AVANZAMENTO DELL’ATTIVITÀ PRODUTTIVA; È QUINDI ISCRITTO IN BILANCIO NEGLI ESERCIZI IN CUI LA COMMESSA È
PRODOTTA; (imputazione a ciascun esercizio di una quota del margine di commessa)
(es. 100€ di margine: li imputo pro-quota, nei singoli esercizi in cui ho eseguito la commessa)
▪ Lo stato di avanzamento è in genere valutato in base alla percentuale di costi sostenuti rispetto ai costi totali (cost-to-cost).
▪ Il criterio della percentuale di completamento soddisfa il principio della competenza economica, in quanto consente la
rilevazione dei costi, dei ricavi e del risultato di commessa negli esercizi in cui i lavori sono stati eseguiti.
▪ Nell’OIC viene specificato che “la contabilizzazione può essere ammessa solo quando esiste un contratto vincolante sulle parti
ed è attendibilmente stimabile il risultato della commessa”. (Ci si pone questo problema per gli effetti divergenti riguardanti le stime.
Infatti, l’iscrizione del margine avviene pro-quota (nei singoli esercizi in cui commessa è in esecuzione), ma valore del margine si saprà solo a
fine processo produttivo, quindi il valore che vado ad inserire è una stima. Questa non sempre posso farla facilmente, solo quando abbiamo un
contratto con corrispettivo predeterminato. Per gli altri casi, in cui non possiamo prestabilire questo valore, usiamo l’altro metodo).
▪ CONTABILIZZAZIONE:
Conto Economico
- In DARE: costi sostenuti (con contropartita a Debito vs Fornitori) [Es. merci c/acquisti a debiti verso fornitori]
- In AVERE: rimanenze (valutate al costo + quota del margine in formazione)
Stato Patrimoniale
- In DARE: rimanenze (valutate al costo + quota del margine in formazione)
- In AVERE: acconti ricevuti (con contropartita la Banca)

24
2. IL CRITERIO DELLA COMMESSA COMPLETATA
VALUTA A COSTO LE SINGOLE FASI DEL PROCESSO DI PRODUZIONE, RINVIANDO I RICAVI COMPLESSIVI, E QUINDI IL MARGINE DI
COMMESSA, ALL’ESERCIZIO IN CUI VERRÀ TERMINATA LA COMMESSA (es. 100€ di margine: li imputo tutti all’ultimo esercizio).
(≠ in altro metodo vado a ripartire gli utili nei vari esercizi in cui la commessa è realizzata)
Dunque:
▫ I lavori in corso su ordinazione sono valutati al minore tra costo e valore di mercato (come normali rimanenze);
▫ Il margine della commessa:
- Se è positivo, è iscritto in bilancio (e dunque imputato al reddito d’esercizio) quando il contratto è stato completato e
quindi le opere sono state ultimate, consegnate al committente e da questi accettate poiché conformi all’ordine;
- Se è negativo, viene anticipato.
▪ CONTABILIZZAZIONE:
Conto Economico
- In DARE: costi sostenuti (con contropartita a Debito vs Fornitori)
- In AVERE: rimanenze (valutate al costo)
Stato Patrimoniale
- In DARE: rimanenze (valutate al costo)
- In AVERE: acconti ricevuti (con contropartita la Banca)

PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI (ACCENNO)


L’entrata in vigore dal 1° gennaio 2018 dell’IFRS 15, avente la finalità di stabilire i principi che l'entità deve applicare con
riferimento alla rilevazione dei «ricavi provenienti da contratti con i clienti», ha sostituito il precedente principio contabile
internazionale che trattava specificatamente i «lavori su ordinazione», lo IAS 11.
L’obiettivo dell’IFRS 15 è quello di creare un quadro di riferimento completo e omogeneo per la rilevazione dei ricavi,
applicabile a tutti i contratti commerciali (ad eccezione dei contratti di leasing, dei contratti assicurativi e degli strumenti finanziari) e
basato sul concetto di TRASFERIMENTO DEL ‘CONTROLLO’ e su un modello che prevede 5 step:
1. IDENTIFICAZIONE DEL CONTRATTO CON IL CLIENTE;
2. IDENTIFICAZIONE DEI BENI E DEI SERVIZI OGGETTO DEL CONTRATTO (PERFORMANCE OBBLIGATION);
3. DEFINIZIONE DEL PREZZO DELLA TRANSAZIONE;
4. ALLOCAZIONE DEL PREZZO DELLA TRANSAZIONE ALLE PERFORMANCE OBBLIGATION;
5. RILEVAZIONE DEI RICAVI AL SODDISFACIMENTO DELLE PERFORMANCE OBBLIGATION.
▪ I ricavi devono essere rilevati quando (o man mano che) viene adempiuta l'obbligazione di fare trasferendo il controllo sul bene
o servizio promesso.
▪ Il controllo è trasferito nel corso del tempo, con la rilevazione dei ricavi nel corso del tempo, se è soddisfatto
uno dei seguenti criteri:
a. Il cliente simultaneamente riceve e utilizza i benefici derivanti dalla prestazione man mano che quest'ultima viene
effettuata;
b. La prestazione crea o migliora man mano un'attività già controlla dal cliente;
c. L'attività in fase di realizzazione non presenta un uso alternativo per l'entità e l'entità ha il diritto esigibile al pagamento
della prestazione completata fino alla data considerata.
In alternativa, l'entità adempie l'obbligazione di fare al suo completamento.
▪ Per la rilevazione dei ricavi connessi ai lavori su ordinazione, l’IFRS 15 richiede pertanto di identificare le
diverse tipologie di beni e servizi oggetto del contratto e le relative modalità di soddisfacimento.

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ESEMPIO – I LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE
La società Edilbeta S.p.A. ha ottenuto l’appalto per la realizzazione di un complesso residenziale.
Il progetto ha durata pluriennale ed il ricavo complessivo presunto ammonta a 400.
I costi stimati per realizzare l’opera ammontano a 300 di cui:
- 100 sostenuti al primo anno;
- 150 sostenuti nel secondo esercizio;
- 50 sostenuti nel terzo esercizio.
Il margine è pertanto pari alla differenza fra costi e ricavi: (400 - 300) = 100.
A fronte del lavoro prestato Edilbeta ottiene i seguenti acconti (per semplicità si esclude l’IVA):
- 90 nel primo esercizio;
- 200 nel secondo esercizio;
- 110 nel terzo esercizio (saldo).
Assumendo che i costi consuntivi coincidano con quelli stimati si determini il risultato economico e il profilo patrimoniale della commessa in
tre esercizi, con i due criteri della commessa completata e della percentuale di completamento.
SVOLGIMENTO
1. Determinare il margine complessivo di commessa: ricavi di commessa – costi di commessa
costi sostenuti nei singoli esercizi
2. Determinare la percentuale di avanzamento dei lavori:
ammontare complessivo
3. Sulla base di questa percentuale, ripartire il margine di commessa: margine complessivo x %di avanzamento dei lavori
(100 x 33%), (100 x 50%), (100 x 17%)

METODO DELLA COMMESSA COMPLETATA


(l’attribuzione dell’utile avviene alla fine dell’ultimo esercizio)
SCRITTURE:
Esercizio 1 (t1)
A COSTI a BANCA 100 100
B RIMANENZE FINALI a VARIAZIONI c/RIMANENZE 100 100
C BANCA a ACCONTI DA CLIENTI 90 90
Esercizio 2 (t2)
NB: Rimanenze finali = rimanenze iniziali 100 + costi 150
A COSTI a BANCA 150 150
B RIMANENZE FINALI a VARIAZIONI c/RIMANENZE 250 250
C BANCA a ACCONTI DA CLIENTI 200 200
Esercizio 3 (t3)
A COSTI a BANCA 50 50
B DIVERSI a RICAVI 400
Banca 110
Acconti ricevuti 290
METODO DELLA PERCENTUALE DI COMPLETAMENTO
(in tabella iniziale abbiamo determinato la quota di margine da attribuire per competenza economica ai singoli esercizi:
1 esercizio = 33, 2 esercizio = 50, 3 esercizio = 17)
SCRITTURE:
- Esercizio 1 (t1)
NB: rimanenze finali = 133 (costo 100 + margine di competenza 33)
A COSTI a BANCA 100 100
B RIMANENZE FINALI a VARIAZIONI c/RIMANENZE 133 133
C BANCA a ACCONTI DA CLIENTI 90 90
Esercizio 2 (t2)
NB: Rimanenze finali = rimanenze iniziali 133 + costi 150 + margine di
competenza 50 = 333
A COSTI a BANCA 150 150
B RIMANENZE FINALI a VARIAZIONI c/RIMANENZE 333 333
C BANCA a ACCONTI DA CLIENTI 200 200
Esercizio 3 (t3)
A COSTI a BANCA 50 50
B DIVERSI a RICAVI 400
Banca 110
Acconti ricevuti 290

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7. LA VALUTAZIONE DELLE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
[All’inizio abbiamo distinto attivo circolante e attivo immobilizzato in base a un criterio temporale, legato alla destinazione
economica che il soggetto aziendale gli attribuisce].
È la destinazione economica che classifica gli elementi patrimoniali tra immobilizzazioni o attivo circolante, non la loro natura.
▪ Gli elementi patrimoniali si distinguono fra beni a fecondità semplice, che esauriscono la loro utilità nell’arco di un esercizio, e
beni a fecondità ripetuta, la cui utilità economica si protrae in più esercizi.
▪ L’art. 2424-bis prevede che: «GLI ELEMENTI PATRIMONIALI DESTINATI AD ESSERE UTILIZZATI DUREVOLMENTE DEVONO ESSERE
ISCRITTI TRA LE IMMOBILIZZAZIONI».
▪ Le immobilizzazioni tecniche si dividono in:
- IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI (terreni, fabbricati, macchinari, impianti, ecc.);
- IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI (intangibles) [Stanno acquistando sempre più valore] (brevetti, avviamento, ecc)

IL CRITERIO GENERALE DI VALUTAZIONE


Criterio generale di valutazione delle immobilizzazioni (art. 2426 c.c.):
1) LE IMMOBILIZZAZIONI SONO ISCRITTE AL COSTO DI ACQUISTO O DI PRODUZIONE.
(Tutte le immobilizzazioni, sia materiali che immateriali, sono iscritte al costo di acquisto o di produzione)
2) IL COSTO DELLE IMMOBILIZZAZIONI, MATERIALI E IMMATERIALI, LA CUI UTILIZZAZIONE È LIMITATA NEL TEMPO DEVE
ESSERE SISTEMATICAMENTE AMMORTIZZATO IN OGNI ESERCIZIO IN RELAZIONE CON LA LORO RESIDUA POSSIBILITÀ DI
UTILIZZAZIONE (c.d. Vita utile).
(Ammortamento sistematico vuol dire:
- Che i valori devono essere determinati in ogni esercizio (ripetitività e costanza nella ripartizione della quota)
- Che il calcolo deve essere fatto in maniera razionale, per garantire una corretta attribuzione
(razionalità: riconoscibilità da parte del destinatario del documento contabile dell’iter logico utilizzato nella determinazione della
quota di ammortamento. Il legislatore presuppone un principio di continuità sia logica che di calcolo, quindi non può esserci arbitrio
da parte del redattore di bilancio ma deve essere chiaro il modo in cui viene svolto l’ammortamento)
3) L’IMMOBILIZZAZIONE CHE, ALLA DATA DELLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO, RISULTI DUREVOLMENTE DI VALORE INFERIORE A
QUELLO DETERMINATO SECONDO I NUMERI 1) E 2) DEVE ESSERE ISCRITTA A TALE MINORE VALORE; QUESTO NON PUÒ
ESSERE MANTENUTO NEI SUCCESSIVI BILANCI SE SONO VENUTI MENO I MOTIVI DELLA RETTIFICA EFFETTUATA. …»
(Il legislatore impone l’obbligo di svalutare le immobilizzazioni se a fine esercizio il valore recuperabile risulta durevolmente inferiore al
valore contabile, perché si pone un problema di prudenza e corretta rappresentazione del bilancio.
Il prezzo di transazione può incidere sul valore di realizzo e quindi il prezzo di vendita può essere inferiore o superiore o uguale rispetto al
valore teorico recuperabile, e questa differenza genera le plusvalenze e minusvalenze).

IL CRITERIO DEL COSTO


Per le immobilizzazioni iscritte al costo distinguiamo:
▪ IMMOBILIZZAZIONI ACQUISITE DA TERZE ECONOMIE -> COSTO DI ACQUISTO
COSTO DI ACQUISTO + COSTI ACCESSORI + (EVENTUALE IVA INDETRAIBILE)
▪ Le immobilizzazioni tecniche sono iscritte al costo di acquisto in caso di acquisto dell’immobilizzazione da terze economie.
▪ Il costo d’acquisto è generalmente desunto dalla fattura (escludendo l’Iva se non è indetraibile).
▪ Nel costo di acquisto si computano anche i costi accessori (costi di trasporto, assicurazione, collaudo, ecc.) necessari per
ottenere il possesso del fattore acquisito.
▪ NB: TUTTE LE VOLTE CHE L’IVA ACQUISTI NON È DETRAIBILE, È UN COSTO: l’iva indetraibile, non essendo recuperata
mediante il meccanismo di compensazione, rappresenta un costo per l’azienda, direttamente correlato al costo di acquisto
del bene, quindi va considerata come onere accessorio del costo di acquisto del cespite stesso.
▪ IMMOBILIZZAZIONI PRODOTTE DALL’AZIENDA -> COSTO DI PRODUZIONE
COSTI DIRETTI + COSTI INDIRETTI (QUOTA)
▪ Immobilizzazioni si iscrivono a costo di produzione in caso di costruzione in economia, ossia produzione interna all’azienda.
▪ Il costo di produzione comprende i costi diretti, costi specificatamente imputabili al bene prodotto (es. costi dei materiali
impiegati e della manodopera diretta) e quota parte dei costi indiretti, costi ragionevolmente ascrivibili al bene prodotto (quota
perché bisogna determinare la percentuale che incide su quella produzione (es. costo dell’acqua, dell’energia elettrica, …)].
▪ ONERI FINANZIARI: interessi passivi sui finanziamenti di scopo (finanziamenti contratti per fronteggiare fabbisogno
relativo alla fabbricazione interna o presso terzi), sono computati nel costo di produzione a condizione che siano:
a. Relativi a finanziamenti dedicati alla fabbricazione dell’immobilizzazione (Finanziamento di scopo);
b. Effettivamente sostenuti, oggettivamente determinabili, entro il limite del valore recuperabile del bene;
c. Maturati su beni che richiedono un periodo di costruzione significativo.
[NB: finanziamento generico: in caso di oneri finanziari riferiti al fabbisogno generale dell’azienda, gli interessi passivi non possono
interamente essere capitalizzati nel costo di quel cespite ≠ finanziamento di scopo: in caso di finanziamento dedicato alla fabbricazione di
quella immobilizzazione, gli interessi sono computati al costo di produzione]

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IL PIANO DI AMMORTAMENTO
Le immobilizzazioni materiali ed immateriali (escluso l’avviamento) hanno vita utile che si estende su più esercizi, ma
generalmente limitata nel tempo; pertanto, il loro costo deve essere ripartito tra gli esercizi in cui le stesse partecipano al
processo produttivo dell’azienda, cedendovi la propria utilità e generando i relativi ricavi.
L’AMMORTAMENTO È IL PROCESSO TECNICO CONTABILE DI RIPARTIZIONE DEL COSTO DI ACQUISTO PLURIENNALE TRA I
DIVERSI PERIODI NEI QUALI L’IMMOBILIZZAZIONE SARÀ IMPIEGATA NELLA COMBINAZIONE PRODUTTIVA.
▪ Per determinare un piano di ammortamento bisogna prevedere:
- VALORE DA AMMORTIZZARE: valore di iscrizione dell’immobilizzazione +/- eventuali variazioni successive di valore (es.
Svalutazioni, rivalutazioni, …);
- VITA UTILE DEL BENE: periodo di tempo per cui si ritiene che l’immobilizzazione possa cedere la sua utilità [può accadere
che poi il periodo cambi, a causa di vari fattori endogeni (es. macchinario difettoso) o esogeni (es. andamento del mercato)].
- CRITERIO DI RIPARTIZIONE: a quote costanti, a quote decrescenti o a quote variabili in base al volume di produzione.
[NB: non è ammesso il metodo a quote crescenti, essendo in contrasto con il principio di prudenza].
▪ Ciascun piano si costruisce in maniera preventiva, quindi si basa su congetture, e non può in alcun modo essere rigido o
vincolante, perché le ipotesi su cui si basa possono subire delle variazioni, per cui segue un riesame del piano.
Non esistono piani di ammortamento prefissati e rigidi, ma devono riflettere qual è l’effettiva partecipazione del cespite
all’esercizio e la sua vita utile.
▪ L’ammortamento deve essere:
▫ RAZIONALE in quanto l’aliquota adottata deve risultare congrua con la presunta vita utile del bene;
▫ SISTEMATICO in quanto il criterio prescelto deve essere modificato solo nel caso di variazione della vita utile del bene (in tal
caso è comunque necessario fornire informazioni nella nota integrativa).
Eventuali modifiche dei criteri di ammortamento e dei coefficienti applicati devono essere motivate nella nota integrativa.
▪ NB:
▫ ALCUNI BENI NON POSSONO ESSERE AMMORTIZZATI (TERRENI)
[perché si presuppone che il terreno non abbia una perdita di valore],
▫ ALTRI POSSONO NON ESSERE AMMORTIZZATI (FABBRICATI CIVILI DETENUTI PER INVESTIMENTO)
[la necessità di ammortizzare il bene non è legata alla sua natura ma alla destinazione che gli attribuiamo, vanno
ammortizzati solo beni che concorrono in maniera funzionale alla produzione].
▫ La Direttiva 2013/34/UE prevede che se il valore dei fabbricati incorpora anche quello dei terreni su cui insistono, il valore
del fabbricato deve essere sempre scorporato per essere ammortizzato, mentre il valore del terreno non è oggetto di
ammortamento.
▪ i PRINCIPI INTERNAZIONALI prevedono L’IMPAIRMENT TEST è la VERIFICA PERIODICA DELL’ADERENZA DEL VALORE
CONTABILE (costo storico) DEL BENE IMMOBILIZZATO RISPETTO AL VALORE DI REALIZZO (di mercato), PER VERIFICARE SE SONO
INTERVENUTI FATTORI CHE HANNO MODIFICATO LA VITA UTILE DEL BENE O IL CRITERIO DI RIPARTIZIONE DA UTILIZZARE.
[Per i principi internazionali, in relazione alla funzione prevalentemente informativa del documento, il valore di bilancio non è un
valore teorico ma deve essere un valore di realizzo].
(es. compro il cellulare e lo utilizzo nell’ambito dell’attività professionale, per cui lo devo ammortizzare in quanto è un bene strumentale, che
concorre alla formazione del la mia attività professionale.
Principi nazionali: lo ammortizzo ripartendo il valore del bene secondo la vita stimata utile del bene, quindi con utilità economica che il bene
ha nel corso dell’esercizio.
Principi internazionali: serve la verifica tra il valore contabile dell’immobilizzazione del cellulare e il valore di realizzo (valore d’uso o fair value),
perché il valore che devo scrivere all’interno del bilancio non deve essere un valore teorico tra il costo storico e la quota di ammortamento, ma
deve essere un valore di realizzo, in quanto i principi contabili internazionali hanno una funzione prevalentemente informativa, per far capire
all’investitore qual è il valore effettivo di quell’immobilizzazione.)

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PERDITE DI VALORE
Ai sensi dell’OIC 9, “l’immobilizzazione che, alla data di chiusura dell’esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore al valore
contabile netto, deve essere iscritta a tale minor valore”.
▪ Si definisce PERDITA DUREVOLE DI VALORE la DIMINUZIONE DI VALORE CHE RENDE IL VALORE RECUPERABILE DI
UN’IMMOBILIZZAZIONE, IN UNA PROSPETTIVA DI LUNGO TERMINE, INFERIORE RISPETTO AL SUO VALORE CONTABILE.
(Il meccanismo di comparazione tra valore netto contabile e valore recuperabile è necessario tutte le volte in cui ci sia una
durevole perdita di valore, non occasionale, per evitare di sovrastimare il bene e dunque il risultato di esercizio, in osservanza
della rappresentazione chiara e corretta e del principio di prudenza).
▪ Il VALORE CONTABILE è dato da costo di acquisto/produzione al netto degli ammortamenti.
▪ Il VALORE RECUPERABILE a fine esercizio è il maggiore tra:
▫ il VALORE D’USO, determinato sulla base di due tecniche:
o DISCOUNTED CASH FLOW: attualizzazione dei flussi finanziari futuri in entrata e in uscita che deriveranno dall’uso
continuativo dell’attività (o di una unità generatrice di flussi di cassa, «UGC») e dalla sua dismissione finale.
UGC: unità generatrice di flussi di cassa: dobbiamo chiederci se il risultato realizzato da quella unità operativa genera
flussi di cassa o deve essere integrato con altri beni. [es. in una azienda che produce divani in pelle, il macchinario che taglia la
pelle da solo non genera flussi di cassa, il suo valore è funzionale al fatto di essere integrato tecnicamente con altri macchinari, se
invece considero più macchinari individuando una piccola unità operativa rappresentata da taglio-cucito-assemblaggio, questa mi
consente di ottenere un prodotto semilavorato che posso vendere sul mercato e generare flussi di cassa].
La società utilizza a tal fine i piani o previsioni più recenti a disposizione (con orizzonte temporale non superiore a 5
anni) per stimare i flussi finanziari. Il tasso di attualizzazione deve essere appropriato per i flussi finanziari futuri, al lordo
delle imposte e deve riflettere le valutazioni correnti del mercato.
o METODO REDDITUALE: misura la capacità di assorbimento della quota di ammortamento del cespite da parte
dell’azienda.
▫ il FAIR VALUE, inteso come l’ammontare realizzabile tramite l’alienazione del bene in una transazione ordinaria tra operatori
di mercato alla data di valutazione, dedotti i costi della dismissione. Il fair value di un’attività si determina:
- Come prezzo pattuito in un accordo vincolante di vendita stabilito in una libera transazione,
- Come prezzo di mercato in un mercato attivo.
- In assenza di accordi vincolanti di vendita o di un mercato attivo, è determinato in base alle migliori informazioni
disponibili sull’ammontare che la società potrebbe ottenere dalla dismissione dell’immobilizzazione in una libera
transazione tra parti consapevoli e disponibili (ad esempio, il risultato di recenti transazioni nello stesso settore).
▪ Dunque, alla data di chiusura dell’esercizio:
a. Si valuta se esiste un indicatore che faccia presumere che le immobilizzazioni abbiano subito riduzioni durevoli di valore;
b. Se sussistono, deve essere stimato il valore recuperabile dell’immobilizzazione, e nel caso esso risulti inferiore al valore netto
contabile, si deve procedere alla svalutazione dell’immobilizzazione per un importo pari alla relativa differenza.
▪ L’OIC 9 prevede l’opzione di applicare un APPROCCIO SEMPLIFICATO di determinazione del valore d’uso basato sulla capacità
di ammortamento per le società che per due esercizi consecutivi non abbiano superato due dei seguenti limiti dimensionali:
- Numero medio dipendenti superiore a 50,
- Totale attivo bilancio superiore a 4,4 mln
- Ricavi netti superiori a 8,8 mln
In questo approccio la recuperabilità delle immobilizzazioni è testata CONFRONTANDO LA CAPACITÀ DI AMMORTAMENTO DEI
FUTURI ESERCIZI (O SE MAGGIORE IL FAIR VALUE) CON IL VALORE NETTO CONTABILE ISCRITTO IN BILANCIO.
▪ La verifica di sostenibilità degli ammortamenti è basata sulla stima dei flussi reddituali futuri riferibili alla struttura produttiva
nel suo complesso (o di un singolo ramo d’azienda se possibile) e non sui flussi derivanti dalla singola immobilizzazione.
Nel computare gli ammortamenti da contrapporre alla capacità di ammortamento si tiene conto della struttura produttiva
esistente, senza includere gli ammortamenti che deriveranno da investimenti futuri.
▪ Il test di verifica della RECUPERABILITÀ DEI CESPITI è superato quando la gestione futura (il piano ha un orizzonte di 5 anni)
indica che la CAPACITÀ DI AMMORTAMENTO COMPLESSIVA È SUFFICIENTE A GARANTIRE LA COPERTURA DEGLI
AMMORTAMENTI; IN CASO CONTRARIO OCCORRE SVALUTARE L’IMMOBILIZZAZIONE.
▫ Quando VALORE RECUPERABILE < VALORE CONTABILE -> PERDITA DI VALORE,
che deve essere imputata a riduzione del valore contabile delle attività che fanno parte
dell’unità generatrice di flussi di cassa, UGC, nel seguente ordine:
1. In primo luogo al valore di avviamento allocato sulla UGC;
2. Infine, alle altre attività proporzionalmente, sulla base del valore contabile di
ciascuna attività che fa parte della UGC. Qualora sia possibile l’imputazione diretta,
la perdita durevole di valore può essere attribuita alle singole immobilizzazioni.
▫ Se in un periodo successivo a quello in cui si è operata la svalutazione si
evidenzia che i motivi della stessa sono venuti meno, occorre RIPRISTINARE,
totalmente o parzialmente, il VALORE CONTABILE ORIGINARIO.

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ESEMPI: PERDITE DI VALORE- stima del valore d’uso
Di seguito due esempi per la stima del valore d’uso.
❖ METODO DEI FLUSSI DI CASSA ATTUALIZZATI (DISCOUNTED CASH FLOW)
In caso approccio basato sui flussi di cassa operativi, viene utilizzato il piano con i flussi di cassa lordi per i quali è determinato il valore
attuale netto utilizzando un tasso di attualizzazione del 12% (determinato in misura pari al costo medio ponderato del capitale):

PROCEDIMENTO
[Approccio discounted cash flow: attualizziamo ad un tasso di interesse X i flussi di cassa operativi generati dall’immobilizzazione o CGU)]
𝟏
▫ Fattore di attualizzazione = [n è il numero di attualità: 1, 2, 3, 4 e 5 anno]
(𝟏+𝒊)−𝒏
▫ Flussi di cassa attualizzati = flussi di cassa x tasso di attualizzazione
▫ Valore netto impianto = somma dei flussi di cassa
▫ Confrontiamo valore netto impianto e valore netto contabile,
▫ Il valore netto dell’impianto è più basso, dunque c’è una perdita durevole e dobbiamo svalutare.
▫ Facciamo differenza: 1.250 – 648 = 602 (valore da svalutare)
▫ Imputo i 602€ a deporto dell’impianto
▫ Valore dell’iscrizione = 1.250 – 602 = 648
Dunque: L’azienda può recuperare tramite l’uso dell’impianto un valore massimo di 648, inferiore al valore netto contabile di 1.250;
quest’ultimo, in assenza di avviamento, dovrà essere quindi svalutato per 602 ed essere iscritto al nuovo valore contabile di 648.
[NB: se nel bilancio dell’azienda in cui stiamo calcolando la recuperabilità è scritto VALORE DI AVVIAMENTO, prima devo
portare la svalutazione a detrazione del valore di avviamento e per il di più a detrazione dell’impianto o CGU].
❖ CAPACITA’ DI AMMORTAMENTO (METODO REDDITUALE)
Si supponga il caso di una società che dispone di un impianto con valore netto contabile pari a 1.250 (costo storico 3.000 – fondo
ammortamento 1.750), con vita utile residua pari a 5 anni (complessivamente stimata in misura pari a 12 anni) e un ammortamento a
quote costanti pari, per i successivi 5 anni, a 250.
Il conto economico previsionale è il seguente (valori assunti costanti per i prossimi 5 esercizi):

PROCEDIMENTO
▫ Quota di ammortamento = valore netto contabile / vita residua (1.250/5 = 250)
▫ Margine lordo industriale = valore produzione – costi produzione = 180
▫ Confrontiamo la quota di ammortamento con capacità di assorbimento di quell’ammortamento (margine lordo industriale).
▫ La quota è più alta del margine lordo industriale (250 > 180), per cui devo necessariamente svalutare l’immobilizzazione.
▫ 180 (valore più basso) x 5 = 900
Il nostro cespite dovrà essere iscritto in bilancio per 900
▫ Valore da svalutare = 1.250 – 900 = 350
Dunque: Il margine prospettico non è in grado di assorbire l’ammortamento attuale di 250 (>180) La massima capacità di ammortamento
della società è pari quindi a 180*5 anni = 900 e pertanto, il valore netto contabile dell’impianto di 1.250, in assenza di avviamento e
potendo essere effettuata l’attribuzione diretta, deve essere svalutato per 350 ed essere iscritto in bilancio al nuovo valore di 900.

VALUTAZIONI IN CASI PARTICOLARI


▫ APPORTO da parte dei soci: iscrizione al VALORE DI PERIZIA
(per evitare sovra/sotto valutazioni, il legislatore prevede che sia un tecnico a definire il valore da attribuire al bene)
▫ ACQUISIZIONE A TITOLO GRATUITO (DONAZIONE da terzi): iscrizione al VALORE DI MERCATO ALLA DATA DI ACQUISIZIONE
+ COSTI SOSTENUTI e/o DA SOSTENERE PER INSERIMENTO DELLE IMMOBILIZZAZIONI nel PROCESSO PRODUTTIVO.
▫ PERMUTA (bene ceduto per prenderne un altro): iscrizione al VALORE DI MERCATO ALLA DATA DI ACQUISIZIONE.

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PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IAS 16 e IAS 36
Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra la disciplina nazionale (OIC 16) e quella internazionale (IAS 16 e IAS 36).
P.C. NAZIONALI (OIC 16 e OIC 9) P.C. INTERNAZIONALI (IAS 16 e IAS 36)
VALORE INIZIALE I costi di futura manifestazione I costi di futura manifestazione (smantellamento/bonifica)
(smantellamento/bonifica) fanno parte del possono essere capitalizzati stimandone l’importo
piano di ammortamento
RAPPRESENTAZIONE Costo al netto del fondo ammortamento e In alternativa al criterio del costo al netto di ammortamenti
di eventuali svalutazioni l’impresa può utilizzare, per una classe omogenea di
immobilizzazioni, il criterio del cd. REVALUATION MODEL
(modello della rideterminazione del valore): in sostanza è
possibile adeguare il valore contabile di fine esercizio ad
incrementi o riduzioni di valore intervenuti nel valore di mercato
(fair value), rilevando così sia svalutazioni ma anche rivalutazioni
in contropartita diretta del patrimonio netto, continuando ad
assoggettare il cespite al processo di ammortamento.
AMMORTAMENTO Ammortamento calcolato sul costo storico Lo IAS 16 richiede nella identificazione delle attività il modello del
«component approach», secondo il quale un’impresa ripartisce
l’importo rilevato inizialmente con riferimento ad un bene nelle
sue parti significative e ammortizza ciascuna parte distintamente.
ACCADIMENTI Svalutazioni per perdite durevoli di valore e Per determinare se un elemento di immobili, impianti e
DURANTE LA VITA ripristini di valore (OIC 9) macchinari ha subito una riduzione di valore, l'entità applica lo IAS
UTILE DEL CESPITE 36 Riduzione di valore delle attività. Tale Principio spiega come
l'entità riesamina il valore contabile delle proprie attività, come
determina il valore recuperabile di un'attività e quando rileva o
elimina contabilmente una perdita per riduzione di valore.

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8. LA VALUTAZIONE DELLE IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
▪ Le IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI sono FATTORI PRODUTTIVI AD UTILIZZO PLURIENNALE CHE MANCANO DI CONSISTENZA
FISICA, LA CUI FRUIZIONE È PERALTRO CONTROLLABILE DALL’IMPRESA E IL CUI VALORE È MISURABILE IN MODO ATTENDIBILE.
Le immobilizzazioni immateriali possono essere così classificate:
▫ BENI IMMATERIALI PROPRIAMENTE DETTI;
▫ ONERI PLURIENNALI CAPITALIZZATI;
▫ AVVIAMENTO;
▫ ALTRE IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI.
Le immobilizzazioni immateriali comprendono costi interni ed esterni sostenuti per beni immateriali in corso di produzione o di
acquisto, compresi i relativi acconti (immobilizzazioni in corso e acconti).
▪ In alcune aziende rappresentano il presupposto della differenziazione che riesce ad attribuire all’azienda una maggiore
competitività del mercato, per cui l’attenzione del legislatore a questo tema si è incrementata.
Inoltre, l’intangibile è soggetto ad una valutazione (sono valori congetturati), per cui rappresenta un fattore di rischio.
Dunque, la disciplina disposta è molto restrittiva e rigorosa.
BENI IMMATERIALI
I BENI IMMATERIALI SONO FATTORI DI PRODUZIONE DOTATI DI PROPRIA IDENTIFICABILITÀ ED INDIVIDUALITÀ; POSSONO
ESSERE OGGETTO DI SCAMBIO E SOLITAMENTE SONO RAPPRESENTATI DA DIRITTI GIURIDICAMENTE TUTELATI.
• DIRITTI DI BREVETTO INDUSTRIALE
Rientrano nelle “creazioni intellettuali” tutelate nel diritto esclusivo di sfruttamento dell’invenzione, entro i limiti stabiliti
dalla legge. La loro iscrizione è condizionata da:
- Titolarità di un diritto esclusivo di sfruttamento (deve essere registrato);
- Possibilità di determinare in modo attendibile il costo per l’impresa;
(deve essere quantificato il costo necessario per realizzare il brevetto es. costi di ricerca applicata)
- Recuperabilità del costo iscritto tramite i benefici economici che si svilupperanno dall’applicazione del brevetto
(maggiori ricavi o minori costi)
Distinguiamo:
▫ ACQUISTO DA TERZI A TITOLO ONEROSO → Valore di iscrizione = Costo diretto di acquisto + oneri accessori
▫ REALIZZAZIONE INTERNA → Valore iscrizione = costo produzione interna + oneri accessori relativi alla domanda e
all’ottenimento del brevetto
[es. brevetto del vaccino Covid (tutelato da un diritto di sfruttamento dell’invenzione). ROYALTIES: pagamenti per acquisire il diritto di
sfruttamento del brevetto]
• DIRITTI DI UTILIZZAZIONE DELLE OPERE DELL’INGEGNO
Sono costituiti dai diritti d’autore. L’iscrizione nell’attivo dello SP è condizionata ai seguenti elementi:
- Titolarità di un diritto esclusivo di edizione, rappresentazione ed esecuzione, derivante da un diritto d’autore o da un
contratto che trasferisca i diritti stessi;
- Possibilità di determinazione attendibile del costo di acquisizione dei diritti;
- Recuperabilità negli esercizi successivi dei costi iscritti tramite benefici economici che si svilupperanno dallo
sfruttamento dei diritti stessi.
Distinguiamo:
▫ ACQUISTO DA TERZI A TITOLO ONEROSO → Valore di iscrizione = Costo diretto di acquisto + oneri accessori
▫ REALIZZAZIONE INTERNA → Valore iscrizione = costo produzione interna + oneri accessori
• CONCESSIONI
Sono provvedimenti per cui la Pubblica Amministrazione trasferisce ad altri soggetti i propri diritti o poteri, con relativi oneri
ed obblighi. Sono iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali le concessioni di beni e servizi pubblici il cui oggetto riguarda:
- Diritti su beni di proprietà degli enti concedenti (sfruttamento in esclusiva di beni pubblici, es. suolo demaniale (lidi: hanno
acquistato la concessione demaniale: diritto di sfruttamento della costa per esercitare l’attività));
- Diritto di esercizio di attività proprie degli enti concedenti (gestione regolamentata di alcuni servizi pubblici es.
autostrade, trasporti, parcheggi, etc.)
• LICENZE
Sono autorizzazioni con le quali si consente l’esercizio di attività regolamentate. Possono essere:
- Di derivazione pubblicistica (amministrativa), (es. licenze di commercio);
- Di derivazione privatistica, (es. licenze d’uso sui brevetti, invenzioni, modelli).
• MARCHI
Insieme con ditta ed insegna, sono uno dei segni distintivi dell’azienda (o di un suo prodotto).
Il marchio può consistere in un emblema, in una denominazione e/o in un segno.
• DIRITTI SIMILI
Sono rappresentati da ditta, insegna e contratti di franchising.

32
ONERI PLURIENNALI
Possono essere iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale solo se:
▫ È dimostrata la loro utilità futura;
▫ Esiste una correlazione oggettiva con i relativi benefici futuri di cui godrà la società;
▫ È stimabile con ragionevole certezza la loro recuperabilità (stimata dando prevalenza al principio di prudenza).
▪ I costi di impianto e di ampliamento e i costi di sviluppo sono iscrivibili solo con il consenso del Collegio sindacale.
▪ Fino a che l’ammortamento dei costi di impianto e ampliamento e di sviluppo non è completato possono essere distribuiti
dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati.
▪ Distinguiamo:
o COSTI DI IMPIANTO ED AMPLIAMENTO
Oneri sostenuti in modo non ricorrente in precisi e caratteristici momenti della vita dell’impresa per:
- Costituire o impiantare una nuova attività (fase pre-operativa)
- Ampliare il business
Ai sensi dell’art. 2426 co. 1, n. 5, i costi di impianto ed ampliamento devono essere ammortizzati entro un periodo non
superiore a 5 anni.
o COSTI DI SVILUPPO
Possono essere capitalizzati in presenza delle seguenti condizioni:
- chiara definizione del progetto, identificabilità e misurabilità dei costi;
- realizzabilità del progetto e possesso delle risorse adeguate;
- recuperabilità dei costi tramite ricavi che nel futuro si svilupperanno dall’applicazione del progetto stesso.
Ai sensi dell’art. 2426 co. 1, n. 5, i costi di sviluppo sono ammortizzati secondo la loro vita utile; nei casi eccezionali in cui sia
impossibile determinare la vita utile, sono ammortizzati entro un periodo non superiore a 5 anni.
AVVIAMENTO
Rappresenta l’attitudine dell’impresa a produrre utili in misura superiore a quella ordinaria.
Si può parlare di:
o AVVIAMENTO GENERATO INTERNAMENTE (“avviamento originario”)
Frutto di una gestione aziendale efficace, efficiente e profittevole.
Non può essere rilevato nelle attività patrimoniali, in quanto non rappresenta un onere sostenuto e con utilità futura.
o AVVIAMENTO ACQUISITO A TITOLO ONEROSO (“avviamento derivativo o derivato”)
Deriva dall’acquisizione di un’azienda o di una partecipazione, oppure da un’operazione di conferimento d’azienda, di
fusione o di una scissione. Può quindi essere iscritto nello SP se:
- È acquisito a titolo oneroso;
- Ha un valore quantificabile in quanto incluso nel corrispettivo pagato;
- È costituito all’origine da oneri e costi ad utilità differita nel tempo, che garantiscano quindi benefici economici futuri;
- È soddisfatto il principio della recuperabilità del relativo costo;
- È espressamente consentito dal collegio sindacale
ALTRE IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
o IMMOBILIZZAZIONI IN CORSO
Costi sostenuti per l’acquisizione o la produzione interna di immobilizzazioni immateriali per le quali non sia ancora stata
acquisita la piena titolarità del diritto, o riguardanti progetti non ancora completati.
o ACCONTI
Versamenti a fornitori per anticipi riguardanti l’acquisizione di immobilizzazioni immateriali.
L’iscrizione nell’attivo dello SP di tali voci è subordinata alla verifica che esse abbiano un’utilizzazione economica produttiva
di benefici per l’impresa per più esercizi.
o ALTRE IMMOBILIZZAZIONI
Tale categoria accoglie altri eventuali costi capitalizzabili che non trovano collocazione nelle categorie precedenti.
La loro iscrizione nell’attivo dello SP è una facoltà, condizionata sempre ad una utilità per l’impresa per più esercizi.
(es. costi per l’acquisizione di commesse, costi per migliorie su beni di terzi, diritti reali di godimento su azioni, oneri accessori su
finanziamenti, costi per il trasferimento e riposizionamento di cespiti, costi di software).

33
CONDIZIONI PER L’ISCRIZIONE IN BILANCIO
Le immobilizzazioni immateriali (realizzate internamente o acquistate da terze economie) sono iscritte nell’attivo dello stato
patrimoniale solo se si riferiscono a costi:
- EFFETTIVAMENTE SOSTENUTI;
- DISTINTAMENTE IDENTIFICATI;
- ATTENDIBILMENTE QUALIFICATI;
- CHE NON ESAURISCONO LA PROPRIA UTILITÀ NELL’ESERCIZIO DI SOSTENIMENTO E SONO CAPACI DI PRODURRE BENEFICI
ECONOMICI FUTURI.
Accertata l’utilità pluriennale dei costi relativi a risorse immateriali, la loro iscrizione tra le attività dello stato patrimoniale
rappresenta:
- Un obbligo per i beni immateriali (soggetti a tutela giuridica) e per l’avviamento;
- Una facoltà per i costi pluriennali (l’art. 2426, co. 1 recita infatti «possono essere iscritti nell’attivo).

PRINCIPI GENERALI DI VALUTAZIONE


Il criterio di valutazione delle immobilizzazioni immateriali è il COSTO STORICO.
In particolare, il criterio del costo storico assume la configurazione di:
• COSTO DI ACQUISTO per le immobilizzazioni immateriali acquistate da terze economie.
Il costo di acquisto comprende il prezzo-costo negoziato ed i cosiddetti oneri accessori; può inoltre comprendere gli
interessi passivi su finanziamenti specificatamente contratti per l’acquisto.
• COSTO DI PRODUZIONE per le immobilizzazioni immateriali sviluppate internamente.
Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente riferibili al bene e può includere anche costi indiretti per la quota
ragionevolmente imputabile all’immobilizzazione, oltre agli interessi passivi su finanziamenti specificatamente contratti per
la sua realizzazione (capitalizzabili con gli stessi criteri prescritti dall’OIC 16 per le immobilizzazioni materiali).
▪ A prescindere dalla modalità di acquisizione, il costo storico non può eccedere il valore recuperabile, ossia il valore prospettico
di realizzo dell’immobilizzazione.
La verifica che il valore d’iscrizione dell’immobilizzazione immateriale non ecceda il suo valore recuperabile deve essere svolta:
- In sede di iscrizione iniziale dell’immobilizzazione,
- Periodicamente (impairment test, disciplinato dai principi internazionali con lo IAS 36 e richiamato dall’OIC 9 italiano).
▪ Il VALORE RECUPERABILE è definito come il maggior valore tra:
▫ PRESUMIBILE VALORE REALIZZABILE TRAMITE L’ALIENAZIONE (fair value), ovvero l’ammontare ottenibile dalla vendita di
un’attività in una transazione ordinaria tra operatori di mercato alla data di valutazione. (Una vendita forzata non è una
transazione ordinaria).
▫ VALORE D’USO, ovvero valore attuale dei flussi di cassa attesi nel futuro derivanti o attribuibili alla continuazione
dell’utilizzo dell’immobilizzazione, compresi quelli derivanti dallo smobilizzo della stessa al termine della sua vita utile.

L’AMMORTAMENTO
Il valore delle immobilizzazioni immateriali è rettificato dagli ammortamenti.
IL PROCESSO DI AMMORTAMENTO RAPPRESENTA LA RIPARTIZIONE DEL VALORE DELL’IMMOBILIZZAZIONE IMMATERIALE NEL
PERIODO DELLA SUA VITA UTILE CON UN METODO SISTEMATICO E RAZIONALE.
▪ L’ammortamento deve iniziare da quando il bene è disponibile per l’uso o comincia a produrre benefici economici all’impresa.
▪ L’ammortamento deve riflettere l’utilità economica ceduta dall’immobilizzazione ai diversi esercizi nell’ambito dei quali la
stessa è impiegata nella produzione economica dell’impresa:
- BENI IMMATERIALI: in funzione della durata stabilita dal contratto;
- ONERI PLURIENNALI: Ai sensi dell’art. 2426 co. 1, n. 5, fino a che l’ammortamento non è completato, possono essere distribuiti
dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire ammontare dei costi non ammortizzati (prudenza);
- AVVIAMENTO: diverso approccio tra principi contabili nazionali e internazionali.
L’art. 2426 co.1, n. 6 stabilisce che l’ammortamento dell’avviamento è effettuato secondo la sua vita utile; nei casi
eccezionali in cui sia impossibile stimarne attendibilmente la vita utile, è ammortizzato entro un periodo non superiore a 10
anni (in presenza di fatti e circostanze oggettivi idonei per sostenere una vita utile oltre il decennio, l’OIC 24 prevede che la
vita utile dell'avviamento non può superare i vent'anni).

34
ACCADIMENTI DURANTE LA VITA DI UN CESPITE
o SVALUTAZIONI
Perdita di funzionalità dell’immobilizzazione ritenuta di natura durevole tale per cui il costo, ridotto per effetto
dell’ammortamento, non è più ritenuto rappresentativo del valore recuperabile dell’immobilizzazione stessa.
I criteri per le svalutazioni sono disciplinati dal principio contabile OIC 9 e sono analoghi a quelli descritti per le
immobilizzazioni materiali, cui si rimanda.
o RIPRISTINI DI VALORE
Da effettuare qualora, in esercizi successivi a quello in cui è stata operata la svalutazione, dovessero venir meno le ragioni
della stessa. Viene quindi ripristinato il valore, nel limite superiore del costo precedente la svalutazione, al netto degli
ammortamenti già maturati.
Il ripristino di valore non può essere applicato ad alcune tipologie di immobilizzazioni immateriali, quali l’avviamento ed i
costi pluriennali.
o RIVALUTAZIONI
Vengono effettuate in applicazione di leggi speciali. Deve comunque essere rispettato il limite massimo del valore
recuperabile.
La rivalutazione non costituisce componente del conto economico, ma deve essere accreditata alle riserve di patrimonio
netto nell’esercizio in cui viene effettuata.

PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IAS 38


Vi sono alcune differenze tra i principi contabili nazionali e internazionali in tema di immobilizzazioni immateriali (IAS/IFRS):
▫ Costi pluriennali non possono essere iscritti nell’attivo patrimoniale, ma vanno imputati direttamente a conto economico.
L’unica eccezione è costituita dai costi di sviluppo, i quali devono essere capitalizzati se si può dimostrare:
- la possibilità tecnica di completare l’intangibile,
- l’intenzione di completarlo per uso o vendita,
- la capacità di utilizzarlo o venderlo;
- la modalità in cui l’intangibile genererà benefici economici futuri,
- la disponibilità di risorse tecniche e finanziarie per completare lo sviluppo e per l’utilizzo o la vendita,
- la capacità di valutare il costo durante lo sviluppo.
▫ Non possono essere riconosciuti i seguenti intangibili se generati internamente: marchi, testate giornalistiche, diritti di
utilizzazione di diritti editoriali, anagrafiche clienti ed elementi simili. Possono però essere riconosciuti come intangibili
specifici se derivano da acquisti da terze economie ovvero aggregazioni di imprese.
▪ Sotto il profilo valutativo gli IAS/IFRS prevedono:
▫ Quale “trattamento contabile alternativo” al costo storico (costo + oneri accessori + oneri finanziari) è prevista la possibilità
di valutare a fair value specifiche classi di attività immateriali, secondo il revaluation model definito per le attività materiali
dallo IAS 16 ed esposto nel capitolo sulle immobilizzazioni tecniche. Il fair value deve essere determinato facendo
riferimento ad un mercato attivo; occorre inoltre procedere a rivalutazioni del fair value con sufficiente regolarità.
▫ Gli intangibili “a vita utile definita” sono ammortizzati sulla base di un criterio sistematico lungo la miglior stima della vita
utile; gli intangibili “a vita utile indefinita”, quali ad esempio l’avviamento, non sono soggetti ad ammortamento sistematico,
bensì a una verifica annuale volta a identificare un’eventuale perdita di valore (cosiddetto impairment test, ai senso dello
IAS 36). Per effettuare l’impairment test dell’avviamento, in considerazione del fatto che tale attività immateriale non è in
grado autonomamente di generare flussi di reddito, lo IAS 36 richiede di individuare la più piccola unità generatrice di flussi
di cassa (CGU o «Cash Generating Unit») cui allocare l’avviamento, confrontandone il valore contabile con il maggiore fra il
relativo valore d’uso e il fair value al netto dei costi da sostenere per la cessione della CGU.

35
ESERCIZI
pt.1

36
ESERCIZI: LA VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE
ESERCIZIO 1
La KAPPA Srl commercializza calcolatrici. I dati relativi agli acquisiti e alle vendite di calcolatrici, relativi all’anno 2019, sono
riportati nella tabella seguente:

Sulla base delle informazioni sopra fornite, dopo aver determinato le quantità in giacenza al termine dell’esercizio, si determini il
valore delle rimanenze al 31/12/2019 utilizzando i diversi metodi.
SOLUZIONE:
1. Determino le quantità (somma algebrica degli acquisti e delle vendite)
2. CMP (devo moltiplicare gli acquisti per i vari prezzi e dividere il tutto per le quantità acquistate)
3. FIFO: parto dal basso della tabella: (300 x 45) + ([-50-400+200+300-100+200] x 48)
4. LIFO: parto dall’alto della tabella: (200 x 40) + ([-100+300+200-400-50+300] x 45)

37
ESERCIZIO 2
La società Delta spa ha cominciato ad operare nel corso dell’anno 2019. I movimenti delle materie prime sono riportati nella
tabella seguente:

▪ Si noti che il prezzo medio unitario registrato sui mercati tra la fine dell’esercizio 2019 e l’inizio dell’esercizio 2020 si era
stabilizzato su € 1,98.
▪ Si calcoli il valore delle rimanenze delle materie prime da iscrivere nel bilancio al 31/12/2019 utilizzando come criteri di
valutazione il LIFO di periodo e il FIFO. Infine, si indichi se i valori così ottenuti sono validi anche nel caso in cui l’azienda utilizzi
nel proprio bilancio i principi contabili internazionali.
SOLUZIONE
1. Determino le quantità (somma algebrica degli acquisti e delle vendite)
2. FIFO: parto dal basso della tabella
3. LIFO: parto dall’alto della tabella
4. Il VALORE DI MERCATO si determina moltiplicando il valore medio di mercato (1.98) e le quantità in magazzino

NB: SECONDO I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI IL LIFO NON È UN’IPOTESI SUL FLUSSO DEI COSTI ACCETTABILE. SI PUÒ
ISCRIVERE, DUNQUE, SOLO IL VALORE OTTENUTO CON L’IPOTESI FIFO o CMP.
Le rimanenze sono iscritte in bilancio al valore di costo, pari a 155.000, in quanto inferiore a quello di mercato, pari a 207.900.

38
ESERCIZIO 3
Si ipotizzi che la società Scuola SpA abbia seguenti rimanenze di prodotti finiti:
1. Quaderni – costo di produzione pari a €3.700
2. Temperini – costo di produzione pari a €16.400
3. Gomme – costo di produzione pari a €850
A fine esercizio Scuola SpA, a seguito di indagini del settore, definisce che il prezzo al quale potrebbe vendere le tre tipologie di
merci è il seguente:
1. Quaderni - valore di mercato pari a €3.900
2. Temperini – valore di mercato pari a €16.800
3. Gomme – valore di mercato pari a €870
Inoltre, Scuola SpA stima i seguenti costi di vendita:
1. Quaderni – costi di imballaggio pari a €1.200
2. Temperini – costi di trasporto pari a €200, costi di imballaggio pari a €100
3. Gomme – costi di trasporto pari a €10
Si proceda a determinare il valore al quale saranno iscritte in bilancio le tre tipologie di merci, avendo identificato quale tipologia
di valore di mercato deve essere adottato per le medesime.
SOLUZIONE
(NB: valutiamo le rimanenze al MINOR COSTO tra il valore netto di realizzo e il costo di produzione)
- Costo di produzione: 3.700; 16.400; 850
- Valore netto di realizzo per prodotti finiti = prezzo di vendita - costi completamento - costi diretti di distribuzione
Il Valore Di Mercato Prescelto, trattandosi di prodotti finiti, è valore netto di realizzo
valore netto di realizzo = PREZZO DI VENDITA – Costi di Completamento e Costi diretti di distribuzione),

ESERCIZIO 4
La società Centodieci SpA produce tastiere per computer. Ciascuna unità di prodotto finito incorpora i seguenti costi:
- Materie prime: euro 11
- Manodopera diretta: euro 14
Si consideri altresì che l’azienda sostiene i seguenti costi:
- Costi indiretti industriali: euro 1.400
- Spese generali e amministrative: euro 600 (N.B.=> LE SPESE GENERALI e amministrative non si considerano perché sono
degli accessori (vanno nella definizione di full cost) e quindi non sono direttamente imputabili ai prodotti finiti e quindi non
concorrono alla valorizzazione del costo specifico dei medesimi).
La società Centodieci SpA produce in media 700 tastiere all’anno.
Si determini il costo produzione di ciascuna unità di prodotto finito.

Le spese generali e amministrative non sono direttamente imputabili ai prodotti finiti e quindi non concorrono alla
valorizzazione del costo specifico dei medesimi.

39
ESERCIZI: LA VALUTAZIONE DEI LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE
ESERCIZIO 1: CRITERIO DELLA COMMESSA COMPLETATA
La società Commessa S.p.A. ha ottenuto l’appalto per la realizzazione di un impianto di produzione. Il progetto ha durata
pluriennale e ricavo complessivo presunto ammonta a €54.000. I costi stimati per realizzare l’opera ammontano a €45.000 di cui:
- € 15.750 sostenuti al primo anno;
- € 18.000 sostenuti nel secondo anno;
- € 11.250 sostenuti nel terzo anno.
A fronte del lavoro prestato, Commessa ottiene i seguenti acconti (per semplicità non si consideri l’IVA):
- € 18.000 nel primo esercizio;
- € 22.000 nel secondo esercizio;
- € 14.000 nel terzo esercizio (a saldo).
Assumendo che i costi consuntivi coincidano con quelli stimati, si determini per ciascun esercizio il risultato economico e il
profilo patrimoniale della commessa secondo il criterio della commessa completata.
SOLUZIONE
(NB: parola chiave pluriennale)
Secondo il criterio della commessa completata le rimanenze di lavori in corso su ordinazione sono valutate al costo pieno
industriale, e l’utile di commessa è imputato completamente a fine esercizio
(nei singoli esercizi mi preoccupo solo di imputare costi, acconti e rimanenze, + nell’ultimo anche i ricavi)
1) Determino il margine complessivo (ricavo complessivo della commessa – costi sostenuti) = 54.000 – 45.000 = 9.000
2) Nel seguito si riporta una tabella che riepiloga il risultato economico e il profilo patrimoniale della commessa secondo il
criterio della commessa completata.

3) SCRITTURE
Esercizio 1 (t1)
A COSTI a BANCA
B RIMANENZE FINALI a VARIAZIONI c/RIMANENZE 15.750 15.750

C BANCA a ACCONTI DA CLIENTI 18.000 18.000


Esercizio 2 (t2)
NB: Rimanenze finali = rimanenze iniziali 15.750 + costi 18.000
A COSTI a BANCA 18.000 18.000
B RIMANENZE FINALI a VARIAZIONI 33.750 33.750
c/RIMANENZE
C BANCA a ACCONTI DA CLIENTI 22.000 22.000
Esercizio 3 (t3)
A COSTI a BANCA 11.250 11.250
B DIVERSI a RICAVI 54.000
Banca 14.000
Acconti ricevuti 40.000

40
ESERCIZIO 2: CRITERIO DELLA PERCENTUALE DI COMPLETAMENTO
Sulla base dei medesimi dati dell’esercizio 1, si determini per ciascun bilancio il risultato economico e il profilo patrimoniale della
commessa secondo il criterio della percentuale di completamento.
SOLUZIONE
VERIFICHE da fare:
a. VARIAZIONI – COSTI = MARGINE;
b. banca alla fine del periodo deve avere un saldo attivo pari al margine di commessa)
1) Assumendo che i costi consuntivi coincidano con quelli stimati, per l’intero periodo della commessa, secondo il criterio della
percentuale di completamento il margine complessivo di €9.000 è da ripartire a conto economico secondo il criterio del cost
to cost con le seguenti proporzioni:

11.250

2) Nel seguito si riporta una tabella che riepiloga il risultato economico e il profilo patrimoniale della commessa secondo il
criterio della commessa completata.

3) SCRITTURE
Esercizio 1 (t1)
NB: rimanenze finali = 18.900 (costo 15.750 + margine di competenza 3.150)
A COSTI a BANCA 15.750 15.750
B RIMANENZE FINALI a VARIAZIONI c/RIMANENZE 18.900 18.900
C BANCA a ACCONTI DA CLIENTI 18.000 18.000
Esercizio 2 (t2)
NB: Rimanenze finali = rimanenze iniziali 18.900 + costi 18.000 + margine di competenza 3.600 = 40.500
A COSTI a BANCA 18.000 18.000
B RIMANENZE FINALI a VARIAZIONI c/RIMANENZE 40.500 40.500
C BANCA a ACCONTI DA CLIENTI 22.000 22.000
Esercizio 3 (t3)
A COSTI a BANCA 11.250 11.250
B DIVERSI a RICAVI 54.000
Banca 14.000
Acconti ricevuti 40.000

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ESERCIZI: LA VALUTAZIONE DELLE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
In data 1/5/202x la società Costruzioni S.p.A. acquista un nuovo impianto di produzione, in relazione al quale si dispone delle
informazioni di seguito riportate:
- costo di acquisto: €2.000.000;
- spese di trasporto: €20.000;
- spese di installazione: €15.000;
- oneri per collaudo: €5.000;
- vita utile stimata in 10 anni (aliquota ammortamento 10%);
- spese generali e amministrative sostenute per gestire internamente la pratica: €10.000.
In data 1/1/202x è stato ottenuto un prestito di €1.000.000 da rimborsare integralmente il 31/12/202x+1 al tasso di interesse
annuo del 10%. Tale finanziamento è stato specificatamente assunto per concorrere a finanziare l’acquisto dell’impianto di cui
sopra ed è stato utilizzato per inviare, in data 1/2/202x, un acconto di €900.000 al fornitore dell’impianto stesso. L’impianto è
pronto per essere utilizzato in data 1/9/202x.
Sulla base delle informazioni disponibili si determini il valore netto contabile dell’impianto nel bilancio di Costruzioni S.p.A. al
31/12/202x. La società intende, se ciò è consentito dai principi contabili, capitalizzare gli oneri finanziari.

SVOLGIMENTO
▫ Totale costo da ammortizzare = somma dei dati
▫ Calcolo quota di ammortamento e riproporziono la quota al numero di mesi di effettivo utilizzo del bene (9 mesi su 12)
= 3.023.000 x 10% x 9/12
▫ totale costo da ammortizzare – quota di ammortamento = valore netto contabile

42
ESERCIZIO 2
La società Teta SpA dispone di un impianto il cui valore netto contabile è pari a 1.400 (costo storico 3.500 – fondo
ammortamento 2.100), con vita utile residua pari a 4 anni (complessivamente stimata in misura pari a 10 anni) e un
ammortamento a quote costanti, per i prossimi 4 anni, pari a 350.
Sapendo che:
▫ il numero medio di dipendenti della società è sempre stato pari a 20;
▫ il totale attivo di bilancio nel 2018 è stato pari a 5.050 e nel 2019 pari a 5.600;
▫ i ricavi netti nel 2018 erano pari a 4.700 e nel 2019 pari a 5.250;
▫ il valore della produzione previsionale (esclusa l’attività accessoria) per l’impianto è pari a 5.200 (valori assunti costanti per i
prossimi 4 anni);
▫ i costi della produzione previsionali (esclusi gli oneri relativi all’attività accessoria e ammortamenti) per l’impianto sono pari
a 4.950 (valori assunti costanti per i prossimi 4 anni).
Si stimi il valore d’uso dell’impianto, in base all’approccio più indicato al caso in esame, e si decida se svalutare o meno
l’impianto medesimo.
SVOLGIMENTO
In base alle informazioni desunte dalla traccia, è possibile applicare l’approccio semplificato di determinazione delle perdite
durevoli di valore basato sulla capacità di ammortamento, in quanto sono soddisfatte tutte le condizioni sui limiti dimensionali
(numero dipendenti, attivo di bilancio e ricavi netti) per considerare Teta SpA una piccola media impresa. Il conto economico
previsionale per l’impianto è il seguente

▫ Confrontiamo quota di ammortamento al margine lordo industriale


▫ In questo caso è superiore per cui andiamo a svalutare
▫ Margine lordo industriale 250 x vita utile residua 4 = 1000
▫ Valore da iscrivere in bilancio = 1000
▫ Svalutazione = 1.400 – 1000 = 400
Il margine prospettico non è in grado di assorbire l’ammortamento di 350 (>250). La massima capacità di ammortamento della
società è pari quindi a 250 * 4 = 1.000 e pertanto, il valore netto contabile dell’impianto pari a 1.400, in assenza di avviamento e
potendo essere effettuata l’attribuzione diretta, deve essere svalutato per 400 ed iscritto in bilancio al nuovo valore di 1.000.
▪ COETERIS PARIBUS, SI SUPPONGA CHE IL VALORE NETTO CONTABILE DELL’IMPIANTO SIA PARI A 700.
In questa circostanza, poiché la massima capacità di ammortamento della società, calcolata come nell’esercizio 3 in misura pari a
1.000 (250x4), è superiore al valore netto contabile di 700, l’impianto non deve essere svalutato.
In altri termini, la società è in grado di assorbire mediante il proprio MLI prospettico gli ammortamenti futuri dell’impianto.
Pertanto non si procede con la svalutazione dell’impianto.

43
ESERCIZIO 3
La società Gamma SpA dispone di un capannone industriale il cui valore netto contabile è pari a 800 mln, con vita utile residua
pari a 5 anni. Sapendo che:
- il numero medio di dipendenti della società è sempre stato pari a 730;
- il totale attivo di bilancio nel 2018 è stato pari a 410 mln e nel 2019 pari a 370 mln;
- i ricavi netti nel 2018 erano pari a 560 mln e nel 2019 pari a 580 mln;
- il piano aziendale con i flussi di cassa operativi lordi per i prossimi 5 anni è il seguente:

- il tasso di attualizzazione, determinato in misura pari al costo medio ponderato del capitale, è pari al 13%.
Si stimi il valore d’uso del capannone industriale, in base all’approccio più indicato al caso in esame, e si decida se svalutare o
meno il capannone.
SVOLGIMENTO
In base alle informazioni desunte dalla traccia, non è possibile applicare l’approccio semplificato di determinazione delle perdite
durevoli di valore, in quanto non sono soddisfatte le condizioni sui limiti dimensionali per considerare Gamma SpA una piccola
media impresa.
Nel caso di applicazione dell’approccio basato sui flussi di cassa operativi, viene utilizzato il piano con i flussi di cassa lordi per i
quali è determinato il valore attuale netto utilizzando un tasso di attualizzazione del 13% (determinato in misura pari al costo
medio ponderato del capitale):

Il capannone industriale può recuperare tramite l’uso un valore massimo pari al valore attuale dei flussi di cassa da esso generati
di 632 mln, inferiore al valore netto contabile pari a 800 mln.
Pertanto, in assenza di avviamento, il valore netto contabile dovrà essere quindi svalutato di 168 mln ed essere iscritto al nuovo
valore di 632 mln.

44
ESERCIZI: LA VALUTAZIONE DELLE IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
ESERCIZIO 1
In data 1/7/2019 la società Borse SpA acquista dalla società Portafogli SpA il marchio «Fashion». Si considerino le seguenti
informazioni:
- costo di acquisto € 860.000;
- spese di registrazione € 25.000;
- spese professionali € 40.000;
- Il periodo di ammortamento è previsto in 10 anni, pari al periodo di tutela legale previsto in sede di prima registrazione del
marchio.
Si determini il valore netto contabile nel bilancio al 31/12/2019.

ESERCIZIO 2
La società Gamma SpA dispone di una licenza software il cui valore netto contabile è pari a 1.000 (costo storico 3.200 – fondo
ammortamento 2.200), con vita utile residua pari a 5 anni (complessivamente stimata in misura pari a 16 anni) e un
ammortamento a quote costanti, per i prossimi 5 anni, pari a 200. Sapendo che:
- Il presumibile valore di realizzo tramite alienazione è pari a euro 590
- il piano aziendale con i flussi di cassa operativi lordi per i prossimi 5 anni è il seguente:

- il tasso di attualizzazione, determinato in misura pari al costo medio ponderato del capitale, è pari al 10%;
Si stimi il valore recuperabile della licenza software, in base all’approccio più indicato al caso in esame, e si decida se svalutare o
meno il capannone.
SOLUZIONE
In base alle informazioni desunte dalla traccia, ai fini della determinazione del valore recuperabile deve essere prima calcolato il
valore d’uso, ai fini di stabilire se esso è maggiore o minore del valore di presumibile valore di realizzo.

La licenza software può recuperare tramite l’uso un valore massimo pari al valore attuale dei flussi di cassa da essa generati di
671, superiore al valore di presumibile realizzo pari a euro 590; pertanto, ai fini del calcolo dell’eventuale perdita di valore verrà
utilizzato il valore d’uso.
Il valore d’uso pari a euro 671 risulta inferiore al valore netto contabile pari a 1.000; pertanto, in assenza di avviamento, il valore
netto contabile dovrà essere svalutato di 329 ed essere iscritto al nuovo valore contabile di 671.

45
PARTE 2

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1. LA VALUTAZIONE DELLE ATTIVITÀ FINANZIARIE
1.1 INQUADRAMENTO
▪ Il codice civile rinvia alle definizioni fornite dai principi contabili internazionali. I principi contabili nazionali si stanno
progressivamente avvicinando agli internazionali.
[Per la definizione di strumento finanziario, di attività finanziaria e passività finanziaria, di strumento finanziario derivato, di costo
ammortizzato, di fair value, di attività monetaria e passività monetaria, parte correlata e modello e tecnica di valutazione generalmente
accettato utilizzate nella Sez. IX – Bilancio del c.c., l’art. 2426 richiede di fare riferimento ai principi contabili internazionali adottati dall’UE].
Secondo le DEFINIZIONI presenti nei principi contabili internazionali:
▫ Uno STRUMENTO FINANZIARIO è un QUALSIASI CONTRATTO CHE DÀ ORIGINE A UN'ATTIVITÀ FINANZIARIA PER UN'ENTITÀ
E A UNA PASSIVITÀ FINANZIARIA O A UNO STRUMENTO RAPPRESENTATIVO DI CAPITALE PER UN'ALTRA ENTITÀ (IAS 32.11);
▫ Una ATTIVITÀ FINANZIARIA è QUALSIASI ATTIVITÀ CHE RAPPRESENTA DISPONIBILITÀ LIQUIDE, STRUMENTI
RAPPRESENTATIVI DI CAPITALE DI UN'ALTRA ENTITÀ O UN DIRITTO CONTRATTUALE A RICEVERE DISPONIBILITÀ LIQUIDE O
ALTRI STRUMENTI FINANZIARI, O A SCAMBIARE ATTIVITÀ O PASSIVITÀ FINANZIARIE CON UN'ALTRA ENTITÀ A CONDIZIONI
CHE SONO POTENZIALMENTE FAVOREVOLI (IAS 32.11);
▫ Una PASSIVITÀ FINANZIARIA è QUALSIASI PASSIVITÀ CHE SIA UN'OBBLIGAZIONE CONTRATTUALE A CONSEGNARE
DISPONIBILITÀ LIQUIDE O UN'ALTRA ATTIVITÀ FINANZIARIA A UN'ALTRA ENTITÀ, O A SCAMBIARE ATTIVITÀ O PASSIVITÀ
FINANZIARIE CON UN'ALTRA ENTITÀ A CONDIZIONI CHE SONO POTENZIALMENTE SFAVOREVOLI ALL'ENTITÀ (IAS 32.11);
▫ Uno STRUMENTO RAPPRESENTATIVO DI CAPITALE è qualsiasi contratto che rappresenti una interessenza residua nelle
attività dell'entità dopo aver dedotto tutte le sue passività (IAS 32.11);
▫ Il TASSO D'INTERESSE EFFETTIVO (TIR o EIR) è quel TASSO, COSTANTE LUNGO LA DURATA DELLO STRUMENTO
FINANZIARIO, CHE AL MOMENTO DELLA SUA RILEVAZIONE INIZIALE RENDE UGUALE IL VALORE ATTUALE DEI PAGAMENTI (O
INCASSI) FUTURI STIMATI LUNGO LA VITA ATTESA DELL'ATTIVITÀ (O PASSIVITÀ) FINANZIARIA AL VALORE CONTABILE LORDO
DI UN'ATTIVITÀ FINANZIARIA, SENZA CONSIDERARE LE PERDITE ATTESE SU CREDITI, O AL COSTO AMMORTIZZATO DI UNA
PASSIVITÀ FINANZIARIA (IFRS 9 – Appendix A);
[IL TIR È IL TASSO CHE RENDE IL VAN -VALORE ATTUALE NETTO DEI FLUSSI- PARI A ZERO]
▫ Il COSTO AMMORTIZZATO DI UN'ATTIVITÀ O PASSIVITÀ FINANZIARIA è PARI ALL’IMPORTO A CUI LA STESSA È VALUTATA
AL MOMENTO DELLA RILEVAZIONE INIZIALE MENO I RIMBORSI DEL CAPITALE, PIÙ O MENO L'AMMORTAMENTO
CUMULATO, SECONDO IL CRITERIO DELL'INTERESSE EFFETTIVO DI QUALSIASI DIFFERENZA TRA TALE IMPORTO INIZIALE E
L'IMPORTO ALLA SCADENZA E, PER LE ATTIVITÀ FINANZIARIE, RETTIFICATO PER L'EVENTUALE ACCANTONAMENTO PER
PERDITE ATTESE (IFRS 9 – Appendix A);
Il costo ammortizzato, dunque, è una metodologia di calcolo. (es. Il costo ammortizzato di un mutuo, non considerando le spese di
istruttoria e le imposte sostitutive, è dato dal valore attuale di tutte le rate di mutuo che dovrò pagare in base al tasso di interesse
effettivo alla data di erogazione del mutuo).
Il criterio del costo ammortizzato è un criterio che richiede che il tasso di interesse di uno strumento finanziario debba
essere unico (altrimenti non risponderebbe al reale costo dello strumento finanziario. Il TIR identifica l’onerosità dello
strumento finanziario). [≠ Uno strumento step-up è uno strumento che non ha un tasso di interesse fisso per tutto lo
strumento, ma crescente o decrescente. (es. pago il 2% per 7 anni, dall’ottavo anno pago il 5%)]
▫ Il FAIR VALUE è il PREZZO CHE SI PERCEPIREBBE PER LA VENDITA DI UN'ATTIVITÀ OVVERO CHE SI PAGHEREBBE PER IL
TRASFERIMENTO DI UNA PASSIVITÀ IN UNA REGOLARE OPERAZIONE TRA OPERATORI DI MERCATO ALLA DATA DI
VALUTAZIONE (IFRS 13.9).

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▪ Le ATTIVITÀ DI INVESTIMENTO PURAMENTE FINANZIARIO sono operazioni che hanno natura accessoria (l’attività prevalente
è la prestazione del servizio/produzione dei beni), legate in modo indiretto alle necessità economiche dell’azienda.
Sono accessorie in quanto posso investire solo avendo una disponibilità di carattere finanziario.
Con un surplus finanziario l’azienda può decidere di:
- Acquistare partecipazioni in altre imprese: ATTIVITÀ ACCESSORIA DI CARATTERE FINANZIARIO (azioni (in spa), quote (in srl), ...)
- Acquistare beni da allocare a soggetti terzi (produzione finanziaria): ATTIVITÀ ACCESSORIA DI CARATTERE PATRIMONIALE.
▪ Per i principi contabili nazionali emanati dall’OIC, le ATTIVITÀ FINANZIARIE si distinguono in:
➢ PARTECIPAZIONI: intese come INVESTIMENTI NEL CAPITALE DI RISCHIO ALTRE IMPRESE (OIC 21).
Sono TITOLI A REDDITO VARIABILE in quanto la remunerazione varia in funzione di:
- Risultati (se società è in perdita non si ha diritto al dividendo, se ci sono utili è possibile avere la divisione di dividendi)
- Scelte strategiche (se società ha un utile può deliberare che quel potenziale dividendo non vada distribuito ma capitalizzato)
➢ ALTRI TITOLI (o TITOLI DI DEBITO): intesi come ATTIVITÀ FINANZIARIE CHE ATTRIBUISCONO AL POSSESSORE IL DIRITTO DI
RICEVERE UN FLUSSO DETERMINATO O DETERMINABILE DI LIQUIDITÀ, SENZA ATTRIBUIRE IL DIRITTO DI PARTECIPAZIONE
DIRETTA O INDIRETTA ALLA GESTIONE DELL’ENTITÀ CHE LI HA EMESSI (OIC 20).
▪ I titoli di debito includono anche i titoli strutturati, contratti ibridi costituiti dalla combinazione di un titolo (“titolo
primario”) e di uno strumento finanziario derivato (“derivato incorporato”) [es. obbligazioni emesse dalla banca il cui rendimento
è legato all’andamento ad es. di un paniere di beni].
[Il trattamento contabile dello strumento primario costituito da un titolo di debito è definito dallo stesso OIC 20; le regole
per lo scorporo della componente derivata e la contabilizzazione della stessa sono disciplinate nell’OIC 32 “Strumenti
finanziari derivati” in tema di contratti ibridi].
▪ Si definiscono ALTRI TITOLI (altri rispetto a partecipazioni) i TITOLI DI DEBITO PUBBLICO EMESSI DAGLI STATI SOVRANI (Italia,
Inghilterra, Francia, …) (es. bot, cct, btp, ...)
NB: azioni sono titoli a reddito variabile in base a risultati e scelte strategiche ≠ obbligazioni sono TITOLI A REDDITO FISSO:
presentano un diritto al rimborso, l’interesse maturato viene liquidato:
- in via posticipata (coupon-bond),
- in un unico blocco a scadenza del titolo (zero-coupon).
➢ AZIONI PROPRIE: presenti prevalentemente all’interno di società quotate in borsa per sostenere il prezzo del titolo sul
mercato (es. acquisto titoli quotati della mia stessa società per sostenere il prezzo del mio titolo in borsa)
▪ Per quanto riguarda la rappresentazione in bilancio, sapere se ad es. io posseggo tutte le azioni quotate della mia società,
è essenziale per dare trasparenza ai terzi [sappiamo che la garanzia dell’azienda è la sua solvibilità, per cui è importante sapere se la
liquidità del capitale sociale è interna alla società (un soggetto esterno paga la mia azione e entrano soldi) o no (se compro una mia stessa
azione non entra niente)].
Per questo è stata introdotta la riserva negativa delle azioni proprie: ogni qualvolta una società compra azioni proprie,
queste vengono segnate con il segno negativo, perché per comprare quelle azioni sono stati tolti soldi dalla cassa.
[≠ prima il patrimonio netto aziendale non veniva intaccato da nessuna riserva MA nell’attivo dello SP c’era la voce ‘azioni proprie’ e
bisognava fare la differenza fra patrimonio netto in avere e azioni proprie in dare]

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CRITERIO DI CLASSIFICAZIONE DELE ATTIVITÀ FINANZIARIE IN BILANCIO
▪ LA CLASSIFICAZIONE DEI TITOLI E DELLE PARTECIPAZIONI TRA LE IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE O NELL’ATTIVO CIRCOLANTE
DIPENDE NON GIÀ DALLA NATURA DELL’INVESTIMENTO MA DALLA LORO DESTINAZIONE:
▫ se acquistate con finalità strategiche, quindi destinate a permanere fino alla scadenza contrattuale o comunque in via
indefinita nello stato patrimoniale → ATTIVITÀ FINANZIARIE IMMOBILIZZATE
▫ se acquistate con finalità speculative, quindi destinate ad un rapido smobilizzo per cogliere opportunità di mercato →
ATTIVITÀ FINANZIARIE CHE NON COSTITUISCONO IMMOBILIZZAZIONI (ATTIVO CIRCOLANTE)
Al fine di essere classificate tra le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni (attivo circolante) è necessario
che il vertice aziendale consideri le attività finanziarie stesse non vincolate strategicamente al patrimonio aziendale (anche
se la cessione può non essere prevista nel breve periodo).
▪ L’art. 2424-bis c.c. statuisce che «gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra
le immobilizzazioni».
▪ Per le partecipazioni, l’art. 2424-bis c.c., co. 2, introduce una presunzione relativa (non assoluta) secondo cui la partecipazione
si presume immobilizzata qualora l’impresa partecipante eserciti un’influenza notevole, ossia disponga almeno del 10% o del 20%
dei voti nell’assemblea ordinaria della partecipata, a seconda che sia quotata o meno.
▪ Il legislatore non specifica il significato di attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni; esso è ricavabile a
contrariis dalla definizione dei titoli e delle partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie.
Vi è un diverso trattamento in base alle tre tipologie:
- TITOLI
- PARTECIPAZIONI QUOTATE
- PARTECIPAZIONI NON QUOTATE
▪ CLASSIFICAZIONE NELLO STATO PATRIMONIALE

▪ CLASSIFICAZIONE A CONTO ECONOMICO

BILANCIO IN FORMA ABBREVIATA E DELLE MICRO-IMPRESE


▪ Nel bilancio in forma abbreviata, le partecipazioni sono esposte:
▫ nello stato patrimoniale nella voce BIII Immobilizzazioni finanziarie o nella voce CIII Attività finanziarie che non
costituiscono immobilizzazioni;
▫ nel conto economico, le voci della sezione D possono essere tra loro raggruppate come svalutazioni o rivalutazioni (articolo
2435-bis del codice civile).
▪ Le stesse semplificazioni si applicano ai bilanci delle micro-imprese (art. 2435-ter del codice civile)

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1.2 I TITOLI DI DEBITO
Per quanto riguarda la fase di prima iscrizione, la modalità di rilevazione non varia in base alla finalità speculativa o
strategica (si iscrivono o in attivo circolante o in immobilizzazioni finanziarie al costo di acquisto), mentre nelle
rilevazioni successive alla prima bisogna fare una distinzione.
LA RILEVAZIONE INIZIALE
▪ I titoli di debito sono rilevati in bilancio quando ne avviene la consegna (cd data regolamento).
▪ Sono iscritti al COSTO DI ACQUISTO (o costo di sottoscrizione), costituito da:
PREZZO PAGATO + COSTI ACCESSORI DI TRANSAZIONE
- Il prezzo pagato è il costo sostenuto per la sottoscrizione del titolo.
▪ Il criterio di configurazione del costo per i titoli di debito è il CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO, ove applicabile.
Il criterio del costo ammortizzato può non essere applicato ai titoli di debito se gli effetti sono irrilevanti o per quei titoli i cui
flussi non siano determinabili.
▪ Il metodo generale per la valutazione dei titoli è quello del COSTO SPECIFICO, che presuppone L’INDIVIDUAZIONE E
L'ATTRIBUZIONE AI SINGOLI TITOLI DEI COSTI SPECIFICAMENTE SOSTENUTI PER L'ACQUISTO DEI MEDESIMI.
È possibile per i titoli fungibili, in alternativa al costo specifico, il ricorso ai metodi previsti dall’art. 2426, co. 1, n. 10 del
codice civile (FIFO, LIFO e COSTO MEDIO PONDERATO).
▪ Le società che redigono bilancio in forma abbreviata, e micro-imprese, hanno facoltà di iscrivere i titoli al COSTO
D’ACQUISTO. Qualora la società si avvalga di questa facoltà, il COSTO DI ACQUISTO (O COSTO DI SOTTOSCRIZIONE) È
COSTITUITO DAL PREZZO PAGATO, COMPRENSIVO DEI COSTI ACCESSORI (es. costi di intermediazione bancaria e finanziaria, spese
di consulenza di diretta imputazione, commissioni, spese e imposte di bollo).
▪ Non si comprende nel costo il rateo relativo alla cedola di interessi maturata alla data di acquisto, che deve essere
contabilizzato come tale (prezzo corrispondente alla quotazione del titolo al corso secco)
NB: LE MODALITA’ DI QUOTAZIONE DEI TITOLI
La quotazione, o corso, di un titolo costituisce il suo prezzo corrente, ossia il risultato dell’incontro di domanda e offerta sui
mercati finanziari. Poiché tale prezzo può essere espresso secondo varie modalità, al fine di effettuare la corretta rilevazione
contabile di una operazione sui titoli, è necessario conoscere il significato dei seguenti termini:
▫ Corso secco: Se il prezzo di mercato di un titolo non comprende gli interessi che sono già maturati dal giorno in cui è
scaduta l’ultima cedola, si dice che il titolo è quotato a corso secco. Chi vende un titolo, solitamente, cede al
compratore il titolo stesso e tutte le cedole non ancora scadute, l’acquirente alla scadenza della cedola riceverà gli
interessi per l’intero periodo di riferimento, e non solo una quota. Conseguentemente l’acquirente, in sede di acquisto
del titolo, corrisponderà anche la quota parte gli interessi già maturata, quindi per calcolare l’ammontare che il
compratore deve corrispondere al venditore, occorre aggiungere al corso del titolo gli interessi maturati fino a quel
momento. Il corso secco esprime il valore corrente del puro capitale.
▫ Corso tel quel: Se il prezzo di mercato comprende, oltre al valore capitale del titolo, anche gli interessi maturati a
partire dal giorno in cui è scaduta l’ultima cedola alla data di negoziazione, la quotazione è al corso tel quel.
▫ Corso ex cedola: Si parla di corso ex cedola quando un titolo è privato della cedola in corso di maturazione (la cedola
viene materialmente staccata dal titolo stesso) e quindi il prezzo di acquisto corrisponde al suo valore di mercato (corso
secco) al netto degli interessi che maturano dalla data di un negoziazione alla successiva data distacco della
cedola.l’acquirente sostiene il costo del titolo al valore di quotazione privo della cedola maturata e non ha il diritto al
successivo sacco di cedola.
NB: solitamente si vende a corso secco, per cui rateo di interessi va rimborsato a chi mi vende il titolo, per cui va iscritto
NON come capitalizzazione nel C3 ma in dare, in contropartita, in oneri/proventi finanziari, tra i costi.
[SCRITTURA: ONERE FINANZIARIO A RATEO PASSIVO]
- I costi di transazione sono rappresentati dai costi marginali direttamente attribuibili all’acquisizione, all’emissione o alla
dismissione di un’attività o di una passività finanziaria.
(Un costo marginale è un costo che non sarebbe stato sostenuto se l’entità non avesse acquisito, emesso o dismesso
strumento finanziario es. commissioni, imposta di bollo, spese di intermediazione).

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ESEMPIO: LA RILEVAZIONE INIZIAE -IL CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO.
In data 14-apr-20 la società Alfa acquista a 100,50 – espresso a corso secco – €100 mila di un bond emesso dall’Enel in data 14-set-2009, con
scadenza il 14-set-22 e cedola annuale al tasso del 5%, pagando una commissione sull’acquisto del 1%. Determinare il costo di acquisto del
titolo e il suo valore di iscrizione al 31 dicembre 2020.
▫ COSTO DI ACQUISTO = VALORE NOMINALE x PREZZO (+ COMMISSIONI DA PAGARE E RATEO MATURATO)
In cui RATEO MATURATO = VALORE NOMINALE x TASSO INTERESSE x GIORNI TRASCORSI/GIORNI TOTALI
Rateo: 100.000 x 5% x 213gg (dal 14 settembre 19 al 14 aprile 20) /366 (anno bisestile) = €2.910.
Costo di acquisto: 100.000 x 100,50% x (1+1% commissione) + 2.910 = €104.415
▫ NOTA: Il metodo del costo ammortizzato prevede che il calcolo degli interessi sia effettuato utilizzando il
regime composto secondo la formula: CA iniziale x (1+EIR)t
▫ Il tasso d'interesse effettivo è quel tasso che rende il Valore Attuale Netto dello strumento pari a 0:
∑t=1 flussi
=0
(1+EIR)t

▫ Scritture:

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IL CRITERIO DI VALUTAZIONE
Come determiniamo valore di mercato? per titoli quotati basta vedere valore del titolo in borsa
Distinguiamo:
➢ I TITOLI IMMOBILIZZATI
▪ I TITOLI IMMOBILIZZATI SONO RILEVATI IN BILANCIO CON IL CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO, OVE APPLICABILE.
Il criterio del costo ammortizzato può non essere applicato ai titoli di debito se gli effetti sono irrilevanti o per quei titoli i cui
flussi non siano determinabili.
▪ Coerentemente a quanto statuito dal Codice Civile (art. 2426, co. 1, n. 3), in presenza di indicatori di una situazione di
deterioramento duraturo della solvibilità dell’emittente, con il conseguente rischio di non poter più incassare
integralmente i flussi di cassa – in linea capitale o interessi – previsti dal contratto, è necessario rilevare una PERDITA
DUREVOLE DI VALORE di un titolo immobilizzato.
L’importo della perdita di valore alla data di bilancio è pari alla differenza tra il valore contabile in assenza di riduzione di
valore e il valore attuale dei flussi finanziari futuri stimati, ridotti degli importi che si stima di non incassare, determinato
utilizzando il tasso di interesse effettivo originario (al tasso di interesse effettivo calcolato in sede di rilevazione iniziale).
La rettifica per perdita durevole di valore è rilevata nella voce D19b) “svalutazioni di immobilizzazioni finanziarie che non
costituiscono partecipazioni”. La sua determinazione si effettua avvalendosi di tutti gli elementi utili, anche se conosciuti
dopo la chiusura dell’esercizio.
▪ Nel caso in cui vengano meno le ragioni che avevano indotto a rettificare il valore di libro dei titoli immobilizzati, si
procede al RIPRISTINO DI VALORE del titolo nei limiti del costo ammortizzato determinato in assenza della svalutazione
precedentemente apportata.
ESEMPIO: ESERCIZIO SVALUTAZIONE TITOLI IMMOBILIZZATI
TRACCIA: Nell’esercizio X, la società Sicilfert S.p.A. ha investito in 70.000 obbligazioni a 20 anni, interessi semestrali al tasso del 4% annuo della
società emittente (non quotata) Noto S.p.A. Il costo di acquisto alla pari è pari a 40.000 €. Il rimborso del titolo avviene a scadenza. Gli
amministratori della Sicilfert hanno deciso di classificare questi titoli nell’attivo in mobilizzato, essendo loro intenzione è quella di detenerli in
portafoglio fino alla loro scadenza prevista contrattualmente. Durante gli esercizi X, …, X+7, gli amministratori della Sicilfert non rilevano alcuna
accadimento tale da dedurre un deterioramento durevole delle condizioni economico patrimoniali della Noto, che possano nel medio lungo
periodo compromettere la capacità di corrispondere gli interessi e il rimborso del titolo scadenza. A fine esercizio X+8, tuttavia, gli
amministratori della Sicilfert rilevano una significativa perdita nel conto economico della Noto, tale da assorbire tutte le riserve della stessa.
Sulla base dei suddetti accadimenti, gli amministratori della Sicilfert individuano, con ragionevole certezza, un deterioramento non indifferente
delle condizioni economico patrimoniali della Noto, sintomo di un peggioramento ragguardevole della capacità della stessa di corrispondere
interessi periodici e rimborsare le obbligazioni a scadenza.
Pertanto, sulla base delle valutazioni effettuate, gli amministratori individuano una svalutazione sulle obbligazioni nella misura di 120.000 €.
SVOLGIMENTO:
Dall’esercizio X fino all’esercizio X +7, la Sicilfert S.p.A. mantiene iscritte nello stato patrimoniale le obbligazioni della Noto S.p.A. ad un valore
pari a 40.000 €. Pertanto, non si rende necessaria alcuna scrittura di rettifica del valore delle obbligazioni. Tuttavia, a fine esercizio X +8, gli
amministratori effettuano la seguente scrittura contabile:
esercizio X SVALUTAZIONE IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE (CE) a IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE (SP) 120.000 120.000
(NB: se nell’esercizio X+9 le partecipazioni dovessero tornare al valore originario, dovrò ripristinare il valore stesso:
SCRITTURA: IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE (SP) a RIPRISTINO IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE (CE))

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➢ I TITOLI DEL CORCOLANTE (TITOLI NON IMMOBILIZZATI)
▪ I TITOLI NON IMMOBILIZZATI SONO VALUTATI IN BASE AL MINOR VALORE FRA IL COSTO AMMORTIZZATO E IL VALORE DI
REALIZZAZIONE DESUMIBILE DALL'ANDAMENTO DEL MERCATO (principio di prudenza, come per le rimanenze).
NB: bisogna, di esercizio in esercizio, andare a valutare il valore di mercato (valore di realizzo, fai value) e fare una
comparazione con la valutazione del titolo in portafogli:
- se VALORE DI MERCATO > COSTO DI ACQUISTO → non faccio nulla.
- se VALORE DI MERCATO < COSTO DI ACQUISTO → svaluto SOLO se riduzione di valore è permanente, non temporanea.
▪ In assenza di specifiche indicazioni da parte del codice civile circa l'identificazione del mercato di riferimento e le modalità
di determinazione del valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, tali indicazioni sono desumibili
dall’OIC 20:
▫ riguardo il riferimento temporale, secondo l’OIC 20.64 il dato puntuale di fine esercizio rappresenta la scelta che meno è
influenzata da fattori soggettivi, ma può tuttavia essere influenzata da fattori spesso esogeni.
Per queste ragioni le quotazioni di una singola giornata non sono in genere considerate rappresentative dell’andamento
del mercato, potendo fare piuttosto ricorso a valore medio delle quotazioni passate (normalmente riferita all'ultimo mese);
▫ se non esiste un mercato di riferimento (inteso come mercato regolamentato), è previsto l’utilizzo di tecniche valutative
che tengano adeguatamente conto dell’andamento del mercato di riferimento.
▪ La SVALUTAZIONE dei titoli è effettuata singolarmente, per ogni specie di titolo, e non per aggregati più o meno omogenei
o addirittura per l'intero comparto, a meno che la valutazione non riguardi una categoria omogenea di titoli valutati
secondo le metodologie del costo medio ponderato, LIFO e FIFO.
▪ Se vengono meno, in tutto o in parte, i presupposti della rettifica per effetto della ripresa del valore di mercato, la rettifica
stessa è annullata fino, ma non oltre, al RIPRISTINO del costo ammortizzato.
ESEMPIO: ESERCIZIO SVALUTAZIONE e RIPRISTINO DI VALORE DI TITOLI NON IMMOBILIZZATI
TRACCIA: La società Trinacria S.p.A. ha investito durante l’esercizio X in 10.000 BOT a due anni dello Stato italiano contabilizzati al costo a
50.000 €. Gli amministratori hanno deciso di classificare questi titoli nell’attivo circolante, ipotizzandone una loro smobilizzazione nel breve
periodo. A fine esercizio X, a seguito di un aumento momentaneo del tasso di interesse di mercato, gli amministratori della Trinacria
desumono che il valore di realizzo conseguibile da una possibile vendita sul mercato dei titoli e pari a 42.000 €. Pertanto, gli amministratori
della società provvedono a imputare all’esercizio X una svalutazione su titoli dell’attivo circolante pari a 8000 €. Alla fine dell’esercizio X +1, la
Trinacria S.p.A. non ha effettuato alcuna operazione di vendita dei 10.000 BOT ancora nel suo portafoglio circolante di attività finanziarie. Gli
amministratori, tuttavia, a seguito di un decremento del tasso di interesse di mercato sui titoli di Stato, ritengono che siano venute meno le
ragioni della svalutazione effettuata alla fine dell’esercizio X e stimano il valore di mercato dei 10.000 BOT dello Stato italiano in 53.000 €.
SVOLGIMENTO: L’imputazione a bilancio dei suddetti accadimenti aziendali avviene tramite l’iscrizione di una svalutazione dei titoli
nell’esercizio X e un successivo ripristino di valore, nel limite massimo del costo di acquisto, nell’esercizio X +1, come indicato nelle scritture a
libro giornale riportate di seguito:
esercizio X SVALUTAZIONE TITOLI ATTIVO CIRCOLANTE (CE) a TITOLI ATTIVO CIRCOLANTE(SP) 8.000 8.000
esercizio X + 1 TITOLI ATTIVO CIRCOLANTE (SP) a RIPRISTINO DI VALORE TITOLI ATTIVO 8.000 8.000
CIRCOLANTE (CE)

CAMBIAMENTO DI DESTINAZIONE ECONOMICA


▪ In caso di cambiamento della destinazione economica che ha portato alla classificazione del titolo, il suo trasferimento avviene
al valore risultante dall’applicazione dei criteri valutativi del portafoglio di provenienza. Pertanto:
▫ il trasferimento di titoli DA IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE A ATTIVO CIRCOLANTE va rilevato in base al COSTO
AMMORTIZZATO (eventualmente rettificato per le perdite durature di valore);
▫ il trasferimento di titoli DA ATTIVO CIRCOLANTE A IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE va rilevato in base al MINOR VALORE fra
il COSTO AMMORTIZZATO e il VALORE DI REALIZZAZIONE desumibile dall’andamento di mercato.
▪ Il valore di trasferimento è considerato come costo iniziale per il nuovo comparto.
▪ I differenti criteri di valutazione e di classificazione adottati per effetto dell'intervenuto cambiamento di destinazione del titolo
sono indicati nella nota integrativa.

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1.3 LE PARTECIPAZIONI
▪ Il termine “PARTECIPAZIONI” designa, nella normativa civilistica e nei principi contabili OIC, qualsiasi PACCHETTO DI TITOLI
RAPPRESENTATIVI DEL CAPITALE SOCIALE DI UN’ALTRA IMPRESA, INDIPENDENTEMENTE DALLA LORO NATURA DI
INVESTIMENTO DURATURO.
▪ Le partecipazioni si possono DISTINGUERE in:
▫ PARTECIPAZIONI IN SOCIETÀ CONTROLLATE
Sono considerate società controllate (art. 2359 C.C., co. 1 e 2):
- le società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria [maggioranza
assoluta: 50% + 1] (CONTROLLO DI DIRITTO);
- le società in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante in assemblea ordinaria;
(CONTROLLO DI FATTO) [si esercita una influenza dominante quando attraverso una quota di partecipazione, seppur
minoritaria, ho la forza di prevalere nel diritto di voto (maggioranza non assoluta ma relativa)]
- le società sotto influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa. (CONTROLLO
CONTRATTUALE) [tipico delle società americane] (es. anche se non posseggo una maggioranza qualificata, può esserci un
accordo contrattuale con altri membri società per cui posso prendere decisioni in merito ad alcuni specifici temi in modo dominante)
Nei primi due casi, si computano anche i voti spettanti a società controllate, fiduciarie ed a interposta persona, ma non si
computano i voti spettanti per conto di terzi.
▫ PARTECIPAZIONI IN SOCIETÀ COLLEGATE
Sono collegate le società sulle quali un'altra società esercita un'influenza notevole (art. 2359 c.c., co. 3).
Vi è una presunzione di legge di influenza notevole in presenza della disponibilità:
- di almeno 1/5 (20%) dei diritti di voto per le società non quotate
- di almeno 1/10 (10%) per quelle quotate in mercati regolamentati.
[NB: collegamento: influenza notevole (la mia opinione ha un certo seguito ma non è detto che poi venga attuata) ≠ controllo: influenza
dominante (io dico una cosa e quella si fa). Se questa influenza notevole è collegata ad accordi contrattuali per cui vi è controllo,
l’influenza diventa dominante]
▫ PARTECIPAZIONI IN CONTROLLANTI
▫ PARTECIPAZIONI IN IMPRESE SOTTOPOSTE AL CONTROLLO DELLE CONTROLLANTI
▫ PARTECIPAZIONI IN ALTRE IMPRESE
Le partecipazioni in altre imprese costituiscono le cosiddette partecipazioni non qualificate.
▪ La CLASSIFICAZIONE nell'attivo immobilizzato o nell'attivo circolante dipende dalla destinazione della partecipazione.
- Le partecipazioni destinate ad una permanenza durevole nel portafoglio della società si iscrivono fra le IMMOBILIZZAZIONI,
- Le altre vengono iscritte nell'ATTIVO CIRCOLANTE.
Al fine di determinare la destinazione a permanere durevolmente si considerano contemporaneamente:
▫ la volontà della direzione aziendale
▫ l'effettiva capacità della società di detenere le partecipazioni per un periodo prolungato di tempo.

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LE PARTECIPAZIONI IMMOBILIZZATE
➢ IN FASE DI PRIMA ISCRIZIONE: PREZZO DI ACQUISTO (prezzo pagato all’atto di acquisto).
Il costo di acquisto è il prezzo pagato alla società emittente, ovvero il valore di sottoscrizione, o ai soggetti terzi detentori dei
titoli, comprensivi degli oneri accessori (rappresentati di solito da costi di intermediazione bancaria e finanziaria, costi di
consulenze, imposta di bollo, ecc.) - (OIC 21, par. 21).
➢ IN FASI SUCCESSIVE ALLA PRIMA ISCRIZIONE:
❖ METODO DEL COSTO RETTIFICATO (art. 2426 C.C., co. 1, n. 1 e 3; OIC 21, par. 21 e 27)
UTILIZZATO PER LE PARTECIPAZIONI IMMOBILIZZATE NON QUALIFICATE (non sono detenute quote di partecipazioni
presso imprese controllate o collegate).
❖ METODO DEL PATRIMONIO NETTO
UTILIZZATO PER LE PARTECIPAZIONI IMMOBILIZZATE QUALIFICATE (sono detenute quote di partecipazioni
presso imprese controllate o collegate).
IL METODO DEL COSTO RETTIFICATO
▪ Il costo rettificato di una partecipazione è determinato come segue:
COSTO D’ACQUISTO + AUMENTI DI CAPITALE A PAGAMENTO - PERDITA DUREVOLE DI VALORE
o AUMENTI DI CAPITALE A PAGAMENTO:
- Nel caso di aumenti di capitale a pagamento (partecipante aderisce ad aumento di capitale della partecipata), il costo
della partecipazione viene incrementato dell'importo corrispondente all'importo sottoscritto.
- Gli aumenti di capitale gratuiti non comportano alcun onere, né variazione della percentuale di partecipazione e,
pertanto, non si procede ad alcuna variazione nel valore della partecipazione provvedendo a fornire nella nota
integrativa una informativa sull'operazione (OIC 21, par. 22-26).
▪ Un metodo con il quale si può realizzare un aumento di capitale in una partecipata è costituito dalla rinuncia ad un credito
vantato dal socio nei confronti della partecipata (OIC 21, par. 24).
▪ I dividendi sono rilevati:
- Per competenza nel momento in cui, in conseguenza della delibera assunta dall’assemblea dei soci della società
partecipata di distribuire l’utile o eventualmente le riserve, sorge il diritto alla riscossione da parte della società
partecipante (non più applicabile l'iscrizione «anticipata» dei dividendi). Il dividendo è rilevato come provento
finanziario indipendentemente dalla natura delle riserve oggetto di distribuzione.
[Scrittura: CREDITI V/SOCIETÀ PARTECIPATE a PROVENTI FINANZIARI per rilevazione per competenza]
- A seguito della distribuzione, la società partecipante verifica che il valore recuperabile della partecipazione non sia
diminuito al punto tale da rendere necessaria la rilevazione di una perdita di valore.
[Scrittura: BANCA a CREDITI VERSO SOCIETÀ PARTECIPATA per incasso del dividendo]
o PERDITE DUREVOLI DI VALORE:
▪ IL COSTO DELLA PARTECIPAZIONE DEVE ESSERE SVALUTATO IN PRESENZA DI UNA PERDITA DUREVOLE DI VALORE; IL
VALORE ORIGINARIO DEVE ESSERE RIPRISTINATO IN ESERCIZI SUCCESSIVI QUALORA SIANO VENUTI MENO I MOTIVI DELLA
SVALUTAZIONE (art. 2426 C.C., co. 1, n. 3, e OIC 21, par. 31-41).
▪ La perdita durevole di valore è determinata confrontando: valore di iscrizione della partecipazione e valore recuperabile,
determinato in base a benefici futuri che si prevede affluiranno all'economia della partecipante.
▪ OIC 21: la prima fase del processo valutativo si costituisce di una analisi delle condizioni economico-finanziarie della
partecipata volta ad accertare se, sulla base di riferimenti certi e costanti, le perdite di valore sofferte dalla partecipata non
siano episodiche o temporanee, ma strutturali e capaci di intaccarne la consistenza patrimoniale.
- Se la società partecipata ha predisposto piani di recupero delle condizioni economico-finanziarie, concreti e
ragionevolmente attuabili in breve termine: perdita può definirsi non durevole, non c’è obbligo di svalutazione.
- Se viene accertata la perdita durevole di valore, il valore di iscrizione è ridotto al minor valore così determinato con
l’iscrizione della riduzione di valore in conto economico nella voce D19a) Svalutazioni di partecipazioni.
(NB: dunque, la perdita diventa durevole non solo per motivi temporali ma anche in caso in cui l’organo amministrativo non
sia in grado di dimostrare che abbia la capacità di invertire il trend economico negativo)
▪ Nel caso in cui vengano meno le ragioni che avevano portato alla svalutazione, il ripristino del valore del titolo deve essere
apportato fino a concorrenza, al massimo del costo originario.
▪ NB: Nel caso in cui il titolo risulta non quotato è più difficile: spesso è possibile che la partecipazione viene svalutata ma il
valore complessivo risulta più alto (es. la società LUM compra il 60% delle partecipazioni di De Nuccio spa e le paga 100€. Nel 2020 la
De Nuccio spa subisce una perdita durevole che azzera il capitale. Nel bilancio della LUM dovrei trovare un valore delle partecipazioni
svalutate, con un valore es. di 20€ nella voce B3, ma invece trovo 150€, perché? Perché La LUM, approfittando della perdita di valore, ha
incrementato il proprio portafoglio di partecipazione nella De Nuccio Spa acquistando altri titoli).

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IL METODO DEL PATRIMONIO NETTO
▪ Le partecipazioni immobilizzate in imprese controllate e collegate possono essere valutate con il metodo del costo rettificato
descritto o, in alternativa, per un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio
delle imprese medesime, detratti i dividendi e operate le rettifiche richieste dai principi di redazione del bilancio consolidato
nonché quelle necessarie per il rispetto dei principi indicati negli artt. 2423 e 2423-bis (metodo del patrimonio netto – art. 2426,
co. 1, n. 4, e OIC 21 par. 29).
▪ L’Oic 21 introduce il meccanismo del consolidamento sintetico: metodo contabile che ci consente di sostituire il valore della
partecipazione iscritto in prima iscrizione al costo storico di acquisto, con il valore della partecipata, tenendo così conto delle
variazioni nel bilancio della società per effetto di variazioni sul patrimonio netto della partecipata: si valuta la partecipazione
attraverso un meccanismo di rivalutazione e svalutazione della partecipata.
▪ La valutazione con il METODO DEL PATRIMONIO NETTO («equity method») COMPORTA IL RICONOSCIMENTO NEL BILANCIO
DELLA PARTECIPANTE DEGLI AUMENTI O DELLE DIMINUZIONI INTERVENUTE NELLE PATRIMONIO NETTO DELLA PARTECIPATA
CONTESTUALMENTE ALLA LORO FORMAZIONE A PARTIRE DALLA DATA IN CUI LA PARTECIPAZIONE È STATA ACQUISITA.
(In altri termini, il costo originario, sostenuto per l’acquisizione, viene periodicamente rettificato (in senso positivo/negativo) al
fine di riflettere, nel bilancio della società titolare della partecipazione, sia la quota ad essa spettante degli utili o delle perdite,
sia altre variazioni del patrimonio netto della partecipata, nei periodi successivi alla data di acquisto).
▪ L’applicazione del metodo del patrimonio netto prevede 4 PASSAGGI LOGICI:
1. ISCRIZIONE INIZIALE DELLA PARTECIPAZIONE: INDIVIDUAZIONE DELLE DETERMINANTI DEL COSTO DI ACQUISTO DELLA
PARTECIPAZIONE ISCRITTA PER LA PRIMA VOLTA A BILANCIO (SCOMPOSIZIONE).
L’art. 2426 c.c., co. 1, n. 4: “Quando la partecipazione è iscritta per la prima volta in base al metodo del patrimonio netto, il costo di
acquisto superiore al valore corrispondente del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio dell’impresa controllata o collegata può
essere iscritto nell’attivo, purché ne siano indicate le ragioni nella nota integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a beni
ammortizzabili o all’avviamento deve essere ammortizzata. Negli esercizi successivi le plusvalenze derivanti dall'applicazione del metodo
del patrimonio netto, rispetto al valore indicati nel bilancio dell'esercizio precedente sono iscritte in una riserva non distribuibile (…)».
Dunque, in sede di prima iscrizione, le partecipazioni in imprese controllate/collegate possono essere iscritte al costo di acquisto, anche
se questo sia di valore superiore al valore della quota di patrimonio netto della partecipata, purché tale differenziale venga giustificata in
nota integrativa.
Le ragioni di tale differenza possono essere (OIC 17):
▫ Esistenza nel bilancio della partecipata di beni con valori correnti delle immobilizzazioni materiali superiori a quelli contabili;
▫ Esistenza di un avviamento basato su una ragionevole aspettativa di futuri sovraredditi, ossia un capitale economico della
partecipata superiore al capitale di funzionamento della stessa;
▫ Presenza di una perdita di esercizio della partecipata ritenuta temporanea. Qualora tale differenza non sia giustificabile, la
partecipazione deve essere svalutata.
[es. può succedere che, quando acquisto sul mercato una partecipazione, pago un prezzo più alto rispetto al valore corrispondente della quota di
patrimonio netto acquistata: se compro l’80% delle quote della De Nuccio s.p.a., non le pago al valore contabile ma ad un valore più alto [per avviamento,
quotazione di mercato, ecc] per cui, dal punto di vista pratico, avrò iscritto in bilancio un valore più elevato rispetto a quello effettivo. Secondo il principio
di prudenza (secondo cui bisogna evitare che ci possano essere iscrizioni in bilancio superiori ai valori effettivi), dovremmo iscrivere al minor valore (come
per rimanenze) MA in questo caso pago un prezzo più alto non perché valuto in maniera astratta la partecipazione ad un valore più alto, ma perché sto
comprendo un qualcosa che sul mercato di fatto vale di più rispetto al valore contabile. Quindi le partecipazioni possono essere iscritte al costo di acquisto
anche se questo valore è superiore rispetto al valore effettivo].
▪ Possiamo trovarci difronte a due differenti opzioni:
a. PREZZO DI ACQUISTO DELLA PARTECIPAZIONE >
PATRIMONIO NETTO DELLA PARTECIPATA, dovuto:
- Ad un avviamento positivo (goodwill) (pago di più
l’azienda sul mercato perché ha una prospettazione di capacità
reddituale superiore alla mera partecipazione ai singoli valori
degli asset aziendali) → tale maggior valore può essere
iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale e deve essere
sistematicamente ammortizzato;
- Ad una perdita duratura (cattivo affare) → il costo deve
essere rilevato e bisogna svalutare la partecipazione.
b. PREZZO DI ACQUISTO DELLA PARTECIPAZIONE < PATRIMONIO NETTO DELLA PARTECIPATA, dovuto:
- Ad un avviamento negativo (badwill) (pago di meno l’azienda sul mercato perché mi aspetto che la società avrà delle perdite) → tale
differenza negativa, dato che rappresenta un rischio che vado a contrarre, va allocata in fondo rischi ed oneri (passivo dello SP),
che verrà liberato quando avrò superato questa situazione di difficoltà finanziaria;
- Ad uno sconto sul prezzo di acquisto (buon affare) → la partecipazione va iscritta al maggior valore, mettendo in contropartita
una riserva di patrimonio non distribuibile (es. se pago 100€ una partecipazione iscritta al valore contabile di 150€ [ho fatto un buon
affare], posso iscriverla a 150 MA, dato che la differenza di 50€ io di fatto non l’ho mai pagata e, secondo il principio di prudenza, posso iscrivere
in bilancio solo i costi effettivamente sostenuti, per cui neutralizzo quei 50 -presenti nella voce B3 dello SP- congelandoli in una contropartita
che si libererà solo quando avrò conseguito utili (dello stesso valore 50) che mi porteranno a riallineare il valore della partecipazione all’effettivo
valore della partecipata). Questo meccanismo viene utilizzato per garantire al terzo che, quando legge il bilancio della
partecipante, non rischi di vedere un PN sopravvalutato.

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2. CALCOLO DEI RISULTATI DI ESERCIZIO RETTIFICATI DELLA PARTECIPATA:
[NB: Il BILANCIO CONSOLIDATO RAPPRESENTA LA SITUAZIONE ECONOMICO-PATRIMONIALE DI UN GRUPPO, CONSIDERATO COME
UN’UNICA GRANDE AZIENDA, non semplicemente come sommatoria dei bilanci delle singole aziende che ne fanno parte (un gruppo si
costituisce quando c’è una società controllante e una serie di società controllate o collegate)].
Spesso accade che quando si costituiscono i bilanci consolidati, le società collegate o controllate non si trovano nello stesso paese, per cui
il bilancio è espresso in monete differenti, con tecniche contabili differenti rispetto alle nostre, con diverse date di chiusura, per cui è
necessario, prima di arrivare al bilancio aggregato (fase intermedia per arrivare al bilancio consolidato, data dalla somma algebrica di
tutte le singole società che fanno parte del gruppo) creare una omogeneizzazione e rendere comparabili tutti i valori.
▪ Il costo di acquisto della partecipazione viene aumentato o diminuito (pro-quota) degli utili/perdite della partecipata, rettificati per
tenere conto di:
I. Disomogeneità della moneta di conto → è necessario tradurre i conti nella moneta di conto della capogruppo (es. se la
capogruppo è in Italia si convertono in € tutti i bilanci delle controllate/collegate);
II. Difformità nei principi contabili utilizzati → è necessario uniformare i principi (di solito in base a quelli internazionali, IAS 17);
III. Disallineamento nella data di chiusura dei bilanci → è necessario allineare le date di chiusura dei bilanci (es. può capitare che i
bilanci abbiano date diverse di chiusura (alcuni il 31 dicembre, altri il 30 aprile));
IV. Operazioni infragruppo (o intrasocietarie) → il gruppo si valuta come un’unica grande azienda, per cui le operazioni infragruppo
devono essere neutralizzate, sono rilevanti solo le operazioni che le società del gruppo hanno realizzato con soggetti terzi;
V. Differenze fra valori contabili e valori emersi in sede di acquisto della partecipazione (ammortamento dei plusvalori di
immobilizzazioni riconosciute in sede di acquisto) → vanno considerati gli ammortamenti dei plusvalori, attribuiti secondo
quanto stabilito dal codice civile e dai principi contabili, in sede di acquisto della partecipazione sulle immobilizzazioni o
sull’avviamento in quelle ipotesi in cui il prezzo pagato per l’acquisto della partecipazione sia superiore alla corrispondente
quota di patrimonio netto della partecipata.
VI. Percentuale di capitale della partecipata posseduto dalla partecipante.
3. CONTABILIZZAZIONE DEL RISULTATO DI ESERCIZIO RETTIFICATO DELLA PARTECIPATA:
▫ RIVALUTAZIONE: L’utile si rileva:
- In CE nella voce D18a) 'rivalutazioni di partecipazioni’
- Come contropartita in SP, l’incremento della posta la voce BIII1a) 'partecipazioni in imprese controllate’ oppure la voce BIII1b)
'partecipazioni in imprese collegate'.
[scrittura: PARTECIPAZIONE IN IMPRESE COLLEGATE/CONTROLLATE a RIVALUTAZIONE DI PARTECIPAZIONI]
▫ SVALUTAZIONE: La perdita si rileva nella voce D19a) 'svalutazioni di partecipazioni’ e comporta una riduzione delle voci delle
partecipazioni iscritte nell’attivo immobilizzato sopra indicate.
[scrittura: SVALUTAZIONE DI PARTECIPAZIONE (costo) a VALORE DELLA PARTECIPAZIONE]
▪ Il risultato d’esercizio della partecipata concorre così alla formazione del risultato d’esercizio della partecipante.
4. TRATTAMENTO CONTABILE DEI DIVIDENDI DISTRIBUITI DALLA PARTECIPATA:
▪ I dividendi e gli utili percepiti vanno portati a riduzione del valore della partecipazione:
▫ Dividendi e utili distribuiti da partecipata rappresentano per partecipante la realizzazione finanziaria dell’utile già rilevato nel proprio
conto economico in ragione della valutazione della controllata/collegata secondo l’equity method’; per evitare duplicazioni, pertanto,
essi devono essere considerati a rettifica patrimoniale del valore della partecipazione al momento del loro incasso;
▫ La distribuzione di dividendi e di utili consente di 'liberare' una corrispondente quota della riserva non distribuibile da rivalutazione
della partecipazione con il metodo del patrimonio netto.

FOCUS: METODO DEL PATRIMONIO NETTO


▪ CON IL METODO DEL PATRIMONIO NETTO HO LA NECESSITÀ DI RAPPRESENTARE IL VALORE DELLA PARTECIPAZIONE DELLA
SOCIETÀ CONTROLLATA ATTRAVERSO UN MECCANISMO CHE MI DIA UNA FOTOGRAFIA COSTANTE.
(metodo del costo rettificato: fotocamera, cattura l’immagine in quel preciso istante ≠ metodo del patrimonio netto:
videocamera, riprende l’immagine in maniera costante) CHE MISURI L’EVOLVERE DEL PATRIMONIO NETTO.
Prendendo l’evoluzione del bilancio della controllata in maniera concomitante, l’effetto che ottengo è che devo tener conto di
tutte quelle variazioni che si generano all’interno del bilancio del patrimonio netto della controllata in maniera costante.
[es. Nelle rettifiche, nel metodo del PN CONSIDERO L’UTILE DI ESERCIZIO NON DISTRIBUITO, mentre nel metodo del costo rettificato NON LO
CONSIDERO perché il secondo è un metodo statico, in cui fotografiamo il valore ad una determinata data; mentre il primo è dinamico (questo
utile non è distribuito quindi può rimane nel PN sotto la voce ‘utili di esercizi precedenti’, ad incremento del PN aziendale della controllata)
quindi devo tener conto del risultato di esercizio conseguito dalla partecipata NON distribuito].
▪ Le variazioni prevalenti sono quelle legate a modifiche del PN della controllata per effetto:
- di aumenti di capitale sociale o di utili registrati nel corso dell’esercizio
- di riduzione del capitale sociale o del patrimonio netto (riduzione di capitale sociale può avvenire per effetto di perdite;
riduzione di PN può avvenire per effetto di distribuzione di riserve)
▪ AI FINI DELLA DETERMINAZIONE DEL VALORE DELLA PARTECIPAZIONE CON IL METO DEL PATRIMONIO NETTO DOBBIAMO
PRENDERE IN CONSIDERAZIONE TUTTE E SOLO LE OPERAZIONI CHE COMPORTANO UNA FUORIUSCITA DI VALORI DEL
PATRIMONIO NETTO DELLA SOCIETÀ VERSO TERZI
(es. se converto un utile in riserva NON lo rilevo perché è interno, se distribuisco i dividendi si perché è verso terzi e riduce PN)

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ESEMPIO: IL METODO DEL PATRIMONIO NETTO
➢ 1 PASSAGGIO: ISCRIZIONE INIZIALE DELLA PARTECIPAZIONE
▪ In data 01/01/2019 la società Beta S.p.A. acquista una partecipazione del 100% in Omega S.p.A. pagando un corrispettivo di €170.000.
Il controvalore contabile del PN della Omega Spa è 100.000€.
170.000 (corrispettivo di partecipazione) – 100.000 (PNC Partecipata) = 70.000 (plusvalore).
▪ Sui maggiori valori attribuiti agli asset della società acquistata è necessario considerare il relativo effetto fiscale determinato
nell’esempio utilizzando un tax rate del 40%. [effetto fiscale derivante dal fatto che il plusvalore pagato per l’acquisto della partecipazione, nel
momento in cui viene trascritto nella contabilità della partecipante, è base imponibile ai fini fiscali, per cui l’azienda dovrà pagarvi le tasse].
▪ Il plusvalore è così scomposto tra immobilizzazioni e avviamento (NB: all’esame ci sarà fornito nella traccia):
[VALORE DELLA PARTECIPAZIONE =
VALORE PATRIMONIO NETTO CONTABILE
+ DIFF. ALGEBRICA FRA MAGGIOR VALORE ATTRIBUITO A
IMPIANTI ED EFFETTO FISCALE
+ DIFF. ALGEBRICA FRA MAGGIOR VALORE ATTRIBUITO AI
TITOLI IN PORTAFOGLI E EFFETTO FISCALE
+ MAGGIOR VALORE ATTRIBUITO ALL’AVVIAMENTO]

▪ L’acquisto da parte della Beta della partecipazione nella Omega è contabilizzato per €170.000 come segue:
01/01/2019 Partecipazione (BIII SP) a Banca c/c (SP) 170.000 170.000
➢ 2 PASSAGGIO: CALCOLO DEI RISULTATI RETTIFICATI
▪ Nel seguito si riepilogano gli eventi che hanno interessato nel corso dell’esercizio 2019 la Omega S.p.A., acquistata al 100% dalla Beta:
a. Beta ha acquistato da terzi, al costo unitario di €3, 10.000 unità di merce, poi rivendute ad Omega al prezzo unitario di €5;
b. A sua volta, Omega ha venduto a terzi il 50% della merce al prezzo unitario di € 8;
c. Gli amministratori della Beta hanno stimato la vita utile degli impianti di Omega a cui è stato attribuito parte del maggior prezzo
pagato (ulteriori 6 anni di vita, a fronte dei 10 complessivi) e dell’avviamento riconosciuto ai cedenti (5 anni, rispetto al limite
massimo di 10 anni stabilito dall’art. 2426 del C.C., co. 1, n. 6);
d. Nel corso dell’esercizio sono stati ceduti i titoli iscritti nell’attivo di Omega «rivalutati» in sede di acquisizione, realizzando una
plusvalenza di 22.000, già al netto dell’effetto fiscale.
▪ RETTIFICA delle operazioni infragruppo:
Il risultato economico conseguito da Beta deve essere solo quello generato nei confronti dei terzi, non considerando gli effetti di
operazioni realizzate con società controllate. Pertanto:
▫ OPERAZIONE a:
- l’acquisto è una operazione con terzi → va rilevato,
- la vendita è una operazione infragruppo → deve essere neutralizzata ai fini della valutazione.
MA: Le rimanenze relative all’acquisto fatto da Omega da Beta → i 5.000 pezzi devono essere rilevati non al prezzo pagato di
5€ ma al prezzo originario di 3€ pagato da Beta, unitamente ai relativi effetti fiscali.
L’apporto economico di Omega deve essere rettificato in negativo di €6.000, al netto dell’effetto fiscale.
▫ OPERAZIONE b: la vendita è una operazione con terzi → va rilevata.
▫ Dunque, nel BILANCIO AGGREGATO BETA + OMEGA rileviamo: IN DARE (merci c/acquisti) l’acquisto dell’operazione a; IN AVERE
(merci c/vendite) la vendita dell’operazione b + le rimanenze dell’operazione a rettificate per l’effetto fiscale.

▪ TRATTAMENTO CONTABILE delle differenze emerse in sede di acquisto della partecipazione:

Il risultato economico della controllata deve essere rettificato per tenere conto dei maggiori valori attribuiti in sede di acquisizione ai
relativi asset o all’avviamento. Nella fattispecie, si è provveduto a:
- Ammortizzare il maggior valore attribuito agli impianti → maggior valore di 24.000 ammortizzato in 6 anni → 24.000 : 6 = 4.000
- Ridefinire la plusvalenza realizzata con la cessione dei titoli oggetto di rivalutazione, determinandola in rapporto al costo rivalutato, e
non al costo storico presente nei libri contabili della Omega → devo azzerare la plusvalenza di 12.000 perché ho venduto i titoli
- Ammortizzare l’avviamento emerso in acquisizione di Omega → avviamento di 34.000 ammortizzato in 5 anni → 34.000 : 5 = 6.800
La somma algebrica degli ammortamenti dà l’effetto della rettifica negativa di €22.800 che devo applicare al patrimonio netto della
controllata, per effetto del trattamento contabile delle differenze emerse in sede del suo acquisto.

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➢ 3 PASSAGGIO: CONTABILIZZAZIONE DEL RISULTATO DI ESERCIZIO RETTIFICATO DELLA PARTECIPATA
▫ La Omega SpA presenta un risultato netto d’esercizio di €45.000.
▫ Per effetto dei calcoli effettuati nel 2 passaggio, il risultato
economico della controllata deve essere rettificato:
- Per 6.000 per le operazioni infragruppo
- Per 22.800 per il trattamento contabile delle differenze
emerse in sede del suo acquisto
▫ Il risultato netto rettificato è di 16.200.
(valutando la partecipazione con il metodo del patrimonio netto dovrò rettificare la mia partecipazione di 16.200€).
▪ Alla luce delle rettifiche operate, tenendo conto che la partecipazione è detenuta al 100%, la contabilizzazione del risultato di esercizio
rettificato della partecipata è la seguente:
31/12/2019 Partecipazione (SP) a Utili su partecipazione (CE) 16.200 16.200
Successivamente, in sede di destinazione dell’utile, per rispettare il principio di prudenza, Beta accantona a riserva vincolata l’utile non
realizzato.
➢ 4 PASSAGGIO: TRATTAMENTO CONTABILE DEI DIVIDENDI DISTRIBUITI DALLA PARTECIPATA
In data 10/4/2020 l'assemblea della società Omega delibera l'accantonamento dell'utile dell'esercizio 2019 a riserva per €30.000 e la
distribuzione di dividendi per complessivi €15.000.
Al momento dell’incasso del dividendo, Beta effettuerà la seguente scrittura, provvedendo a liberare quota parte della riserva vincolata
(€15.000) in conseguenza dell’utile divenuto certo a fronte dell’incasso dei dividendi:
31/12/2019 Banca c/c (SP) a Partecipazione (SP) 15.000 15.000

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LE PARTECIPAZIONI NON IMMOBILIZZATE
▪ Ai sensi dell’art. 2426, co. 1, n. 9, i titoli azionari non qualificati, destinati ad essere smobilizzati, il CRITERIO DI VALUTAZIONE è
il MINOR VALORE FRA IL COSTO D’ACQUISTO E IL VALORE DI REALIZZAZIONE.
▫ Il costo di acquisto è il prezzo pagato alla società emittente, ovvero il valore di sottoscrizione, o ai soggetti terzi detentori dei
titoli, comprensivi degli oneri accessori (rappresentati di solito da costi di intermediazione bancaria e finanziaria, costi di
consulenze, imposta di bollo, ecc.) - (OIC 21, par. 21).
▫ Il valore di realizzo è desumibile dall’andamento del mercato.
▪ In assenza di specifiche indicazioni da parte del codice civile circa l'identificazione del mercato di riferimento e le modalità
di determinazione del valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, non diversamente dai titoli di debito,
tali indicazioni sono desumibili dall’OIC 21:
- Per partecipazioni negoziate in mercati organizzati che, per volumi trattati e caratteristiche di affidabilità, possano
effettivamente esprimere quotazioni sufficientemente attendibili, il valore di mercato è il valore di quotazione,
(+) Riguardo il riferimento temporale, secondo l’OIC 21.50 il dato puntuale di fine esercizio rappresenta la scelta meno
influenzata da fattori soggettivi, ma può tuttavia essere influenzata da fattori spesso esogeni. Per queste ragioni le
quotazioni di una singola giornata non sono in genere considerate rappresentative dell’andamento del mercato,
potendo fare piuttosto ricorso ad un valore medio delle quotazioni passate (normalmente riferita all'ultimo mese).
- Per le partecipazioni non quotate, per definire il valore di mercato è necessario acquisire tutte le informazioni
disponibili per poter stimare in modo attendibile il valore di realizzazione, tenendo conto anche della ridotta
negoziabilità della partecipazione;
▪ La SVALUTAZIONE dei titoli è effettuata singolarmente, per ogni specie di titolo, e non per aggregati più o meno omogenei o
addirittura per l'intero comparto, a meno che la valutazione non riguardi una categoria omogenea di titoli valutati secondo le
metodologie del costo medio ponderato, LIFO e FIFO.
▪ Se vengono meno, in tutto o in parte, i presupposti della rettifica per effetto della ripresa del valore di mercato, la rettifica
stessa è annullata e la RIVALUTAZIONE può essere effettuata fino, ma non oltre, al ripristino del costo.

CAMBIAMENTO DI DESTINAZIONE ECONOMICA


UNA PARTECIPAZIONE ISCRITTA NEI PRECEDENTI BILANCI TRA LE ATTIVITÀ FINANZIARIE NON IMMOBILIZZATE PUÒ ESSERE
SUCCESSIVAMENTE RITENUTA, IN CIRCOSTANZE PRESUMIBILMENTE RARE, UN INVESTIMENTO DUREVOLE E QUINDI
RICLASSIFICATA TRA LE IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE;
OPPURE, AL CONTRARIO, UNA PARTECIPAZIONE IN PRECEDENZA CLASSIFICATA TRA LE IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE PUÒ
ESSERE IN SEGUITO ISCRITTA TRA LE ATTIVITÀ FINANZIARIE NON IMMOBILIZZATE.
▪ In caso di cambiamento della destinazione economica che ha portato alla classificazione del titolo, il suo trasferimento avviene
al valore risultante dall’applicazione dei criteri valutativi del portafoglio di provenienza, pertanto:
▫ il trasferimento delle partecipazioni DA IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE AD ATTIVO CIRCOLANTE va rilevato in base al
COSTO (D’ACQUISTO o eventualmente RETTIFICATO per le perdite durature di valore);
▫ il trasferimento delle partecipazioni DA ATTIVO CIRCOLANTE AD IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE va rilevato in base al
MINOR VALORE fra il COSTO AMMORTIZZATO e il VALORE DI REALIZZAZIONE desumibile dall’andamento di mercato.
▪ Il valore di trasferimento è considerato come costo iniziale per il nuovo comparto.
▪ I differenti criteri di valutazione e di classificazione adottati per effetto dell'intervenuto cambiamento di destinazione del titolo
sono indicati nella nota integrativa.

LE AZIONI PROPRIE
▪ Precedentemente al recepimento della direttiva 2013/34/UE le azioni proprie erano iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie
(voce B dello Stato Patrimoniale).
▪ La direttiva ha tuttavia apportato una rilevante modifica in merito: le azioni proprie non sono più iscritte nell’attivo di Stato
Patrimoniale ma, ai sensi dell’art. 2424 bis, sono RILEVATE IN BILANCIO A DIRETTA RIDUZIONE DEL PATRIMONIO NETTO (VOCE
A) X – RISERVA NEGATIVA PER AZIONI PROPRIE IN PORTAFOGLIO).
▪ Il legislatore ha pertanto allineato il trattamento contabile alla migliore prassi internazionale.

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1.4 FOCUS: PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IFRS 9 e IAS 32
(NB: NON saranno chiesti all’esame)
Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra la disciplina nazionale e quella internazionale.

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2. LA VALUTAZIONE DEI RICAVI E DEI CREDITI
I RICAVI
▪ Il RICAVO DI VENDITA IDENTIFICA IN TERMINI QUANTITATIVI IL VALORE DEI BENI E DEI SERVIZI CHE SCATURISCONO DURANTE
LO SVOLGIMENTO DELLA GESTIONE CARATTERISTICA DELL’IMPRESA E CHE SONO OGGETTO DELLO SCAMBIO SUL MERCATO IN
CUI L’IMPRESA STESSA OPERA (rappresentano la misurazione delle operazioni gestionali del ciclo di vendita).
La gestione caratteristica di ogni impresa è costituita dalla combinazione di differenti processi produttivi che sono destinati alla
produzione di beni e servizi che hanno come conseguenza la realizzazione delle attività per i quali il soggetto economico opera
all’interno del mercato.
▪ È possibile fare una CLASSIFICAZIONE in relazione alla natura della prestazione resa:
- Vendita di beni materiali
- Prestazione di servizi
▪ I principi contabili nazionali distinguono:
- Ricavi: correlati direttamente all’attività della gestione caratteristica aziendale (produzione e scambio di beni e servizi);
- Plusvalenze: ricavi dati dalla differenza di valore nell’ambito della cessione dei beni strumentali aziendali;
- Sopravvenienze: accadimenti con straordinari e imprevedibili ricavi;
Dunque, non tutte le componenti positivi di reddito sono ricavi, lo sono solo quelle che scaturiscono dalla gestione caratteristica
dell’impresa.
▪ Per quanto concerne la CLASSIFICAZIONE dei ricavi, questi sono iscritti nel valore della produzione voce A1 ‘ricavi per la
vendita di prestazioni e servizi’.
Il Codice Civile prevede che i ricavi debbano essere indicati al netto delle poste rettificative (es. resi, sconti, abbuoni e premi) e delle
imposte direttamente riferibili alle vendite stesse (es. IVA – rappresenta un debito sulle vendite) [in A1 troviamo la base imponibile].
L’art. 2425 bis comma 1 non si riferisce agli sconti di natura finanziaria (es. sconti cassa), che costituiscono oneri finanziari da
rilevare nella voce C17.
▪ La CORRELAZIONE TRA RICAVI E CREDITI di funzionamento è frutto:
- di una REGOLA CONTABILE CHE PONE L’UNA QUALE CONTROPARTITA DELL’ALTRA,
- del fatto che SOLO IN PRESENZA DI UN RICAVO SI PUÒ PROCEDERE ALLA CONTABILIZZAZIONE DI UN CREDITO verso il
proprio cliente. Se, al contrario, non sussistono le condizioni per riconoscere un ricavo, non si potrà nemmeno procedere
alla contabilizzazione del credito e, in presenza di corrispettivi già incassati, si dovrà procedere alla loro registrazione in
qualità di “anticipi da clienti” (attestando, con ciò, la presenza di un impegno da parte dell’impresa cedente a fornire, in un
tempo definito, un bene od un servizio alla propria controparte).
▪ Dal punto di vista dei RIFERIMENTI, il principio contabile dei ricavi è stato introdotto nel 2020 (prima venivano trattati in
nell’ambito dei crediti).
Quando ci troviamo di fronte ai ricavi vi è la compartecipazione di due principi:
- principio della competenza economica (bisogna far concorrere al reddito di esercizio i ricavi che effettivamente hanno
generato reddito in quel preciso esercizio)
- principio di prudenza (non si possono iscrivere nel bilancio ricavi non appropriatamente di competenza di quell’esercizio)
È stato imposto all’OIC di identificare criteri idonei a riconoscere il MOMENTO IN CUI IL RICAVO PUÒ ESSERE DEFINITO DI
COMPETENZA ED ESSERE INSERITO TRA LE COMPONENTI DELL’AZIENDA CHE CONCORRONO ALLA FORMAZIONE DEL REDDITO.
Distinguiamo come riferimenti:
❖ PRINCIPI CONTABILI NAZIONALI OIC 15 (relativi ai crediti)
Il principio contabile OIC 15 stabilisce che i ricavi, secondo il principio di competenza, sono contabilizzabili nel bilancio della
società quando si verificano due condizioni:
1. Il processo produttivo dei beni o servizi è stato completato
2. Lo scambio del servizio/bene deve essere già avvenuto (passaggio sostanziale, non formale, della proprietà) avviene:
o Per i beni mobili: all’atto della consegna o spedizione dei beni;
o Per i beni immobili: alla stipula dell’atto pubblico,
o Per prestazioni e servizi: quando il servizio è reso e la prestazione è effettuata
❖ PRINCIPIO CONTABILE SUI RICAVI IN FASE DI FORMAZIONE PRESSO L’OIC che recepisce il criterio adottato dallo IAS 18
L’OIC si è ispirato al principio internazionale IAS del trasferimento dei rischi e benefici associabili al possesso e utilizzo della
risorsa: al di fuori del principio di competenza e prudenza, che comunque sussistono, l’OIC ha introdotto il concetto secondo
il quale l’insorgenza del ricavo è direttamente connessa al momento in cui avviene lo scambio dei rischi e dei benefici
derivanti dalla consegna dei beni mobili o prestazione effettuata (per il riconoscimento del ricavo non è tanto importante la
forma giuridica assunta nel rapporto tra fornitore e cliente quanto la sostanza economica dell’operazione [l’impresa deve
aver effettivamente effettuato prestazione o consegnato il bene trasferendone i rischi e benefici correlati]).
Benchè l’OIC 15, tuttora in vigore, subordina l’iscrizione per competenza dei ricavi all’avvenimento delle due condizioni dette, il
criterio con la quale i ricavi si definiscono acquisiti all’interno del perimetro aziendale è il c.d. approccio sostanzialista (approccio
che impone la contabilizzazione dei ricavi non secondo la forma del contratto ma secondo la sostanza dello scambio).

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I rischi e benefici comportano, da parte del redattore di bilancio, una analisi e uno studio delle clausole contrattuali che sono alla
base di ogni operazione di scambio commerciale, in quanto solo in base a queste clausole è possibile identificare con precisione
quali sono i rischi e benefici legati all’utilizzo del bene e quindi poter definire se quel contratto abbia generato un effettivo
trasferimento del bene a titolo definitivo dal fornitore all’acquirente
(es. compro la merce ma non ho spazi nei quali poterla stilare, per cui faccio un accordo contrattuale con il fornitore in cui stabilisco che non
mi sarà consegnata subito ma a step successivamente. Così facendo, il prodotto è ancora presente presso l’azienda. C’è un trasferimento rischi
e benefici sull’acquisto?
- Se il contratto stabilisce che il venditore NON assume il rischio di deperimento, furto o danneggiamento delle merci acquistate dal cliente,
ma di questi rischi se ne fa carico integralmente il cliente → l’impresa può legittimamente contabilizzare i ricavi come ricavi di
competenza del proprio esercizio e il cliente può legittimamente rilevare l’acquisto nel proprio bilancio,
- Se il contratto stabilisce che il venditore si assume il rischio di deperimento, furto o danneggiamento delle merci acquistate dal cliente, e i
benefici non esistono ancora → il ricavo non potrà essere contabilizzato dal venditore e il costo non potrà essere contabilizzato dal
cliente. Avremo quindi degli anticipi da parte dei clienti (debiti) che diventeranno ricavi nel momento in cui quei beni, di volta in volta,
verranno consegnati al cliente).
Possesso e utilizzo della risorsa (gestione e controllo dei beni venduti) trasferiti a un terzo: solo la comprovata perdita, da parte
del venditore, del sostanziale diritto di disporre dei beni oggetto di scambio dà diritto a quest’ultimo di riconoscere
contabilmente un ricavo (ed il relativo credito) di importo pari al corrispettivo pattuito per la cessione.
Poiché i ricavi sono «flusso di benefici economici che incrementano il patrimonio dell’azienda cedente» il loro riconoscimento è
possibile solo quando il valore è determinabile in modo attendibile e si ha una ragionevole aspettativa sulla possibilità di
conseguimento dello stesso.
L’art. 1523 C.C. stabilisce che nella vendita a rate con riserva della proprietà il compratore acquista la proprietà della cosa con il
pagamento dell’ultima rata di prezzo, ma assume i rischi dal momento della consegna. Pertanto la rilevazione del ricavo di
vendita e del relativo credito avvengono alla consegna, indipendentemente dal passaggio di proprietà.

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I CREDITI
Ad ogni ricavo, corrisponde un credito.
▪ OIC 15: I CREDITI RAPPRESENTANO IL DIRITTO AD ESIGERE AD UNA DATA SCADENZA DETERMINATI AMMONTARI DA CLIENTI E
DA ALTRI SOGGETTI DEBITORI. Il credito deve sempre essere CERTO, LIQUIDO ed ESIGIBILE.
▪ I crediti possono essere CLASSIFICATI in base:
▫ Alla loro origine:
- I CREDITI DI FUNZIONAMENTO (o crediti commerciali) SORGONO IN RELAZIONE AI RICAVI DERIVANTI DA OPERAZIONI
DI GESTIONE CARATTERISTICA, IN RIFERIMENTO ALLA FUNZIONE AZIENDALE.
▪ Sono iscritti in bilancio se sono maturati i relativi ricavi, che sono riconosciuti, secondo il principio della competenza.
I crediti di funzionamento sono iscritti tra le attività circolanti;
· Per la cessione di beni quando: ‒ il processo produttivo è terminato, e ‒ lo scambio è avvenuto (per i beni mobili, la
spedizione o la consegna e per i beni immobili, l’atto notarile).
· Per la prestazione di servizi: ‒ la prestazione è completamente ultimata, o ‒ nel caso di servizi continuativi, quando
sono maturati i corrispettivi contrattuali.
- I CREDITI DI FINANZIAMENTO SORGONO PER PRESTITI E FINANZIAMENTI CONCESSI DALL’IMPRESA A TERZI;
▪ Devono essere iscritti in bilancio quando esiste il titolo al credito, ovvero un documento con cui terze parti hanno
assunto l’obbligazione verso l’azienda.
- ALTRI: I crediti sorti per altre ragioni possono riguardare i crediti verso dipendenti, verso l’Erario, i depositi cauzionali, i
crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, operazioni di cash pulling (operazioni finanziarie all’interno di un gruppo, in
cui la holding ha bisogno di liquidità e, piuttosto di chiedere soldi all’esterno alle banche o società finanziarie, preleva la liquidità in
eccedenza da una società all’interno del gruppo e la trasferisce sotto forma di finanziamento all’altra società del gruppo, quindi
questo avviene tra società controllate dalla stessa controllante. NB: ≠ finanziare i soci con le liquidità della società, vietato).
Nella prassi commerciale è comune l’utilizzo delle RIBA (titoli di credito che esprimono un ordine o una promessa di
pagamento incondizionata a favore del portatore del titolo: il creditore dà un ordine alla propria banca di riscossione del credito nei
confronti del cliente per una operazione di vendita o prestazione di servizio, a fronte del quale è stata emessa regolare fattura).
▪ Devono essere iscritti in bilancio alle stesse condizioni dei crediti di finanziamento.
▫ Alla natura del debitore: verso CLIENTI, verso CONSOCIATE, verso SOCI, verso ALTRI.
▫ Alla loro scadenza:
- a BREVE TERMINE: crediti con esigibilità prevista entro 12 mesi (entro la data di chiusura dell’esercizio successivo);
- a MEDIO/LUNGO TERMINE: crediti esigibili oltre i 12 mesi.
▪ In BILANCIO i crediti devono essere CLASSIFICATI TRA LE IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE O NELL’ATTIVO CIRCOLANTE IN BASE
ALLA LORO NATURA e non in considerazione della loro effettiva scadenza. Pertanto, a prescindere dalla loro scadenza:
- i crediti di funzionamento sono iscritti tra le attività circolanti;
- i crediti di finanziamento sono iscritti tra gli immobilizzi;
- i crediti sorti per altre ragioni (crediti tributari, previdenziali, ecc.) si iscrivono nell’attivo circolante.
Inoltre, per dare evidenza della situazione finanziaria dell’azienda, è necessario altresì che le voci patrimoniali siano
CLASSIFICATE A SECONDA DELLA DIVERSA ATTITUDINE A TRASFORMARSI IN NUMERARIO (breve o medio-lungo termine).
[NB: È necessario fare una distinzione fra: valori non numerari (componenti economiche da cui scaturisce uno scambio) e valori
numerari (correlati crediti qualora i ricavi non siano integralmente pagati all’atto della consegna del bene o della realizzazione
del servizio, che misurano lo scambio)].
▪ Anche per i crediti, facciamo RIFERIMENTO a:
❖ PRINCIPI CONTABILI NAZIONALI OIC 15:
Prescindendo da casi particolari, i crediti originati da ricavi per operazioni di vendita di beni o prestazione di servizi sono
rilevati in base al principio della competenza quando si verificano entrambe le seguenti condizioni:
1. Il processo produttivo dei beni o servizi è stato completato
2. Lo scambio del servizio/bene deve essere già avvenuto (passaggio sostanziale, non formale, della proprietà) avviene:
o Per i beni mobili: all’atto della consegna o spedizione dei beni;
o Per i beni immobili: alla stipula dell’atto pubblico,
o Per prestazioni e servizi: quando il servizio è reso e la prestazione è effettuata
❖ PRINCIPIO CONTABILE SUI RICAVI IN FASE DI FORMAZIONE PRESSO L’OIC che recepisce il criterio adottato dallo IAS 18
Nello scambio, tutti i rischi e i benefici associati al possesso e all’utilizzo della risorsa devono essere trasferiti a terzi.
Nel trade-off forma/sostanza risulta fondamentale procedere al preliminare studio di tutte le clausole contrattuali alla base
di ogni operazione di scambio.
(NB: riguarda ricavi)

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LA VALUTAZIONE DEI CREDITI
Ai sensi dell’art. 2426 c.c., co. 1, n. 8, i CREDITI SONO RILEVATI IN BILANCIO SECONDO IL CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO,
TENENDO CONTO DEL FATTORE TEMPORALE E DEL VALORE DI PRESUMIBILE REALIZZO.
▪ Quindi:
- Nei primi esercizi: VALORE NOMINALE (valore iniziale a cui sono iscritti i crediti)
- Negli esercizi successivi: CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO: il valore nominale viene sostituito per tener conto del
fattore temporale che, distribuendo il credito nell’orizzonte temporale, ne modifica il valore.
(+) Svalutazione nell’ipotesi in cui vi sia una presunta inesigibilità parziale o totale del credito.

IL COSTO AMMORTIZZATO
▪ CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO: CRITERIO DI RIPARTIZIONE TEMPORALE DEI FLUSSI DI UN’ATTIVITÀ FINANZIARIA; TALE
RIPARTIZIONE È EFFETTUATA UTILIZZANDO IL CRITERIO DELL’INTERESSE EFFETTIVO (EIR)
▪ IL COSTO AMMORTIZZATO di un'attività finanziaria è pari all’importo a cui la stessa è valutata al momento della rilevazione
iniziale meno i rimborsi del capitale, più o meno l'ammortamento cumulato, secondo il criterio dell'interesse effettivo di
qualsiasi differenza tra tale importo iniziale e l'importo alla scadenza e, per le attività finanziarie, rettificato per l'eventuale
accantonamento per perdite attese.
[COSTO AMMORTIZZATO = IMPORTO INIZIALE – RIMBORSI DI CAPITALE ± AMMORTAMENTO CUMULATO – ACCANTONAMENTI]
▪ L’articolo 2426 n 8 comma 1 del codice civile dispone: “I crediti e i debiti, sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato,
tenendo conto del fattore temporale e per quanto riguarda i crediti del valore di presumibile realizzo”.
La relazione ministeriale del decreto legislativo 139/2015 che ha accompagnato modifica del c. civile in tema di costo ammortizzato prevede:
“tale tecnica, che individua una configurazione di valore riconducibile all’albo del costo storico, permette una migliore rappresentazione delle
componenti di reddito legate alle vicende economiche delle poste in questione, prevedendo la rilevazione degli interessi sia attivi che passivi
sulla base del tasso di rendimento effettivo dell’operazione e non sulla base di quello nominale, per la definizione di costo ammortizzato si
rinvia ai principi contabili internazionali omologati dall’Unione Europea, gli IAS 39, la nuova norma impone che la valutazione dei crediti e debiti
sia effettuata tenendo conto anche del fattore temporale, cioè implica la necessità di attualizzare i crediti e i debiti che al momento della
rilevazione iniziale non sono produttivi di interessi, o producono un tasso significativamente inferiore rispetto a quello di mercato”.
▪ I principi contabili nazionali, da sempre, stabiliscono che i crediti vengano iscritti in bilancio al presumibile valore netto di
realizzo (cioè tenendo conto di eventuali rischi legati alla incapacità di recupero parziale o totale del credito); recentemente, per
via dell’avvicinamento dei principi contabili nazionali a quelli internazionali, è stato introdotto nel nostro paese il criterio del
costo ammortizzato [prima, con il criterio del costo storico, il bilancio nazionale aveva finalità di garanzia per i terzi creditori, negli ultimi anni
c’è stato un avvicinamento dei criteri nazionali verso gli internazionali, per cui si è sempre più interessati al valore effettivo].
La logica di fondo è che dobbiamo avere un BILANCIO CHE DIA IL PIÙ POSSIBILE UNA RAPPRESENTAZIONE VERITIERA E
CORRETTA DELLA SITUAZIONE PATRIMONIALE ED ECONOMICA DELL’AZIENDA AD OGGI.
▪ Perché nasce l’esigenza di introdurre un criterio di valutazione come quello del costo ammortizzato, tenendo conto del fattore
temporale? Chi vende, deve incassare un credito, e c’è una differenza tra la capacità di acquisto della moneta (valore numerario)
ad oggi, rispetto a prenderla in un intervallo temporale più lontano → il fattore temporale incide sulla consistenza del credito.
(es. incassare 100 € di credito oggi, non è uguale in termini di capacità di acquisto ad incassarli fra 15 anni).
Se, quando vado ad iscrivere il credito in bilancio, tengo conto dell’effetto derivante dall’incasso differito di quel credito, riesco a
rilevare il valore del credito ad oggi, considerando quello che sarà il presumibile valore di realizzo a n anni.
Bisogna omogenizzare le grandezze finanziarie all’interno del bilancio, cioè ATTUALIZZARE ad oggi per allora le grandezze
finanziarie. (ATTUALIZZAZIONE: Rilevazione iniziale ad un valore attuale calcolato al tasso di mercato se significativamente
diverso al tasso contrattuale).
▪ L’obiettivo che persegue il criterio del costo ammortizzato è di SPALMARE NEL TEMPO LA DIFFERENZA TRA VALORE INIZIALE E
VALORE FINALE DELL’INCASSO DEL CREDITO O DEL RIMBORSO DEL DEBITO, ATTRAVERSO L’UTILIZZO DI UN TASSO DI INTERESSE
EFFETTIVO (tir o eir) CHE TIENE CONTO DI TUTTI I FLUSSI FINANZIARI DELL’OPERAZIONE NELL’INTERVALLO TEMPORALE.
(es. spesso, nella vendita, il tasso nominale è pari a zero, mentre il tasso effettivo taeg, che tiene conto degli oneri finanziari e del costo del
denaro nell’intervallo temporale di n anni, no. Infatti, nel medio-lungo periodo il valore iniziale non sarà mai uguale a quello finale, perché ci
può una perdita di potere di acquisto della moneta o oneri finanziari legati alla a concessione della rateizzazione del credito).
NB: gli interessi (valore nel tempo del corrispettivo negoziato) possono essere:
- ESPLICITI: indicati separatamente in fattura di vendita → Tasso di interesse nominale: tasso che va applicato al valore
nominale del debito/credito
- IMPLICITI: incorporati in prezzo di cessione del bene o servizio [TAEG] (politica di vendita per invogliare consumatore
all’acquisto che non sa che è un falso tasso 0)
La presenza di interessi viene recepita nell’ OIC 15(per i crediti) o 19(per i debiti): DEVONO ESSERE DESUNTI DALLE CONDIZIONI
CONTRATTUALI (bisogna prendere in considerazione tutti i flussi di cassa previsti dal contratto ed eventuali costi di transazione).

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NB:
- Tasso di interesse di mercato: tasso che si sarebbe dovuto applicare nell’ipotesi in cui due soggetti indipendenti avessero
effettuato una negoziazione con normali condizioni di mercato (tasso teorico- rappresenta il costo della moneta sul
mercato) [è il ‘fair value’ degli interessi]).
- Tasso di interesse effettivo (tir o Eir): TASSO, COSTANTE LUNGO LA DURATA DELLO STRUMENTO FINANZIARIO, CHE AL
MOMENTO DELLA SUA RILEVAZIONE INIZIALE RENDE IL VALORE ATTUALE DEI PAGAMENTI (O INCASSI) FUTURI STIMATI
LUNGO LA VITA ATTESA DELLO STRUMENTO FINANZIARIO UGUALI AL VALORE CONTABILE LORDO DELLA STESSA ATTIVITÀ
FINANZIARIA, SENZA CONSIDERARE LE PERDITE ATTESE SU CREDITI.
(tasso che ATTUALIZZA il flusso degli incassi e dei pagamenti futuri stimati lungo la vita attesa dei crediti o debiti.
SE IL TASSO DI INTERESSE EFFETTIVO È SIGNIFICATIVAMENTE PIÙ BASSO DEL TASSO DI MERCATO -> in bilancio bisogna tener
conto del tasso di mercato (perché comporta la perdita di potere di acquisto per via del fattore temporale)
▪ In sostanza, il criterio del costo ammortizzato impone che NELLA RILEVAZIONE INIZIALE SI DEBBA TENER CONTO DELLA
PRESENZA DI EVENTUALI COSTI DI TRANSAZIONE, COMMISSIONI ATTIVE E PASSIVE, NONCHÉ DI OGNI ALTRA DIFFERENZA TRA IL
VALORE NETTO INIZIALE E IL VALORE NOMINALE A SCADENZA DEL CREDITO. TALE DIFFERENZA VERRÀ AMMORTIZZATA A
CONTO ECONOMICO NELLE RILEVAZIONI SUCCESSIVE UTILIZZANDO IL METODO DEL TASSO D’INTERESSE EFFETTIVO.
(Quando concediamo il credito, facciamo un esame di tutti i costi accessori che abbiamo sostenuto o sosterremo dal momento
in cui sorgerà il credito a quello in cui lo incasso, quantifichiamo questi oneri e li andiamo a spalmare per la durata del credito).
[es. se ho 100 euro di credito oggi e dico al mio cliente di pagarmeli fra 15 anni, devo considerare eventuali oneri accessori correlati a questa
dilazione di 15 anni (es. dato che incasserò soldi fra 15 anni, me li faccio anticipare dalla banca, ma la banca si fa pagare le commissioni passive
per questo finanziamento, che riducono il potere di acquisto di quel credito, quindi devo considerare le commissioni della banca previste) e
spalmare questi oneri nell’intervallo temporale di 15 anni, pro quota].
(NB: si chiama ‘costo ammortizzato’ perché gli ulteriori costi accessori li vado ad ‘ammortizzare’, ovvero a spalmare in n esercizi)
▪ FORMULA:
𝐟𝐥𝐮𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐚
Valore Attuale Netto = ∑𝐧𝐭=𝟏 (𝟏+𝐭𝐚𝐬𝐬𝐨)𝐭
=𝟎

FATTORE TEMPORALE
▪ Il criterio del costo ammortizzato va a riprendere quello che è riportato nel principio IAS 39 paragrafo 9 che impone che la
valutazione di tutti i crediti sia effettuata secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto anche del fattore temporale
[ripartizione pro-rata temporis (secondo durata del credito) della differenza valore iniziale e del valore finale del credito/debito].
Tale previsione introduce nell’ordinamento italiano il concetto presente nei principi contabili internazionali del TIME VALUE OF
MONEY, basato sull’assunto che una somma di denaro detenuta in un dato momento non ha il medesimo valore della medesima
somma incassata in un tempo futuro.
Per tale ragione, al momento della rilevazione iniziale di crediti con scadenza superiore ai 12 mesi che non prevedono la
corresponsione di interessi, o che prevedono interessi a tassi significativamente diversi da quelli di mercato, la determinazione
del valore iniziale del credito stesso sarà effettuata determinando il valore dei relativi flussi futuri attualizzati al tasso di mercato.
▪ Le condizioni di pagamento dei crediti hanno un effetto diretto sull’ammontare dei ricavi che originano il credito:
- Se i termini di pagamento sono lunghi, il rispetto del valore temporale comporta la necessità di prevedere una
remunerazione in linea con il mercato, ossia un interesse, per il periodo di indisponibilità del numerario;
- L’interesse può essere chiaramente esplicitato, ovvero deve ritenersi implicito nel ricavo e quindi nel credito. In questo caso,
se rilevante, si rende necessario scorporare dal prezzo un interesse appropriato, in linea con il mercato, con la conseguente
riduzione dell’ammontare dei ricavi da rilevare in sede iniziale.

CASI DI POSSIBILE MANCATA APPLICAZIONE


IL CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO PUÒ NON ESSERE APPLICATO AI CREDITI SE GLI EFFETTI SONO IRRILEVANTI. SI PUÒ
PRESUMERE CHE GLI EFFETTI SIANO IRRILEVANTI SE I CREDITI HANNO UNA SCADENZA INFERIORE AI 12 MESI.
▪ Dunque, nei confronti di quali crediti devo applicare il costo ammortizzato? Per i crediti che si trovano all’interno del comparto
dei crediti di durata pluriennale, i cosiddetti CREDITI IMMOBILIZZATI, per cui è più probabile che non vi sia coincidenza tra il
valore nominale e il valore finale di riscossione (oneri accessori legati all’operazione di credito/debito: costi derivanti dal fatto mi
farò pagare a termine e non subito, sono questi a creare una differenza fra valore iniziale e finale del credito).
SE NON HO UN DISALLINEAMENTO NON DEVO AMMORTIZZARE NULLA → se ho un credito a breve o un credito a medio-lungo
termine in cui il valore iniziale coincide con quello finale non devo ammortizzare alcun costo.
▪ Nel bilancio in forma abbreviata e nel bilancio delle micro imprese, inoltre, i crediti possono essere valutati al semplice
VALORE DI PRESUMIBILE REALIZZO senza applicare il criterio del costo ammortizzato e l’attualizzazione. Qualora la società si
avvalga di questa facoltà, la rilevazione iniziale del credito è effettuata al valore nominale al netto dei premi, degli sconti, degli
abbuoni previsti contrattualmente o comunque concessi.
I costi di transazione iniziali sono rilevati tra i risconti attivi nella classe D dell’attivo dello stato patrimoniale.

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ESEMPIO: IL COSTO AMMORTIZZATO
In data 30 giugno 2019 viene effettuata una cessione di un cespite per €100.000. Viene contestualmente concordato il pagamento del prezzo
in due tranche di €50.000 ciascuna, la prima scadente in data 30 settembre 2020 (dopo 15 mesi) e la seconda in data 30 settembre 2021 (dopo
27 mesi). Il tasso d’interesse implicito di mercato per finanziare la controparte è stimato essere pari al 5% annuo.
𝐟𝐥𝐮𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐚 50.000 50.000
Valore Attuale Netto = ∑𝐧𝐭=𝟏 = + = 90.096
(𝟏+𝐭𝐚𝐬𝐬𝐨)𝐭 (1+0.5)15 (1+0.5)27
Il prezzo di cessione del cespite, da rilevare come credito al momento della cessione, è pertanto pari al valore attuale dei relativi flussi
(€90.096); la differenza tra il valore nominale e il valore attuale (100.000 – 90.096 = 9.904) rappresenta gli interessi attivi impliciti nella
dilazione di pagamento concessa, che verranno rilevati nel conto economico secondo il criterio del costo ammortizzato.

IL VALORE DI PRESUMIBILE REALIZZO


Come detto, il criterio del costo ammortizzato può non essere applicato ai crediti se gli effetti sono irrilevanti. Si può presumere
che gli effetti siano irrilevanti se i crediti hanno una scadenza inferiore ai 12 mesi.
▪ Nel bilancio in forma abbreviata e nel bilancio delle micro imprese, inoltre, i crediti possono essere valutati al semplice
VALORE DI PRESUMIBILE REALIZZO senza applicare il criterio del costo ammortizzato e l’attualizzazione. Qualora la società si
avvalga di questa facoltà, la RILEVAZIONE INIZIALE DEL CREDITO È EFFETTUATA AL VALORE NOMINALE AL NETTO DEI PREMI,
DEGLI SCONTI, DEGLI ABBUONI PREVISTI CONTRATTUALMENTE O COMUNQUE CONCESSI.
▪ Particolare attenzione è da porre al FONDO SVALUTAZIONE CREDITI, in quanto, ai fini della valutazione dei crediti, è necessario
tenere conto del rischio che il terzo non adempia alla sua obbligazione, nel rispetto dei principi di competenza economica,
prudenza e rappresentazione veritiera e corretta per cui è necessaria una indagine sull’eventuale presunta perdita sul credito e
gli eventuali oneri necessari per recuperare coattivamente il credito (es. se il cliente non mi paga, impugnare l’azione mi costa).
▪ La consistenza dei rischi legati al recupero dei crediti varia in base a tempo, natura del credito, tipologia del cliente, aging, …
I crediti, in base al rischio legato all’incasso, si distinguono in:
▫ Crediti di recupero certo: crediti per i quali non c’è il rischio di incasso, che inducono redattore di bilancio non avere nessun
timore sulla recuperabilità del credito,
▫ Crediti di dubbia esigibilità: crediti per i quali il redattore di bilancio possa avere fondate ragioni per ritenere parzialmente
inesigibile il credito alla sua scadenza (per cui bisogna operare delle valutazioni)
▫ Crediti inesigibili: crediti per cui soggetto ha già manifestato una effettiva non solvibilità (es. pignoramento con esito negativo)
▪ La stima del fondo svalutazione crediti si basa sulla sussistenza di indicatori, quali: difficoltà finanziarie del cliente,
inadempimento per mancato pagamento, difficoltà finanziarie nel mercato, dichiarazione di fallimento del cliente (che
determina lo storno del credito), che facciano ritenere probabile che un credito abbia perso valore e può essere effettuata con
due tipologie di approcci:
▫ Approccio analitico: comporta una stima saldo per saldo (utilizzato nelle realtà aziendali di piccole-medie dimensioni)
La valutazione analitica di un credito valutato al costo ammortizzato avviene stimando il valore attuale dei flussi finanziari
futuri generati da detto credito, scontati al tasso di interesse effettivo.
L’importo della svalutazione alla data di bilancio è pertanto pari alla differenza tra il valore contabile e il valore dei flussi
finanziari futuri stimati, ridotti degli importi che si prevede di non incassare, attualizzato al tasso di interesse effettivo
originario del credito (ossia al tasso di interesse effettivo calcolato in sede di rilevazione iniziale).
L’importo della svalutazione deve essere rilevato nelle apposite voci di conto economico.
NB: Al venir meno delle ragioni hanno portato a stimare un minor valore di presumibile realizzo del credito, la svalutazione
rilevata precedentemente deve essere stornata. La ripresa di valore deve essere effettuata nei limiti del costo
ammortizzato che si sarebbe avuto se la svalutazione non fosse mai stata rilevata.
▫ Metodologia forfettaria: avviene a livello di portafoglio, applicando valori stimati sulla base di dati storico – statistici a
crediti raggruppati sulla base di caratteristiche di rischio di credito simili (es. percentuale rappresentativa delle perdite medie
storicamente rilevate su crediti appartenenti al medesimo portafoglio). (utilizzata nelle realtà aziendali di grandi dimensioni).
Quindi:
- In presenza di un numero limitato di crediti, la verifica è effettuata per ogni singolo credito;
- Se i crediti sono numerosi e individualmente non significativi, tale verifica può essere effettuata a livello di portafoglio,
- In presenza di crediti individualmente significativi in portafogli numerosi, la verifica è effettuata a livello di singolo credito
per i crediti individualmente significativi, potendo essere effettuata a livello di portafoglio per i restanti crediti.

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LA CANCELLAZIONE DEI CREDITI
▪ LA SOCIETÀ CANCELLA IL CREDITO DAL BILANCIO QUANDO:
a. I DIRITTI CONTRATTUALI SUI FLUSSI FINANZIARI DERIVANTI DAL CREDITO SI ESTINGUONO;
b. LA TITOLARITÀ DEI DIRITTI CONTRATTUALI SUI FLUSSI FINANZIARI DERIVANTI DAL CREDITO È TRASFERITA E CON ESSA SONO
TRASFERITI SOSTANZIALMENTE TUTTI I RISCHI INERENTI IL CREDITO.
Ai fini della valutazione del trasferimento dei rischi si tiene conto di tutte le clausole contrattuali (es. gli obblighi di riacquisto al
verificarsi di certi eventi o l’esistenza di penali dovute per il mancato pagamento).
▪ NB: Quando la cessione del credito non comporta la sua cancellazione dal bilancio perché la società non ha trasferito
sostanzialmente tutti i rischi, il credito che rimane iscritto in bilancio è assoggettato alle regole generali di valutazione previste
dal principio OIC 15. In questi casi:
- Nel caso di anticipazione di una parte del corrispettivo pattuito da parte del cessionario, in contropartita dell’anticipazione
ricevuta si iscrive un debito di natura finanziaria.
- I costi dell’operazione sono, di norma, riflessi in interessi e commissioni da corrispondere a cessionario che trovano separata
rilevazione in conto economico in base alla loro natura.

IL FACTORING PRO-SOLUTO E PRO-SOLVENDO


▪ Il CONTRATTO DI FACTORING è UN’OPERAZIONE MEDIANTE LA QUALE L’IMPRESA (CHIAMATA CEDENTE) TRASFERISCE I
PROPRI CREDITI COMMERCIALI AD UNA SOCIETÀ DI FACTOR (CHIAMATA CESSIONARIO), CHE SI ASSUME L’IMPEGNO DELLA
LORO RISCOSSIONE E, TALVOLTA, NE GARANTISCE ANCHE IL BUON FINE.
▪ Le società di factor sono specifiche società che operano nell’albo delle società finanziarie e sono soggette ai controlli da parte
della Consob e di Banca d’Italia.
▪ Perché le imprese trasferiscono i crediti commerciali alla società di factoring?
Questa operazione avviene per crediti con scadenza di lungo periodo, per le quali si concede al cliente una dilazione di
pagamento del credito ma, se ho necessità di incassare tale credito in tempi brevi perché necessito di liquidità da immettere
nella società, mediante l’operazione di fattorizzazione la società di factoring anticipa questo credito.
▪ Come funziona l’operazione di factoring?
1.L’impresa fornitrice (creditore) vende dei prodotti
all’impresa acquirente (debitore);
2.L’impresa fornitrice cede il credito alla società di factoring;
[Link] società di factoring incassa a scadenza le fatture
dall’impresa acquirente;
[Link] società di factoring versa l’importo all’impresa
fornitrice.
▪ In funzione della modalità di cessione dei crediti al factor, le operazioni di factoring possono assumere due diverse forme:
- FACTORING PRO-SOLUTO: crediti ceduti senza azione di regresso. In questo caso il cessionario (società di factor) si fa carico
del rischio di insolvenza del debitore ceduto, con la conseguente eliminazione del credito dal sistema dei valori aziendali al
momento in cui l’impresa riceve il controvalore dell’operazione;
- FACTORING PRO-SOLVENDO: crediti ceduti con azione di regresso. Questa modalità di cessione dei crediti non comporta
trasferimento del rischio di insolvenza del debitore ceduto in capo alla società di factor, la quale, laddove non dovesse
incassare a scadenza il debito ceduto, si rivarrà sull’impresa che ha ceduto quel credito.
La cessione del credito pro-solvendo, pertanto, non comporta la sua cancellazione dal bilancio, non avendo la società
trasferito sostanzialmente tutti i rischi.
Nel caso in cui il factor effettui una anticipazione di una parte del corrispettivo pattuito con il cedente, in contropartita
dell’anticipazione ricevuta quest’ultimo si iscrive un debito di natura finanziaria.
[NB: a seconda della clausola scelta, le scritture contabili variano]
▪ Solitamente, indipendentemente dalla modalità di cessione scelta, la somma di denaro che viene anticipata al cedente è
inferiore all’importo del credito ceduto (solitamente 80% del valore del credito). Questa è una condizione di tipo commerciale
con la finalità di copertura di eventuali resi, abbuoni o contestazioni.
Alla scadenza del credito, il maggior importo viene accreditato sul conto del cedente.
▪ Il costo del factoring vero e proprio è determinato da:
- La commissione di factoring (in percentuale sul valore dei crediti);
- Il diritto fisso per fattura (handling) a titolo di rimborso per le spese vive;
- L’interesse sulle somme anticipate.

69
ESEMPIO: IL FACTORING PRO-SOLUTO
▪ La società Alfa S.p.A. in data 1/9/2019 stipula un contratto di factoring con clausola pro-soluto relativamente a crediti di importo pari a
complessivi €100.000. Le commissioni relative all’operazione ammontano a €2.000, mentre gli interessi generati dall’anticipazione sono pari al
10% dell’importo nominale ceduto.
Successivamente, in data 12/12/2019 si incassa il finanziamento ottenuto dalla società cessionaria, e si registrano le spese e gli interessi passivi
concordati, cui corrisponde, per lo stesso importo, il decremento del credito vantato nei confronti della società di factoring.
SVOLGIMENTO
L’1/9, crediti pro-soluto devono essere eliminati dal sistema dei valori aziendali (perché è una cessione con trasferimento del rischio) alla
stipula del contratto e sostituiti, contestualmente, con il credito nei confronti del factor.
Trasformiamo i crediti verso clienti a crediti verso factor (operazione di mera permutazione finanziaria):
1/9/2019 Crediti vs factor (SP) a Crediti vs clienti (SP) 100.000 100.000
Il 12/12 chiudiamo i crediti verso factor (per il valore nominale del credito ceduto) e rileviamo in dare: banca per 88.000 (credito che mi sarà
accreditato dalla società di factor), gli interessi passivi concordati (10% di 100.000) e le commissioni passive di 2.000 per l’operazione:
12/12/2019 DIVERSI a Crediti vs factor (SP) 100.000
Commissioni passive (CE) 2.000
Interessi passivi (CE) 10.000
Banca (SP) 88.000
[NB: Nel momento in cui la società di factoring incassa dai clienti i crediti ceduti, non è necessario procedere ad alcuna registrazione nel
sistema del valore dell’impresa cedente (a meno che contrattualmente non fossero stati previsti dei valori a garanzia della genuinità del
credito; in questo caso, infatti, sarà necessario valutare la reale natura della cessione effettuata e la conseguente possibilità di cancellare il
credito ceduto dal bilancio e, in caso affermativo, il cessionario provvederà a rimborsare tali importi al cedente dopo l’incasso crediti ceduti)].

ESEMPIO: IL FACTORING PRO-SOLVENDO


▪ La società Beta S.p.a. stipula un contratto di factoring con la clausola pro-solvendo relativamente a crediti di importo pari a complessivi
€200.000. Le commissioni relative all’operazione ammontano ad €4.000, mentre gli interessi relativi generati dall’anticipazione ammontano ad
€16.000. Il factor trattiene il 10% dell’importo a titolo di garanzia. Il credito verso il cliente giunge a scadenza il 15/12/2019.
Finanziamento e stipula del contratto, in questo caso, avvengono nella medesima data del 15/7/2019.
SVOLGIMENTO
il 15/7 (nel momento in cui l’impresa cede il credito alla società di factor) avremo: crediti vs factor (importo di crediti previsto dalle
commissioni e dalle anticipazioni), commissioni passive, interessi passivi, banca che anticipa l’importo a debiti verso factor.
[NB: è un ‘debito’ verso factor in quanto l’importo non è trasferito a titolo definitivo ma a titolo temporaneo, diventerà definitivo solo quando
il debitore avrà, a scadenza, assolto al pagamento integrale del proprio debito a favore della società di factor]
15/7/2019 DIVERSI a Debiti vs factor (SP) 200.000
Crediti vs Factor (SP) 20.000
Commissioni passive (CE) 4.000
Interessi passivi (CE) 16.000
Banca (SP) 160.000
▫ SE VA A BUON FINE: Alla data d’incasso del credito in ipotesi di mancanza di insoluti da parte del debitore ceduto, la rilevazione sarà la
seguente (incasso dei 20.000 trattenuti dal factor a titolo di garanzia e chiusura del debito verso factor):
15/12/2019 Banca c/c (SP) a Crediti vs factor (SP) 20.000 20.000
d.d. Debiti vs factor (SP) a Crediti vs clienti (SP) 200.000 200.000
▫ IN IPOTESI DI INSOLVENZA: Rilevazione alla data d’incasso del credito in ipotesi di insolvenza parziale (30%) da parte del debitore ceduto
(la società di factor riaddebiterà il 30% all’impresa cedente [prima scrittura] e tratterrà a titolo definitivo i 20.000 (cauzione pagata per
garanzia) e i 40.000 della banca (dovevo restituire 60.000) e stornerà i 140.000 (importo dell’operazione di anticipazione) [2 scrittura]).
15/12/2019 Crediti insoluti (SP) a Crediti vs clienti (SP) 60.000 60.000
d.d. Debiti vs factor (SP) a DIVERSI 200.000
Crediti vs factor (SP) 20.000
Crediti vs clienti (SP) 140.000
Banca c/c (SP) 40.000

70
PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IFRS 9 E IFRS 15
Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra la disciplina nazionale e quella internazionale.

71
3. LA VALUTAZIONE DEI DEBITI (Concetti analoghi a crediti - con segni invertiti (sono passività))
Le PASSIVITÀ DI BILANCIO si dividono in:
- FONDI RISCHI
- FONDI ONERI
- RISERVE
- DEBITI
Ciò che le distingue è la combinazione di alcune caratteristiche:
▫ Natura: causa di origine della passività, può essere:
- Specifica (possibile individuare evento da cui scaturisce es. Acquisto merci per cui avrò debiti verso fornitori)
- Generica (quando non si può fare tale individuazione)
▫ Esistenza: grado di probabilità con cui un determinato evento si possa concretamente manifestare. Può essere:
- Certa,
- Probabile,
- Possibile.
▫ Ammontare: può essere:
- Determinato (es fattura di acquisto)
- Indeterminato (verrà stimato)
▫ Data di sopravvenienza: momento in cui evento si manifesterà concretamente (quando andrò a pagare)

DEFINIZIONE DEI DEBITI


I DEBITI sono PASSIVITÀ DI NATURA DETERMINATA ED ESISTENZA CERTA CHE RAPPRESENTANO OBBLIGAZIONI A PAGARE
DETERMINATI AMMONTARI, A DATE STABILITE, A DIVERSI SOGGETTI (OIC 19 – Debiti).
▪ I debiti derivano generalmente dall’acquisto di prodotti, merci e servizi; essi comprendono anche gli ammontari che devono
essere pagati per il personale, per le imposte, per le royalty, per i dividendi, per l’acquisizione di finanziamenti e altri.
▪ I debiti differiscono dai fondi per rischi ed oneri che, invece, accolgono gli accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti
aventi natura determinata, esistenza certa o probabile ed il cui ammontare o data di sopravvenienza è indeterminato alla
chiusura dell’esercizio (cap 4).

CLASSIFICAZIONE
I debiti sono iscritti nello Stato Patrimoniale nella voce D «Debiti».
I debiti possono essere distinti in base ai seguenti criteri di identificazione:
▫ L’origine (gestione caratteristica, gestione finanziaria, debiti generati da altri costi);
▫ La natura del creditore (vs fornitori, vs soci per finanziamenti, vs parti correlate,…);
▫ La scadenza (entro l’esercizio successivo, oltre l’esercizio successivo);
▫ L’esistenza di garanzie (debiti assistiti da garanzie – ipoteca, pegno, … – o meno).

LA RILEVAZIONE IN BILANCIO
L’iscrizione in bilancio avviene:
▫ per i DEBITI DI FUNZIONAMENTO: DERIVANO DALL’ACQUISTO DI BENI O SERVIZI,
- se originati da acquisti di beni, quando i rischi, gli oneri e i benefici significativi connessi alla proprietà sono stati
trasferiti. Tale trasferimento si verifica in genere alla data di consegna o di spedizione;
- se originati dall’acquisto di servizi, quando tali servizi sono stati resi ovvero al completamento della prestazione
relativa;
▫ per i DEBITI DI FINANZIAMENTO: DERIVANO DA OBBLIGAZIONI, quando si perfeziona l’obbligazione legale dell’impresa
verso la controparte (es. i debiti per mutui si rilevano all’erogazione dei fondi, i debiti per prestiti obbligazionari si rilevano
conseguentemente alla loro sottoscrizione);
▫ gli ALTRI DEBITI si iscrivono generalmente secondo il principio di competenza (ad esempio, i debiti per provvigioni sono
rilevati al maturare dei ricavi generati dall’attività dell’agente di commercio).

72
LA VALUTAZIONE DEI DEBITI
I debiti vanno prudenzialmente iscritti al VALORE NOMINALE.
Anche per i debiti, in caso di dilazione viene, ai sensi dell’art. 2426 c.c., co. 1, n. 8, i debiti sono rilevati in bilancio secondo il
CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO, tenendo conto del fattore temporale:
- Costo ammortizzato: Criterio di ripartizione temporale dei flussi di un’attività finanziaria; tale ripartizione è effettuata
utilizzando il criterio dell’interesse effettivo (EIR)
- Attualizzazione: Rilevazione iniziale ad un valore attuale calcolato al tasso di mercato se significativamente diverso al tasso
contrattuale.
NB: Per il costo ammortizzato dei debiti, compreso le considerazioni sul fattore temporale e sui casi di esonero dall’applicazione,
valgono le stesse regole esposte per i crediti, senza considerare gli accantonamenti o le rettifiche per perdite attese.

ESEMPIO: IL CRITERIO DEL COSTO AMMORTIZZATO


In data 6-mag-20 la società Gamma S.p.A. emette un prestito
obbligazionario zero coupon di €500.000, con scadenza a 5
anni e prezzo di emissione a 70 centesimi, pagando una
commissione sul valore collocato del 1%. Determinare il valore
di iscrizione iniziale del bond e il relativo tasso interno di
rendimento.
Il valore di iscrizione iniziale è pari al valore nominale *
prezzo, a cui sottrarre le commissioni da pagare
500.000*70%*(1-1%) = €346.500
Il tasso d'interesse effettivo (Effective Interest Rate), pari nella
fattispecie a 7,606%, è queltasso che rende il Valore Attuale
Netto dello strumento (St=1 flussi / (1 + EIR)^t) pari a 0
Il piano di ammortamento esposto nella tabella, partendo dal
valore di iscrizione iniziale del debito espone gli interessi
passivi da registrare in bilancio secondo il criterio del tasso di
interesse effettivo, in modo da ammortizzare la differenza fra il
valore di iscrizione e il valore di rimborso di €500.000.

ELEMENTI SPECIFICI
▫ I prestiti obbligazionari si iscrivono al valore del debito residuo in linea capitale secondo il piano di rimborso e al netto di
eventuali titoli riacquistati al fine di annullarli; aggi e disaggi di emissione sono iscritti separatamente secondo il criterio del
costo ammortizzato.
L’OIC 19 prevede la possibilità di emettere un prestito obbligazionario:
- sopra la pari (generando un aggio di emissione, che nella realtà non si verifica frequentemente)
- sotto la pari (cosiddetto disaggio di emissione), si costituisce a tutti gli effetti un onere per l’azienda, incrementando il
tasso di interesse effettivo del prestito, da rilevare secondo il criterio del costo ammortizzato.
▫ I debiti verso le banche si iscrivono al valore dell’effettivo debito per capitale, interessi ed oneri accessori maturati ed
esigibili alla data di bilancio; per le società che non applichino il costo ammortizzato, o che lo applichino solo ai debiti sorti
successivamente all’esercizio avente inizio a partire dal 1° gennaio 2016, gli oneri accessori per l’ottenimento dei
finanziamenti continuano ad essere classificati separatamente tra le immobilizzazioni immateriali e si ammortano per la
durata del finanziamento sottostante.
▫ I debiti verso fornitori si iscrivono al netto dei resi, rettifiche e sconti commerciali attivi.
▫ I debiti tributari si iscrivono al netto di eventuali acconti, ritenute subite e crediti d’imposta, salvo i crediti chiesti a rimborso,
i quali non possono essere compensati.

73
PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IFRS 9 E IFRS 15
Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra la disciplina nazionale e quella internazionale.

74
4. LA VALUTAZIONE DELLE OPERAZIONI IN MONETA ESTERA
DEFINIZIONE
Le ATTIVITÀ E PASSIVITÀ IN VALUTA ESTERA EMERGONO DA OPERAZIONI CONCLUSE CON OPERATORI NON NAZIONALI,
REGOLAMENTATE CON MONETE DIVERSE DA QUELLE CHE ADERISCONO ALL’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA (UEM).
Le attività e passività in valuta estera devono essere contabilizzate in moneta di conto (Euro).
▪ Il problema di operazioni di acquisto e vendita con operatori extra CEE si pone prevalentemente quando il regolamento
dell’operazione è differito (crediti e debiti in valuta iscritti in bilancio sono regolarizzati con tempistiche differenti che vanno
anche oltre l’esercizio in cui il credito/debito si è generato).
Le problematiche da affrontare sono tre:
1. LA CONVERSIONE DELLE ATTIVITÀ E PASSIVITÀ IN VALUTA;
2. LA STIMA DEL RISCHIO DI CAMBIO, ossia del rischio di pagare/incassare un importo diverso da quello contabilizzato;
3. LA MISURAZIONE DEL RISCHIO DI CAMBIO.
[es. il 22 maggio 2021 emetto fattura in dollari verso un cliente americano e la incasso nel 2022 quindi avrò problema:
- di come contabilizzare la fattura (la devo riportare in moneta di conto, €, all’atto di emissione)
- di determinare il valore di quella fattura a fine esercizio il 31 dicembre
- di determinare il valore della fattura alla data di incasso]
Tutto ciò nel rispetto dei principii COMPETENZA ECONOMICA, PRUDENZA E RAPPRESENTAZIONE VERITIERA E CORRETTA.
NB: La conversione comporta una stima, e questa è particolarmente rischiosa, perché può portare a una sopra o sotto
valutazione dei valori dei dati di bilancio.
▪ Nel Trade-off tra prudenza e competenza nella attribuzione del rischio di cambio nella valutazione dei crediti/debiti in valuta vi
sono due domande da porre:
- È corretto imputare presunto utile o perdita su cambi a fine esercizio?
- È possibile compensare gli utili o perdite su cambi riferite a diverse valute (in caso di più operazioni con diversi paesi)?

LA VALUTAZIONE DELLE ATTIVITÀ E PASSIVITÀ IN VALUTA


▪ Il problema della conversione si manifesta in due momenti differenti:
a. ALLA RILEVAZIONE: Conversione al tasso di cambio in vigore alla data della rilevazione dell’operazione di acquisto/vendita.
Bisogna stimare il primo controvalore, espresso in moneta di cambio, che corrisponde al tasso di cambio nel momento in cui
viene emessa la fattura.
b. AL REGOLAMENTO (ovvero quando mi viene pagato il credito/debito): Conversione al tasso di cambio in vigore alla data
dell’incasso/ pagamento.
(devo ri-convertire il valore della fattura espresso in dollari, e dovrò verificare come differenza algebrica tra il valore attribuito alla data di
rilevazione e il valore attribuito alla data di regolamento se si è generato un utile o una perdita su cambi)
Si possono verificare due situazioni:
❖ Rilevazione dell’operazione e regolamento nello stesso esercizio → Utile/perdita su cambi = provento/onere
finanziario di competenza → Imputazione a Conto Economico
[Se le operazioni si chiudono entro l’esercizio non vi sono grossi problemi sotto il profilo valutativo (eventuali differenze derivanti
dall’applicazione dei tassi di cambio vigenti alla data di origine dell’operazione rispetto a quello derivante dall’applicazione dei
medesimi alla data di incasso generano componenti di competenza dell’esercizio in chiusura)]
❖ Rilevazione dell’operazione e regolamento in esercizi differenti → Necessità di stimare, a fine anno, il rischio di
utile/perdita su cambi → A quale tasso di cambio?
Secondo l’art. 2426, c. 1, n. 8 bis la stima del rischio di cambio delle attività e passività va effettuata scegliendo un tasso
di cambio di conversione diverso per:
- Attività e passività monetarie in valuta → Tasso CORRENTE alla data di chiusura dell’esercizio
- Attività e passività non monetarie in valuta → Tasso CORRENTE alla data di acquisto
[Se le operazioni si chiudono in un esercizio successivo: bisogna tener conto del valore della transazione al 31/12 e stimare a fine
esercizio l’eventuale utile o perdita maturato dalla data di generazione dell’operazione di acquisto o vendita alla chiusura esercizio e
stimare il rischio di cambio connesso alla dilazione di pagamento con la contropartita estera]
▪ La risposta a queste domande deve considerare la "differenza presunta di cambio" alla luce del rispetto dei fondamentali
principi di competenza e di prudenza richiesti per la redazione di un bilancio “chiaro, veritiero e corretto”.
- Se TASSO DI CAMBIO CORRENTE A DATA DI BILANCIO > TASSO A DATA DI EMISSIONE DELLA FATTURA → UTILE SU CAMBI
- Se TASSO DI CAMBIO CORRENTE A DATA DI BILANCIO < TASSO A DATA DI EMISSIONE DELLA FATTURA → PERDITA SU CAMBI
Gli utili e le perdite su cambi che derivano dalla conversione di attività e passività monetarie in valuta al cambio in vigore alla
data del bilancio, si imputano a Conto Economico.
NB: Tuttavia se: UTILI su cambi (presunti) > PERDITE su cambi (presunte) → utile netto su cambi
Per rispettare il principio di prudenza, l’eventuale utile netto su cambi è accantonato in apposita RISERVA NON DISTRIBUIBILE,
finché tali utili non saranno realizzati.
La riserva è formata in sede di destinazione degli utili.

75
LA RISERVA PER UTILI SU CAMBI NON REALIZZATI
NB: il nostro sistema si basa sul costo storico (l’utile di esercizio determinato in bilancio è un utile liberamente distribuibile, perché
determinato su valori certi. Il rischio che l’eventuale distribuzione di utili possa comportare un depauperamento del patrimonio aziendale non
esiste perché metodo del costo storico è un approccio di carattere prudenziale )
MA se iscrivo in bilancio al 31/12 un eventuale utile su cambi che deriva da un approccio di stima congetturale, NON avrò a fine
esercizio un utile liberamente distribuibile, poiché l’utile su cambi non è ancora realizzato e rischio di andare a distribuire utili
non conseguiti depauperando il patrimonio aziendale (perché sto distribuendo qualcosa che non è ancora realmente acquisito).
▪ Intervengono quindi i principi contabili che dicono che L’EVENTUALE UTILE NETTO SU CAMBI DETERMINATO PER EFFETTO DI
STIMA (quindi la differenza algebrica tra il valore indicato alla data di acquisto o vendita e quello al 31/12) DEVE ESSERE
ACCANTONATO IN UNA RISERVA NON DISTRIBUIBILE FINCHÉ TALI UTILI NON VERRANNO REALIZZATI.
La riserva viene formata all’atto della chiusura dell’esercizio quando verrà presa una parte di questi utili conseguiti a fine
esercizio e verranno accantonati nella riserva non distribuibile.
▪ La funzione della riserva è quella di non consentire la distribuzione ai soci di un provento non ancora realizzato.
▪ Tale riserva può essere utilizzata senza limitazioni a copertura di perdite di esercizi precedenti.
▪ Secondo il Principio Contabile, se l’utile d’esercizio è inferiore all’eccedenza degli utili presunti su cambi, l’intero risultato
(dopo l’accantonamento a riserva legale) deve essere destinato a riserva.
▪ In caso di perdita d’esercizio, non si dà luogo alla costituzione della riserva in quanto non sussiste il rischio di distribuire utili
non realizzati.
▪ Alla chiusura di ogni esercizio viene rideterminato l’importo complessivo degli utili e perdite non realizzati su cambi:
- Qualora emerga un utile netto complessivo su cambi superiore all’importo della riserva patrimoniale già iscritta,
quest’ultima viene integrata per l’eccedenza.
- Se invece, emerge una perdita o un utile netto su cambi inferiore all’importo iscritto nella riserva, rispettivamente l’intera
riserva o l’eccedenza è riclassificata ad una riserva liberamente distribuibile in sede di redazione del bilancio.
▪ Questa riserva può essere liberata:
- di volta in volta che vengono realizzati gli utili (quando avrò regolato l’operazione attraverso l’incasso del credito o il
pagamento del debito in valuta)
- senza limitazione alcuna a copertura delle perdite di esercizi precedenti (posso utilizzarla quando si creano perdite).

LA VALUTAZIONE DI COSTI E RICAVI IN VALUTA


Secondo l’art. 2425-bis, comma 2 i ricavi e i proventi, i COSTI E GLI ONERI RELATIVI A OPERAZIONI IN VALUTA DEVONO ESSERE
DETERMINATI AL CAMBIO CORRENTE ALLA DATA NELLA QUALE LA RELATIVA OPERAZIONE È COMPIUTA.

PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IAS 21


Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra la disciplina nazionale e quella internazionale.

76
5. LA VALUTAZIONE DEI FONDI PER RISCHI ED ONERI
[NB: Abbiamo detto che Le passività in bilancio possono essere distinte in fondi rischi, fondi oneri, riserve e debiti e che le
caratteristiche fondamentali per distinguere le passività sono sempre natura, esistenza, ammontare e data di sopravvenienza].
▪ I FONDI PER RISCHI E ONERI (OIC 31) rappresentano una RETTIFICA DI VALORE AL FINE DI FRONTEGGIARE ONERI O PERDITE LA
CUI MANIFESTAZIONE FINANZIARIA SI VERIFICHERÀ NEGLI ESERCIZI FUTURI, MA LA CUI COMPETENZA ECONOMICA È
DELL’ESERCIZIO IN CORSO.
❖ I FONDI ONERI sorgono a fronte di spese e perdite di competenza dell’esercizio aventi:
▫ NATURA DETERMINATA
▫ ESISTENZA CERTA
▫ DATA DI SOPRAVVENIENZA E AMMONTARE INCERTI alla data di redazione del bilancio
(Es. fondo di garanzia prodotti (quando compriamo prodotto c’è una garanzia per tot mesi, il fondo ha una natura specifica (esiste una
garanzia) esistenza certa (su 1mln di prodotti venduti almeno uno è difettato) MA sopravvenienza incerta (non so a priori quando sarà
sostenuto il costo per garanzia e quando si verificherà richiesta di garanzia da parte del cliente)
❖ I FONDI RISCHI sorgono per effetto di accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti aventi:
▫ NATURA DETERMINATA
▫ ESISTENZA PROBABILE (≠ oneri è certa) [prudenzialmente accantono una somma perché potrei perdere la causa ma
non è detto che accada]
▫ DATA DI SOPRAVVENIENZA E AMMONTARE INCERTI alla data di redazione del bilancio
(Es. Fondo rischi per contenzioso)
FOCUS:
- Un evento è definito probabile «quando il suo accadimento è ritenuto più verosimile, piuttosto che il contrario (cioè non
meramente eventuale), in base a motivi ed argomenti oggettivi e attendibili, ma non certi. Opinione probabile è del resto
quella basata su ragioni tali da meritare l’assenso di persona prudente».
L’OIC 31 individua la modalità con cui iscrivere fondi in bilancio e definisce significato di PROBABILITÀ (quella precedente è
la traduzione letterale del principio contabile internazionale MORE LIKELY THAN NOT - è più probabile che non)
[es. nel 2019 era più probabile che non sarebbe scoppiata una pandemia. Era imprevedibile, impossibile quantificarne la perdita a priori]
- Un evento è invece possibile quando si ha un grado di avveramento inferiore al probabile e di esso deve solo essere data
informativa in nota integrativa (unitamente agli eventi probabili ma non ragionevolmente stimabili).
- Un evento è remoto quando è caratterizzato da una scarsissima possibilità di accadimento e per esso non deve essere data
alcuna informativa.
NB: In caso di rischi imprevedibili azienda si tutela contraendo una polizza assicurativa che indennizzi l’imprenditore rispetto a
quel tipo di rischio. (Non c’è solo un accantonamento di rischio generico)

TIPOLOGIE DI FONDI
• FONDI DI QUIESCENZA E OBBLIGHI SIMILI
Rappresentano accantonamenti per i trattamenti previdenziali integrativi, diversi dal trattamento di fine rapporto, nonché
per le indennità una tantum spettanti ai lavoratori dipendenti, autonomi e collaboratori.
Sono quindi fondi oneri certi nella loro esistenza ma indeterminati nel quantum, in quanto basati su calcoli attuariali, e/o
nella data di sopravvenienza.
Possono quindi essere riferiti al:
▫ lavoro dipendente, fondi pensione integrativi in aggiunta al TFR per accordi aziendali;
▫ lavoro autonomo, fondi indennità per cessazione di [Link].
• FONDI PER IMPOSTE, ANCHE DIFFERITE
Il fondo per imposte accoglie solo le passività per imposte probabili, aventi ammontare o data di sopravvenienza
indeterminati; comprende quindi i debiti tributari per accertamenti probabili o contenziosi in corso che devono essere
valutati in base al presumibile esito degli stessi.
Tale fondo è stanziato anche a fronte di imposte differite, ossia le imposte emergenti da differenze temporanee tra risultato
civilistico ed imponibile fiscale (OIC 25).
• ALTRI FONDI
La voce accoglie i fondi oneri e rischi aventi natura determinata per perdite o passività legate a condizioni di incertezza.
▫ FONDI RISCHI (passività probabile): I fondi rischi sono iscritti a fronte di costi e perdite di natura determinata i cui valori
sono stimati ed il sorgere della relativa passività è solo probabile.
- FONDI RISCHI PER CONTRATTI AD ESECUZIONE DIFFERITA;
- FONDO RISCHI PER CONTROVERSIE LEGALI IN CORSO, ANCORA PENDENTI
Stanziamenti a fronte di procedimenti giudiziari in atto;
- FONDI RISCHI PER ASSICURAZIONE INTERNA;
Stanziamenti a fronte di rischi, ad es. Per R.C., non totalmente o parzialmente assicurati ma la cui perdita è
probabile per il verificarsi dell’accadimento;

77
- FONDI PER RISCHI NON ASSICURATI;
stanziamenti a fronte di perdite probabili relative a rischi non totalmente o parzialmente assicurati quando la stima
delle perdite può essere effettuata sulla base dell’esperienza e delle altre informazioni.
- FONDI PER PERDITE POTENZIALI CORRELATE A STRUMENTI DERIVATI.
▫ FONDI ONERI (passività certa): I fondi oneri sono iscritti a fronte di passività certe, stimate nell’importo o nella data di
estinzione, correlate a componenti negativi di reddito di competenza dell’esercizio in chiusura ma che avranno
manifestazione numeraria negli esercizi successivi.
- FONDO GARANZIA PRODOTTO;
Derivano dal vincolo contrattuale dell’azienda di assistere gratuitamente il cliente per riparazioni e/o sostituzioni a
seguito di difettosità dei prodotti venduti, per manutenzione periodiche, etc.
Viene accantonato un costo al momento di riconoscimento del ricavo di vendita in base a stime ragionevoli
derivanti da esperienze passate ed elaborazioni statistiche e viene rivisto periodicamente.
ESEMPIO: FONDO GARANZIA PRODOTTI
La società Prince S.p.A. vende piccoli elettrodomestici, offrendo una garanzia di dodici mesi contro eventuali malfunzionamenti
dovuti a difetti di produzione. Nell’esercizio X la società vende 5.000 unità, realizzando un ricavo totale di € 500.000. Sulla base
dell’esperienza passata, Prince stima che il 5% degli elettrodomestici venduti richiederà una riparazione in garanzia. Il costo
stimato per le riparazioni da realizzarsi nell’esercizio X + 1 sugli elettrodomestici venduti nell’esercizio X è pari a € 2.000.
▪ Nel rispetto del principio di competenza, la Prince deve imputare all’esercizio X il costo stimato di € 2.000 tramite l’iscrizione
di un accantonamento a un apposito fondo oneri del passivo per le riparazioni in garanzia da effettuarsi nell’esercizio X + 1, in
quanto tale costo va correlato al relativo ricavo di € 500.000.
- FONDI PER RESI DI PRODOTTI;
- FONDO PER BUONI E CONCORSI A PREMIO;
Fondo oneri da stanziare se impresa si impegna a riconoscere sconti in base al livello di acquisto o a erogare premi.
Valutazione su base di ragionevole stima del costo, effettuata su base di dati storici o elaborazioni statistiche
- FONDO PER MANUTENZIONE E RIPRISTINO DEI BENI GRATUITAMENTE DEVOLVIBILI E DEI BENI DI AZIENDA
RICEVUTA IN AFFITTO;
- FONDO PER COSTI PER LAVORI SU COMMESSA;
- FONDO PER COPERTURA PERDITA DI SOCIETÀ PARTECIPATE;
- FONDO RECUPERO AMBIENTALE;
Fondo oneri da stanziare qualora l’azienda nello svolgimento delle sue attività sia obbligata a ripristinare i danni
arrecati all’ambiente e debba sostenere gli oneri per il recupero.
Valutazione sulla base di una ragionevole stima del costo in relazione alla situazione esistente, tenendo anche
conto degli eventuali sviluppi tecnici e legislativi futuri di cui si ha conoscenza alla data del bilancio
- FONDO PER PREPENSIONAMENTO E RISTRUTTURAZIONE AZIENDALE;
Fondo oneri che accoglie gli accantonamenti a fronte dei costi per la ristrutturazione e riorganizzazione aziendale
Valutazione sulla base di una ragionevole stima del costo
- FONDO PER INDENNITÀ SUPPLETIVA DI CLIENTELA;
- FONDI PER IMPOSTE DERIVANTI DA ACCERTAMENTI O CONTENZIOSI IN CORSO.
- FONDO MANUTENZIONE CICLICA;
Fondo per oneri relativi a manutenzioni periodiche di impianti (ripristino efficienza), con cadenza pluriennale.
Non stanziabile per migliorie o rinnovamenti.
Il costo di manutenzione (voce B.13 del CE), per competenza, matura in ogni esercizio sebbene la sua
manifestazione finanziaria avverrà in esercizi successivi.
La stima dei lavori deve essere pari al costo che si sosterrebbe alla chiusura dell’esercizio.
ESEMPIO: FONDO MANUTENZIONE CICLICA
La società Mobydik è proprietaria di una nave da crociera costata 7.500.000 euro, la cui vita utile è stimata pari a 25 anni.
Dopo tre anni la nave deve essere sottoposta ad una manutenzione conservativa volta a ripristinare l’arredamento, ripulire e
riverniciare lo scafo. Il costo stimato di tali interventi è pari a 600.000 euro.
La manutenzione programmata è indispensabile per lo svolgimento dell’attività caratteristica.
Tali spese possono essere accantonate in un fondo manutenzione ciclica.

78
CRITERI DI VALUTAZIONE
La norma civilistica nulla detta circa i criteri di valutazione da utilizzare per questa posta di bilancio, tuttavia l’art. 2424 bis co. 3
del codice civile stabilisce che «gli accantonamenti per rischi e oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura
determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla data di chiusura dell’esercizio sono indeterminati o
l’ammontare o la data di sopravvenienza».
I FONDI PER RISCHI E ONERI ACCOLGONO QUINDI GLI ACCANTONAMENTI DESTINATI A COPRIRE PERDITE O DEBITI AVENTI, ALLA
CHIUSURA DELL’ESERCIZIO, LE SEGUENTI CARATTERISTICHE:
- NATURA DETERMINATA;
- ESISTENZA CERTA O PROBABILE;
- AMMONTARE O DATA DI SOPRAVVENIENZA DELLA PASSIVITÀ INDETERMINATI;
- AMMONTARE DELLA PASSIVITÀ ATTENDIBILMENTE STIMABILE.
Sono quindi valutati sia i costi connessi a rischi in corso e che potrebbero impegnare l’impresa in un prossimo futuro, sia i costi
stimati in relazione ad impegni che l’impresa ha già assunto nell’esercizio in chiusura o in quelli precedenti e da cui potrebbero
derivare manifestazioni future.
▪ Gli accantonamenti ai fondi sono iscritti nel rispetto del principio di competenza a fronte di somme che si prevede verranno
pagate ovvero di beni e servizi che dovranno essere forniti al tempo in cui l’obbligazione dovrà essere soddisfatta.
▪ La posta «fondi rischi ed oneri» presenta un elevato grado di discrezionalità da parte del redattore del bilancio che effettua
stime e congetture per la determinazione dei rischi d’impresa e quindi degli oneri o perdite future.
Quando la stima della passività attesa si rivela inesatta in eccesso o in difetto, infatti, l’utilizzo del fondo genererà anche
sopravvenienze attive (in caso di sovrastima della passività attesa) o passive (in caso di sottostima della passività attesa) da
contabilizzarsi in conto economico.
Pertanto, data l’incertezza nell’ammontare dei fondi rischi ed oneri è frequente che l’accantonamento effettuato a posteriori
risulti sotto ovvero sopra stimato rispetto all’onere effettivamente sostenuto. Pertanto in caso di:
- Sottovalutazione del fondo → Rilevazione di una «Sopravvenienza Passiva»
- Sopravalutazione del fondo → Rilevazione di una «Sopravvenienza Attiva» ovvero lasciare prudentemente l’eccedenza a
fondo a copertura di eventi futuri di natura simile.
L’eventuale presenza di sopravvenienze indica una stima errata di questi valori.
[Dato che la maggior parte dei fondi per rischi e oneri sono caratterizzati da un grado di incertezza con riferimento a quello che è l’ammontare
del fondo, il problema maggiore è adottare un criterio di stima uniforme sui diversi fondi.
Il problema in termini valutativi quando si vanno ad iscrivere i fondi in bilancio è l’eventuale sovra o sotto stima del fondo rispetto a quello che
poi sarà l’effettivo ammontare dell’accadimento (una eventuale sovra o sotto stima genera poi, quando l’accadimento si realizza, la
contabilizzazione per differenza (rispetto a quanto accantonato) di una eventuale sopravvenienza attiva o passiva e questo incide sul risultato
di esercizio e sulla qualità della rappresentazione di bilancio].
▪ NB: non possono essere iscritti a bilancio generici fondi privi di giustificazione economica.

PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IAS 37


Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra la disciplina nazionale e quella internazionale.

79
6. LE IMPOSTE SUL REDDITO
Il DEBITO PUBBLICO è il DEBITO GENERALE DELLO STATO DATO DAI DEBITI CHE HA NEI CONFRONTI DEI SUOI CREDITORI E DAL
FABBISOGNO PER FORNIRE BENI E SERVIZI AI CITTADINI.
Questo viene estinto mediante le tasse che ogni cittadino paga nei confronti dello stato.
▪ Il tema delle imposte nasce dal contesto normativo nazionale (la base imponibile è il reddito ed è determinato partendo dal
risultato civilistico, rettificato in base a quanto imposto dal TUIR - testo unico delle imposte sul reddito).
▪ Le IMPOSTE CHE GRAVANO SULLE SOCIETÀ DI CAPITALI sono:
o IRES: IMPOSTA SUI REDDITI DELLE SOCIETÀ
- Imposta diretta
- Proporzionale al reddito (maggiore è reddito maggiore è imposta)
- Ad aliquota attualmente del 24%.
- Tale aliquota si applica al reddito complessivo netto annuo delle società (base imponibile), dato dalla somma algebrica
di ricavi imponibili e costi deducibili.
- Le regole di «imponibilità» dei ricavi e di «deducibilità» dei costi sono stabilite dalle norme contenute nel Testo unico
delle imposte sui redditi (TUIR) di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.
o IRAP: IMPOSTA REGIONALE SULLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE
- Imposta diretta
- Proporzionale al reddito
- Di competenza regionale
- Con aliquota del 3,9% (salvo autonomia regionale in base al suo fabbisogno).
- Tale aliquota si applica su una base imponibile definita «valore della produzione netta» che deriva direttamente da
quella di bilancio.

NORME CIVILI E FISCALI A CONFRONTO


▫ Fin ora ci siamo occupati di costi e ricavi civilistici, la cui differenza genera un utile o perdita → risultato ante imposte RAI.
▫ In tema fiscale (sulla base delle norme imposte dal TUIR) distingueremo invece ricavi imponibili e costi deducibili → da cui
viene definito il reddito imponibile RI.
Esiste un collegamento fra RAI e RI -> parto dal RAI per arrivare al RI (DERIVAZIONE RAFFORZATA: se non ho determinato il RI
secondo le norme civilistiche, nel rispetto dei principi di prudenza e competenza, NON potrò calcolare il RI).
1. Partiremo dal RAI (costi – ricavi).
2. Calcoleremo il reddito imponibile RI secondo il TUIR (ricavi imponibili – costi deducibili), indicato nella dichiarazione dei
redditi della società, su cui calcoleremo l’imposta IRES.
3. Arriveremo infine al reddito imponibile ai fini IRAP.
4. Determinate le imposte, avremo scrittura: IMPOSTE IRES o IRAP a DEBITI VS ERARIO.
▪ L’esistenza di norme civilistiche e norme tributarie implica che bisogna operare con metodi differenti (es. alcune componenti di
reddito sono riconosciute dalla normativa civilistica e non da quella fiscale)
▪ La DIFFERENZA fra la normativa civilistica e quella fiscale consiste in FINALITÀ diverse:
▫ Le norme civili hanno come fine LA RAPPRESENTAZIONE CHIARA, VERITIERA E CORRETTA (LA CLAUSOLA GENERALE) DELLA
SITUAZIONE PATRIMONIALE, FINANZIARIA ED ECONOMICA DELL’IMPRESA (art. 2423 c.c. comma 2).
▫ Le norme fiscali hanno come fine:
- La DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE TRAMITE LA QUALE OGNI CONTRIBUENTE PARTECIPA AL
FINANZIAMENTO DEI SERVIZI PUBBLICI,
- STIMOLARE L’ATTIVITÀ ECONOMICA.
(determinare il RI su cui applicare le imposte per garantire il gettito all’erario per pagare spesa pubblica e far funzionare lo stato)
La differenza tra le due modalità di determinazione del reddito fiscale (TUIR) e del reddito ante imposte (codice civile) dà origine
alle VARIAZIONI FISCALI, per cui sono necessari una serie di correttivi da applicare sul reddito civilistico per arrivare al reddito
imponibile.

80
PRINCIPI DELLA FISCALITÀ D’IMPRESA (Art. 109 TUIR)
I principi su cui si muove la fiscalità sono:
▫ COMPETENZA
Il rispetto dei principi di competenza e di rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria e
del risultato economico comporta che il trattamento delle imposte sul reddito sia il medesimo di quello dei costi sostenuti
dall’impresa nella produzione del reddito.
Secondo il principio di competenza dettato dall’art. 109, comma 1 LE COMPONENTI POSITIVE E NEGATIVE DI REDDITO
RILEVANO FISCALMENTE NEL PERIODO D’IMPOSTA DI MATURAZIONE INDIPENDENTEMENTE DAL MOMENTO DI EFFETTIVO
SOSTENIMENTO FINANZIARIO DELLE STESSE (rectius, incasso per le componenti positive, esborso per le componenti negative)
(Il principio di competenza ai fini fiscali non differisce quindi sostanzialmente dal principio di competenza civilistico)
▪ Esistono dei casi di eccezionalità in cui questo principio non trova applicazione in maniera assoluta Il principio di
competenza non è assoluto; non opera, infatti, nel caso di:
- Utili derivanti dalla partecipazione a società di capitali (art. 8, co. 2 TUIR);
- Compensi, anche sotto forma di partecipazione agli utili spettanti agli amministratori delle società in nome collettivo ed
in accomandita semplice (art. 95, co. 5 TUIR);
- Interessi di mora (art. 109, co. 7 TUIR).
In queste ipotesi opera eccezionalmente il criterio di cassa (ovvero devo considerarli validi, tassabili, solo quando
effettivamente vengono pagati, a prescindere dal momento in cui poi gli utili o i compensi sono maturati).

▫ CERTEZZA E DETERMINABILITA’ OGGETTIVA DELL’AMMONTARE DEL COSTO E DEL RICAVO


Il principio di competenza opera solo nell’ipotesi in cui vi sia CERTEZZA CIRCA L’AN (momento in cui matura) E IL QUANTUM
(ammontare) DELLA GRANDEZZA DA IMPUTARE ALL’ESERCIZIO DI COMPETENZA (principio della certezza e determinabilità
oggettiva del costo e del ricavo).
Infatti, «Tutti i ricavi, le spese e gli altri componenti di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o
determinabile in modo obbiettivo l’ammontare concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano tali condizioni» (art.
109 TUIR, comma primo).
Quindi, il principio di competenza deve essere coordinato con quello di certezza e determinabilità oggettiva dell’ammontare
del costo o del ricavo.
▪ (divergenza con ambito civilistico)
▫ IMPUTAZIONE
Secondo il principio di imputazione LE SPESE E GLI ALTRI COMPONENTI NEGATIVI NON SONO AMMESSI IN DEDUZIONE, SE E
NELLA MISURA IN CUI, NON RISULTINO IMPUTATI AL CONTO ECONOMICO RELATIVO ALL’ESERCIZIO DI COMPETENZA (art.
109 TUIR comma 4). Le componenti positive di reddito, al contrario, concorrono a formare il reddito a prescindere
dall’effettiva imputazione a conto economico.
(anche se non iscrivo in bilancio i ricavi, il fisco potrà sempre chiedermi un pagamento delle imposte sugli stessi, se invece
dimentico di iscrivere un costo per competenza, non posso più stornarlo)
▪ (divergenza con ambito civilistico)
▪ Come il principio di competenza anche quello di imputazione non è assoluto ma vi sono delle eccezioni: risultano, infatti,
deducibili ad esempio le spese e gli oneri, specificamente afferenti ai ricavi e gli altri proventi, che pur non risultando
imputati al conto economico, concorrono a formare il reddito se e nella misura in cui risultino da elementi certi e precisi.
▫ INERENZA
Il principio di inerenza si evince in primo luogo dai principi generali di derivazione del reddito d’impresa dal bilancio di
esercizio (compatibile con principio di correlazione costi e ricavi del bilancio civilistico, legame tra oneri sostenuti e ricavi
sostenuti).
▪ L’art. 109, comma 5 statuisce che SPESE E GLI ALTRI COMPONENTI NEGATIVI DIVERSI DAGLI INTERESSI PASSIVI, TRANNE
GLI ONERI FISCALI, CONTRIBUTIVI E DI UTILITÀ SOCIALE, SONO DEDUCIBILI SE E NELLA MISURA IN CUI SI RIFERISCONO AD
ATTIVITÀ O BENI DA CUI DERIVANO RICAVI O ALTRI PROVENTI CHE CONCORRONO A FORMARE IL REDDITO O CHE NON VI
CONCORRONO IN QUANTO ESCLUSI.
In sintesi le componenti di costo per essere deducibili devono essere legate alla produzione di proventi imponibili.
▫ DERIVAZIONE DELL’IMPONIBILE DAL BILANCIO DI ESERCIZIO
Il REDDITO FISCALE COMPLESSIVO È DETERMINATO APPORTANDO ALL'UTILE O ALLA PERDITA RISULTANTE DAL CONTO
ECONOMICO, RELATIVO ALL'ESERCIZIO CHIUSO NEL PERIODO D'IMPOSTA LE VARIAZIONI IN AUMENTO O IN DIMINUZIONE
CONSEGUENTI ALL'APPLICAZIONE DEI CRITERI STABILITI DALLA NORMATIVA FISCALE (TUIR).
▪ Per i soggetti che redigono il bilancio in base ai princìpi contabili internazionali valgono, anche ai fini fiscali, i criteri di
qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti da tali principi contabili (principio di derivazione
rafforzata, art. 83 TUIR). In base a tale principio si riducono significativamente le differenze tra utile di bilancio e reddito di
impresa per i soggetti che applicano i principi IAS / IFRS.

81
LE COMPONENTI DEL REDDITO D’IMPRESA
Distinguiamo:
▫ COMPONENTI ATTIVE
▫ COMPONENTI PASSIVE

COMPONENTI ATTIVE
❖ I RICAVI (art. 85 TUIR)
I ricavi si considerano fiscalmente realizzati al verificarsi di una delle seguenti circostanze:
- Cessione a titolo oneroso;
- Conseguimento di indennità a titolo di risarcimento, anche in forma assicurativa, per perdita o danneggiamento di beni;
- Destinazioni a finalità estranee all'esercizio dell'impresa.
❖ LE PLUSVALENZE PATRIMONIALI (art. 86 TUIR)
Le plusvalenze sono determinate, in linea con il criterio contabile, quale differenza tra il valore di realizzo e il costo non
ancora ammortizzato (Si determina quando cedo un bene e ottengo un corrispettivo superiore al valore di ammortamento.)
(TUIR prevede casi particolari, come risarcimento e assegnazione ai soci di beni, per i quali valgono delle regole specifiche).
▪ Per fini civilistici, le plusvalenze si iscrivono integralmente nel conto economico in altri ricavi e proventi, voce A5.
▪ Ai fini fiscali, le plusvalenze realizzate concorrono a formare il reddito per l'intero ammontare nell'esercizio in cui sono
state realizzate ovvero, se i beni sono stati posseduti per un periodo non inferiore a tre anni, a scelta del contribuente, in
quote costanti nell'esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre il quarto.
In sintesi, le plusvalenze possono essere considerate ai fini imponibili SOLO se possedute per un periodo superiore ai 3 anni:
il fisco mi dice che posso considerare imponibile e quindi tassare la plusvalenza:
- nell’esercizio in cui è stata conseguita
- negli esercizi successivi non oltre il 4
(posso spalmare in 5 esercizi quella componente positiva andando a spalmare la tassazione)
▪ Al verificarsi di particolari condizioni dettate dall’art. 87 del TUIR le plusvalenze relative ad azioni o quote di
partecipazione in società ed enti, escluse le società semplici e gli enti alle stesse equiparate, sono ESENTI DA IMPOSTA
NELLA MISURA DEL 95 PER CENTO (participation exemption – PEX) [es vendo azioni o quote a 100€ pagherò le tasse su 5€ (5%)].
❖ LE SOPRAVVENIENZE ATTIVE (art. 88 TUIR)
Le sopravvenienze attive, come in ambito civilistico, sono componenti positive di reddito generate per una serie di
operazioni non imputate in bilancio di competenza e quindi vanno imputate in bilancio corrente:
▫ i ricavi o altri proventi conseguiti a fronte di spese, perdite od oneri dedotti o di passività iscritte in bilancio in
precedenti esercizi;
▫ i ricavi o altri proventi conseguiti per ammontare superiore a quello che ha concorso a formare il reddito in precedenti
esercizi;
▫ la sopravvenuta insussistenza di spese, perdite od oneri dedotti o di passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi;
▫ un debito derivante da un costo che ha concorso a formare il reddito non viene pagato per rinuncia al credito.
I proventi in denaro o in natura conseguiti a titolo di contributo o di liberalità concorrono a formare il reddito nell’esercizio
in cui sono stati incassati o in quote costanti nell’esercizio in cui sono stati incassati e nei successivi ma non oltre il quarto.
(anche in questo caso agevolazione di spalmare in 5 esercizi)
❖ I DIVIDENDI E GLI INTERESSI (art. 89 TUIR)
Gli utili distribuiti (dividendi), in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione dalle società di capitali sono esclusi dalla
formazione del reddito della società o dell'ente ricevente per il 95 per cento del loro ammontare (art. 89 TUIR).
(Anche in questo caso si considera solo il 5%. Perché? Il dividendo deriva da un utile, la società di capitali che distribuisce il dividendo ha
già pagato le tasse sugli utili - i dividendi hanno già scontato una tassazione a monte sull’utile distribuito - negli altri Stati sono totalmente
esenti da tassazione mentre in Italia sono ulteriormente tassati per il 5%)
❖ LE RIMANENZE (art. 92 TUIR)
Le rimanenze possono generare componenti di reddito positive o negative.
Il trattamento fiscale delle rimanenze è derivato dal trattamento contabile: pertanto, le variazioni delle rimanenze finali
rispetto alle esistenze iniziali concorrono a formare il reddito dell’esercizio.
Le rimanenze finali, la cui valutazione non sia effettuata a costi specifici, sono assunte per un valore non inferiore a quello
determinato mediante uno dei seguenti metodi:
- costo medio ponderato;
- FIFO;
- LIFO.
Non vi sono, dunque, differenze sostanziali tra la norma fiscale e quella civilistica.

82
LE COMPONENTI NEGATIVE
❖ GLI INTERESSI PASSIVI (art. 96)
▪ Ai fini civilistici si iscrivono integralmente in costi e oneri finanziari (CE) e concorrono a formazione di utile/perdita di esercizio.
▪ Ai fini fiscali vi è una doppia barriera:
- Gli interessi passivi e gli oneri assimilati sono deducibili in ciascun periodo d’imposta, in prima battuta, fino a
concorrenza degli interessi attivi e proventi assimilati (es. se io iscrivo 100€ di interessi passivi li posso dedurre ai fini fiscali solo
se ho interessi attivi pari a 100€, altrimenti non rilevano).
- La deducibilità dell’eventuale eccedenza degli interessi passivi è legata alla capienza della medesima rispetto al
RISULTATO OPERATIVO LORDO DELLA GESTIONE CARATTERISTICA (ROL) (differenza tra valore e costo della produzione
al netto degli ammortamenti e dei canoni di leasing).
In particolare, l’eccedenza è deducibile nell’esercizio, o negli esercizi futuri, nel limite del 30% del ROL.
ESEMPIO

Quindi: prima consideriamo gli interessi passivi per massimo l’ammontare degli interessi attivi (50 di 150), poi applichiamo il metodo ROL
(30% di 90 = 27), quindi totale deducibile: 50 + 27 = 77
❖ MINUSVALENZE PATRIMONIALI, SOPRAVVENIENZE PASSIVE E PERDITE (art.101)
▪ Le MINUSVALENZE dei beni relativi all'impresa, determinate con gli stessi criteri stabiliti per la determinazione delle
plusvalenze, sono deducibili se sono realizzate. Quindi, le minusvalenze sono deducibili nel caso di:
- Cessione a titolo oneroso;
- Risarcimento del danno.
Le minusvalenze relative alle partecipazioni suscettibili di beneficiare del regime PEX rilevano fiscalmente nei limiti del
5% (così come sono imponibili al 5% le plusvalenze);
Nel caso in cui si tratti di partecipazioni non suscettibili di godere del regime PEX, la minusvalenza è deducibile al 100%.
▪ Si considerano SOPRAVVENIENZE PASSIVE:
- Il mancato conseguimento di ricavi o altri proventi che hanno concorso a formare il reddito in precedenti esercizi;
- Il sostenimento di spese, perdite od oneri a fronte di ricavi o altri proventi che hanno concorso a formare il reddito
in precedenti esercizi;
- La sopravvenuta insussistenza di attività iscritte in bilancio in precedenti esercizi.
Le SOPRAVVENIENZE PASSIVE SONO DEDUCIBILI SOLO SE RELATIVE A COSTI CHE NEGLI ESERCIZI PRECEDENTI NON
ERANO NÉ CERTI NÉ DETERMINABILI.
Le sopravvenienze passive sono invece indeducibili se consistono in costi correlati a ricavi che non sono stati tassati in
esercizi precedenti (perché vige principio fiscale detto prima secondo cui se dimentico di iscrivere costi non posso più considerarli)
▪ PERDITE DI BENI (furto, smarrimento, perdita, distruzione) e perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi
e precisi, che nel caso di perdite su crediti possono essere rappresentati dall’assoggettamento a procedure concorsuali.
❖ GLI AMMORTAMENTI (art. 102)
Le quote di ammortamento relative ai beni materiali strumentali per l'esercizio dell'impresa SONO DEDUCIBILI A PARTIRE
DALL'ESERCIZIO DI ENTRATA IN FUNZIONE DEL BENE.
La deduzione è ammessa in misura non superiore a quella risultante dall'applicazione al costo dei beni dei coefficienti
stabiliti dalla normativa fiscale.
▪ In caso di eliminazione dal complesso produttivo di beni non ancora del tutto ammortizzati, costo residuo è deducibile;
▪ È consentita deduzione integrale del costo, nell'esercizio di acquisto, per beni con costo unitario non superiore a €516,46.
❖ CANONI DI LEASING (art. 102)
Il leasing è un contratto atipico in cui ci sono tre parti coinvolte (società, utilizzatore e fornitore) che prevede diritto di
riscatto, che genera dei canoni di leasing, costi di competenza dell’azienda.
Nell’ambito di un contratto di leasing, i costi sostenuti dall’impresa utilizzatrice:
- sono deducibili solo se il leasing si riferisce ai beni strumentali ammortizzabili;
- non sono deducibili i canoni di leasing relativi ai contratti di leasing azionario e quelli sui terreni.
I canoni di leasing SONO DEDUCIBILI SE LA DURATA DEL CONTRATTO DI LEASING È SUPERIORE AD UN PERIODO MINIMO
STABILITO DALLA LEGGE E VARIABILE IN BASE ALL’OGGETTO (mezzi di trasporto, beni mobili e beni immobili).
Da ciò consegue che se il contratto di leasing ha una durata inferiore al minimo fiscale, rileva il periodo minimo stabilito
dalla legge: i canoni sono quindi deducibili in un arco temporale maggiore rispetto a quello di imputazione a conto
economico, dando luogo ad un disallineamento fiscale.

83
LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO FISCALE

▪ CLASSIFICAZIONE DELLE VARIAZIONI O RETTIFICHE FISCALI


In relazione al loro effetto sul reddito ante imposte (RAI) si distinguono in:
▫ VARIAZIONI IN AUMENTO al risultato del conto economico derivano da:
- maggiori proventi tassabili: norme tributarie obbligano ad includere tra i componenti positivi proventi in tutto o in
parte non imputati al conto economico (art. 85, co.2);
- minori costi deducibili: norme tributarie obbligano ad escludere dai componenti negativi – perché in tutto o in parte
indeducibili, o perché in tutto o in parte deducibili in esercizi successivi – oneri imputati al conto economico (108, co. 2;
art. 110, co.4; art. 110, co.10).
(ogni qualvolta, per effetto di norme tributarie, devo includere componenti positivi di reddito in CE o non considerare costi,
aumento la base imponibile)
▫ VARIAZIONI IN DIMINUZIONE al risultato del conto economico derivano da:
- minori proventi tassabili: norme tributarie obbligano o consentono di escludere dai componenti positivi proventi
imputati al conto economico (art. 91);
- maggiori costi deducibili: norme tributarie obbligano o consentono di includere tra i componenti negativi oneri non
imputati al conto economico, perché non imputabili o perché imputati in precedenti esercizi (art.108).
(ogni qualvolta, per effetto di norme tributarie, devo escludere componenti positivi di reddito in CE o considerare costi,
riduco la la base imponibile)
Le variazioni in aumento o in diminuzione, in relazione al
differente impatto sul bilancio, si distinguono in:
▫ PERMANENTI: a titolo definitivo, esauriscono la loro
influenza in un unico esercizio.
▫ TEMPORANEE: interessano più esercizi quindi è
necessario introdurre la fiscalità differita (es. plusvalenze
tassate in 5 esercizi).

VARIAZIONI PERMANENTI
Le differenze permanenti si formano quando la normativa fiscale:
- Non consente in tutto o in parte la deduzione di alcuni componenti negativi di reddito che fanno parte del risultato
economico civilisticamente determinato;
- Consente che determinati componenti positivi di reddito non siano del tutto o in parte assoggettati a tassazione (esenzione
fiscale).
Sono permanenti (definitive) perché IN FUTURO NON GENERANO ALTRE VARIAZIONI DI SEGNO OPPOSTO E QUINDI NON
GENERANO STANZIAMENTI PER IMPOSTE DIFFERITE O ANTICIPATE.
▪ ESEMPI (NB: impara per individuarli negli esercizi):
Variazioni permanenti in aumento:
- Le liberalità che eccedono i limiti fiscalmente consentiti;
- Le imposte indeducibili;
- Le sanzioni;
- Gli ammortamenti relativi a telefoni cellulari o autovetture per la parte non deducibile.
Variazioni permanenti in diminuzione:
- I proventi soggetti a ritenuta a titolo di imposta o sostitutiva.
▪ DETERMINAZIONE DELLE IMPOSTE DI COMPETENZA
Nel caso in cui al reddito ante imposte occorre apportare solo
variazioni permanenti (in aumento e/o in diminuzione), LE IMPOSTE
CORRENTI COINCIDONO CON LE IMPOSTE DI COMPETENZA.
Conseguentemente, non vi è bisogno di stanziare imposte
anticipate o differite, perché non vi sarà differenza tra le imposte di
competenza e quelle che effettivamente occorre pagare (Non si
genera fiscalità differita o anticipata).

84
VARIAZIONI TEMPORANEE
Si originano quando, ai sensi della normativa fiscale, alcuni COMPONENTI DI REDDITO CONCORRONO IN TUTTO O IN PARTE ALLA
DETERMINAZIONE DELL’IMPONIBILE IN ESERCIZI DIVERSI RISPETTO ALL’ESERCIZIO DI COMPETENZA CIVILISTICA.
Ciò avviene quando:
- un RICAVO È CONSIDERATO IMPONIBILE, IN TUTTO O IN PARTE, IN UN ESERCIZIO DIVERSO DA QUELLO IN CUI VIENE
ISCRITTO NEL CONTO ECONOMICO CIVILISTICO;
- un COSTO È CONSIDERATO DEDUCIBILE, IN TUTTO O IN PARTE, IN UN ESERCIZIO DIVERSO DA QUELLO IN CUI VIENE
ISCRITTO NEL CONTO ECONOMICO CIVILISTICO.
Sono differenze che si manifestano solo per un certo periodo di tempo e poi vengono riassorbite con variazioni di segno opposto
(riversamenti o reversal).
▪ ESEMPI:
Ricavi che generano differenze temporanee:
- le plusvalenze realizzate a seguito della vendita di immobilizzazioni; queste possono essere tassate, in quote costanti, nell'esercizio di
conseguimento e nei successivi, ma non oltre il quarto (ex art. 86, co. 4, del TUIR);
- gli interessi di mora, che concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui sono percepiti o corrisposti (ex art. 109, co. 7, TUIR).
Costi che generano differenze temporanee:
- le spese di manutenzione che non hanno la proprietà di accrescere l'utilità funzionale dei beni per i quali sono state sostenute; queste
sono deducibili nel limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili. L'eccedenza è deducibile per quote costanti
nei 5 esercizi successivi (ex art. 102, comma 6, TUIR);
- i compensi agli amministratori, deducibili nell’esercizio in cui sono corrisposti ex art. 95, comma 5, TUIR;
- gli accantonamenti a fondo rischi sino al momento del loro utilizzo;
- la presenza di interessi passivi netti superiori al 30% del ROL, riportabili in avanti negli esercizi futuri.
▪ Le differenze temporanee possono originare:
▫ IMPOSTE DIFFERITE o differenze temporanee tassabili;
Si definiscono differite perché DANNO LUOGO A DIFFERIMENTI DI TASSAZIONE.
Si verificano quando, in base ad una norma tributaria sovvenzionale, redditi di competenza economica dell’esercizio sono
sottoposti a tassazione in periodi successivi.
Questo succede quando componenti positivi di reddito, iscritti per competenza nel conto economico dell’esercizio, sono
tassati in esercizi successivi (es. plusvalenza rateizzata).
Nel caso delle imposte differite, il REDDITO IMPONIBILE È MINORE DEL REDDITO CIVILISTICO e, quindi, il debito tributario
effettivo è inferiore a quello emergente applicando il principio della competenza economica
▪ [SCRITTURA: imposte differite a fondo imposte differite]
▫ IMPOSTE ANTICIPATE o differenze temporanee deducibili.
Si definiscono anticipate perché GENERANO ANTICIPI DI TASSAZIONE.
Si verificano quando redditi di competenza economica futura sono sottoposti a tassazione nell’esercizio.
Ciò accade quando componenti negativi di reddito, iscritti per competenza nel conto economico dell’esercizio, sono
fiscalmente deducibili in esercizi successivi (es. compensi agli amministratori, contributi associativi).
(quando componenti negativi di reddito iscritti per competenza in CE sono slittati in esercizi successivi)
Le attività derivanti da imposte anticipate devono essere rilevate, nel rispetto del principio della prudenza, solo se vi è la
ragionevole certezza di un loro recupero in futuro tramite la produzione di redditi imponibili sufficienti.
Nel caso delle imposte anticipate, il REDDITO IMPONIBILE È MAGGIORE DEL REDDITO CIVILISTICO e quindi il debito
tributario effettivo è maggiore di quello emergente applicando il principio della competenza economica.
L’iscrizione in bilancio delle imposte anticipate e differite costituisce quindi diretta conseguenza dell’applicazione del principio
della competenza economica. In tal modo si colma quella differenza tra le imposte di competenza e quelle correnti.
L’OIC 25 stabilisce che L’ALIQUOTA FISCALE APPLICABILE PER IL CALCOLO DELLE IMPOSTE DIFFERITE E ANTICIPATE È QUELLA IN
VIGORE NELL’ESERCIZIO NEL QUALE LE DIFFERENZE TEMPORANEE SI RIVERSERANNO, previste dalla normativa fiscale vigente alla
data di riferimento del bilancio.
▪ DETERMINAZIONE DELLE IMPOSTE DI COMPETENZA

85
ESEMPI: VARIAZIONI TEMPORANEE
PRIMO CASO: NESSUNA VARIAZIONE FISCALE
La società ha un reddito civilistico ante imposte pari ad euro 100, che coincide con il reddito imponibile.

In questo caso non vi è nessuna variazione (nè temporanea nè permanente), costi e ricavi sono tutti integralmente deducibili e
tassabili) quindi dobbiamo solo fare il 24% di 100 = 24.
Vi è concordanza tra imposte di competenza e imposte correnti per cui non bisogna rilevare fiscalità differita.
La differenza fra 100 e 24 è l’utile distribuibile = 76.

SECONDO CASO: SOLO VARIAZIONI PERMANENTI


La società ha un reddito civilistico ante imposte pari ad euro 100. A questo risultato hanno contribuito multe per €10 che non
sono fiscalmente deducibili, nemmeno in futuro.

In questo caso abbiamo una variazione permanente (la multa).


NB: le voci di costo sono in aumento
Vi è concordanza tra imposte di competenza e imposte correnti per cui non bisogna rilevare fiscalità differita.
Non ci sono variazioni temporanee quindi RAI = RI
L’utile distribuibile sarà pari a 100 – 26,40 = 83.60

86
TERZO CASO: VARIAZIONI TEMPORANEE – IMPOSTE DIFFERITE
ESERCIZIO n
Si supponga che nell’anno n:
- l’impresa abbia registrato un reddito ante imposte pari ad €8.000;
- abbia contribuito al reddito di cui al punto precedente una plusvalenza pari ad €600 realizzata tramite la vendita di un
impianto in uso da oltre 3 anni;
- la società scelga di ripartire la plusvalenza in 3 esercizi; nel CE infatti la plusvalenza partecipa per l’intero ammontare, ma
fiscalmente si può optare per un frazionamento in quote costanti per un periodo massimo di 5 esercizi.
SOLUZIONE
NB: ‘impianto in uso sa oltre 3 anni’ -> se non specifica data del possesso del bene non possiamo rateizzare.
▫ Ci sono variazioni permanenti? No, quindi abbiamo il RAI*=RAI.
▫ Ci sono variazioni temporanee? Si.
Procediamo alla disamina delle variazioni temporanee:
- la plusvalenza ha pesato sul risultato economico per la sua totalità (€600);
- fiscalmente posso ripartire tale provento in max 5 esercizi e ne scelgo 3;
La variazione è temporanea DIFFERITA perché in questo esercizio riduco le imposte correnti ma nei successivi le aumenterò
fino a compensare la prima variazione in diminuzione.
600 : 3 = 200 (devo far concorrere all’esercizio corrente solo la quota di questo esercizio, i restanti 400 vanno rinviati ad
esercizi successivi)
QUINDI variazione in RIDUZIONE per 400 -> RI = 8.000 - 400
Differenza fra imposte di competenza e imposte correnti = imposte differite 96

Vi è una differenza tra imposte di competenza e imposte correnti per cui bisogna rilevare fiscalità differita.
In questo caso si ha un differimento di imposte perché RAI* > RI.
Al 31/12/ n viene rilevato l’IRES per imposte correnti e differite:

87
RIASSORBIMENTO NEGLI ESERCIZI SUCCESSIVI
ESERCIZIO n+1
Si supponga che nell’anno n+1 l’impresa abbia registrato un reddito ante imposte di €4.000. Fiscalmente dobbiamo solo
considerare la variazione derivante dalla plusvalenza rateizzata lo scorso esercizio (anno n).
SOLUZIONE

Nell’esercizio n abbiamo stornato quota di altri esercizi, ora dobbiamo quindi imputare quota del 2020 rinviata nel 2021
4.000 + 200 (quota dell’anno)
La differenza tra imposte di competenza e imposte correnti deriva dalle imposte differite che abbiamo rilevato nell’anno n e che
adesso si stanno riassorbendo.
Al 31/12/n+1 viene rilevato l’IRES per imposte correnti e differite:

ESERCIZIO n+2
Supponendo che nell’anno n+2 l’impresa abbia registrato un reddito ante imposte pari ad €5.000; in assenza di altre differenze
temporanee, vi sarebbe l’integrale riassorbimento del differimento di tassazione:
SOLUZIONE

Anche in questo caso imputo i 200.


Si chiude il fondo imposte differite.

88
QUARTO CASO: VARIAZIONI TEMPORANEE – IMPOSTE ANTICIPATE
ESERCIZIO n
La Visco srl presenta la seguente situazione al 31 dicembre dell’anno n.

Si supponga che in tale esercizio i compensi, pari ad euro 400, non siano ancora stati corrisposti agli amministratori.
Per il fisco i compensi agli amministratori sono, pertanto, indeducibili nell’anno n. Fiscalmente saranno deducibili nell’anno in cui
saranno pagati.
SOLUZIONE
(Se imputo un compenso ma non l’ho pagato, non può essere considerato in deducibilità, lo considererò solo quando pagherò il
compenso. Dato che per morivi civilistici non posso non considerarle in esercizio di competenza, anticipo le imposte e poi le
storno in esercizio in cui si verifica, ovvero quando pago compenso).
▫ Ci sono variazioni permanenti? No, quindi abbiamo il RAI*=RAI.
▫ Ci sono variazioni temporanee? si
Procediamo adesso alla disamina delle variazioni temporanee:
- i compensi agli amministratori hanno pesato sul risultato economico per la totalità (euro 400);
- fiscalmente non sono deducibili nell’anno n, ma solo nell’esercizio in cui saranno pagati;
- Devo stornare un costo, quindi è una variazione in aumento.
Questo comporta che occorre sommare al RAI* l’importo fiscalmente non riconosciuto (+400);
la variazione è temporanea perché in questo esercizio aumento le imposte correnti ma nei successivi ci sarà la riduzione per
effetto del riconoscimento della deducibilità di un costo imputato nel bilancio dell’anno n che compenserà la prima variazione in
aumento.

Vi è una differenza tra imposte di competenza e imposte correnti per cui bisogna rilevare fiscalità differita.
Le imposte anticipate corrispondono alla parte di imposte correnti che eccede quelle di competenza
(RAI* < RI). Quindi in CE si devono riportare con il segno più, trattandosi di rettificare le imposte correnti.
Al 31/12/ n viene rilevato l’IRES per imposte correnti e anticipate:

89
ESERCIZIO n+1
La Visco srl presenta al 31 dicembre dell’anno n+1 la seguente situazione:

Si supponga che in tale esercizio siano stati corrisposti agli amministratori sia i compensi relativi all’anno n sia quelli dell’anno in
corso, n+1, Entrambi gli importi, pari ad €400. per il fisco sono deducibili in tale anno.
Non vi sono altre variazioni da considerare oltre a quella relativa ai compensi agli amministratori.
SOLUZIONE

Nell’esercizio n+1 non si pagano imposte per euro 96, benché di competenza, perché già versate in anticipo nell’esercizio
precedente (anno n).
2.800 - 400 (devo rilevare il costo che avevo congelato)
Al 31/12/ n+1 viene rilevato l’IRES per imposte correnti e anticipate

▪ Riepilogando, in assenza di altre differenze temporanee, nell’anno n+1 vi sarebbe l’integrale riassorbimento dell’anticipo della
tassazione:

90
IL VERSAMENTO DELL’IRES
L’IRES dovuta, essendo un’imposta sul reddito, può essere calcolata solo quando si conosce il reddito.
Il saldo deve essere versato entro il giorno 16 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta.
Le norme prevedono anche l’obbligo di versare 2 ACCONTI per IRES e IRAP, salvo che il versamento da effettuare alla scadenza
della prima rata non superi euro 103.
L’importo totale dell’acconto è pari (generalmente) al 100% dell’imposta liquidata l’anno precedente.
▫ Il 1°acconto è pari al 40% dell’acconto totale e deve essere versato all’Erario entro il termine di versamento del saldo.
▫ Il 2°acconto è pari al 60% dell’acconto totale e deve essere versato entro l’11°mese dell’esercizio (settembre).
ESEMPIO
La TPS srl ha un esercizio coincidente con l’anno solare ed ha liquidato nell’anno n-1 IRES pari ad €1.500:
- nel corso dell’anno n versa il 1°ed il 2°acconto nei termini previsti;
- al 31/12/n rileva l’IRES dovuto pari ad €2.300;
- nel corso dell’anno n+1 versa il saldo IRES dell’anno n ed il 1°acconto dell’IRES relativa all’anno n+1.
Si effettuino le rilevazioni a libro giornale relative ai fenomeni predetti.
SOLUZIONE
Gli acconti versati nell’anno n-1 erano pari ad euro 1.500; pertanto, considerando le due rate in base alle percentuali, avremo:

A fine anno si determinano le imposte dovute sul reddito dell’esercizio e dalla differenza fra le imposte così calcolate e gli acconti già versati si
calcola il saldo che deve essere versato all’Erario.

Entro il 16 del 6°mese successivo alla chiusura dell’esercizio, si verserà il saldo ed il 1° acconto (40% di € 2.300). Le imposte dovute a saldo =
2.300 – 1.500 = 800.

PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IAS 12


Nella tabella sottostante è riportato un confronto tra la disciplina nazionale e quella internazionale.

91
ESERCIZI
pt.2

92
ESERCIZI: TITOLI DI DEBITO
ESERCIZIO 1
La società Verde S.p.A. nel corso dell’anno 2019 ha compra-venduto BTP a 10 anni con scadenza al 31/12/2023 per investire la
propria liquidità eccedente.
I movimenti sono riportati nella tabella seguente:

Si noti che il prezzo medio unitario registrato sui mercati tra la fine dell’esercizio 2019 e l’inizio dell’esercizio 2020 si era
stabilizzato su € 0,98.
Si calcoli il valore delle rimanenze da iscrivere in bilancio utilizzando come criteri di valutazione il Costo Medio Ponderato, il LIFO
di periodo, il FIFO, illustrando, in base ai dati disponibili, se i titoli saranno iscritti al valore di costo – ipotizzando che la società
prescelga il metodo FIFO – o al valore di mercato.
SOLUZIONE

Le rimanenze sono iscritte in bilancio al valore di costo calcolato con il metodo FIFO, pari a 54.160, in quanto inferiore a quello di
mercato, pari a 54.880.

93
ESERCIZI: PARTECIPAZIONI
ESERCIZIO 1: metodo del costo rettificato
In data 1/1/2018 la società Gamma S.p.A. acquista una partecipazione del 100% nel capitale della società Teta S.p.A., sua usuale
fornitrice di materie prime.  Il prezzo concordato per l’acquisto dell’intero capitale è pari a €55.500.
Nel corso dell’esercizio 2018 si sono verificati, tra gli altri, i seguenti accadimenti:
- la società Teta ha distribuito dividendi, a valere sull’utile dell’esercizio 2017, per 2.000;
- la società Teta ha realizzato un utile netto di 5.000.
Nel corso dell’esercizio 2019 si sono verificati, tra gli altri, i seguenti accadimenti:
- la società Teta ha realizzato un utile netto di 1.000;
- la società Teta ha venduto le partecipazioni che aveva in portafoglio per 500;
- la società Teta ha proceduto ad una riduzione del capitale con rimborso ai soci per 5.000.
Sulla base delle informazioni e dei dati sopra riportati si proceda alla valutazione della partecipazione alla data del 31/12/2018 e
del 31/12/2019 sulla base del costo rettificato
SOLUZIONE
Gli accadimenti relativi al 2018 non hanno influenza sul
valore della partecipazione, quindi il valore della
partecipazione resta uguale al prezzo pagato pari a
55.500.
L’unico accadimento che influenza il valore della
partecipazione nel 2019 è la riduzione di capitale
sociale per 5.000, perché impatta sulla consistenza del
patrimonio netto aziendale della partecipata e dunque
ha un effetto diretto sul valore della partecipazione,
quindi il valore della partecipazione risulta pari a
50.500.

ESERCIZIO 2: metodo del costo rettificato


In data 1/1/2019 la società Alfa S.p.A. acquista una partecipazione del 75% nel capitale della società Beta S.p.A.
Il prezzo concordato per l’acquisto dell’intero capitale acquisito è pari a €78.500.
Nel corso dell’esercizio 2019 si sono verificati, tra gli altri, i seguenti accadimenti:
- la società Beta ha distribuito dividendi, a valere sull’utile dell’esercizio 2018, per 8.000;
- la società Beta ha deliberato un aumento di capitale sociale per 20.000, integralmente sottoscritto da Alfa per la quota di
pertinenza, di cui per 15.000 mediante versamento in denaro e il residuo mediante trasferimento di riserve a capitale
sociale;
- la società Beta ha realizzato un utile netto di 5.000;
- la società Beta ha venduto i titoli che aveva in portafoglio per 10.000.
Sulla base delle informazioni e dei dati sopra riportati si proceda alla valutazione della partecipazione alla data del 31/12/2019
sulla base del costo rettificato.
SOLUZIONE
L’unica operazione rilevante ai fini dell’applicazione del metodo del costo rettificato è l’aumento di capitale (NB: l’incremento
che va ad incidere sulla valorizzazione della partecipazione della controllata è quello che viene liberato con versamento di
denaro, immissione di liquidità).
Ai fini della valutazione della partecipazione deve essere considerato esclusivamente l’aumento a pagamento; l’aumento
gratuito, infatti, non produce nessun effetto sul patrimonio netto finale (NB: si tratta infatti di un passaggio da riserve a capitale
senza variazioni sull’ammontare complessivo del patrimonio netto perché le riserve sono già contenute nel patrimonio netto, si
tratta di una mera permutazione finanziaria e la consistenza del PN non varia).

VALORE FINALE DELLA PARTECIPAZIONE =


VALORE DELLA PARTECIPAZIONE 78.500
+ AUMENTO DEL CAPITALE DI MIA SPETTANZA
11.250 (HO IL 65% DELLE QUOTE)

94
ESERCIZIO 3: metodo del patrimonio netto
In data 1/1/19 la ALFA S.p.A. acquista una partecipazione pari al 80% del capitale di BETA S.p.A. al costo di 400:
- il valore netto contabile del patrimonio netto di BETA è pari a 375;
- nell’esercizio 2009 Beta ha realizzato un utile netto di 30;
- l’utile conseguito al 31/12/19 non è ancora stato distribuito;
- si ipotizzi una fiscalità pari al 30% (Ires + Irap)
Si determini il valore della partecipazione di Alfa in Beta iscritta nel bilancio.
SOLUZIONE
▪ ISCRIZIONE INIZIALE DELLA PARTECIPAZIONE
[NB: ho pagato 400€ l’80% del capitale di Beta (non significa che il valore del capitale di beta è 4000, dobbiamo riproporzionare
a 100 il valore del prezzo pagato].
Calcoliamo l’80% del patrimonio netto contabile di competenza di ALFA, pari a 375 x 80% = 300.
(Quindi ho pagato 400€ un valore di patrimonio netto di beta di 300€)
Possiamo adesso determinare il maggior valore pagato per acquisire l’80% del capitale di BETA: 400 - 300 = 100
(Maggior valore = prezzo pagato - valore contabile)
Effettuiamo la scomposizione del valore della partecipazione tra gli asset della società controllata al fine di giustificare
economicamente il maggior costo pagato per l’acquisto di BETA rispetto al valore del patrimonio netto contabile.
Calcolo l’effetto fiscale unicamente su immobilizzazioni e impianti (effetto fiscale pari a 24 che poi attribuisco interamente al
valore di avviamento per bilanciare il valore)
La vita utile stimata (in traccia) è di 20 anni per le immobilizzazioni, 10 anni per impianti e avviamento.

▪ TRATTAMENTO CONTABILE DELLE DIFFERENZE EMERSE IN SEDE DI ACQUISTO DELLA PARTECIPAZIONE


Quindi calcoliamo l’ammortamento: i 35 si ammortizzano in 20 anni, i 21 e i 44 in 10 anni.
Dobbiamo rettificare il valore della partecipazione di 8,2 (incidenza annuale dell’ammortamento calcolato sui plusvalori netti
derivanti dal maggior prezzo pagato per l’acquisto della partecipazione)

▪ CONTABILIZZAZIONE DEL RISULTATO DI ESERCIZIO RETTIFICATO DELLA PARTECIPATA


Pertanto il valore della partecipazione in Beta al 31/12/19 è il seguente:

VALORE INIZIALE PARTECIPAZIONE


+ RISULTATO DI ESERCIZIO DI SPETTANZA (80% di 30)
– DIFFERENZE EMERSE IN SEDE DI ACQUISTO DELLA
PARTECIPAZIONE

[NB: Nelle rettifiche nel metodo del PN CONSIDERO L’UTILE DI ESERCIZIO NON DISTRIBUITO, mentre nel metodo del costo
rettificato NON LO CONSIDERO perché il secondo è un metodo statico, in cui fotografiamo il valore ad una determinata data;
mentre il primo è dinamico, misura le variazioni del PN in maniera concomitante (questo utile non è distribuito quindi può
rimane nel PN sotto la voce ‘utili di esercizi precedenti’, ad incremento del PN aziendale della controllata) quindi devo tener
conto del risultato di esercizio conseguito dalla partecipata NON distribuito].

95
ESERCIZIO 4: metodo del patrimonio netto
Sulla base delle informazioni dell’esercizio precedente, ipotizziamo che nel 2019 BETA abbia anche distribuito dividendi per 15.
Si determini il valore della partecipazione in BETA iscritta nel bilancio al 31/12/19 secondo il metodo del PN.
SOLUZIONE
Al valore della partecipazione rettificato (€415,8) come calcolato nel precedente esercizio deve aggiungersi la rettifica relativa ai
dividendi distribuiti dalla controllata alla controllante.
Avendo distribuito ulteriori dividendi, si è andato a ridurre il valore di PN della partecipata e ne dobbiamo tener conto per la
quota di spettanza della società Alfa (80%) -> 80% di 15 = 12
VALORE INIZIALE PARTECIPAZIONE
+ RISULTATO DI ESERCIZIO DI SPETTANZA (80% di 30)
– DIFFERENZE EMERSE IN SEDE DI ACQUISTO DELLA
PARTECIPAZIONE
– DIVIDENDI PRO QUOTA (80% di 15)

NB:
LOGICA PER CAPIRE SE OPERAZIONE IMPATTA AI FINI DELLA DETERMINAZIONE DEL VALORE DELLA PARTECIPAZIONE
SECONDO IL METODO DEL PN: LA VARIAZIONE COMPORTA UNA USCITA/ENTRATA DI NUOVA LIQUIDITÀ ALL’INTERNO
DELL’AZIENDA?
(es. se faccio un aumento gratuito attraverso un giroconto di riserva a capitale sociale, questo non comporta l’ingresso di nuova
liquidità, dunque non rileva ai fini della rilevazione del valore della partecipazione ≠ se faccio un aumento a titolo oneroso di
capitale sociale che comporta il versamento da parte dei soci di un ulteriore apporto finanziario, che quindi genera un
incremento del PN della mia controllata, rileva ai fini della rilevazione del valore della partecipazione perché entra liquidità da
parte di economie terze).
Devo anche tener conto delle DIFFERENZE EMERSE IN SEDE DI ACQUISTO DELLA PARTECIPAZIONE TRA IL PREZZO PAGATO E IL
VALORE CONTABILE DI QUELLA PARTECIPAZIONE, sotto forma di plusvalori ridistribuiti SUI QUALI VA CALCOLATO IL TAX RATE
(effetto fiscale) ed un EVENTUALE AMMORTAMENTO (e quindi rettifica da apportare al valore della partecipazione).

96
ESERCIZIO 5: svalutazione delle partecipazioni
La società Omega S.p.A. ha acquistato nel 2017 una partecipazione del 60% per un importo pari a €32.000 nella società Sigma
S.p.A., attiva nel settore dell’editoria. Il valore del patrimonio netto contabile di Sigma S.p.A. al 31/12/2018 è pari a €50.000. La
società Sigma ha subito nel 2019 perdite per €10.000, pertanto al 31/12/2019 il valore del patrimonio netto contabile è pari a
€40.000.
Determinare se nel 2019 si configura una perdita di valore della partecipazione di Omega in Sigma e se, nelle varie circostanze
descritte, essa può considerarsi durevole o meno; se essa è durevole, determinarne l’importo da iscrivere in bilancio.
1. La società Sigma ha conseguito per la prima volta negli ultimi 5 anni una perdita di esercizio in quanto il mercato si è evoluto
verso nuove tecnologie (e-reader) alle quali tuttavia la società sta già facendo fronte sostenendo dei costi di investimento in
nuove tecnologie. Gli amministratori, come risulta anche dai piani economico-finanziari hanno ragione di ritenere che la
situazione evolverà positivamente nei prossimi due anni
2. La società Sigma ha subito i contraccolpi negativi dell’ingresso nel mercato di un nuovo concorrente specializzato in e-
reader che ha velocemente conquistato le quote di mercato. Sigma ha iniziato un piano di investimenti per modificare le
proprie tecnologie, tuttavia la struttura dei costi fissi è piuttosto pesante a causa del numero di dipendenti e macchinari
necessari alla produzione di volumi stampati e i cui contratti non sono recidibili in tempi brevi; ciò a fronte di ricavi in forte
decrescita. I piani economico-finanziari, pur essendo ottimisti, considerano che in tale contesto le perdite, o utili marginali,
si protrarranno ancora per qualche anno, sperando che l’evoluzione tecnologica dirotti su altri fronti nel breve termine.
3. La società Sigma S.p.A. ha reagito prontamente all’evoluzione tecnologica mettendo in atto piani di recupero e
investimento; tuttavia, a causa di investimenti errati in derivati, la Società si è trovata in un grave momento di tensione
finanziaria; le banche e i soci non sono disposti nel breve termine a finanziare la Società.
SOLUZIONE
Bisogna valutare se ciascuna perdita è durevole o meno e, se durevole, procedere alla svalutazione.
(NB: la perdita diventa durevole non solo per motivi temporali ma anche in caso in cui l’organo amministrativo non sia in grado
di dimostrare che abbia la capacità di invertire il trend economico negativo; si svaluta per MASSIMO IL COSTO)
Soluzioni per le varie circostanze ipotizzate:
1. Le circostanze descritte (perdita temporanea, reazione positiva all’obsolescenza tecnologica, piani economico-finanziari
concreti e di breve attuazione) portano a concludere che la perdita non è durevole e quindi la partecipazione non deve
essere svalutata.
2. Le circostanze descritte (concorrenti aggressivi, struttura dei costi fissi elevata con ricavi in discesa, piani economico-
finanziari non di breve attuazione) portano a concludere che la perdita è durevole e quindi la partecipazione deve essere
svalutata per almeno €8.000, determinati come segue:
Perdita di valore = 32.000 - (40.000 x 60%) = 8.000
3. Le circostanze descritte (grave tensione finanziaria che ostacola la ripresa dall’obsolescenza tecnologica) portano a
concludere che la perdita è durevole e quindi la partecipazione deve essere svalutata, come nel punto precedente, per
almeno €8.000.

97
ESERCIZI: VALUTAZIONE DEI RICAVI E DERI CREDITI
ESERCIZIO 1 – LA SVALUTAZIONE DEI CREDITI
Nel corso dell’esercizio 2019 fallisce un nostro cliente verso cui vantiamo un credito di €1.000.
Il credito di €1.000 verso il cliente fallito, in seguito ad una comunicazione del curatore, si ritiene possa essere incassato per ¼;
occorrerà quindi svalutare tale credito per €750 (=1.000* ¾).
Per gli altri crediti l’esperienza fa presumere che avremo perdite pari ad uno 0,5% del totale portafoglio crediti commerciali. Alla
fine dell’anno, oltre al cliente fallito, i crediti ammontano a €25.000, per cui devono essere svalutati per €125.
Si rilevino le scritture contabili, a libro giornale, di fine esercizio
SOLUZIONE

Contabilmente avremo una svalutazione crediti e, in contropartita, la costituzione o l’incremento di una posta passiva (a rettifica
dei crediti iscritti nell’attivo) denominata fondo svalutazione crediti (Variazione numeraria presunta).

ESERCIZIO 2 – LA SVALUTAZIONE DEI CREDITI


La società ALFA spa chiude l’esercizio 2018 stanziando un fondo svalutazione crediti pari ad €20.000, determinato secondo una
metodologia forfettaria applicando una percentuale del 10%. Tale fondo rettifica il valore totale dei crediti iscritto in bilancio al
termine del medesimo esercizio pari ad €200.000.
Nel corso dell’esercizio 2019 gli amministratori di Alfa spa riscontrano quanto segue:
il 25/05/2019 un credito pari ad €20.000, sorto nell’esercizio 2018, viene giudicato inesigibile per il 20% del suo ammontare;
il 25/06/2019 un credito sorto nel corso dell’esercizio 2019 pari ad €2.000 viene stralciato in quanto si riscontrano probabilità
nulle di recupero dello stesso.
Si proceda a redigere le scritture contabili libro giornale relative all’anno 2019.
SOLUZIONE

ESERCIZIO 3 – LA SVALUTAZIONE DEI CREDITI


Alla chiusura dell’esercizio 2018, la Alfa spa registra un saldo del conto «fondo svalutazione crediti» pari ad €50.000, che va a
rettificare i crediti verso clienti iscritti in bilancio pari ad €300.000.
Al termine dell’esercizio successivo, tutti i crediti presenti in bilancio vengono integralmente incassati, ad eccezione di un credito
sorto nell’esercizio 2018. Tale credito, pari ad €40.000, viene stralciato in ragione del 90% del suo ammontare.
Si proceda a redigere le scritture a libro giornale relative agli accadimenti intercorsi nell’esercizio 2019.
SOLUZIONE

A fine esercizio, il fondo svalutazione crediti sarà pari a zero, in quanto, a seguito dell’incasso di tutti i crediti viene meno il
presupposto di esistenza del fondo che dovrà essere di conseguenza stornato. In contropartita, deve evidenziarsi un
componente positivo di reddito da classificarsi nella voce A5 del CE.

98
ESERCIZIO 4 – I CREDITI
La cessione pro-soluto
Si effettuino le rilevazioni in partita doppia a libro giornale dei seguenti accadimenti gestionali.
In data 14/01 la società GAMMA SRL cede con clausola pro-soluto crediti per €150.000 scadenti a 3 mesi.
In pari data la società Gamma S.r.l. incassa il finanziamento ottenuto dalla società di factoring, dal quale è scomputato
l’addebito di interessi per €13.500 e di commissioni per €3.000.
SOLUZIONE

La cessione pro-solvendo
Si effettuino le rilevazioni in partita doppia a libro giornale dei seguenti accadimenti gestionali.
In data 05/05 la società GAMMA srl stipula un contratto di factoring per la cessione pro-solvendo di crediti pari a €10.000
scadenti a 4 mesi.
La società di factoring le accredita l’80% del valore nominale dei crediti ceduti, dal quale è scomputato l’addebito di commissioni
per €200 e di interessi per €900.
In data 05/09 il debitore principale non adempie alla propria obbligazione e il credito resta insoluto. La società di factoring,
pertanto, si rivale sulla cedente GAMMA srl chiedendo la restituzione di quanto già accreditato.
SOLUZIONE

99
ESERCIZIO 6: I CREDITI - criterio del costo ammortizzato

(ABBIAMO: Dilazione temporale superiore a 12 mesi, ipotesi di interessi non espliciti e tasso di mercato nettamente superiore)
Il criterio del costo ammortizzato si applica a crediti e debiti che hanno durata oltre 12 mesi (fattore temporale incide sul valore
del credito o debito).
Devo applicare criterio costo ammortizzato per allineare il valore ad oggi:
• Calcolo il valore attuale del flussi futuri utilizzando il tasso di mercato (NB: utilizzo il tasso di mercato perché il tasso di
interesse effettivo è significativamente più basso del tasso di mercato 3% > 0), aggiungendo i costi di transazione (in questo
t
caso 0) -> CA iniziale * (1+EIR)
• Il valore attualizzato è inferiore -> la differenza è la componente che sconto per effetto della dilazione.

100
ESERCIZI: VALUTAZIONE DEI DEBITI
ESERCIZIO 1 – La rilevazione di un debito finanziario
In data 3-ott-19 la Beta S.p.A. stipula un finanziamento passivo a 3 anni di €150.000 con rate semestrali di €27.693 e un tasso del
6%, pagando delle spese di istruttoria pari al 1,5% dell’erogato.
Determinare il valore di iscrizione iniziale del finanziamento ricevuto, il relativo tasso interno di rendimento e i valori da rilevare
nelle scritture contabili di fine esercizio.
SOLUZIONE
Finanziamento
Nominale 150.000 Nota
Tasso 6,000% Il metodo del costo ammortizzato prevede che il calcolo degli interessi sia
Rata 27.693
effettuato utilizzando il regime composto secondo la formula:
Spese di istruttoria
1,500% t
EIR 7,034% CA iniziale * (1+EIR)^

Calcolo dell'EIR Piano di ammortamento contrattuale Piano di ammortamento contabile


Data Flusso VA Deb iniz. Interessi Capitale Deb fin. CA iniz Interessi Capitale Flussi CA fin
Erogazione 3-ott-19 147.750 147.750
Bilancio 31-dic-19 147.750 2.469 150.219
1^ Rata 3-apr-20 (27.693) (26.765) 150.000 4.512 23.181 126.819 147.750 5.122 22.571 (27.693) 125.179
2^ Rata 3-ott-20 (27.693) (25.868) 126.819 3.815 23.878 102.941 125.179 4.340 23.353 (27.693) 101.826
3^ Rata 3-apr-21 (27.693) (25.006) 102.941 3.080 24.613 78.328 101.826 3.511 24.182 (27.693) 77.644
4^ Rata 3-ott-21 (27.693) (24.168) 78.328 2.356 25.337 52.992 77.644 2.692 25.001 (27.693) 52.643
5^ Rata 3-apr-22 (27.693) (23.363) 52.992 1.585 26.108 26.884 52.643 1.815 25.878 (27.693) 26.765
6^ rata 3-ott-22 (27.693) (22.580) 26.884 809 26.884 - 26.765 928 26.765 (27.693) -
VAN -

Il valore di iscrizione iniziale è pari all’ammontare ricevuto al netto delle commissioni da pagare
150.000*(1-1,5%) = €147.500, il tasso d'interesse effettivo è determinato nello 7,034% e il valore del costo ammortizzato al 31-
dic-19 è pari a €150.219
Le rilevazioni contabili da effettuare nell’esercizio 2019 sono le seguenti:

101
ESERCIZI: OPERAZIONI IN MONETA ESTERA
ESERCIZIO 1
In data 30 marzo 2020, nel preparare il bilancio chiuso al 31/12/2019, il responsabile amministrativo della società Beta S.p.A.
dispone delle seguenti informazioni relative alla valutazione delle operazioni in valuta estera:
1) Debito pluriennale in valuta (dollari) contratto il 27/11/2019

2) Credito a breve in valuta (GBP) sorto in data 6/12/2019

3) Il credito in valuta (GBP) è riscosso in data 3/3/2020

SOLUZIONE
1) Il debito in USD (monetario) deve essere valutato al tasso di cambio alla data di chiusura del bilancio, quindi pari a 0,89184,
generando una differenza presunta positiva su cambi (utile presunto deve essere iscritto in riserva non distribuibile):

2) Il credito in GBP (monetario) deve essere valutato al tasso di cambio alla data di chiusura del bilancio, quindi pari a 1,18122,
generando una differenza presunta positiva su cambi.

3) Alla data della riscossione, il credito in GBP deve essere valutato al tasso di cambio corrente del giorno 3/3/2020, pari a
1,14667 generando una differenza negativa realizzata su cambi.

Nel bilancio 2019 saranno, dunque, iscritti:


▫ Conto Economico
- Utile presunto su cambi: €842,50
- Perdita presunta su cambi: €103,52
Tale situazione genera un utile presunto su cambi – ammesso che non vi siano altri effetti – di €738,98 da destinare, a
concorrenza dell’utile netto della società, ad una riserva non distribuibile a fronte di utili su cambi non realizzati.
▫ Stato Patrimoniale
- Crediti vs / clienti esigibili entro l’esercizio successivo: €18.899,52
- Debiti vs / fornitori esigibili entro l’esercizio successivo: €44.592,00
▫ Nel conto economico al 31/12/2020 sarà dunque iscritta:
- Perdita realizzata su cambi: €552,80

ESERCIZIO 2
La società Alfa S.p.A. ha conseguito nel 2019 a seguito di operazioni di vendita di merci ad un cliente americano un utile netto
non realizzato su cambi pari a 70. Il risultato dell’esercizio 2019 è pari a 100; l’utile è in parte destinato a riserva legale ai sensi di
legge.
Si proceda alla destinazione del risultato dell’esercizio 2019 considerando che l’eventuale parte distribuibile viene accantonata a
riserva straordinaria.
SOLUZIONE

102
ESERCIZI: I FONDI PER RISCHI ED ONERI
ESERCIZIO 1
La società Rosa SpA, a seguito di alcune verifiche, ha ricevuto un avviso di accertamento da parte della Guardia di Finanza nel
quale sono riscontrate alcune irregolarità nel pagamento delle imposte Ires e Iva, a fronte delle quali si prevede di subire delle
sanzioni (la previsione si quantifica in un importo pari a €200 mila).
La società Rosa SpA ha prontamente consultato il proprio fiscalista il quale ritiene, sulla base degli elementi indicati, che la
pretesa sia fondata per circa €170 mila, mentre per gli altri €30 mila ritiene vi sia stato un errore della Guardia di Finanzia
facilmente dimostrabile con la documentazione in possesso e la normativa di riferimento.
Si descriva il corretto comportamento della Società nel caso descritto.
SOLUZIONE
Il costo relativo a queste sanzioni non è certo né nell'ammontare, né nell'esistenza; tuttavia è probabile la sua manifestazione
futura; in particolare, a seguito del parere del fiscalista la probabilità è circoscritta a €170 mila.
Per prudenza e per competenza è, dunque, necessario tenere conto di tale onere nel calcolo del reddito dell'esercizio in corso.
La società Rosa S.p.A. deve quindi accantonare un fondo imposte per contenzioso tributario per (almeno) €170 mila, al fine di
fronteggiare l'onere di futura manifestazione.

ESERCIZIO 2
La società Blu Chiaro S.p.A., che produce apparecchi industriali, nel corso dell’esercizio 2019 ha venduto ai suoi clienti 1.500
apparecchi per €5.500 ciascuno offrendo la garanzia di riparazione nel caso in cui si fossero manifestati guasti entro 12 mesi
dalla vendita. Alla fine del 2019, la Blu Chiaro S.p.A. stima che l’intervento in garanzia sarà necessario, sulla base dell’esperienza
passata e di analisi comparative di settore, per il 6% dei prodotti. Il costo stimato per gli interventi in garanzia è di €950 per
apparecchio.
Si descriva il corretto comportamento della Società nel caso descritto.
SOLUZIONE
Poiché la garanzia è un servizio accessorio che all’atto della vendita ha contribuito al conseguimento dei ricavi, i relativi costi
competono allo stesso esercizio a cui sono attribuiti i ricavi. Pertanto, la società Blu Chiaro S.p.A. deve stanziare un fondo
garanzia prodotti per €85.500.
1.500 apparecchi * 6% = 90 (numero apparecchi per cui è stimata la richiesta di garanzia)
90 * €950 = €85.500 (costo complessivo stimato di garanzia per il 2019)

ESERCIZIO 3
Nel corso dell’esercizio 2019 la società Nera S.p.A. è stata citata per danni da un proprio agente che ha chiesto un risarcimento
danni di €4.000 per inadempimento delle condizioni contrattuali. Il legale della Società, a seguito di esame della fattispecie e di
casistiche simili, ritiene che la sentenza sarà a nostro sfavore ma reputa che il risarcimento stabilito dal Giudice sarà al massimo
di €2.500. Le spese di giudizio possono invece essere stimate in €600.
Si descriva il corretto comportamento della Società nel caso descritto.
SOLUZIONE
La Società reputa che poiché sulla base degli elementi descritti la passività è probabile e potrebbe comportare perdite
potenziale, e la data e l’ammontare sono indeterminati, è necessario iscrivere un accantonamento a fondo rischi per
risarcimento danni per €2.500 (somma considerata probabile dal legale, mentre la restante parte è stata considerata possibile e
quindi se ne può dare informativa in Nota Integrativa). Inoltre, la Società deve altresì accantonate le spese attese di giudizio pari
a €600.
L’accantonamento a fondo rischi per risarcimento danni da iscrivere nel bilancio al 31 dicembre 2019 è complessivamente pari a
€3.100.

103
ESERCIZI: LE IMPOSTE SUL REDDITO
ESERCIZIO 1
Determinare per gli esercizi di riferimento (2017, 2018 e 2019) il risultato di esercizio, in presenza di un utile ante imposte
rispettivamente pari a €27.000, €58.000 e €24.000, le imposte di competenza e le imposte correnti (aliquota fiscale del 30%),
individuando le eventuali imposte differite e anticipate e i loro riassorbimenti e sapendo che:
• tra i costi del 2017 sono compresi una multa per €200 e costi per compensi agli amministratori per €4.000 non ancora
pagati; questi saranno pagati per €2.000 nell’anno 2018 e per €2.000 nell’anno 2019;
• tra i ricavi del 2017 è compresa una plusvalenza pari a €9.000, realizzata nel corso del 2017 e derivante dalla vendita di un
macchinario detenuto da 5 anni e che si sceglie di rateizzare fiscalmente in 3 anni.
SOLUZIONE

(NB: l’aliquota fiscale è 24% ma nell’esercizio ci mette 30% per semplicità)


PER CIASCUN ESERCIZIO, DOBBIAMO PORCI DUE DOMANDE:
1. CI SONO VARIAZIONI PERMANENTI?
2. CI SONO VARIAZIONI TEMPORANEE?
▪ ESERCIZIO 2020
▫ Ci sono variazioni permanenti? Si: la multa
▫ Ci sono variazioni temporanee? Si, due:
· una legata al compenso di amministratore di 4000 (va sterilizzato il costo in primo esercizio: operazione in aumento),
· plusvalenza (di cui 3.000 rilevanti in questo esercizio, 6.000 negli esercizi successivi)
- Calcolo imposta di competenza sul RAI*
- Calcolo imposte correnti sul reddito imponibile
- Ho imposte differite (30% plusvalenza)
- Ho imposte anticipate (30% di 4.000 compensi amministratori)
▪ Negli ESERCIZI 2021 e 2022
- la plusvalenza diventa una variazione in aumento perché abbiamo detto che 1/3 di 9.000 era rinviato a esercizi successivi
- 2000 diventa un costo deducibile

104
ESERCIZIO 2
Determinare per gli esercizi di riferimento (2017, 2018 e 2019) il risultato di esercizio, le imposte di competenza e le imposte
correnti (aliquota fiscale del 30%), individuando le eventuali imposte differite e anticipate e i loro riassorbimenti e sapendo che:
• tra i costi del 2017, 2018 e 2019 siano compresi costi per IMU per rispettivamente €300, 250 e 400; inoltre, nel 2018 è stato
effettuato un accantonamento a fondo svalutazione crediti per €1200 e il cliente titolare del relativo credito è fallito nel
2019;
• tra i ricavi del 2017 è compresa una plusvalenza pari a €12.000, realizzata nel corso del 2017 e derivante dalla vendita di un
macchinario detenuto da 5 anni e che si sceglie di rateizzare fiscalmente in 3 anni.
SOLUZIONE

▫ Ci sono variazioni permanenti? Si, l’IMU


▫ Ci sono variazioni temporanee? SI, due:
- la plusvalenza (ripartita in tre esercizi: 4.000 ad esercizio -> in esercizio 1 devo stornare 8.000 e poi recuperarli nei due
anni successivi)
- l’accantonamento (che va imputato solo quando è certo -> nel 2021 lo imputo e lo storno in 2022)

ESERCIZIO 3
Determinare per gli esercizi di riferimento (2017, 2018 e 2019) il risultato di esercizio, le imposte di competenza e le imposte
correnti (aliquota fiscale del 30%), individuando le eventuali imposte differite e anticipate e i loro riassorbimenti e sapendo che:
• tra i costi del 2017 sia compresa una multa per €200, tra i costi del 2018 siano compensi agli amministratori per €6.000 non
ancora pagati (questi saranno pagati nell’anno 2019) e tra i costi del 2019 siano compresi costi per IMU per €280;
• tra i ricavi del 2017 è compresa una plusvalenza pari a €15.000, realizzata nel corso del 2017 e derivante dalla vendita di un
macchinario detenuto da 5 anni e che si sceglie di rateizzare fiscalmente in 3 anni.
SOLUZIONE

105
ESERCIZIO 4 – calcolo dell’Ires
La società Alfa, al 31/12/2019, ha registrato interessi attivi per €250 e interessi passivi per €350.
Il risultato operativo lordo della gestione caratteristica (ROL) è pari a €150.
Quale ammontare di interessi passivi è possibili dedurre nell’esercizio 2019?
SOLUZIONE

L’ammontare deducibile di interessi passivi è pari a € 295, in quanto:


- 250 di essi sono deducibili perché in concorrenza con gli interessi attivi
- l’altra perché 30% del ROL di 150 = € 45
250 + 45 = 295

ESERCIZIO 5 – calcolo dell’Ires


La società Alfa, al 31/12/2019, ha registrato interessi attivi per €195 e interessi passivi per €300.
Il risultato operativo lordo della gestione caratteristica (ROL) è pari a €350 .
Quale ammontare di interessi passivi è possibili dedurre nell’esercizio 2019?
SOLUZIONE

L’ammontare deducibile di interessi passivi è pari a € 300, in quanto:


- 195 di essi sono deducibili perché in concorrenza con gli interessi attivi
- l’altra perché 30% del ROL di 350 = € 105
195 + 105 = 300

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