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Midas Tutorial

Il documento fornisce istruzioni dettagliate su come utilizzare il software MIDAS per la modellazione strutturale, inclusa la gestione dei file, la personalizzazione dell'interfaccia, e le modalità di modellazione. Vengono descritti vari comandi e procedure per definire sezioni, materiali, vincoli, e carichi, oltre a considerazioni su fessurazione e analisi sismiche. Infine, si evidenziano le differenze tra AutoCAD e MIDAS riguardo le unità di misura e la necessità di utilizzare linee per la modellazione.
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Midas Tutorial

Il documento fornisce istruzioni dettagliate su come utilizzare il software MIDAS per la modellazione strutturale, inclusa la gestione dei file, la personalizzazione dell'interfaccia, e le modalità di modellazione. Vengono descritti vari comandi e procedure per definire sezioni, materiali, vincoli, e carichi, oltre a considerazioni su fessurazione e analisi sismiche. Infine, si evidenziano le differenze tra AutoCAD e MIDAS riguardo le unità di misura e la necessità di utilizzare linee per la modellazione.
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MIDAS - COMANDI

LEZIONE 1
Il dominio in cui salviamo i file di Midas è .mgb

Tasto dx sulla barra nera → Customize (per gestire la barra dei comandi rapidi, e interfaccia grafica)

Tasto dx sulla barra nera → Tree Menu (menù ad albero, una sorta di indice che permette all’utente di
controllare quello che sta facendo il programma) posso usare sia il Tree Menù 1 che il 2

Nella sezione menù sono riportati tutti i comandi a disposizione sul Midas

Nella sezione tables sono riportate le tabelle (come quelle del SAP), sono tabelle utilizzabili, posso entrare
nella tabella e scrivere e quindi modellare attraverso queste.

La sezione group può essere utile per una selezione rapida

Nella sezione work abbiamo tutta la parte che noi definiamo.

Abbiamo diversi modi di modellare:

- Andiamo nella categoria Structure (comandi più generici per il controllo della modellazione)
Dobbiamo spuntare la casella se vogliamo convertire il peso proprio degli elementi modellati in massa (in
automatico) e in che direzione deve essere trasformato. Le ultime due spunte sono di tipo grafico e
sostanzialmente fanno sì che l’asse della trave sia allineato con quello del solaio; teniamoli spuntati.

Per la modellazione andiamo nella categoria Node/Element in cui posso direttamente creare nodi dalle
coordinate e stessa cosa per gli elementi.

Altrimenti possiamo importare un file CAD con il rilievo geometrico che mi viene fornito.
DISEGNO 3D IN AUTOCAD:

Rotellina → clicco su Modellazione 3D

Prendiamo il file dwg del rilievo geometrico, questo però presenta delle coordinate non pulite, quindi è
bene prendere le misure e ridisegnare il modello su AutoCAD. Salviamo il modello come file .dxf (ci sono
vari .dxf, scelgo AutoCAD 2018), apro il Midas, importo il file AutoCAD e si apre una finestra:

Si può assegnare a quanto implementato un materiale, una sezione e uno spessore (Matl., Sect., THK), nel
caso fossero già stati definiti; la parte di implementazione può essere suddivisa in Layer, per esempio in
AutoCAD posso disegnare gli elementi con un layer travi e un layer pilastri, o anche diversi layer pilastri (o
travi) a seconda della sezione.
Quindi in questo caso si porta per esempio il layer “Pilastri Sezione 1”, lo porto a dx, gli attribuisco
materiale e sezione e si preme Apply, poi si procede con gli altri layer. Anche se ho un solo layer, questo
deve essere portato comunque a dx per poter essere implementato.

NB: AutoCAD lavora con i millimetri ma Midas con i metri, e mi sa che esporta 300mm come 300 m

NB! Su AutoCAD avevo disegnato servendomi di rettangoli, quindi li ha presi come superficie, sbagliato! Usa
solo linee!!

Altrimenti potevo disegnare i nodi di base e poi il comando Translate degli elementi frame (nella categoria
Node/Element); modello il primo piano poi lo seleziono e poi me lo copio sopra
1- Copy/Move

2- Equal Distance metto per la z l’altezza di interpiano

3- Number of Times sarebbe il numero di volte che voglio copiare, in questo caso per noi il numero di piani

4- Sotto spunto le tre caselle nel caso in cui io voglia replicare (Rep.) materiali, sezioni e i vincoli degli
elementi copiati.

5- Se creare dei nodi di intersezione, e quindi spezzare gli elementi, nel caso ci dovessero essere
intersezioni tra gli elementi che sto copiando con elementi che ho già modellato

6- Posso spuntare anche Copy Node Attributes quindi cosa è stato attribuito al nodo, ad esempio vincoli e
masse, e cosa è stato attribuito all’elemento Copy Elements Attributes

Per selezionare (attraverso un riquadro) utilizzo questo comando nella barra dei comandi rapidi; il tasto a sx
serve per la selezione singola.
Per ruotare la vista si tiene premuro Ctrl e la rotellina del mouse oppure si utilizza il menù con i comandi
rapidi a dx.

Per eliminare degli elementi basta fare Canc e si può usare Ctrl Z, se non dovesse funzionare posso da
Works fare tasto dx sulla cosa che mi interessa levare. Per eliminare un elemento basta anche eliminare i
suoi nodi di estremità.

Nel menù ad albero, in Works troviamo già un controllo di quello che si sta modellando, il numero di nodi,
di elementi, e in caso li avessimo già definiti sezioni e materiali.

Definizione delle sezioni: andiamo nella categoria Properties

Andiamo su Section Properties → Add

Scegliamo il tipo di sezione (Solid Rectangle), diamo un nome, spunta su User e definiamo la geometria
della sezione (H e B). Il resto lui spunta solo Consider Shear Deformation, l’altra sotto no.

Automaticamente il programma attribuisce la sezione appena creata a tutti gli elementi; di questo me ne
posso accorgere andando su Works, vedo che la sezione appena definita non è più blu quindi è stata
assegnata e, se faccio doppio clic, mi seleziona tutti gli elementi con quella sezione.

se volessi disattivare temporaneamente degli elementi, esiste un comando Inactive che si trova nella
categoria View o tra i comandi rapidi (cerchiato in rosso).

Per riattivarlo faccio Active All (cerchiato in verde in figura). Invece con il comando a sx di quello cerchiato
in rosso, disattivo tutto ciò che non è selezionato.

Per assegnare una sezione a degli elementi, li seleziono, poi dalla finestra Works faccio tasto dx sulla
sezione che voglio assegnare e faccio Assign.

Definizione dei materiali:

Categoria Properties → Material Properties (primo comando a sx) → Add


Do il nome

Type of design → Concrete

Standard → (ho una selezione per normativa) scelgo NTC18, oppure se faccio None, posso definire io il
materiale

DB → C20/25 (finché si tratta di analisi lineare e quindi il modello elastico, l’unica cosa che conta è il
modulo di elasticità E)

Definizione dei vincoli:

Seleziono tutti i nodi alla base → categoria Boundary → Define Supports → per i vincoli di incastro spunto
tutte le caselle (D-ALL e R-ALL); in Works vedo Boundaries, Supports: 20 (il numero di vincoli), Type 1 (1 1 1
1..) 1 è il grado vincolato, 0 è libero.

Definizione dei piani:

Structure → Control Data → Story → (gli story vanno cotrollati ogni tanto, ci potrebbero essere problemi e
la soluzione potrebbe essere ridefinire gli story.

Mi trovo una lista di tutti i nodi per altezze differenti, se avessi modellato la scala avrei avuto tantissimi
nodi per altezze differenti, a quel punto avrei dovuto portarli a sx (come mostra a titolo esemplificativo in
figura sotto) in quanto non voglio inserirli nella definizione di un piano. In questo modo sto definendo tanto
stories quante sono le altezze.

Le due spunte in basso riguardano si spuntano per considerare in automatico per le analisi future
l’eccentricità accidentale calcolata come il 5% della lunghezza del lato ortogonale alla direzione del sisma
(in riferimento alla figura sotto si tratta del 5% di L).
L’eccentricità accidentale è utilizzata dalla normativa per tenere conto del fatto che il sisma ha una quota
parte di effetto torsionale (ha una componente torsionale) e un’eccentricità accidentale dei carichi sul
piano; si deve quindi definire un’eccentricità della massa di piano, che non è altro che un braccio interno a
cui definire una forza traslazionale che quindi crea un momento torcente sulla struttura, questa cosa si può
fare in automatico attraverso il programma, la normativa ci dice che possiamo prendere questo 5%.

Una volta generati i piani, automaticamente il programma definisce per ogni piano un diaframma, nel caso
non volessi un comportamento a diaframma dei solai, metto Do Not Consider, lui automaticamente nel
piano 0 non lo considera.

Display (cerchiato in rosso) → Boundary → Story Diaphragm

Ho attivato il comando diaframma, il programma inserisce il centro geometrico di piano (che dovrei
prendere nel caso come nodo Master, ossia quel nodo da cui dipendono tutti gli altri nodi, slave).
L’eccentricità accidentale è un’eccentricità del centro di massa, spostare questa massa del 5% di una
lunghezza in tutte le direzioni, fa si che quando si applica una forzante di traslazione, si generi un momento
torcente. Questo è un modo indiretto per considerare la variabilità spaziale del moto, spostando quindi il
centro di massa; infatti il moto sismico ha anche una componente torsionale. In realtà questa eccentricità
viene applicata anche per tenere conto dell’incertezza nella localizzazione delle masse.
Abbiamo analizzato la struttura soggetta ad azioni sismiche nelle due direzioni principali della struttura, la
norma dice di considerare due componenti dell’azione sismica uguali tra loro quindi con due spettri uguali,
si utilizza poi la regola di combinazione degli effetti che prende l’azione in una direzione 1 e 0.3 nell’altra;
ciò non significa che una componente del sisma è il 30% dell’altra (cosa che andrebbe contro su quanto
appena detto, ossia che prendiamo due componenti uguali); 1 e 0.3 fanno riferimento agli effetti!! La
regola 1 e 0.3 è all’incirca uguale alla regola SRSS (Pitagora).

Una volta definiti gli stories, i piani, me li trovo su Works e posso selezionarli e quindi isolarli o disattivarli.

A questo punto dobbiamo definire l’effetto dei pannelli nodali (Boundary – Panel Zone Effects) e la
fessurazione (Properties – Scale Factor – Section stiffness Scale Factor).

Panel Zone Effects:

Basta cliccare qui e nella finestra che si apre spuntare su Auto Calculate Panel Zone Offset Distances;
diciamo quindi al programma di calcolarlo con un offset generico, in genere poniamo 0.5, quindi
consideriamo una rigidezza infinita per una lunghezza che è la metà del tratto di compenetrazione e non su
tutto, questo perché il pannello nodale ha una sua rigidezza molto elevata ma non infinita su tutto il suo
tratto, quindi considerare il 50% di tratto con rigidezza infinita è il giusto compromesso.

Definiamo la fessurazione:
Properties → Scale Factor → Section Stiffness Scale Factor →

Posso definirlo sia per la sezione (Section Stiffness Scale Factor) che per l’elemento (Element Stiffness Scale
Factor); in genere la fessurazione andrebbe differenziata per stato limite e per tasso di lavoro a
compressione, è evidente infatti che una sezione presso-inflessa ha una perdita di rigidezza dovuta alla
fessurazione minore rispetto a una sezione soggetta a flessione semplice, quindi una trave di solito è più
fessurata e quindi perde più rigidezza rispetto a un pilastro. I pilastri del piano 0 sono più compressi e
quindi meno fessurati, dei pilastri all’ultimo piano.

Quindi abbiamo Fessurazione Differenziata:

Nella Circolare leggiamo che si può ridurre la rigidezza al max del 50% della rigidezza elastica; in realtà
questo valore è abbastanza alto, per le travi in altre normative arriviamo anche al 30%; l’indicazione della
normativa mi dice come ridurre la rigidezza in funzione dello stato limite che stiamo considerando e dello
sforzo normale. Nel grafico vediamo cosa significa ridurre la rigidezza; nel comportamento reale della
sezione abbiamo un primo tratto elastico fino a Mf (momento di formazione delle fessure), al crescere di N,
questo Mf aumenta e tende quindi a ridursi il rapporto tra Mf e My (momento di prima plasticizzazione).

Consideriamo un elemento presso-inflesso: una trave e un pilastro. Quanto più il momento di formazione
delle fessure si avvicina al momento di prima plasticizzazione, tanto più piccolo sarà il tratto di zona
fessurata (Lf). Nella trave Mf è molto più piccolo di My, allora il tratto Lf, parte di sezione fessurata, sarà più
grande rispetto a quello dei pilastri, e quindi la rigidezza sarà minore.
Quindi ha senso fessurare maggiormente le travi rispetto ai pilastri; l’idea è che superato un certo valore di
N mi tengo con una rigidezza non fessurata, mentre al di sotto di quel valore considero una rigidezza che
comunque non è inferiore a 0.5 per coerenza con la normativa, in circolare si mantiene il limite inferiore 0.5
(evidenziato in rosso in figura).

Tornando al comando…

La fessurazione dipende da N, noi facciamo una semplificazione, basta che lo so! Consideriamo una
fessurazione per i pilastri e un’altra per le travi.

Properties → Scale Factor → Section Stiffness Scale Factor → Section Stiffness Scale Factor (fessuriamo per
sezione):

- Rigidezza dei pilastri al 65%


- Rigidezza delle travi al 50%

Abbiamo i pilastri soggetti a pressoflessione nelle due direzioni quindi gli assi principali sono y e z, quindi
dobbiamo fessurare sia l’inerzia in Iyy che in Izz; e andiamo a fessurare anche la parte a taglio (Asy, Asz)

Essendo la trave soggetta a flessione semplice possiamo fessurare solo Iyy (l’inerzia è quella relativa alla
flessione intorno all’asse y) mentre per la fessurazione a taglio Asz.

Parliamo sempre di assi locali quando parliamo di proprietà di sezione e elemento, in genere abbiamo
l’asse 1, l’asse x, che collega i due nodi; abbiamo x uscente, y verso destra (trasversale) e z verso l’alto.

Per controllare su Works faccio tasto dx sulla sezione della trave → properties → controlliamo gli assi locali
(z verticale, y trasversale)
Definizione dei carichi:

Categoria Load → Static Load Cases →

Per esempio:

Name: G1 → Type: Dead Load → Add (?pesi propri strutturali?)

Name: G2 → Type: Dead Load → Add (pesi propri non strutturali)

Name: QA → Type: Live Load → Add (carico variabile, A=civile abitazione)

Name: DEAD → Type: Dead Load → Add (peso proprio degli elementi modellati)

Comando Self Weight

Si apre una finestra


In Load Case Name inserisco il nome
del caso di carico inserito prima
(DEAD) e la direzione su cui esso deve
gravare Z: -1; a questo punto su Works
trovo tutto, mi può essere utile
utilizzare il Tree Menu 2 se quello a sx
è occupato da altre finestre

Per quanto riguarda gli altri carichi questi possono essere definiti come carichi su linea (Beam Load) o su
area (Pressure Load)

Oppure come carichi di solaio:

Assign Floor Loads → Define Floor Load Type


Distinguo il carico per l’interpiano da quello della copertura.

Il solaio può essere ortotropo o isotropo in genere quelli in latero cemento sono ortotropi, quindi hanno
una certa orditura e scaricano solo nelle travi perpendicolari all’orditura dei travetti (Distribution: One
way); bisogna poi disegnare i 4 nodi del quadrilatero per definire dove si trova il solaio, il primo lato che
disegno è quello che definisce la direzione di orditura → Nodes Defining Loading Area

Non spuntare mai la casella Convert to Beam Load Type

Se faccio poi Display → Load → Floor Load e Floor Load Name → Apply

Mi fa vedere l’orditura e il nome del carico.


Purtroppo non si può copiare il carico di solaio, quindi devo fare piano per piano.

Potrei andare in Tables e copiarmi il carico cambiando i nodi se conosco l’ID. i nodi li posso riconosce
facendo Display Node Numbers. Il comando accanto (a dx) è per l’ID degli elementi

NB: per pulire la grafica c’è il comando di refresh della schermata, nella barra dei comandi a destra (che
posso trovare anche nella categoria View).

Questo comando in generale funziona bene se la geometria è diciamo rettangolare; se per esempio avessi
forma trapezia o triangolo dovrei a quel punto fare un calcolo a mano delle aree di influenza e assegnare il
carico con il comando Element, quindi come carichi su linea, l’intensità del carico che si è calcolata a mano.

Il carico del solaio lo posso convertire in carico su trave


Se adesso volessi implementare per esempio una scala da un file AutoCAD (dxf)

Abbiamo che nell’inserimento, il programma divide gli elementi: dato che c’è l’elemento trave che
intercetta, l’elemento pilastro viene diviso in due elementi. Questo perché nell’importazione ho spuntato la
casella Intersect Frame Elements; questa cosa la fa per ogni tipo di comando di traslazione, copia elemento,
meshatura, se non spuntassi la casella i due elementi non comunicherebbero.
Molto importante! Sulla categoria Structure c’è un comando Check/Duplicate Elements che controlla se ci
sono elementi duplicati e nel caso li cancella; è prassi utilizzare questo comando prima di validare il
modello; potrei aver modellato la stessa cosa due volte e graficamente non me ne accorgerei mai.

Un altro modo potrebbe essere andare sulla categoria Node/Element → selezionare tutto → Merge →
quindi unire gli elementi secondo una certa tolleranza;
Oppure posso utilizzare il comando accanto → Delete, che mi permette di eliminare i nodi “volanti” → Only
Free Nodes.

La categoria Query ci aiuta per la gestione e controllo del modello, per esempio seleziono un nodo, e premo
Node Detail Table.
LEZIONE 2
Definisco materiale senza peso, per le scale C20/25 no peso; alle scale ho attribuito un G1 con una
pressione.

Le scale sono modellate come elementi finiti Shell, quindi elementi bidimensionali, caratterizzati quindi da
uno spessore
Definisco lo spessore: Comando Thickness (categoria Properties)

Per creare l’elemento Shell vado su Auto-mesh (cateogria Node-Element), comando attribuito attraverso
Nodes (definendo il perimetro) oppure Line Elements
Per la Mesh Size posso decidere per numero di elementi che devono suddividere il macroelemento o la
lunghezza minima per esempio 0.4m.

È importante spuntare la casella Subdivide Boundary Line Elem. Se il nodo non è in comune gli elementi
non si passano le forze.

Nel caso a sx l’elemento trave a ginocchio non è stato suddiviso, come invece è stato fatto per l’elemento a
dx

Per creare dei gruppi vado su Gruppi (Menù ad albero), tasto dx, nuovo gruppo. Seleziono gli elementi che
voglio considerare come gruppo, sul menù ad albero tasto dx sul gruppo creato e Assign

Properties → Scale Factor → Plate Stiffness Scale Factor (per gli elementi bidimensionali)

Load → Load to masses →


Non metto il DEAD perché nelle impostazioni iniziali avevo già detto di convertire il peso proprio in massa:

Per vedere la deformata: Results → Deformations → Displacement Contour → Load Cases: DEAD →
Components: DZ → Type of Display: Contour, Deform
Carico tamponature

Vedi Results ,Results Tables

METODO SEMPLIFICATO PER IL CALCOLO DELLE ARMATURE

Inserimento dei vincoli cerniere su tutti i noti (Type (1110000), ovviamente no dove ho già gli incastri, alla
base.

Ai pilastri va dato lo svincolo per non fargli passare rigidezze con le travi: Boundary → Beam End Release
(My,Mz)

Mando l’analisi → ???


Creo un gruppo chiamato Travi Principali, soggette a carico gravitazionale, per cui il solaio è ordito nella
direzione ortogonale ad esse

Posso analizzare solo una parte di travi, le altre uguali, caricate allo stesso modo, in teoria avranno
armatura uguale, stessa sezione e stesso carico

Results → Forces → Beam Diagram → chiedo l’inviluppo

Notiamo comportamento a trave continua, momento nullo agli appoggi


L’elemento è stato suddiviso per la presenza di scale, vogliamo però far capire al programma che si tratta di
un unico elemento strutturale.

Design → General Design Parameter → Member Assignment

In questo modo il programma riconosce l’elemento e quindi anche la mezzeria ecc

Results → Results Tables → Beam → Force

→ chiediamo il valore anche in mezzeria


Ottengo quindi per goni elemento strutturale le caratteristiche delle sollecitazioni all’appoggio e in
mezzeria; trovo quindi quello che a lezione abbiamo definito come Md, valore che va diviso per h per
trovare la costante per As

Se faccio tasto dx sulla tabella posso fare direttamente Export to Excel, ma in fondo meglio selezionare la
tabella, copiarla e incollarla in Excel; se premo il quadratino in alto a sx (cerchiato in rosso in figura, mi
seleziona tutta la tabella automaticamente).

vedo il nome dell’elemento

Il nome degli elementi Member li vedo così (Display → Design)


Design → RC Design → ci sono vari comandi per la progettazione e la verifica degli elementi strutturali

Design → RC Design → Modify Beam Rebar Data

Assegniamo le armature agli elementi Frame. Dobbiamo definire le sottosezioni


Ascolta min 2:35:00 ??????

Per allineare tutti gli assi locali tra diversi elementi o mesh vai su Change Parameters

Per vedere lo spessore thickness.


Per unire gli elementi Merge Elements → vado nella cella verde e seleziono due elementini contigui (prima
uno e poi l’altro e me li unisce. In realtà posso anche selezionarmi tutto il modello e unire tutti gli elementi
che si possono unire [Link]
Per ruotare l’asse z → change parameters

LEZIONE 3
ANALISI DINAMICA LINEARE
VERIFICHE MECCANISMI A TAGLIO E A FLESSIONE
Load to Masses: metto tutti i carichi con il relativo psi per la combinazione sismica, pari a 1 per i pesi propri,
strutturali e non, 0.3 per Q_A, e 0 per Q_N (perché siamo sotto a una certa quota) e Q_H
Vogliamo definire un’analisi modale:
Analysis → Eingenvalue

Dobbiamo solo indicare il numero di frequenze che deve considerare, a priori non lo possiamo sapere ma lo
ipotizziamo, per una struttura a 3 piani potrebbero essere 9: i primi 3 traslazionali in X, i primi 3 traslazionali
in Y e i primi 3 torcenti
Facciamo girare il programma

Risultati tabellari:
Dal Tree Menu (Results Table → Vibration Mode Shape) posso aprire questa finestra con questa tabella:

gli output di nostro interesse sono gli autovalori, quindi le frequenze e i periodi di vibrazione

Nella parte sotto abbiamo le masse partecipanti (MASS%) per ogni modo di vibrare (per i 9 modi richiesti)

Abbiamo nell’esempio sopra che il primo modo è traslazionale in Y, con un periodo di vibrazione di 0.8513 s
e una massa partecipante dell’88.2287 % ed è fondamentalmente disaccoppiata perché non ci sono altre
masse partecipanti nella traslazione X e nella rotazione Z. da norma mi sarei potuta fermare ai primi 6 modi
di vibrare perché raggiungo per le due traslazioni e la rotazione, una massa partecipante maggiore
dell’85%; devo considerare tutti i modi di vibrare che hanno una massa partecipante superiore al 5% e con
la sommatoria almeno pari all’85%, cosa che accade per i terzi modi di vibrare. Posso non considerare i 3
modi superiori del 3° modo (7-8-9).

Più giù trovo altri output di interesse, gli autovettori, quindi le deformate modali
Per gli autovettori faccio tasto dx → Activate Record (per esempio per il modo 1)

Trovo questi valori per il modo 1, per ogni nodo, a noi interessa il Master Joint, o un nodo a piacere + o -
centrale, in modo da poter determinare la deformata modale.

Risultati grafici:
Results → Mode Shapes →

Vogliamo le deformate modali in forma grafica


Possiamo vedere Mode 1, Mode 2, Mode3 …

Posso vedere l’animazione, premendo i tre pallini gli dico di farlo ciclico → Repeat Full Cycle; e posso
registrare l’animazione con il comando a dx di salva

Determinazione del fattore di partecipazione (gamma)

Per conoscere la distribuzione delle masse di piano andiamo su Query → Story Mass Table
Posso prendere la prima tabella e ricavarmi la matrice delle masse diagonale del mio modello

Sul foglio excel avevo già le deformate modali (Eigen Vector)

Calcolare la deformata lungo l’altezza per il Master Joint (u_x … non sono normalizzate, le possiamo
normalizzare noi con il valore max)
e procedere con il calcolo del fattore di partecipazione modale (gamma x, y)

sblocco il modello

Per l’analisi dinamica lineare bisogna implementare lo spettro di progetto

Load → Dynamic Loads

Dove abbiamo una parte che fa riferimento agli spettri di risposta

E una parte sulla Time History

Andiamo su RS Function (Response Spectrum Function) → Add → implementiamo uno spettro SLD

Si può fare sia tramite Design Spectrum inserendo i parametri di pericolosità per il periodo di ritorno riferito
allo SL scelto
Ci possiamo fare un foglio Excel nel quale ci calcoliamo i 4 spettri per i 4 SL

Quindi per esempio mi seleziono le colonne relative allo SLD e le incollo in MIDAS implementando lo
A questo punto devo definire l’analisi dinamica lineare, attribuire quindi allo spettro i modi di vibrare
determinati e combinare le azioni tramite una CQC

Andiamo su Load → RS Load Cases (per esempio caso di carico SLD in direzione X)

L’angolo è 0° in direzione X e 90° in direzione Y, Scale Factor unitario


Cliccando sui tre puntini gli dico come deve combinare i modi di vibrare, se tramite SRSS, CQC ecc. noi
adottiamo una CQC. A questo punto selezioniamo lo spettro definito, con interpolazione logaritmica, e
considerando un’eccentricità accidentale e sempre con i tre puntini gli diciamo come considerarla, ossia in
automatico

Infine facciamo Add, stessa cosa in direzione Y


A questo punto possiamo far girare il programma, in quanto abbiamo definito le masse, l’analisi modale, lo
spettro di risposta, possiamo procedere con l’analisi dinamica lineare. Per avere l’output dobbiamo definire
le Load Combination (categoria Results) per le azioni sismiche e SLU; selezioniamo i due casi di carico che
deve considerare (SLD X, SLD Y → Add), gli facciamo considerare gli effetti ortogonali (spunta), quindi la
variabilità spaziale del moto, con la regola 100:30. Facciamo Set Load Cases for Orthogonal Effect → Lc1
mettiamo SLD X e LC2 SLD Y (è indifferente fare al contrario). Ricordiamoci di controllare i valori di psi
(Factors for Variable Action)
Otteniamo quindi 5 combinazioni SLU + le 32 combinazioni sismiche + le altre allo SLE e due inviluppi che
riguardano gli SLU (quindi le resistenze) e quelli che riguardano gli SLE (quindi le deformate)

Le combinazioni di carico vanno definite in Concrete Design; si tratta delle combinazioni su cui il
programma farà le verifiche, per cui si dovrà una classificazione sismica e trovare lo spettro tale che tutte le
verifiche tornano soddisfatte e quindi scalare lo spettro finché non torna tutto soddisfatto, ci dobbiamo
ricordare di eliminare (con Canc) gli SLU gravitazionali, in quanto la loro intensità non è influenzata dallo
spettro e quindi dall’intensità sismica

Torno su General, una combinazione utile per determinare la GdR per meccanismi fragili è quella della
combinazione sismica per carichi gravitazionali; la possiamo definire noi:

Name: Ev; Description: vado nella tabella a dx → LoadCase: (stessi coefficienti usati per Load to Masses)
Tutto ciò utile per valutare lo stato di sollecitazione a taglio, per una comb gravitazionale in combinazione
sismica.

Facciamo girare l’analisi

Per lo SLD quello che va verificato è la deformata, quindi lo spostamento, nello specifico il Drift di
interpiano che deve rispettare dei limiti da normativa (cap.7)

Results → Results Tables → Story → Story Drift

Come output diretto che mi dà il calcolo automatico dei drift di piano nella direzione X e Y, nella finestra
che si apre dopo metto il fattore di importanza unitario e un 0.5% come limite di verifica (Allowable Ratio)
Otteniamo Drift in X, in Y e Drift Combinated

Risultati in rosso, piano che non rispettano la verifica; in questo caso si scala lo spettro finché la verifica non
torna soddisfatta, trovato il nuovo spettro si calcola il periodo di ritorno riferito a quello spettro e quindi la
frequenza media annua.

Il drift max che non viene rispettato è 0.007, che diviso il 0.5% mi da..
La verifica allo SLD va fatta per la prima consegna, non servono neanche le armature, devo cercare il valore
di accelerazione al suolo tale da farmi tornare le verifiche. E quindi calcolo il TR riferito a quell’acc, con
questo periodo di ritorno avrò una forma spettrale un po' diversa allora rifaccio tutto (iterazioni).

Per quanto riguarda le verifiche per gli SLU, dobbiamo implementare uno spettro allo SLV; il fattore di
comportamento q si prende tra 1.5 e 3 per i meccanismi duttili e max 1.5 per quelli fragili.

Ora dobbiamo fare le verifiche di resistenza, non più di rigidezza.

Design → ……………….
Tutorial – YouTube
Barra in bassa dove posso scrivere i comandi

Nella categoria Tools posso definire le mie preferenze per il programma

View → Hidden → vista estrusa

Il comando accanto (Shrinkmi permette di isolare i nodi per vederli meglio

TASTI DI SELEZIONE:

1: seleziono singoli elementi, se clicco due volte lo seleziono e poi deseleziono;

2: seleziono con riquadro (verso sx, verso dx, tipo AutoCAD)

3: seleziono attraverso poligono

4: seleziona per intersezione, per esempio traccio una retta e tutto quello che interseca la retta viene
selezionato;

5: posso fare una selezione per piano, per es. piano xy poi clicco su un nodo per definire l’altezza

6: selezione per volume, definisco due punti e mi considera tutto ciò che rientra in quel volume

7: seleziona tutto
8: seleziona ciò che era selezionato precedentemente

9: seleziona elementi creati recentemente

Ogni tasto di selezione ha il corrispondente tasto di deselzione; il penultimo tasto in figura è il tasto
Deseleziona tutto.

ATTIVAZIONE E DISATTIVAZIONE

View → Display → Draw → Inactivated Object → spunto la casella Show Element, Node

CREAZIONE NODI:

Ho diversi modi poer creare i nodi:

1) Tree Menu → Menù → Geometry → Nodes

2) Tasto dx sulla schermata → Nodes


3) Node/Element → Create Nodes → definisco il nodo dalle sue coordinate

Posso inoltre generare un nodo dall’intersezione di due elementi con il comanda Intersect (nella categoria
Node/Element)

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