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Integrazione Dei Mercati

Il documento analizza l'integrazione dei mercati globali nel XIX secolo, evidenziando l'importanza di innovazioni tecnologiche come il telegrafo e le ferrovie, che hanno facilitato il commercio mondiale di grano e altre merci. Viene discusso il ruolo del libero scambio e della clausola della Most Favoured Nation, che hanno incentivato la cooperazione commerciale tra paesi, in particolare tra Inghilterra e Francia. Tuttavia, si sottolinea anche la crescente disuguaglianza economica tra paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, con la 'grande divergenza' che ha portato a una frattura economica globale.

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Integrazione Dei Mercati

Il documento analizza l'integrazione dei mercati globali nel XIX secolo, evidenziando l'importanza di innovazioni tecnologiche come il telegrafo e le ferrovie, che hanno facilitato il commercio mondiale di grano e altre merci. Viene discusso il ruolo del libero scambio e della clausola della Most Favoured Nation, che hanno incentivato la cooperazione commerciale tra paesi, in particolare tra Inghilterra e Francia. Tuttavia, si sottolinea anche la crescente disuguaglianza economica tra paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, con la 'grande divergenza' che ha portato a una frattura economica globale.

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INTEGRAZIONE DEI MERCATI


L’elevator, un grosso granaio inventato nel corso dell’800, venne utilizzato per creare un moderno
mercato globale dei grani; grazie a questi strumenti che vengono collegati alla ferrovia, alle navi e ai
porti, si ha la possibilità di stoccare il grano per anni e di avere una logistica estremamente facile
nella trasmissione fisica di questo grano → punto di partenza per creare le derrate alimentari; grazie
a questi strumenti si ha la possibilità di mangiare cereali che vengono dall’altra parte del mondo
(L’Ucraina, l’Argentina, l’Australia diventano importanti granai), e di conseguenza permette di
smetterla di mangiare a prossimità.
Cosa rende possibile questo?
- Innovazioni tecnologiche: telegrafo nel 1837; primo telegrafo transatlantico, 1856; entro il
1869 si arriva a creare il primo standard di comunicazione creando addirittura un ufficio
internazionale del telegrafo (molto lento in quanto ci volevano alcuni giorni per
comunicare con l’altra parte del mondo).
- Estensione della ferrovia → i primi treni vengono costruiti negli anni 20 dell’800, ed erano
per lo più trasporti per la popolazione; poi la tecnologia viene incrementata fino a diventare
un grandissimo mezzo per il trasporto delle materie prime e dei macchinari. A partire dal
‘900 il treno diventa uno strumento integrato con altri mezzi di trasporto quali le navi che
diventano anch’esse a vapore: in precedenza i velieri venivano stivati a mano da persone
specializzate che a loro volta ricevevano merci, le quali venivano trasportate per centinaia di
chilometri alla volta sul carretto; chiaramente un commercio mondiale di grano attuato in
questa maniera non era fattibile, ed è proprio per questo che entrano in gioco la ferrovia, le
navi e tutta una serie di trasporti (definita intermodalità dei trasporti che viene creata nel
corso dell’ottocento)
- Nuove infrastrutture → Canale di Suez, 1869; canale di Panama nel 1914. Il creatore di
entrambi, Fernand Lesseps, riesce tranquillamente a costruire il primo, mentre il secondo
no, in quanto, nel 1980, anno di costruzione, Lesseps non si rese conto che i due mari non
erano allo stesso livello (dislivello di circa 70 metri tra il Pacifico e Atlantico nella zona di
Panama), e questo rende il lavoro piuttosto complicato per le tecnologie dell’epoca, tanto
che bisogna aspettare il 1914 per terminare la costruzione; il canale di Panama era
un’infrastruttura molto pericolosa, tanto che alla sua costruzione morirono centinaia di
lavoratori, provenienti gran parte dalla Cina.
SVILUPPO FERROVIE
⤷ Tra il 1800 e il 1913 il commercio mondiale aumenta di 25 volte; in particolare è importante
commentare alcuni dati:
REGNO UNITO → Ha un tasso di crescita particolarmente inferiore agli altri, questo perché
entro il 1870 era coperto di ferrovie, e anche volendo non c’era abbastanza spazio per crearne altre.
STATI UNITI → Hanno una crescita formidabile e sono ben lungi dal creare le loro reti ferroviarie
nazionali. Il processo di urbanizzazione degli Stati Uniti in particolar modo deve ancora completarsi
e dunque ci sono ancora poche ferrovie.
RUSSIA → Nonostante i 70 mila chilometri di ferrovie costruite, è all’inizio della costruzione.
Per la prima volta ci si muove come mai prima nel mondo grazie a queste nuove tecnologie, dunque
insieme alla mobilitazione delle merci fisiche si ha anche la mobilitazione dell’informazione che
serve per trasferire.
Aspetti istituzionali → Il commercio integrato avviene grazie alle sviluppo di nuove tecnologie e
istituzioni, che nel caso dell’economia nazionale nel corso dell’800 sono concentrate sul libero
scambio, ovvero all'abbattimento del sistema dei dazi doganali, di protezione doganale, di licenze
all'importazione ed esportazione che garantivano una protezione per i benefici nazionali.
A partire dal 1860, si ha la generalizzazione di accordi commerciali (importante quello tra Francia e
Inghilterra), orientati al libero scambio che contenevano una nuova istituzione commerciale,
ovvero la clausola Most Favoured Nation. L’Inghilterra aveva già stabilito dei patti commerciali
con altri piccoli Paesi economici a partire dagli anni ‘40, come con l’Olanda, la Scandinavia, il
Portogallo, la Svizzera etc., ma il patto doganale franco-inglese del 1860 è particolarmente
importante in quanto integra due economie piuttosto grandi; secondariamente include questa
clausola che viene generalizzata in tutti i patti precedenti. Allora perché due paesi nel 1860 si sono
messi d’accordo per fare questo patto doganale? L’Inghilterra cosa voleva fare con le economie
internazionali della seconda metà dell’800? A cosa le servivano gli altri mercati se all’epoca era il
paese più industrializzato del mondo e produceva tutto ciò di cui gli altri avevano bisogno?
L’Inghilterra vuole esportare facilmente i suoi beni in quanto è convinta della necessità di eliminare
le barriere doganali e creare un’economia globale liberista; i migliori prodotti, quali tessuti, acciai,
prodotti meccanici, arrivano dall’Inghilterra; ma c’è un altro vantaggio dell’Inghilterra, ovvero
esporta manufatti industriali e importa cibo. La Francia è invece un paese agricolo, non ancora
sviluppato, e perché adotta il libero scambio? La Francia, e in particolare Chevalier, è convinto che
il libero scambio possa aiutare l’industrializzazione francese, in quanto sicuro che la Francia, nei
mercati internazionali, può partecipare, concorrere ed esportare i beni, perché da buon
sansimoniano è convinto che più c’è una possibilità di scambio, di integrazione dei mercati, più ci
sono opportunità per l’industria.
La clausola della Most Favoured Nation funziona per una diffusione effettivamente globale del
libero scambio, perché la logica della clausola è quella che un paese non può discriminare l'altro. Se
l'Inghilterra sancisce che il dazio sull'importazione dei grani è il 5% con la Francia e poi fa un
accordo con l'Italia, che include anch'esso la clausola, non può fare più del 5%.
La clausola di diffonde nei paesi tedeschi.
Riassumendo, gli aspetti più importanti sono:
- Moneta internazionale che si diffonde nel corso dell’800 (gold standard)
- Tutta una serie di infrastrutture tecnologiche, finanziarie e commerciali che rendono
possibile il trasporto di beni e informazioni e che permettono l’eliminazione dei dazi
doganali.
- Tutti i paesi sono convinti che l’integrazione di mercato sia un’opportunità per aderire al
libero scambio, al gold standard etc.
Tuttavia:
- Adesione progressiva di quasi tutti i Paesi all’ideologia che guida questa integrazione dei
mercati → Quasi tutti i Paesi sono convinti, verso la metà dell’ottocento, che l’integrazione
dei mercati sia un’opportunità di aderire al libero scambio, di costruire ferrovie e di
partecipare a questa prima globalizzazione; nonostante ciò, questa partecipazione avviene in
modalità differenti e soprattutto nessun paese abolirà completamente la propria agricoltura
interna.
Questo crea una delle grandi contraddizioni dell’800, ovvero tutti pensano di guadagnare tramite il
libero scambio, ma in fin dei conti troviamo paesi che riescono ad arricchirsi più di altri.
Il Paese con un maggior guadagno è sicuramente l’Inghilterra, ma perché propone di fare libero
scambio con gli altri paesi? Perché rappresenta il 20% del commercio mondiale totale nel 1850 (il
commercio aveva origine, transitava o terminava in UK).
Bilancia dei pagamenti UK specifica:
- Negli anni 1850, bilancia commerciale deficitaria (cioè, importazioni maggiori rispetto alle
esportazioni), ma come è possibile? Questo «deficit» era compensato dalle transazioni «invisibili»,
cioè di natura commerciale e finanziaria (profitti ottenuti dai trasporti, assicurazioni, interessi
sugli investimenti esteri): l'Inghilterra compensa il suo deficit della bilancia commerciale
esportando capitali, esportando servizi, esportando assicurazioni, esportando nodi per le
imbarcazioni, cioè creando un'economia finanziaria che questa con i suoi profitti le permette di
avere una bilancia dei pagamenti in equilibrio.
- UK: struttura commerciale estera diversificata, senza «dipendenze significative» che le premette di
essere in deficit.
Nota bene:
- la bilancia dei pagamenti è sempre in pareggio, ma questo non vuol dire che è in
«equilibrio». Se una bilancia dei pagamenti non può essere in deficit, essa può essere in
disequilibrio quando vi sono crediti o debiti non previsti, cioè quando in fondo all'anno un paese si
accorge di avere un deficit e allora deve recuperare e accumulare capitali da inviare all'estero per
riequilibrare in tutta urgenza la sua bilancia dei pagamenti (non è il caso dell’Inghilterra).
Allora, transazioni non previste sono "di aggiustamento" (con esborsi di riverse auree) mentre
quelle programmate/ previste/normali sono "autonome" e non hanno bisogno di interventi di
aggiustamento.
Riassumendo la Gran Bretagna ha tutto da guadagnare dal sistema liberale:
- Importa derrate alimentari e materie prime industriali a basso costo.
-Esporta prodotti industriali ad alto valore aggiunto
-Partecipa attivamente all'economia globale come esportatore di capitali e come commerciante.

Gli scambi volontari:


Paesi Europei:
-Francia, esportatrice di beni agricoli (soprattutto verso UK) e di capitali. Ruolo finanziario (es. i
Pereire oppure i Rothschild di Parigi)
- Germania, fino agli anni 1870, partecipazione principalmente con l'agricoltura, in seguito con
industria e commercio. Esempi di investimenti esteri: Siemens (1858 in UK). Esempi di
intermediari commerciali: Merton (di Francoforte - Metallgesellschaft), Hirsch (Aron
Hirsch und Sohne), e gli altri commercianti tedeschi.
- Russia: esportazione grano, ma importazione tecnologia e capitali

Paesi non Europei:


- Canada, partecipazione al commercio internazionale con le materie prime e grano (Manitoba)
- Tailandia, inserimento nell'economia internazionale con riso (1855).
- Lagos (attuale Nigeria): cotone e (poi) olio di palma (1860).

Gli scambi semi-volontari (in parte guadagnano e in parte perdono probabilmente per colpa della
globalizzazione stessa):
Esempio. America Latina.
Indipendenza nel corso dell'Ottocento (post invasione napoleonica della Spagna 1808)
Partecipazione al commercio internazionale come «cash crops», ovvero fornitori di materie prime
che guadagno dal commercio dei propri raccolti, economie di piantagione in cui di fatto hanno un
settore agricolo che è smisurato rispetto alle proprie capacità della domanda interna perché
esportano l'80, il 90, il 95% di zucchero, caffè, cacao, grano etc.
Le infrastrutture finanziate, gestite e volute da interessi industriali esteri, europei (principalmente
inglesi, francesi, tedeschi e successivamente statunitensi) → non fenomeno di integrazione
commerciale, ma per esportare le diverse materie prime; questo crea le cosiddette staple
economies, ovvero delle economie di materie prime in cui questi paesi non hanno nessun tipo di
incentivo a industrializzarsi l'unico incentivo che hanno è quello di aprire le loro porte a territori
esteri che gestiscono completamente il loro commercio estero con scarsissimo e magrissimo
guadagno al punto tale che il problema della «staple economies»: più il lavoro è produttivo, meno
la produzione è dispendiosa in termini di risorse naturali e più lo scambio con prodotti importati
può essere positivo. Nel caso contrario, consuma risorse, come quelle del lavoro, dei capitali, del
territorio.

Investimenti internazionali ed espansione all’estero.


Il nuovo imperialismo:
-Maggior commercio internazionale, maggiore rivalità tra le potenze. Importanza coloniale e di
egemonie: ottenere risorse all'interno della propria economia nazionale, estendendo i confini.
-Integrazione dei mercati, anche finanziari e ruolo degli investimenti esteri. Due grandi potenze che
investono: Capitali Inglesi (Baring, Rothschild di Londra etc.) e Francesi (i Pereire, ma anche
Rothschild di Parigi). Perché investire all'estero? Termine «imperialismo» derivato da Hodson
(poi ripreso da Lenin e altri), per seguire tassi di interesse maggiore e remunerare meglio gli
investimenti. Hodson afferma “l’ imperialismo è frutto del rendimento decrescente delle industrie
europee” (se investire in una fabbrica di cotone mi frutta il 5% e investire nel grano argentino mi
frutta il 10% dove investire? Nel grano argentino)
Evoluzioni successive:
- Politiche protezionistiche, critica al libero scambio
- Imperialismo coloniale, fine XIX secolo

DISUGUAGLIANZA
Cosa ha fatto la globalizzazione a livello planetario per ridurre o aumentare le disuguaglianze?
Kenneth Pomeranz a riguardo coniò un termine, ovvero La grande divergenza, con il quale
afferma che la seconda metà dell’Ottocento ha coinciso per la prima volta con la crescita economica
per una parte del mondo, ma con una perdita economica, di potere, delle ricchezze per un’altra
parte del mondo, creando di conseguenza questa grande divergenza.
Pomeranz tra l’altro dice che fino a quel momento lì le economie mondiali erano più o meno tutte
uguali, mentre nella seconda metà dell'ottocento si è formata una frattura che ha portato alcuni
paesi ad approfittare in maniera decisa dell'integrazione dei mercati, altri che non sono stati in
grado o non hanno voluto o sono entrati in circolo di esperienza per cui hanno invece perso parte
della loro ricchezza.
Pomeranz tenta di farci osservare l’economia da un punto di vista globale, cosa succede?
L’industrializzazione del nord del mondo ha significato per il sud del mondo uno sprofondamento
verso una situazione di arretratezza economica. Pomeranz dice che se si prende l'indipendenza della
Cina nel XVI secolo nel XVII secolo, e poi si prendono le istituzioni economiche, commerciali le
tecnologie cinesi a Shanghai per esempio nel XVIII secolo, che tra i due paesi non c'è differenza a
livello di potere d'acquisto, di conoscenza, a livello di tantissime cose i due paesi sono quasi
convergenti; uno si industrializza l'altro no.. questo determina che i loro destini si separano
completamente da un punto di vista economico e nel corso del 1800 effettivamente non solo l'Asia
ma anche l'Africa anche l'America, la Cina sono interessati da un fenomeno di profonda divergenza
rispetto all'economia internazionale.

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