2010:
- (Evento n°4) Pensare l'Italia. Cavour
Alla vigilia dei 150 anni dell’Unità, il racconto storico e la visione dell’Italia che ebbero Cavour, Vittorio
Emanuele II e Garibaldi. Cavour, nato suddito di Napoleone per tutta la vita parlò e scrisse in francese meglio
che in italiano. Carlo Alberto lo considerava “un carbonaro impertinente”. Sosteneva che l’Italia nata dal
Risorgimento doveva incarnare i grandi principi della Rivoluzione francese e che gli operai dovevano essere
pagati meglio “per prevenire il socialismo”. Primo ministro per nove anni, terrorizzò i possidenti aumentando le
imposte e investì per modernizzare il paese: durante il suo governo triplicò il PIL, creò dal nulla strade, ferrovie,
canali e banche. Preparò l’unica delle Guerre d’Indipendenza che l’Italia sia riuscita a vincere
- (Evento n° 20) Pensare l’Italia. Vittorio Emanuele II
Alla vigilia dei 150 anni dell’Unità, il racconto storico e la visione dell’Italia che ebbe Vittorio Emanuele II. Salito
al trono dopo la disfatta di Novara, rifiutò di abolire lo Statuto, incoraggiando il governo “a picchiare
egualmente sui rossi come sui neri”. Quando si accorse che con la legge elettorale vigente, per cui votavano
solo i borghesi e non i contadini, vinceva la sinistra, minacciò: “darò il suffragio universale e andrò io stesso a
parlare agli elettori”. Cattolico devoto, non ebbe paura di varare le leggi Siccardi, che eliminavano i privilegi del
clero, e di far arrestare l’arcivescovo di Torino, che aveva invitato i cattolici a disobbedire alla legge. Diventato il
primo re d’Italia, sposò in seconde nozze la sua amante, la “bella Rosina” analfabeta, figlia di un sergente,
scappando appena possibile dal Quirinale per starsene in pantofole con lei.
- (Evento n° 34 ) Pensare l’Italia. Garibaldi
Alla vigilia dei 150 anni dell’Unità, il racconto storico e la visione dell’Italia che ebbe Garibaldi. Ligure, visse
quattro anni a Costantinopoli e diciotto in Sud America, fece il marinaio in Tunisia, il corsaro in Brasile e
l’operaio a New York. Mazziniano, socialista e anticlericale, fu condannato a morte per cospirazione. Ebbe tre
diversi nomi di guerra, “Cleombroto”, “Joseph Pane” e “Borrel”, per sfuggire alla polizia o per arruolarsi in
incognito. E’ l’unico italiano degli ultimi secoli di cui si possa dire tranquillamente che fu un grandissimo
generale. L’Italia, unificata da lui, finse di onorarlo con vie, piazze e monumenti, e ignorò tacitamente tutti i
valori per cui si era battuto; contrariamente a un luogo comune, in questo paese parlar male di Garibaldi è
facilissimo, come dimostra l’odio cieco che si scatena contro di lui sul web.