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Cosa È La Storia Economica?

La storia economica analizza le dinamiche economiche attraverso vari approcci, come micro, meso e macro, e si distingue dall'economia per il suo focus su fattori storici e sociali. Il capitalismo, emerso con la rivoluzione industriale, ha trasformato le relazioni economiche e sociali, basandosi su proprietà individuali, mercati e capitale. La rivoluzione industriale ha segnato un cambiamento fondamentale, spostando l'attenzione dall'agricoltura all'industria come principale fonte di profitto.

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Cosa È La Storia Economica?

La storia economica analizza le dinamiche economiche attraverso vari approcci, come micro, meso e macro, e si distingue dall'economia per il suo focus su fattori storici e sociali. Il capitalismo, emerso con la rivoluzione industriale, ha trasformato le relazioni economiche e sociali, basandosi su proprietà individuali, mercati e capitale. La rivoluzione industriale ha segnato un cambiamento fondamentale, spostando l'attenzione dall'agricoltura all'industria come principale fonte di profitto.

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STORIA ECONOMICA

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(Introduzione)
Cosa è la storia economica? Vi sono diversi approcci secondo Carlo M. Cipolla:
Per antonomasia «E' la storia dei fatti e delle vicende economiche a livello individuale o
aziendale o collettivo» «Con essa si deve intendere non solo la narrazione dei fatti
economici, ma anche la storia di uomini e di istituzioni oltre che delle strette e spesso
inestricabili relazioni tra istituzioni e vicende economiche e tra quest'ultime e le vicende
sociali, politiche e culturali»
«Per essere giustificatamente considerata opera di storia economica una ricerca deve
rispondere ad una problematica di tipo economico cioè, in prima approssimazione, a una
problematica che trovi riscontro nei tre quesiti fondamentali dell'Economia
1) cosa produce;
2) come produce;
3) come distribuire quanto prodotto».
«Deve far uso degli strumenti concettuali, delle categorie analitiche e del tipo di logica
forgiati dalla teoria economica. [...] Tuttavia la Storia economica e L'Economia sono e
restano due discipline nettamente distinte»
«[A differenza dell'Economista] lo storico economico deve prendere in considerazione tutte
le variabili, tutti gli elementi, tutti i fattori in gioco. E non solo le variabili ed i fattori
economici.»
A quali domande dovrebbe rispondere la storia economica?
Tre diversi approcci:
- “micro” (imprese e imprenditori)
- “Meso” (settori industriali)
- “Macro” (Stati, regioni)
Per esempio, per quanto riguarda l’approccio “macro”, le domande più frequenti sono:
“Quali sono le dinamiche storiche che hanno fatto sì che alcuni paesi siano ricchi mentre
altri poveri?” Oppure “Quali sono le cause storiche che determinano la disuguaglianza e
come si può ridurre?”
Due dei più importanti economisti con ideologie politiche opposte si interrogano su queste
domande, e stiamo parlando di Piketty e Rostow:
Piketty si interrogava sul lungo periodo di quelle che erano le cause della disuguaglianza;
è fortemente marxista e il suo obiettivo era quello di combattere questa disuguaglianza.
Al suo opposto troviamo Rostow, anti-comunista (per lui il comunismo era da abolire e
scrisse intorno agli anni ‘50 (The Stage of Economic Growth) che l’Unione Sovietica era la
più grande minaccia per il mondo occidentale. Rostow si domandava spesso come
potesse evitare che la rivoluzione russa si estendesse in tutto il mondo o come potesse
evitare che il sottosviluppo economico presente in alcuni paesi potesse diventare una
scintilla che innescava nuove rivoluzioni (come poteva evitare che l’epidemia comunista si
diffuse più di quanto avesse già fatto).
Il suo obiettivo era quello di ricreare l'Inghilterra seicentesca ovunque.
IL CAPITALISMO ⭢ In modo artificioso si cerca di investigare quali sono le dinamiche
economiche globali degli ultimi tre secoli, partendo dal presupposto che una delle costanti
di questi secoli è stato lo sviluppo, la diffusione, la penetrazione capillare di un sistema
economico che prende il nome di capitalismo; questo fenomeno, molto probabilmente,
non è esistito fino all’arrivo della rivoluzione industriale intorno al ‘700 (era anche possibile
che un contadino che avesse vissuto all’inizio del secolo non avesse mai toccato e visto la
moneta).
Questo sistema con il tempo si è diffuso in misura sempre maggiore e si è arrivati oggi ad
una situazione che definiamo regolare (l’acqua, il gas, l’elettricità sono delle merci).
Studiare la storia del capitalismo significa studiare come effettivamente il funzionamento
del sistema economico si è trasformato nel tempo.
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Il capitalismo accomuna gli imprenditori della prima rivoluzione industriale fino ai finanzieri
di oggi; il capitalismo muta, cambia, non ha una regola unitaria stabile dal ‘700 fino ad
oggi, ma effettivamente cambia Kocka, importante economico tedesco, afferma esservi tre
fattori principali del capitalismo:
- «In primo luogo, il capitalismo si basa su diritti e decisioni di proprietà individualizzate.
Queste decisioni portano a risultati, sia guadagni che perdite, che sono attribuiti agli
individui (attori economici), cioè a singole persone, gruppi, associazioni o imprese.»
→ “Proprietà privata” che in realtà non deve essere obbligatoriamente privato.. deve
esservi la forma istituzionale della proprietà privata che fa sì che l’autore prenda decisioni
private e individuali.
- «In secondo luogo, nel capitalismo, il coordinamento dei diversi attori economici avviene
principalmente per mezzo di mercati e prezzi, concorrenza e cooperazione, domanda e
offerta e scambio di merci. La mercificazione di risorse e prodotti è centrale, compreso il
mercificazione del lavoro, in gran parte sotto forma di lavoro contrattuale ("gratuito") per
salari e stipendi.»
→ Il mercato come coordinazione. Quanto costa una merce in un sistema capitalistico? Lo
definisce il mercato attraverso il profitto, il capitale, la legge della domanda/offerta, la
concorrenza, la cooperazione , le regole; questo prezzo deve includere le spese di
produzione, delle tecnologie.
- «Terzo, il capitale è fondamentale per questo tipo di economia. Ciò comporta
l'investimento di risparmi o rendimenti nel presente con la prospettiva di maggiori
guadagni in futuro, l'importanza del profitto come importante metro di misura del successo
e l'accumulazione con la prospettiva del cambiamento e della crescita.»
→ Nella società capitalistica il termine centrale è capitale, in quanto è il capitale e
l’aumento dello stesso la prima ragione e lo scopo dell’economia (Kocka).
L’importanza del profitto come il principale motivo di successo è l’accumulazione di
prospettive, di cambiamento e di crescita.
Chi va al mercato per barattare non lo fa per profitto, ma per sopravvivere. Le monete
esistevano già e semplificavano il baratto al tempo.
Se il capitalismo ha una definizione unitaria, come si fa a capire il mutamento?
A riguardo ci risponde Douglass North, importante economista → Esistono regole del
gioco nell’economia sancite dalle leggi, dalla banca mondiale, dal fondo della banca
internazionale (regole scritte) e come gli attori economici interpretano queste regole
(regole non scritte);
l’insieme di queste regole le chiamiamo istituzioni economiche: a queste regole, le
organizzazioni (imprese, sindacati, stati, imprenditori) giocano seguendo le loro
predisposizioni personali. In questa dialettica, funziona che chi capisce meglio le
istituzioni, è in grado di avere una performance maggiore (al tempo la Gran Bretagna), in
grado di conseguire guadagni, al punto che, questa organizzazione performante,
comincerà in parte a influenzare le regole del gioco, dall’altro lato le organizzazioni imitano
i modelli migliori, contribuendo a sua volta a modificare le istituzioni.
CAP. 1
DAL MONDO PREINDUSTRIALE ALLA RIVOLUZIONE
INDUSTRIALE
La rivoluzione industriale si lega in particolar modo al capitalismo → Il capitalismo esisteva
prima della rivoluzione (durata più di cent’anni, ma non si può datare precisamente, il cui
risultato fu quello di introdurre l’industria come principale meccanismo attraverso cui
generare profitto);
l’industria è la nuova “regola del gioco" : chi voleva arricchirsi non si concentrava più sulla
terra, bensì sull'industria; secondariamente l’industria è stata, per la prima volta, una
dinamica che ha contribuito a estendere il capitalismo (precedentemente esistevano
capitalisti circoscritti in una fascia prettamente piccola, come mercanti, grandi proprietari
terrieri).

PRIMA DELL’INDUSTRIA → L’economia tardo medievale, medievale e moderna, era


caratterizzata in gran parte dall’agricoltura (90-95% della popolazione viveva nelle
campagne, nonostante esistessero già le città, come Napoli) non capitalistica, legata
dunque all’autosufficienza
(la terra era libera, non aveva proprietà); i beni non finivano nel mercato, e
conseguentemente non esisteva la moneta, non era utile in queste situazioni.
Tuttavia questa economia colpisce dinamiche di ordine demografico perché sono
economie che, in quanto basate sulla sussistenza, privilegiano un andamento demografico
basato sulla stabilità → per esempio una famiglia allargata che vive in campagna della
propria sussistenza, non si può prevedere di avere una crescita demografica e
abitualmente si facevano tanti figli che però, gran parte, non riuscivano ad arrivare all’età
adulta. Oltre a questo non mancavano le malattie, la peste che portavano ad una
decimazione della popolazione soprattutto sulle città in quanto erano i luoghi
dove si ritrovavano i popoli per comprare ciò che mangiavano (un surplus degli alimenti
coltivati nelle campagne).
Il resto della popolazione viveva nelle città (5-10%) dove le persone non vivevano di
industria, ma di artigianato e l’organizzazione della produzione artigianale passava
attraverso un’istituzione economica che prende il nome di corporazione. All’interno di
quest’ultime non si ha un’economia di mercato, in quanto le regole che soggiacciono alla
commercializzazione delle merci derivano tutte dalle decisioni della corporazione stessa.
Gli scambi delle merci sono a corto raggio e vengono vendute generalmente nei mercati
cittadini.
Le corporazioni regolano non solo l’economia ma anche la società poiché devono
garantire la stabilità del sistema economico nel suo complesso.
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In questo sistema non si poteva prevedere l’innovazione tecnologica in quanto le
comparazioni erano dei sistemi chiusi, immutabili basati sulla qualità del prodotto e
sull’organizzazione dei prezzi;
questo faceva sì che nessun bottegaio potesse aumentare la produzione perché questo
avrebbe privato il bottegaio stesso delle sue prerogative.
Dove stava il capitalismo, la vera economia di mercato? Nell’1% che avanzava dal conto
(il 90% del PIL era nelle campagne mentre il 9% nelle città) e apparteneva al “sistema
mondo” (Wallerstein), ovvero una serie di traffici e commerci che si basava su scambi di
lunghissimo raggio che univano l’India all’Europa o l’America all’Europa. Questi scambi
non interessano prodotti necessari per la sussistenza, bensì le maggiori ricchezze del
tempo (spezie, oro, argento e soprattutto gli schiavi); era uno scambio globale che per
funzionare correttamente non si basava sul libero mercato, ma era un’economia basata
solo perché esistevano degli imperi coloniali che controllavano politicamente ed
economicamente i luoghi dove venivano trasportate queste merci (i maggiori imperi
coloniali erano Spagna e Portogallo, poi sostituite da Province unite e Gran Bretagna).
Questa situazione assomiglia in particolar modo alla globalizzazione, con due grandi
differenze:
1. Riguarda la connotazione imperiale → Gli imperi spagnolo, portoghese e inglese erano
basati sui monopoli privati (re e regina concedevano ai mercanti un monopolio
commerciale e politico nei confronti delle colonie -compagnia delle indie)
2. È una globalizzazione basata su merci di lusso e interessa una fetta molto piccola della
popolazione (nobili).
Dove situare il capitalismo nell’economia pre-industriale?
Questa domanda se la è posta una dei più grandi storici, Fernand Braudel, che rispose
che il capitalismo è nato in questo 1% ; tra l’altro distingue tre livelli di attività economica:
- Vita “materiale” (piano basso) → caratterizzato dalla sussistenza, sia per produzione e
consumo. Il capitalismo qui non era presente in quanto era una società non monetizzata, e
le uniche cose che potevano effettivamente destabilizzare l’economia erano la pestilenza
e le carestie
- Il “mercato cittadino” → vi sono scambi monetari, ma non vi è la possibilità di creare
grossi surplus; non sono sicuramente i bottegai e gli artigiani dell’epoca i veri capitalisti.
- Il “contromercato” → fascia alta, un livello per i più grandi mercanti e banchieri. È proprio
qui, afferma, nascere il capitalismo. il denaro non è più un mezzo, bensì uno scopo;
questo diventa capitale (differente da denaro perché questo serve per soddisfare i propri
bisogni, mentre il capitale è funzionale per il successivo investimento).
Ma perchè “contro-mercato”? È il mercato possibile solo nella conoscenza politica e
nell’ottenere dalla politica dei privilegi, dei monopoli, delle autorizzazioni a operare
economicamente in una situazione di monopolio. Allora cosa fanno questi grandi banchieri
e mercanti di lungo raggio?
Basano i loro guadagni sulla speculazione → cercano di comprare delle merci a basso
prezzo (succedeva venissero anche rubate) per poi rivenderle ai mercati europei al più
alto prezzo possibile.
Ma la rivoluzione industriale è nata nel contro-mercato? No! Erano mercati talmente
fiorenti e ricchi di guadagno che a questi non interessava creare situazioni di profitto
esterne.
Questo sistema basato su merci di lusso, sfruttamento delle colonie, ha un legame con
l'imperialismo, con il sistema mondo, perché effettivamente la rivoluzione industriale nasce
in uno di quei paesi che aveva dato vita agli imperi dell’epoca moderna (Inghilterra per
esempio).
RIVOLUZIONE INDUSTRIALE → Secondo la teoria più accreditata va dal 1720 al 1840
circa.
Il termine "rivoluzione industriale” è stato inventato da uno storico del passato nel 1884,
Toynbee (giustificava che nel 1884 l’Inghilterra fosse la potenza economica più egemone).
Toynbee veniva definito “apologeta”: aveva una visione per cui l’Inghilterra, grazie alla
rivoluzione, aveva dato vita ad un sistema in cui tutti stavano bene, in cui si ebbe una
rapida urbanizzazione, crescita della produttività agricola e produzione industriale;
Toynbee conia questo termine per indicare positività.
Le ricerche storiche però affermano che Toynbee non aveva completamente ragione,
ovvero la crescita c'è stata, ma è stata molto lenta e graduale (circa 100 anni).
Nella stessa Inghilterra ci sono state enormi resistenze ai processi di urbanizzazione e
modernizzazione della società industriale (le tecnologie furono molto ritardatarie e
soprattutto non diffuse ovunque; per esempio il carbone veniva sfruttato solo vicino alle
miniere di carbone).
Inoltre, secondo Toynbee, la rivoluzione industriale era legata alla capacità del popolo
inglese (era un grande nazionalista) → afferma che lo spirito e il coraggio degli
imprenditori inglesi hanno dato vita a questo processo di industrializzazione.
Vi sono due importanti prodotti talmente rivoluzionari da creare un nuovo tipo di economia
industriale: il carbone e soprattutto il cotone proveniente dalle colonie inglesi.
COTONE → La rivoluzione industriale inglese è frutto di queste forze endogene
(imprenditorialità inglese), ma non si sarebbe mai potuta sviluppare senza l’aiuto delle
colonie, le quali fornivano le materie prime alla madrepatria; l’unica cosa particolarmente
presente nel Nuovo Mondo (zona centro-settentrionale) è la terra presso cui si inizia a
coltivare cotone in grandi quantità. Le colonie di popolamento dell’Inghilterra vengono
largamente abitate dagli inglesi che ci si trasferiscono; le città costruite nella costa
atlantica (Boston, Nuova York etc.) divennero importanti porti commerciali dove si
importano i beni prodotti dalla stessa rivoluzione industriale → paradossalmente gli inglesi
spediscono cotone all'Inghilterra e ricevono in cambiotessuti.
Adam Smith, importante economista scozzese, al tempo diceva che le colonie, all’inizio
della storia, fornivano mercati supplementari per le fabbriche inglesi, le quali erano luoghi
talmente orribili sviluppati sul lavoro sottopagato che gli operai che lavoravano all’interno
di queste non potevano permettersi i beni che le fabbriche stesse producevano; al
contrario svolgono un ruolo estremamente importante i mercati coloniali, che
trasportavano tessuti in tutto il mondo grazie a delle tratte commerciali. Prima dell’arrivo
degli inglesi, in India c’era una fiorentissima industria tessile artigianale, i cui tessuti erano
talmente pregiati (prendono il nome di mussolina) che veniva
utilizzati per creare gli abiti delle spose delle principesse; arriva il cotone inglese che pone
un freno a quello indiano, in quanto ha caratteristiche molto simili e costa relativamente
meno.
Con la rivoluzione nasce una nuova classe sociale, il proletariato, coloro che possiedono
solo la propria prole che deve essere mandata a lavorare per sostentare la famiglia in
quanto il salario del capo famiglia non è assolutamente sufficiente a coprire i bisogni di
tutti.
Si può continuare ad usare il termine "rivoluzione industriale" nonostante la situazione o
bisogna utilizzare qualche altro nome?
Landes afferma che «Probabilmente, nessuna espressione del lessico dell'economia ha
riscosso maggior successo di quella di rivoluzione industriale.
Ciò è deplorevole, in quanto l'espressione non ha di per sé alcun valore scientifico, e
trasmette un'idea grossolanamente fuorviante della natura del mutamento economico».

Dunque fu veramente una rivoluzione? La rivoluzione industriale non è una rivoluzione, nel
senso «politico» (come la rivoluzione francese, o russa)
Tuttavia vi furono diverse interpretazioni:
Fu «simile, nei suoi effetti al gesto compiuto da Eva allorché gustò il frutto dell'albero della
conoscenza: il mondo non è stato mai più lo stesso»,
David Landes, Prometeo liberato. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 ad oggi,
1978.
Essa fu «la più fondamentale trasformazione della vita umana in tutta la
Storia universale»
Eric Hobsbawn, Industry and the Empire, 1968.
Cosa cambiò attraverso la rivoluzione?
La rivoluzione riuscì a trasferire il capitalismo dalle fasce alte a quelle basse; quello che
rese possibile la rivoluzione industriale non è stata solo la nascita dell’industria, ma la
creazione di una società industriale all’interno della quale non esiste più l'auto
sussistenza; esistono degli scambi di natura capitalistica che tutti sono tenuti a fare per
sostentarsi (prima della rivoluzione industriale la popolazione non andava mai al mercato e
quindi non comprava mai niente; al contrario un lavoratore dell’industria deve comprare
obbligatoriamente tutto quello di cui ha bisogno e soprattutto il lavoratore dell’industria, a
differenza degli altri lavoratori, deve pagare dei salari).
La rivoluzione industriale non è solo una questione di reddito, tecnologica, ma ha a che
fare con la società, con la cultura, con gli intellettuali.
Cambiamenti economico/industriali: La nascita della crescita economica moderna
Questo non significa che l'economia dell'epoca precedente fosse completamente
immobile, ma: Da un punto di vista macro-economico, il PIL (Prodotto interno lordo - il
valore complessivo di tutti i beni e servizi prodotti all'interno di un paese in un anno) pro-
capite registrò una crescita continua molto graduale, ma continua (stime tra
0,2% e 0,5%)
Può sembrare una crescita lenta, ma dietro questo dato generale, si celano crescite
settoriali molto più importanti.
Idem per l'ascesa sociale di una nuova classe, quella dell'imprenditoria industriale (vs.
nobiltà terriera).
L'inghilterra crebbe applicando per prima nuove tecnologie e migliorandole
progressivamente (da qui la gradualità della crescita).

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La Rivoluzione industriale ha mutato radicalmente la gestione dell’economia;
Un altro aspetto interessante della Rivoluzione riguarda il cambiamento tecnologico
radicale, in quanto vengono introdotte nuove tecnologie che si diffondono e cambiano il
rapporto tra la produzione e l'umanità, tra l’essere umano e la macchina; è vero anche che
la rivoluzione industriale rappresenta uno dei primi casi di transizione energetica → si
passa da una serie di tecnologie basate sull’energia rinnovabile (acqua, vento, forza del
mare, forza umana etc.) a una tecnologia basata sul carbone, sul fossile, dunque su
qualcosa che non è più effettivamente rinnovabile ma si può
estrarre.
Dunque ci troviamo di fronte a nuove invenzioni che garantiscono nuovi prodotti e nuove
fonti di energia a basso costo; tutte queste innovazioni sono legate ad un “paradigma
tecnologico”, perché carbone, macchina a vapore e applicazione della macchina a vapore
sono tutte effettivamente legate, è come se ci fosse un paradigma tecnologico che si porta
dietro tutta una serie di innovazioni. Le une non possono vivere senza le altre. In
particolare ferro, vapore e cotone, ma perché sono legate?
Innanzitutto siamo l’estensione della macchina a vapore: si conoscevano già gli effetti fisici
e teologici del carbone, si immaginava anche in passato che il carbone potesse costituire
un tipo di fonte possibile per alcuni impieghi, ma effettivamente è con la rivoluzione
industriale che si generalizza l’utilizzo di una macchina a vapore particolarmente
performante, ovvero quella di Watt, che perfeziona quella precedente di Newcome.
Tuttavia per arrivare alla macchina a vapore bisogna tenere conto di tre innovazioni,
tecnologie utili:
1. il CARBONE → fonte energetica privilegiata che permette di alimentare lo sviluppo del
rendimento calorifico, e questo da uno stimolo importante. Per essere utilizzato, il carbone,
ha bisogno di strumenti di escavazione e a loro volta richiedono una serie di macchinari
performanti (macchine a vapore) per rendere possibile questa escavazione; con il
progredire del tempo ci si rende conto che con il carbone si può creare qualsiasi tipo di
macchinario.
2. COTONE → una delle applicazioni principali e che caratterizzano la rivoluzione
industriale è il passaggio della tecnologia all’ambito tessile; l’industria del cotone è un
esempio tipico della Rivoluzione industriale anche da un punto di vista dei comportamenti
umani, come la gente si veste; in precedenza il cotone non lo indossava praticamente
nessuno, successivamente si sono creati filoni di questo prodotto a basso costo proprio
perché utilizzano dei sistemi di fabbrica che abbattono i costi di produzione in quanto non
viene più sfruttata la forza umana, bensì l’impiego della macchina a vapore.
3. FERRO → Per fare macchine a vapore efficaci vi è il bisogno di un ulteriore
innovazione, ovvero quella della siderurgia moderna, ovvero produrre un ferro che abbia
delle qualità meccaniche e fisiche tali da resistere alle sollecitazioni generate dalle
macchine. Prima della rivoluzione industriale il ferro si produceva in maniera semi
artigianale → esistevano le corporazioni del ferro che battevano il ferro per creare spade e
piccoli attrezzi agricoli.
Ora il ferro è aumentato notevolmente e la qualità è migliorata tanto da riuscire a creare
un’industria meccanica moderna (prima della rivoluzione i macchinari erano fatti in legno).
Dunque, anche da un punto di vista tecnologico esiste una grande rivoluzione e interessa
innovazioni che si incastrano le une con le altre, l’una è l’incentivo per l’altra (vapore,
carbone, ferro, cotone).

Quando inizia a palesarsi la Rivoluzione Industriale, la principale fonte energetica è


l’acqua,
esattamente come quarant’anni dopo; nel 1830 (circa la conclusione della rivoluzione), il
vapore ha
raggiunto l’acqua → tra il 1830 e il 1870 vi è un utilizzo esponenziale del vapore; entro
l’inizio del
ventesimo secolo si ha il record della produzione di energia generata dal vapore (all’inizio
del ‘900
abbiamo già il gasolio e la benzina). Tra l’altro le macchine a vapore diventano sempre più
efficienti
con gli anni, serve sempre meno carbone per produrre la stessa quantità di energia.
MACCHINA A VAPORE
Macchina a vapore di Newcomen (1705), poco efficiente:
il carbonio viene preso dalla parte inferiore; il vapore fa bollire
l’acqua e
conseguentemente il vapore prodotto dall’ebollizione va verso
l’alto, genera
la forza cinetica che fa sollevare la valvola alla fine del rosa (la
zona rosa è
dove il vapore si comprime). A questa valvola è collegato
l’albero che fa sì
che si possa collegare qualsiasi tipo di macchinario.
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Macchina di Watt (1776) consente di avere una
produzione più
efficace soprattutto grazie all’introduzione della ruota

IL COTONE
All’inizio della rivoluzione industriale vi fu una grande
innovazione in campo tessile con l’introduzione della
macchina Jenny → consentiva alla qualità dei tessuti di
diventare “standard” (programmata per dare
un’intersezione dei fili che fosse sempre uguale). La
jenny era alimentata da una persona (c’è la manovella).
Con il tempo, grazie soprattutto al carbone, si inizia a
rimpiazzare la manovella con una serie di sistemi che fanno si che queste jenny non siano
più azionate da una persona, ma dalla forza centrale che viene distribuita alla fabbrica (si
passa infatti dalla Jenny alla Self-acting Jenny); il ruolo dell’essere umano nella nuova
fabbrica non è più muovere il macchinario ma sorvegliare o farci manutenzione qualora ve
ne sia bisogno (solitamente l’uomo sorveglia il macchinario, la donna ricarica i fili e i
bambini si inserivano al di sotto del macchinario per far manutenzione in quanto gli spazi
del macchinario erano stretti e piccoli → sfruttamento minorile già dall’età di 4 anni).
IL FERRO
Tecnica antica per la lavorazione del ferro (1560): l’uomo fondeva il minerale e lo batteva
per liberare ossigeno.

Il forno di puddellaggio di Cort (1760) sfrutta la capacità


termica del carbone. Il calore stesso è talmente forte e
intenso all’interno di questo forno, che consente un
puddellaggio (= assicurazione della battitura) → viene
creato un ferro liquido che poi viene versato e che ha già
lui
le caratteristiche per essere trasformato in altri pezzi (i
materiali devono essere di altissima qualità).
Queste tecnologie creano un’alterazione sociale profondissima, infatti non è più richiesto
alcun sapere artigianale: il sistema delle fabbriche moderne (le unità di produzione che
seguivano questo tipo di impostazione tecnologica con una fonte unificata di energia che
controlla da sé la produzione) crea un nuovo tipo di società, generalizza un sistema
produttivo dove le persone non sono più maestri, ma diventano schiavi della fabbrica vera
e propria, lavorando secondo il suo ritmo; il sistema di fabbrica spazza via le
caratteristiche della società pre industriale.
Come fa il sistema di fabbrica a soppiantare la civiltà materiale basata sulla sussistenza?
Come è possibile che i contadini che vivevano del loro orto, della loro produzione, siano
diventati operai e abbiano smesso di vivere nelle campagne? Nella storia dell’economia
c’è una fase intermedia tra industria e campagna, ovvero una fase di attività produttiva a
domicilio nella campagna, noto come putting out system → sistema per il quale i
lavoratori delle campagne venivano implicati in un lavoro proprio industriale (erano
diventati imprenditori che puntualmente portavano nelle campagne delle materie prime
come lana, lino e cotone, e chiedevano fondamentalmente ai
contadini di arrotondare il lavoro in cambio di denaro). Questo era un sistema a domicilio,
servito per creare presupposti affinché i contadini potessero entrare all’interno del sistema
produttivo.
Il sistema di fabbrica ha l’effetto di ridurre tutti gli inconvenienti legati al putting out system;
con questo sistema si hanno prodotti creati da persone che nella vita si occupano di altro e
che poi arrotondando con questo tipo di attività; il putting out system crea un nuovo tipo di
contratto di lavoro, ovvero il contratto di dipendenza → prevede un salario per
mantenere operaio e famiglia.
È all’interno della fabbrica che si genera il concetto di “produttività”, infatti è interessante
per la fabbrica cercare di aumentare quanto viene prodotto ogni giorno.

Il sistema di fabbrica crea una divisione nel lavoro: come si fa a giungere effettivamente
alla standardizzazione dei prodotti? Lo si fa frantumando le operazioni necessarie per
produrre ogni singolo oggetto «Un uomo tira fuori il filo, un altro lo raddrizza, un terzo lo
taglia, un quarto lo punge, un quinto lo macina in alto per ricevere la testa; per fare la testa
richiede due o tre operazioni distinte; metterlo, è un affare particolare, sbiancare i perni è
un altro; è persino un mestiere di per sé metterli nella carta; e l'importante attività di fare
uno spillo è, in questo modo, diviso in circa diciotto operazioni distinte, che, in alcune
manifattive, sono tutte eseguite da mani distinte» - Adam Smith.
⤷ La divisione del lavoro è qualcosa di relativamente importante perché nessun operaio
sarebbe in grado di costruire tutto un oggetto, ma solo una piccola parte della lavorazione.
Il sistema di fabbrica presuppone un’alterazione completa e profonda tra uomo e
macchinari → prima i macchinari erano al servizio dell’uomo, mentre con il sistema di
fabbrica sono le macchine stesse a dettare i tempi della produzione (questo è possibile
grazie ad una fonte energetica generalizzata che si può applicare ovunque e a qualsiasi
tipo di produzione). La differenza tra l’energia a vapore e le altre fonti energetiche che
l’uomo utilizzava in passato consiste nella localizzazione (l’energia idraulica, senza un
fiume non può essere applicata.. tanto meno un’energia eolica senza il vento, mentre una
fabbrica azionata da una macchina a vapore può essere costruita ovunque); la possibilità
di costruire delle fabbriche senza tenere conto della geografia, da uno stimolo enorme al
processo di urbanizzazione (qualsiasi zona inglese può possedere una fabbrica).
Uno degli effetti dirompenti della rivoluzione industriale è il fatto che intorno ad alcuni
centri, grazie alle fabbriche, si formano città moderne, industriali, dove i suoi abitanti sono
tutti operai che non vendono prodotti che fanno loro, ma la manodopera utile per azionare
i macchinari; sono città che inglobano sempre più persone che si trasferiscono dalle
campagne (chiunque poteva lavorare nelle fabbriche in quanto non richiedeva esperienza,
ma al contrario sfrutta uomini, donne e bambini).
Tuttavia queste città (Manchester per esempio) sono sempre più popolate, vissute da
persone che hanno bisogno di essere sfamate e sono persone che per vivere devono
comprare derrate alimentari, l'auto sussistenza non è più possibile. All’inizio della
rivoluzione, i salari dei lavoratori servivano a soddisfare l’acquisto di beni di prima
necessità (pagare l’affitto, il riscaldamento e il cibo), mentre con la rivoluzione nasce un
nuovo approccio, dove qualsiasi cosa può essere comprata e venduta → per permettersi
da mangiare dovevano per forza andare a lavorare, e spesso il salario non era
sufficiente, tanto che dovevano andare a lavorare anche mogli e figli (ogni tanto per
questo venivano chiamati proletari, in quanto l’unica ricchezza era la prole).
In Inghilterra la transizione da agricoltura di autosussistenza ad agricoltura commerciale
ha portato alla fondazione di quella che prende il nome di struttura occupazionale
dell’Inghilterra, ovvero la suddivisione tra tre settori: PRIMARIO (agricoltura),
SECONDARIO (produzione artigianale e industriale) e il TERZIARIO (commercio e dai
settori assimilabili alle attività di servizio):

Dove è l’impatto principale della rivoluzione industriale? Nel terziario, almeno in Inghilterra.
È chiaro che cali il primario, ci sono sempre meno contadini. Il secondario assorbe circa il
40%, mentre il settore che esplode è il terziario, in quanto si passa da un’economia di
sufficienza dove non serviva comprare niente, ad un’economia dove bisogna comprare
tutto ciò di cui si ha bisogno (l’obiettivo principale della rivoluzione si può dire essere
creare un’economia basata sul mercato).
L’altra cosa che caratterizza la società industriale è la demografia, la transizione
demografica → all’epoca i giovani si sposavano e portavano alla nascita molti figli in
quanto ne morivano altrettanti a causa soprattutto delle malattie (tante nascite
compensate da tanti morti).
Quello che succede nel mezzo tra i due regimi demografici (nascita e morte), prende il
nome di transizione demografica → momento in cui la percentuale di mortalità cala (si
hanno 10 figli ma non ne muoiono 8, bensì 7,6,5 e così via).
Nel caso dell’Inghilterra si ha una lunghissima transizione demografica, in cui la Nazione,
attraverso la riduzione del tasso di mortalità infantile e dello sviluppo di contraccettivi, nel
giro di cent’anni la popolazione passa da 5 milioni a 20 milioni circa.
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Con la rivoluzione si hanno modificazioni intellettuali, culturali e politiche molto interessanti
per quanto riguarda la società inglese:
1. Il problema della conoscenza → Il sapere delle principali delle prime università
inglese era un sapere futile, fu fondata per avere un minimo di cultura; la rivoluzione pone i
primi problemi con la conoscenza (per esempio le macchine di Watt e Newcomen sono
state create prima di avere le conoscenze per sviluppare delle leggi fisiche e chimiche che
spiegassero la funzione di questi macchinari); con la diffusione delle macchine,
progressivamente, si crea un nuovo bisogno sociale e culturale, ovvero immaginare dei
percorsi di studio che propongono saperi utili, dunque le scoperte scientifiche devono
essere frutto di studi e percorsi dimostrabili da un punto di vista scientifico.
Prima della rivoluzione la figura dell’ingegnere designava il portatore di armi, ma nel corso
del ‘700 si formò per quello che è realmente in Inghilterra.
2. Si passa da una società contadina basata sul consumo ad una società basata sul
mercato
→ Questa trasformazione altera completamente la maniera in cui le persone vivono, si
sostentano. Il mercato era circoscritto, limitato, orientato sui beni di lusso; nel ‘700 si
concentra anche su beni primari, di massa e di largo consumo (il contadino prima coltivava
i viveri, ma successivamente doveva obbligatoriamente comprarlo al mercato).
3. L’industrializzazione provoca in contemporanea povertà → le città vennero costruite in
velocità per dare un posto a dormire per gli operai, ma furono luoghi insalubri. Inoltre
questa trasformazione da società contadina a industriale provocò fenomeni migratori
difficilmente gestibili. In Inghilterra, attraverso la rivoluzione, ha cambiato la visione della
società inglese rispetto alla povertà → con l'industrializzazione si nota una grande povertà
di coloro che non si possono permettere prodotti del mercato. Alla fine del ‘ 700 questa
povertà è interpretata dai legislatori inglesi come qualcosa di estremamente insidioso, in
quanto nuove folle di mendicanti, stanchi dalle estenuanti ore e condizioni di lavoro,
generavano delle situazioni estremamente pericolose soprattutto nei confronti dell’ordine
pubblico; inizialmente, di fronte ai lavoratori sottopagati, l’ inghilterra introduce una serie
di leggi, note come lo Speenhamland, ovvero volte a dare una sorta di bonus sociale (le
diverse parrocchie davano dei salari a questo gruppo di persone in quanto, effettivamente,
i salari delle fabbriche erano relativamente bassi; il problema è che le persone, tramite
questo sistema, non andavano più a lavorare, tanto che l’Inghilterra, circa cinquant’anni
dopo, ha deciso di abolire questo bonus sociale, in quanto creò una società di parassiti;
questo però come fa ad andare d’accordo con la chiesa che prevede l’aiuto del prossimo?
Vennero create le cosiddette Workhouses, istituite dalla legge sui poveri (1834) , secondo
cui essere poveri non è più una cosa verso il quale bisogna fare carità, ma è una
situazione generata dal vizio, per questo le persone più povere vennero inviate nelle
workhouses per svolgere qualsiasi tipo di attività pur di sostentarsi.
4. Attraverso la rivoluzione l’Inghilterra, militarmente, diventa il paese più potente al
mondo → L'Inghilterra diventa la potenza egemone sul mare e su terra, superando le
Province Unite, quando avvengono le guerre napoleoniche: sono delle guerre che
Napoleone ha scatenato una volta diventato imperatore di Francia dopo la rivoluzione
francese; conquista mezza Europa grazie al suo esercito fortissimo e sproporzionato e
soprattutto grazie alla sua strategia militare incredibile che non ha eguali nella sua epoca;
tutto ciò perde importanza nel 1815 con la sconfitta napoleonica a Waterloo per mano
dell’Inghilterra, questo perché gli inglesi avevano le armi, il ferro e le risorse naturali
migliori per combattere le guerre, e Napoleone, nonostante le sue capacità si è trovato
costretto a capitolare di fronte alla forza imbattibile inglese.

5. Nascita della moderna economia → i primi economisti della storia, coloro che si sono
posti la domanda “che cosa è lo sviluppo economico?”, sono osservatori diretti della
Rivoluzione industriale; David Hume per esempio, matematico figlio della rivoluzione
industriale, è colui che ha fondato la teoria monetaria degna di questo nome.
Malthus era un demografo che affermava che a causa delle catastrofi, delle epidemie e
delle carestie, ci sia una trappola demografica.. infatti era convinto che la popolazione non
potesse aumentare, ma in realtà si trovò di fronte ad una situazione che dimostrava il
contrario rispetto alla sua teoria, e di conseguenza non se ne capacita, non riesce a
spiegarsi come sia stato possibile che la popolazione sia passata da 4 a 20 milioni.
Ma perchè l’Inghilterra avvia questo tipo di trasformazione? L’Inghilterra è riuscita perché
aveva tutta una serie di incentivi di lunga durata che la rendeva diversa dagli altri; questi
incentivi:
- Non può esservi una rivoluzione industriale senza la rivoluzione agricola, questo perché
la popolazione che vive nelle fabbriche in qualche modo deve sfamarsi, e se tutta
l’agricoltura è basata sulla sussistenza è chiaro che gran parte delle città non possono
mangiare.
- Prima del ‘700 in inghilterra iniziano ad avviarsi una serie di trasformazioni tecniche e
istituzionali, che prendono il nome di Rivoluzione agricola, che permette la nascita di
un'agricoltura di mercato (un surplus) e che permette un utilizzo sempre inferiore degli
umani nelle terre, sostituiti dai macchinari; questo è uno dei fattori che rompono il vincolo
dell’autoconsumo.
- La rivoluzione agricola non è solo tecnica ma anche istituzionale, in quanto a partire dal
‘600 i grandi proprietari terrieri cominciarono a interpretare l’agricoltura come qualcosa di
diverso: sono loro che iniziavano a posare le basi per la creazione di una società
industriale.
Accanto all’aumento della produttività, la trasformazione in senso capitalistico
dell’agricoltura, si ha un fenomeno nuovo che ha rivoluzionato la società inglese, ovvero le
ENCLOSURES → chiusura dei campi liberi; per consentire un agricoltura capitalistica
tutti i campi inglesi nel corso del ‘600 è stato privatizzato (tutti quei posti dove le persone
potevano praticare l’agricoltura per sostentarsi furono chiusi tramite recinzioni). Questa è
una delle cause principali della fine dell’agricoltura di sussistenza, infatti la gente non
poteva più andare nei campi per prendere ciò di cui aveva bisogno, in quanto era visto
come un ladrocinio.
Nonostante questa rivoluzione agricola non sia stata ben accolta in quanto cacciava intere
famiglie dalle campagne, è riuscita a sfamare milioni di persone.
Dal punto di vista politico e culturale ci si è chiesti a lungo come mettere insieme
rivoluzione agricola, industriale e trasformazione di lungo corso.
Numerosi storici e politici si sono sempre chiesti come è possibile che la società inglese
abbia accettato questa trasformazione?
Ci sono diverse interpretazioni:

- Marx riteneva particolarmente importanti le enclosures da un punto di vista della


coercizione → Marx definiva le enclosures “accumulazione originaria": si questionava
spesso sul dove la classe capitalista inglese ha trovato le ricchezze per fondare la
moderna società industriale, e allo stesso modo si rispose che c’è stata un’accumulazione
originaria → la classe dominante ha privato i ceti popolari delle proprie risorse, se le è
accumulate per sé; secondo Marx infatti l’agricoltura gioca un ruolo molto fondamentale
perché è lì che nasce il seme della trasformazione, che in un secondo momento arriva
all’industria.
- Ruolo maggiore alla proto-industria, al putting out system, e si poneva il
problema “come è possibile che gli abitanti delle campagne con una vita dignitosa abbiano
deciso di andare a lavorare nelle fabbriche in città?”
Da questo punto di vista, il sociologo Marglin spiegò che la fabbrica stessa non fu una
libera scelta; spiegò che nel sistema del putting out system non era possibile sorvegliare e
obbligare i lavoratori agricoli ad impegnarsi nelle attività tessili in quanto mettevano in
primo piano l’agricoltura. Passare dal putting out system alla fabbrica ha seguito una
logica di coercizione (prima si sono fatti allontanare i contadini dalla campagna per poi
essere riconosciuti come operai); nel mezzo troviamo la proto fabbrica, ovvero le persone
si trovano sotto lo stesso tetto ma lavorano al proprio macchinario. Questa, secondo
Marglin, è una transizione molto lenta che ha seguito degli eventi coercitivi.
- Una visione distinta la troviamo in Van der Vries, storico ed economico olandese →
afferma che né le enclosures ne il sistema di fabbrica spiegano la transizione; come si
è fatto a passare da un’economia antica all’economia moderna? Secondo Van der Vries
questa situazione si può riassumere sotto il termine di Rivoluzione Industriosa; Questo
storico sottolinea essere vero che l’agricoltura del ‘700 era basata sull'auto sussistenza,
ma quello che gli inglesi avevano rispetto agli altri popoli è il desiderio di consumare; gli
inglesi effettivamente ebbero mercati cittadini all'interno dei quali comparivano nuovi
prodotti tra cui il tè, caffè,la seta etc., che le persone inglesi consumavano per emulare le
classi sociali più elevate. Ma come si pagano se si viveva in autosussistenza? Cercando di
entrare nel mondo mercantile.
Sono tutte impostazioni completamente diverse tra di loro ma che fanno leva su problemi
extra economici, comportamentali e istituzionali, che però l’unione può aver determinato le
trasformazioni.
I fattori:
FATTORE COMMERCIALE → come è possibile che l’Inghilterra abbia dato vita ad una
economia completamente nuova? C'è un legame con l’impero inglese. La Gran Bretagna
è l’unica potenza effettivamente imperiale che da vita alla rivoluzione industriale.
Ci sono due cose importanti riguardanti il nesso tra l’impero coloniale e la rivoluzione
industriale:
- Le guerre imperiali → Il fatto di dover combattere delle guerre e di dover difendere il
proprio impero coloniale ha fatto sì che l'inghilterra si sviluppasse precocemente come un
governo stato in cui la società deve essere amministrata secondo dei criteri di efficienza,
ovvero raccogliere le tasse e reinvestire queste tasse all'interno della spesa militare.
- Tesi di Lends → Ci spiega perché la Spagna e Portogallo non si sono industrializzati a
differenza dell’Inghilterra: “A differenza di Spagna e Portogallo la Gran Bretagna non
aveva ricchezze nelle sue colonie, si è dovuta arrangiare”; i nobili portoghesi e spagnoli
non hanno mai avuto il problema di migliorare la rendita della produzione agricola, perché
tutti i soldi che volevano li ricevevano dalle colonie.
Il lusso dei nobili di questi grandi paesi era frutto di oro e argento, contrariamente a quello
inglese permesso grazie alla rivoluzione agricola; Lands afferma che le colonie, soprattutto
nord-americane, entrano in una catena globale del valore; è stata estremamente
funzionale la rivoluzione industriale perché nelle colonie si aveva le terra dove coltivare le
comodis agricole (cotone, zucchero, tabacco etc.) necessarie al processo di
industrializzazione.
Adam Smith stesso disse che le colonie inglesi erano colonie di consumo raggiunte dagli
inglesi stessi; sono mercati di sbocco estremamente importanti per la nascente industria
inglese (sono colonie sempre connesse commercialmente con la madrepatria).
Agli inglesi mancava qualcosa, ed è proprio questo che gli ha permesso di creare degli
stimoli e delle opportunità.
Le colonie inglesi (soprattutto Stati Uniti, Canada e Australia) svolgono un ruolo
importante come valvola di sfogo per la popolazione → L’Inghilterra provocava molte
migrazioni, e questo fece sì che la popolazione si spostasse verso le colonie.
⤷ EVOLUZIONE DEL COMMERCIO ESTERO INGLESE
Contemporaneamente alla rivoluzione industriale si ha un netto aumento del commercio
estero, di cui una buona parte sono ri-esportazioni → L’Inghilterra, grazie alla sua
predominanza militare, alla sua genialità imperiale e alla sua politica commerciale, diventa
il centro internazionazionale per l’esportazione delle merci che provengono da altri paesi.
Aumentano a dismisura le esportazioni e importazioni in Inghilterra, infatti giocano un ruolo
fondamentale le materie prime → L’Inghilterra ha una crescita industriale basata su un
gioco piuttosto semplice: importare materie prime per esportare manufatti industriali finiti.
Saldo della bilancia commerciale → differenza tra esportazioni e importazioni (se un
Paese ha un saldo passivo deve compensare attraverso l’esporto di metalli preziosi).
FATTORE INFRASTRUTTURALE → I TRASPORTI
La una situazione geografica e infrastrutturale rende molto semplice per l’inghilterra
mettere a frutto il suo commercio estero; l'Inghilterra è un’isola, ha molti porti, ha molti
canali e fiumi navigabili, ha una situazione geografica che rende molto facile il trasporto
per esportazione e importazione dalle colonie.
Quando parliamo della possibilità di creare un’economia di mercato in Inghilterra, ha un
valore particolare in quanto si ha innanzitutto uno Stato unitario (non ci sono confini
artificiali), e secondariamente le vie di trasporto sono molto efficienti che fanno sì che
l’Inghilterra sia in grado di unire facilmente l’economia domestica con l’economia globale;
questo è un aspetto interessante in quanto ci spiega perché l’Inghilterra ha dato vita in
maniera molto precoce all’industrializzazione.

FATTORE ENERGETICO DI LUNGA DURATA


I canali e le vie d’acqua fanno sì che anche le risorse interne si possano utilizzare in
maniera molto efficace → Il CARBONE: facilmente trasportabile in Inghilterra perchè ci
sono i canali;
l'Inghilterra è ricca di carbone, ma lo è geograficamente e soprattutto non è presente in
tutta l'Inghilterra, ma in territori circoscritti. La capacità di trasportare il carbone ne
permette il suo utilizzo anche lontano dalle miniere di carbone.
Il carbone è uno dei grandi incentivi di lunga durata della rivoluzione industriale ed è uno
dei vantaggi che gli altri paesi non avevano; la quantità immensa del carbone ha
permesso il suo utilizzo precocemente e percepito come la materia prima, la fonte
energetica utile per la nascente industria.
È il carbone che innesca una serie di innovazioni a cascata, che espandono l’industria
meccanica, siderurgica e tutte le novità tecnologiche legate a questa economia.. il carbone
non è solo una fonte energetica, ma è la base per tutte le innovazioni.
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L’alternativa del carbone era la legna → nel 18esimo secolo la fonte energetica per la
macchina a vapore era la legna (peggiore per le risorse naturali geograficamente perché
l’Inghilterra è molto piccola e povera di boschi); la possibilità di avere molto carbone a
basso costo ha consentito una delle prime transizioni della storia.
Con l’energia derivata dal carbone si potrebbe alimentare qualsiasi tipo di processo
produttivo, non solo il tessile, siderurgia e metallurgia, ma anche il vetro, la birra, lo
zucchero e il sapone.
Alcune interpretazioni sulla rivoluzione industriale:
- Tesi di Robert Allen → si domanda “Perché il carbone?” e spiega che la quantità di
carbone presente, non riesce a spiegare perché l’Inghilterra sceglie il carbone stesso; se
noi compariamo il costo della manodopera in tutti i paesi europei nella fase
dell’industrializzazione, si vede che in Inghilterra, nonostante il proletariato, il costo della
vita, e di conseguenza i salari, erano particolarmente elevati, e questo fa sì che per una
impresa era più conveniente sostituire gli operai con i macchinari.
Una volta che la macchina a vapore si è evoluta e resa redditizia, le macchine si sono
potute sostituire all’uomo anche nelle situazioni di produzione a basso costo (questo
avviene soprattutto nei paesi con salari maggiori): un operaio fiorentino guadagnava la
metà di qualcuno che lavorava a oxford, infatti Allen dice che in Italia, nonostante l'utilità
del carbone, un imprenditore non era detto lo utilizzasse perchè la manodopera costava
molto poco; ma c’è un posto dove la manodopera costa ancora di più dell’Inghilterra,
ovvero gli Stati Uniti → in effetti le colonie spesso sono rappresentate come valvola di
sfogo alla povertà;
La terra negli Stati Uniti era tanta come la terra da occupare, la manodopera era
relativamente poca di conseguenza costava molto.. questo negli Stati Uniti determina un
paio di cose: i salari erano più elevati e l’industria era più labor saving che l’Inghilterra;
stiamo parlando della prima nazione industriale di Inghilterra che ha una serie di
dinamiche che sono comunque quelle di utilizzare le macchine, utilizzare il carbone etc.
Negli Stati Uniti questa tendenza sarà ancora più sviluppata , ancora più importante,
perché è ancora più conveniente ridurre il peso della manodopera sul posto di produzione
perché la manodopera costa tanto.
Tesi di Mokyr → si domanda "perché proprio l’Inghilterra?” Non bisogna guardare i fattori
economici, ma culturali, che fanno sì che gli inglesi si distinguano dagli altri. L’Inghilterra è
un paese che sviluppa, attraverso l’illuminismo, un sapere utile che non è tanto orientato al
sapere teorico, ma che è orientato a spiegare come si applicano i saperi teorici agli aspetti
pratici (in Inghilterra ci sono associazioni di teorici fondate per dibattere su alcune
questioni riguardanti la scienza moderna).

Questa tesi afferma che nell’Inghilterra esiste l'illuminismo industriale, orientato sulle
macchine, ed dice, inoltre, che in Inghilterra, oltre a questo illuminismo industriale, la
bandiera di ceti più elevati della società inglese è anche supportata effettivamente da un
livello di alfabetizzazione che in Inghilterra è più elevato che negli altri paesi; in Inghilterra,
per tutta una serie di scuole, di provincia, dei borghi, delle città, per il livello di
urbanizzazione in effetti anche superiore che c'è in Inghilterra rispetto agli altri paesi, si ha
una diffusione del sapere leggere e scrivere molto più importante che negli altri paesi.
- Tesi di David Landes → Afferma che non è tanto la cultura che ha determinato la
rivoluzione, ma lo spirito imprenditoriale unico che avevano gli inglesi.
All’inizio della rivoluzione industriale non era né evidente che le macchine convenissero
così tanto, né era così evidente che l’industria fosse così interessante dal punto di vista
economico (un lord inglese del XVII secolo e del XVIII secolo non è chi investiva
nell'industria, ma il suo sogno era comprarsi una tenuta agricola il più grande possibile e
vivere di ozio; chi investiva nell'industria, all'inizio almeno della rivoluzione industriale, con
un piccolo investimento scommetteva su qualcosa che non esisteva ancora e per la quale
non si avevano nemmeno gli strumenti né tecnici né economici per capirne i rendimenti).
La società inglese aveva lo stimolo di fare le cose in maniera diversa, si distingueva dalla
massa nonostante non vi fossero certezze; … qualsiasi persona poteva diventare capo di
una fabbrica grazie alla propria imprenditorialità.
La società inglese aveva questo stimolo a fare le cose in maniera differente, e Landes ci
dice che praticamente chiunque poteva diventare il padrone di una fabbrica, ma come?
Grazie allo spirito di imprenditorialità che permeava tutta una serie di ceti sociali; dice Letts
che la superiorità tecnologica della Gran Bretagna non fu un dono di Dio però non fu
l'effetto di pura casualità ma fu il frutto del lavoro, dell'ingegnosità, della fantasia e
dell'intraprendenza.
CAP. 2
L’INDUSTRIALIZZAZIONE EUROPEA ED EXTRAEUROPEA
NELL’OTTOCENTO
Cosa succede agli altri paesi al di fuori dell’Inghilterra?
Contemporaneamente all'Inghilterra che era diventata il paese più industrializzato al
mondo, anche gli altri paesi stavano iniziando a prendere importanza.
La rivoluzione industriale,intesa come processo di industrializzazione,non è solo la
creazione dell'industria,non è solo la creazione delle fabbriche, ma una trasformazione
sociale profonda che crea la moderna società industriale.
Questa impostazione ha sempre cercato di portare avanti delle spiegazioni di natura
comparata, ovvero, c’è un modello inglese che ha funzionato alla perfezione, e gli altri
paesi cosa hanno fatto rispetto a questo modello? L’hanno seguito o no?
Il discorso è che l'Inghilterra ha modificato la sua economia in maniera così profonda da
essere il paese che ha avuto più successo in assoluto a credere nell'industria e a portare
avanti un fenomeno di cambiamento sociale ed economico profondo.
Cos'è successo negli altri paesi? Perché gli altri paesi non hanno seguito la stessa
dinamica oppure perché l'hanno seguita ma l'hanno seguita con minore successo? In
realtà nel corso dell’800 vi sono alcuni paesi che hanno di gran lunga superato
l’Inghilterra, anche perché il predominio inglese non perdura.
Nel corso degli anni c'è chi si è industrializzato prima e chi dopo, ma quali sono le
dinamiche che hanno portato a questo divario? Quali sono le caratteristiche che hanno
distinto i paesi che si sono industrializzati successivamente?
Secondo l’economista russo Gerschenkron il problema riguarda capire il perchè
dell’arretratezza economica, come hanno fatto i paesi che non avevano le condizioni
adeguate ad industrializzarsi;
l’Inghilterra, secondo questo economista, ha una dinamica storica che è solo inglese e
particolarmente importante , ovvero il processo di industrializzazione inglese avvenne in
cento anni, in maniera molto graduale al contrario degli altri paesi che hanno sfruttato
tempi molto inferiori.
Dunque, il problema del modello inglese è storico, come si fa a ricreare questo modello? È
piuttosto impossibile in quanto l’Inghilterra ha avuto cent’anni.
La Francia, Italia e Germania come hanno fatto ad industrializzarsi?
Oppure la Russia non si è industrializzata. Perché non si è industrializzata? Rispondere a
queste domande significava rispondere alla domanda perché il terzo mondo non si
industrializza? Perché i paesi oggi sottosviluppati non ce la fanno a seguire il trend
economico di tutto il resto del mondo?
Due economisti sono i principali fautori del dibattito:
- Rostow → è convinto che il modello inglese sia valido per tutti i paesi; i paesi che si
industrializzano lo fanno con maggior successo sono quelli che riescono a creare i
prerequisiti inglesi che riescono quindi a fare delle riforme politiche, sociali e economiche
che effettivamente ricreano l'ambiente propizio che poi hanno consentito all’Inghilterra di
svilupparsi. Dice Rostov la transizione dall'economia tradizionale all'economia industriale
passa effettivamente attraverso una base preliminare in cui si fanno le riforme, lo Stato
imperiale, l'assenza del controllo statale dell'economia,statale dell'economia, la riforma
della proprietà privata, le enclosures l'urbanizzazione, la scolarizzazione, tutte le cose che
caratterizzano più o meno l'Inghilterra liberale. A questo punto quando un paese ha
accumulato tutta questa serie di riforme sociali eccetera, fa un vero e proprio decollo. A
questo punto ci saranno dei settori che si industrializzano e questi traineranno la
trasformazione della società tradizionale in una società di massa consumistica basata sul
mercato. Questa è la visione di Rostov.
- Gerschenkron → Questa visione sarebbe stata dominante se non fosse arrivato
Gerschenkron e gli avesse detto di aver torto, in quanto gli esempi europei ci mostrano
che gli sviluppi tardivi non funzionano in questa maniera: afferma che le caratteristiche dei
processi di industrializzazione degli altri paesi dipendono dal grado di arretratezza, vale a
dire che se l’arretratezza non è così evidente sono necessarie solo un paio di riforme per
rimettersi in pari, mentre se il grado di arretratezza è piuttosto noto la situazione si
differenzia, in quanto più sei arretrato più devi correre per industrializzati.
Per far sì che questi paesi si sviluppino più velocemente dell’Inghilterra, il modello inglese
non serve, al contrario bisogna utilizzare un altro tipo di categoria per spiegare lo sviluppo
dell’Inghilterra, quello del “fattore sostitutivo", ovvero cosa un paese deve mettere in
campo per fare meglio dell’Inghilterra in termini di velocità.
A cosa servono i fattori sostitutivi? Servono a rompere il piccolo del sottosviluppo, servono
a rompere tutte quelle resistenze che fanno sì che l'industria non nasca, che i capitali non
vengano indirizzati verso l'industria, che le società diventino un parco, che il mercato non
si sviluppa.
«Nel considerare la storia economica dell'Europa ottocentesca si ha la netta impressione
che solo quando lo sviluppo industriale poté iniziare su larga scala, la tensione tra la
situazione precedente all'industrializzazione e i vantaggi prospettati dall'industrializzazione
stessa divenne abbastanza potente da abbattere gli ostacoli e sprigionare le energie
destinate a realizzare il progressoindustriale»
⤷ Mentre l’Inghilterra è potuta andare a piccoli passi, con piccoli investimenti, le
industrializzazioni ottocentesche dei paesi che cominciano a industrializzarsi nel corso
dell'Ottocento devono continuamente dare vita a tutta una serie di fattori sostitutivi che
aiutino a creare la larga industria, a creare la grande impresa.
Le industrializzazioni ottocentesche dunque non possono imitare il modello inglese, ma
devono dar vita ad una serie di fattori sostitutivi, tre in particolare:
- La Banca Mista → Londra era un grande centro finanziario, soprattutto nel XIX secolo,
ma il problema riguarda il fatto che le banche non finanziavano l'industria, bensì si
concentravano sulle imprese commerciali e sulle compagnie delle Indie; l’industria non ne
aveva bisogno, riusciva ad avviare una manifattura e i capitali venivano accumulati
privatamente da qualcuno che lavorava fuori dall’industria stessa (non aveva bisogno di
fare dei prestiti).
In un paese arretrato, proprio perché non c’è la gradualità, bisogna fare in fretta, le
tecnologie costano e le dimensioni delle imprese non erano più ridotte, dunque c’è
bisogno di avere delle strutture finanziarie che permettano di sostenere queste imprese; in
Francia, Germania e Italia, quindi, si sviluppa la Banca Mista, la quale fa dei prestiti
industriali a lungo termine (= la banca concede i mutui) così da riuscire ad avviare
l’azienda. I prestiti commerciali inglesi al tempo invece erano a corto termine. Come fanno
queste banche a sopportare il rischio economico del lungo termine? Mescolano i capitali,
fanno azioni a breve e lungo termine; Mescolano delle operazioni che siano redditizie
immediatamente e che effettivamente possano consentire alla banca di sopravvivere per
ammortizzare effettivamente questi impieghi a lungo termine che la banca ha nei confronti
dell'industria.
Queste banche svolgono un ruolo importante nelle economie arretrate, in quanto sono loro
che trasferiscono i capitali dai privati cittadini all’industria (raccolgono i soldi attraverso i
conti correnti o attraverso operazioni a breve termine per impiegarli poi nel finanziamento
industriale. Una delle più importanti banche miste fu la Crédit Mobilier, fondata a Parigi
nel 1852 ma che fallisce poi rapidamente perché effettivamente questa banca sperimenta
in maniera veloce quali sono i rischi in questo tipo di operazione. Era una banca che
aveva un solo sportello che i soldi che i correntisti impiegavano per finanziare l'industria. A
un certo punto si diffonde la notizia che questa industria che la banca finanzia va male,
non è profittevole. Ma poi cosa succede? Tutti vanno a prendere i soldi che avevano
depositato sul conto. Ma questi soldi secondo voi ci sono? No, perché sono stati impiegati
per la banca.
Questo modello fallisce rapidamente. Da questo momento nascono tutta una serie di
banche miste caratterizzate da più sportelli che hanno la capacità di raccogliere fondi da
un pubblico più diffuso. La banca Crédit mobilier è molto importante per due motivi: i
creatori di questa banca erano due banchieri ideologi dell'industria che pensavano che
finanziare l'industria fosse un comportamento etico migliore rispetto ad impiegare i soldi in
altre attività economiche.; la seconda cosa è che quando nasce questa banca, tutte le
altre dedicate al commercio e ai debiti si appassionano dell’industria e iniziano a trattare
dei finanziamenti industriali. Un esempio importante è la fondazione della banca privata di
Rothschild.
Le Rothschild erano la famiglia più ricca del 19esimo secolo. In Francia, a differenza del
suo mondo inglese, dopo la nascita della credit mobile, la Rothschild comincia a finanziare
l'industria, a vendere accanto ai titoli del debito pubblico,a finanziare imprese commerciali,
comincia a vendere a generazioni delle imprese e a prestare soldi.
Naturalmente non fallendo
- Lo Stato → DA QUI
- L’ideologia → In Inghilterra c’è stato l’illuminismo industriale, e un po' per
imprenditorialità, un po' per sapere utile un po' per approccio di fronte alle macchine,
insomma, era diffuso nel ceto dominante, intellettuale anche il fatto che l'industria potesse
essere un qualcosa di interessante.
Nelle società contadine, arcaiche dell'Europa continentale nessuno l'ha pensato così. Dice
Gerschenkron, in molte economie ci sono state delle ideologie che hanno convinto le
persone a scommettere sull'industria e hanno creato effettivamente una specie di valore
aggiunto politico per cui le classi dirigenti dicevano “io investo nell'industria non solo
perché faccio i soldi con l'industria ma perché penso che sia giusto così”. Questi fattori
sostitutivi accelerano la possibilità con il quale il paese si può industrializzare.
Perché i fattori sostitutivi sono interessanti? Perché i paesi ritardatari hanno un vantaggio
di cui l’Inghilterra non ha potuto disporre, ovvero il vantaggio tecnologico → quando i paesi
ritardatari che si industrializzano, possono disporre della migliore tecnologia rispetto
all’epoca; ci sono due problemi a riguardo:
- Per importare tecnologia d'avanguardia servono capitali.
- Quando si crea una grande fabbrica, è necessaria la manodopera.
Ed è proprio qui che entrano in gioco i fattori sostitutivi.
Lo Stato → Lo Stato inglese non è uno Stato che interviene direttamente nel processo
economico; negli altri paesi lo Stato, al contrario, come governo, come attore economico
svolge invece un ruolo completamente diverso e in alcuni contesti ha giocato
effettivamente il ruolo di fattore sostitutivo, perché è importante che lo Stato svolga un
ruolo attivo nel processo dell'industrializzazione. Ci sono i problemi poi di come creare il
mercato all'interno di ogni singolo paese, abbiamo visto che le economie premoderne
erano economie non monetizzate, erano economie dove il mercato era quasi sempre un
mercato di prossimità, in cui la stragrande maggioranza delle persone non partecipava in
maniera attiva, in maniera necessaria nel proprio sostentamento al mercato. Lo Stato in
alcuni casi invece nel corso dell'Ottocento, in alcuni paesi in particolare, comincia a
lavorare effettivamente per creare i presupposti affinché questa modernità industriale
possa esistere:
- Lo Stato ad esempio può portare avanti delle riforme agrarie che hanno creato un
movimento di persone dalla campagna alla città, ma lo Stato ad esempio può fare riforme
agrarie o riforme comunque legate al mondo dell'agricoltura volte a creare i presupposti
affinché possa esistere una classe industriale (es. Nell'agricoltura continentale europea
dell'epoca moderna, esisteva il servaggio della gleba, esistevano le corvée, esisteva tutto
un sistema di istituzioni che facevano sì che i contadini non si potevano muovere in realtà
dalle loro terre → Diversi Stati nel corso del 1800 dicono questa cosa la eliminiamo perché
c'è bisogno di creare una mobilità all'interno del paese affinché le persone vanno a
lavorare nelle fabbriche e nelle industrie).
- Altro aspetto fondamentale è quello del mercato → nel corso del 1800 vengono creati
quelli che noi oggi possiamo definire i mercati nazionali. Cosa significa il mercato
nazionale? Significa che prima dell'800 era normale che nonostante esistessero già degli
Stati Unitari, come la Francia ad esempio: i confini più o meno sono gli stessi di oggi,
all'interno della Francia esistevano dei sotto confini legati alle province, alle contee, alle
divisioni amministrative che esistevano all'interno di un paese. Ed effettivamente per
trasferire delle merci o per trasferire delle persone da una regione all'altra, da un comune
all'altro, si pagavano dei dazi, c'erano dei controlli, la mobilità quindi delle cose, delle
persone non era garantita in assoluta; questo impediva che si formassero effettivamente
dei mercati nazionali. Perché c'era questo? Perché il mercato nazionale delle cose era
controllato dal sistema politico, il quale incentivava il successo dei mercati di prossimità
perché erano quelli che secondo i sistemi politici del suo regime,potevano meglio tutelare
la stabilità sociale.
Mettere dei dazi significava, secondo la logica di uno Stato antico, evitare la circolazione,
garantire che il cibo che serviva in un posto non partisse per andare a essere consumato
in un altro posto. E quindi garantire che i sistemi sociali e arcaici funzionassero in maniera
stabile. Ora queste cose vengono abolite quasi ovunque, soprattutto da quegli stati che
hanno in mente che uno Stato nazionale può essere utile per creare il mercato per la
nascita industriale → viene fatto nei Paesi dove c'è un'unità nazionale, questo è un
esempio della Francia, ma viene fatto effettivamente anche in Paesi dove non c'è ancora
un'unità nazionale, come negli stati tedeschi attraverso questa iniziativa di politica
commerciale doganale che si chiama l'Unione doganale, che prevedeva che gli antichi
Stati tedeschi, prima dell'unificazione e della creazione della moderna Germania nel 1870,
potessero commerciare liberamente tra di loro, senza dogane tra di loro e addirittura
utilizzando la stessa moneta.
Si possono fare due ulteriori esempi di elementi sostitutivi che dimostrano che lo stato fa
sua la preoccupazione di riforma del paese:
1. La Francia nel 1810 aveva già con la rivoluzione francese ma anche prima della
rivoluzione francese con tutta una serie di misure che erano state chieste
all'assemblea da parte degli interessi commerciali eccetera, la Francia aveva già creato
un moderno mercato comunitario. In epoca napoleonica tuttavia il problema dell'industria e
dell'industrializzazione del Paese diventa molto più pressante che in passato, non è
semplicemente un aspetto della rivoluzione francese o dello sviluppo di primi interessi
industriali all'interno della Francia, è il risultato di un fatto, un evento storico specifico che
sono le guerre napoleoniche → Napoleone si rende conto che l'industria francese vige
nonostante l’arretratezza economica profonda rispetto all'Inghilterra. Quando Napoleone
comincia a combattere contro l'Inghilterra per mare e per terra, si rende conto della
superiorità delle armi inglesi, perché l'Inghilterra era un Paese che aveva già quasi
completato il suo processo di rivoluzione industriale. Napoleone pensa che il problema è
che in Francia abbiano delle istituzioni inefficaci a sfruttare le nostre risorse (la Francia è
ricchissima di risorse, ricchissima di carbone, di ferro, di metalli non ferrosi, di tutti
elementi che potrebbero essere utilizzati per dare avvio a un moderno sviluppo
dell'industria moderna). Nell'idea di migliorare le cose Napoleone promulga il cosiddetto
"code minier", cioè il codice minerario, che stabilisce che le risorse del sottosuolo sono
troppo importanti affinché esse siano di proprietà privata. I privati però si devono
impegnare per far sì che queste risorse vengano utilizzate in maniera ottimale e per
fare questo lo Stato si dota di un corpo di ingegneri che sono inviati in ogni miniera
a verificare periodicamente che gli imprenditori utilizzino correttamente le risorse
del sottosuolo.
2. Le scuole di ingegneria → In inghilterra non esistevano scuole d'ingegneria,
esisteva un'altra identizzazione di massa diffusa, esistevano delle società reali di
incoraggiamento, esistevano dei circoli intellettuali e scienziati che discutevano del
sapere pratico, però questo sapere pratico faceva già parte della cultura inglese.
Negli altri paesi non c'era.
La maniera per introdurre nella popolazione il sapere pratico è stata sia in Germania
che in Francia, i paesi ritardatari dell’industrializzazione, lo fondazione di o
moderne università o di moderne scuole d'ingegneria. In Germania non vengono
create solamente le scuole per gli ingegneri, ma addirittura viene proposta una riforma
nazionale estremamente importante, viene proposta dal Ministro dell'Educazione e del
Governo di Francia, che crea la moderna Università Sperimentale → Per la prima volta
si dice che l'università non deve essere un luogo all'interno del quale si ha un sapere
distaccato dalla pratica, ma è fondamentale che si faccia pratica, si facciano dei seminari,
si faccia della ricerca applicata. La riforma Humboldtiana dell'università tedesca, che viene
applicata prima in Prussia e poi in tutti i Stati tedeschi, è una riforma che crea delle
università all'interno del quale si possono iscrivere praticamente tutti quanti e presso cui
non si studiano più le materie astratte, ma si studiano continuamente delle materie
pratiche (vengono creati i laboratori universitari, di chimica industriale, di fisica industriale,
di meccanica etc.)
- L’ideologia → In Inghilterra c’è stato l’illuminismo industriale, e un po' per
imprenditorialità, un po' per sapere utile un po' per approccio di fronte alle macchine,
insomma, era diffuso nel ceto dominante, intellettuale anche il fatto che l'industria potesse
essere un qualcosa di interessante.
Nelle società contadine, arcaiche dell'Europa continentale nessuno l'ha pensato così. Dice
Gerschenkron, in molte economie ci sono state delle ideologie che hanno convinto le
persone a scommettere sull'industria e hanno creato effettivamente una specie di valore
aggiunto politico per cui le classi dirigenti dicevano “io investo nell'industria non solo
perché faccio i soldi con l'industria ma perché penso che sia giusto così”.
Quali sono le ideologie industrialistiche?
1. Ideologia nazionalismo economico → funziona in Germania, dove le politiche degli
Stati tedeschi sono state rese possibili dalla condivisione, da parte della classe
dirigente tedesca, di un'ideologia nuova che non esisteva nel passato, che è quella
del nazionalismo economico, derivata da un pensatore, da un economista che si chiamava
Frederick List: diceva che bisogna superare la provincialità, il regionalismo, l'eccessiva
dispersione delle risorse nazionali che ora esistono in Germania e creare quindi una
moderna economia su base nazionale. List dice che l'economia nei piccoli territori, nelle
piccole regioni, non può funzionare efficacemente, perché per avere uno sviluppo
economico moderno c'è bisogno di integrazione economica, di condivisione delle proprie
risorse, di ripartizione equa all'interno dei nostri territori; inoltre arrivava a formulare che la
Germania potesse essere uno Stato quasi autosufficiente, perché al suo interno aveva
ferro, carbone, grano, tutto quello che serviva per dare risultate a una moderna società
industriale consumistica di massa.
2. Ideologia francese → Il conte Claude Henri de Rouvroy de Saint-Simon riflette sul
perché la francia ha perso la guerra napoleonica e sul perché la Francia non ha
terminato la transizione dall’ancien régime all’attuale società moderna:
dice Saint-Simon che solo quando l'industria si svilupperà si porterà a completo il principio
della rivoluzione francese; afferma che l'industria è tutto ciò che c'è di buono che una
popolazione può desiderare attraverso l'industria, secondo San Simone, si è eliminata la
disuguaglianza, l'ingiustizia e si crea una società di tipo migliore. Saint-Simon aveva
fondato una comune a Ménilmontant dove vivevano i Sansimoniani; insieme avevano
creato una specie di convento negli anni venti dell'ottocento in cui effettivamente
celebravano le gioie e i fasti dell'industria; si vestivano con una camicia con i bottoni
dietro cosicché erano obbligati a chiedere ai propri compagni di allacciarli, e ciò creava
una comunità, una condivisione.
I Sansimoniani, effettivamente, non hanno la comprensione di che cos'è realmente
l'industria, la quale può creare anche povertà; creare una moderna società industriale
comporta anche dei disagi sociali che poi vengono via via eliminati, ma nella fase
dell'industrializzazione possono essere anche tremendi per la popolazione; secondo Saint-
Simon questo problema non esiste perché l'industria automaticamente serve a creare una
società migliore.. dice Saint-Simon: “Lo stato del futuro dovrebbe essere governato non da
nobili, da ecclesiastici o da politici San bensì lo stato del futuro dovrebbe essere governato
dagli industriali, dagli imprenditori, dagli uomini di scienza perché sono loro che sono in
grado di applicare in maniera più corretta le leggi che possono consentire lo sviluppo
economico”.
San Simone per questo è interpretato come una specie di padre di quello che noi
oggi chiamiamo il pensiero tecnocratico. ;Ma perché è importante Saint-Simon? E
importante perché nella sua comune quelli che negli anni venti vivevano con la camicia al
contrario e cantavano la marsigliese degli industriali, divennero persone chiave
dell’industrializzazione francese (Michel Chevalier era il ministro dell'economia di
Napoleone e discepolo di Saint-Simon → negli anni 40, 50, 60, 1800 la Francia è stata
retta economicamente da un ministro sansimoniano che ha investito nelle infrastrutture,
che ha investito nelle ferrovie, che ha eliminato i dazi doganali, che ha creato tutta una
serie di politiche statali che erano orientate a far sviluppare l'industria; un altro
personaggio, i fratelli Pereire erano due banchieri che hanno creato la prima banca mista
al mondo, la Credit Mobilier; ultimo personaggio relativamente importante fu Lesseps, il
fondatore del canale di Suez, fondamentale per il trasporto velocizzato delle merci nel
Mediterraneo).
Saint Simon viene arrestato e cerca di suicidarsi a causa di questo scritto: «Supponiamo
che la Francia perda improvvisamente i suoi primi cinquanta fisici, i suoi primi cinquanta
chimici, i suoi primi cinquanta fisiologi, [...].
Poiché questi uomini sono i francesi più essenzialmente produttori, quelli che danno i
prodotti più importanti, quelli che dirigono i lavori più utili alla nazione [...] alla Francia ci
vorrebbe almeno un'intera generazione per riparare questa disgrazia. [...]
Ammettiamo che la Francia conserva tutti gli uomini di genio che possiede nelle scienze,
nelle belle arti e nelle arti e nei mestieri ma che abbia la sfortuna di perdere lo stesso
giorno Signore, fratello del Re, Monsignor il duca di Angoulême, Monsignor il duca di Berry
[...] non ne deriverebbe alcun male politico per lo Stato.».
⤷ il pensiero di Saint-Simon si può riassumere così: immaginate che domani muoia il re,
suo fratello e tutta la corte, ma questo è un problema per la Francia?
No! Perché se lei conserva i suoi industriali non c'è nessun problema, allora il problema è
che questo signore, il duca di Berry, poi viene assassinato fuori dall’opera di Parigi pochi
giorni dopo la pubblicazione di questo trattato; incolpano San Simón, cercano di arrestarlo
e cerca di suicidarsi sparandosi in bocca.
Questi fattori sostitutivi accelerano la possibilità con il quale il paese si può
industrializzare.
Perché i fattori sostitutivi sono interessanti? Perché i paesi ritardatari hanno un vantaggio
di cui l’Inghilterra non ha potuto disporre, ovvero il vantaggio tecnologico → i paesi
ritardatari che si sono industrializzati possono disporre della migliore tecnologia rispetto
all’epoca; ci sono due problemi a riguardo:
- Per importare tecnologia d'avanguardia servono capitali.
- Quando si crea una grande fabbrica, è necessaria la manodopera.
Ed è proprio qui che entrano in gioco i fattori sostitutivi.
Come funziona il processo di industrializzazione?
Gerschenkron era convinto che dopo la messa in opera dei fattori sostitutivi ci fosse poi un
take-off, un momento in cui alla fine della società tu ci buttavi tutti questi fattori sostitutivi
(lo Stato l'ideologia, le banche) e che poi ci fosse un momento in cui si genera un grande
salto, un'esplosione, tutto quello che doveva maturare poi improvvisamente matura e si ha
effettivamente una fase di esplosione se volete della crescita dell'industria; in realtà chi
dopo Gerschenkron ha analizzato le cose ha messo in discussione anche il concetto di
take-off , in particolare un economista americano che si chiama Simon Kuznets che
afferma che nelle economie i che si industrializzano si ha effettivamente una fase intensa
di investimenti che anticipa il vero e proprio take-off →la fase di take off, di decollo, in
qualche maniera deve essere anticipata o preparata da una fase precedente di
accumulazione e Kuznets per spiegare questo tipo di questo tipo di di dinamica ha
inventato una curva:
→ Mostra effettivamente l'accumulazione di ricchezza che secondo Kuznets deve
anticipare il processo di crescita economica, è una curva che ha a che fare con il problema
dell'ineguaglianza,
con il problema dell'accumulo di ricchezza da parte di qualcuno, con la creazione di
disparità sociali all'interno dell'economia in transizione.
Manodopera, salari e consumi → Una delle caratteristiche dell'economia inglese era
quella che nel lungo periodo ha creato una società che noi oggi potremmo definire
consumistica, effettivamente si avevano dei livelli salariali abbastanza elevati oppure più
elevati che in altri contesti; il salario costa tanto, quindi conviene di più utilizzare delle
macchine al posto dei salariali, allora, se noi guardiamo fuori dall’Inghilterra cosa
succede?L’industrializzazione europea avviene in contesti dove non sono presenti salari
elevati, dove i consumi sono più bassi e conseguentemente i mercati nazionali sono
inferiori, cioè la modalità di industrializzarsi in maniera diversa dall'Inghilterra non è solo
nella gradualità del processo, ma la differenza si gioca anche sulla società: sono società in
realtà che non diventeranno proprio identiche a quelle inglesi per livello di salari,
per livello di occupazione delle campagne, per livello anche di arretratezza rispetto alla
modalità consumistica delle popolazioni stesse questo perché i paesi appunto avevano
delle strutture anche geografiche, di risorse geopolitiche completamente diverse rispetto
all’Inghilterra, la quale si industrializza, che dominava l'economia imperiale internazionale,
che aveva colonie dalle quali prendere risorse, nelle quali mandare anche le merci che
producevano; in Germania non ce l'avevano, la Francia ce l'aveva un pochino ma di meno,
almeno nel corso dell'Ottocento, poi ce le avrà in maniera più consistente verso la fase
finale dell'Ottocento l'Italia è un paese unitario.
Tutta una serie di fattori che incentivano una specie di circolo virtuoso che l'Inghilterra fa
alzare i salari, fa alzare i consumi e diffonde un benessere generale, negli altri paesi ciò
non avviene ed effettivamente sono poi questi dei fattori delle modalità che influiscono sul
tipo di industrializzazione nazionale che si ha.
La Gran Bretagna riesce già all'inizio dell'Ottocento a rompere il vincolo della trappola
demografica e da via alla sua transizione demografica precocemente; nel corso poi
dell'Ottocento la popolazione inglese continuava ad aumentare, infatti nel 1700 erano 4
milioni di persone, mentre nel 1900 sono passate a 40 milioni. Negli altri paesi
dell'Ottocento si hanno effettivamente andamenti molto diversi:la popolazione in Austria
quasi raddoppia, in Francia non si ha un aumento demografico importante come in
Inghilterra perché la Francia resta in realtà molto contadina. La Germania raddoppia la
propria popolazione con un'accelerazione soprattutto verso la parte finale. In Irlanda
non c'è aumento demografico perché secondo voi perché l'Irlanda è un Paese che fa un
po' le spese a più della produzione inglese nel senso che l'Irlanda è un Paese la cui
popolazione viene dimezzata da una tremenda epidemia delle patate, una vera e propria
carestia che ha portato a milioni di persone decedute, e poi è un Paese che in realtà non
si industrializza, non segue l'esempio inglese, bensì resta largamente agrario; è un Paese
in cui i salari sono bassissimi.
L'altro Paese sul quale voglio tirare la vostra attenzione è la Russia → La Russia ha un
incremento demografico notevole, ma questo risulta un problema in quanto aumenta la
popolazione ma in
realtà senza che ci sia una transizione economica e quindi è un Paese in cui in realtà
questa sovra popolazione sarà un problema per lo sviluppo industriale perché troppa
gente significa troppa manodopera, significa un salario particolarmente basso.
PIL EUROPEO → Il PIL europeo cresce più o meno velocemente del PIL che era nel
Settecento? Nel Settecento 0,1% l'anno, nel secolo ottocentesco si ha una crescita del 1,
2, 2,5%, quindi effettivamente delle fasi di crescita economica che sono più importanti.
Sono però, secondo voi, dei veri e propri take-off (processi di accelerazione forzata e
accelerata)? In realtà no, perché avvengono comunque in società arcaiche in cui c'è una
transizione economica e in cui c'è effettivamente una transizione che spesso e volentieri è
caratterizzata da industrializzazioni parziali, da effettivamente fattori che non riescono a
trasformare e a dare un dato nazionale particolarmente interessante. Per quanto riguarda
il PIL pro capite, stesso meccanismo: si tratta del PIL diviso il numero della popolazione. Il
PIL pro capite, a differenza del PIL, non serve a misurare semplicemente lo sviluppo
economico, ma serve anche a misurare come la ricchezza viene distribuita all'interno di un
paese.
Ma il PIL pro capite cresce più velocemente o meno velocemente del PIL normale?
Cresce meno velocemente in quanto la ricchezza che viene generata dagli investimenti
industriali non si ripartisce velocemente, con la stessa velocità alla quale si genera la
crescita economica all'interno della sua popolazione (una parte della ricchezza che viene
generata viene effettivamente incamerata nella mano di pochi); Per chi fa questi
investimenti? Per l'oligopolio, ovvero poche imprese all'interno di un settore.
Qua ce ne possono essere anche tantissime, quindi non è sempre una situazione di
oligopolio, ma effettivamente è una situazione che mostra una specie di oligarchia
economica.
È in fasi dove il PIL cresce anche molto velocemente, al 2,36, ad esempio, un dei record
dell'Ottocento, il PIL pro capita cresce solo di 1,5. Mentre il PIL generale nel 1900 è 567,
cioè è cresciuto di 5 volte rispetto al PIL d'inizio Ottocento, il PIL pro capita è cresciuto
esattamente della metà.
Per quanto riguarda il reddito pro-capite → L’Inghilterra nel 1920, nel 1970, nel 1913, è
stata posta come la base cento, e tutti gli altri paesi sono in proporzione all’Inghilterra,
ovvero quanto una persona media, all'interno degli altri paesi, guadagnava in proporzione
al suo modello inglese.
Allora, un italiano più di quanto guadagnava rispetto all'inglese? Se l'inglese era cento e
l'italiano era sessanta, dunque direi che un italiano guadagnava poco più della metà di un
suo modulo inglese. Un francese, un tedesco, una spagna, i russi erano particolarmente
poveri.
Gli americani, effettivamente, avevano un livello leggermente più elevato, ma nel 1920
avevano un reddito relativamente basso. Nel 1870 cosa è successo? Ci sono dei paesi,
effettivamente, che si stanno avvicinando all'Inghilterra, dal punto di vista del reddito
totale. Cioè sono paesi in cui l'industrializzazione ha significato che, avendo pro-capite il
reddito, consentisse un aumento e uno sviluppo verso un incremento generalizzato del
reddito (per esempio il Belgio);
ci sono contemporaneamente dei paesi che ci sorprendono in quanto diminuiscono il
reddito pro-capite relativo con l’Inghilterra → L’Inghilterra è andata avanti mentre l’Austria
è rimasta indietro, esattamente come la Germania, la Francia e l’Italia (cioè sono paesi in
cui ci si sta cominciando ad industrializzare e si ha effettivamente un reddito che è
largamente inferiore a quello inglese. Cioè in contesto in cui la manodopera dunque viene
pagata meno della metà di
quella inglese). Gli americani sono un pochino messi meglio, sono un po' come quelli
inglesi se volete. Nel 1913 cosa succede? Succede che c'è un paese che supera
l'Inghilterra, si arriva a guadagnare di più che l'Inghilterra con gli Stati Uniti.
Sono delle società tuttavia in cui nonostante le economie siano integrate, ci sia uno
sviluppo economico comune, che si utilizzano le stesse tecnologie, in realtà siamo diversi.
Questa è una cosa estremamente importante perché vuol dire che l'industrializzazione in
alcuni paesi è un'industrializzazione basata sui bassi salari. Era basata quindi su
caratteristiche che erano profondamente diverse rispetto a quelle inglesi e che poi hanno
delle ripercussioni su questi paesi perché basso salario significa basso consumo.
La Germania aumenta un pochino, però i salari tedeschi sono sempre inferiori a quelli
inglesi. Ma com'è possibile supportare i bassi salari e com'è possibile supportare
effettivamente delle economie dove ci sono dei livelli, delle disproporzioni come queste?
Perché tutti i paesi effettivamente hanno
anche delle dinamiche occupazionali e delle dinamiche demografiche diverse rispetto al
modello inglese: il modello inglese era quello di effettivamente creare una società in cui
l'agricoltura conta sempre di meno, sia in termini di popolazione che in termini di PIL e
aumentano molto effettivamente il secondario, questo è l'effetto dell'industria, ma
soprattutto aumenta il terziario perché il terziario è tutto l'apparato commerciale che poi
consente a un'economia di mercato di svilupparsi. Nel terziario ci sono gli impiegati di
banca, gli assicuratori, ci sono anche i bottegari, ci sono anche i commercianti, dunque
persone che all'interno di un'economia pubblica possono portare avanti la creazione di
un'economia di mercato. Nel corso del tempo il settore terziario
sembrava aver a che fare con più del 50% della popolazione, portando di conseguenza ad
una diminuzione del settore primario dal 40% al 9%; questa cosa la si può notare
tranquillamente riversa anche nell'andamento della percentuale della popolazione: nel
1891 solo il 10% della popolazione vive del primario, mentre invece il quasi 50% della
popolazione vive del secondario e più del 40% della popolazione vive del terziario.
Il modello di industrializzazione ottocentesca della Francia ripercorre l'esempio inglese?
Assolutamente no. Qual è il peso del PIL agricolo della Francia nel 1910? 31%, vuol dire
che la Francia non ha un peso agricolo, la Francia si produce la sua agricoltura, vuol dire
che una fetta molto grande della popolazione vive ancora di autosussistenza agricola nel
1913.
Per l'industria lavora solo il 30% della popolazione, la però genera il 40% del PIL, vuol dire
che c'è una modernizzazione.
Il terziario cosa gli succede? Si ha poca gente tutto sommato che in Francia vive del
terziario perché c'è ancora l'agricoltura, c'è ancora la società contadina, perché non c'è
ancora una piena transizione verso la moderna società dei consumi, quindi c'è bisogno di
molti meno commercianti.
Il modello tedesco è quasi come quello francese, viene conservata l'agricoltura,
nonostante ci sia
effettivamente una transizione, un aumento della parte industriale, mentre il terziario è
molto più basso, per quanto effettivamente genera un pochino più, nel 1907 rispetto a
quanto è fatto l'Italia.
L'Italia, cosa succede all'Italia? L'Italia è un paese ancora agricolo e ancora con meno
commercio sviluppato.
Cosa succede negli Stati Uniti? Gli Stati Uniti sono un mix delle due cose, perché è un
paese che effettivamente ha un PIL generato nel terziario che è ancora più grande
dell'Italia, però rimane senza agricoltura; Questo significa che comunque la società
americana a differenza delle societàeuropee è ancora una società in parte contaminata in
cui naturalmente ci sono delle aree, delle sacche di urbanizzazione molto sospinta, in cui
comunque anche l'agricoltura è estremamente commerciale e orientata effettivamente al
moderno capitalismo di mercato.
Ma come ci si industrializza e qual è il modello di industrializzazione? Quello inglese non
lo segue nessuno, non lo segue nemmeno l'altro paese che ha i salari più elevati che sono
gli Stati Uniti, probabilmente per una questione geografica, infatti c'è tantissima terra degli
Stati Uniti, parte effettivamente delle esportazioni delle ricchezze americane vengono
generate proprio dall'agricoltura e tuttavia è un'agricoltura moderna che ha bisogno del
mercato, che ha bisogno effettivamente di investimenti in questo senso.
Di rilevata importanza troviamo Sidney Pollard, che intorno al 1890, ragionando in termini
nazionali di paese, si rese conto che si perdevano due cose che sono importanti nello
sviluppo economico internazionale:
- Sviluppo complessivo dell'economia europea → Le tecnologie vengono trasferite, i saperi
vengono trasferiti, alcuni fattori sostitutivi stessi vengono trasferiti, ad esempio la banca
mista francese poi viene applicata anche in Belgio, anche in Germania e in Italia.
Sono paesi che a differenza dell'Inghilterra si sviluppano tutti insieme, per cui le
caratteristiche proprio di un paese in realtà erano in diretto confronto con quello degli altri
paesi, perché c'era un mercato integrale, un mercato internazionale.
- Parlando in termini di paesi, non solo si perde il quadro generale europeo, ma si perde il
quadro regionale. Quando noi diciamo Germania, quando noi diciamo Italia, quando noi
diciamo Francia, in realtà non vediamo delle regioni specifiche all'interno di questi paesi.
L'industria in Francia si è sviluppata solo in poche regioni, esattamente come in Italia e in
Germania; all'interno di questi paesi ci sono ancora delle regioni non industrializzate, che
vivono di agricoltura, che in alcuni casi hanno un'agricoltura capitalistica, di mercato, ma
comunque non è un industrializzazione di tutto un territorio nazionale, perché all'interno
dei paesi ci sono dei divari regionali.
Dunque il pensiero di Pollard in parte si differisce da quello di Gerschenkron: quest’ultimo
voleva comparare come diversi paesi si industriavano, mentre Pollard affermava che gli
stessi fattori sostituivi, in realtà, hanno ripercussioni regionali sull’economia (anche nel
caso dell’Italia troviamo regioni più sviluppate rispetto ad altre).
17/10
Cosa è secondo Pollard un approccio corretto al problema dell'industrializzazione
europea? Il libro più famoso di Pollard riguardo la rivoluzione industriale si chiama “la
conquista pacifica” → l'industrializzazione ha conquistato un continente, l’europa, e si è
diffusa pacificamente in maniera progressiva, penetrando dentro le società pre-industriali e
pre-capitalistiche; Polard afferma che non sono i singoli paesi quello che contano, ma è
più che altro questo processo continentale che si svolge allo stesso modo, nello stesso
tempo, negli stessi anni e soprattutto non si svolge a livello nazionale in maniera unitaria,
in quanto nonostante l’unificazione regionale, si hanno all’interno dei Paesi dei grossi
divari (nord e sud Italia per esempio ha un divario notevole).
Questo problema del divario pesa a livello macro economico, in quanto determina che
alcuni paesi si possono industrializzare nei loro complessi e altri no, determina che alcune
regioni industrializzate saranno sufficienti a trainare lo sviluppo economico del suo
complesso e in altri casi se sono troppo minimali, se sono troppo piccole, se sono troppo
secondarie naturalmente in quel caso non ce la faranno; per spiegare questo processo
Pollard utilizza un altro termine, ovvero il differenziale della contemporaneità: concetto
utile per spiegare che nello stesso periodo ci sono zone sviluppate e meno sviluppate, ci
sono zone moderne e zone non.. questo ha un impatto decisivo sulle dinamiche di
sviluppo, perché dove ci sono effettivamente i divari regionali troppo sviluppati o industrie
troppo marginali rispetto all'economia nazionale, in quel caso , anche inserire
tecnologie all’avanguardia, sarebbe qualcosa di completamente futile perchè inserire
questa modernità in zone sottosviluppate non porta alcun tipo di vantaggio ( l’ esempio
tipico che vige Polard riguarda le ferrovie: erano maggiormente presenti nell’Impero Russo
e utilizzate esclusivamente per le gite, per le classi abbienti. Negli anni 20 dell'Ottocento
tutte le ferrovie avevano avuto questo ruolo inizialmente un po' turistico però poi
l'imprenditore si rese conto che con i treni ci trasporti il carbone, ci trasporti tutti i ferri, ci
trasporti le macchine a vapore, lo si fa diventare qualcosa che aiuta lo sviluppo
industriale).
Questo aspetto ci introduce un ulteriore problema, quello delle vie nazionali rispetto alla
tecnologia → L’Inghilterra si industrializza perché era una coal economy, e il carbone
stesso spiega che non solo è la conseguenza della rivoluzione industriale ma è anche un
po' causa effettivamente di una serie di trasformazioni tecnologiche, produttive, sociali.
Il carbone, non in tutti i posti, gioca lo stesso ruolo: un po’ il carbone non c'è e dunque un
paese che già il carbone se lo deve importare, già la manodopera costa poco, già che non
si ha il sapere scientifico per far funzionare correttamente le macchine a vapore, ci fa
intendere che questo tipo di società, come potrebbe essere l'Italia preunitaria o l'Italia
postunitaria, non ci aiuta a capire come si è arrivati a fare l'industrializzazione;
praticamente tutti i prerequisiti tecnologici, sociali, economici della coal economy non
esistono e questo non solo in Italia ma anche in tantissimi altri paesi o in tantissime
regioni, ed è proprio qui che si avrà il perdurare di tecnologie derivate da altre fonti
energetiche, si avrà un'industrializzazione basata sulla forza idraulica, si avrà
un'estensione della forza eolica e successivamente ci sarà l'elettricità che in alcuni paesi
la chiamavano addirittura il carbone bianco. Per quanto riguarda l’energia idraulica è molto
interessante perchè comunque se si fanno delle modifiche a un fiume si riesce a fare
l'elena su altre competenze tecnologiche su altri tecnologici e su altri tipi di impostazioni
scientifiche si può comunque arrivare ad alimentare la tessitura di grandi dimensioni anche
con la forza idraulica; non a caso tantissime fabbriche in Italia sorgono proprio vicino ai
fiumi, proprio perché inizialmente erano mosse non dal carbone ma dalla forza idraulica e
successivamente dalla forza idroelettrica.
Il carbone, tuttavia gioca un ruolo fondamentale in alcune industrie → Con la siderurgia
secondo voi è possibile creare una fabbrica di acciaio senza carbone? Assolutamente no,
quindi una serie di tecnologie fanno sì effettivamente che il carbone sia necessario, e che
gli stati che possono disporre in una maniera o in un'altra di carbone hanno un vantaggio,
ovvero hanno la predisposizione a seguire maggiormente l’esempio inglese, a utilizzare le
tecnologie inglesi, ed a trasformare più facilmente la propria economia; questo è alla base
del fenomeno di regionalizzazione dell'industrializzazione europea perché ci sono
delle regioni, i cosiddetti paesi neri che hanno tanto carbone in Belgio, nella Ruhr in
Germania e in alcune parti del nord della Francia (c'è carbone in abbondanza e quindi lo si
può utilizzare anche per sviluppare moderne industrie che sono molto comparabili a quelle
a quelle inglesi e quindi assomigliano maggiormente all'economia europea).
Nel corso del 1800 ci sono poi ulteriori innovazioni tecnologiche nel campo dell'astrologia
e dell'analogia → negli anni 50 dell'800 si inventano nuovi macchinari che si chiamano i
convertitori, e questo ingegnere che si chiama Bessemer inventa il moderno convertitore
che serve alla purificazione del ferro per arrivare alla produzione dell'acciaio; quindi la
siderurgia prende un ulteriore sviluppo produttivo ancora più importante.
La tecnologia di Bessemer tuttavia ha un problema, ovvero ha bisogno di un ferro di ottima
qualità per dare un acciaio di ottima qualità e le miniere di ferro di ottima qualità all'epoca
erano presenti soprattutto in Italia quindi fino agli anni 50-60 il carbone da solo non era
sufficiente per avere un'industria siderurgica di buona qualità.
L'Inghilterra aveva quindi il prodotto principale, per esempio le ferrovie di quasi tutta
Europa venivano costruite con rotaie inglesi perché questo acciaio era di buona qualità,
aveva poca impurezza e resisteva molto alle sollecitazioni, mentre l'acciaio che veniva
prodotto in altri paesi aveva tanto fosforo e tendeva a rompersi se sollecitato. Verso la
seconda metà del secolo con prima i fondi Martin Simmers (francese), i procedimenti
Thomas (francese) e Gilchrist (inglese) si arriva a purificare l'acciaio, cioè si può
sviluppare un'industria siderurgica di qualità praticamente in tutti i paesi del mondo; a
questo punto di cosa c'è bisogno per avere una siderurgia degna di questo nome?
Dell’uso del carbone.. a quel punto lì chi ha il carbone fa l'industria siderurgica chi non ha il
carbone non fa un'industria siderurgica (l'Italia non fa parte di questi paesi).
Il carbone però in tutti i paesi non ha la stessa importanza, non svolge lo stesso ruolo: è la
base di alcune industrie, come quella siderurgica e quella chimica; dall'altro lato c'è la
persistenza effettivamente di alcuni tipi di fonti energetiche che in Inghilterra non si ha.
L'importanza relativa di una fonte energetica nel processo di industrializzazione varia
storicamente: prima dell'elettricità senza il carbone non si faceva la siderurgia e chi non
aveva la siderurgia non aveva la base dell'industria meccanica e chi non aveva l'industria
meccanica non aveva la base effettivamente per poter fare tutti i macchinari che poi
seguivano a cascata il resto dell'industria, quindi avere o non avere il carbone era una
cosa fondamentale; le industrie che non hanno così bisogno del carbone si possono
sviluppare lo stesso, ma il problema del carbone è che era centrale.

⤷ Troviamo alcuni dati importanti:


-

Gran Bretagna → Ha tantissimo carbone, l’Inghilterra la rivoluzione industriale l'ha fatta


con 17mila tonnellate di carbone, allora che successivamente quando l'Inghilterra ormai
non era nemmeno più la potenza industriale ne scavava 270 mila. Nel 1910 ormai i soldi
che l'Inghilterra fa, li fa con il ramo finanziario e non di certo col carbone eppure la sua
escavazione del carbone è più di 10 volte tanto rispetto a quanto ne faceva a compimento
nella rivoluzione industriale.
- Francia e Germania → La Francia scavava un diciassettesimo del carbone di cui
potevano disporre gli inglesi, e conseguentemente facevano un diciassettesimo di ferro o
di acciaio.
I francesi addirittura hanno le scuole di ingegneri minerari eppure riesce a diventare
un'economia pienamente carbonifera? no, perchè è molto più difficile scavare in Francia; i
francesi si fissano col carbone, dicono che il carbone serve per fare le armi, per fare le
corazzate, per combattere contro i tedeschi.. poi nel 1870 i tedeschi invadono e
conquistano Parigi.
- Belgio → Comparato con la Russia ci rendiamo conto che si scava tanto carbonio quanto
in quest’ultima, ma la differenza è che la Russia era estremamente ricca di risorse,
nonostante non fosse in grado di sfruttarle.
- Stati Uniti → Sono una coal economy? No, perché cominciano a produrne così tanto
quando oramai cominciano ad affacciarsi le altre tecnologie; lo esportavano ai paesi che
non ne avevano bisogno, tra l'altro a bassissimo costo. Una delle fonti di
approvvigionamento di carbone per l'Italia, ad esempio, erano gli Stati Uniti.
- Giappone → Privo di carbone, esattamente come in Italia, in quanto si hanno delle
piccolissime miniere con una qualità pessima tra l’altro. Di particolare importanza per i
giapponesi è Hashima: una vera e propria isola mineraria, è una specie di piattaforma in
mezzo al mare, dove hanno visto che sotto il livello del mare, c'è il carbone e hanno fatto
delle prodezze tecnologiche effettivamente per costruire delle miniere.
L’APOGEO DEL CAPITALISMO LIBERALE OTTOCENTESCO
IL MODELLO DI GLOBALIZZAZIONE DEL XIX SECOLO
Nel corso di questo secolo si assiste alla prima grande globalizzazione (termine che i
sociologi utilizzano a partire dagli anni ‘60 del 20esimo secolo); il momento in cui
l’economia nazionale era integrata, coincide con il 19esimo secolo, si hanno dinamiche
storiche non pesenti prima, come l’interdipendenza dei mercati, ovvero che le economie
nazionali erano legate le une con le altre.
Ma come funzionava l’economia mondiale nel XIX secolo? C'è un grande economista del
passato, Karl Polanyi, autore de La Grande Trasformazione, che osserva che negli anni
‘30 c’è stata una grande trasformazione che ha cancellato il mondo liberale che esisteva
prima; dice Polanyi: “prima dell prima guerra mondiale esisteva un’economia globale,
integrata, in cui tutti i paesi potevano partecipare, i quali riuscivano a stare indipendenti dai
singoli governi, dalle banche, ma comunque connessi tra loro”
⤷ Secondo Polanyi tutti i paesi sono uguali, orientati alla libertà economica, e questo è
possibile perchè si mette in opera l’economia globale basata su 4 pilastri, due politici e due
economici (questi ultimi due rendono possibile il commercio, integrare le economie):
- Stato Liberale → ovvero i diritti che si instaurano nel corso del XIX secolo.
- Sistema di equilibrio del potere internazionale (sostenuto dalla Haute finance) → la pace
è il risultato del comportamento degli attori economici, che porta a maggior benessere.
- Base aurea (gold standard) → uno dei primi sistemi monetari internazionali che
favoriscono l'integrazione dei mercati.
- Mercato autoregolato (libero scambio) → Per la prima volta i Paesi, i governi e i banchieri
si convincono che si ha più guadagno se c’è libero scambio rispetto se ci fosse stato un
controllo da parte delle autorità pubbliche; per far funzionare in maniera ottimale
l’economia bisogna ridurre l’intervento in economia stessa, bisogna favorire la libertà del
commercio.
Le dinamiche storiche della globalizzazione liberale ottocentesca sono tre:
1. Uno dei punti di svolta principali si ha nel 1846, quando l’Inghilterra decide di abolire le
Corn Laws, le leggi sui grani (il grano è cibo e il commercio di questo per sfamare le
persone deve essere controllato il più possibile). Tutti i governi nazionali hanno dei sistemi
di controllo, quindi significa che il prezzo del grano è aiutato nella sua fissazione dai
governi; I governi hanno spesso volentieri dei granari pubblici all'interno dei quali
conservano il grano in caso di necessità, cioè una carestia eccetera; tra l’altro i governi
spesso e volentieri danno le autorizzazioni ai commercianti di esportare il grano solo se
c'è un surplus di questo prodotto. In ogni governo, proprio perché gli interessi agrari sono
importanti nell’800, il grano è protetto da tariffe doganali estremamente importanti.
L’Inghilterra dunque, nel 1846, decide di abolire queste leggi, facendo sì che la classe
agraria non sia più protetta, in quanto convinta che importare il grano costi meno per
sfamare la quantità enorme di operai e soprattutto chi comanda l'Inghilterra sono
soprattutto gli interessi industriali, i quali con gli agrari si scontrano →gli agrari vorrebbero
mantenere le Corn Laws, mentre gli industriali vorrebbero abolirle, così da permettere un
abbassamento del prezzo del grano.
2. “Trattato commerciale Cobden-Chevalier” → Nel 1860 l’Inghilterra e la Francia
stipulano un accordo funzionale, un trattato di libero scambio abolendo i dazi reciproci.
Questo trattato non è importante solo perché integra due economie importanti, ma perché
include la clausola della most favoured nation: prevede che se un paese adotta per una
merce un dazio doganale e che successivamente con un paese terzo stabilisce una tariffa
doganale più bassa, anche tutti gli altri trattati commerciali precedenti dovranno adattarsi,
non deve esserci disuguaglianza tra un Paese e un altro (se si discrimina vi è un atto di
guerra).
3. Gold Standard → Nel 1819 l'Inghilterra decide che la sua economia sarà basata da un
sistema monometallico, ovvero che il valore delle sterline sarà determinato dalla
conversione della moneta stessa con l’oro. Tendenzialmente, tutti i sistemi economici
erano basati sul bimetallismo prima dell'Inghilterra, cioè c'erano le monete d'argento per le
operazioni di poco conto e poi c'erano le monete d'oro per le grandi operazioni
commerciali.
C’è un grosso dibattito in Inghilterra al quale partecipa Ricardo, uno dei principali
economisti liberali della sua epoca, che sostiene che c’è bisogno di fare un’economia in
cui la Bank of England stampa la moneta fiduciaria (banconote) in cui tuttavia c’è una
conversione rispetto all’oro, quindi una persona inglese può andare alla Bank of England,
dare le proprie banconote e farsi pagare in oro → CONVERTIBILITÀ, è un sistema che
prevede che le banconote abbiano sempre la stessa conversione in oro, ed è l’unico
sistema che rende possibile un commercio libero e integrato.
Prima dell’ottocento c’era un sistema bimetallico → circolavano due monete all’interno di
tutti i paesi il cui valore era intrinseco, ovvero legato al contenuto di metalli preziosi.
Tutti i paesi prima del XIX secolo sono convinti di dover proteggere il metallo prezioso,
utile per la base monetaria, perché se si fa uscire il metallo prezioso, poi si ha poi meno
metallo prezioso per il commercio interno.
L’inghilterra a partire dalla fine del XVIII secolo comincia a disgiungere il commercio
interno da quello internazionale: utilizza l’oro per il commercio internazionale e comincia,
internamente, a utilizzare un nuovo tipo di moneta, quella fiduciaria (sempre una
banconota); il valore della moneta è determinato da quanto la banca che l’ha emessa
dichiara che valga e come si fa ad essere
sicuri del valore monetario di una banconota? È la banca stessa che lo garantisce
attraverso la conversione,
Questo è un sistema rivoluzionario in quanto affranca l’Inghilterra dall’argento, che non è
più la base dell’acquisto di beni, che sono le banconote, e tutto l’oro viene utilizzato invece
per i commerci internazionali.
Successivamente, a causa delle guerre napoleoniche, la Bank of England sospese la
convertibilità, azione nota come corso forzoso, ovvero il valore delle monete è stabilito
non dalla convertibilità, ma da quanto dichiara il governo che valgano le monete; una volta
concluse queste guerre, nel 1819, notiamo un ripristino dell’economia internazionale e
l’Inghilterra decide di abolire l’argento e si crea così un’economia basata solo ed
esclusivamente sull'oro → per legge questo dibattito è
conosciuto come “dibattito bullionista”, infatti i bullionisti erano quelli che sostenevano
che la sterlina andava convertita solamente in oro e che la base quindi del valore della
sterlina fosse l'oro.
Una parte importante però di questo tipo di funzionamento dell'economia è data dal fatto
che i bullionisti, e quindi chi decide di creare il Gold standard, furono convinti che proprio
perché la moneta non ha un valore intrinseco di metallo prezioso ma ha un valore
attribuito dalla conversione.. la moneta deve essere sempre convertibile; i bullionisti sono
convinti che la maniera più efficace per far funzionare il Gold standard per questo sistema
sia garantire il più possibile il libero commercio internazionale.
Le carattere del “gold standard”:
- La moneta nazionale è convertibile in oro e questa conversione è fissa, ma se tutte le
monete sono convertibili in oro, cosa succede nel valore relativo tra le diverse monete
nazionali? Tutte le monete nazionali sono in qualche maniera equiparabili le une con le
altre; se una moneta vale un'oncia d’oro e l’altra moneta vale due once d’oro vuol dire che
una moneta vale più dell’altra, ma questo a livello internazionale, esprimibile anche in
valore determinato in quella moneta nazionale; se tutti applicano il gold standard in soldoni
sarebbe possibile equiparare i prezzi interni con quelli internazionali, perché è possibile
convertire sempre questo valore in un valore internazionale.. se in ogni Paese vi fosse una
moneta differente dall’altra, come si farebbe a comparare un chilo di grano?
Se ogni moneta avesse un valore sarebbe impossibile, mentre se tutte le monete hanno
uno stesso valore esprimibile nella stessa maniera ci sarebbe la possibilità, è come se si
avesse un metro di misura uguale per tutti > questo è il gold standard, e a cosa serve?
Serve ad aiutare il commercio internazionale.
- Crea un legame tra i prezzi interni e esterni di un Paese.
- L’entrata e l’uscita dell’oro sono legate a questo stesso gioco della conversione a tassi
fissi, ovvero il valore della massa monetaria in circolazione all’interno del Paese sarà in
funzione di quante riserve sono presenti.
Secondo gli economisti del XIX secolo le riserve possono cambiare secondo lo schema
del riequilibrio automatico della bilancia dei pagamenti → serve a misurare tutte le entrate
e uscite di un Paese; a differenza della bilancia commerciale (Import - Export), la bilancia
dei pagamenti non può essere negativa, poiché, se un Paese ha la bilancia in cui le
importazioni sono maggiore delle esportazioni, la differenza tra import ed export è uguale
all’esportazione dell’oro. Allora, la teoria dell'equilibrio della bilancia dei pagamenti dice
che questa cosa qua funziona sempre, cioè che tutte le bilancia dei pagamenti sono
sempre in equilibrio.. l'attivo e il passivo della bilancia dei pagamenti
ha sempre la solita cifra. Quello che cambia, tuttavia, nel corso degli anni è che
effettivamente, la differenza tra le importazioni e le esportazioni, ha un impatto diretto sul
livello dei prezzi interni di un paese, perché se in un paese c'è più oro o c'è meno oro,
questo ha un'influenza diretta sulle riserve d'oro, ma se le riserve d'oro sono necessarie ad
attribuire il costo del denaro, questo farà sì che anche i prezzi interni varieranno secondo
questo tipo di corso. Come varieranno? Varieranno in questa maniera, secondo questo
circolo qua:
↔ESPORTAZIONI → ENTRATA ORO → AUMENTANO I PREZZI → IMPORTAZIONI
→ USCITA ORO → DIMINUZIONE PREZZI ↔
⤷ Prendiamo come esempio l’Italia: all'inizio del ciclo dell'equilibrio automatico abbiamo le
esportazioni.. l'Italia esporta tutto, in particolar modo il grano; dunque cosa succede in
questo
regime internazionale? Come si pagano queste esportazioni? Attraverso l’oro.
L'Italia per farsi pagare queste esportazioni importa dell'oro, il quale entra nel sistema
nazionale. Se tuttavia si ha una moneta che si converte in oro e aumenta l'oro che c'è
nelle riserve, cosa succederà?
Si crea un fenomeno di inflazione e aumentano i prezzi, ma se aumentano i prezzi interni
per via di questo arrivo di oro, le merci dell'Italia saranno ancora competitive? Si riescono
ancora a esportare queste merci se costano di più? No, in regime di scambio ci saranno
altri paesi che saranno più competitivi, non solo saranno più competitivi, ma visto che la
base monetaria è la stessa, che è sempre l'oro, gli italiani stessi cominceranno a comprare
all'estero anziché comprare i beni nazionali e quindi cosa faranno? Importeranno, ma se si
importa cosa succede all’oro? Cala, perché con l'oro
si pagano le importazioni, ma se l'oro cala, cosa succede? Diminuiscono a sua volta i
prezzi e di conseguenza si ricomincia ad esportare e rientra l’oro, e il ciclo si ripete
all’infinito.
Cosa significa tutto ciò? È inutile impedire all’oro di uscire ed entrare, poiché, se lo fa
liberamente, i prezzi delle merci si adeguano e quindi il mercato di per sé è la cosa più
efficiente in assoluto per stabilire quanto oro ci deve essere in un paese; a seconda di
quanto oro c’è, ci sarà della moneta, e in base a quanta moneta c’è, i prezzi saranno più
alti o più bassi.
A partire dal diciottesimo, poi ancora di più nel diciannovesimo secolo, ci si convince che
l'oro non deve essere illimitato, l'oro deve essere quanto ne basta per avere una
circolazione monetaria interna decente, che consenta di avere la parità aurea. Questo lo
vedete dalla famosa formula di David Hume, che era un matematico, un filosofo, e che
Ricardo legge e utilizza effettivamente nella sua teoria dell'equilibrio automatico della
bilancia dei pagamenti → Massa x velocità = livello dei prezzi x numero di transizioni
> significa che più in un'economia ci sono transizioni, più serve
massa monetaria. Cosa succede se aumentano le transazioni ma rimane invariata la
massa monetaria e la velocità di circolazione? I prezzi aumentano. Quindi se si tiene fisso
il risultato di m per v deve essere sempre uguale a p per t; se m per v rimangono invariate,
e t aumenta, vuol dire che p deve abbassarsi e viceversa. Cosa succede se uno stato
accumula tutto l'oro del mondo, al di là di quello che gli serve per supportare p per t?
Aumenta i prezzi, quindi si ha l'inflazione, ma come si fa a non far arrivare questa
inflazione? Secondo gli economisti bisogna lasciare libertà al commercio.
David Hume in particolare, tramite la sua formula, cerca di capire come è possibile che un
Paese importa tantissimo oro e la gente si impoverisce morendo anche di fame? Se
queste persone devono comprare il pane con le monete nazionali, effettivamente sono
soggetti ad un fenomeno di inflazione, e questa situazione è piuttosto interessante, in
quanto non solo ci suggerisce che le merci sono equiparabili le une con le altre nei diversi
paesi attraverso il sistema del Gold Standard, ma ci dice anche che i prezzi interni ed
esterni sono in qualche modo legati tra di loro attraverso il sistema della bilancia dei
pagamenti → in un momento, in un paese ci possono essere prezzi più alti di un
altro e questo avrà un effetto sulle riserve monetarie e l'andamento di questo effetto a sua
volta produrrà un effetto sui prezzi che potranno alleviare i problemi economici di un
paese.
Aderire al Gold Standard comporta:
- Libera circolazione dei capitali e delle merci
- I Paesi non devono prendere iniziative per accumulare troppo oro, ma quello che risulta
funzionale per la circolazione interna (riserve)
- La protezione doganale è dannosa, in quanto il sistema è efficiente se lasciato libero.
- Tutti i paesi possono trarre vantaggi dal commercio estero se aderiscono al sistema
- Accettazione del sistema dei “cambi fissi”
- Accettazione delle regole del gioco, ovvero difesa del “cambio” come priorità delle
politiche
monetarie.
Taylor, importante economista, ha creato un trilemma con tre variabili, che afferma che in
un sistema basato sui cambi fissi, date l’autonomia monetaria, il cambio fisso e la libera
circolazione dei capitali, solo due possono essere perseguiti insieme, per esempio se un
Paese vuole autonomia monetaria, l’unico modo per non alterare il valore della moneta è
quello di mettere in disparte uno degli altri due elementi.
Nel XIX secolo la bank of England (banca centrale nazionale) funge da regolatore
internazionale.. è un sistema che funziona perché ha una banca una centrale di un paese
che pur essendo uguale agli altri, fa uffici di regolatore internazionale; questo sistema per
funzionare ha bisogno di un’economia libera, ovvero, nonostante debba difendere il suo
cambio fisso, deve essere in grado anche di aiutare gli altri paesi a raggiungere il suo
stesso obiettivo.
Come fa la Bank of England a diventare regolatore? Le altre banche centrali che
aderiscono al sistema, condividono gli stessi valori proposti dalla Bank of England, e
integrandosi cooperano per far funzionare il sistema.
Il Gold standard per funzionare ha bisogno:
- Di un'economia leader, che assicuri l'onere del sistema (operazioni sui tassi di cambio ad
esempio, per attirare oro o fare uscirne se il meccanismo si inceppa, ma anche
settlements annuali)
- Cooperazione delle banche centrali, ma anche loro formale indipendenza, nell'attuazione
del sistema: politiche che mantengano i cambi fissi tra le varie monete
- Adesione politica agli obiettivi economici (politiche monetarie e fiscali
«sane»). Cambi fissi ad esempio richiedono politiche economiche specifiche in termine di
politiche doganali e spesa pubblica.
- Libero scambio, cioè che il gioco di import e export di beni non sia falsato, come la libera
circolazione dei capitali non sia ostacolata
- Spesa pubblica: lo stato non deve creare inflazione (stampare più moneta di quello che
può rispetto alle sue riserve, né attirare artificialmente più riserve).
Londra dunque è dunque il centro del sistema finanziario; da Londra passa la maggior
parte del commercio internazionale.. e come fa Londra ad aumentare e diminuire la sua
capacità di attirare soldi? Attraverso uno strumento specifico, noto come Tasso di
Interesse della Banca Centrale ovvero più il naso di interesse è alto, più si attira
investimenti e viceversa.
Ma il Gold Standard era l’unica alternativa del XIX secolo? Assolutamente no, di rilevata
importanza è l’unione monetaria latina, il cui centro è la Francia, Parigi, fondata nel
1865, con un sistema basato sul bimetallismo (oro e argento) → propone un'unione
commerciale basata su una scala europea mediterranea del commercio internazionale;
sistema monetario basato sulla parità delle monete. L’unione monetaria latina dura fino al
1870, ovvero fino alla guerra franco-prussiana:
i francesi falliscono, perdono e devono un sacco di soldi alla Prussia, cosicché si sentono
in dovere di aderire al Gold Standard.
Ricadute positive del Gold Standard:
- Tasso di inflazione estremamente moderato, se non inesistente, nonostante la crescita
economica (quindi aumento domanda e offerta globali).
- Fortificazione delle finanze statali (buone pratiche e creazione della banca centrale
moderna).
- Sistema «più solido» del bimetallismo, che invece comporta delle tensioni continue sui
valore relativo tra oro e argento, dando vita a speculazioni e a difficoltà di mantenere il
sistema di parità relativa.
- Sistema più solido perché poggia le sue basi sulla capacità di coordinazione della
principale potenza economica e piazza finanziaria dell'epoca: la City.
- Era questa che compiva operazioni di bilanciamento macro-economico generale,
attraverso l'utilizzo del tasso di interesse: drenaggio di riserve aurifere doveva essere
controbilanciato da un aumento del tasso di sconto, mentre ad un aumento delle riserve
doveva essere controbilanciato da una diminuzione del tasso.

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